Fuori dalle catacombe della storia
Verfasser: Étranger
“Halb bewußt, halb gefühlt wächst der Sinn dafür, daß in dem Weltbild unserer Muttersprache das deutsche Denken lebt…” (L. Weisgerber)
Il caso delle famiglie di Sarentino, Ora e Cornaiano che, autotassandosi, decidono di organizzare corsi d’italiano per i propri figli – in modo da aggirare l’impossibilità di usufruirne nelle scuole d’infanzia – merita una riflessione al di là della formula secondo la quale questo fenomeno sarebbe, mutatis mutandi, una riedizione delle vecchie “scuole delle catacombe”.
Come noto, a partire dal 1924, le “scuole delle catacombe” costituirono l’unico mezzo a disposizione della popolazione di lingua tedesca per contrastare la follia politica ed educativa del governo fascista, il quale, emanando il divieto assoluto di impartire lezioni in una lingua diversa dall’italiano, mirava ad una assimilazione radicale dell’elemento “alloglotto” residente nella provincia di Bolzano. Il vulnus inferto dalla legge Gentile del 1923 all’immaginario collettivo e al patrimonio identitario dei sudtirolesi è stato talmente profondo da diventare il Leitmotiv di ogni successiva polemica riguardante il rapporto tra le due maggiori lingue locali, e questo purtroppo anche in relazione alla possibilità che esse potessero assumere un ruolo paritario nella costruzione di una cittadinanza davvero condivisa.
Da bene prezioso ed inalienabile, al quale ricorrere in un tempo di crisi, il concetto di “madrelingua” si è così progressivamente cristallizzato assumendo l’aspetto di un’invalicabile linea di confine ideologica e suscitando una strategia dell’inclusione e dell’esclusione sociale giocata a partire dal “possesso” di una determinata lingua piuttosto che un’altra. Secondo Leo Weisgerber – il teorico la cui opera fu assunta, dopo la seconda guerra mondiale, come base delle linee guida del rinnovato insegnamento in lingua tedesca – “la madrelingua è la sorgente unica di ogni esperienza. Tutto ciò che la singola persona pensa è già stato pensato dalla lingua nella quale si nasce e perciò tutta la nostra coscienza e il nostro pensiero sono strutturati partendo da questa prima e unica esperienza senza che ci sia la possibilità di modificare questo rapporto fra pensiero e mondo”. Come si può notare si tratta di una visione rigida, legata all’idea che un’origine monocausale determini in modo definitivo il destino di una cultura o di un individuo che in essa si inscrive.
Oggi, in un contesto nel quale non possiamo certo affermare che le “sorgenti dell’esperienza” siano riducibili ad un’unica matrice, le frasi di Weisgerber ci sembrano meno persuasive e comunque figlie di un’epoca fortunatamente passata. L’attivismo un po’ carbonaro con il quale questi genitori “tedeschi” si danno da fare per consentire ai figli di entrare in contatto con la lingua degli “altri” dimostra che, forse, sempre più persone stanno cominciando a capirlo.
Su questo argomento vedi anche il seguente contributo.
Am 2. October 2007 um 01:04 Uhr
Recupero qui un articolo che scrissi quasi quattro anni fa (cioè nel marzo del 2003) su un caso analogo e che, allora, fece molto scalpore. Anche in quel caso si parlò di “Katakombenschulen”. È divertente vedere come il mio stile di allora fosse più combattivo e tutto sommato meno sereno. Non a caso invecchiando si diventa più saggi…
Am 2. October 2007 um 08:11 Uhr
Gabriele, non e’ detto che invecchiando si diventi piu’ saggi. Guardi me… che non sono certo un esempio, almeno per quanta riguarda i sogni, come leggera’ piu’ avanti. Ho letto il suo post ed il suo articolo perche’ sono rimasto incuriosito dal fatto che anche sul sito della signora Failla si sta affrontando lo stesso argomento. Due siti che affrontano lo stesso argomento mi dicono che e’ una questione che sta assumendo grande importanza.
