Quattro chiacchiere sulla “questione”
Verfasser: ÉtrangerIn enoteca, mentre la signora col prosecco, in apprensione per la scomparsa del suo barboncino, dialoga svogliatamente con la figlia del notaio, la cui amica del cuore siede tra il bancone e lo scaffale del balsamico, fingendo di ascoltare un’orazione roboante sulla temperatura di servizio del bianco di Custoza, accade che il signore col cappello, ovvero colui che tiene a braccio un discorso abborracciato sulla temperatura di servizio del bianco di Custoza, si accorga che l’amica del cuore della figlia del notaio, ancora intenta a dialogare con la solita signora col prosecco, in realtà non sta ascoltando il suo monologo elusivo sulla temperatura di servizio del bianco di Custoza, ma occhieggia il gentiluomo alla sua destra, visibilmente contrariato per l’estate birichina che tarda ad arrivare.
“Stanotte ho dormito male” dice allora la figlia del notaio, ruotando ad arte il suo bicchiere di barolo. “Pensate, ho sognato l’attuale gravità della questione”. “E come mai, mia cara?” domanda la signora col prosecco, distratta da un latrato che si perde in lontananza. “Non so… So soltanto di averla sognata” risponde lei limandosi le unghie. “Ma sei sicura che si trattasse proprio della questione sudtirolese?” insiste l’amica con un certo malgarbo. “Non è che per caso hai sognato quella basca?” Un cane abbaia, forse gratta alla porta d’ingresso. La tensione è alta e la figlia del notaio è ora molto risentita: “Per chi mi hai preso?” chiede “Vuoi che non riconosca la grave attualità della questione?”
Finalmente il cameriere apre la porta e in enoteca irrompe il barboncino che tutti credevano scomparso. “Bau, bau, bau”: l’animale si presenta così, abbaiando esattamente come è scritto. Lungi dal destare gioia o commozione, la sua ricomparsa induce negli astanti seriose riflessioni sulla circolarità del chiacchiericcio. Qualcosa di grave è accaduto. Si ha l’impressione che il pavimento scricchioli e tutti citano Flaiano. Il signore col cappello, il cui buon nome è francamente inattaccabile, vorrebbe dire due parole sullo sterco graveolente in cui ama avvoltolarsi il ceto medio. Ma il gestore del locale, appellandosi all’onorabilità del suo cliente, lo esorta a stare zitto.
* * *
È possibile che la famosa “questione sudtirolese”, la grande QUESTIONE che un tempo teneva occupati non soltanto pensionati curiosi di storia, corsivisti del sottosuolo e idraulici a capo di compagnie di Schützen, ma addirittura servizi segreti e ministri delle repubbliche e delegati alle Nazioni Unite, è mai possibile insomma che questa questione così spinosa sia sfumata in una vuota “chiacchiera” dalla quale non si riesce più a cavare nulla, se non noia e disgusto? Apparentemente l’evaporazione della questione nel chiacchiericcio con il quale, ogni tanto, a qualcuno, viene ancora voglia di occuparsane, è da considerare un fatto positivo. “No chiacchiericcio? No party”, si potrebbe sintetizzare ironizzando sul comportamento di una società che, senza aver poi compreso appieno la dinamica positiva che l’ha condotta fuori dalle perigliose acque del contrasto etnico, si ritrova a ruminare oggi con formule esangui il tema di una “convivenza” tanto sbandierata quanto ancora rinviata, perfino temuta. Seppur a fatica si fa largo così un’altra versione dei fatti. Il chiacchiericcio sulla questione non va letto come il segno della sua avvenuta o imminente soluzione. Esso indica semplicemente che la disattivazione di alcune problematiche, risolte con l’approvazione e l’applicazione del secondo statuto d’autonomia, ha favorito l’ossificazione di un vasto repertorio di luoghi comuni e di automatismi cognitivi definitivamente frapposti tra la memoria (labile) della loro origine ed il progetto (ancora più vago) di un loro proficuo superamento. Il profilo della questione è così entrato a far parte del paesaggio, alla stregua di montagne certamente lontane, ma anche ostinatamente disposte ad impedire che lo sguardo si possa finalmente distendere ad abbracciare nuovi orizzonti. È purtroppo soltanto nel senso di una sciatta e imprudente rimozione che, della questione, non si fa più questione.
Am 30. October 2007 um 16:24 Uhr
Mi ricorda il migliore Buzzati.
Am 30. October 2007 um 18:12 Uhr
Gabriele, sottoscrivo questa tua riflessione. Per chi in Alto Adige/Südtirol ci vive certamente no, ma per gli altri italiani penso che i termini della questione siano proprio quelli che hai appena ben indicato. In parte tu rispondi gia’ anche a Werner con quella sua intelligente domanda se in 22 anni non sia proprio cambiato nulla. Stavo riflettendo su un articolo del Corriere che diceva che in Italia ci sono gia’ ben 3,2 milioni di immigrati regolari (che crescono al ritmo di 700mila all’anno…), ben piu’ degli altoatesini/südtirolesi, e tu sai benissimo in quali condizioni drammatiche e con quali problematiche di scontro sociale, eppure la gran maggioranza degli italiani non lo riitiene il problema piu’ grave…
Am 30. October 2007 um 18:36 Uhr
La realtá é che di quello che succede qui fuori di qui non frega proprio piú niente a nessuno.
Principalmente per due ragioni :
1. La minoranza linguistica é talmente ben tutelata da fare invidia ai suoi tutori che di conseguenza non le prestano piú alcuna attenzione (se non l’invidia, appunto)
2. Gli italiani sono numericamente irrilevanti: sono cioé diventati invisibili perché non piú appetibili; per questo motivo in qualche decennio spariranno cosí la questione sudtirolese sará finalmente chiusa.
E oi siamo qui a perdere tempo in inutili chiaccherere…
Am 30. October 2007 um 18:55 Uhr
Sergio Sette, non sarei tanto pessimista. In fondo per qualcuno fuori di qui la questione rimane di grande interesse, e mi riferisco solo per fare un esempio a Roberto Giuliani, a Franco Ziliani, a Matteo Gesualdo Corvaja e a Mario Crosta (ma presto se ne aggiungeranno altri), noi che non siamo altoatesini/südtirolesi. Non sono, dunque, chiacchiere inutili. Ma comprendo perfettamente il contenuto della sua precisazione, che descrive una realta’ preoccupante.
Am 30. October 2007 um 19:08 Uhr
@ Roberto
Sei sempre molto nett. Pensa che quando lessi la seconda parte di “Quattro chiacchiere sulla questione”, che è di Étranger, rimasi letteralmente folgorato. “Ecco!” mi dissi “Questo è precisamente ciò che avrei sempre voluto leggere sul Sudtirolo da quando me ne occupo!” Sicuramente esageravo, ma mi parve che Gabriele, arrivato a Bressanone da meno di due ore, si fosse messo nel taschino, uno dopo l’altro, tutti gli editorialisti altoatesini che ammiravo (e che ancora stimo).
