Quotation (334): Minoranza, da umiliare.

Ma la regione è strategica e necessaria per il futuro dell’autonomia, per gli equilibri fra i gruppi etnici, per lo stesso concetto di minoranza (che nel solo territorio altoatesino sarebbe invece maggioranza).

— Alberto Faustini

Concezione interessante di minoranza, quella esposta dal direttore del quotidiano A. Adige in un commento pubblicato oggi. Come se le minoranze nazionali dovessero per forza rimanere — e masochisticamente ambire a essere — minoranza a ogni livello, statale, regionale e magari anche comunale.

Una minoranza nazionale, invece, rimane tale anche se rappresenta la maggioranza a livello regionale. Anzi, la «Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie» raccomanda espressamente di definire i confini amministrativi delle minoranze linguistiche in maniera che a livello territoriale rappresentino la maggioranza e possano autogovernarsi.

Il no dell’Italia, il sì di Bolzano.

di Riccardo Dello Sbarba

“È la prova che il Sudtirolo non è Italia – scrive un amico – Ora non vi resta che trasferirvi armi e bagagli nell’Austria di van Der Bellen”. In effetti…

Ma, in effetti, il Sudtirolo (per dire la stragrande maggioranza della popolazione di lingua tedesca, mentre quella italiana ha votato come la media nazionale) non ha votato sulla riforma della Costituzione, ma sulla “clausola di garanzia”, da noi rafforzata dalla funzione tutrice dell’Austria, che invece alle altre autonomie speciali non è data (e infatti non ci hanno creduto). Hanno votato a favore di una Costituzione che da noi non si sarebbe applicata. Anzi, hanno votato sì proprio perché da noi la nuova Costituzione non si sarebbe applicata.

Hanno votato “diversamente sì”. È stato il sì di tante mie amiche e amici che somiglia moltissimo al sì a Van der Bellen di tante austriache e austriaci che pure i Verdi non li votavano mai. A Vienna hanno votato VDB per non dare l’Austria in mano a Hofer, a Bolzano hanno votato sì per non dare l’Italia in mano a Grillo e Berlusconi. Lì hanno votato VDB per stabilizzare l’Austria e stabilizzare l’Unione Europea dopo Brexit e Trump, qui hanno votato sì per stabilizzare l’Italia e reggere in piedi l’Unione Europea. Quindi un voto politico, al di là dei contenuti. Che fosse vero o no che i due paesi si trovassero sull’orlo di un baratro, questa era l’impressione di molte persone fuori dall’Italia. Per questo i progressisti europei, verdi inclusi appunto, tifavano per Renzi, al quale è riuscito di convincere l’opinione pubblica fuori dall’Italia che il voto non verteva più su una (mediocre e contraddittoria) riforma della Costituzione, ma era un voto sul destino dell’Italia in procinto di fare bancarotta e finire nelle mani di populisti e avventurieri (lui che di populismo e avventure è grande intenditore). E a Bolzano cosa pensano fuori, soprattutto nell’area tedesca, si sente.

Ma forse (forse) non è così. In Italia c’è sicuramente uno che ha perso, e si chiama Renzi. Ma non c’è uno che ha vinto, tanto era variegata l’“accozzaglia dei no”. Di sicuro ha perso chi vedeva la soluzione di tutti i problemi nella centralizzazione del potere, nel taglio dei contrappesi democratici, nell’umiliazione delle autonomie e nell’efficientismo senza popolo. Era una ricetta sciagurata ed è bene che sia stata bocciata. Adesso però bisognerebbe fare l’opposto: diffondere il potere verso il basso, rafforzare il bilanciamento tra i poteri della Repubblica, riqualificare e sviluppare le autonomie, credere nella partecipazione democratica alle grandi scelte, ricreare una informazione degna di questo nome.

È il compito che spetta alla parte migliore del NO. E alla parte migliore del SÌ. Perché da oggi, sia chiaro, il “fronte del no” e il “fronte del sì” non esistono più.

Buon giorno Italia, guten Morgen Südtirol.

Quotation (332): Potere di veto?

La clausola di salvaguardia non è scritta in Costituzione, come invece si era ottenuto per la riforma del 2006, poi bocciata al referendum, ma nelle norme transitorie – spiega – inoltre, sempre a differenza del 2006 la procedura qui non è definita e non sappiamo perciò se le regioni avranno il potere di veto di fronte alle richieste dello Stato.

Dino Viérin, ex presidente della Vallée d’Aoste, citato da AostaSera.

Quotation (329): Eredità fascista trasversale.

[La sinistra italiana tende a] cadere spesso in una retorica fortemente nazionalistica, che spesso ci ricorda di come l’eredità fascista ancora sopravviva, trasversalmente, in Italia.

Pietro Colombo, Sanca/Sinistra Veneta, in «Nazionalismo. Malattia italiana.»

Trovo interessante e significativo che anche in Veneto si abbia questa impressione.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6]

Benvenuto, comun de Sèn Jan.

Questo finesettimana le cittadine e i cittadini dei comuni fassani di Vich, Poza, Mazin e Soraga hanno deciso sulla fusione delle loro rispettive amministrazioni, e dalle urne è uscito un responso molto chiaro: Vich e Poza si uniranno, mentre Mazin e Soraga per ora preferiscono rimanerne fuori.

