Penne o piume: tertium non datur

Verfasser: Étranger

L’adunata degli alpini dunque non si farà, l’intangibilità simbolica dell’anno hoferiano è salva. A dire la verità non è che poi avessimo bisogno di quest’ultima conferma, ma la discrepanza tra l’orizzonte d’attesa della città di Bolzano (in questo ben rappresentata dalla paciosa posizione del suo sindaco) e quella della sua provincia (incarnata dal sedicente presidente “di tutti”) viene sempre a galla in ogni questione che abbia a che fare con i simboli.
Per spiegare quello che è accaduto occorre richiamarci alla teoria (termine che qui intendo secondo l’etimo: dal greco theorein, composto da thea, “spettacolo” e horao, “osservo”, ovvero “guardare uno spettacolo”), senza dunque sprecare troppe emozioni e, soprattutto, osservando questo spettacolo, invero mediocre, dall’alto. Dato che, come abbiamo visto, la questione deve essere analizzata sul piano simbolico, cerchiamo allora di capire che cos’è un simbolo e come funziona.
Anche in questo caso ci soccorre l’etimologia. Come ci informa Wikipedia, la parola deriva dal greco súmbolon dalle radici sym-, (“insieme”) e bolé (“un lancio”), avente il significato approssimativo di unire due parti distinte: “Nella lingua corrente della Grecia antica, il termine súmbolon aveva il significato di “tessera di riconoscimento” o “tessera ospitale”, secondo l’usanza per cui due individui, due famiglie o anche due città spezzavano una tessera, di solito di terracotta, e ne conservavano ognuno una delle due parti a conclusione di un accordo o di un’alleanza, da cui anche il significato di “patto” o di “accordo” che il termine greco assume per traslato. Il perfetto combaciare delle due parti della tessera provava l’esistenza dell’accordo”.
Ora, in che senso gli alpini e gli Schützen sono dei “simboli”? Escludendo altri possibili significati, essi sono evidentemente simboli rispettivi di “italianità” e “tedeschità”. Chi assiste all’adunata degli alpini, da un lato, e chi segue una parata di Schützen, dall’altro, generalmente è portato ad interpretare ciò che vede per ricostruire un’immagine unitaria (cioè simbolica) funzionale ad esprimere una determinata appartenenza. Ci si potrebbe chiedere (e ci si è chiesto): ma non sarebbe stato possibile accogliere entrambe le manifestazioni con ecumenico favore? In fondo sia gli alpini che gli Schützen non sono elementi armati gli uni contro gli altri e possono coesistere senza problemi. Verissimo. Ma anche falso. In quanto “simboli” essi ambiscono alla totalità e non accettano spartizioni di campo. Soprattutto, poi, se c’è qualcuno che pensa che il campo sia tutto suo e tende ad occuparne ogni singolo spazio.

Vedi anche [qui]

5 Reaktionen zu “Penne o piume: tertium non datur”

  1. Mario Crosta

    Caro Gabriele Di Luca,
    per venire agli argomenti prettamente “tecnici” (come dici tu) dai quali certo non sfuggo, parliamo pure di quell’accostamento che mi hai proposto tra una terrina di buon fois gras e un bel traminer aromatico passito… vuoi? Se fosse un Südtiroler Gewürztraminer Cresta di Weinkellerei Rottensteiner in St. Magdalena sarei perfettamente d’accordo perche’ e’ uno dei pochi che mantiene una freschezza notevole, dal fondo dolce ben equilibrato dall’acidita’. Altrimenti e’ meglio un Südtiroler Gewürztraminer non passito, per esempio quello del maso Taschlerhof (del giovane promettente Peter Wachtler) della tua citta’ calza proprio a pennello e non ha niente da invidiare a quello sempre ben fatto dell’Abbazia di Novacella (pardon, Stift Neustift…).
    Ma per accontentarti anche nel tema, che ne dici di quest’affermazione di Enrico Lillo che condivido al 110%? Eccotela: “Io credo che in realtà non sono state le paure dei possibili disordini a far prendere al Presidente della Provincia una posizione così contraria (ndr: alla tre giorni degli Alpini a Bolzano nel 2009), ma bensì la paura che queste non ci sarebbero state, la paura di vedere Alpini e Schützen bere un bicchiere di rosso insieme, la paura di vedere famiglie di tedeschi ed italiani sfilare insieme e fare da cornice coreografica ad una manifestazione pacifica divenuta da tempo sinonimo di amicizia e solidarietà unica al mondo, paura di credere che in questa terra una convivenza vera è possibile”.

  2. Étranger

    Guardi, signor Crosta, sui possibili abbinamenti con il fois gras le propongo di evadere e di rivolgerci addirittura alla grand nation [clicca]. Così, tanto per prepararci sarcasticamente all’anno hoferiano.

    Per quanto riguarda Lillo penso che la sua sia solo retorica (mediocre). Si chiedeva, eventualmente, di organizzare due manifestazioni separate in due date diverse. Non è che bisognava necessariamente sommare ubriachi a ubriachi. Lillo pensi piuttosto a imparare il tedesco, che anche lui fa parte della vasta schiera dei politici locali (si fa per dire) con le cuffie in testa.

  3. Mario Crosta

    E’ proprio per questo tipo di risposte che preferisco non partecipare piu’ nemmeno alle domande. Non sono le questioni “tecniche” che ancora ci dividono, ma e’ una maledetta voglia di rimanere minoranza che leggo in questa ed altre piccole e fastidiose sentenze, in altri termini si chiamerebbe “settarismo”. Comunque la bella pagina sul fois gras che lei mi ha suggerito non fa nemmeno cenno a nessun vino dell’Alto Adige/Südtirol (bravo Valentino che ha riproposto il termine esattamente com’e’ scritto nella Costituzione della Repubblica italiana), il che la dice assai lunga sullo sciovinismo dei nostri cugini d’Oltralpe. Il diavoletto della spalla sinistra mi dice di aggiungere “fottutissimi” riferendosi al Mondiale di calcio…

  4. Étranger

    Crosta, lei mi ha chiesto di commentare una frase di Lillo e io ho commentato. Cosa pretendeva? Che le dicessi che Lillo ha scritto un pezzo condivisibile al 110%? Suvvia. E poi cosa c’entra il “settarismo”? Non condividere quello che scrive Lillo significa essere settari? Suvvia. Che i francesi non accennino ai vini sudtirolesi può essere disdicevole quanto vuole, ma non dovrebbe sorprenderla più di tanto. Ognuno cura il proprio territorio, anzi terroir… Suvvia. Valentino scrive correttamente Alto Adige/Südtirol, ma quando pensa al futuro pensa al Südtirol[o], garantito al limone. E infine i mondiali di calcio: io penso che la Francia meritasse più dell’Italia.

  5. Matteo Gesualdo Corvaja

    Concordo con Gabriele, quando dice che certi politici locali italofoni hanno ancora le cuffie in testa.
    Chi vuol far politica in Alto Adige/Südtirol deve imparare il tedesco se italiano, e imparare l’ italiano se tedesco.
    In questo bisogna dire che molti altoatesini (per dirla con Giudiceandrea) sono ancora molto indietro e finché non si parla e/o non si comprende la lingua e la cultura del luogo si rimarrà sempre spaesati, o come stranieri in casa propria.
    Per quanto riguarda i francesi ed il fois gras, io sono un grande ammiratore ed estimatore della cultura e della cucina francese e da questo punto di vista considero la Francia una grande nazione.
    Per quanto riguarda i mondiali, la vittoria italiana era meritatissima :)

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