@ Étranger
Questo, come avrebbe detto Cioran, è un tentato omicidio per entusiasmo. Sei già morto o devo rincarare la dose?
@ Sergio Sette
“E noi siamo qui a perdere tempo in inutili chiacchiere…”
Sono d’accordo con te: qui si chiacchiera. Perchè allora non smetti di chiacchierare, dotando i tuoi due punti di cifre e di “fatti”?
Am 30. October 2007 um 20:20 Uhr
Ma sono davvero così pochi gli italiani in Sudtirol[o]? Qualcuno è in grado di quantificarli?
Certo, io non ho girato tutta la provincia, posso dire di aver passeggiato a lungo per Bolzano, Merano e per i vari comuni della weinstraβe, ma sono consapevole che non basta per rendersi conto della situazione. Diciamo che di italiani ne ho visti molti, ma non so quanti di questi siano effettivamente residenti.
Am 30. October 2007 um 20:41 Uhr
Roberto, se ti vuoi togliere tutte le curiosità che hai…
http://www.provincia.bz.it/astat/censimenti/cens_linguistico.htm
Am 30. October 2007 um 21:01 Uhr
Dunque nel 2001 erano poco più di un terzo della popolazione madrelingua tedesca. Immagino che in questi 6 anni la popolazione italiana sia ulteriormente diminuita.
Am 31. October 2007 um 02:22 Uhr
@ Loiny: Non penso di correre il pericolo di essere ucciso per entusiasmo, la coscienza della mia assoluta mediocrità è saldissima.
@ Roberto: Macché. La popolazione “italiana” non soffre troppo di una decrescita numerica perché se è vero che il tasso di natalità non è altissimo e che alcuni se ne vanno, l’”immigrazione” dalle altre province del paese mantiene il livello più o meno stabile.
Am 31. October 2007 um 09:30 Uhr
Il calo del gruppo italiano é un dato di fatto direi incontestabile (e stabile).
Non é tuttavvia cosí dramatico anche perché in parte bilanciato, come Etranger ha osservato, da chi viene da fuori (finché dura).
Quello che trovo preoccupante e che mi induce a credere quello che ho affermato nel mio precedente post é :
- la sparizione degli italiani dalla periferia e la loro diminuzione percentuale anche nei grandi centri. Questo fatto, coniugato con il meccanismo proporzionale (che ricordo non si applica ai *tutti* i posti di lavoro dipendente ma *solo* a quelli pubblici tradizionale sbocco occupazionale per gli itaiani che non hanno terreni o alberghi) rende via via piú difficile l’accesso al mondo del lavoro e accresce l’isolamento
- l’economia in mano pubblica, ossia come dice medico di campagna alla SVP, rende la vita agli italiani sempre piú difficile anche nel settore privato.
- la tendenza di parte della popolazione italiana, come reazione ai due punti citati sopra a “spostarsi” nell’altro campo. Chi (come me) manda i figli nella scuola tedesca corre comunque il “rischio” di avere i nipoti, se non addirittura i figli, assorbiti dall’altro gruppo. L’altra fetta della popolazione italiana invece tende ad emarginarsi sempre piú e percorre una strada, a mio avviso senza ritorno, verso la ghettizazione.
- a livello politico la rappresentanza italiana (vedi caso FI, terziarietá della supposta sinistra…) é di scarsissimo (come dice Fazzi non é un caso se il rappresentante ce lo siamo trovato fuori provincia) valore e riesce solo a pensare alla conservazione delle poltrone nei CdA, con effetti devastanti anche sulla psicologia degli italiani che oltre ad essere isolati si sentono pure abbandonati.
In sostanza stiamo assistendo ad un “disarmo unilaterale”, fatto peró nei confronti di una controparte (la SVP) che non ha nessuna intenzione di restituire il favore.
Fintanto la situazione politica rimarrá immutata, non vedo un finale alternativo a quello che ho descritto nel mio post precedente. Finale che comunque non trovo in linea di massima cosí brutto (risolve comunque il problema) a patto che avvenga senza soprusi o violenze.
Am 31. October 2007 um 09:32 Uhr
@Mario,
non vogliatemente tu, Roberto, Franco e Matteo purtroppo contate essattamente quello che contano gli italiani sudtirolesi a livello nazionale: come il due di coppe a briscola !!
Am 31. October 2007 um 09:34 Uhr
Beh, mi sembra che questa volta l’analisi di Sergio non faccia una piega.
Am 31. October 2007 um 09:58 Uhr
@ Sergio
Noto con piacere che la mia piccola provocazione è stata raccolta e che il tuo primo contributo, tutto “di pancia”, si è trasformato in un ottimo contributo “di testa”. Altri utenti di questo blog, dotati di competenze sociologiche che io non possiedo, potrebbero ora spiegarci se, a partire dalle scienze sociali, è possibile pensare un finale diverso da quello che tu prospetti.
Am 31. October 2007 um 10:03 Uhr
“….coniugato con il meccanismo proporzionale (che ricordo non si applica ai *tutti* i posti di lavoro dipendente ma *solo* a quelli pubblici tradizionale sbocco occupazionale per gli itaiani che non hanno terreni o alberghi)….”
Questa evidenza (ancorchè assai semplificata) è il frutto di quota parte del lavoro Pristinger/Acquaviva/Eisermann degli anni a cavallo del 1980. Ribadisco dunque per l’ennesima volta il mio invito a chi voglia accumulare la dovuta quantità di fatti - indispensabili per un qualunque ragionamento sulla questione qui presente - di rileggersi gli studi suddetti: evitando, se possibile, di farsi scoraggiare da stupidaggini tipo l’obsolescenza (per non dire di peggio) degli stessi.
