Tenebre senza lingue.

Valentino Liberto, sul suo blog, ha pubblicato un bellissimo racconto, dal titolo «le tenebre linguistiche», che prende posizione, più o meno esplicitamente, su alcune idee sviluppate e difese da BBD — ricordandoci quali siano i possibili problemi legati al plurilinguismo e alle battaglie «nazionaliste» che a esso sovente s’accompagnano. Gli avvertimenti contenuti nel pezzo sono serissimi e vanno considerati con grandissima attenzione, perché la possibiltà di una deriva «etnocentrica», anche in un sistema «postetnico», non è mai solamente teorica. Ed è per questo che qui abbiamo avviato la formulazione di una carta fondamentale che dimostri quale debba essere il codice programmatico di uno stato ispirato alle idee di BBD: Solo garantendo una formazione plurilingue, una mirata attenzione «asimmetrica» per le lingue meno diffuse (italiano e ladino), l’assenza di partiti «etnici» (e via discorrendo) si può favorire lo sviluppo di una società plurilingue, postetnica e indivisa — opposta ai modelli sostanzialmente monolingui e ossequianti le logiche «nazionali» citate nel pezzo di Valentino (come in Belgio e in Québec).

L’aspetto meno convincente del racconto è rappresentato dalla vaga insinuazione che un modello postetnico e «indipendente» sia esposto a maggiori rischi da tal punto di vista rispetto all’odierna autonomia. In realtà, non solo ciò si può in larga misura prevenire prendendo le necessarie precauzioni, ma il racconto tralascia di citare come, in senso assolutamente asimmetrico e a danno delle minoranze l’autonomia si stia già, seguendo le logiche dello stato nazionale, rivelando incapace di garantire pari dignità alle lingue. E non si tratta certo di cavilli, ma di temi centrali come l’integrazione (per la quale lo stato ha definito — anche per il Sudtirolo — la «lingua unica nazionale») e dunque le profonde trasformazioni sociali che ci attendono, o la sempre più sentita tutela dei consumatori. Certo, da un punto di vista nazionale, e Valentino si premura di suggerirlo, questi vengono percepiti come problemi non «reali»¹; ma basta guardare la situazione in cui versano la maggior parte delle minoranze in Italia (e in buona parte degli altri stati nazionali) per renderci conto di cosa significhi questa gerarchia delle priorità: Lì, di «problemi» legati al plurilinguismo, non ve ne sono certo. Non più. Aria pura.


¹ Ma guai se una volta fosse la lingua franca a subire un piccolo torto.

  • fabivS

    Val è proprio bravo a scrivere, glielo dobbiamo riconoscere: stiamo per assistere ad una adunata di 300.000 militari (in servizio o in congedo) e fra poco si dovrà studiare obbligatoriamente l’inno nazionale nelle scuole. Lui ed i suoi commentatori però ci mettono saggiamente in guardia dalle possibili derive nazionaliste di cui potrebbe rendersi protagonista la destra tedesca nel sudtirolo post-etnico… sbalorditivo!

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  • Ottimo, condivido in larga parte la tua replica. Hai ragione, ho trascurato la possibilità di trattare nel mio “racconto” lo scarso (l’assente) riguardo alle minoranze da parte dello Stato italiano. Problema annoso, illustrato in dettaglio nell’opera omnia di Claus Gatterer “Im Kampf gegen Rom” che tu ben conosci – e potremmo, ai giorni nostri, nelle sue conclusioni, ancora sottoscrivere. Io ho trattato una singola sfumatura: quella tedesca sudtirolese non è una minoranza oppressa e la lingua tedesca in Sudtirolo è tutt’altro che in via di estinzione. Affermare il contrario vuol dire essere in mala fede oppure non riconoscere i potenti mezzi di autodifesa in mano al governo locale (evidentemente malriposti). E, francamente, l’Italia mi pare non abbia proprio alcuna “priorità”, visto che non aiuta certo “prima” i suoi cittadini italoparlanti.

