Secessione, cittadinanza, scuola unica.
Quotation 513

Sì, l’annessione del Sudtirolo è stata un errore, non c’è il minimo dubbio. […] Cent’anni fa la politica italiana era vittima dell’idea dello spartiacque come divisione e frontiera tra nazioni. Nella storia delle Alpi lo spartiacque non era mai stato un confine. […] Sicuramente l’Italia nel 1918 aveva occupato una terra che non le spettava. […] L’Italia non ha saputo relazionarsi in modo rispettoso con i suoi nuovi cittadini – né a Gorizia e Trieste né in Sudtirolo.

Guardi che io non ho paura dei secessionisti. L’importante è che l’Europa stia in piedi. Anziché parlare di nuove secessioni dovremmo ritornare alla grande voglia di Europa di 40 anni fa. Lasciamo i confini così come sono adesso. Un buon confine con la sua ritualità è antidoto ai muri. Per quanto riguarda il doppio passaporto vorrei calmare gli animi: noi abbiamo gli istriani che hanno il passaporto italiano. L’Italia non ha nulla da ridire su questo campo. Non capisco lo scandalo. Non cambia nulla. Il doppio passaporto non toglie nulla agli altri.

Io sono dell’idea che sia importante non demonizzare il suolo. Questo è stato un errore madornale della Sinistra. Per me Heimat non è il sangue, è solo il suolo! È il dolce canto dei ruscelli, è il vento che accarezza la montagna, è il profumo delle mele, è la vigna, il mare. […] L’integrazione riesce se diciamo alle persone che vengono da noi che devono diventare garanti rispettosi della terra che li accoglie. La cittadinanza viene conferita a chi coltiva e ama un luogo. Il sangue non ha alcuna importanza. Questa è la mia visione.

Non so se la panacea sia l’introduzione di una scuola bilingue. Sono dell’avviso che le scuole altoatesine debbano avere dei grandi momenti in comune, ma che debbano comunque restare separate. Questo è importante per coltivare e tutelare la lingua e cultura di tutti, italiani, tedeschi e ladini. È come in un matrimonio: la simbiosi è una formidabile illusione. Non esiste che il marito si identifichi nella moglie e la moglie nel marito. No, ognuno coltiva il suo giardino, ma c’è uno spazio comune dove ci si incontra. Qual è la mia frontiera? La mia pelle – sento quello che mi sta vicino. Il fatto di essere diversi aumenta l’interesse reciproco. Quando incominciamo a somigliarci tutti l’un l’altro diventiamo un brodo comune immangiabile.

dall’intervista — pubblicata integralmente su Salto.bz — con Paolo Rumiz, scrittore e giornalista, apparsa nel volume ‘18/18 Alto Adige – Südtirol 1918-2018’, edito da ‘La Fabbrica del Tempo – Die Zeitfabrik’, a cura di Patrick Rina, Ulrike Kindl e Tiziano Rosani

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Luxemburgische Doppelstaatsbürgerschaft.

Im September 2009 hatte Luxemburg die Möglichkeit geschaffen, beim Nachweis luxemburgischer Vorfahrinnen die Staatsbürgerinnenschaft des Großherzogtums zu erwerben — eine Regelung, die zum Jahreswechsel 2018/19 ausläuft. In diesem knappen Jahrzehnt sind in den zuständigen Ämtern rund 20.000 Anfragen eingegangen. Etwa 9.300 Belgierinnen, 7.800 Franzosinnen, 1.300 US-Amerikanerinnen, 1.200 Brasilianerinnen und 400 Deutsche machten davon Gebrauch, so der niederländische TV-Sender RTL5.

Stichjahr war das Jahr 1900: Wer eine Vorfahrin nachweisen konnte, die zur Jahrhundertwende die luxemburgische Staatsbürgerschaft besaß, war antragsberechtigt. In Südtirol hätte man das einen »Ahnenpass« genannt.

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L’inchiesta sulla doppia cittadinanza.

Qualche giorno fa il Heimatbund aveva reso pubblico il risultato di un’indagine sondaggistica secondo cui il 59% della cittadinanza italiana sarebbe favorevole al conferimento del cosiddetto doppio passaporto alle cittadine sudtirolesi.

Nel frattempo l’associazione ha diffuso — facendoli pervenire anche a noi — i dati esatti della ricerca, che è stata eseguita da Demetra a mezzo telefonico (fisso/mobile) e via web. Il margine di errore si attesta sul 3,1% con un intervallo di confidenza del 95%. I dati, inoltre, sono ponderati per regione, area territoriale, genere ed età.

La domanda posta alle persone intervistate è stata la seguente:

L’Italia ha concesso ai cittadini di lingua italiana che vivono in Slovenia e in Croazia (Istria, Quarnero, Dal- mazia), o nei paesi dell’America latina, la possibilità di acquisire oltre alla loro rispettiva cittadinanza, anche la cittadinanza italiana. Ciò significa la doppia cittadinanza, perché la legge italiana, come gran parte dei paesi europei, prevede tale possibilità.

