Colpo alla libertà della rete.

Per fortuna il Sudtirolo fa parte dell’Italia, che gli garantisce libertà, democraticità e rispetto dei principi dello stato di diritto. Almeno così alcuni hanno il coraggio di affermare.

L’attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. (11.05.09)

Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato introdotto l’articolo 50-bis,
“Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.
Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l’articolo è diventato il nr. 60.
Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.

In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi
sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge?

Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube.
Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.

Er muss weg. Deve andarsene.

Nachdem sich der Bozner Vizebürgermeister für die von ihm hervorgerufenen Reaktionen entschuldigt hat, ohne seine Aussagen zurückzuziehen, droht sein Verbleib im Amt. Aus diesem Grund hat BBD eine öffentliche Petition in’s Netz gestellt, mit der Ellecostas Rücktritt gefordert wird. Ich rufe alle demokratisch gesinnten Südtiroler dazu auf, daran teilzunehmen und die Petition öffentlich bekanntzumachen.

Und hier geht es zur Online-Petition.

Dopo essersi scusato per le reazioni provocate, senza per altro ritirare le sue affermazioni, il vicesindaco di Bolzano rischia di rimanere in carica. Per questa ragione la presente piattaforma ha deciso di promuovere una petizione in rete per richiederne le dimissioni. Mi rivolgo a tutti i cittadini sudtirolesi di ispirazione democratica, perché firmino e pubblicizzino la petizione.

Firma qui la petizione online.

Widerstand.Resistenza’09.

Im Zeichen des Widerstands von Hans Egarter und dem Andreas-Hofer-Bund organisiert die Südtiroler HochschülerInnenschaft eine Veranstaltungsreihe mit folgendem Inhalt:

Programm/Programma

Samstag, 18. April/Sabato, 18 aprile – 9.00-17.00
Social Club, Freie Universität Bozen, Sernesipl. / Libera Università di Bolzano, Pz. Sernesi
Symposium.Simposio: Widerstand im Zeichen von Anno Neun. Hans Egarter und der Andreas-Hofer-Bund. Forme di Resistenza nella Provincia di Bolzano. Hans Egarter e l’Andreas-Hofer-Bund.

Sonntag, 19. April/Domenica, 19 aprile – 9.00-18.00
Exkursion.Escursione. Lebensstationen von Hans Egarter. Niederdorf und Brixen. Tappe di vita di Hans Egarter. Niederdorf e Brixen.

Dienstag, 21. April/Martedì, 21 aprile – ore 19.30 Uhr
sh.asus, Kapuzinergasse 2, Bozen/via dei Cappuccini 2, Bolzano
Podiumdiskussion. Dibattito pubblico. Widerstand und Zivilcourage in Südtirol. Resistenza ed impegno civile in Sudtirolo.

Anmeldung (nur für die Exkursion erforderlich) bis zum 17. April verlängert / Iscrizione (necessaria solo per l’escursione) prorogata fino al 17 aprile: bz[at]asus.sh Tel. 0471/974614

Rappresentare gli italiani.

Quando i Verdi, qualche giorno fa, andarono a sbattere contro l’autodeterminazione, Christian Tommasini (PD), interpellato dai giornali, disse che quella «tigre» non andava accarezzata. Fu l’ammissione, nemmeno troppo velata, di voler rinunciare a prendere in considerazione una delle ipotesi di evoluzione di questa terra — per pura e semplice paura. Ma la paura, come afferma giustamente Riccardo Dello Sbarba, è una cattiva consigliera. In questo contesto, ad esempio, impedisce di riflettere sulla differenza tra un processo «etnico», certamente pericoloso, ed uno «interetnico», potenzialmente capace di condurre questa terra ad un futuro indiviso.

