Centri sociali fascisti in Italia.

di Heiko Koch

L’8 febbraio alcuni membri del movimento-partito CasaPound Italia (CPI) manifestavano davanti al Campidoglio, sede del Comune di Roma. La protesta col motto di «CasaPound non si tocca!» era rivolta contro la decisione (di fine gennaio 2019) del Consiglio comunale, che prevede lo sgombero della sede centrale di CasaPound in via Napoleone III. Tale sgombero non sarebbe solo la fine dell’occupazione più in vista dei fascisti italiani, ma consegnerebbe al passato anche il mito di CasaPound come movimento nazional-rivoluzionario. Ma vediamo più da vicino le occupazioni «sotto il tricolore e non sotto la bandiera rossa», come le ha definite Gianluca Iannone, capo di CPI.

Centri Sociali di Destra
I Centri Sociali di Destra sono una novità per le destre non solo in Italia. Tali occupazioni nascono all’inizio del millennio e hanno il loro centro gravitazionale a Roma. Uno dei protagonisti principali è proprio CasaPound. Nel vecchio millennio le occupazioni come forma di protesta e ribellione e come appropriazione di spazi di resistenza era stata una prerogativa dei movimenti di sinistra, di carattere subculturale, progressista e sociale. Ora invece vi si aggiunge anche la destra radicale e le sue occupazioni trovano ampia risonanza e attenzione a livello europeo. Non solo da parte dei media borghesi, che si rallegrano di questa illegale novità, e non solo presso la sinistra politica, che si vede privata di un suo tratto distintivo; anche i partiti e i movimenti di destra accolgono con molta attenzione la realtà delle occupazioni. Tanto che oggi per le destre movimentiste di qualsiasi provenienza è diventato quasi un must passare per la sede centrale di CasaPound in via Napoleone III numero 8. Vengono in pellegrinaggio da tutta Europa, ma anche dal Canada, dagli Stati Uniti o dall’Argentina. Una foto sul terrazzo sul tetto di via Napoleona III col capo Gianluca Iannone equivale a una conferma della propria appartenenza alla cerchia. CasaPound Italia è dunque riuscita a diventare una sorta di avanguardia nazional-rivoluzionaria a livello mondiale proprio anche grazie alla reputazione di «squatter di destra». A ben vedere tuttavia questa reputazione non corrisponde alla realtà; non solo perché oltre a CPI esistono altri movimenti fascisti che, diversamente da CasaPound, tutt’oggi occupano spazio abitativo per motivi politici. La differenza è che però tali partiti e correnti di destra non hanno plasmato sulle occupazioni la propria immagine, né ne hanno fatto il loro mito fondativo. Per loro le occupazioni fanno più semplicemente parte delle molteplici possibilità a disposizione nell’ambito delle campagne politiche e/o vengono considerate come luoghi d’incontro sociale e politico. Non hanno mai fatto sforzi concreti per trasformare le occupazioni in marketing politico e questa è la ragione per cui né le occupazioni né i loro protagonisti sono conosciuti all’estero.

CasaPound invece ha fatto uso in maniera ottimale delle occupazioni in chiave di marketing strategico in campo politico. Accanto agli scopi propagandistici in Italia tale immagine ha anche l’obiettivo di aumentare la conoscenza di CasaPound a livello transnazionale e di sostenere l’esportazione del relativo approccio nazional-rivoluzionario in altri paesi. Tutto ciò nonostante il bilancio, dopo quasi due decenni di occupazioni fasciste marchiate CasaPound, risulti piuttosto fiacco. E non sorprende affatto che, a fronte di una realtà alquanto debole, a maggior ragione le occupazoni vengano elevate a mito — e che dunque l’annuncio del Campidoglio di voler procedere allo sgombero abbia comportato reazioni estreme.

CasaPound Italia — partito-movimento in conflitto
In generale, il Centro Sociale di Destra ricopre un ruolo particolare nella galassia del partito-movimento CasaPound. Le occupazioni appartengono alla narrazione della fondazione del movimento e ne sono un elemento biografico essenziale, per l’immagine che ha e che vuol dare di sé. Le occupazioni costituiscono un elemento centrale del racconto anti-sistema e del mito nazional-rivoluzionario propagati incessantemente. Sul proprio sito internet CPI mette in relazione la storia del movimento addirittura con la Rivolta di Pasqua di Dublino del 1916, prendendo in prestito la frase «una terribile bellezza è nata» dalla poesia «Easter, 1916» di William Butler Yeats. E che cosa sarebbe il movimento repubblicano in Irlanda senza l’occupazione e la lotta del General Post Office (GPO) su O’Connell Street durante la Rivolta di Pasqua del 1916? Con le occupazioni e soprattutto con la sede romana di via Napoleone III, CasaPound si è data un brand, posizionandosi strategicamente sul mercato delle utopie di destra come movimento di occupazioni illegali e vendendo a livello internazionale il proprio modello di movimento nazional-rivoluzionario.