Am 2. October 2007 um 10:34 Uhr
Ah, certo: se lo affronta la sig.ra Failla questo è un argomento sicuramente di grande importanza! Altrimenti…
Am 2. October 2007 um 10:36 Uhr
Si è persa la mia domanda (quante famiglie hanno partecipato a questa iniziativa) o è solo da approvare?
Am 2. October 2007 um 10:45 Uhr
Velentin[o] che piacere ritrovarti. Non avevi risposto ad una mia domanda (dalla Failla) e sei sparito per un po’, pensavo che volessi glissarla. La ripeto qui, quella domanda, perche’ la tua risposta puo’ chiarirmi molte cose. Perche’ non stai con la Klotz?
Am 2. October 2007 um 11:50 Uhr
È interessante seguire, oggi, come i giornali hanno continuato a parlare di questa notizia (una nota al margine: peccato solo che il Corriere dell’Alto Adige non sia potuto uscire a causa di un incidente che ha provocato il taglio di una fibra ottica).
La Tageszeitung “apre” con un fondo di Tribus, l’Alto Adige titola in modo che un’ovvietà (negli asili tedeschi non vengono impartite “lezioni” di seconda lingua) appaia come un’impostura (”Italiano all’asilo? FUORI ORARIO), mentre il Dolomiten ci rassicura (”Angstmache völlig fehl am Platz”).
Prendendo in esame quest’ultimo quotidiano è rilevante osservare come la totalità dei politici di “regime” intervistati (da Karl Zeller a Martha Stocker), ma anche gli Schützen e gli esponenti dell’UfS, non abbiano nulla da obiettare al fatto che si possano organizzare dei corsi di apprendimento linguistico - su base volontaria - ancorché al di fuori, appunto, dell’orario normale. Non si tratta ovviamente di un “grande” passo in avanti, ma neppure di un passo indietro.
Lo segnalavo riferendomi (sopra) al caso di Mölten (Meltina) accaduto quattro anni fa. Allora la polemica fu molto più violenta e ai bambini venne espressamente VIETATO di usufruire dell’insegnamento dell’italiano all’interno dell’asilo. Oggi questo sembra superato. È una notizia positiva.
Vedi anche questo link.
Am 2. October 2007 um 11:56 Uhr
Ma che razza di domanda è?! Ha bevuto? In ogni caso non trovo la domanda “dalla Failla”. Vorrei capire il contesto delle Sue insinuazioni prima di risponderLe…
Am 2. October 2007 um 12:00 Uhr
Gabriele, evidentemente le reazioni a quanto accaduto quattro anni fa sono state tali e tante che si e’ ridotto qualcuno a piu’ miti consigli, il che conferma che le reazioni devono continuare anche oggi e svilupparsi ancora per il bi-tri-linguismo non fuori orario, che oltretutto e’ una penalizzazione per i pendolari, che non sono pochi. Aprite uno schieramento trasversale, che si puo’, e vincerete. Auguri
Am 2. October 2007 um 12:35 Uhr
Valentino, chiedere a Mario Crosta se “ha bevuto” lo trovo divertente… Diciamo quindi che quando ti ha posto la domanda stava forse bevendo un vino ossidato o che sapeva di tappo…
(Sto cercando di sdrammatizzare, anche se in effetti la domanda di Crosta è quanto meno fuori luogo…).
Am 2. October 2007 um 12:42 Uhr
Tornando a cose più serie (e al tema in questione): ho trovato eccellente l’intervista di Fattor alla rettrice della LUB, Rita Franceschini, pubblicata sull’Alto Adige di oggi. Alla fine la rettrice dice “io no ho la pillola contro la paura”. In effetti, questa pillola non esiste, ma non è detto che non si possano trovare rimedi alternativi. Per esempio: approfondire la conoscenza reciproca, discutere serenamente ed evitare che su temi come questo fiorisca uno stucchevole sensazionalismo (con quest’ultima mia frase vorrei che si apprezzasse, a livello di blog, quanto noi stiamo facendo in confronto a chi, generalmente, si occupa delle stesse questioni delle quali noi ci occupiamo).