Am 31. October 2007 um 10:25 Uhr
Fatto salvo quello che afferma Sergio (e ribadisce il Medico), l’evidenza che la proporzionale non si applichi in ambito privato non può più di tanto fornire “biada” alla mangiatoia del “disagio”. Ai fini della discussione vorrei fare l’avvocato del diavolo: se certi ambiti risultano “garantire” la presenza degli italiani (e lo dice Minniti, non io, tanto che lui vorrebbe riformare la proporzionale, non abolirla, in senso orizzontale!) ed altri, nei quali la proporzionale non è né prevista né prevedibile, tendono ad escluderli, invece che recriminare e cedere alla rassegnazione bisognerebbe fare, come si dice, di necessità virtù. La caratteristica che storicamente distingueva maggiormente gli “italiani” dai “tedeschi” locali era quella dell’acculturazione. Gli italiani erano cioè mediamente più istruiti dei “tedeschi”. Ora, a me pare che sia proprio tornando a puntare su questo aspetto che per il gruppo linguistico italiano potrebbero aprirsi notevoli prospettive (la prima, finora NON COLTA, consistente nell’acquisizione degli indispensabili strumenti linguistici). In altre parole: quello che il gruppo linguistico italiano non ha ancora saputo fare è riuscire a vedere che questa terra offre, nonostante tutto, nonostante tutte le difficoltà illustrate, possibilità che non potrebbero essere colte in altre parti del paese. Sono convinto inoltre che da parte di non pochi concittadini di lingua tedesca esiste la disponibilità a lavorare insieme agli italiani per creare qualcosa di inedito e di ulteriore rispetto alla stanca guerra di posizione ricalcata sui vecchi “fronti etnici” (in questo ha pienamente ragione Markus Lobis, quando discutendo con noi, tempo fa, diceva che esiste anche un “disagio” tedesco, espresso politicamente dalla crescente insofferenza per i metodi con i quali la SVP gestisce il potere). Una maggiore fiducia in se stessi, una maggiore creatività, un maggiore coraggio. Ecco quello che ci vuole. Lamentarsi e basta non paga.
Am 31. October 2007 um 10:27 Uhr
@Loiny
Commento di pancia e commento di testa? O “Babbuino” o “Angelo”? Sempre lì, ritorniamo….
Am 31. October 2007 um 10:28 Uhr
@Loiny,
io non scrivo di pancia (o arrabbiato come qualcuno ha detto) ma di cuore. La mia estrazione culturale unitamente alla mancanza di tempo, rende per me difficile produrre contribuiti piú articolati e completi. In poche parole mancano sia il tempo che i mezzi.
Ma non mi soffermerei su questo aspetto ma su quello molto piú importante e concreto che tu hai posto:
“è possibile immaginare un finale diverso ?”
Perché é vero che il mio finale non é poi drammatico ma é altrettanto vero che non mi piace e soprattutto non lo trovo “giusto”.
Am 31. October 2007 um 10:41 Uhr
@Étranger,
io sono d’accordo con te quando dici che no si deve cedere al vittimismo e si deve provare a fare qualcosa, ad avere coraggio. Ci sono peró dei ma che sono costretto a ricordarti :
- la SVP é perfettamente consapevole che un gruppo italiano acculturato e in possesso degli strumenti linguistici ha chances molto piú grandi di sopravvivere se non di prosperare. Ed é per questo motivo, piú che per tutelarsi - cosa a cui oggettivamente non crede piú nessuno (se dotato di un QI > 30) - che boicotta tutte le iniziative possibili che il gruppo italiano cerca di metere in atto in questo campo. E non é un caso secondo me che invece “tolleri” l’iscrizione alle scuole tedesche. il gruppo italiano deve essere libero di mettere in atto tutte le iniziative possibili per superare questo gap e non deve in nessun modo tollerare interferenze da parte della SVP.
- rimane il fatto che gli italiani non avendo terreni e non operando nel turismo hanno molto meno spazi, soprattutto se quelli istituzionli sono proporzionalizzati. Se non si trova una forma di compensazione gli italiani correranno sempre e comunque con un handycap
- in un meccanismo dove c’é selezione etnica prima ancora di quella politica possedere un livello culturale alto e anche conoscenze linguistiche (che ricordo non vano pari passo con il livello culturale) stimola ad andarsene piuttosto che a rimanere.
Am 31. October 2007 um 10:58 Uhr
Fai benissimo a ricordarmi i “ma”. Vediamoli in dettaglio:
La SVP fa il suo “sporco” lavoro, è chiaro. Ma esistono notevoli margini di “lotta”, per così dire. Due battaglie sono state già vinte. L’abbattimento della soglia d’età per quanto riguarda l’insegnamento del tedesco (che nelle scuole materne italiane è già a regime da diversi anni) e la sperimentazione didattica (che si lega all’autonomia scolastica, contro la quale la SVP non può fare nulla, nonostante ci provi). Dobbiamo proseguire su questa strada perché le opportunità ci sono.
Va bene. Ma esisteranno altri ambiti nei quali investire intelligenza e creatività? Non possiamo diventare albergatori? OK. Per “sopravvivere” o “realizzarci” dobbiamo per forza diventare albergatori? Io penso di no.
Vero anche questo. Eppure nulla vieta che gli italiani mettano da parte il “disagio” ed elaborino strategie (anche politiche) per contare di più. Ovviamente non possono e (secondo me) non devono farlo battendo sempre e solo sui soliti tasti. Mettano in campo idee, competenze, voglia di partecipare. Molti spazi sono occupati e predefiniti. Ma altri esistono e potrebbero crescere. E tanto per fare un esempio [clicca].
Pensiamo positivo.
Am 31. October 2007 um 11:20 Uhr
“- l’economia in mano pubblica, ossia come dice medico di campagna alla SVP, rende la vita agli italiani sempre piú difficile anche nel settore privato.”
Nachdem mir dieser “Topos” bereits mehrfach begegnet ist, allerdings auf meine Nachfragen nie konkret ausgeführt wurde, beginne ich mich langsam zu “inkazzieren”. Man erkläre mir bitte a) die Formen, in denen “die Folkspartai” - wohl auch Synonym für “i tedeschi” - ihren Einfluss auf die Privatwirtschaft ausübt, b) die dazu gehörigen Mechanismen und c) die daraus folgende Diskriminierung der “Italiener”.
Wie von Sergio und von Medico di campagna formuliert, ist dieser Vorwurf nichts mehr als billiger Populismus.
[Sempre per spirito di servizio, traduco questa importante "incazzatura" di W. ad uso di chi non sa il tedesco: mi si spieghi per cortesia a) le forme secondo le quali la SVP - qui intesa come sinonimo per "i tedeschi" - eserciterebbe la sua influenza sull'economia privata, b) i meccanismi utilizzati allo scopo, c) la risultante discriminazione degli "italiani". Nella formulazione di Sergio e del Medico questa accusa non è altro che gratuito populismo. N.d.r.]
Am 31. October 2007 um 11:30 Uhr
@Étranger,
Il problema é il tempo. La SVP fa ostruzionismo e per ottenere le cose che hai citato (che sono pochine …) ci sono voluti anni.
E il tempo fa il loro gioco.
Verissimo, peró non é affatto semplice e qui, se mi posso permettere, penso di avere, per via della mia attivitá professionale, piú esperienza di voi.
In un’economia assistita come la nostra le risorse sono spese in una certa direzione (agricoltura, turismo) molto ma molto di piú che in altre. Per quello che cerco di insistere (senza successo) con la Gnecchi affinché sull’innovazione si faccia qualcosa di vero e non si spendano (pochi) soldi dietro a cose ridicole. Sei mai stato a vedere il BIC-TIS ? Se non ci sei stato vacci e capirai facilmente cosa intendo dire.
