Aveva ragione Lucio
Verfasser: Étranger
Mi dispiace ammetterlo, ma in realtà aveva ragione Lucio Giudiceandrea. Alla luce di quanto emerso nella discussione dipanatasi in coda a questo thread, la diagnosi secondo la quale gli “altoatesini” (cioè gli “italiani” che vivono in Sudtirolo) sono affetti da una gravissima forma di “spaesamento” è più che evidente. Si tratta di uno “spaesamento” radicale, senza appigli, uno sprofondare continuo lungo le pareti di un pozzo d’incomprensione delle strutture più elementari della realtà nella quale essi sono nati e vivono*. Trattati dai “tedeschi” locali alla stregua di ospiti sgraditi (quegli “stanziali”, considerati ancora come gli eredi di una colonizzazione tuttora persistente, mentre gli “italiani” che sono ospiti davvero, cioè i turisti, sono ovviamente graditissimi) essi reagiscono generalmente rivendicando uno status da protagonisti (rivendicazione di per sé legittima, addirittura auspicabile) basandosi però sul sistematico fraintendimento dello spazio di regole all’interno del quale sono comunque costretti a muoversi. Mi viene in mente un’immagine: una scimmia, chiusa in una solida gabbia, che cerca di uscirne scagliandosi ripetutamente e violentemente contro le sbarre. Intendiamoci, uscire dalla gabbia non è affatto facile. Ma facendo così è del tutto impossibile. Forse un giorno, speriamo, qualcuno convincerà questa scimmia a spendere un po’ di tempo per cercare di inventarsi una chiave.
* Qui rimando a quel manifesto, già citato da Loiny, che è appeso alle fermate degli autobus: Südtirol, ich lebe es (nella versione tedesca) e Alto Adige, io ci vivo (in quella italiana). Se avessi uno spray a portata di mano mi piacerebbe scrivere sotto la versione italiana (Alto Adige, io ci vivo) una frase tipo questa: sì, ci vivo, ma non ho ancora capito esattamente dove mi trovo.
Am 8. November 2007 um 20:39 Uhr
Ich kann dir genau sagen, warum sich viele “Italiani’s” hier nicht zuhause fühlen: Sie sind nicht imstande, sich in unsere Gesellschaft zu integrieren. Sie kommen in unsere Dörfer und Städte, ohne unsere Sprache und Kultur zu kennen, und sie wollen beides auch nicht erlernen. Und solche Leute, die aus anderen Gebieten nach Südtirol kommen, sei es aus dem Kosowo, Pakistan, Indien, Italien oder China, und sich nicht uns Südtirolern anpassen wollen, sind hier schlicht und einfach unerwünscht.
Ich denk mir immer, die Italiener sind die einzigen Zuwanderer, die von uns Südtirolern verlangen, dass wir ihre Sprache beherrschen!
Am 8. November 2007 um 21:06 Uhr
Caro Tom, ti confesso che questo tuo contributo, piazzato qui, proprio stasera, mi prende un po’ alla sprovvista. Mi piacerebbe poterti non rispondere e passare la mano (vorrei lo facesse magari Werner, pérvasion, Susanne, Valentino, Loiny - gli amici con i quali ho condiviso e condivido il viaggio su questa zattera in cerca dell’isola di Utopia - oppure Sergio 7, Massimo, il Medico di campagna, magari lo stesso Lucio Giudiceandrea, al quale mi sono prima rivolto). Però non voglio neppure sottrarmi alla mia responsabilità, se devo portare la croce è giusto che lo faccia fino in fondo. E allora ti rispondo così.
Hai presente quel malcapitato che, inseguito da un bandito brandente un pugnale, fugge e, fuggendo, si dirige verso un cancello di una casa che potrebbe rappresentare un rifugio? Bene, adesso quel malcapitato è quasi arrivato, il cancello è aperto, l’ha quasi raggiunto, ma all’improvviso, saltando fuori da un cespuglio di rose, spunta un altro bandito, vestito in modo diverso dal primo, ma ugualmente brandente un pugnale, e gli si avventa contro. Quello che inseguiva il malcapitato intanto gli è già addosso e, il volto storpiato e contratto come la medusa di Michelangelo Merisi, urla con rabbia “adesso ti faccio a pezzi!”; quello che gli si è parato difronte gli grida con furore perfino maggiore ”jetzt werde ich dich zerfleischen!”.
