Professoressa «ribelle», nuovo schiaffo a Madrid.
Clara Ponsatí riavrà una cattedra all'università di St Andrews

Sedizione, ribellione e malversazione, questi i reati imputati ai membri del governo catalano di Carles Puigdemont (PDeCAT) in relazione al processo di indipendenza culminato nel referendum del 1 ottobre 2017, con la successiva attivazione dell’articolo costituzionale 155 da parte del governo spagnolo. Di fronte a una «giustizia» sempre più aggressiva e a un rifiuto permanente da parte di Madrid di qualsiasi intesa politica, alcuni ministri catalani e lo stesso Puigdemont si sono rifugiati a Bruxelles, mentre altri sono stati incarcerati preventivamente.

Tutti quanti rischiano condanne fino a 30 anni di prigione, anche se ieri la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha mandato una prima boccata d’ossigeno, limitando l’uso indiscriminato dei «delitti d’odio» da parte dei tribunali spagnoli.

Uno schiaffo alla Spagna, oltre che da Strasburgo e dalla Svizzera, negli ultimi giorni è venuto anche dalla Scozia, dove da Bruxelles si è ora trasferita Clara Ponsatí, ministra dell’educazione nel governo Puigdemont. Anche per lei, infatti, sia la magistratura sia i giudici del Tribunal Supremo hanno escluso l’emissione di un nuovo mandato europeo di cattura, facendo intendere quanto la Spagna sia isolata nella sua persecuzione politica del governo catalano. Ma non basta, perché Ponsatí non solo non si è resa irreperibile, ma riavrà anche la sua cattedra presso la rinomatissima — nonché pubblica! — University of St Andrews, che aveva lasciato proprio per aderire alla compagine governativa di Carles Puigdemont.

Quindi non solo il Regno Unito non la arresterà, ma restituirà a Ponsatí un pregiato incarico pubblico. Più chiaro di così…

Vedi anche: [1] [2] [3]

La Corte di Strasburgo condanna la Spagna.
Limitazione inammissibile della libertà di espressione

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha reso pubblica una sentenza nei confronti dello stato spagnolo, che ne condanna senza sconti la limitazione della libertà di manifestazione del pensiero. I fatti oggetto di giudizio risalgono addirittura al 2007, quando due giovani catalani — antimonarchici e indipendentisti — prendono la decisione certamente discutibile di bruciare in pubblico un ritratto, a testa in giù, del re e della sua consorte. Identificati dalla polizia, i ragazzi vengono condannati (nel 2008) a 15 mesi di detenzione per «disprezzo e vilipendio della corona» dalla famigerata Audiencia Nacional, che ravvisa un «delitto d’odio», giudizio confermato (nel 2015) dalla Corte costituzionale, alla quale i due si rivolgono.

Inutile ricordare che la pronuncia della CEDU è di particolare interesse a fronte, soprattutto, dei fatti degli ultimi mesi, nei quali la giustizia spagnola ha cominciato a perseguire sistematicamente rappresentanti politiche, artiste e semplici cittadine per le loro idee antimonarchiche o indipendentiste o più semplicemente per aver chiesto la liberazione delle incarcerate politiche. In molti casi le condanne sono avvenute per supposti «delitti d’odio».

Con una decisione presa all’unanimità, la CEDU impone alla Spagna di restituire ai due giovani attivisti politici la multa di 2.700,- che gli era stata inflitta, oltre a 9.000,- a titolo di risarcimento. Nella sentenza ricorda che

la libertà di espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica

che non vale solo per le informazioni e le idee

accolte con favore o ritenute inoffensive o indifferenti, ma anche per quelle che urtano, scioccano o inquietano: così esigono il pluralismo, la tolleranza e lo spirito di apertura senza i quali non esiste società democratica.

Inoltre fa notare che le limitazioni della libertà di espressione sono generalmente possibili, ma quasi sempre inammissibili in ambito politico — a maggior ragione se chi è oggetto di critica riveste una carica pubblica.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9]

Quotation (449): La semplicità di un voto.

Sicuramente la nuova procedura rallenterà le operazioni di voto, dato che prima di consegnare la scheda all’elettore identificato bisogna dettare il codice alfanumerico di 14 cifre agli scrutatori che lo annoteranno sulla lista elettorale, poi

  • all’uscita dell’elettore dalla cabina, bisogna verificare che la scheda sia piegata bene (con tanti simboli e candidati il formato sarà sicuramente quello di un piccolo lenzuolo da piegare come un origami), altrimenti non si riesce a staccare il codice
  • rimandare eventualmente il votante dentro a ripiegare la scheda
  • verificare all’uscita che il codice sia lo stesso di prima
  • strappare lungo la linea tratteggiata avendo cura di non rovinare la scheda
  • inserire i due tagliandi delle due schede (C+S) con l’adesivo nelle due rispettive buste
  • imbucare la scheda elettorale nell’urna prevista

Da un commento di ‘Sandro BX’ su ‘Salto’.

Vaccini, Sudtirolo arretrato?

A Bolzano abbiamo un grosso problema perché la realtà — più rurale che altrove — mantiene una grandissima diffidenza nei confronti delle vaccinazioni e, in generale, rispetto alla medicina. Abbiamo lavorato con l’Asl per aiutare realtà più chiuse ad accettare il metodo scientifico. Purtroppo in contesti come questi si confonde una scelta identitaria di tipo politico con una scelta sulle vaccinazioni che di politico non ha nulla, si tratta solo di salute pubblica.