E il cannibalismo economico della provincia-SVP é tale che spazi di iniziativa privati non controllati dalla provincia siano sempre meno.
Sottoscrivo. Ma facciamolo peró.
E il primo passo dovrebbe essere quello di rioccupare tutta una serie di spazi oggi in mano a persone che non ci rappresentano.
Ma agendo in modo concreto e comprensibile ai piú. I movimenti di “elite” non servono a nulla in questi casi
Am 31. October 2007 um 11:49 Uhr
@werner,
non é affatto difficile da capire :
1. Intanto: la SVP rappresenta i “tedeschi” per statuto, qundi su questo non facciamo questioni per favore.
2. La provincia ha assunto il controllo di tutta una serie di ambiti economici che in tutto il resto d’Europa sono invece stati via via privatizzati (energia, comunicazioni, persino la ricerca industriale solo per citarne alcuni) assorbendoli cosí nei meccanismi della proporzionale e contemporaneamente esercitando il controllo politico che, trattandosi di SVP, é anche etnico.
3. Il numero di dipendenti pubblici é assolutamente sproporzionato. E pubblico = politico = SVP = proporzionale
4. L’economia assistita basata sull’elargizione dei contributi premia certe attivitá economiche (agricoltura, turismo, artigianato) facenti capo agli elettori SVP a scapito di altre (es. industria o alta tecnologia) che non rappresentano un bacino elettorale interessante. (Ma lo sai per esempio che decide come sono dati i contributi agricoli ? La Bauernbund assieme a Berger…ti sembra normale ? È come se la confindustria decidesse quali contributi statali assegnarsi!!)
5. Per non parlare delle ngerenze in Universitá (vedi caso Vaja ad esempio) e nella ricerca. L’EURAC é usata nello stesso modo del Politburo nell’URSS
Ma su questo argomento potrei scrivere un libro…davvero non riesci a vedere questa intrusione ? In italiano la sindrome di cui soffri si descrive con due modi di dire “fare orecchie da mercante” ed “avere il prosciutto davanti agli occhi”. Senza offesa NATURALMENTE e in tutta sinceritá.
Se vuoi dái un’occhiata anche qui : http://ssette-bloggando.blogspot.com/2007/09/il-mio-primo-post.html
Am 31. October 2007 um 11:55 Uhr
In merito a questo post: Il medico di città, Am 31. Oktober 2007 um 10:03 Uhr
Può essere che mi son perso la tua attualizzazione dei libri di Flavia Pristinger, S. Acquaviva e G. Eisermann? Hanno avuto e hanno il loro valore innegabile: La tesi, che il gruppo tedesco e ladino non sono una “minoranza in via d’estinzione” mi sembra oramai oramai acquisita anche al di fuori dell’ambiente brennerbasisdemokratico.
A cosa ti riferisci quindi?
Non preocuparti, ho letto tutti e tre i libri.
Am 31. October 2007 um 11:58 Uhr
Solo una notazione al margine (nella speranza che anche il Medico dia a werner una risposta basata sui “fatti” - cioè i babbuini - e non sulle “interpretazioni”- ovvero gli angeli, come ama del resto fare…).
A quanto pare ha ragione Giudiceandrea, nella sua analisi: risolta la questione “sudtirolese” è spuntata quella “altoatesina” (anche se io sono dell’avviso che è il modo con il quale è stata risolta la prima ad aver generato la seconda: cioè in modo “sistemico”).
Am 31. October 2007 um 12:35 Uhr
Va beh, non è assolutamente corretto, ma sorvolo, perchè ha poco da fare con l’argomento.
D’accordo. Questo è un punto sul quale si può discutere ed anche non essere d’accordo. Che in AA esiste poca variazione di strumenti di “governance”, su questo sono d’accordissimo.
Allora la critica si riferisce nuovamente al ruolo del ente gestore, nel quale vige la proporzionale? Solo per capire meglio la tua critica. Mi pare che questo sia un meccanismo (buono o cattivo) come in tanti altri piccoli sistemi economici. Criticabile, non c’è dubbio. Però non capisco perchè lo metti in chiave etnica.
Come in tutte le democrazie occidentali contano gli elettori - ci mancerebbe. Contano le cordate. È fuori dubbio che esitano reti clientelari (hai citato solo una), anche gruppi di lobbying. Se tu gli vai a vedere bene, Sergio, sono quasi tutti “binazionali”. Guarda il Who is who dell’associazionalismo, ti accorgerai che è bi-nazionale. Ed nello stesso modo le reti. O si fa parte della rete e della cordata o no. Il gruppo linguistico, caro Sergio, centra poco. Tu, Sergio, metti il dito su tante piaghe anche condivisibili, ma a mio avviso centrano poco con la discriminazione degli italiani. Tu sai che nell’industria non ci lavorano solo “italiani” e che l’artigianato (e il commercio) sono pieni di ditte “italiane”.
Come scrissi parecchi anni fà sul “liebgewonnenen” forum della FF, in AA abbiamo preso due vizi: la burocratizzazione italiana e il clientelarismo austriaco.
L’iter decisionale in AA (mi permetti un termine politologico: i processi di politcs) sono assai più complesso di quanto si pensi ed anche di quanto descritto nei giornali. Nei (pochi) processi ai quali ho potuto assistere e collaborare le logiche etniche contavano niente. E aggiungo: Per fortuna è possibile limitare la sfera pubblica. Cosa vieta la nascita - p.e. - di cluster? Cosa vieta ad aziende di organizzarsi in reti e di collaborare? La stessa nascita di BIC/TIS è un passo in avanti. Le aziende - e le associazioni stesse - finora si sono basati troppo sull’esistenza di mamma provincia. Forse è necessario essere più creativi anche in questo. E le persone con le quali ho da fare, sono convinti di questo. Indipendentemente dalla loro lingua.
Forse hai il tempo di documentarti sul Trentino, sulla sua legge all’innovazione e sui suoi meccanismi di governance economica (cioè le agenzie). Anche li esistono dei limiti - molto “italiani”. Ciòe un influsso sproporzionato della sfera politica.
Riassumendo: Condivido criticare le debolezze del modello economico südtirolese, ma confrontandolo con altri e ponendo alternative. (Nel mio piccolo mi sforzo). Però fare di tutto un calderone non mi sembra né utile né intelligente.
Am 31. October 2007 um 13:24 Uhr
@werner,
io condivido molto di quello che dici, ma a mio avviso commetti un errore logico: non contestualizzi i fatti nella realtá locale. Tu fai paragoni con il Trentino ma ti dimentichi che lí non esiste una questione etnica, non esiste un partito etnico come la SVP, l’economia non é cosí in mano al pubblico. “Dimenticandosi” di questi aspetti e trattando tutto come se fosse normale dinamica politica neghi di fatto un’evidenza: la SVP esiste ed é quello che é.