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  • niwo

    @Val
    Ich entnehme der Replik von pérvasion und deiner Antwort eine Unterschätzung bzw. Bagatellisierung der nationalstaatlichen Logik im heutigen Südtirol.
    Dies erstaunt deshalb, da du ja für ein unabhängiges Südtirol (zu Recht) Maßnahmen gegen eine evtl. nationalstaatliche Ausrichtung verlangst.

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  • @fabivs & niwo & pérvasion.

    Non pretendo quest’attenzione “solo” da un eventuale Stato indipendente, bensì pure nell’attuale cornice autonomista (dinamica o “piena” che sia), soprattutto se – come auspico io – ci si avvicinerà a una riforma compiuta dello Statuto. Derive nazionalistiche sono sempre possibili, non solo da parte della destra tedesca.

    Sulla “banalizzazione”: parlate da esponenti di una minoranza linguistica nazionale, giusto? Ecco, allora la prospettiva “post-etnica” di un’indipendenza viene meno quando voi stessi riconoscete la necessità di tutelare italiano e ladino (come lingue “minoritarie”) nel futuro Stato sudtirolese, con l’implicito (e normale) rafforzamento del tedesco in quanto “nuova” lingua franca. Insomma, rispetto all’uso della lingua negli spazi pubblici sudtirolesi, si prospetta una posizione di forza (con una fisiologica tendenza assimilatrice) del tedesco.

    Il sospetto è che ai fautori sudtirolesi [di madrelingua tedesca] dell’indipendenza non stia bene non tanto la mancanza di rispetto nei confronti della propria lingua, quanto il fatto stesso di essere Minderheit a tutti i costi e di dover concedere più spazi del dovuto ad altre due lingue territoriali (vedi le polemiche toponomastiche su “Val Gardena” e a suo tempo “Alta Badia”, qui su BBD il post contro “Messe Bolzano” ). Alla luce dei deficit dello Stato italiano, sembra quindi più facile “convivere” in Sudtirolo se lo strumento normativo di difesa linguistica, ovvero la tutela costituzionale della lingua più “debole”, venga ceduta all’altro gruppo linguistico (i ladini, vera minoranza minacciata, sono già vittima di una certa disattenzione provinciale) piuttosto che pretendere, com’è naturale che sia, il rispetto della legislazione vigente.

    Viene quasi da pensare di trovarci di fronte a un inedito “disagio dei sudtirolesi” contrapposto a quello degli “altoatesini”: una forma di inspiegabile impotenza nel tradurre lo status di minoranza, ottenuto con le unghie e con i denti “in lotta contro Roma”, in una pratica politica. Meglio liberarsi della “fatica” minoritaria e accomodarsi sulla comoda poltrona maggioritaria sinora occupata dagli italiani “nazionali”. Fermo restando che, a parer mio, questa pressione maggioritaria non è esercitata con la forza e la violenza a volte illustrata su BBD.

    Io vi domando: un’inversione dei ruoli sarà davvero risolutrice? Una “mirata attenzione «asimmetrica» per le lingue meno diffuse” risulterà nella pratica più facilmente realizzabile entro l’attuale compromesso autonomista (per definizione “a tutela delle minoranze”) oppure in uno Stato sovrano? Lo Stato indipendente sta a cuore anche perché collocherebbe la lingua tedesca in un’altra ottica?

    p.s. fabivs. Al governo del Sudtirolo e di Bolzano non ci sta la SVP? Mi pare che Comune e Provincia sponsorizzino l’adunata alpina… e gli alpini, come sono arrivati, andranno via. Non è mica un’occupazione militare.

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  • «Postetnico» significa restituire la conoscenza delle lingue alla sfera individuale; significa non distinguere più fra cittadini tedeschi-italiani-ladini, ma che esistano solamente cittadini sudtirolesi, ciascuno fornito dalla pubblica istruzione di una formazione plurilingue. Spostare l’attenzione dai gruppi linguistici e dall’appartenenza alla reale conoscenza delle lingue, e dunque operare — doverosamente — perché tutte possano prosperare, rappresenterebbe un cambiamento abissale. Sono due approcci diametralmente opposti e non una semplice «inversione dei ruoli». Lo stesso vale per l’assimmetria, che oggi è palesemente a favore della lingua nazionale (ossia: mentre lo stato se ne frega delle lingue minoritarie, la provincia è obbligata a un’azione perfettamente paritaria, e ogni sgarro viene perseguito come in Belgio), e che in futuro — secondo BBD — sarebbe sempre e comunque a favore delle lingue (non delle persone appartenenti ai gruppi linguistici) minoritarie.

