Rubrik [Blaun].

«Gli italiani del Sudtirolo invece di „marinare la scuola” dicono „fare blaum”. In Trentino si faceva blaum (e nel bellunese „blao”) già negli anni Dieci; a Bolzano si usa, anche per iscritto, a partire dagli anni Trenta. Nel tedesco popolare „Blau machen” significa „fare vacanza”, o anche „ubriacarsi”. Secoli fa, in Germania, per tingere una stoffa di blu si ricorreva all’indaco di origine vegetale, disciolto nell’urina. Le stoffe venivano immerse nella mistura fra grandi trincate di birra (che notoriamente aumenta la produzione di urina) e ciò rendeva l’attività gradita agli operai; poi, sempre fra feste e bevute, venivano stese al sole, cosa che dava la colorazione definitiva. Non era un gran lavoro: si beveva birra e ci si godeva il sole. Insomma, „Blau machen” era una vacanza, rispetto almeno ad altri lavori. Scomparso „machen”, è rimasto „Blaum”. La versione esatta è „blaum” ma gli studenti di oggi, in genere, pronunciano „blaun” (con la „n” e non con la „m”) e scrivono „blown”, convinti che sia inglese. La pronuncia tedesca per „blaumachen” considerata in südtirolerisch diviene „blaumohn”, risultando ad un orecchio non abituato esattamente „blaum” o „blaun” che dir si voglia. Ecco quindi il nostro „fare blaun”, una forma più moderna - ma sempre meno del „blown” contemporaneo. È una variante sbagliata, o almeno è un’alterazione nata recentemente. Si sente e si usa molto da una decina di anni, tanto che molti sudtirolesi prediligono questa locuzione a quella tradizionale (e corretta) „blaum”.»
«[...] Man versteht sich als “Diskussionsgemeinschaft”, die nach Lösungen für alle in Südtirol lebenden Sprachgruppen sucht [...]. Seine Mitstreiter seien Studenten und junge Menschen, die bereits in die Arbeitswelt integriert seien – “auch Italiener” [...]»
«[...] Ridurre lo spazio della propria madrelingua per far spazio alla madrelingua degli altri. Retrocedere la prima lingua a terza. Mettere in secondo piano la propria particolarità in nome dell’ideale plurilingue. Alleggerire il carattere linguistico dal peso di cui viene investito, per curarsi anche degli altri caratteri che compongono l’identità.[...]»