Oggi i cittadini di lingua italiana dei paesi nominati si vantano di appartenere alla nazionalità italiana e partecipano attivamente alla costruzione di un’Europa unita e senza frontiere. Questa possibilità di doppia cittadinanza è ora offerta dall’Austria anche ai cittadini di lingua tedesca e ladina, viventi nel territorio della Provincia di Bolzano.

Lei è favorevole a che per questi cittadini sia formalizzato il doppio passaporto?

Hanno risposto di sì il 59% e di no il 34%, mentre il 5% ha indicato di non avere un’opinione in merito e il 2% non ha risposto.

Eccetto le persone intervistate di età superiore ai 65 anni, tutte le altre fasce di età risultano maggioritariamente favorevoli:

  • 18-29 anni: sì 76,6% – no 21,4%
  • 30-44 anni: sì 66,1% – no 31,1%
  • 45-54 anni: sì 66,6% – no 27,0%
  • 55-64 anni: sì 51,0% – no 40,1%
  • 65 anni e più: sì 43,3% – no 44,8%

Distinguendo per genere, il 55,2% dei maschi e il 63,1% delle femmine approva l’offerta della doppia cittadinanza alle persone di lingua tedesca e ladina del Sudtirolo, da parte dell’Austria.

Per titolo di studio sono chiaramente le persone laureate (sì 62,3% – no 31,1%) ad essere maggiormente favorevoli, seguite da quelle diplomate (sì 60,4% – 34,3%), poi da coloro con (sì 53,2% – no 39,6%) e senza la licenza media (sì 45,1% – no 32,4%).

Per professione, le studentesse risultano essere estremamente favorevoli (80,1%). Seguono le persone disoccupate (68,9%), quelle occupate (64,3%), le casalinghe (59,5%) e le pensionate (40,7%) — con queste ultime prevalentemente contrarie.

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Politik Umfrage+Statistik | Doppia Cittadinanza Zitać | | | | EU | Italiano

Italienerinnen für doppelte Staatsbürgerschaft.

Eine Umfrage des italienischen Meinungsforschungsinstituts Demetra im Auftrag des Südtiroler Heimatbunds soll ergeben haben, dass 59% der Italienerinnen die doppelte italienische und österreichische Staatsbürgerschaft für Südtirolerinnen befürworten. Besonders hoch sei die Zustimmung bei den 18-29jährigen (76,6%), weiblichen (63,1%) und bei den Befragten mit Universitätsabschluss (62,3%). Dies gibt die STF bekannt.

Nähere Angaben zum Durchführungszeitraum, zur genauen Fragestellung oder zu weiteren (Teil-)Ergebnissen wurden offenbar (noch) nicht veröffentlicht.

Nachtrag vom 14. Dezember 2018: Hier gehts zu genaueren Informationen.

Siehe auch:

Politik Umfrage+Statistik | Doppia Cittadinanza | | | | STF |

Doppelpass berührt »überhaupt nicht«.

Die Tageszeitung veröffentlichte in ihrer Ausgabe vom Wochenende (27./28. Oktober) Daten aus einer Demox-Research-Studie zur Landtagswahl 2018. Ich möchte hier auf den Einstieg eingehen, der wie folgt lautet:

Man kann schon einmal festhalten: Der Doppelpass berührt die Südtiroler überhaupt nicht. Nur für 7 Prozent der Menschen im Lande ist die doppelte Staatsbürgerschaft ein Thema, das sie zur Zeit sehr beschäftigt.

Das ist interessant, denn die Befragten sollten höchstens drei Themen nennen. Wenden wir die 7% auf die 382.964 Wahlberechtigten an, heißt das, dass für 26.807 von ihnen die doppelte Staatsbürgerschaft* so wichtig ist, dass sie ihnen eine Nennung noch vor vielen anderen tagesaktuellen und konkreten Problemen wert war. Dies mit »berührt die Südtiroler überhaupt nicht« zu beschreiben, wird den Tatsachen wohl kaum gerecht.

Andererseits: Wenn die Befürchtung jene war, dass der Doppelpass bei einer Mehrheit der italienischen Mitbürgerinnen Albträume verursachen würde, kann anhand dieser Zahlen Entwarnung gegeben werden. So schlimm scheint es dann doch bei weitem nicht zu sein.

Siehe auch:

*) die ja selbst für viele ihrer Verfechterinnen eher ein symolisches Anliegen mit geringem konkreten Nutzen ist

Medien Politik Umfrage+Statistik | Doppia Cittadinanza Landtagswahl 2018 Zitać | | TAZ | | |

Der neue Landtag nach Themen.