Non c’è quindi da stupirsi che gli emuli di CasaPound mettano in pratica lo stesso modello di occupazione. Hogar Social Madrid, ad esempio, occupa grandi proprietà nella capitale spagnola da circa quattro anni. Oppure Bastion Social, che il presidente francese Emnanuel Marcon vorrebbe vietare — alla pari di Blood and Honor e Combat 18 — e che a maggio 2017, in occasione della propria fondazione come movimento, ha occupato un edificio a Lione. Dal 16 febbraio 2019 la sedi di Strasburgo di Bastion Social, chiamata L’Arcadia, ha occupato una fattoria nel comune alsaziano di Entzheim, cominciando a ristrutturarla. Il Battaglione Azov della destra radicale ucraina negli ultimi anni non solo ha ampliato la propria infrastruttura militare, ma sull’esempio di CasaPound Italia si è dotata anche di un’associazione civica, di un proprio partito e di una «Casa dei Cosacchi» nel cuore di Kiev.

Oltre a un valore di fatto le occupazioni, soprattutto via Napoleone III, hanno per CasaPound un elevato valore ideologico, propagandistico e strategico. Allo stesso tempo, tuttavia, le occupazioni e il loro status illegale costituiscono anche un ostacolo per il partito politico di CPI, che è sottoposto alla legalità. Una contraddizione che, in vista di un’imminente sgombero, racchiude un certo potenziale esplosivo per CasaPound Italia. Un partito politico che partecipa alle elezioni come può, come deve, come gli è permesso reagire? E un movimento rivoluzionario nazionale come può difendere il proprio cuore mitologico? Un vero e proprio dilemma per CasaPound Italia. Indipendentemente da come si comporterà nel caso di uno sgombero non può che perdere — o come partito politico o come movimento.

Come partito-movimento, CasaPound Italia si trova in una classica contraddizione nell’unire approcci diversi e talvolta divergenti. Con la trasformazione in partito, dopo dieci anni da movimento puro, CasaPound non ha solamente creato un’ulteriore opzione per accedere al potere nello stato. Piuttosto, CasaPound Italia fa ora parte del sistema regolamentato e burocratico dei partiti, delle istituzioni e delle amministrazioni, nonché di un sistema di legalità e serietà. Si tratta di un sistema sottoposto a logiche e regole molto diverse rispetto a quelle di un movimento; elementi e forze atte a stabilizzare il potere e lo Stato, difficili da conciliare con le caratteristiche di un movimento che si occupa principalmente di articolare la protesta e di realizzare azioni mirate al cambiamento sociale e politico. Un movimento normalmente si trova in uno stato di mobilitazione permanente, altrimenti ristagna, perde coerenza, propulsione e scopo e alla fine smette di essere un movimento. I movimenti sono basati su strategia e tattica, propaganda e azione, definiscono tempi e luoghi del loro attivismo necessità, obiettivi logiche di cambiamento propri e non secondo le regole delle strutture di potere a cui sono sottoposti. In questa situazione delicata, che cresce col successo elettorale, CasaPound Italia si trova da cinque anni a questa parte. Da una parte c’è la necessità di aumentare il bacino elettorale e quindi l’inserimento nel sistema partitico borghese con le sue regole basate sulla legalità. D’altra parte, c’è la rivendicazione nazional-rivoluzionaria di essere un movimento in lotta per il potere. Questa contraddizione fondamentale fa aumentare spaccature e forze centrifughe straordinarie per un partito-movimento: Il partito è al servizio del movimento? Il partito fa da cassa di risonanza, finanziatore e risorsa al movimento? Oppure è addirittura l’avanguardia propulsiva del movimento? Al contrario: Il movimento rimane semplicemente base di reclutamento, serbatoio di mobilitazione e di elettorato di una struttura di partito che si allontana dalla base e si imborghesisce? Il movimento col tempo si trasformerà in fonte di creatività e di forza a servizio del partito, ma in via di inesorabile esaurimento? Oppure è possibile che partito e movimento si completino e si fertilizzino reciprocamente in modo permanente?