Ecco, io sono quel malcapitato.
La mia tristezza è sconfinata. Buonanotte.
Am 9. November 2007 um 07:19 Uhr
Ein - in Zahlen 1 - Kapitel Claus Gatterer, Tom Tux, ein Kapitel aus “Schöne Welt, böse Leut”, nämlich “Über unsere und andere Italiener”.
Und wenn Du schon dabei bist, das ganze Buch.
Oder vielleicht: Über die Schwierigkeit, heute Südtiroler zu sein.
Kurze Texte, durchaus bewältigbar.
TomTux, nimm zur Kenntnis, dass ich mich von Deinem “uns Südtiroler” dezidiert ausnehme.
PS: Wenn Du in der Lage bist, die “Grenzen Deiner Dörfer und Städte” zu überschreiten, dann empfehle ich eine weite Reise: nach Wien und nach Trieste/Trst.
Am 9. November 2007 um 10:22 Uhr
@Étranger,
Io capisco benissimo lo spazio di regole entro cui sono costretto a vivere e conosco anche il motivo che l’ha determinato.
Tuttavia insisto nell’affermare che questo spazio di regole é oramai obsoleto in quanto previsto esclusivamente per riequilibrare una situazione di reale svantaggio e ingiustizia che si era venuta a creare.
Ripianato questo deficit tutta una serie di regole sono obsolete e discriminatorie, cosí come l’esistenza di una politica etnica che determina una maggioranza etnica invece che politica. E se questo significa essere spaesati vabbé, allora mi accetto questo aggettivo e lo faccio mio.
@Tom
Smettiamola con questo stereotipo !!
http://ssette-bloggando.blogspot.com/2007/11/e-alla-fine-stremati-si-arresero.html
Am 9. November 2007 um 12:06 Uhr
Anch’io, caro Sergio, ritengo che questo spazio di regole sia obsoleto (e infatti, come noti, scrivo in un blog che è piuttosto radicale riguardo al giudizio di valore su questo sistema…). Purtroppo però non basta dire che il “sistema è obsoleto”. Bisogna spiegare bene come e bisogna, per cambiarlo, proporre qualcosa che tenga conto delle difficoltà da affrontare. E ti assicuro che non è facilissimo.
Am 9. November 2007 um 12:22 Uhr
@Étranger,
mi fa piacere sentirltelo dire. Peró da molti tuoi interventi, fra cui questo, dái l’impressione inversa.
Ti ho risposto qui :
http://ssette-bloggando.blogspot.com/2007/11/aveva-ragione-lucio-sar.html
Am 9. November 2007 um 12:56 Uhr
L’impressione “inversa” è veramente solo un’impressione. Io sono e rimango un critico del “sistema”, ma cerco di basare questa mia critica su una conoscenza quanto più precisa dello stesso. Per questo non mi basta dire, per esempio, che la “proporzionale” è obsoleta (sicuramente lo è) o che la “dichiarazione d’appartenenza” deve essere superata (sicuramente va superata). Il problema è: COME? Se rimaniamo alle dichiarazioni (è obsoleta, va superata) ma non ci sforziamo di precisare in che modo sia possibile modificarla, a quali conseguenza andiamo incontro (ecc.), non facciamo un passo avanti e non raggiungeremo mai nessun risultato al di fuori della manifestazione di una velleitaria insofferenza rispetto allo status quo.
P.S. Seguo il tuo blog, ho provato anche lasciare qualche commento, ma, non so perché, l’operazione, tecnicamente, non riesce.
Am 9. November 2007 um 14:38 Uhr
Si deve andare per passi :
intanto il problema va individuato e compreso. Non é detto che vada negato o sottaciuto semplicemente perché non gli si trova una soluzione.
Nello specifico, proporzionale e dichiarazione di appartenenza é semplice: sono sbagliati perché obsoleti perché non sussistono piú le condizioni che ne hanno reso necessaria l’introduzione. C’è altro da dire ?
Una volta capito questo si deve operare per cambiarlo, e qui ammetto é molto piú difficile: ma solo perché c’é qualcuno che non ne vuole sentire parlare.
Per il blog: strano, ho provato poco fa da un altro pc e funziona. Forse non si riesce mentre inserisco o modifico i post ?