Applichiamo il ragionamento per assurdo (come in matematica): se fosse vera la tua tesi (ossia che l’etnia non conta niente) allora la SVP stessa non esisterebbe.
Invece esiste eccome, purtroppo. Il meccanismo con cui lavora é proprio questo: schiaccio il sistema politico con la mia maggioranza etnica e mi riservo di fare politica solo al mio interno, negando di fatto la possibilitá di fare politica (quella che conta, quella che decide) a chiunque non stia nella mia maggioranza (etnica).
Per il resto vorrei avere tempo per entrare nel dettaglio di altre cose tipo BIC/TIS/CAN/EURAC/LUB, ma la cosa si fa lunga e il tempo tiranno.
Mi limito a dire che i cluster si fanno laddove c’é opportunitá economica (leggi mercato) e sono aggregazioni spontanee che si formano proprio per affrontare il mercato. Non si fanno per “legge provinciale” : quelli si chiamavano “piani quinquennali” e hanno dato dimostrazione di inefficacia totale
Am 31. October 2007 um 13:29 Uhr
@ Sergio
“La mia estrazione culturale unitamente alla mancanza di tempo, rende per me difficile produrre contribuiti piú articolati e completi. In poche parole mancano sia il tempo che i mezzi”.
Caro Sergio, la tua situazione è anche la mia e di molti altri utenti di questo blog. Ci tenevo solo a farti notare che il tuo secondo contributo, proponendo argomenti concreti su cui discutere, è molto più utile del primo. Non a caso, ha originato un dibattito interessante.
Ora che si discute di economia, io mi faccio volentieri da parte e leggo: da Werner e dal medico di città c’è sempre qualcosa da imparare.
@ medico
“Commento di pancia e commento di testa? O “Babbuino” o “Angelo”? Sempre lì, ritorniamo…”
No, medico. Credo che in questo caso la distinzione da fare sia un’altra. Provo a spiegarmi ponendoti una domanda: non credi che tra uno scazzo da bar contro “la casta” e il libro di Rizzo e Stella, che pur condividono una positura del pensiero orientata ai fatti, vi sia una certa differenza? Insomma: siamo d’accordo sul FATTO che anche il babbuino ha una pancia e una testa? Se hai intenzione di rispondere “no” alle mie domande, fammelo sapere prima con un sms, così ho tutto il tempo di avvisare l’angelo che il babbuino è un animale stranissimo.
Da quando ti conosco, la mia vita onirica non è più la stessa: non faccio altro che sognare il babbuino che gioca a tennis da tavolo con l’angelo: -)
Am 31. October 2007 um 14:05 Uhr
@SegioSette
Condivido molto quando scrivi:
“Invece esiste [ la SVP ] eccome, purtroppo. Il meccanismo con cui lavora é proprio questo: schiaccio il sistema politico con la mia maggioranza etnica e mi riservo di fare politica solo al mio interno, negando di fatto la possibilitá di fare politica (quella che conta, quella che decide) a chiunque non stia nella mia maggioranza (etnica).”
Il problema per me sta proprio qui, e lo dico in maniera ingenua e rozza (di meglio non posso fare
): se riconosciamo che esiste questo “problema”, una “questione etnica” come dici tu, non dobbiamo cadere nell’errore di ragionare dentro questo schema, come, mi sembra, avviene a molti teorici del “disagio degli italiani”.
Am 31. October 2007 um 14:10 Uhr
Sergio,
ambedue abbiamo fatto confusione. La politica economica in AA è (a tratti) clientelare - come quella di altri zone e in altre regioni/province. Quello che tu mi dici sul Trentino conferma la posizione che ho tentato di esprimere. Parallelamente al discorso etnico esiste una politica economica locale (con i suoi meriti e i suoi limiti). Ma NON esiste (PIÙ) una politica economica ( o sociale) “etnica”, anche perchè gran parte dei settori - al di fuori dell’agricoltura - è “mista”. Il fatto che abbiamo tante aziende piccole con pochi sbocchi per laureati è un problema di politica economica locale, al quale si deve pensare. [Tutto sommato, penso che i soldi spesi in agricoltura sono stati spesi bene. La "Landflucht" in parte del TN e del Bellunese è anche un problema per lo sviluppo del turismo, non affatto solo in mano ted o ladina. Ti immagini il 4% o 5% di persone in più in cerca di occupazione sul mercato del lavoro? Non tutti avrebbero voglia di fare l'ingegnere informatico o il collaboratore scientifico.]
Qual è il Maßstab? A meno che tu non voglia una politica economica per gli imprenditori e lavoratori “italiani” della Alta Val Iscarco o per gli “italiani” di Prato allo Stelvio. Se questo è il Maßstab, allora si, esiste una politica economica etnica, che non prevede misure dirette per il sostegno all’azienda “ita” della Val Casies per il puro fatto che sia “ita”.
Mi va bene che sei “liberale” - io direi che i cluster si formano per via di iniziative di reti private, non di logiche di mercato, anzi, sono quasi l’inverso, perchè tra di loro cooperano anzi che concorrono -, ma allora critica la politica economica della Provincia in quanto “keynesiana”. Ma alimentando “pregiudizi da strada”. Mi pare che hai l’intelligenza per analizzare in modo accurato il contesto che ti circonda.
Il punto sul quale NON convergiamo è: posto (e qui ti do ragione) che siamo in un sistema “clientelare”, esso favorisce chi ha delle buone reti. Sia “ted”, “lad” e “ita” possiedono queste reti e questi contatti. Sia “ted”, che “lad” e “ita” NON possiedono questi reti. È la mia esperienza é sempre di píu questa, che già da tempo si inizia a guardare la professionalitá della persona.
Il problema, che la politica può esercitare troppo influsso diretto sull’economia è un problema non solo sudtirolese. Anche il persistere di posizioni di rendita, emblematico le vicende del Decreto Bersani.
Am 31. October 2007 um 14:20 Uhr
Ancora una parentesi da parte mia (giacché ammetto di non trovarmi a mio agio se si parla di cluster): abbiamo intitolato questo thread “Quattro chiacchiere sulla questione”, anche per mettere un po’ le mani avanti (se venivano fuori solo cazzate, insomma, l’avevamo sospettato). Finora, però, le chiacchiere che abbiamo fatto (ben più di quattro) non mi sembrano le “solite quattro chiacchiere”. Segno che sulla “questione” (ancorché più altoatesina che sudtirolese) è possibile dire qualcosa di sensato. Oserei dire addirittura di condivisibile (in puro spirito BBD). A questo punto rivolgo ancora un accorato appello al Medico dei babbuini perché, dopo aver tirato il sasso, mostri anche la mano. Grazie.