Invece i due ministri democratici, Tommasini e Repetto, hanno sentito la necessità di scrivere all’A. Adige per ribadire la loro contrarietà perfino al passaggio della polizia alla provincia. A loro avviso infatti le competenze andrebbero richieste solo qualora un servizio funzionasse male, ed in ogni caso quando al contempo si riuscisse a far risparmiare lo stato¹. Argomentazioni strampalate, che ridurrebbero l’autonomia ad un semplice pretesto funzionale ed economico, senza tener conto delle specificità di questa terra.

Se ora è vero, ed io ne sono convinto, che una buona fetta dei sudtirolesi di lingua italiana sarebbe disposta a parlare di indipendenza, a patto di farlo con piena dignità, è evidente che lo stretto legame che quasi tutti i partiti «italiani» hanno con il centralismo romano crea un problema di rappresentanza. Ammesso cioè che i rappresentanti politici «tedeschi» volessero interloquire con gli «italiani» su questo tema — e lentamente ne stanno comprendendo l’importanza — ora come ora sarebbe impossibile farlo per la ragione stessa che gli italiani, da questo punto di vista, non sono adeguatamente rappresentati.

E non si tratta tanto di un deficit dei partiti nazionali, quanto invece dell’intero sistema politico sudtirolese etnicizzato — per via del quale si sta rischiando di far arenare in partenza un dibattito stimolante e doveroso sul nostro comune futuro. A medio termine solo l’apertura dei partiti coinvolti nei confronti di tutti i cittadini che vi siano interessati, indipendentemente dall’appartenenza linguistica, potrebbe garantire un confronto vero. Ecco quindi che se l’SVP o la stessa Süd-Tiroler Freiheit dovranno giocoforza rivolgersi direttamente ed attivamente ai concittadini italiani, cambiando radicalmente atteggiamento nei loro confronti, il ruolo dei Verdi come partito interetnico per definizione potrebbe diventare fondamentale.

In questo frangente è difficilissimo capire se questa svolta avverrà tra cinque mesi o tra cinquant’anni. Però è un’evoluzione imprescindibile se vogliamo avvicinarci seriamente al traguardo dell’indipendenza. E questo evidenzia come lo stesso «processo» contribuirebbe a trasformare la politica — ed al contempo la società — in senso post-etnico.


*) Se la sicurezza — per fortuna — non è un problema che attualmente ci affligge, sarebbero sicuramente migliorabili la formazione, la collaborazione transfrontaliera e soprattutto il bilinguismo delle forze dell’ordine. Se pensiamo a quest’ultimo punto ci rendiamo conto come non sia vero nemmeno che il servizio oggi sia già perfetto. Inoltre, il controllo del territorio fa indubbiamente parte di un’autonomia matura ed evoluta.

Indipendenza. Dalla storia.

In risposta ai commenti di Florian Kronbichler e Riccardo Dello Sbarba, sul Corriere di oggi è apparsa un’ottima lettera-analisi di Valentino Liberto.

Un Sudtirolo indipendente dalla storia.

Egregio Direttore, desidero esprimere alcune perplessità riguardo all’editoriale di Florian Kronbichler nel quale il giornalista si rivolge al capogruppo verde nel Landtag, Riccardo Dello Sbarba, quasi fosse l’unico interlocutore legittimato a rispondere sul caso Selbstbestimmung dal punto di vista dei Verdi. Sbaglia Kronbichler a vedere nei Consiglieri i soli responsabili della linea assunta dal dibattito interno. È una questione di metodo: i partiti moderni discutono in base alle istanze che salgono dalla base. Allinearsi al pensiero dominante significa rallentare, se non compromettere, i progressi in atto. Tornando all’oggetto del contenzioso, duole constatare che l’equivoco di fondo – capace di renderci prigionieri un po’ ottusi dei vocaboli – è di là dall’essere superato. L’inerzia collettiva ha privato il termine “autodeterminazione” di un sinonimo meno saturo di riferimenti, ma il suo contrario non è “autonomia”. Entrambe vengono celebrate come valori in sé, entrambe fanno parte di un linguaggio storicizzato che ne determina il significato. Gli interetnici, fautori di un lessico alternativo al vocabolario autonomista, si sono arresi di fronte all’equivoco. E’ stato proprio il timore di invadere il campo semantico altrui a condannare l’autodecisione al declassamento nel gergo del conflitto etnico »ben temperato« e i Verdi a prenderne le distanze.«

Continua a leggere su blaun.eu.