    Che cosa c’entri la discussione sui toponimi, infine, non l’ho capito. Secondo me, nulla.

    P.S.: Mai contestato “Alta Badia” (è ladino).

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  • tuscan

    fabivs, pensi veramente che cantare l’inno a scuola e i 300.000 alpini siano momenti forti della logica nazional-statale? Dai, non prendiamoci in giro: imporre l’inno è un segno di debolezza, non certo di forza, come ha sempre fatto l’Italia in questi 150 di unità: introdurre forzatamente la simbologia patriottica pensando che questa facesse nascere il sentimento unitario nella testa della gente anziché fare il contrario. Le conseguenze poi si sono viste. Comunque in parecchi, nella cosiddetta Padania, in Sardegna, ma anche altrove, hanno contestato questa sciocca forzatura. Per ora il provvedimento giace in un cassetto, ma se andasse avanti molti movimenti della società civile e diversi esponenti di partito sono pronti a opporsi, poi in ogni caso verrà applicato all’italiana, cioè aggirando l’obbligo. Quanto agli alpini se ne è già parlato qui su BBD, sfido chiunque a dimostrare che le precedenti adunate abbiano lasciato qualche traccia visibile o siano state molto di più che simpatico folklore.
    Sull’altro versante il tema “Freistaat” sta diventando un cavallo di battaglia dei Freiheitlichen, partito oggettivamente della destra tedesca e quello dato con migliori chance di crescita elettorale, l’unico con serie prospettive di mettere in difficioltà la SVP. La bozza di costituzione proposta da loro è stata redatta da un professore austriaco, a leggerla sembra tutto fuorché postetnica ecc. ecc. Ah, non ci sono più quelle belle asimmetrie di una volta……

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  • Non pretendo quest’attenzione “solo” da un eventuale Stato indipendente, bensì pure nell’attuale cornice autonomista (dinamica o “piena” che sia)

    Però allo stesso tempo trovi che battaglie come quella sull’equiparazione delle lingue nella tutela dei consumatori siano superflue e pretestuose…

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  • Però allo stesso tempo trovi che battaglie come quella sull’equiparazione delle lingue nella tutela dei consumatori siano superflue e pretestuose…

    No. Le giudico, nella loro formulazione, del tutto ininfluenti e perciò pretestuose. Riguardo a una legge provinciale in materia (o a un impegno esplicito della Giunta in sede romana, non fosse possibile legiferare in ambito locale) mi sono già detto favorevole. Dopo 7 anni di BBD, passi avanti?

    «Postetnico» significa restituire la conoscenza delle lingue alla sfera individuale; significa non distinguere più fra cittadini tedeschi-italiani-ladini, ma che esistano solamente cittadini sudtirolesi, ciascuno fornito dalla pubblica istruzione di una formazione plurilingue. Spostare l’attenzione dai gruppi linguistici e dall’appartenenza alla reale conoscenza delle lingue, e dunque operare — doverosamente — perché tutte possano prosperare, rappresenterebbe un cambiamento abissale. Sono due approcci diametralmente opposti e non una semplice «inversione dei ruoli».

    Sono d’accordo con te. Quanti lettori di BBD lo sono realmente e non ipocritamente? Rispetto a un simile cambio di paradigma, secondo me, pochissimi: passare dalla sfera collettiva a quella individuale dell’identità, in tutti i suoi caratteri (per dirla à la Musil), rappresenta un processo che prescinde in gran parte da quello istituzionale – dato che già oggi è potenzialmente possibile.

    Lo stesso vale per l’assimmetria, che oggi è palesemente a favore della lingua nazionale (ossia: mentre lo stato se ne frega delle lingue minoritarie, la provincia è obbligata a un’azione perfettamente paritaria, e ogni sgarro viene perseguito come in Belgio), e che in futuro — secondo BBD — sarebbe sempre e comunque a [s]favore delle lingue (non delle persone appartenenti ai gruppi linguistici) minoritarie.