Am 9. November 2007 um 15:02 Uhr
Sergio, mi pare di aver detto più volte che la proporzionale, ora come ora, garantisce soprattutto il gruppo linguistico italiano (e proprio perché, paradossalmente, è tarata solo sul coefficiente numerico dei gruppi e non, poniamo, su un più giusto riconoscimento delle competenze specifiche o linguistiche!).
In altre parole: attaccare la proporzionale significherebbe attaccare il “gruppo linguistico italiano” in quanto tale, perché nel gioco “secco” di una competizione senza più corsie preferenziali non è affatto sicuro che il gruppo linguistico italiano andrebbe molto oltre l’occupazione dei posti che comunque oggi, con questo sistema “schifoso”, gli sono dovuti. Infatti, come vedi, la proporzionale non l’attacca di fatto più nessuno (anche se a parole molti dicono che non è una cosa proprio bellissima).
Dunque: chi è che non ne vuol sentire parlare, di cambiarla? Sono molti più di quanto tu pensi.
Am 9. November 2007 um 15:09 Uhr
ll fatto che siano proprio gli italiani a sentirsi garantiti dalla proporzionale é solo un sintomo di quanto questo sistema correttivo, protrattosi troppo a lungo nel tempo, abbia corretto un problema ma nel contempo ne abbia generato un altro.
La cosa diabolica in tutto ció é che sembra che la cura per questo secondo problema sia la stessa che lo ha generato. È una contraddizione logica che sta costando molto cara al gruppo italiano. È un pó come un medico che per curare una malattia usa un medicinale che produce effetti collaterali gravi e anche dipendenza.
In questi casi meglio una bella crisi di astinenza che il continuare ad avvelenarsi.
Am 9. November 2007 um 15:19 Uhr
No. Al “gruppo italiano” (considerato in sé stesso, cioè astrattamente) non sta affatto costando caro, ma, come ormai detto e ridetto, si sta rivelando un elemento di (paradossale quanto vuoi) garanzia. I costi di questo sistema si possono invece misurare sul piano personale, allorché al diritto della realizzazione individuale viene anteposto quello della tutela e della stabilizzazione (anche numerica) della cosiddetta comunità d’appartenenza (di OGNI comunità d’appartenenza).
Am 9. November 2007 um 15:41 Uhr
Fammi capire: tu sei convinto della stessa cosa che dice Minniti ?
Guarda che non sta proprio in piedi dal punto di vista logico. La proporzionale é la causa primaria dello stato in cui versa il gruppo italiano. Come puó la stessa cosa che ha generato il male, guarirlo ?
I gruppi poi sono insiemi di persone, quindi nessun meccanismo puó tutelare il gruppo senza che il singolo sia a sua volta tutelato.
E poi nel caso specifico quale tutele *reale* hai se la regola l’applica sempre il piú forte ?
Avremo la superrazza dei dirigenti contornati da molti operai scimmie …
Am 9. November 2007 um 15:56 Uhr
Non ho esaminato con la dovuta attenzione la proposta di Minniti per poterla giudicare. Dico soltanto che è significativo (e rivelatore) che Minniti, ovvero un esponente della “destra” italiana, difenda la proporzionale fino al punto da volerla “estendere” (non ridurre).
Tu chiedi: come può la stessa cosa che …
Può benissimo. Perché le circostanze cambiano. E poi, bisogna intendersi su che cosa significa “male”. Il gruppo italiano non è stato esattamente “danneggiato” dalla proporzionale, ma la proporzionale ha “danneggiato” i privilegi del gruppo linguistico italiano. Spero non ti sfugga la differenza. Possiamo parlare di “danno” solo se trovassimo giusto quello che accadeva negli anni cinquanta. Ma tu te la senti di affermare che quella situazione era “giusta”?
Più complessa questa questione:
E infatti anche i singoli sono TUTELATI. A patto che non si considerino troppo “singoli” (cioè esseri peculiari e irriducibili a qualsiasi generalizzazione) ma rappresentanti di un gruppo linguistico. Non a caso, a chi va più stretto il corsetto della proporzionale? Ai cosiddetti mistilingue, i quali poi devono effettuare una “scelta” che molto spesso porta a confliggere la propria identità (complessa) con l’obbligo di dichiararsi appartenenti ad una e una soltanto delle configurazioni “etniche” previste.
