"Kohäsion"

Quotation (VIII).

pérvasion, am 24. Juli 2010

I Sudtirolesi di lingua tedesca e i Sudtirolesi di lingua italiana costituiscono ormai due culture locali significative, con diverso radicamento storico e sociale.

[...]

Chiamo Sudtirolo la terra che i suoi abitanti maggioritari chiamano Sudtirolo, e questo è per me una regola generale: chiamo infatti Curdi e non Turchi di montagna i Curdi, e riconosco al popolo Sarawi il diritto di non voler essere assimilato al Marocco, e Armeni sono anche quelli fuori dell’Armenia storica. A tutti quelli che abitano un territorio riconosco il diritto di chiamarsi col nome che il territorio ha; estendo il nome del territorio anche a popolazioni di più recente arrivo e distribuzione territoriale meno diffusa per ricordare che questa porzione di popolazione esercita tutti i diritti dei residenti più antichi, avendo ottenuto un riconoscimento e dato assicurazione che non avrebbe messo in atto politiche di assimilazione.

Lidia Menapace, in L’Anno Nove tra conservazione e innovazione, Politika10, Annuario di politica, Südtiroler Gesellschaft für Politikwissenschaft, Bolzano 2010.

Siehe auch: [1]

Quotation (VII).

pérvasion, am 21. Juli 2010

Sono arrabbiato per l’operazione dell’Avs. Non hanno il diritto di toccare il mio patrimonio culturale personale [sic], e quello dei concittadini di lingua italiana. Vetta d’Italia è un nome che fa parte della mia vita, ma il presidente Simeoni dice che non lo scriverebbe mai. Certe persone non hanno capito che gli italiani ormai fanno parte di questa terra, che non c’è più soltanto la parte “cattiva” del fascismo [sic]. Vorrebbero cancellare la nostra presenza.

Luigi Spagnolli, sindaco di Bolzano, intervista all’Alto Adige, 20-07-10

Dorn.

pérvasion, am 20. Juli 2010

von Enrico De Zordo

»Die Italiener stecken seit über achtzig Jahren in Südtirol wie ein Dorn im Auge, wie ein Messer im Rücken, wie ein Geschoss in der Stirn, wie ein Schwert im Herzen«.

Dieser Gedanke, den einer meiner Schüler am Tag nach der Volksbefragung zum Siegesplatz als Kommentar zu einer langen Diskussion formuliert hat, beinhaltet nichts Überflüssiges. Er beschreibt eine offene Wunde, an deren Heilung niemand Interesse hat. Eher noch als um den Urtyp eines Delikts, handelt es sich um das Passbild auf dem Ausweis unseres Landes. Die Deutschen und die Italiener Südtirols sind darauf gemeinsam abgebildet: Die einen in Form eines geschändeten Körpers, die anderen als Fremdkörper. Mit Sicherheit ist das Portrait derart gelungen, dass man meinen möchte, es entspreche nicht der Realität. Vielleicht ist es unvollständig, vielleicht sogar eine Fälschung. Es ist nicht ausgeschlossen, dass es sich um eine Fotomontage handelt. Doch es birgt einen wichtigen Inhalt: Die Opferrolle der Deutschen und das Unbehagen der Italiener sind die zwei Seiten derselben Medaille.

Übersetzung: BBD/SC/SK.

(Un) punto della situazione.

pérvasion, am 19. Juli 2010

di fabivS

Qualche tempo fa mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulla questione della Selbstbestimmung nella sua visione tradizionale. Questo mi ha dato lo spunto, dopo qualche anno che mi interesso al tema, per fare un personalissimo punto della situazione, stimando sforzi, risultati e suggerendo cambiamenti. Come prima cosa devo dire che, se ci accordiamo sul fatto che raggiungere un obbiettivo è il 100% e l’inizio del cammino corrispondente è lo 0%, dobbiamo purtroppo riconoscere che con la Selbstbestimmung noi siamo addirittura sotto lo 0%. Non è uno scherzo: non solo non abbiamo, infatti, idea della strada da prendere, ma non abbiamo stabilito nemmeno l’obbiettivo. A volte capita che la stessa Selbstbestimmung, intesa come possibilità di scelta, venga ritenuta un fine; ma in verità non può essere considerata tale, perché ogni scelta si fa in vista del futuro e non per il gusto di farla. E’ invece proprio l’obbiettivo finale il punto dolente.