Am 2. October 2007 um 13:01 Uhr
Valentin[o] e Gabriele, la domanda a Valentino Liberto non era un’insinuazione, ma una domanda breve e sincera, senza secondi fini, per una risposta breve e sincera, senza secondi fini, che ritengo molto chiarificatrice. Valentino Liberto ha press’a poco l’eta’ di Sven Knoll, entrambi non vogliono un Alto Adige italiano, quindi che cosa li divide veramente? Come si fa a immaginarsi sempre delle trappole dietro alle domande? Valentino, svegliati, che te ne domanderanno anche di peggio adesso che sei impegnato in politica. Non vedere trappole dappertutto, spiegati e basta. E’ tanto difficile?
Valentin[o], perche’ non stai con la Klotz?
(per Gabriele: in queste serate sto assaggiando vini di Lidl senza tappo di sughero e belli freschi, oltre che economici, ma quanto vi invidio perche voi siete li a due passi da St.Michael Eppan!!!!)
Am 2. October 2007 um 13:27 Uhr
Urca! Valentino, Mario ti ha alzato la palla per la schiacciata. Adesso abbiamo l’occasione di far capire a tutti (veramente) che cosa distingua la nostra piattaforma da un movimento come Südtiroler Freiheit. Non farti sfuggire il punto!
Am 2. October 2007 um 13:28 Uhr
Gabriele, hai mangiato pane e volpe?
Am 2. October 2007 um 13:38 Uhr
Non capisco, francamente, il riferimento alla mia “furbizia”.
Am 2. October 2007 um 14:03 Uhr
Ah, leggi di tutto e non hai letto Esopo! Ridurresti la volpe alla sola etichetta di “furba”? E ai tuoi bambini cosa leggi? (puoi rispondermi anche dopo che Valentin[o] avra’ messo a segno la schiacciata…)
Am 2. October 2007 um 14:13 Uhr
Signor Crosta, continuo a non capire cosa vuole dirmi. Abbia pazienza. Lasci perdere Esopo e cerchi di esprimersi con parole sue.
Am 2. October 2007 um 15:16 Uhr
Chissà quando ha il compleanno Sven Knoll, speriamo non oggi!
Certo, entrambi siamo all’incirca diciottenni ed entrambi facciamo parte di “movimenti” politici o culturali nati da poco. Sia Süd-Tiroler Freiheit che Brennerbasisdemokratie guardano “con interesse” ai giovani e ne vedono la presenza attiva. Ma allora qual’è la differenza fondamentale? Cosa ci divide dagli attuali detentori del termine Selbstbestimmung?
La prospettiva nella quale opera la piattaforma è di “evoluzione” [cioè di cambiamento positivo, in avanti] dell’Alto Adige-Südtirol, a partire dal nome stesso. Puntiamo ad un “nuovo Sudtirolo” indiviso, ovvero di chi non si accontenta della “convivenza” fine a sé stessa bensì desidera una contestuale normalizzazione del quadro politico, sociale, economico e culturale di questa terra, rinnovata appunto in chiave post-etnica non solo nelle “identità” ma anche nelle sue istituzioni. Un cambiamento profondo ma assolutamente né precipitoso né tantomeno traumatico, nella direzione dell’autogoverno, della democrazia di base, del superamento definitivo di barriere linguistiche attraverso l’esercizio reale del plurilinguismo a scuola, da parte dei media, nei servizi etc., dello sdoganamento dei ladini dallo status di “terzo incomodo”, di una storia nella quale tutti si riconoscano, dell’annullamento di disagi fittizi o meno… ciò rinunciando a Vienna e a Roma, allo Statuto e alla Corte Costituzionale, al “Sammelpartei” e al “partito degli italiani”. La capacità dei giovani di incontrarsi, dialogare e confrontarsi è il vero motore dell’evoluzione post-etnica, capace di costruire una cittadinanza accomunata non dalla madrelingua ma dall’essere nati QUI, tra le Dolomiti e l’Ortles.