È ancora una volta un Sudtirolo arretrato quello disegnato dalla ministra della salute, Beatrice Lorenzin, citata sull’edizione odierna del quotidiano A. Adige.

Quello stesso Sudtirolo che però ha una speranza di vita nettamente superiore alla media italiana e il cui sistema sanitario — ormai qualche anno addietro, è vero — era «il primo della classe», almeno se paragonato a quello delle regioni italiane.

È veramente assodato che un metodo, «solo» perché scientifico, sia sempre e comunque il migliore e non possa venir discusso? Non è mia intenzione mettere in forse la scienza — ma anch’essa in una democrazia non può semplicemente venire imposta.

Lorenzin, con la sua propria lista, è alleata del PD (e quindi indirettamente anche dell’SVP) per le elezioni politiche del 4 marzo.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]

Ada Colau boicotta il ricevimento del re.

Riproponiamo qui una dichiarazione della sindaca di Barcellona, Ada Colau (Barcelona en Comú), pubblicata in occasione del Mobile World Congress con sede nella capitale catalana:

Ieri [sabato 24 febbraio] ho dichiarato che non avrei partecipato al ricevimento ufficiale del Re, quello che colloquialmente si conosce come «il baciamani». Invece parteciperò alla cena e all’inaugurazione del Mobile World Congress, dove converrò col Re e altre istituzioni. Lì entreremo in contatto con rispetto fra rappresentanti di diverse istituzioni che hanno lavorato intensamente perché questa edizione del Mobile diventi un successo. Però una cosa è il rispetto istituzionale e un’altra l’adorazione. Ancor più coi tempi che corrono.

Dopo le cariche della polizia del primo ottobre (a Barcellona città ci sono state cariche in 27 scuole), il Re non ha avuto neanche un minimo gesto d’empatia verso la gente che ne ha sofferto, mentre ha fatto un discorso durissimo con cui ha avallato la linea repressiva — invece di tentare di calmare il conflitto e apportare serenità, che è ciò che in principio ci si aspetterebbe da un capo di stato.

Inoltre, negli ultimi tempi abbiamo visto come la libertà d’espressione si limita a un ritmo preoccupante. Nella cornice di questa limitazione si cerca di rendere intoccabile la figura del Re e di ottenere che qualsiasi critica sia accompagnata dalla paura.

Questa settimana un rapper è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per le sue canzoni. E anche se alcuni dei suoi testi mi causano un profondo dispiacere e mi provocano avversione, trovo un’aberrazione che gli si infligga un anno [di reclusione] per ingiurie alla corona.

In una democrazia avanzata qualsiasi carica pubblica, anche il Re, deve poter essere criticata e messa in forse. A maggior ragione se non si tratta di una carica elettiva ma ereditaria. Per tutto questo, oggi e domani avrò un incontro cordiale col Re, ma non parteciperò al baciamani che, come indica la denominazione stessa, è un atto di adorazione e di vassallaggio improprio per una democrazia del XXI secolo.

Traduzione:

Vedi anche: [1] [2] [3]

Quotation (446): No ai compromessi.

Bizzo è il nostro mentore, è una risorsa per la Provincia oltre a essere una persona che non scende a compromessi, basti guardare al caso della toponomastica. Se volesse seguirci in questa nostra scelta di lasciare il partito lo aspetteremo a braccia aperte, questa, del resto, è la sua famiglia politica.

Monica Franch (assessora al personale, alla scuola e al tempo libero del capoluogo sudtirolese) in occasione della spaccatura del PD, citata da ‘Salto’. Sottolineatura nostra.

Benvenuto, nuovo soggetto politico retrogrado.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4]

Ancora soldi per il monumento.

Il MiBACT ha deciso di investire 735.000 euro per la messa in sicurezza sismica e la ristrutturazione del monumento fascista alla «vittoria» di Bolzano. Pochi anni fa erano state spese centinaia di migliaia di euro per un contestato restauro e per la seguente storicizzazione dell’opera.

Ora di quest’ulteriore investimento se ne sentiva urgente bisogno — in zona sismica zero, mentre nelle aree devastate dai terremoti in Italia centrale la ricostruzione arriva con il contagocce.

Urzì, intervista «fake».

Leggermente surreale l’intervista a Alessandro Urzì — candidato alle prossime elezioni politiche con la destra radicale di Fratelli d’Italia — apparsa oggi sull’A. Adige. Innanzitutto questa domanda:

Lei ha incarnato una destra di impronta liberale. Con Fratelli d’Italia si pone alla guida di un movimento identitario e tradizionalista, comprese le battaglie no gender.

Gentile fr.g. (Francesca Gonzato), guardi che l’amico liberale oltre a voler limitare — liberalmente — la libertà di pensiero, le battaglie «no gender» e omofobe le ha sempre fatte.

Il rapporto tra Bolzano e Roma deve essere paritario. Invece Bolzano, cioè la Svp, dice “cancellate la toponomastica italiana” e Roma risponde “va bene”.

Devo proprio essermi perso qualcosa. Che io sappia la toponomastica non solo è sempre quella di Tolomei, ma Roma ha detto «va bene» proprio a Urzì e ai suoi, senza mai fare un passo indietro.