    A livello di comunicazioni dell’ente pubblico, la Provincia e i Comuni sono chiaramente paritetici e lo Stato assimetrico, è chiaro. Rappresenta questo un argomento a favore dello Stato indipendente? Credo semplicemente che la legislazione italiana sia lacunosa, le direttive europee poco incisive, le procedure d’infrazione troppo blande.

    Che cosa c’entri la discussione sui toponimi, infine, non l’ho capito. Secondo me, nulla. P.S.: Mai contestato “Alta Badia” (è ladino).

    La toponomastica c’entra sempre: da lì si comprende come, riguardo all’influenza dell’italiano in Sudtirolo, ci sia un tendenziale pregiudizio originato dal torto storico. Non a caso, riguardo ai toponimi, quasi tutte le proposte di legge degli ultimi anni fossero orientate a limitare il più possibile le denominazioni italiane. Ciò non toglie, sia chiaro, la speculare presunzione di lasciare tutto com’è da parte del gruppo linguistico italiano e dello Stato. Riguardo la toponomastica ladina, Rai Sender Bozen e altri media sudtirolesi hanno spesso utilizzato “Hochabtei” (neologismo per “Alta Badia”) mentre “Val Gardena” (a mio parere un errore di marketing, ma su cui non intendo sindacare: affare dei gardenesi) è fumo per gli occhi della SVP, un partito dal nome solo tedesco pur rappresentando sulla carta anche i ladini.

    In estrema sintesi: non sono affatto un difensore della “lingua franca” nazionale (anzi) ma uno strenuo oppositore dell’argomento linguistico come trampolino di lancio per una rivendicazione indipendentistica, tra l’altro promossa oggi in larga parte (come dice giustamente tuscan) da forze politiche che sono interessate, in futuro, a un ruolo di forza dei “tedeschi” in Sudtirolo.

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  • No. Le giudico, nella loro formulazione, del tutto ininfluenti e perciò pretestuose. Riguardo a una legge provinciale in materia (o a un impegno esplicito della Giunta in sede romana, non fosse possibile legiferare in ambito locale) mi sono già detto favorevole. Dopo 7 anni di BBD, passi avanti?

    A livello di presa di coscienza: sì. A livello pratico: no. Non è qualcosa che parla a favore di questa autonomia — visto che esponenti di spicco della SVP mi hanno detto: «Sarebbe bello, ma nulla da fare.»

    Sono d’accordo con te. Quanti lettori di BBD lo sono realmente e non ipocritamente?

    Non lo so. Se si votasse su una proposta di carta fondamentale come quella di BBD sarebbe irrilevante… perché volenti o nolenti si andrebbe incontro a un’evoluzione di quel tipo.

    Rispetto a un simile cambio di paradigma, secondo me, pochissimi: passare dalla sfera collettiva a quella individuale dell’identità, in tutti i suoi caratteri (per dirla à la Musil), rappresenta un processo che prescinde in gran parte da quello istituzionale – dato che già oggi è potenzialmente possibile.

    No. È ovvio che la sfera personale esista già oggi. Ma oggi non è possibile relegare la lingua e l’etnia esclusivamente a quella sfera. Ed è ciò che conta per evitare uno sviluppo come quello che tu delinei nel tuo articolo.

    A livello di comunicazioni dell’ente pubblico, la Provincia e i Comuni sono chiaramente paritetici e lo Stato assimetrico, è chiaro. Rappresenta questo un argomento a favore dello Stato indipendente?

    Spiega perché lo stato indipendente non sarebbe una semplice «inversione» dei rapporti di forza.

    Credo semplicemente che la legislazione italiana sia lacunosa, le direttive europee poco incisive, le procedure d’infrazione troppo blande.

    «Semplicemente»… semplicemente non interessa quali siano le ragioni… interessa che in quarant’anni di autonomia lo stato non sia riuscito ad assumere un ruolo… diciamo così… adeguato alle aspettative. Non è un caso se il numero delle persone indsoddisfatte dell’autonomia sta crescendo vertiginosamente. Le minoranze, per uno stato nazionale, sono e rimarranno sempre un’eccezione difficile da accettare e rispettare, mentre per uno stato costitutivamente plurilingue non è così. Ancora una volta ciò spiega perché il Sudtirolo indipendente (modello BBD) non sarebbe una semplice inversione.