Rimane da vedere come si svilupperà in futuro il movimento-partito CasaPound Italia. Attualmente, lo sgombero di via Napoleone III non solo getterebbe un’ombra su questi sviluppi e sul conflitto interno; uno sgombero del quartier generale fascista infliggerebbe un grave danno ai fascisti del terzo millennio.

Lo stato delle cose
Il ricorso allo squatting da parte degli estremisti di destra non è più una novità in Italia. E sono finiti i tempi in cui le occupazioni erano un primato dei movimenti di emancipazione di sinistra o delle subculture. Il centro di gravità del movimento di occupazione di destra era, ed è, Roma. Nella Capitale, fra gli attori non va menzionata solo CasaPound Italia. Strutture vicine all’ex partito di Alleanza Nazionale, ma soprattutto Forza Nuova hanno da tempo inserito le occupazioni nel loro modus operandi. Eppure è CasaPound Italia a rivendicare per sé i Centri Sociali di Destra come un marchio di qualità, sfruttando le occupazioni per rappresentarsi come movimento nazional-rivoluzionario e per l’export del proprio modello di movimento.

Nel 2019 — dopo 18 anni di occupazioni — i Centri sociali di Destra sono solo sei su tutto il territorio statale e di questi solo tre sono ascrivibili a CasaPound Italia. Nella capitale, Roma, si contano quattro occupazioni di destra, di cui due riconducibli a CasaPound: il Circolo Futurista Casal Bertone e la «via Napoleone III». Con Foro 753 le strutture vicine all’ex Alleanza Nazionale detengono ormai un centro di vecchia data, mentre Forza Nuova da tre anni tiene occupato un centro in via Taranto nel distretto di San Giovanni. Delle due occupazioni fuori Roma solo quella di Latina è attribuibile a CasaPound Italia.

I tempi in cui in Italia era possibile imporre nuove occupazioni fasciste sembrano ormai passati. Anche le occupazioni di Forza Nuova, che secondo la propaganda opera in favore di famiglie etnicamente italiane e/o per cacciare famiglie di migranti, hanno vita breve e un carattere piuttosto simbolico, mentre CasaPound Italia non ha fatto alcun tentativo di occupazione dall’ormai lontano 2013. La loro ultima occupazione che ha avuto successo è avvenuta ormai undici anni fa ed è stata sgomberata nel 2015. Il bilancio di CasaPound Italia è, a dir poco, microscopico. E non solo rispetto alle occupazioni di sinistra e al movimento sul «diritto abitativo». Cambia poco se l’articolo di Wikipedia sui Centri sociali di Destra di Roma elenca nove anziché quattro occupazioni. Agli autori sembra mancare il coraggio di aggiornare la voce di Wiki. E non è CasaPound ma Forza Nuova ad incorporare attivamente l’occupazione come strumento dell’azione di strada e delle campagne politiche. CasaPound Italia, invece, riposa su vecchi allori.

Anche l’immagine di CasaPound Italia come combattente per il diritto all’abitazione ha fondazioni deboli. La narrazione secondo cui la sede di via Napoleone III sarebbe un rifugio per le famiglie italiane in difficoltà è ormai molto controversa. La stampa della Capitale nega questa auto-rappresentazione e sempre più spesso parla del Grand Hotel CasaPound, da cui trarrebbero beneficio principalmente i suoi membri e i loro amici. Gli inquilini sfuggirebbero a qualsiasi controllo e di conseguenza la città di Roma avrebbe perso 300.000 euro di reddito da locazione all’anno. Calcolato sugli anni di occupazione, CasaPound Italia avrebbe rubato alla città di Roma circa quattro milioni di euro. E proprio come il Comune non si preoccuperebbe di sgomberare l’edificio, non avrebbe nemmeno agito per staccare luce e acqua ai fascisti come previsto dal Decreto Lupi del 2014.

Anche la funzione della sede di CasaPound come Centro Sociale è abbastanza dubbia. Secondo la stampa il quartiere non percepirebbe l’edificio come un partner sociale interattivo, bensì solo come un centro politico, dal quale di quando in quando partono le cosiddette «passeggiate per la sicurezza», che si infiltrano nel quartiere per ergersi a potenza d’ordine fascista e assediare razzialmente il vicinato. D’altronde questo corrisponde all’autodefinizione di CasaPound come «ambasciata d’Italia» in un quartiere multietnico.