Le fusioni sono un progetto della vicina provincia di Trento per ridurre il numero dei comuni, che ora ammontano a 277 (mentre in Sudtirolo se ne contano 116).

Dall’unione di Vich e Poza nascerà il nuovo comune ladino di Sèn Jan, il cui nome non avrà traduzione in «italiano». D’altronde, l’orientamento in Trentino da anni è quello di rendere visibili i toponimi storici e/o minoritari: dalla Comunità Rotaliana-Königsberg all’Alta Valsugana e Bersntol (e non più «Valle dei Mocheni») passando per il Comun General de Fascia (in sostituzione del vecchio comprensorio «Ladino di Fassa»).

E ora… diamo il benvenuto a Sèn Jan!

Vedi anche: [1] [2] [3]

Quotation (328): La sensibilità di Liliana Di Fede.

In merito alla visita ufficiale di Jean-Claude Juncker la segretaria provinciale del PD, afferma:

Per quel che mi riguarda, posso assicurare che non parteciperò a cerimonie o incontri istituzionali dove tutte e sottolineo tutte le comunità non vengano trattate con il rispetto e la sensibilità che meritano.

— A. Adige, 21.11.2016

Ce ne rallegriamo. Vuol dire che la segretaria, oggi, non parteciperebbe più a manifestazioni come quelle che ancora un anno e mezzo fa, da sindaca di Laives, lei stessa organizzava.

Juncker, Urzì e i sudtirolesi ingrati.

Venerdì scorso è venuto in Sudtirolo, in visita ufficiale, il presidente UE Jean-Claude Juncker — e il consigliere provinciale Alessandro Urzì (AAnC), postfascista, ci ha ricamato sopra la sua solita esasperante polemica etnica. Come nel caso della norma di attuazione sulla toponomastica.

E come sempre.

Il sostegno mediatico, come al solito, gli è giunto puntuale dal quotidiano in lingua italiana del gruppo Athesia (la nuova proprietà che, in occasione dell’acquisto, aveva definito l’AA un giornale «autonomista»).

Abbiamo tentato di interloquire con Urzì su Facebook, ma purtroppo ha preferito tagliar corto continuando a cancellare ogni nostro commento. Sia chiaro, questo è un suo diritto — ma è la ragione per cui ho deciso di scrivere questo pezzo.

Andiamo al sodo:

Urzì si scaglia contro il cosiddetto «landesüblichen Empfang» degli Schützen, con cui il Landeshauptmann ha accolto Juncker. Scrive che «si è imbastita una cerimonia pari a quelle che solo i Capi di Stato tributano all’alto rappresentante dell’Europa» e che quindi Kompatscher avrebbe fatto «il finto Capo del Libero Stato». Falso. Noi, che indipendentisti lo siamo e dunque ce ne saremmo rallegrati, dobbiamo contraddire: il «landesüblicher Empfang« è appunto questo: landesüblich, ovvero «abituale», «consueto»… «normale»; e lo è anche a Innsbruck, non proprio la capitale di uno stato indipendente e sovrano. Che a Urzì non piaccia è un’altra cosa, bastava che lo dicesse.

Inoltre, il Nostro critica che per dare il benvenuto a Juncker gli Schützen abbiano usato dei fucili (depotenziati, quindi innocui, se non usati a mo’ di clava) del tipo Mauser 98k. I «micidiali Mauser 98 K in dotazione alla Wehrmacht. Fucili comprati uno ad uno nel mercato della nostalgia del Reich», secondo Urzì.
Ora, premetto che a me le armi non piacciono e sarei strafelice se gli Schützen le mettessero da parte. Ma sinceramente mi fanno più paura le armi vere (e in grado di uccidere) che non quelle finte/depotenziate usate a scopi di rappresentazione storica o cerimoniale.
Ad ogni modo non mi risulta che Urzì avesse avuto da ridire sull’esibizione di armamenti bellici (pesanti) durante l’adunata degli Alpini nel 2012; o sulle marce con le mitragliette (se fossero fucili mi si passi l’ignoranza, ma il senso rimane pur sempre quello). A meno che il consigliere non si sia convertito al pacifismo ultimamente; nel qual caso gli dovrei le mie scuse, ma mi sia permesso dubitarne.
Per quanto poi riguarda i «micidiali» Mauser, secondo quanto per quanto è dato sapere sono quasi tutti di provenienza iugoslava; altroché comprati uno a uno sul mercato della nostalgia (sempre che Urzì non sia in grado di dimostrare il contrario, ma allora dovrebbe farlo). Dunque un’altra accusa falsa.

Va detto però, e qui ho piena comprensione per la delusione di Urzì, queste/i sudtirolesi sono una vera banda d’ingrati. A nemmeno cent’anni dalla liberazione dal giogo austroungarico (non è uno scherzo, Urzì ne è convinto) hanno il cattivo gusto di non chiedere permessi agli eredi del fascismo. E di non suonare l’inno nazionale (quello antiaustriaco).

Come se fossero autonomi.

Vedi anche: [1] [2] [3]