    La toponomastica c’entra sempre: da lì si comprende come, riguardo all’influenza dell’italiano in Sudtirolo, ci sia un tendenziale pregiudizio originato dal torto storico.

    Fai il solito errore di mischiare nomi e lingua. È lo stesso errore che commette il prefetto quando non differenzia fra un monumento e architettura funzionale.

    Riguardo la toponomastica ladina, Rai Sender Bozen e altri media sudtirolesi hanno spesso utilizzato “Hochabtei” (neologismo per “Alta Badia”) mentre “Val Gardena” (a mio parere un errore di marketing, ma su cui non intendo sindacare: affare dei gardenesi) è fumo per gli occhi della SVP, un partito dal nome solo tedesco pur rappresentando sulla carta anche i ladini.

    Mah, contestare l’uso, da parte di qualche media, di un esonimo come Hochabtei sarebbe come criticare che l’Alto Adige usa i toponomi di Tolomei. Liberi di farlo, anche se preferirei fosse diverso. Io comunque sono contrario all’uso esclusivo di toponimi sia tedeschi che italiani in Ladinia. Anzi, sai che secondo me dovrebbero rimanere ufficiali solo quelli ladini.

    mentre “Val Gardena” (a mio parere un errore di marketing, ma su cui non intendo sindacare: affare dei gardenesi) è fumo per gli occhi della SVP, un partito dal nome solo tedesco pur rappresentando sulla carta anche i ladini.

    Accetterei la cosa (anche se darei comunque il mio giudizio negativo) se fossero stati i cittadini o almeno i partiti gardenesi ad aver preso la decisione in maniera democratica. Ma è assolutamente inaccettabile che a decidere siano organizzazioni private (ciliegina sulla torta: finanziate con soldi pubblici) — nel caso della Gherdëina perfino contro l’opposizione esplicita dei tre sindaci della valle.

    In estrema sintesi: non sono affatto un difensore della “lingua franca” nazionale (anzi) ma uno strenuo oppositore dell’argomento linguistico come trampolino di lancio per una rivendicazione indipendentistica, tra l’altro promossa oggi in larga parte (come dice giustamente tuscan) da forze politiche che sono interessate, in futuro, a un ruolo di forza dei “tedeschi” in Sudtirolo.

    Questo tuo ragionamento non ha nessun senso. Io difendo una certa idea di indipendenza, non l’indipendenza tout court e a qualsiasi prezzo; anche se riconosco ad alcuni altri attori di aver fatto dei passi avanti. Li hanno fatti per opportunismo? Può darsi, ma finché sono costretti ad accettare alcune verità, a me sta bene (e comunque osserverò sempre con particolare attenzione se e dove stanno le loro contraddizioni, come ho fatto con la proposta di costituzione dei Freiheitlichen).

    Tu sei favorevole all’autonomia (riformata), accanto all’SVP che ne è stata uno dei principali artefici. Ma non per questo ti metto sullo stesso piano della SVP. Vorrei che anche tu non mi giudicassi per quel che fanno o propongono i Freiheitlichen, STF o gli Schützen.

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  • Non è qualcosa che parla a favore di questa autonomia — visto che esponenti di spicco della SVP mi hanno detto: «Sarebbe bello, ma nulla da fare.»

    Ciò non significa che il problema sia irrisolvibile entro i confini di quest’autonomia: l’autonomia non potrà (e dovrà) sempre dipendere dall’incapacità di governarla “a pieno regime” da parte della SVP.

    Se si votasse su una proposta di carta fondamentale come quella di BBD sarebbe irrilevante… perché volenti o nolenti si andrebbe incontro a un’evoluzione di quel tipo.

    «La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica». Piero Calamandrei, 1955.

    Spiega perché lo stato indipendente non sarebbe una semplice «inversione» dei rapporti di forza.

