Un’Alta Corte per il Sudtirolo.

Non soltanto l’inserimento dell’autodeterminazione nel preambolo, ma anche la proposta di istituire una sorta di «Corte costituzionale sudtirolese» è stata giudicata sovversiva — perfino da membri cosiddetti progressisti del Konvent. Tanto sovversiva che non solo ogni Land della Germania ne dispone — non eravamo i più autonomi del mondo? — ma che fu proposta e inserita anche nello statuto siciliano dopo la seconda guerra. È vero, la cosiddetta Alta Corte ebbe vita breve, perché già nel 1957 prevalsero le pulsioni centraliste dello stato nazionale e della Corte costituzionale romana — che se ne arrogò le competenze. Ma fu comunque un’esperienza incoraggiante, del tutto positiva.

Nel Sudtirolo odierno, «europeo» e «autonomo», dunque, alcuni progressisti giudicano sovversiva l’idea che non sia lo stato, da solo e tramite un organo politicizzato, a fare il buono e il cattivo tempo, bensì (almeno) un’istituzione bilaterale.

Interessante, in merito alla defunta Alta Corte siciliana, è che l’organo giudicante di nomina paritetica non avesse solo il compito di giudicare la costituzionalità delle leggi regionali, ma anche la corrispondenza delle leggi statali alle prerogative dell’autonomia siciliana. Per il Sudtirolo un’istituzione con queste caratteristiche potrebbe significare una netta diminuzione della conflittualità con Roma e la sospensione della costante opera accentratrice della Consulta.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4]

Valerio Benedetti — outing di un fascista.
Quando il fascismo entra nella «Volkshochschule»

Che il fascismo non se ne vada in giro sempre con la mazza da fabbro dovrebbe essere risaputo a sufficienza. Anzi, i gruppi fascisti si muovono su livelli diversi, servendosi dei mezzi più disparati e disponendo, oltre ai capi e alla fanteria, anche di un pool di ideologi che giustificano atti e discorsi detestabili. Con calcoli strategici si infiltrano tra le istituzioni educative nascondendo il proprio messaggio sotto forma di contenuto innocuo. Il loro vero volto viene mostrato in occasione di conferenze interne, dove si parla chiaro, si fa rete e si dà vita a forme di scambio internazionale.

Un esempio è il recente congresso dell’organizzazione Blocco Studentesco tenutosi a Roma lo scorso Aprile dal titolo «Europa – Comunita di popoli, civilta». L’organizzazione giovanile aveva invitato neofascisti e neonazisti provenienti da sei diversi paesi — tra cui la francese Action Française e l’organizzazione giovanile del partito greco Alba dorata. Contro quest’ultimo è in corso attualmente un procedimento statale di messa al bando per violenze di massa, implicazioni in criminalità organizzata e assassinio. Presente era anche il famoso editore della nuova destra Philip Stein e un po’ più nascosto il collaboratore dell’AfD John Hoewer.

In questa costellazione si fa notare anche qualcun altro: Valerio Benedetti, elencato come scrittore. Vive indisturbato da circa quattro anni a Bad Nauheim 61231, quartiere Nieder-Mörlen, in Germania. Dottorato all’Università J.W.-Goethe, lavora in diverse università popolari come insegnante di italiano nel Bundesland dell’Assia (Hessen).

Benedetti è una delle teste ideologiche fondamentali di CasaPound. I suoi libri sono ritenuti opere ideologiche standard, la sua pubblicistica, le sue capacità di traduzione e il lavoro di collegamento giovano all’intero gruppo. Grazie a lui, oltre alla semplice realizzazione di utili, è stata costruita soprattutto una rete di supporto a livello internazionale. Dato che nel contesto europeo dell’estremismo di destra i fascisti italiani di CasaPound sono uno dei gruppi più significativi, nelle seguenti righe ci si focalizzerà brevemente su questi. In conclusione si farà inoltre luce in maniera più precisa sulle attività di Benedetti.

Sangue sulle mani: CasaPound

CasaPound Italia è un movimento radicale di destra fondato nel 2003, che ricomprende fascisti/e con orientamento tradizionale, ma che si presentano con accento moderno.

A questo proposito usano mezzi di comunicazione moderna altrettanto attuali, linguaggi estetici della gioventù progressiva e delle culture di protesta. Vale a dire che per la loro propaganda fanno uso della moda, della musica, dei graffiti, di raves, go-ins, sit-in e di altre forme di azione della sinistra. La notorietà internazionale nella scena europea dell’estremismo di destra è arrivata a seguito dell’occupazione e dell’uso come mezzo di propaganda di strutture disabitate, utilizzate come centri nazionali dove si pianificano azioni ed eventi.