A quando lo sgombero della sede di CasaPound Italia?
Dal 2003 al 2008 le occupazioni di destra a Roma sono state tollerate dal sindaco Walter Veltroni, dal 2008 al 2013 protette da Gianni Alemanno e dal 2013 al 2016 le occupazioni di destra sono state ignorate dai primi cittadini. Dalla metà del 2016 Roma ha nella quarantenne Virginia Raggi (M5S) una nuova sindaca, e da metà 2018 Matteo Salvini (Lega) è il nuovo ministro degli interni. Sin dal suo insediamento Salvini ha insistito per lo sgombero di edifici e fabbriche occupati, e secondo lui almeno 22 delle quasi 100 occupazioni presenti oggi a Roma saranno sgomberate entro la fine dell’anno. Cosa significa questo per CasaPound Italia?

A fine gennaio 2019, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico in consiglio comunale a Roma hanno votato a favore di uno sgombero immediato di via Napoleone III numero 8. Quindi, a livello comunale, vi è una chiara presa di posizione del Consiglio comunale a favore dello sgombero del quartier generale fascista. Ora la decisione finale è in mano al ministro degli interni, il populista di destra Matteo Salvini, che ha già dichiarato di non considerare una priorità lo sgombero di CasaPound. Prima ci sarebbero altri sgomberi da attuare.

È poco probabile che il ministro degli interni cambi idea. CasaPound Italia e la Lega nel 2015 sono stati partner nell’alleanza elettorale Sovranità – Prima gli Italiani. A quel tempo, Salvini incontrava a cena i dirigenti di CasaPound Italia presso l’Osteria Angelino dal 1899, il ristorante di Gianluca Ianonne a Roma. Insieme hanno partecipato a varie elezioni locali, organizzando manifestazioni e proteste congiunte sia a Milano che a Roma.

Nel mese di maggio 2018, il futuro ministro degli interni ha assistito alla finale fra Juventus e Milan allo Stadio Olimpico indossando una giacca del marchio di moda fascista Pivert, gestito da membri di CasaPound. E da ministro, a metà dicembre 2018, Salvini ha pubblicizzato il libro Come la Sabbia di Herat di Chiara Giannini, edito da Altaforte Edizioni vicina a CasaPound. Ma anche al di là di questa vicinanza del nuovo ministro degli interni ad apologeti della dittatura fascista di Benito Mussolini, la suddivisione dei compiti tra i fascisti di CasaPound Italia e la Lega funziona al meglio. Così è stata CasaPound a impegnarsi per settimane contro l’occupazione dell’ex fabbrica di penicillina LEO Roma in via Tiburtina da parte di alcuni immigrati, organizzando manifestazioni davanti all’edificio occupato, prima che l’edificio venisse fatto sgomberare nel dicembre 2018 dalle forze dell’ordine in presenza dello stesso ministro Salvini. La richiesta di sgombero degli immigrati da parte degli squatter di destra era avvenuta sotto il motto «Basta degrado: Sgomberiamoli».

Un altro campo di azione condiviso da Lega e CasaPound Italia è quello delle ronde. La scorsa estate, gruppi misti di membri CasaPound e Lega hanno presidiato alcune spiagge italiane per ostacolare l’attività dei piccoli venditori immigrati che vendono teli, creme solari, gelati o frutta e cacciarli via. Le autoproclamate passeggiate per la sicurezza, che non sono altro che vigilanza fascista a scopo intimidatorio e razzista, applicano nei fatti le leggi sulla sicurezza e la politica razzista di esclusione di Salvini. Si tratta quasi di un esercizio fascista per far vedere come Lega e CasaPound si immaginano la realtà quotidiana italiana.

Traduzione:

Vedi anche:

Arch Faschismen Politik Racism Recherche | | Matteo Salvini | | Italy | 5SB/M5S CPI Lega PD&Co. | Italiano

Dank Salvini: Blood&Honour im Stadion.