    Quindi dai per scontato che quanto previsto nello spirito dell’Autonomia (bi/trilinguismo rigidamente applicato da Provincia e Comuni) resti immutato nel caso la capitale diventasse Bolzano? A parte che non sarebbe neppure auspicabile, mi pare un’evidente sottovalutazione dei rischi di cui parlavo ne “Le tenebre linguistiche”.

    «Semplicemente»… semplicemente non interessa quali siano le ragioni… interessa che in quarant’anni di autonomia lo stato non sia riuscito ad assumere un ruolo… diciamo così… adeguato alle aspettative. Non è un caso se il numero delle persone indsoddisfatte dell’autonomia sta crescendo vertiginosamente.

    Tu confondi il fatto che lo Stato abbia “tradito” le aspettative sudtirolesi con l’insoddisfazione strisciante per l’Autonomia: non è colpa dell’Autonomia se Roma si mostra non sempre così sensibile (ripeto: non sempre, dipende dai singoli casi). La SVP ha delle responsabilità (fa la voce grossa quando le pare e piace) così come ce l’hanno avuta tutti i governi della Repubblica italiana nei confronti dell’intera architettura regionale, insensibile a federalismo e decentramento amministrativo – quindi, non solo verso le minoranze. L’Autonomia – grazie al compromesso internazionale – è quanto di meglio sia stato realizzato in Italia riguardo le specialità locali: perfezionabile, ma pur sempre un’avanguardia.

    Le minoranze, per uno stato nazionale, sono e rimarranno sempre un’eccezione difficile da accettare e rispettare.

    In uno spirito europeo e privo di rancori, fossi in te, auspicherei non solo una separazione consensuale (cioé senza qualsivoglia forma conflittuale, anche “non violenta”) da parte dientrambe le parti, Italia compresa (il che significa accettare anziché subire la secessione del Sudtirolo contrariamente a quanto avvenne per i sudtirolesi con l’annessione), ma auspicherei anche un cambio di paradigma riguardo la dimensione locale, regionale e minoritaria nello Stato italiano e in ogni Stato nazionale dell’Unione europea. L’indipendenza del Sudtirolo non risolve di per sé il problema delle minoranze in Italia ed Europa.

    Fai il solito errore di mischiare nomi e lingua. È lo stesso errore che commette il prefetto quando non differenzia fra un monumento e architettura funzionale.

    E’ lo stesso errore che commettono la politica e i media sudtirolesi da oltre trent’anni, visto che politiche linguistiche (di tutela della lingua tedesca in quanto tale, sul piano pubblico e su quello privato) non v’è traccia in Sudtirolo – e tu lo sai bene. A Bolzano non c’è neanche il Goethe Institut…

    Mah, contestare l’uso, da parte di qualche media, di un esonimo come Hochabtei sarebbe come criticare che l’Alto Adige usa i toponomi di Tolomei. Liberi di farlo, anche se preferirei fosse diverso. Io comunque sono contrario all’uso esclusivo di toponimi sia tedeschi che italiani in Ladinia. Anzi, sai che secondo me dovrebbero rimanere ufficiali solo quelli ladini.

    Hochabtei non è un esonimo (chi lo usa nella vita quotidiana?) bensì utilizzato strumentalmente perché si crede italiano Alta Badia. Sul resto concordo.

    nel caso della Gherdëina perfino contro l’opposizione esplicita dei tre sindaci della valle.

    Non lo sapevo.

    Tu sei favorevole all’autonomia (riformata), accanto all’SVP che ne è stata uno dei principali artefici. Ma non per questo ti metto sullo stesso piano della SVP. Vorrei che anche tu non mi giudicassi per quel che fanno o propongono i Freiheitlichen, STF o gli Schützen.

    Ti invito soltanto a prestare maggiore attenzione: il rischio è prestarsi al loro “gioco delle parti” (sostanzialmente etnico) e portare acqua al mulino delle destre, già sui blocchi di partenza per le provinciali. E non sarà facile riportare la discussione su un binario razionale. Perché sinora il tema Selbstbestimmung ha rinvigorito soprattutto i Freiheitlichen generando confusione (Freistaat, doppia cittadinanza, Vollautonomie) e indebolendo l’esistente. Spero che una tale “non-discussione” non fosse da te auspicata.