Süd-Tiroler Freiheit vuole l’”involuzione” [negativa, indietro] del “Süd-Tirol” attraverso la sua annessione all’Austria, da eseguirsi il più presto possibile. Con essa si ripresenterebbero i problemi già incontrati nel cammino verso l’Autonomia, costringendo gli “italiani” e i ladini” a costituirsi in enclavi etnicamente pure. Proporre la riunificazione del Tirolo e il conseguente (ri)allacciamento a Vienna equivale ad eludere la venuta del “futuro” e del “moderno” con una macchina del tempo. La Klotz guarda al passato con nostalgia, sostenendo la separazione come unica difesa da un’ipotetica contaminazione linguistica e culturale, valorizzando identità singole, scuole divise, storie separate, partiti etnici/di raccolta. Si creano pretestuose gerarchie tra chi è venuto prima e chi dopo. La seconda lingua diventa veicolo per non farsi prendere in giro nella professione o nella vita privata; i giovani sono presi in giro, perché anziché crescere con la propria testa sono costretti a seguire ciecamente le orme degli antenati. Ma anche la SVP non è da meno: la retorica salvaguardia dell’identità sudtirolese mantiene intatto lo status-quo e quindi il potere politico dell’Edelweiss, costringendo i propri cittadini a vivere nella preistoria e ad essere governati da dinosauri.
Poi c’è AN/Azione Giovani, versioni italiche di Südtiroler Freiheit. Ma loro “vogliono l’Alto Adige italiano”, quindi a Crosta vanno bene…
Am 2. October 2007 um 15:18 Uhr
Caro étranger, non è mia intenzione prendere le difese di nessuno, ma credo che Mario Crosta, sebbene a volte sembra avere fini poco chiari, abbia fatto la domanda per avere un REALE chiarimento.
Un recente carteggio (mi piace ancora chiamarlo così) con lui, mi ha convinto delle sue buone intenzioni, temo che sia un problema di personalità diverse, di approcci diversi alle questioni e dei limiti di una comunicazione solo scritta, la tendenza a cadere in continui equivoci.
Per quanto riguarda il tema del post, sono d’accordo che i sensazionalismi siano fortemente dannosi, in genere, e in particolare in situazioni come questa, dove è necessario invece abbassare gli scudi per confrontarsi.
Am 2. October 2007 um 15:55 Uhr
Egregio Signor Giuliani,
grazie per la Sua voce sempre fondata e molto dosata.
Legittima la Sua difesa del Signor Crosta, legittime anche i “contributi” del signor Crosta. Già alla fine di agosto abbiamo (anzi, pé ha) postato esplicitamente i link per il manifesto di [bbd], apposta e su richiesta del Signor Crosta. Oltre a proclamazioni sulle nostre (presunte) identità, l’appello di dialogare con la signora Failla e Davide Orfino il Signor Crosta non è entrato nel merito. Non è che dev’essere d’accordo con noi, figuriamoci, ma almeno ci critichi per quello che “siamo”: interessati ad un Südtirolo indiviso e autogovernato.
Mi permetta la franchezza: La tesi del Signor Crosta (cioè un schieramento trasversale per sconfiggere la SVP, magari con Sven Knoll , Davide Orfino e Concetta Failla) dimostra la scarsa comprensione delle nostre tesi.
Grazie al stimato Valentin[o], che con tanta maturità risponde alla molto polemica domanda del Signor Crosta.
A proposito: Lei, egregio Signor Giuliani, il 5 ottobre è forse nella nostra zona?
Con stima
Werner
Am 2. October 2007 um 16:05 Uhr
Mi sarebbe piaciuto infinitamente, ma purtroppo non potrò esserci. La lontananza e i miei impegni non me lo consentono. Verrò per lavoro nel periodo del Meraner weinfestival, quasi sicuramente.
Am 2. October 2007 um 17:34 Uhr
Be’ io mi limito ad applaudire la sontuosa “schiacciata” di Valentino. Il punto ce lo siamo assicurato.