In questo senso i membri di CasaPound organizzano azioni socio-caritative vendendosi come «concittadini che si prendono cura del prossimo». Nel 2013 CasaPound si presenta per la prima volta alle elezioni come partito e dispone attualmente di vari rappresentanti in sei diversi parlamenti comunali. Dal 2013 ha raddoppiato quasi a 100 la sua base di partito e il numero dei suoi membri — che secondo alcune indicazioni ammonterebbe a circa 6.000 — è altrettanto cresciuto considerevolmente.

I membri di CasaPound si vedono come fascisti e fanno appello ai tempi più violenti delle cosiddette «camicie nere» sotto Benito Mussolini (1919-1922). Di conseguenza la loro condotta è segnata da violenti abusi su dissidenti e da scontri con le forze dell’ordine. Membri di CasaPound hanno in tal senso preso parte ripetutamente ad atti di violenza contro la sistemazione di rifugiati, come ad esempio nel 2014 e 2015 a Roma. Sulla base del loro razzismo, che cercano di celare dietro al concetto di etnopluralismo, si è arrivati di continuo ad abusi fino all’omicidio di rifugiati. A dicembre 2011 a Firenze Gianluca Cassieri sparò a due venditori senegalesi. Nel 2016 nella piccola cittadina di Fermo un membro di CasaPound offese la moglie di Emmanuel Namdi, un rifugiato nigeriano, definendola scimpanzé e nella rissa che ne derivò, picchiò l‘uomo fino alla morte.

Oltre ad azioni violente e militanti il movimento cerca di sviluppare ulteriormente un’ideologia di estrema destra e di rispolverare pensatori fascisti. In questo contesto Benedetti rileva particolarmente grazie a pubblicazioni su Giovanni Gentile, il principale «filosofo del fascismo» sotto Mussolini o sul «corporatismo del terzo millennio». I due libri fanno parte del canone del gruppo e il ricavato passa direttamente al movimento. Oltre a queste due opere Benedetti ha preso parte a un gran numero di altre pubblicazioni di estrema destra, collabora con l’ex terrorista Gabriele Adinolfi, accusato di partecipazione terroristica all’attentato della stazione di Bologna nel 1980 che causò 85 morti. In Germania è inoltre in contatto con attori della scena di estrema destra.

Un neofascista italiano a Francoforte

Valerio Benedetti ha conseguito nel 2015 il dottorato internazionale dedicato a «Comunicazione politica dall’antichità fino al XX secolo», collegato al seminario del dipartimento 08 di filosofia e storia dell’università J.W.-Goethe di Francoforte (Frankfurt am Main). Nell’ambito del suo dottorato Benedetti ha partecipato a diversi congressi universitari a livello europeo. Parallelamente alla sua carriera universitaria ha iniziato a scrivere col proprio nome contributi ideologici, a tenere conferenze e a scrivere articoli sulla situazione politica tedesca per il giornale online di CasaPound, Il Primato Nazionale. Che Benedetti metta il suo sapere a disposizione del movimento, lo si vede chiaramente dall’accavallarsi dei suoi temi di ricerca con quelli di discussione di CasaPound. Le sue ricerche storiche sulla genesi del concetto di Civilitas negli antichi rappresenta un punto di partenza per i dibattiti attuali su nazione e civilizzazione.

Inoltre nella regione metropolitana del Reno-Meno, Benedetti sembra non solo occuparsi della redazione di blog bensì ha avviato già da un po’ di tempo forme di scambio e di collegamento con strutture tedesche di nuova destra. Un esempio è l’intervista con Philipp Stein, condotta e tradotta in italiano dallo stesso Benedetti oppure ancora la recente radiotrasmissione a cui hanno preso parte sia Benedetti che Philipp Stein.

Philipp Stein è vicino a Götz Kubitschek e insieme a questo ha dato vita al «Movimento 1%» (Ein-Prozent-Bewegung). Inoltre Philipp Stein è editore del «Jungeuropa Verlag» per cui Benedetti pubblica e continuerà a pubblicare sotto lo pseudonimo di Ettore Ricci.