Oggi, infatti, come parlando di “veicoli” si può intendere moto, auto o camion, parlando di “Selbstbestimmung” si intendono le cose più diverse: ad esempio un nuovo Bundesland Suedtirol o l’unificazione al Tirolo del Nord in Austria, un Freistaat Suedtirol indipendente, la ricostituzione del Tirolo storico, l’annessione alla Germania o, ultimamente, addirittura alla Svizzera. E se queste ipotesi sembrano ancora poche, si consideri che finora abbiamo parlato solo dei confini: mettendo sul piatto anche le altre questioni spinose e vitali sul futuro assetto del Sudtirolo e sui rapporti tra gruppi linguistici (proporzionale, divisione linguistica, scuola mista…), allora ognuno ha oggi una propria idea. Come sia stato possibile che in mezzo a questo caos non siano ancora mai nati grossi litigi tra i sostenitori tradizionali dell’autodeterminazione è presto detto: finora la politica si è sempre preoccupata di spiegare i motivi per cui si vuole la Selbstbestimmung, ma quasi mai ha affrontato seriamente le modalità e la questione del dopo. Per questo oggi, a parte quella di BBD e quella di restare dove siamo, sul tappeto non esistono delle proposte articolate sul futuro su cui confrontarsi e attorno alle quali creare consenso; eppure, senza proposte concrete, senza sapere di preciso di che cosa si parla, come si pretende di poter imboccare una nuova strada? Per questo dico che siamo sotto lo 0%.

+++ Schulgesetz unter Beschuss.

pérvasion, am 9. Juli 2010

Unfassbar: Auf Antrag der Süd-Tiroler Freiheit wurde gestern in der zuständigen Landtagskommission — mit Zustimmung der SVP und Enthaltung der Demokraten — der Auftrag aus dem neuen Schulgesetz gestrichen, Schüler zu »mehrsprachigen Bürgern« zu erziehen. Dies teilt der Grünen-Abgeordnete Riccardo Dello Sbarba mit. Er habe aber gemeinsam mit Hans Heiss bereits einen Gegenantrag gestellt, um den Passus wieder einzuführen. Er wird voraussichtlich im September diskutiert, sobald das Gesetz die Kommission verlässt und ins Plenum kommt.

Il termometro del bilinguismo.

pérvasion, am 5. Juli 2010

di Romano Viola

Sono decenni che si parla del «patentino». E’ stato odiato come la quintessenza di tutti i mali dell’Autonomia. Sulla lotta al patentino molti politici hanno imperniato la carriera. Intorno ad esso sono sorte leggende metropolitane. Ottimi conoscitori della lingua di Lutero e di Goethe sarebbero stati respinti solo per colpa di commissioni ingiuste e feroci. Perfetti bilingui sarebbero caduti solo per colpa di domande-carogna su parole impossibili. E così via lacrimando.

Diversi politici hanno tentato per anni, con tenacia, di aggirare il patentino con l’ipocrita proposta di conferirlo, in automatico, assieme al diploma di maturità. E’ una fortuna che non ci siano riusciti: la già scarsa motivazione dei nostri studenti per lo studio del tedesco avrebbe subito un colpo mortale. L’Unione Europea ha poi imposto alla Provincia di accettare, oltre al certificato del patentino, anche quelli rilasciati da altri Istituti linguistici. La soddisfazione è stata subito generale. Confesso una certa fatica a coglierne le ragioni. Se l’esame del «Goethe Institut» si rivelerà più difficile da superare di quello del patentino, nessuno lo farà. Se la difficoltà sarà la stessa, non cambierà nulla. Se invece l’esame del «Goethe» si rivelerà più facile, allora nessuno farà più il patentino: e la conoscenza del tedesco fra gli italiani scenderà ancora.

Il patentino, in fondo, sta alla conoscenza della seconda lingua come il termometro sta alla febbre. Il problema è la febbre, non il termometro. Dalla febbre si guarisce con una dieta appropriata e medicine efficaci. Non mi risulta che si guarisca cambiando il termometro. Anche per quella sorta di «febbre» linguistica rappresentata dall’ignoranza del tedesco vale, in fondo, lo stesso discorso. Per guarirla esiste, da sempre, una sola cura efficace: lo studio. Dopo di che tutti i patentini-termometro (purché funzionino in modo corretto) vanno bene.

La rischiosa reintroduzione dei nomi inventati.