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  • Ciò non significa che il problema sia irrisolvibile entro i confini di quest’autonomia: l’autonomia non potrà (e dovrà) sempre dipendere dall’incapacità di governarla “a pieno regime” da parte della SVP.

    Non sono d’accordo. Mi sembra che sostanzialmente la SVP governi l’autonomia a pieno regime… in alcuni punti leggermente sotto, in alcuni casi perfino sopra le proprie competenze, e infatti la corte costituzionale in molti casi ha dovuto segnalarglielo. Se porti un treno, e la locomotrice e i binari sono quelli, non puoi andare dappertutto.

    «La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica». Piero Calamandrei, 1955.

    Attenzione: C’è una bella differenza fra una costituzione (o uno statuto d’autonomia) imposta dall’alto e il voto popolare. Io non dico che una carta fondamentale «modello BBD», da sola, risolverebbe tutti i problemi (anche se fuor di dubbio sarebbe un’ottima base), bensì che se la maggioranza della popolazione, in maniera informata, libera e democratica aderisse — tramite il proprio voto — a un progetto di questo tipo, non avrei nessun dubbio che sarebbe pronta a metterci anche lo spirito e l’impegno.

    Tra l’altro, quel che preventivamente insinui per un Sudtirolo indipendente, è già realtà per l’Italia: Anche per quanto riguarda la tutela delle minoranze (ivi incluso, anche se in misura drasticamente minore, il Sudtirolo) la costituzione italiana è di fatto rimasta lettera morta.

    In uno spirito europeo e privo di rancori, fossi in te, auspicherei non solo una separazione consensuale (cioé senza qualsivoglia forma conflittuale, anche “non violenta”) da parte dientrambe le parti, Italia compresa (il che significa accettare anziché subire la secessione del Sudtirolo contrariamente a quanto avvenne per i sudtirolesi con l’annessione), ma auspicherei anche un cambio di paradigma riguardo la dimensione locale, regionale e minoritaria nello Stato italiano e in ogni Stato nazionale dell’Unione europea. L’indipendenza del Sudtirolo non risolve di per sé il problema delle minoranze in Italia ed Europa.

    Di per sé non risolviamo il problema, ma possiamo trasformarci — ancor più di oggi — in un vero e proprio modello (o laboratorio) per lo sviluppo dell’intera Unione Europea. Come ho avuto modo di spiegare in varie occasioni, oltre alla prospettiva «interna» mi interessa molto anche quella «esterna», cioè di una decostruzione progressiva degli stati nazionali. E a mio avviso la creazione di regioni europee sottratte all’influenza degli stati attuali, isole «non isolate» di autogoverno, potrebbero essere la punta di diamante di una tale evoluzione. Non credo più — se mai ci ho creduto — alla trasformazione degli stati nazionali dall’interno.

    E’ lo stesso errore che commettono la politica e i media sudtirolesi da oltre trent’anni, visto che politiche linguistiche (di tutela della lingua tedesca in quanto tale, sul piano pubblico e su quello privato) non v’è traccia in Sudtirolo – e tu lo sai bene. A Bolzano non c’è neanche il Goethe Institut…

    Ecco, non commettiamo gli stessi errori anche noi. Non mettiamoci sullo stesso piano.

    Hochabtei non è un esonimo (chi lo usa nella vita quotidiana?) bensì utilizzato strumentalmente perché si crede italiano Alta Badia. Sul resto concordo.

    Hochabtei, antico o recente, diffuso o meno diffuso che sia, è un esonimo. Tra l’altro ricordo cartelli turistici in Val Badia con la scritta «Alta Badia – Hochabtei» (e ce ne sono ancora alcuni di qua e di la). Ciò non toglie che gli esonimi tedeschi, alla pari di quelli italiani, secondo me dovrebbero sparire dalle valli ladine.

