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Mehrsprachigkeit in Krisenzeiten.

Der kanadische Sprachgarant (Commissioner of Official Languages) hat sich gestern wegen der derzeitigen Krisenlage mit einer offiziellen Erklärung und einem Aufruf zu Wort gemeldet:

Mit der Covid-19-Pandemie erleben wir gerade eine außerordentliche Zeit. Wie die Mehrheit der Kanadier bin ich über die Situation zutiefst besorgt und möchte die unglaublichen Anstrengungen unterstreichen, die gemacht wurden, um die Gesundheit und die Sicherheit aller Kanadier sicherzustellen.

In diesem Kontext erwartet sich die Bevölkerung, Erklärungen, relevante Anweisungen und Informationen im Interesse der öffentlichen Gesundheit und Sicherheit zu erhalten, und dies jederzeit in beiden offiziellen Sprachen.

Darüberhinaus müssen die Kanadier im ganzen Land, ungeachtet ihrer offiziellen Sprache und speziell im derzeitigen Kontext, in der Lage sein, die an sie gerichteten Mitteilungen aller Bundesinstitutionen zu verstehen.

Wir haben Beschwerden über die Kommunikation der Bundesregierung während der Pandemie erhalten. Die Tatsachen, die uns zur Kenntnis gebracht wurden, werden gerade von uns untersucht. Außerdem sind wir den Erfordernissen entsprechend mit einigen Bundesinstitutionen in Verbindung.

Jenseits des Amtssprachengesetzes handelt es sich [hierbei] um eine Frage des Respekts und der Sicherheit für alle Kanadier.

Übersetzung:

Es wäre schön, wenn es — gerade in einer Ausnahmesituation wie dieser, die viele Menschen extrem verunsichert — auch in Italien Ansätze des Respekts für die sprachliche Vielfalt des Staates gäbe. Dem ist leider nicht so.

Deutschsprachige Südtirolinnen haben immerhin das »Glück«, dass wenigstens die Landesbehörden zur Zweisprachigkeit angehalten sind. Viele relevante Informationen sind aber dennoch nur in der Staatssprache verfügbar.

Ladinerinnen haben — wie Sardinnen, Friaulerinnen, Sloweninnen u.v.m. — nicht einmal diesen Vorteil.

Wenn die mehrsprachige Routine schon in normalen Lagen fehlt, so kommt sie während einer Krise umso mehr unter die Räder. Genau dann, wenn die Menschen am verletzlichsten sind.

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Autorinnen und Gastbeiträge

Il virus non indebolisca le difese immunitarie dello Stato di Diritto.

di Nicola Canestrini*

Come noto, il giorno dopo la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per l’epidemia di Covid-19 (il cosiddetto nuovo coronavirus) da parte dell’Organizzazione mondiale per la Sanità, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha deliberato lo “stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, con un provvedimento fondato sull’esercizio dei poteri in materia di protezione civile previsti dal d.lgs 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della protezione civile), che, all’articolo 24 disciplina lo “stato di emergenza di rilievo nazionale”.

I virus possono avere conseguenze più forti di ogni azione terroristica.

— Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 11 febbraio 2020

La dichiarazione di stato di emergenza prevede la possibilità di derogare alla legislazione vigente fermo restando il “rispetto dei principi generali dell’ordinamento“; le ordinanze di protezione civile emesse nell’ambito di uno stato di emergenza di rilievo nazionale, ai sensi dell’articolo 25, comma 1, d.lgs 1/2018 possono essere adottate “in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea”.

Su questa base sono poi stati emanati i veri decreti del presidente del consiglio dei ministri (DPCM), che – con qualche colpevole imprecisione – hanno adottato le misure ritenute idonee a contenere l’evento emergenziale: alcune di queste misure, laddove impattanti su tutto il territorio nazionale e che sono indirizzate a tutta la popolazione (a partire dal DPCM del 9 marzo 2020)  hanno impattato pesantemente su diritti costituzionali (o diritti fondamentali).