pérvasion, am 5. Juli 2010

di Thomas Benedikter*

La polemica sui cartelli non bilingui forse servirà da molla per far chiarezza legale portando il Consiglio provinciale all’approvazione di una nuova disciplina. Ma sicuramente l’offensiva in corso per bilinguizzare i cartelli non mancherà di provocare irritazione fra la popolazione di lingua tedesca. Questa, nel caso dei cartelli dell’AVS, non vede tale intento come applicazione legittima del principio di parità delle lingue, principio valido e in generale accettato per la segnaletica ufficiale della Provincia, ma come estensione geografica in profondità di uno scempio nei confronti del patrimonio culturale di toponimi storici. I sentieri di montagna finora rappresentavano una specie di zona protetta dai nomi inventati di sana pianta da Tolomei. Per decenni i cartelli monolingui dell’AVS non avevano dato fastidio né avevano creato danni a turisti. Si immagini il nuovo rancore che susciterà l’estensione del „prontuario“ a tutto il paesaggio alpino, come voluto dal ministro Fitto, si immagini la delusione fra alpinisti, e non solo fra i 40.000 iscritti dell’AVS, nel vedere il CAI a voler imporre l’estensione dei nomi di Tolomei, e a rifiutare le proposte di compromesso dell’AVS, disponibile ad aggiungere sui cartelli le indicazioni tecnico-geografiche (malga, valle, rio ecc.). La promulgazione, nel 1923 e 1940, degli 8.000 nomi inventati da Tolomei, da parte dei sudtirolesi è sempre ricordata come uno stravolgimento del carattere culturale del territorio cresciuto nella storia, parte del tentativo fascista di riscrivere la storia della provincia. Sicuramente la responsabilità politica principale ricade sulla maggioranza politica nel Consiglio che non ha ancora saputo regolamentare la toponomastica in base a valori democratici e antifascisti, in accordo con le relative convenzioni dell’ONU e con lo statuto di autonomia, chiarendo che bilinguismo non significa necessariamente bi-nomismo. Rendere i cartelli dei sentieri comprensibili a tutti non richiede necessariamente accettare e rivalutare 4.000 nomi del prontuario tolomeiano, ma aggiungere i termini geografici-tecnici ai toponomi originali tedeschi e ladini. Anche in altre parti d’Italia il patrimonio culturale dei toponimi delle minoranze, dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, è rimasto intatto oppure è stato ripristinato. L’insistenza del mondo politico italiano nella preservazione e perfino estensione dell’applicazione pubblica dei nomi tolomeiani non solo rischia di danneggiare la convivenza fra i gruppi, ma in fin dei conti fa anche a pugni con ogni seria elaborazione della storia della nostra provincia in chiave democratica.

*) Thomas Benedikter è ricercatore a Bolzano, autore di «Autonomien der Welt» (ATHESIA, Bolzano 2007) e «The World’s Working Regional Autonomies» (ANTHEM, Londra/Nuova Delhi 2007).

Südtirol ist Vielfalt.

pérvasion, am 2. Juli 2010

Vor knapp einem Monat hat Centaurus eine sehr gute und intelligente Sensibilisierungs-Kampagne gegen Diskriminierung von Schwulen, Lesben, Bisexuellen und Transgender gestartet. Die in je einer der drei Landessprachen abgefassten Plakate wurden auf ganz Südtirol verteilt an 69 Bushaltestellen angebracht. Anlass war unter anderem der homophobe Übergriff von Anfang Mai in Bozen.

Einerseits ist es traurig, dass solche Kampagnen überhaupt noch nötig sind. Andererseits bewerte ich ihre Durchführung äußerst positiv. Es spricht übrigens für die Südtiroler Gesellschaft, dass die bewusst provokativen Slogans — und die Anlehnung an das Tourismus-Marketing — keine ernstzunehmenden Kontroversen, sondern größtenteils Zustimmung hervorgerufen haben

»Es muss ursprünglich sein.«

pérvasion, am 2. Juli 2010

Die Diskussion um die Toponomastik nimmt kein Ende. Der Bozner Anwalt Gianni Lanzinger hat klare Vorstellungen: Wie Ortsnamen zu gebrauchen seien, welchen Wert die ursprünglichen Bezeichnungen für Italiener und Deutsche haben sollten und warum es keine Entscheidung auf politischer Ebene geben werde.

aus der heutigen Ausgabe der TAZ

Tageszeitung: Herr Lanzinger, was bedeuten Ihnen die ursprünglichen Ortsnamen?
Gianni Lanzinger: Die ursprüngliche Toponomastik ist ein kulturelles und sprachliches Denkmal. Diese Denkmäler dürfen nicht zerstört werden. Ich beziehe mich hier nur auf jene Bezeichnungen, die in ihrer gesamten Entwicklung nicht durch irgendeine politische Entität eingesetzt worden sind.

Wieso gelten in Südtirol noch die faschistischen Ortsnamen?
Es hat in den Nachkriegsjahren einen Versuch der Assimilation des italienischen Staates gegenüber Minderheiten gegeben. Es herrschte das Denken vor, dass man hier in Italien sei und damit auch Italienisch sprechen müsse. In der Folge ist es nicht zu einer Wiederherstellung der deutschen Namen gekommen.