Am 2. October 2007 um 18:05 Uhr
Ringrazio Valentin[o] per l’impegnativa risposta. Ci voleva tanto? prometto che me la studiero’ bene. Di primo acchito devo dire che il progetto mi sembra troppo grande per essere portato avanti da una sola componente, per giunta minoritaria, come e’ la sinistra in Alto Adige / Südtirol e quindi dovra’ fare i conti quantomeno con la destra italiana e con quegli elettori della SVP che avvertono il pericolo di un ritorno del terrorismo, che e’ reale e non inventato, se ne vedono gia’ i segni. Ma ci riflettero’ su perche’ la risposta e’ stata seria e interverro’ meglio in seguito. Magari sugli altri tre blog, visto che qui di giornalista del vino avete gia’ uno dei piu’ stimati e simpatici (per la semplicita’ estrema con cui si esprime) e due sarebbero francamente troppi. Perche’ non si deve dimenticare che il mondo del vino non ha dubbi su nessuna delle politiche che si propongono. Il vino socializza. Cosa che vedo che molti altoatesini / südtirolesi non sanno fare o non vogliono fare ( perche’ vendono il vino anziche’ berselo ? Marpioni ! ) per la paura di essere accusati di trasversalita’ o di ricevere sputi in faccia dai talebani della propria etnia come Messner e come tutti quelli che sapete benissimo, se ne legge ogni giorno, come la signora Livia a cui hanno appena bruciato la macchina. Roberto, ti stringo la mano, io torno di la’, in due altre case che non sono la mia, ma che hanno anch’esse bisogno di un giornalista del vino. Se magari un altro, e sai bene a chi alludo perche’ e’ un nostro caro amico senza peli sulla lingua, ogni tanto passasse da una delle due, a sua scelta, potrei restare per un po’ sull’altra in attesa che ne intervenisse pure un altro, cosi’ emigrerei volentieri su un altro blog dell’Alto Adige / Südtirol, che ce ne sono tanti. Il vino, che e’ ambasciatore del suo territorio, unisce e non divide (non e’ un appello, caro Werner, ma una vostra necessita’) e quando si riuscira’ a capirlo non sara’ mai troppo tardi. Statemi bene. Io intanto mi godo una bottiglia di Chateau D’Arsac 2004 Margaux, Cru Bourgeois Superieur che ho trovato da Lidl a soli 10 euro (i tedeschi si che sanno importare e comprare, noi italiani purtroppo ci facciamo ancora inchiappettare dai commercianti).
Am 2. October 2007 um 18:45 Uhr
Come al solito estremizza.
Am 2. October 2007 um 19:24 Uhr
In vino veritas…
Am 3. October 2007 um 12:15 Uhr
Sul quotidiano “Il Corriere dell’Alto Adige” è apparso oggi un fondo di Toni Visentini che merita di essere riportato in calce al mio modesto contributo:
Am 3. October 2007 um 17:30 Uhr
Markus Lobis, nel suo blog, ha pubblicato un articolo sull’intervista alla rettrice Franceschini con relativo PDF. Vale la pena prenderne una visione diretta [qui]
Am 5. October 2007 um 09:40 Uhr
Continuo la documentazione di opinioni sul plurilinguismo copiando l’ottimo editoriale di Norbert Dall’Ò (ff) gentilmente speditomi dall’autore:
Am 9. February 2008 um 10:50 Uhr
[...] Brennerbasisdemokratie = Süd-Tiroler Freiheit? Valentin[o] - Am 2. Oktober 2007 um 15:16 Uhr Mario Krosta. Valentin[o] e Gabriele, la domanda a Valentino Liberto non era un’insinuazione, ma una domanda breve e sincera, senza secondi fini, per una risposta breve e sincera, senza secondi fini, che ritengo molto chiarificatrice. Valentino Liberto ha press’a poco l’eta’ di Sven Knoll, entrambi non vogliono un Alto Adige italiano, quindi che cosa li divide veramente? Come si fa a immaginarsi sempre delle trappole dietro alle domande? Valentino, svegliati, che te ne domanderanno anche di peggio adesso che sei impegnato in politica. Non vedere trappole dappertutto, spiegati e basta. E’ tanto difficile? Valentin[o], perche’ non stai con la Klotz? [...]