Übereinstimmenden Medienberichten zufolge soll sich der italienische Innenminister Matteo Salvini (Lega), dessen Partei auch in der Südtiroler Landesregierung sitzt, persönlich dafür eingesetzt haben, dass radikale Fangruppen von Inter Mailand die Flagge der Neonazi-Vereinigung Blood&Honour (B&H) zeigen durften. Am vergangenen Sonntag wollten die »Ultras« der Nordkurve im Rahmen des Derbys gegen AC Milan des verstorbenen Daniele Belardinelli gedenken; der 35-Jährige war letzten Dezember im Gefecht mit gewalttätigen Fans des SSC Neapel getötet worden. Belardinelli war Anführer der B&H-Gruppe von Varese, weshalb in der Stadionkurve auch das entsprechende Symbol hätte gezeigt werden sollen. Nachdem dies von der zuständigen »Sicherheitsgruppe« — in der unter anderem die Staats- und die Ortspolizei vertreten sind — zunächst untersagt worden war, soll diese Einschränkung auf persönliches Betreiben des Innenministers aufgehoben worden sein.

Blood&Honour ist die Übersetzung des von der Hitlerjugend geprägten Schlagworts »Blut und Ehre«. Der danach benannte neonazistische Verein ist in Deutschland seit dem Jahr 2000 verboten. Dank Salvini durfte seine Flagge in Italien nur zwei Tage nach dem rassistischen Terrormassaker von Christchurch — unübersehbar — in einem Sportstadion gezeigt und von Fernsehsendern weltweit weiterverbreitet werden.

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Faschismen Politik Polizei Racism Sport | | Matteo Salvini | | Italy | Lega SVP | Deutsch

Fukuyama und das Offensichtliche.
Quotation 529

Das Einzige, was populistischen Parteien (sic) verbindet, ist die Frage der Migration. Viele meinen, dass Ausländer ihre nationale Identität bedrohen, und das öffnet die Debatte, was Identität sein sollte. Dieses Thema steht im Zentrum des Populismus. Es gibt ökonomische Faktoren, die ihn befeuern, das hat mit Globalisierung zu tun, mit Outsourcing und dem Anwachsen von Ungleichheit. Die Frage ist aber, warum das nicht sozialistische und kommunistische Parteien gestärkt hat, die üblicherweise Einkommen von den Armen zu den Reichen (sic) umverteilen. Warum profitiert der rechte Populismus derart? Der Grund hat meines Erachtens mit Identität zu tun. Den rechten Parteien ist es gelungen, den wirtschaftlichen Abstieg der Mittelklassen kulturell und nicht wirtschaftlich zu interpretieren. Sie haben dort politisch profitiert, wo die linken Parteien Schwächen haben.

Die Wahrheit ist: Ein Kapitalismus, der nicht begleitet wird von einem umverteilenden und regulierenden Staat, produziert immer mehr und mehr Ungleichheit, die irgendwann die Legitimität des Systems untergräbt. Erfolgreiche Demokratien sind Wohlfahrtsstaaten, die Leute mit Krankenversicherung, Pension und andere sozialen Maßnahmen schützen. In den 1980er Jahren wurden mit dem Erfolg von Liberalen wie Thatcher und Reagan viele dieser Schutzmaßnahmen gekappt. Ehrlicherweise muss man ergänzen, dass viele Sozialdemokraten ihre eigene Politik untergraben haben, weil sie riesige Defizite aufgetürmt haben. Fakt ist aber, dass die Ungleichheit speziell in Großbritannien und den USA auf schockierende Weise gestiegen ist. Deshalb sollten wir wieder zu einer stärkeren Umverteilungspolitik zurückkehren.

Rechte müssten ihre populistische Annahme beenden, dass Nationalität auf ethnischer Herkunft und traditionellen Werten beruht. Denn die europäische Gesellschaft ist zu divers, um so zu funktionieren. Auf der Linken gibt es keine Bereitschaft, den Bedarf von so etwas wie einer nationalen Identität überhaupt zu akzeptieren. Für sie löst schon der Begriff „Nation“ Erinnerungen an den Nationalismus des 19. und 20. Jahrhunderts aus. Aus verständlichen Gründen ist man da dagegen, aber ich denke, man braucht eine nationale Identität, die auf universalen demokratischen Ideen basiert. Denn wir brauchen eine Grundlage, die ein Land zusammenhält.