Sotto questo pseudonimo ha pubblicato testi e post su diversi blog in rete, questi avrebbero potuto probabilmente nuocergli durante la sua fase di promozione. Nel luglio del 2013 è comparso sul blog della nuova destra «Blaue Narzisse» (narciso blu) un articolo tedesco avente a tema CasaPound. Il redattore è Ettore Ricci e il traduttore Johannes Schüller. Johannes Schüller è libero professionista ed è attivo a Dresda come giornalista. Scrive anche articoli per «Blaue Narzisse» o per il giornale vicino all’FPÖ «Wochenblick». Già un anno dopo, nel febbraio del 2014, il lavoro di traduzione diviene inutile e segue a titolo di esempio sul blog «Blaue Narzisse» un testo sul pensatore della nuova destra Giorgio Locchi. Inoltre Valerio Benedetti avvia, sempre sotto lo pseudonimo di Ettore Ricci, pubblicazioni in tedesco su CasaPound, ad esempio sul blog della casa editrice «Jungeuropa Verlag». Per l’anno 2017 la casa editrice «Jungeuropa Verlag» annuncia una prima pubblicazione di testi in italiano su CasaPound che tra l’altro sono tradotti con la collaborazione di Ettore Ricci.

Benedetti in Germania cura la sua rete di contatti. Ha un filo diretto con Felix Menzel, che esattamente come Kubitschek appartiene agli scagnozzi della nuova destra, in passato è stato ospite a Karben del «Projektwerkstatt» di Andreas Lichert (AfD), vicino al movimento degli identitari. Menzel è fondatore ed editore di «Blaue Narzisse» e rappresenta una figura di spicco in riferimento al cosiddetto «Movimento Identitario» (Identitäre Bewegung -IB-). Secondo un articolo del 2012 comparso su Publikative.org, Felix Menzel assunse molto presto un ruolo importante per il Movimento Identitario in Germania. Se Benedetti abbia già preso contatto con Andreas Lichert non è ancora cosa nota. Dato che entrambi vivono a Bad Nauheim e sono (in parte) presenti con pubblicazioni sulle stesse piattaforme, è però da presumere.

Un altro famoso neonazista che compare nella lista delle amicizie su Facebook di Valerio Benedetti è Julian Monaco. Monaco è originario della Bassa Sassonia (Niedersachsen) e sulle prime è stato attivo tra i nazionalisti autonomi di Soltau prima di passare alla giunta regionale e poi all’esecutivo federale dei Giovani nazional-democratici (JN). Monaco è membro della corporazione studentesca Salamandria di Dresda ed è stato ospite già nel 2012 di CasaPound in Italia.

In conclusione si può dire che Valerio Benedetti dispone in Germania di buoni contatti, quali attori importanti della scena della nuova destra e della destra estrema, famosi nel giro.

Oltre a essere pubblicista della nuova destra, Valerio Benedetti sembra vivere un’esistenza molto precaria. Così lavora come insegnante di italiano presso università popolari (Volkshochschulen, VHS) di tutta la regione metropolitana del Reno-Meno: VHS di Francoforte, VHS di Wetzlar, VHS di Wetterau e VHS di Main-Kinzig. Inoltre ha tenuto due conferenze sulla storia antica di Roma e l’attuale situazione politica italiana, organizzate in collaborazione tra l’Università popolare di Offenbach e il gruppo di lavoro del Land «lavoro e vita città di Offenbach» vicine all’unione sindacale tedesca (DGB). Si può ritenere che tramite queste occupazioni Valerio Benedetti finanzi la sua vita.

CasaPound e la nuova destra in Germania e in Europa

In Europa CasaPound è ormai un modello per molti giovani gruppi di estrema destra, essendogli riuscito di affastellare tanti diversi ambiti dell’estrema destra e di riunirli in un partito-movimento interessante per i giovani. Per fare questo, CasaPound si serve delle strategie della nuova destra che mirano soprattutto allo spazio culturale e pre-politico. Nel 2003 in Francia nacque in contemporanea a CasaPound il «Bloc Identitaire» che si rifà, anch’esso, alle teorie della nuova destra. Sin dal 2012 la sola organizzazione giovanile Génération Identitaire» è riuscita a far furore e a espandersi anche in altri paesi europei grazie ad azioni e strategie mediatiche simili a quelle di CasaPound.