Parliamo della libertà di circolazione, soggiorno ed espatrio (articolo 16 della Costituzione); di riunione (articolo 17 della Costituzione); di esercizio dei culti religiosi (articolo 19); di insegnamento (articolo 33); su garanzia e obbligo di istruzione (articolo 34). Le misure di contenimento possono incidere poi sulla libertà di iniziativa economica (articolo 41, primo comma); altri diritti potranno essere limitati in un vicino futuro, come ad es. il diritto alla riservatezza, diritto all’identità personale, diritto alla protezione dei dati personali (artt. 2, 3, 13, 14, 15, 21, laddove si ipotizza un geotracking per sorvegliare la popolazione).

Alcuni di questi diritti costituiscono senz’altro principi fondamentali dell’ordinamento, e possono quindi essere temporaneamente limitati ma mai (nemmeno implicitamente) abrogati; molti trovano esatta corrispondenza anche nelle carte sovranazionali, sia dell’Unione europea che mondiali.

Naturalmente si ritiene che il bilanciamento dei beni costituzionalmente rilevanti abbia come parametro l’articolo 32 della Costituzione: la norma costituzionale indica la tutela della salute come “fondamentale diritto dell’individuo” che tuttavia va in qualche modo contemperata con “l’interesse della collettività”.

Fino a che punto si può però spingere il “bilanciamento”, cioè il sacrificio di diritti costituzionali in nome della pretesa tutela della salute collettiva?

I diritti fondamentali valgono anche (e soprattutto) nell’emergenza.

Il tema ci deve interrogare: anche a livello internazionale si è ritenuto di evidenziare un possibile abuso dello stato di emergenza, ad esempio per silenziare oppositori politici (cfr. Doug Rutzen and Nikhil Dutta, “Pandemics and Human Rights”, 12 marzo 2020).

Ma anche senza voler arrivare alla strumentalizzazione palese, oltre 15 esperti delle Nazioni Unite nella dichiarazione “COVID19: States should not abuse emergency measures to suppress human rights” hanno espresso preoccupazione per l’impatto non giustificato sui diritti fondamentali di regole emergenziali sproporzionate, evidenziando che “to prevent such excessive powers to become hardwired into legal and political systems, restrictions should be narrowly tailored and should be the least intrusive means to protect public health”; hanno oltre incoraggiato gli Stati “to remain steadfast in maintaining a human rights-based approach to regulating this pandemic, in order to facilitate the emergence of healthy societies with rule of law and human rights protections“.

Già, perchè le regole valgono anche, o forse soprattutto, nelle emergenze
, e una deroga dovuta ad una situazione emergenziale rischia di introdurre il deleterio pensiero che, tutto sommato, i diritti fondamentali siano a disposizione delle autorità a seconda delle esigenze, e che quindi la loro portata sia sminuita anche in contesti di normalità.

Qualche costituzionalista ha segnalato la criticità degli strumento normativo adottato, quello di un decreto del presidente del governo, collocato in una zona grigia tra atto politico ed atto amministrativo, sostanzialmente dunque inoppugnabile nel merito e slegato dal controllo di Parlamento, Presidente della Repubblica e della stessa Corte Costituzionale.

Ma a preoccupare ancora di più è l’interpretazione “autentica” del Volksgeist italico: dall’alto delle bacheche dei social, novelle Gazzette Ufficiali, il popolo non ha tardato di conferire ai testi originari una vulgata diversa dall’originale.

Ma anche le autorità preposte al controllo – che stanno adottando atteggiamenti ben più rigorosi di quelli consigliati dal Ministero dell’Interno – e persino alcuni rappresentanti degli enti locali hanno preteso di sostituirsi agli organi dello Stato, adottando comportamenti o disponendo provvedimenti non interpretativi, attuativi, esecutivi o integrativi degli atti emanati, ma molto più restrittivi (si veda ad esempio il tema della attività motoria all’aperto, consentita in quanto “necessità” dalla circolare del Ministero dell’Interno ma negata da molti).