Nach der Landtagswahl vom 21-O habe ich mir — in Erwartung einer Regierungsbildung — angesehen, wie viele Mandate die Parteien und Listen (nach vorläufigem amtlichen Endergebnis) nach Themen aufgeschlüsselt errungen haben.

Anders ausgedrückt: Wie viele Abgeordnete stellen Parteien, die laut eigenen Angaben ein bestimmtes Anliegen unterstützen?

Als Vorlage hat mir auch diesmal (auszugsweise) der Fragenkatalog gedient, den der Jugendring den Wahlberbenden fürs Wahllokal vorgelegt hat.

Der Vergleich mit 2013 zeigt, wie viele Abgeordnete die jeweiligen Parteien und Listen bei der letzten Landtagswahl errungen hatten*.

Zum Ergebnis: Es ist zu erkennen, dass die Aufwertung der Landeshauptstadt im neuen Landtag die meisten Unterstützerinnen (31) hat, die Abhaltung eines Selbstbestimmungsreferendums, das BGE und der Flughafenausbau hingegen am wenigsten.

Zumindest auf dem Papier eine Mehrheit hätten neben der Aufwertung von Bozen auch die Möglichkeit, Problemwölfe und -bären zu erlegen, die Schaffung einer eigenen Region Südtirol, die Schaffung einer Landespolizei und die doppelte Staatsbürgerschaft.

Die Parteien und Listen, die die Beibehaltung der flächendeckenden Zweinamigkeit, die Einführung der mehrsprachichen Schule und die Senkung der Politikerinnengehälter wünschen, stellen heute doppelt soviele Abgeordnete, wie bis vor wenigen Tagen — auch wenn diese Positionen im Landesparlament (noch) nicht mehrheitsfähig zu sein scheinen.

Parteien, die den Tourismus einschränken wollen, haben die Anzahl ihrer Abgeordneten mehr als vervierfacht; solche, die eine darauf ausgerichtete Politik unterstützen, dass Nicht-EU-Bürgerinnen möglichst bald das Land verlassen, sind von acht auf sechs Mandatarinnen geschrumpft.

Von zehn auf vier Sitze zusammengeschrumpft sind wie bereits angedeutet jene Parteien, die eine Abstimmung über die Loslösung Südtirols von Italien wollen.

Für die genauen Fragestellungen und für die detaillierten Antworten: siehe Fragenkatalog des ‘Jugendrings’.

*) Elena Artioli habe ich nach bestem Wissen und Gewissen den jeweiligen Positionen zugewiesen. Das war ein kleiner, aber nötiger Handgriff, um die Vergleichbarkeit mit 2013 zu retten, wenngleich das Ergebnis dadurch leicht verfälscht sein könnte.

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Doppia cittadinanza e sudtirolesità.
Una risposta a Andrea Carlà

di Thomas Benedikter

Che significa essere sudtirolese chiede Andrea Carlà in un commento sull’Alto Adige del 19 settembre e solleva tutta una serie di interrogativi legittimi e urgenti. Fra altro Carlà ricorda giustamente che il conferimento della cittadinanza austriaca solo a quei sudtirolesi dichiaratisi appartenenti al gruppo tedesco o ladino creerà una divisione fra chi vive su questo territorio. La divisione fra chi sarà “doppio cittadino” e chi non si sarà dotato della cittadinanza austriaca attraverserà anche il gruppo tedesco stesso, perché migliaia di sudtirolesi non vedranno nessuna necessità di procurarsi un altro passaporto. Aumenterà inoltre la distanza fra chi sarà sudtirolese DOCG (con doppia cittadinanza), sudtirolese DOC normale, altoatesino non interessato di un passaporto straniero e chi da immigrato non ha nessuna di queste cittadinanze tranne quella del suo paese di origine in cui non vive più. Si arriverà alla situazione paradossale che i sudtirolesi con doppia cittadinanza voteranno anche per il Parlamento a Vienna, pur non vivendo in Austria, e che gli immigrati, pur risiedendo in provincia di Bolzano da 15-20 anni, continueranno ad essere esclusi da elezioni di tutti i livelli.