Am 31. October 2007 um 15:35 Uhr
@werner,
mi spiace ma non concordo proprio sulla logica e nemmeno sulla “geometria”.
Logica: per me vi é una stretta correlazione fra economia e provincia (la provincia é il Mercato con la M maiuscola per la maggior parte dei settori economici locali oppure lo influenza con i contribuiti). La provincia é la SVP e la SVP é il partito etnico. Da questo posso dedurre che la politica economica locale é fortemente influenzata dalla questione etnica. Tu vuoi dimostrare il contrario e qui mi spiace l’onere é tuo: devi tirare fuori dei fatti che contraddicano la logica. Al momento hai citato impressioni piú che fatti.
Geometria: tu dici che ci sono cose che vanno in parallelo ma io sostengo invece che sono in serie. Abbiamo *prima* una logica di spartizione etnica (rappresentata dall’SVP), poi quella politica. Quindi gli italiani sono prima filtrati con un filtro piú fino (quello etnico) e poi si spartiscono il poco che rimane tramite quello politico. E aggiungo: essendo gli italiani i maestri delle clientele politiche a un italiano senza tessera rimane poco a meno che non abbia la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Anche qui a te l’onere di dimostrare il contrario.
Visto che tu citi la tua esperienza personale e tendi a generalizzare, concludo facendo un piccolo riassunto della mia :
- ho lavorato alcuni anni in informatica alto adige: a detta di molti ero bravo e ambivo a fare carriera. Informatica Alto Adige per oltre 12 anni non ha mai avuto un dirigente italiano e forse formalmente ancora é cosí e infatti a me furono offerti aumenti di stipendio anche consistenti ma MAI un ruolo diverso
- mi sono quindi spostato alla LUB: lí praticamente da solo ho messo in piedi il sistema per la segreteria studenti e naturalmente ero sottoposto ad un superiore appartenente ad un gruppo linguistico diverso dal mio, piú giovane di me, SENZA PATENTITO (mentre io finché non l’ho fatto sono stato CoCoCo) e per di piú con doppio incarico (stesso ruolo anche all’EURAC). Mi sono poi casualmente accorto che c’era una persona (sempre della stessa “combricola”) che formlmente mi “coordinava” e andava a mostrare i miei risultati spacciandoli per suoi. Ho chiesto lumi e mi é stato detto che sí erano dimenticati di dirmi che costui era il mio cordinatore e lo era perché lui era un vero informatico mentre io ero *solo* un matematico. Bella scusa ma falsa, il motivo era un’altro…
- ne sono uscito malconcio ma ho deciso di ricominciare da zero e ho fondato una ditta che in breve é diventata nota sul panorama locale e non (miglior progetto eGov per Austria) e questo successo ottenuto senza ALCUN AMICO ALTOLOCATO senza far parte di reti o lobbies come le chiami tu mi ha convinto che le precedenti esperienze non erano dovute alla mia persona ma alla mia anagrafe E (non O) alla mancanza di una tessera. E qui mi sono accorto, lavorando moltissimo con la provincia, di quanto conti sia l’etnia che le conoscenze. (se ci fosse stato qualcun’altro che sapeva fare solo 1/2 delle cose che facciamo noi le avrebbe fatte lui, non noi), ma anche che *prima* sei ripartito etnicamente (parli con il “tuo” assessore) e poi politicamente. Come amici di nessuno abbiamo ottenuto di lavorare sí, ma facendo per 10 quello che valeva 100 oppure facendo noi quello che risulta essere fatto formalmente da altri.
La fine della storia per il momento é qui : http://ssette-bloggando.blogspot.com/2007/09/una-scelta-di-vitaimposta.html
Non voglio fare la vittma e mi scuso per lo sfogo ma penso che un’esperienza come la mia, almeno fra chi fa parte del gruppo italiano, sia statisticamente piú significativa di quella che porti tu.
Am 31. October 2007 um 16:09 Uhr
Caro Sergio,
“temevo” un’esperienza personale, che difficilmente è falsificabile. Figurati.
“Logica: per me vi é una stretta correlazione fra economia e provincia (la provincia é il Mercato con la M maiuscola per la maggior parte dei settori economici locali oppure lo influenza con i contribuiti).”
Concordo pienamente. Nel bene e nel male. Ripeto: Questo non è una peculiarità sudtirolese. Il fatto è criticabile sotto più punti di vista. Però indipendentemente da chi siano gli attori.
“La provincia é la SVP e la SVP é il partito etnico.”
Chiederei delucidazioni. Messa così la frase non è falsificabile. La SVP *era* indubbiamente il partito di tutela etnica di “ted” e “lad”. La SVP *è* un conglomerato con più anime - vedi la vecchia DC. Con una parte crescente di “ita” e “bi-nazionali”. Per fortuna prevale la logica “economica” sulla logica “etnica”. Fatto che - tra l’altro - critica spesso la Klotz.
“Da questo posso dedurre che la politica economica locale é fortemente influenzata dalla questione etnica.”
Dando contributi all’agricoltura? Al turismo? All’artigianto? Valgono per “tutti”.
“Tu vuoi dimostrare il contrario e qui mi spiace l’onere é tuo: devi tirare fuori dei fatti che contraddicano la logica. Al momento hai citato impressioni piú che fatti.”
Urca…. Qui la cosa si mette seria. Quasi tutti i dati ECONOMICI e SOCIALI che conosco (p.es. distribuzione sul reddito, statistiche sociali, mdl, etc.) parlano di una sostanziale paritá dei gruppi etnici. (Anche perchè diventa sempre più difficile rilevare il gruppo di appartenza etnico, essendo un dato di privacy). Un’esempio: Mentre “ted” e “lad” hanno a disposizione più patrimonio, sembra che “ita” abbiano a disposizione più reddito da lavoro.
I dati cambiano radicalmente, se si parla di PERCEZIONI. Ovunque si chiede fattori “soft”, p.es. le prospettive, la soddisfazione di vita e/o di lavoro, fiducia, etc. il gruppo “ita” è in media meno soddisfatto e vede meno prospettive dei altri due gruppi.
“Geometria: tu dici che ci sono cose che vanno in parallelo ma io sostengo invece che sono in serie. Abbiamo *prima* una logica di spartizione etnica (rappresentata dall’SVP), poi quella politica. Quindi gli italiani sono prima filtrati con un filtro piú fino (quello etnico) e poi si spartiscono il poco che rimane tramite quello politico. E aggiungo: essendo gli italiani i maestri delle clientele politiche a un italiano senza tessera rimane poco a meno che non abbia la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.”