Cattive compagnie.

Im Corriere dell’A. Adige vom Sonntag hat sich Florian Kronbichler sehr kritisch mit der vorsichtigen Öffnung der Grünen in Sachen Selbstbestimmung befasst. Ich gebe seine Einschätzung — vorerst unkommentiert — wieder:

Oggi mi devo far violenza. Per principio trovo repellente occuparmi di Selbstbe­stimmung, concetto di cui «autodeter­minazione» è una traduzione eufemi­stica. Parlarne mi riporta in mente il monito di Karl Kraus a proposito delle barzellette antigiu­daiche: «Chi ride è già d’accordo». Chi eleva la «Selbstbestimmung» a oggetto del dibattito poli­tico dev’essere consapevole di essere identificato o almeno messo in compagnia con chi del tema è titolare, ossia la destra sudtirolese, pantirolese e fondamentalmente antiautonomista. Condivi­do in pieno l’analisi di Toni Visentini (sul Corriere dell’Alto Adige, ndr) sulla nostal­gia di Selbstbestimmung in atto.

Allora, perché ci ritorno sopra? È vero, è già sta­to detto tutto, ma non su tutti. Mi rivolgo ai so­gnatori della Selbstbestimmung dell’ultima ora, i Verdi. Proprio in quella parte dell’universo politi­co – che meno si riteneva esposta al rischio di contagio – ora divampa la discussione, e se ne discute in modo non onesto. I Verdi, con un co­municato dal loro quartiere generale, si sono dis­sociati da una presa di posizione fondamental­mente pro-Selbstbestimmung della propria orga­nizzazione giovanile. È un atto ipocrita oltre che ingeneroso. I giovani Verdi sono un fantasma, non esistono, e dissociarsi da essi è come basto­nare il sacco quando si intende l’asino. I Verdi, se vogliono essere credibili, si devono confrontare con il loro capogruppo in Consiglio provinciale, Riccardo Dello Sbarba, cioè con se stessi.

È l’ex-presidente dell’Aula che in dibattiti e sul proprio sito-intemet cova il tema, proponendo soluzioni quali la doppia cittadinanza (italo-au­striaca) ed esercitandosi in acrobazie semantiche sul concetto di Selbstbestimmung. Chiedo più chiarezza: i Verdi devono dire come la pensano in proposito. II loro comportamento – vago – lascia sospettare in essi le peggiori attitudini del radicalismo vecchio stampo. Si è per principio contro-sistema. II sistema è l’autonomia che a sua volta è governata dall’avversario politico (mo­derato) contro cui non c’è chance di reggere, quindi si vuol cambiare sistema e – non dichia­ratamente, ma nei fatti – ci si allea con chiun­que ci sta.

Riccardo Dello Sbarba è un ingenuo quando si inebria del plauso di nostalgici della Selbstbe­stimmung (come successo due mesi fa alla Cusa­nus di Bressanone). Ipotizza orizzonti da Stato ideale e pace eterna senza accorgersi che la pla­tea lo comprende solo in quanto testa di ponte alla Selbstbestimmung così come essa la concepi­sce: via da questo Stato! Ed è, da un politico di sinistra e verde, un comportamento irresponsabi­le.

Si è stufato dell’autonomia così com’è. Finisce per considerare un alleato il falco Karl Zeller che sentenzia che «l’autonomia dinamica è arrivata al capolinea». Compagnia da opposti estremi­smi. E mi dispiace.