“Quali sono i fattori che accomunano le persone in questa ‘comunità immaginata’ dell’Alto Adige?” ci domanda Carlà. Se dopo un secolo dall’annessione e dopo 46 anni di autonomia seria, che ha saputo proteggere le minoranze linguistiche, riconosciamo che i fattori principali non devono essere quelli della madrelingua, le tradizioni tirolesi o il “sangue giusto”, resta solo l’ultimo fattore che Carlà annovera: vivere in questa provincia, sentirsi parte della comunità, rispettare la costruzione autonomistica, ancora imperfetta, che abbiamo saputo darci. Poi ci saranno tanti modi diversi di sentirsi sudtirolesi o altoatesini, ma effettivamente una doppia cittadinanza concepita solo su basi etniche-linguistiche limiterà questa varietà e inevitabilmente indebolirà quel “patriottismo dell’autonomia” invocato anche da Arno Kompatscher. Anziché creare varie categorie di cittadino la politica dovrebbe rafforzare legami comuni con questa provincia fra chi vive in questa terra. Ed è proprio l’autonomia il dispositivo che invita tutti i gruppi autoctoni ad autogovernarsi nella concordia senza il costante bisogno di dover chiamare in causa ognuno i rispettivi «agenti di scorta» nazionali: lo Stato centrale per gli italofoni; lo Stato austriaco per i sudtirolesi di lingua tedesca.

Perciò alla provincia di Bolzano, terra pluriculturale e plurilingue, anziché l’elargizione selettiva e non indolore della doppia cittadinanza austriaca, servirebbe altro cioè rafforzare il concetto di una heimat comune, da porre al di sopra delle rispettive identità di gruppo che vanno comunque protette. Un’azione da svolgere contemporaneamente presso sudtirolesi, ladini ed altoatesini, nella consapevolezza che la «molteplicità» costituisce una ricchezza egualitaria. Perciò occorre pensare a forme di cittadinanza che promuovano l’integrazione di chi già oggi vive in Sudtirolo.

Le Isole Aland, regione autonoma della Finlandia, ci propongono al riguardo un modello molto interessante. Qui, dove la gran parte della popolazione è di cultura e madrelingua svedese, è vigente una «cittadinanza regionale», definita Hembygdsrätt, ovvero «diritto alla Heimat». Essa viene riconosciuta a quei cittadini finlandesi che padroneggiano lo svedese e detengono un periodo di residenza minimo presso uno dei suoi sedici Comuni. Il «diritto alla Heimat», emesso dall’Amministrazione autonoma dell’arcipelago, assicura il diritto ad esercitare qualunque mestiere, ad acquistare immobili, nonché il diritto passivo e attivo di voto alle Elezioni comunali e regionali. La «cittadinanza regionale» delle Isole Aland non deve e non può essere riproposta sic et simpliciter in Alto Adige, benché sia perfettamente compatibile con il diritto comunitario. Ciò che conta è l’approccio di fondo: si tratta di rafforzare il legame delle persone con la propria regione, la propria Heimat comune, creando condizioni migliori per l’integrazione.

Ne consegue che un’ipotetica “cittadinanza regionale sudtirolese” dev’essere accessibile a tutti coloro che intendano stabilirsi qui, perfino per chi è residente ma non ancora cittadino italiano. Analogamente a quella proposta dalle Isole Aland, essa sarebbe legata ad un periodo minimo di residenza e ad una conoscenza minima delle lingue locali. Come contropartita dovrà includere alcuni diritti forti come il diritto di voto nelle elezioni comunali e per il Consiglio provinciale. Così, oltre che a corroborare i vincoli reciproci tra i gruppi autoctoni, si aiuterebbero anche i «nuovi arrivati» – qualunque sia la loro provenienza – ad identificarsi con la loro nuova heimat e a costruirsi una prospettiva di lunga permanenza per sé e per i figli.

Vedi anche:

Democrazia Kohäsion+Inklusion Medien Migraziun Minderheitenschutz Plurilinguismo Politik | Doppia Cittadinanza | Andrea Carlà Arno Kompatscher Thomas Benedikter | AA | Åland Südtirol/o | | Italiano

Il doppio passaporto logora chi non ce l’ha.

Sull’inserto sudtirolese del Corriere è apparsa un’intervista con Tobe Planer dei Verdi sul tema del doppio passaporto. Titolo:

Il consigliere che ce l’ha
Planer: «Dibattito ridicolo, a me la doppia cittadinanza non è mai servita davvero»

Afferma che per lui il passaporto austriaco ha «un significato puramente affettivo». In questo caso per ragioni famigliari, ma tant’è: il valore simbolico/affettivo è anche una delle ragioni che adducono le fautrici della doppia cittadinanza, ma che viene loro spesso rinfacciata da chi, come i Verdi, è contrario alla proposta.

Planer poi si contraddice quando da un lato afferma che «non mi ha dato né vantaggi né obblighi» ma poi paventa il rischio «di creare cittadini di serie A e di serie B». Delle due l’una, direi.

Infine — mi piace quando dice

Per un vero passaporto europeo sarei felice di rinunciare a entrambi i passaporti italiano e austriaco […]

Ecco no, dico, ma perché tu rinunceresti solo dopo, mentre chiedi agli altri di rinunciare subito?

A scanso di equivoci, lo chiede uno che non ritiene il doppio passaporto né una priorità né risolutivo, ma che lo accetterebbe volentieri se glielo dessero.

Vedi anche:

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