Scusa, Sergio, forse anche per i miei limiti di lingua non riesco a comprendere bene. Qual’è la differenza da te introdotta tra filtro etnico e filtro politico? Che i “ita” hanno meno reti di potere “esclusivamente ita” lo capisco. Ma, anch’io, misto ted-lad, non mi sono creato delle reti.
Am 31. October 2007 um 16:48 Uhr
@werner,
scusa ma come fai a dire che la SVP *era* un partito etnico ?
Un partito che non accetta per statuto italiani al suo interno come lo chiami ?
E quali sono i suoi elettori ?
Non puoi paragonarlo con la DC che comunque era sí un partito di “raccolta” dei cattolici ma con una sua ideologia e collocazione politica ben precisa.
Quale sarebbe la base ideologica e politica che guiderebbe la SVP se non quella presente nel suo statuto ?
Se fosse come dici tu ci sarebbero diversi partiti “tradizionali” (come in Austria) e la gente voterebbe per questi. Invece gli elettori di lingua tedesca votano SVP in blocco (e in questo modo tagliano fuori gli altri) e si riservano poi di fare politica dentro la SVP, fra di loro.
In un sistema non etnico invece la SVP non esisterebbe o meglio sarebbe spezzata in tanti partiti quante sono le sue anime (Arbeitsgeber, Sozial…ecc.) .
Quindi non cogliere nella SVP e nella politica sudtirolese un tratto etnico caratterizzante é a mio avviso un errore (perdonami la schiettezza) abbastanza grossolano.
Caso mai é significativo notare, e ti ringrazio per averlo posto alla mia attenzione, che proprio da parte tedesca non si coglie piú questo aspetto tantoi é radicato - e considerato normale e giusto - che la politica la si faccia all’interno della SVP.
Per quanto riguarda le percezioni attenzione: sono indicatori che spesso anticipano i dati statistici. Inoltre sono difficili da valutare: se sei uno che soffre il caldo difficilmente riuscirai a capire chi ti dice che trova fredda una stanza a 20 gradi.
Con questo voglio dire che ci sono cose che devi provare sulla tua pelle prima di capirle.
Sul perché gli italiani abbiano una percezione diversa é in atto un dibattito che va fuori dal nostro contesto, ma che mi sembra riduttivo liquidare con un semplice “vittimismo”.
Per quel che mi riguarda la cosa che maggiormente mi fa sentire a disagio é proprio tutta questa impostazione etnica (partiti, scuole, assessorati, proporzionale) che vissuta dalla parte del piú debole (intendo numericamente) mi mette a disagio perché mi disgusta (spero che il padrone di casa, sensibile agli aggettivi questo me lo passi)
Am 31. October 2007 um 18:22 Uhr
Hier sieht man, dass es sich beim Wunsch nach einem wirklich mehrsprachigen Südtirol um reine Utopie handelt. Sogar hier auf dieser Seite, mit diesem \”Manifest\”.Der einzige Schreiber deutscher Zunge muss in italienischer Sprache schreiben um verstanden zu werden. Später resigniert er und schreibt (aus durchaus löblicher Höflichkeit) nur noch in italienischer Sprache. Umgekehrt ist in deutschen Foren z.b. Stol.it, früher FF-Forum, sogar im früheren Schützenforum eine gemischtsprachige Diskussion möglich.
Am 31. October 2007 um 19:13 Uhr
Hm, Sergio, giuristi direbbero da “statuto”, elettoralisti direbbero dal loro elettorato, bravi politologi prenderebbero in considerazione sia lo statuto (in minor modo, come tutta la programmatica dei partiti viene studiata in modo minore perchè poco rilevante o meglio: rilevante solo nel Zeitvergleich e in chiave comparativa con gli altri attori), il comportamento elettorale ed anche gli risultati politici.
Compito che è di ampio respiro. E non da liquidare a un post. Sei hai fondi per me il prossimo anno…
Fondamentalmente la SVP la collocerei come partito cristianodemocratico. Le alleanze furono spesso con la DC e a livello internazionale con ÖVP e CDU/CSU. Alcuni dell’ala di sinistra simpatizzano e si autocollocano come “Sozialdemokraten” e hanno fitti contatti con la SPÖ e la SPD.
Un secondo “Hm”: Sei sicuro? I “tedeschi” votano sia per la SVP (io gli stimo tra il 55 - 70% su base provinciale). Mi pare che gran parte dei voti dei verdi arrivi dai “tedeschi”; che votano anche per partiti nazionali e per i Freiheitlichen e l’Union. Inoltre esiste il gran sucesso delle Bürgerlisten a livello provinciale. Come non tutti gli “italiani” votano per MSI/AN. Sergio, dai, non sarò io a dover elencare delle ovvietà. È il partito di maggioranza, nel 2003 probabilmente salvato da voti “italiani”.
Forse è utile da sapere: Come “voi” non siete un blocco, non lo siamo neanche “noi”. Per fortuna.
Sono il primo che dice che percezioni contano: Anche perchè condizionano realmente la vita. Per questo sono convinto che il disagio è qualcosa con potenziale democratico: cioè di avere uno stile di governo più partecipativo e di introdurre dei cambiamenti. Ma sono convinto che NON esiste nessun progetto - ne SVP, ne dei “tedeschi” - di marginalizzare economicamente il gruppo “italiano”.
Dell’ideologia e del discorso “etnica/o” ho le p.p. (si puo scrivere: le palle piene?).
Appunti per aumentare il potere della società civile:
1) Più democrazia diretta.
2) Dico una cosa “vicina a me”: Contrattare di più salari, lo stato sociale, le condizioni di lavoro. Gli assetti contrattuali italiani lo permetterebbero. E si potrebbe prendere esempi anche da nord: Mentre ieri i metalmeccanici in Italia hanno scioperato [in Sudtirolo erano pochi] i colleghi austriaci hanno fatto l’accordo di un aumento del 3,6% senza un ora di sciopero. [Germania e Austria sono pieni di contratti orientati ad aumentare l’innovazione organizzativa].
3) Gestire lo sviluppo del territorio attraverso tavole rotonde e patti. Esistono esempi funzionanti, vedasi nel Trentino (patti territoriali) e nel Tirolo (TEP), ma anche alcuni progetti “Leader” in Südtirolo.
4) Nel Südtirolo ufficialmente impegnato per la sostenibilità ecologica: Il meccanismo delle cosidette local agende 21 prevede ampi meccanismi di partecipazione dei cittadini. Città come BZ e ME potrebbero adottare (e adattare) questi meccanismi. [Il clericale Tirolo del Nord è pieno di piccole LA 21, anche la Emilia comunista].
5) Gestire attraverso agenzie (innovazione e business location): Il pubblico da soldi, ma poi si ritira dalla gestione e controlla periodicamente gli esiti.