Wenn man offene Grenzen in Europa will, muss man die Außengrenzen schützen. Da hat die EU bisher versagt. Nachdem die Balkan-Route geschlossen wurde, sind die Leute über Griechenland und Italien nach Europa gekommen und haben sich an der Mittelmeer-Küste angehäuft. Es ist kein Wunder, dass das Ergebnis jemand wie Matteo Salvini ist, wenn die gesamte Last von den schwächeren Ländern getragen wird. Generell halte ich es für wichtig, Flüchtlinge aufzunehmen, reiche Länder haben eine Verpflichtung, sie zu retten.

Der Politologe und Stanford-Professor Francis Fukuyama in einem luziden science.orf.at-Interview

Anmerkung 1: Im ersten Absatz wurde Fukuyama offensichtlich falsch zitiert. Damit Fukuyamas Aussage Sinn ergibt, müsste es heißen: “Die Frage ist aber, warum das nicht sozialistische und kommunistische Parteien gestärkt hat, die üblicherweise Einkommen von den Reichen zu den Armen (sic) umverteilen.

Anmerkung 2: Das Wort “Nation” konnotiert im Englischen weniger stark mit Blut als im Deutschen. Die Definition einer nationalen Identität, wie sie Fukuyama hier beschreibt, entspricht dem Konzept der Willensnation, die im nationalistischen Sinne keine Nation ist.

Siehe auch:

Democrazia Grenze Kohäsion+Inklusion Medien Migraziun Nationalismus Politik Soziales und Arbeit Wirtschaft+Finanzen Wissenschaft | Zitać | Matteo Salvini | ORF | Europa United Kingdom USA | EU | Deutsch

Nie wieder… oder doch?
Gedanken zum Holocaust-Gedenktag

Starke Worte sprach Landeshauptmann Arno Kompatscher (SVP) anlässlich des heutigen Holocaust-Gedenktages: Er gedachte nicht nur oberflächlich des Unfassbaren, sondern erinnerte auch daran, dass Südtirolerinnen zwar teilweise Opfer, aber eben auch Mitläufer- und Täterinnen waren. Zudem verwies er auf die gegenwärtig zu beobachtende Verrohung im politischen Diskurs und auf zunehmende Gewaltbereitschaft. Sein Fazit aus der leidvollen Geschichte:

Nie wieder Nationalismus, nie wieder Rassismus, nie wieder Verfolgung!

Jedes Wort seiner Stellungnahme kann man aus demokratischer und antifaschistischer Sicht wohl guten Gewissens unterschreiben. Vor dem Hintergrund der soeben begründeten Koalition zwischen SVP und Lega klingt sie aber seltsam hohl und unwirklich.

Sicher: Es ist höchst erfreulich, dass der Landeshauptmann so klare Worte zum Holocaust und den gegenwärtigen Entwicklungen findet, obwohl er mit der Lega regiert. Und dennoch: Kaum jemand konterkariert heute Kompatschers »nie wieder« sosehr, kaum jemand spielt mit dem antifaschistischen Konsens so gekonnt — ohne sich ausdrücklich jenseits des Verfassungsrahmens zu begeben — wie Lega-Chef Matteo Salvini mit seiner Planierraupenpolitik.

Die von der Volkspartei vielleicht erhoffte Zähmung der Rechtsradikalen ist ein zweischneidiges Schwert — und droht in jedem Fall ein Misserfolg zu werden: gelingt sie nicht, hält auch in Südtirol unvermittelt eine menschenverachtende, exkludierende Politik Einzug. Gibt sich der Koalitionspartner aber zahm, könnte er beim nächsten Mal für noch mehr Menschen in Südtirol wählbar sein. Wenn die Lega aber noch stärker wird, möglicherweise gar die Landeshauptstadt regiert, wird sie nicht zögern, ihren Schafspelz wieder abzulegen.

Es wäre wohl vermessen, wenn man glaubte, eine so zutiefst inhumane Partei von Südtirol ausgehend total umkrempeln und in ihr Gegenteil verwandeln zu können. Nichts anderes wäre aber nötig.

Prima gli italiani ist mit nie wieder Nationalismus genauso unvereinbar, wie kauft nicht bei Fremden mit nie wieder Rassismus und der Umgang mit Roma und Sinti mit nie wieder Verfolgung. Auch dann, wenn wir noch weit von einem Holocaust entfernt sind.

Siehe auch:

Faschismen Geschichte Nationalismus Racism | Geschichtsaufarbeitung Zitać | Arno Kompatscher Matteo Salvini | LPA | Südtirol/o | Lega SVP | Deutsch