In Germania anche il «movimento identitario» cerca di presentarsi in maniera spiccatamente moderna. Attraverso azioni di visibilità pubblica e dispendiosi profili social tenta di far diventare pubblicamente accettabili e presentabili i punti di vista della nuova destra, etnici e neo-fascisti. A livello federale il piccolo circolo dei membri attivi del movimento identitario ha un collegamento stretto con corporazioni studentesche di nazionalismo tedesco e in parte palesi intersezioni personali con «Jungen Alternative» (JA), l’associazione giovanile dell’AfD (Alternative für Deutschland). A Marburg in occasione dell’ultimo congresso di partito della «Junge Alternative» dell’Assia in casa della corporazione studentesca «Germania» a titolo di esempio si arrivò ad aggressioni da parte di membri incappucciati — tra cui Maximilian Kolb, membro del consiglio nazionale della «Junge Alternative» dell’Assia — nei confronti dei fotografi presenti. Tra gli assalitori incappucciati c’era anche Philip Stein, ma al congresso di partito prese parte anche Andreas Lichert. Questa stretta dentatura tra violenza di strada e lavoro parlamentare ricorda fortemente il modus operandi di CasaPound in Italia. In Valerio Benedetti hanno trovato un alleato con i contatti giusti. Ma dove porterà questa strada è una domanda ancora aperta.

Articolo apparso su linksunten.indymedia.org

Quotation (367): Da più di cento anni.

Ma il triste episodio* (cantato da alcuni come vittoria della democrazia) rivela anche un riflesso condizionato, un pregiudizio che aleggia ancor oggi in campo nazionale contro la autonomia regionale o provinciale. Diffuso sia nella pubblica opinione che nel “non detto” di molti parlamentari italiani, che nutrono nascoste riserve contro le “specialità” regionali. […] Volente o nolente, questa corrente ha percorso la vita politica e parlamentare italiana da più di cento anni, da Tolomei ai giovani centristi del dopoguerra, e questo sentimento di ostilità permane ancor oggi. Talvolta con più acceso ed esplicito tenore nazionale e nazionalistico, a destra; ma spesso anche in modo trasversale, come richiamo all’unità repubblicana e alla centralità statale, a valori di uguaglianza o, meglio, di uniformità. Una visione antifederalista, nemica delle autonomie, ostile anche al decentramento e al regionalismo.

Carlo Bertorelle in «Quell’antica diffidenza che c’è a Roma» apparso oggi sul quotidiano A. Adige


*) nota: l’accoglimento dell’emendamento Biancofiore-Fraccaro e il contestuale affossamento della legge elettorale

«Anticapitalistas» per l’autodeterminazione.
Contro il fondamentalismo costituzionale

Il movimento politico spagnolo Podemos si è sempre detto favorevole a un referendum ufficiale sullo status politico della Catalogna. A fronte di opinioni politiche divergenti al suo interno, però, Podemos ha deciso di non sostenere il referendum unilaterale del primo ottobre (1-O) annunciato dal Governo della Generalitat, perché non frutto di un accordo con Madrid.

Ora però la corrente interna più di sinistra, «Anticapitalistas», proveniente da un’esperienza politica antecedente a Podemos, si è smarcata con un comunicato favorevole all’1-O:

Il Governo della Genearlitat ha annunciato che convocherà un referendum in Catalogna. La data sarà il 1 ottobre e la domanda: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di repubblica?» Anticapitalistas vuole manifestare che:

  1. Il Governo del PP, appoggiato da PSOE e Ciudadanos, sostiene una posizione immobilista, basata sul «fondamentalismo costituzionale», che nega sistematicamente al popolo catalano il diritto a determinare la sua relazione con il resto dello Stato. È ovvio che questa politica ha l’obiettivo di polarizzare lo scenario politico e utilizzare lo «sciovinismo» spagnolo per serrare le fila intorno a un Governo autoritario, corrotto, al servizio dei grandi poteri economici. La posizione visceralmente antidemocratica del «blocco costituzionale» spagnolo riflette solo i limiti della stessa Costituzione e l’incapacità di questo blocco a organizzare lo Stato mediante il consenso, ricorrendo invece a metodi sempre più autoritari.
  2. Come Anticapitalistas difendiamo la posizione che le leggi non stanno al di sopra della democrazia. Difendere il diritto a decidere significa difendere un diritto democratico fondamentale. È ovvio che ci sono differenze profonde fra noi e chi dirige il processo indipendentista catalano, che applica politiche neoliberali contro il popolo catalano che dice di difendere. Ciononostante il referendum è una richiesta maggioritaria in Catalogna che conta anche con un ampio supporto di settori non indipendentisti. Negarlo significa negare la democrazia e aprirebbe la strada verso posizioni pericolose, dove «votare e decidere» si converte in una «concessione» delle classi dominanti e smette di essere un diritto del popolo.
  3. Appoggiamo il referendum del 1 ottobre e chiamiamo tutta la sinistra dello Stato spagnolo a organizzare la solidarietà verso i diritti democratici del popolo catalano. La costruzione di ponti fra le classi popolari del resto dello Stato e quelle catalane di fronte alla classe dominante passa per la capacità di tessere relazioni di solidarietà critica e generosa, dove la difesa degli interessi comuni non escluda le richieste di una parte. La celebrazione del referendum disobbediente in Catalogna contribuirebbe senza dubbio a accelerare il processo destituente nel resto dello Stato spagnolo, aiutando ad approfondire la democrazia e a indebolire il regime del 1978.