Eh. Anche in democrazia vincono i più forti. Vincono i numeri. Il gruppo più numeroso si piglia la fetta più grande. In questo sistema è così. Garantito per legge! Se vuoi cambiare le cose devi cambiare il sistema. Un esempio? La minoranza nazionale non dovrebbe più essere considerata tale, bensì come essa realmente è: una maggioranza territoriale. Ma per far questo bisognerebbe che non ci fosse più uno stato che, semplicemente esistendo, permette alla maggioranza di comportarsi da minoranza… Non so se mi sto spiegando.
Am 9. November 2007 um 16:23 Uhr
Questo é stato vero fintanto il sistema non si é autocorretto, ossia fintanto che la proporzionale (la medicina) aveva un senso.
Dopo ha continuato il suo effetto che, come tutti i farmaci somministrati in dosi eccessive e inutilmente, é stato velenoso.
Il gruppo italiano era privilegiato, non lo nego. È stata somministrata una cura che lo ha ridimensionato, con effetti collaterali abbastanza gravi direi. La cura non é stata sospesa ed ora é applicata su un organismo non piú troppo forte ma al contrario debole. E questo porterá ad una morte lenta, magari molto lenta, ma sempre di morte si tratta.
Giá il fatto dell’iscrizione massiccia alle scuole tedesche di una certa parte (la piú acculturata o benestante in genere) é un modo per fuggire da un gruppo a cui non si dá piú, consciamente o meno, nessuna chanches.
Attenzione poi che nessuno ha sancito il *diritto* a tempo indeterminato alla proporzionale. Una volta riequilibrato il sistema (guarita la malattia) il sistema deve essere lasciato libero di evolversi cosí come una persona sana non necessita di essere curata a vita.
Am 9. November 2007 um 16:31 Uhr
La proporzionale è un meccanismo neutro, Sergio. Se il gruppo italiano fosse più consistente prenderebbe più posti. Se cala ne prende meno. Ma non è la proporzionale la causa dell’aumento o del calo del numero di italiani (o dichiarantesi tali). Nemmeno la causa indiretta.
L’iscrizione massiccia (ma massiccia quanto? Lo sai, vero, che non esistono dati, anche per la legge sulla privacy?) alle scuole tedesche è un altro discorso e non c’entra nulla con la proporzionale.
Sulle chanches. Ci risiamo. Risiamo al lamento. Ma come fai a dire nessuna Chanche? Ma dove? In quale ambito? Cerca un po’ di circoscrivere… Nessuna CHANCE. Cazzo, io sono circondato da “italiani” che lavorano, comprano macchine, gioielli, vanno a sciare, i ristoranti sono pieni… NESSUNA CHANCE.
E poi, ancora! Ho capito che la proporzionale era calibrata solo per un certo numero di anni. Ma se adesso ne ha bisogno il gruppo italiano per sopravvivere (come diresti tu)?. Come fai da un lato a lamentare la diminuzione delle chanches e dall’altro a voler abolire l’unico meccanismo di garanzia che gli italiani (gli italiani, Sergio, non gli ugandesi!!!) giudicano indispensabile per poter avere qualcosa di sicuro su cui contare?
Am 10. November 2007 um 16:34 Uhr
Ich denke, dass die postkoloniale Theorie eines Homi Bhabha analog auf unsere Situation in Südtirol anwendbar ist.
(Homi Bhabha, in Indien geboren und lehrt derzeit an der Harvard University)
Hybridität wird oft verstanden als eine Welt, in der immer pluralistischere Methoden des Ausdrucks existieren, Menschen sprechen mehrere Sprachen, fahren auf Urlaub nach Bali, haben multiple Identitäten etc. Das ist aber nicht das, was ich unter Hybridität verstehe.
Meine Idee war: Die gesamte Kultur ist rund um Verhandlungen und Konflikte konstruiert. In allen kulturellen Praxen gibt es den - manchmal guten, manchmal schlechten - Versuch, Autorität zu etablieren. Selbst bei einem klassischen Kunstwerk, wie einem Gemälde von Breughel oder einem Musikstück von Beethoven, geht es um die Etablierung kultureller Autorität.
Nun stellt sich die Frage: Wie funktioniert man als Handelnder, wenn der eigene Sinn zu handeln eingeschränkt ist, etwa weil man ausgeschlossen ist und unterdrückt wird? Ich denke, selbst in dieser Position des Underdogs gibt es Möglichkeiten, die auferlegten kulturellen Autoritäten umzudrehen, einiges davon anzunehmen, anderes abzulehnen.
