Proporzionale, vero nodo da sciogliere.

di Gabriele Di Luca

Il censimento al quale siamo chiamati in questi giorni a rispondere offre numerosi spunti polemici che abbiamo cercato di sviluppare in diverse occasioni. Sarebbe però un errore se la critica ricalcasse pedissequamente gli argomenti del passato. Nella costellazione attuale essi hanno così bisogno di essere rivisti in rapporto alle condizioni mutate. In questo senso, l’opposizione tentata nel 1981 da Alexander Langer contro quelle che lui definiva le “nuove opzioni” assume per noi un valore positivo proprio riconoscendo l’avvenuta correzione delle situazioni che allora davvero avevano “il solo scopo di costringere alla lealtà etnica ogni cittadino del Sudtirolo, e con ciò la funzione di discreditare, tacciandoli di ambiguità, tutti coloro che si rifiuta[va]no di schierarsi” (Sudtirolo ABC). Oggi, per fortuna, nessuno impone più un simile esercizio di “lealtà”, anche se il richiamo alla “sincerità” che l’ha sostituito non è certo qualcosa che possiamo accettare senza tacerne gli evidenti e persistenti limiti.

Ovviamente diversi da quelli di un tempo, non mancano i problemi rimasti sul tappeto. Ma quali sono essenzialmente questi problemi? E soprattutto: di chi sono? Confesso che, pur condividendone molte ragioni “ideali”, non riesco a seguire pienamente coloro i quali adesso (a tempo peraltro ampiamente scaduto) affermano la personale difficoltà d’“intrupparsi”, tornano ad accusare il “sistema” di malcelato razzismo e riscoprono l’acqua calda dell’arbitrarietà di ogni appartenenza a qualsivoglia gruppo (persino quando ciò non comporterebbe un evidente “tradimento” della propria identità). Penso si tratti di una protesta di maniera e scarsamente produttiva. Non è possibile, e neppure credibile, aver accantonato per dieci anni questo tema e accorgersi improvvisamente della sua gravità solo quando ci vengono recapitati i deludenti questionari. Per non parlare del fatto che ha davvero poco senso attaccare il censimento senza ripudiare con ben maggiore determinazione il meccanismo che lo legittima, cioè la legge proporzionale. Ma proprio qui sta il punto dolente e il nodo più difficile da sciogliere. Esiste sufficiente informazione e chiarezza sull’effettiva obsolescenza della proporzionale e dunque sulla plausibilità, per non dire la necessità di una sua completa rimozione? Chi ne mette in luce gli aspetti negativi è consapevole dei rischi, magari soltanto di natura psicologica, eventualmente prodotti o riprodotti dal puntare senza ulteriori approfondimenti verso la costruzione di un modello di convivenza alternativo?

Purtroppo la sensazione è che si preferisca in modo velleitario scagliarsi contro il facile bersaglio del censimento per mascherare la propria difficoltà a incidere su alcune strutture profonde che continuano (perché in definitiva rivelatesi assai comode) a determinare l’orientamento complessivo di questa società.

Corriere dell’Alto Adige, 13 ottobre 2011

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