Ist Italien immer noch intolerant gegenüber sprachlichen Minderheiten?
Ja. Ich kann das in zwei Punkten aufzeigen. Wenn wir heute die Italiener ansehen, so müssen wir uns klar werden, dass die wenigsten nur einen Ortsnamen in der deutschen Sprache [sic] wissen. Wieso können die Italiener die französischen Namen im Aostatal aussprechen, aber nicht die deutschen in Südtirol?

Was ist der zweite Punkt?
Man geht davon aus, dass Italien sprachlich ein homogenes Land wäre. Das ist einfach nicht wahr. Ich habe eine Landkarte von Pantelleria. Darauf sind Ortsbezeichnungen in der arabischen Sprache. Die Ortsbezeichnung hat sich in ganz Italien in den unterschiedlichsten Sprachen entwickelt. Es gibt viele Ortsnamen, die slawischer, longobardischer und eben auch deutscher Herkunft sind.

Was geschieht mit der geforderten Zweisprachigkeit der Ortsnamen?
Zweisprachigkeit hat nichts mit Ortsnamen zu tun. Ich kann nicht eine Ortschaft in eine andere Sprache übersetzen, wenn seine ursprüngliche Bezeichnung nur in der einen Sprache vorhanden ist. Es darf nicht auf eine Erfindung von Ettore Tolomei zurückgegriffen werden. Wenn Auer seit Jahrhunderten auch Ora bezeichnet wird, dann ist es eine echte Bezeichnung.

Also keine Übersetzung?
Ich kann es mir nur für Sachen vorstellen, die übersetzbar sind. Fluss ist Fiume und Alm ist Malga. Aber alles andere ist für mich nicht relevant. Man kann nicht einen Begriff erfinden, nur weil er in meiner Sprache sonst nicht existieren würde.

Sind die Bezeichnungen in Südtirol alle deutsch?
Wahrscheinlich nicht. In den alpinen Bereichen gibt es eine geschichtlich wichtige Entwicklung. Die Alpen wurden immer wieder von anderen Völkern regiert. Gleichzeitig wurde von den meisten ach die Ortsbezeichnung übernommen. Wir können damit nicht von einer ursprünglichen Bezeichnung sprechen.

Garantiemechanismen.

pérvasion, am 1. Juli 2010

Mir liegt es fern, die Initiative für direkte Demokratie auch nur argumentativ für meine Zwecke zu »missbrauchen«. Dennoch ist es so, dass der Verein eine hervorragende, unersetzliche Arbeit leistet, wenn es darum geht, demokratische Mitentscheidungsinstrumente auszubauen, und es wäre töricht, diesen Einsatz zu ignorieren. Bei der Landesvolksabstimmung im letzten Herbst wurde bekanntlich das Quorum von 40% nicht erreicht — und einen erheblichen Anteil daran hatten angeblich unsere Mitbürger italienischer Sprache. Aufgestachelt von einer nationalistischen Presse fürchteten viele, die direkte Demokratie könne einer Mehrheitslogik Tür und Tor öffnen, die die Vormacht der größeren Sprachgruppe über die kleinere(n) besiegeln würde.

Zumal Landesvolksabstimmungen nur innerhalb eines klaren gesetzlichen Rahmens möglich sind, der von internationalen Verträgen, Verfassung und Autonomiestatut umrissen wird, war diese Befürchtung de facto überzogen. Trotzdem ist die irrationale Angst nachvollziehbar und durchaus legitim — weshalb sich die Initiative daran gemacht hat, konkrete Schutzmechanismen auszuarbeiten, um reine Mehrheitsentscheide gerade in Bereichen, die für das Zusammenleben relevant sind, einzuschränken oder auszuschließen.

Sollte ein neues basisdemokratisches Instrument, welches diese Schutzmechanismen enthält, jemals zur Anwendung kommen, dann hätten wir es — ohne dass dies in der Absicht der Initiative für mehr Demokratie liegt — mit einem Versuch unter realitätsnahen Bedingungen (Feldexperiment) zu tun, wie Schutzklauseln in einem unabhängigen, nicht nationalstaatlich orientierten Südtirol aussehen könnten. Daraus könnte man sehr nützliche Erkenntnisse gewinnen.

Laut BBD-Manifest ist ja ein unabhängiges Südtirol nur dann denkbar und erstrebenswert, wenn damit die Voraussetzungen geschaffen werden können, dass sich keine — auch nicht die zahlenmäßig kleinste — Sprachgruppe als eine Minderheit empfinden muss, sondern in vollen Zügen gleichberechtigt von allen Vorteilen eines Staatsvolkes profitieren kann. Dazu gehört (zwangsläufig im Vorfeld der Unabhängigkeit) eine klare und rechtlich verbindliche Definition von Schutzmechanismen, welche das Recht des Stärkeren (und somit der größeren Sprachgruppe) weitestgehend aushebeln.