    Ti invito soltanto a prestare maggiore attenzione: il rischio è prestarsi al loro “gioco delle parti” (sostanzialmente etnico) e portare acqua al mulino delle destre, già sui blocchi di partenza per le provinciali. E non sarà facile riportare la discussione su un binario razionale. Perché sinora il tema Selbstbestimmung ha rinvigorito soprattutto i Freiheitlichen generando confusione (Freistaat, doppia cittadinanza, Vollautonomie) e indebolendo l’esistente. Spero che una tale “non-discussione” non fosse da te auspicata.

    Io cerco di discutere sempre e con tutti, eccetto con chi si pone al di fuori del sistema democratico e del reciproco rispetto. Tuttavia è un peccato che da un lato, quello che politicamente mi sta più vicino, non vi siano (a livello di partiti) nemmeno degli interlocutori — qualcuno che voglia e possa dialogare con BBD e opporre qualcosa di serio alla Selbstbestimmung delle destre. Ribadisco: Mentre le destre hanno almeno saputo interloquire e mettere in forse alcune delle loro posizioni, le sinistre si sono chiuse in silenzi frutto del pregiudizio. In quanto a metodi (e non in quanto a contenuti, sia chiaro!) la sinistra si è rivelata nettamente più «chiusa». E lo dico senza ingenuità e senza illudermi, ma rimanendo con i piedi ben piantati per terra.

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  • Scusa, sono andati persi due spezzoni:

    Quindi dai per scontato che quanto previsto nello spirito dell’Autonomia (bi/trilinguismo rigidamente applicato da Provincia e Comuni) resti immutato nel caso la capitale diventasse Bolzano? A parte che non sarebbe neppure auspicabile, mi pare un’evidente sottovalutazione dei rischi di cui parlavo ne “Le tenebre linguistiche”.

    No, non resterebbe immutato, ci sarebbe perfino un’attenzione maggiore per le lingue (non i parlanti le lingue) meno diffuse — mentre oggi l’attenzione maggiore (sommando stato, provincia e comuni) va alla lingua nazionale.

    Tu confondi il fatto che lo Stato abbia “tradito” le aspettative sudtirolesi con l’insoddisfazione strisciante per l’Autonomia: non è colpa dell’Autonomia se Roma si mostra non sempre così sensibile (ripeto: non sempre, dipende dai singoli casi). La SVP ha delle responsabilità (fa la voce grossa quando le pare e piace) così come ce l’hanno avuta tutti i governi della Repubblica italiana nei confronti dell’intera architettura regionale, insensibile a federalismo e decentramento amministrativo – quindi, non solo verso le minoranze. L’Autonomia – grazie al compromesso internazionale – è quanto di meglio sia stato realizzato in Italia riguardo le specialità locali: perfezionabile, ma pur sempre un’avanguardia.

    Io non «confondo», ma dico esplicitamente che «semplicemente» non interessa a nessuno se è colpa dell’autonomia, dei governi centrali che da decenni si susseguono o della mancanza di sensibilità e di impegno — fatto sta che Roma non soddisfa le aspettative di chi ha a cuore un’autogoverno compiuto e completamente staccato dalle logiche «nazionali». È pochissima o nulla la consolazione che l’Italia tratti allo stesso modo (o perfino peggio) tutte le altre regioni, le altre minoranze, le altre autonomie. Chi per decenni ci ha venduto un modello all’avanguardia — perfino «il migliore al mondo» — non può chiederci di accontentarci di essere «i meno peggio a livello statale». Se possiamo contribuire a un nuovo modello continentale, ecco, io voglio provare a esserci.

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  • Florian B

    Hm, vielleicht werden die Pauken und Trompeten der “weltbesten Autonomie” aber auch schon bald verstummen:
    http://www.stol.it/Artikel/Politik-im-Ueberblick/Lokal/Zeller-schlaegt-Alarm-Regierung-will-Autonomie-erneut-beschneiden

    Dann wird sich zeigen, wie hoch die Zustimmung bei den Landtagswahlen im nächsten Jahr noch ausfallen wird. Sollte nicht ein erheblicher Anteil an Italienern – quasi als Trutz gegenüber den eigenen inkompetenten Parteien, sowie zur Abwehr sämtlicher Initiativen in Richtung mehr Unabhängigkeit – Svp wählen, wars das mit der absoluten Mehrheit…

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