Dadurch werden die Symbole der Autorität hybridisiert und etwas Eigenes daraus gemacht. Hybridisierung heißt für mich nicht einfach Vermischen, sondern strategische und selektive Aneignung von Bedeutungen, Raum schaffen für Handelnde, deren Freiheit und Gleichheit gefährdet sind
Am 10. November 2007 um 16:45 Uhr
La proporzionale non é affatto un meccanismo neutro, soprattutto se usato in modo politico e strumentale.
Vuoi dati ? Sui giornali é appena stato pubblicato la statistica sulla percentuale di dirigenti nella pubblica amministrazione. Fra i livelli apicali siamo al 10% (ossia meno della metá dei dovuti) e fra gi altri va poco meglio. Per non parlare delle aziende controllate dal pubblico, tipo Brennercom o informatica alto adige dove di italiani praticamente non c’é traccia (se non in rarissimi casi alcuni paraculati dalla politica) E nessun dato sul trend, perché quello é veramente drammatico.
Questi sono dati *certi* e se hanno un limite é caso mai quello di essere troppo ottimistici.
Di fronte a questi dati non si puó negare l’esistenza del problema.
A meno che per the chance non significhi avere la macchina o i soldi per vicere in modo piú o meno dignitoso.
Per me chance singifica avere pari opportunitá, non é in nessun modo accettabile pensare di di essere contenti essere sempre comprimari. Ti vorrei far fare un giro in alcuni posti dove ho lavorato, forse vedendo la situazione reale ti renderesti conto.
E non accetto nemmeno sentire dire che sia tutta colpa degli italiani, in caso c’é concorso ma la politica non la fanno i partiti italiani ed é la politica che spinge questa situazione al paradosso.
Tornando alla proporzionale secondo me é sbagliata punto e basta, va tolta.
Chi sostiene che é un meccanismo che ora serve agli italiano sbaglia perché :
1. Non legge i dati e quindi non capisce che nonostante la proporzionale le cose peggiorano. Non danno cioé retta al metodo empirico
2. Non si rendono conto che non é la stessa cosa cercare di riportare a maggioranza chi maggioranza é e mantenere l’equilibrio. È come dire che se applichi una forza per portare un sistema in equilibrio, poi la stessa forza puó mantenere l’equilibrio. Se applicata la forza porta il sistema alllo scompenso opposto. Logicamente proprio non ha alcun senso, é sbagliato.
Sulla scuola hai ragione, non ci sono dati certi. Ti invito pertanto a fare un giretto a Bolzano e vedere scuole elementari ed asili tedeschi: rimarresti sorpreso. Siamo al punto che la situazione é talmente paradossale che si iniziano a formare gruppi di genitori pronti alla (giusta a mio avviso) protesta. Ci sono scuole dove di tedeschi veri (con entrambe i genitori tedeschi) ce ne sono un paio per classe.
Am 10. November 2007 um 16:46 Uhr
Die gesellschaftliche Artikulation von Differenz ist aus der Minderheitenperspektive ein komplexes, fortlaufendes Verhandeln, welches versucht, kulturelle Hybriditäten zu autorisieren, die in Augenblicken historischen Wandels aufkommen”, schreibt Homi Bhabha in seinem Aufsatz Verortungen der Kultur.
Am 10. November 2007 um 17:15 Uhr
Dimenticavo, io in quelle scuole ci sono stato e praticamente tutti i miei amici hanno i figli iscritti a scuole/asili tedeschi
Am 11. November 2007 um 23:23 Uhr
Gute Nachrichten für Südtirol. Die Chancen, dass sich die italienische Rechte auch in Südtirol ein weiteres Mal fragmentiert, stehen nicht schlecht.
http://www.stol.it/nachrichten/artikel.asp?KatId=f&p=3&ArtId=103478&SID=221008136144688451
Am 12. November 2007 um 15:25 Uhr
@Tischlampe
Ich glaube nicht, daß sich die ital. Rechte in Südtirol großartig spalten wird.
Im Gegenteil: Diese Nachricht wird sie noch mehr zur Einheit und zum Zusammenhalt ermutigen.
Außerdem, gibt es ja auch in Südtirol mittlerweile die Forza Nuova, so langsam reicht es an rechtsextreme Parteien.