I prossimi appunti vogliono dare un contributo per la riduzione del pluralismo (che non è democrazia, ma può anche essere un ostacolo), necessari per aumentare il potere della società civile:
6) Diminuire il numero dei comuni, sottraendo fondi ed indirizzando fondi alle istanze maggiori (p.e. comprensori).
7) Coordinare il pluralismo: Chi vuole contare, deve aggregarsi. Non ha senso che esistano una serie di microassociazioni che pretendono tutti di contare allo stesso modo. Queste forme di pluralismo esasperato danno potere al pubblico. Faccio un esempio: In ogni settore economico esistono almeno due associazione imprenditoriali e quattro organizzazioni sindacali. Stessa cosa per le politiche sociali: 2 Vinzenzgemeinschaften, Caritas, LegaBundCoop, Dachverband……
Noioso? Mi rendo conto. Ma forse leggermente più impegnativo delle solite lamentele da disagiati (e non mi riferisco a Sergio!!!! E non agli “italiani”.)
Voglio dire: I meccanismi esisterebbero. Anche le risorse. Arginare dei poteri politici dipende non solo dal voto (e dalla composizione dei partiti di governo), ma anche dall’autonomia della società civile e delle sue associazioni.
Am 31. October 2007 um 19:18 Uhr
Salonkonservativer:
Vielleicht kannst Du ja einen entscheidenden Beitrag dazu leisten, dass aus den Südtirolesi ein Demos wird, der gemeinsam die institutionelle Unabhängigkeit anstrebt und die kulturelle Vereinigung mit dem österreichischen und mit dem italienischen Kulturraum verwirklicht.
Am 31. October 2007 um 19:21 Uhr
@Salonkonservativer,
wass kann ich sagen ? Ich bin grundsätzlich mit dir einverstanden…
Es tut mir Leid aber ich kann nicht auf Deutsch schreiben, ich beherrsche die deutsche Sprache nicht und ich schäme mich auch ein bisschen davon.
Ich bin aber sicher dass niemand hier in italienischer Sprache schreiben *muss*.
Am 31. October 2007 um 23:53 Uhr
Salonkonservativer, io penso che Sergio 7 sia in grado di comprendere il tedesco, per cui w. potrà tranquillamente tornare a scrivere come ha sempre fatto. Auf Deutsch.
Am 1. November 2007 um 15:54 Uhr
@Salonkonservativer
Jeder kann schreiben, wie er will, ob auf deutsch oder auf italienisch.
Ich kann mir, zum Glück, beides leisten
Zu Deiner Bemerkung, ich kann mich sehr wohl anm früheren Schützenforum erinnern, und die einzigen, die dort öfter mal auf italienisch diskutiert haben waren Étranger, meine Wenigkeit und zwei weitere User.
Am 2. November 2007 um 20:25 Uhr
Azione autonoma antifascista di Merano / Antifa non è un mito. Non è un stile di vita e neanche una concezione del mondo. Antifa è la naturale ripugnanza in fronte a razzismo, antisemitismo e totalitarismo, che ha passato la soglia dal pensiero in azione. Antifa è la sensazione di umanità, che si urta contro superuomini e si è alzata. Si è alzata per veder meglio. Per gridare più lontano. E per stare in piedi più forte. Antifa è resistenza. Antifa stava in fronte di cesari romani, in fronte di tirannici monarchi, in fronte della Bastiglia. Antifa stava in piedi in Germania, mentre tutti gli altri si avevano messo in ginocchio. Antifa oggi sta, per fare del fascismo quello che non avrebbe mai dovuto essere: storia.
Am 2. November 2007 um 22:09 Uhr
Gegen Zensur! Gegen Intoleranz! Gegen Rassismus!
http://img207.imageshack.us/img207/2021/flyeritfh0.jpg
http://img337.imageshack.us/img337/9224/flyerdecw0.jpg
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=257566377
http://antifa-meran.org/
Am 2. November 2007 um 22:33 Uhr
Lasst uns zusammen ein Zeichen gegen Hass setzen. Alle Sprachgruppen zusammen. Endlich müssen wir öffentlich auftreten, die bisher immer im Schatten der Trennenden gestanden sind. Unsere Stimme ist lauter.
Präsenz zeigen!
http://antifa-meran.org/index-Dateien/Page1105.htm
Am 3. November 2007 um 13:03 Uhr
@werner,
Ecco, questo é il vero punto che ci accomuna. E probabilmente il punto da cui si potrebbe partire per fare qualcosa di concreto (che é poi il secondo punto che ci accomuna, ossia la necessitá di uscire dalla chiacchera per mettere in piedi qualcosa di concreto).
Mi preoccupa peró la differenza di valutazione di certi fatti. Come fai a dire di avere le p.p. di questa cosa se poi la neghi nei suoi aspetti macroscopici ?
Io sottoscrivo molti dei punti che hai elencato, peró a me mance il punto fondamentale, il punto “zero”: quello dove si dice che il discorso etnico va finalmente superato. Non si puó vivere in questa terra e dire di essere stufi della questione etnica se poi si accetta di vivere con leggi etniche come la proporzionale o le scuole separate (beati voi ladini in questo) con assessorati separati (cultura tedesce e cultura italiana…) e con un partito come la SVP.È questa situazione che crea il problema etnico ed é quindi questa situazione che va cambiata per superare il problema.
Poi viene tutto il resto.
Per quanto riguarda poi le considerazioni che fai nel tuo precedente intervento beh, in linea di massima sono corrette, peró rappresentano fatto “marginali” e minoritari che non caratterizzano la politica corrente. Al piú possono essere presi ad esempio per sostenere che la situazione é in evoluzione.
Sul fatto invece che non esista una politica per privilegiare un gruppo etnico rispetto ad un altro qui mi trovo in netto disaccordo. Un gruppo come quello italiano che ormai non ha piú fra i quarantenni una vera classe dirigente né una imprenditoriale é un gruppo spacciato. E il suo essere spacciato é senza dubbio un effeto della politica.
Vedi Werner, se nella nostra terra fossero tutti come noi due allora i discorsi che tu fai sarebbero totalmente corretti: purtroppo noi rappresentiamo un minoranza abbastanza esigua e di questo se ne deve prendere atto.
Am 4. November 2007 um 18:41 Uhr
Caro Sergio,
condivido il fatto che si faccia politica “etnica”.
Ritengo un errore ancorare tutti i discorsi all’esistenza della SVP e di vedere un intento di marginalizzazione del gruppo più debole ovunque.
Ma evidentemente più strade portano forse alla stessa meta. Non avere sempre le p.p.
Auguri!
Werner
Am 5. November 2007 um 09:35 Uhr
@Werner,
io non considero la SVP il “nemico” ma semplicemente la materializzazione del concetto “etnico” che domina la politica locale. È quest’ultimo che a mio parere é abominevole (lo so questo aggetivo non piace a qualcuno qui …)