Bozen: Bonazza eröffnete ‘Pivert-Store’.

Nach der entsprechenden Ankündigung im Juni hat das bei Rechtsextremistinnen beliebte Kleidungslabel Pivert heute einen Laden in der Landeshauptstadt eröffnet. Erst jetzt wurde aber bekannt, dass das Geschäft vom Bozner Gemeinderat und CasaPound-Chef Andrea Bonazza geführt wird — der in einem Facebook-Beitrag auf die Lage am Anfang der Venediger Straße und wenige Meter vom (noch unzureichend entschärften) faschistischen Siegesdenkmal hinweist.

Außerdem verweist Bonazza auf die »patriotische Mission« von Pivert (»100% Made in Italy«), dessen Gründer Francesco Polacchi früher Vorsitzender der CPI-Organisation Blocco Studentesco war.

Neben jenem in Bozen gibt es bislang nur fünf weitere Pivert Stores. Die Südtiroler Landeshauptstadt erweist sich also einmal mehr als fruchtbares Terrain für den italienischen Rechtsextremismus.

Siehe auch: [1] [2] [3]

Il doppio passaporto logora chi non ce l’ha.

Sull’inserto sudtirolese del Corriere è apparsa un’intervista con Tobe Planer dei Verdi sul tema del doppio passaporto. Titolo:

Il consigliere che ce l’ha
Planer: «Dibattito ridicolo, a me la doppia cittadinanza non è mai servita davvero»

Afferma che per lui il passaporto austriaco ha «un significato puramente affettivo». In questo caso per ragioni famigliari, ma tant’è: il valore simbolico/affettivo è anche una delle ragioni che adducono le fautrici della doppia cittadinanza, ma che viene loro spesso rinfacciata da chi, come i Verdi, è contrario alla proposta.

Planer poi si contraddice quando da un lato afferma che «non mi ha dato né vantaggi né obblighi» ma poi paventa il rischio «di creare cittadini di serie A e di serie B». Delle due l’una, direi.

Infine — mi piace quando dice

Per un vero passaporto europeo sarei felice di rinunciare a entrambi i passaporti italiano e austriaco […]

Ecco no, dico, ma perché tu rinunceresti solo dopo, mentre chiedi agli altri di rinunciare subito?

A scanso di equivoci, lo chiede uno che non ritiene il doppio passaporto né una priorità né risolutivo, ma che lo accetterebbe volentieri se glielo dessero.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5]

La deviazione dal vero corso della Storia.
Da «Sangue giusto» di Francesca Melandri

Nel 1952 Attilio Profeti fu distaccato al Comitato per la documentazione dell’opera dell’Italia in Africa che era stato trasferito, come tutti gli altri uffici dell’ex ministero delle Colonie, nel nuovo grande palazzo di marmo bianco accanto alle Terme di Caracalla. Aveva davanti l’obelisco di Axum, l’evirazione in pietra dell’Abissinia sconfitta e pezzo più prestigioso del bottino coloniale, di cui l’imperatore Hailè Selassiè chiedeva con forza la restituzione. Il Comitato aveva serafiche linee guida: “L’opera di questo Ufficio deve costituire il vero duraturo monumento di quel che l’Italia ha fatto in Africa, di quell’insigne opera di civiltà di cui sono testimoni non solo i grandi lavori che rimangono ma anche, e soprattutto, i sentimenti delle popolazioni native verso l’Italia: ovunque interessanti, addirittura commoventi in Etiopia.” Nell’aprile dell’anno seguente l’intero ministero dell’Africa Italiana fu però abrogato dal Parlamento. Non ci fu alcuna opposizione, molti deputati si stupirono semmai alla scoperta che esistesse ancora. Era sopravvissuto dodici anni ai possedimenti coloniali da cui prendeva il nome, all’Impero proclamato da Mussolini che avrebbe dovuto essere millenario e invece era durato solo cinque anni – non un giorno di più.

