Il nodo di Durni.
Verfasser: ÉtrangerAvete presente il “nodo di Gordio”? Tanto tempo fa, in Anatolia, c’era un signore che si chiamava Gordio, faceva il fattore e aveva un carro. Un bel giorno l’oracolo disse che il primo che fosse salito al tempio con un carro sarebbe diventato re. Gordio salì al tempio, divenne re e fondò una città, ovviamente dandole il suo nome. Dato che il carro col quale era salito al tempio aveva assunto una certa importanza, gli abitanti della città decisero di fissarlo all’acropoli e così legarono il giogo con un nodo. Il nodo di Gordio, per l’appunto. Si trattava di un nodo molto intricato, talmente intricato che soltanto colui il quale fosse riuscito a scioglierlo avrebbe poi potuto diventare signore dell’intera Anatolia. Nel 333 a.C. ci provò anche Alessandro Magno. E siccome era un tipo dai modi spicci (e poi, parlando greco, sapeva che “luein” significa sciogliere, ma anche staccare) si limitò a reciderlo con un colpo di spada.
Mettendo da parte la leggenda, il tema del nodo di Gordio si presta ad illuminare molte altre questioni, particolarmente quando ci troviamo in presenza di situazioni conflittuali, nelle quali tende a prevalere la logica paradossale di un doppio legame che vanifica ogni effetto di comunicazione tra parti non orientate a cercare un punto comune, bensì a profilarsi usando gli altri come mero sfondo. È questo per esempio anche il caso della discussione sull’opportunità o meno di ospitare a Bolzano il raduno degli alpini e le commemorazioni delle battaglie hoferiane sul Berg Isel. Trattandosi di manifestazioni fortemente accentate in senso identitario è purtroppo inevitabile che i più accesi fautori dell’una non tollerino che il campo sia occupato dai promotori dell’altra. Essere tolleranti, in questo caso, equivarrebbe infatti ad una esplicita riduzione delle proprie ambizioni a marchiare e quindi definire il territorio mediante la propria egemonica presenza. Un po’ come se fossero costretti a dire: beh, in fin dei conti non ci siamo solo noi e, se ci organizziamo, ci potrebbe sicuramente essere spazio – e tempo – per tutti.
Davvero ci sarebbe bisogno qui un nuovo Alessandro Magno in grado, con un taglio netto, di sospendere il gioco infantile dell’egemonia identitaria per decretare o la perfetta compatibilità di manifestazioni del genere (che sarebbe poi la soluzione migliore), oppure per negarle entrambe, in modo da evitare che ogni volta ci si trovi invischiati in polemiche grette ed inutili. Certo, Alessandro Magno era Alessandro Magno. Il nostro Landeshauptmann, invece, possiede a quanto pare una spada meno tagliente e, esprimendosi esclusivamente contro la manifestazione degli alpini, non solo non è riuscito a sciogliere il nodo, ma ha finito per aggrovigliarlo ancora di più.