Traduzione: BBD

Vedi anche: [1] [2] [3] [4]

Le braccia degli «abitanti».

Pochi giorni fa nel capoluogo sudtirolese due donne sono state aggredite — dopodiché secondo il quotidiano A. Adige «gli abitanti» hanno istituito delle «ronde».

Per far cosa? A vedere la foto, probabilmente, per mostrarci le loro braccia (un po’ tese) di cittadine e cittadini. A vedere il profilo Facebook di CasaPound, forse, anche per combattere la violenza… sì,  con le armi del fascismo.

Ancora una volta l’autore dell’edulcoratissimo articolo è Alan Conti, specializzato in sdoganamenti.

dal sito internet del quotidiano

Per quanto tempo ancora i nuovi proprietari del quotidiano staranno a guardare? E forse prima o poi ci sarà pure una presa di posizione dell’ordine dei giornalisti?

Vedi anche: [1]

Di Bella… in peggio.

Mi mancano le parol(acc)e: Viviamo in uno stato in cui, in una trasmissione della TV pubblica, si può definire «terrorista» Eva Klotz (STF) senza venir contraddetti. In uno stato in cui l’autore di tale affermazione, nel ritrattarla, insinua (ancora una volta senza contraddizione) che l’erogazione di una pensione dovrebbe dipendere dalle idee politiche della beneficiaria. E in uno stato in cui chi dice tutte queste baggianate dirige una rete televisiva pubblica d’informazione. Fantastisch.

Vedi anche: [1] [2]

Quotation (366): Clil e scuola unica? Feticci.
Ricerca Kolipsi, valutazioni di Rita Franceschini

Il problema è che [il metodo Clil] è un feticcio, e invece il metodo che risolve tutti i problemi non esiste. Il Clil richiede contesti autentici per trovare applicazione pratica, contesti più distesi e informali dove ci si possa esprimere in libertà.

Le ricerche dimostrano che un anno passato in un’altra «zona linguistica» vale 4 anni di apprendimento tradizionale.

La scuola unica è un altro feticcio. Non credo che in Sudtirolo possa esistere una scuola unica. Ci muoviamo in un contesto di bilinguismo bicomunitario, in cui per esempio la variabile del dialetto gioca un ruolo importante e con comunità linguistiche che hanno sviluppato comportamenti bilingui diversi e che hanno obiettivi diversi.

Rita Franceschini, linguista, professoressa ed ex rettrice della Libera Università di Bolzano, nell’intervista di Mauro Fattor apparsa oggi sull’A. Adige

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5]

Quotation (363): Delegare alla scuola.
La mancanza di dati empirici

Oltre ai risultati degli esami di certificazione linguistica e delle impressioni, senz’altro utili ma non esaustive, di genitori, insegnanti e degli alunni stessi, non esistono altri dati empirici sulle esperienze CLIL in Alto Adige e anche a livello internazionale si chiede a gran voce di porre rimedio a questa che è indicata come una grave lacuna nel panorama CLIL. Occorrono studi scientifici — possibilmente longitudinali — ed evidenze statistiche per sancirne, oltre ogni ragionevole dubbio, la ricaduta sulle competenze linguistiche ma anche per chiarire fino dove può e deve spingersi la scuola e dove invece sono le famiglie e i ragazzi stessi che, smesso di delegare tutto alla scuola, devono mettere in moto quel circolo virtuoso affinché la lingua diventi davvero strumento di comunicazione, di convivenza e di partecipazione.

Andrea Abel e Chiara Vettori, autrici della ricerca Kolipsi, qui.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4]