Nell’Italia della Ricostruzione le colonie erano considerate roba da fascisti – e pazienza se l’Eritrea era stata proclamata colonia alla fine dell’Ottocento e la Libia prima dello scoppio della Grande Guerra, ben prima quindi che la maggior parte degli italiani avesse mai sentito pronunciare il cognome Mussolini. E tutto ciò che, a torto o a ragione, era associato al fascismo veniva considerato un corpo estraneo, una parentesi, una deviazione dal vero corso della Storia patria, quello che univa l’eroismo del Risorgimento a quello della Resistenza. L’Italia era un ex alcolizzato che, come ogni nuovo adepto della sobrietà, non voleva essere confuso con il comportamento tenuto durante l’ultima, tragica sbronza. Desiderava solo i piccoli quotidiani progressi del moderno benessere, che germogliava come erbetta di marzo dalle macerie.

I due sanguinosi anni dell’occupazione tedesca avevano permesso alla maggioranza degli italiani di identificarsi in una delle due figure ora care all’immaginario patrio, la vittima inerme e l’eroe partigiano. Di tutta la guerra da poco finita, il fronte più raccontato fu di gran lunga quello russo, dove i poveri soldatini mandati al gelo con le scarpe di cartone non potevano che indurre a compassione. Molto meno, quasi nulla, si narrò dell’occupazione di Jugoslavia e Albania; non divenne certo di pubblico dominio la reprimenda di un generale in Slovenia: «Qui si ammazza troppo poco!» L’occupazione della Grecia, le cui reni un tempo ogni scolaretto italiano asseriva di voler spezzare, fu raccontata solo per le stragi di militari italiani compiute dai tedeschi dopo l’8 settembre. Ma il più assoluto di tutti i silenzi fu quello dei reduci delle imprese coloniali. Pareva quasi che il Corno d’Africa si fosse invaso da solo. Nell’Italia degli anni Cinquanta, gli ex coloni erano perfino più invisibili degli ex fascisti, ancora più chiusi in un pervicace mutismo.

Tratto dal romanzo ‘Sangue giusto’ di Francesca Melandri (Rizzoli, Milano 2017), in tedesco ‘Alle, außer mir’ (Klaus Wagenbach, Berlin 2018)

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6]

Migrationsdarwinismus.

Vor drei Jahren, im Juni 2015, konnte der Gastroenterologe i. R. Giorgio Dobrilla in seiner AA-Rubrik vor den angeblichen Gefahren der Migration für die öffentliche Gesundheit warnen.

La tragedia umanitaria dell’immigrazione potrebbe […] diventare anche un problema sanitario per tutti e non solo per i migranti. […] La miopia politica così tangibile in particolare negli ultimi tempi spingerebbe al pessimismo, ma a salvarci rimane l’ottimismo della volontà.

Schon im Titel seines Beitrags (»Quando migranti sono anche… i virus«) hatte er eine grausige Parallele zwischen Menschen und Viren hergestellt.

Doch nun gibt er Entwarnung. In seinem heutigen Beitrag für dasselbe Blatt schreibt er:

In realtà, le malattie infettive sono un problema sovradimensionato (sic). Ciò probabilmente si spiega con la giovane età di chi arriva dal Centro Africa dopo un viaggio drammatico che ha certo selezionato i soggetti più sani, mentre le persone malate o più anziane si perdono prima per strada e poi per mare.

Jetzt wissen wir auch, was wir von der Verweigerung legaler Fluchtmöglichkeiten nach Europa haben: eine erzwungene natürliche Selektion, die uns die Alten und Kranken, einschließlich ihrer Viren, vom Leibe hält.

Zynischer und menschenverachtender könnte man kaum argumentieren.

Siehe auch: [1]

Autonomia integrale, ci risiamo. «In Italia».

Solo pochi giorni fa un mio amico, commerciante brissinese, mi aveva raccontato che, mai come quest’anno, turisti italiani avrebbero ripreso a sfoderare il famoso «siamo in Italia», foss’anche per un semplice ma indigesto «Grüß Gott».