Il tutto, naturalmente condito dal plauso del popolo social, autoproclamatosi massimo esperto di epidemiologia, plauso motivato ancora una volta dalla cattiveria, diventata secondo il rapporto CENSIS 2018 “la leva cinica di un presunto riscatto”, e che “si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”, gettando l’Italia in preda al “sovranismo psichico”, viatico di atteggiamenti che “talvolta assum(ono) i profili paranoici della caccia al capro espiatorio”.

Ma dobbiamo dirlo con chiarezza: un diritto che dipende dal beneplacito dell’autorità non è un diritto, è un favore, una concessione, nulla più: e a chi accetta tale impostazione sulle ali della paura, andrebbe ricordato che secondo Zygmunt Bauman, autorevole studioso della post modernità, “la paura è gemello siamese del male“.

La paura rischia quindi di accettare compromessi che semplicemente non possono essere accettati, pena la trasformazione dello stato di diritto.

Spetta dunque a tutti noi non consentire che vengano abbassate le difese immunitarie della Costituzione, per evitare che nell’organismo indebolito della democrazia parlamentare e della rule of law possano insinuarsi patogeni esterni che speravamo sconfitti da un pezzo, ma che invece si sono rafforzati più che mai.

La soluzione quindi non sta nell’individualismo, nel sovranismo, nell’egoismo, ma nella solidarietà: dalle emergenze si esce facendo rete, anche riscoprendo il valore di comunità (come dimostrano le iniziative di flash mob di queste ore), e soprattutto rispettando le regole, che valgono come detto anche ed anzi soprattutto nei momenti di emergenza. Peraltro, poi, con quale legittimità invochiamo aiuti dall’Europa se rifiutiamo, o minacciamo di rifiutare, di dare assistenza ai nostri connazionali (come incredibilmente è successo in Trentino, terra con forti tradizioni di solidarietà)?

Qualcuno potrebbe infatti esser tentato di considerare ogni critica disfattismo; e qualcuno si chiederà che male ci sia nell’imporre comportamenti che qualcuno ritiene possano comunque avere una qualche utilità ai fini di contenere il contagio?

Evil and fear are Siamese twins.

— Zygmunt Bauman

Nulla contro i comportamenti prudenziali, auto responsabili, solidali e rispettosi di chi in questo momento di emergenza deve gestire o lavorare in una sanità pubblica incrinata dalle riforme sempre più tese al profitto di pochi. Anzi: il cambiamento (si spera: in meglio) deve partire dal basso, cioè da ognuno di noi.

Il problema si pone quando questi comportamenti, invece di essere incoraggiati e quindi adottati su base volontaria, vengono imposti senza alcuna base legale: c’è un limite all’approccio sostanzialistico del diritto, e si chiama rispetto dello Stato liberale di diritto.

I cui principi chiedono che sia il potere legislativo ad emanare le norme, il potere esecutivo ad assicurarne il rispetto, e a quello giudiziario a risolvere eventuali controversie, che non vi possano essere sanzioni se non nei casi previsti dalla legge, senza scorciatoie basate sull’asserito bene comune.

Questo articolo è apparso anche su Azione nonviolenta.

*) Avv. Nicola Canestrini, nato nel 1973, si laurea nel 1999 summa cum laude con una tesi di laurea in teoria generale del diritto (“Legittimità tramite legalità – Il nesso tra diritto e democrazia nella teoria discorsiva di Jürgen Habermas”); nel 2001 è ammesso al patrocinio, dal 2002 è iscritto all’albo degli avvocati ed è avvocato cassazionista dal 2014, con abilitazione a difendere davanti alla Corte Penale Internazionale dal 2018. Già professore a contratto all’Università di Ferrara – Facoltà di lettere e filosofia – in Mediazione dei conflitti (focus: diritti umani e conflitti armati) e componente la redazione della rivista dell’Associazione Giuristi Democratici “Diritto di Critica”, dal 1999 è direttore del Centro Italiano Studi per la Pace; membro della European Criminal Lawyer Association referente italiano di Fair Trials International, fa parte inter alia degli Avvocati per la Solidarietà e della Camera penale di Trento Michele Pompermaier; dal 2016 coordina il progetto “avvocati minacciati | endangered lawyers” dell’Unione delle camere penali. Figlio di Sandro Canestrini, storico avvocato difensore degli obiettori di Coscienza al servizio militare e amico del Movimento Nonviolento, è titolare dello studio canestriniLex :: avvocati www.canestrinilex.com.