Ed ecco che la vecchia solfa ricompare anche in politica:

Sull’edizione sudtirolese del Corriere* è proprio così che viene citato nientemeno che il commissario della Lega in Sudtirolo, Massimo Bessone, in riferimento alla volontà dell’SVP di ampliare l’autonomia.

Quella stessa Lega** non solo due anni e mezzo fa proponeva al consiglio regionale l’istituzione di una convenzione sull’autodeterminazione, ma ora, dopo le prossime elezioni, ambirebbe anche a governare questa terra proprio assieme al partito di raccolta.

Va detto che sulla stessa edizione è apparso un fondo di Toni Visentini che — tirando in ballo indistintamente la Catalogna, Trump, Putin, la Convenzione sudtirolese, le destre e l’Unione Europea — critica l’SVP per la sua richiesta di maggiore autonomia.

Insomma, la Vollautonomie va sempre bene come espediente retorico per disinnescare la voglia di indipendenza, un po’ meno quando si tratterebbe di concretizzarla anche solo in parte. Siamo alle solite.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]

*) domenica 19 agosto
**) «amica» di Freiheitliche e BürgerUnion

Quotation (486): Perché stupirsi?

Caro @franzpalermo, d’accordo su tutto, ma perché stupirsi che i sudtirolesi vogliano staccarsi dallo Stato Italiano, che ha sì concesso l’autonomia, ma ha anche sempre privilegiato il proprio centralismo inefficiente alla valorizzazione delle amministrazioni locali?

Tweet di Luigi Spagnolli, ex sindaco di Bolzano, rivolto a Francesco Palermo, autore di un articolo apparso sul quotidiano ‘A. Adige’

La ‘Lega’ si scaglia contro la legge Mancino.

Due ministri del governo color vomito propongono l’abolizione della (poco efficace) legge Mancino sulle discriminazioni razziali, etniche, religiose o nazionali, perché il razzismo sarebbe

diventato l’arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano

e

Se c’è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani.

come scrive su Facebook il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana (Lega), poi assecondato dal suo capo Salvini. Mentre Grillo (non si sa bene se per ignoranza o come goffo tentativo di prendere le distanze) sul suo blog ha preso a far scherzetti schifosi sulle spalle degli immigrati, sembra che almeno il premier Conte e il suo vice Di Maio (M5S) abbiano respinto l’idea dei leghisti.

Ad ogni modo vale la pena ricordare, ancora una volta, che il problema per la nascita del governo era l’euroscetticismo di Paolo Savona, mentre l’omofobia e il razzismo di Fontana e Salvini sembrano andar benone.

Vedi anche: [1] [2] [3] [4] [5]

Il passaporto che annulla le minoranze.

Oggi, sul quotidiano A. Adige è apparso un articolo di Francesco Palermo, già senatore PD/SVP, sul solito tema della doppia cittadinanza. Fra le altre, il giurista e «esperto di minoranze» pone anche la seguente interessantissima domanda:

Sarebbe ancora giustificato parlare di minoranze di fronte a cittadini di un altro Paese?

Cioè: se le cittadine sudtirolesi di lingua tedesca e ladina ottenessero, oltre a quello italiano, anche il passaporto austriaco si tratterebbe ancora di minoranze?

Questione fondata, visto che — si sa — da quando

  • la comunità italiana in Croazia ha avuto diritto alla doppia cittadinanza croata e italiana
  • la Slovenia concede il proprio passaporto a membri della comunità slovena in Friuli e nella Venezia Giulia e
  • le magiare di Transilvania hanno ottenuto il passaporto ungherese

le relative minoranze: puf, sono scomparse nel nulla, trasformandosi come d’incanto in comitive turistiche permanenti*.

Qualche mese fa lo stesso Palermo aveva posto un’altra domanda fondamentale: ma le eventuali titolari di doppia cittadinanza saranno esonerate dal doppio pagamento delle tasse (come d’altronde è già previsto dai trattati in vigore)? Noi, ovviamente, rimaniamo in attesa di ulteriori entusiasmanti evoluzioni.

Vedi anche: [1] [2] [3]

*) se non erro vengono definite proprio così nella legge 482/99