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Come sconfiggere il virus.

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Virus: Gastlichkeit nur gegen Bezahlung.

Nicht nur in Katalonien, auch im nahen Nord- und Osttirol sollen Corona-Patientinnen und unter Quarantäne Stehende in nun ohnehin leeren Hotels untergebracht und versorgt werden.

Und hierzulande? Während viele andere ihren Beitrag leisten, lese und höre ich bislang nicht davon, dass jemand seine großzügig geförderte Bettenburg freiwillig zur Verfügung gestellt hätte. Aber auch nicht, dass die Landesregierung diesbezügliche Zwangsmaßnahmen in Erwägung zöge. Im Land der Luxushotels darf die gemeine Bevölkerung die Quarantäne nach wie vor in ausrangierten Militärquartieren aussitzen.

Dafür zitiert Rai Südtirol Busunternehmer Thomas Rauch wie folgt:

Viele vor allem rumänische Arbeiter in den Hotels versuchen mit Flügen noch rauszukommen. Das sind teils tragische Geschichten, die sie erzählen. Von einigen Hoteliers wurden sie einfach vor die Tür gesetzt.

Wo bleiben da Solidarität und Menschlichkeit? Manche Damen und Herren, die zahlende Kundschaft aufs Vorzüglichste zu versorgen wissen, sind wohl außerstande, ihren nicht mehr benötigten Mitarbeiterinnen auch nur Ansätze von Gastlichkeit zukommen zu lassen.

Das ist viel empörender, als die etwaige Abweisung von Zweitwohnungsbesitzerinnen, deren oft späte Flucht den Beigeschmack von Sozialdarwinismus hat.

Wir halten zusammen? Nicht wirklich.

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Autorinnen und Gastbeiträge

Transit: Gibt es nur den Brenner?

Gastbeitrag von Walter Kircher

Man hat hierzulande den Eindruck, es gibt nur den Brenner und nur den LKW als Transportmöglichkeit, um vom Süden in den Norden und umgekehrt zu gelangen!

Gemeint ist der Alpentransit und den gibt es nun einmal in mehreren Streckenvarianten, inzwischen wissen die allermeisten Tirolerinnen und Trentiner längs der Brennerstrecke, dass alpenquerende Verbindungen auch vom Piemont bzw. von der Lombardei nach Frankreich über die Schweiz und Süddeutschland weiter in die nördlichen Regionen Europas führen, so wie auch über Tarvis in das östliche Österreich und in die angrenzenden EU-Länder.

Trotzdem sind Cheflogistiker und Frächterklasse samt Handelskammerführung und EU-Kommisarin ständig damit beschäftigt, die einfachen Bürger (die ja nichts verstehen) zu belehren, dass in der EU der freie Warenverkehr zu respektieren ist.

Die gesundheitliche Beeinträchtigung der Anwohnenden ist nie Thema! Corona hat auch auf den Brenner-LKW-Transit eingewirkt, als ob es nur den Brenner als Alpentransitroute gäbe! Die LKW-Fahrer sind bald ebenso zu bedauern/bewundern wie die Rettungseinsatzleute.

Im Netz sucht man vergebens nach Verkehrsmeldungen, die von ähnlichen Stausituationen wie hier auf den oben erwähnten weiteren Transitstrecken berichten! Was muss noch passieren, dass das Nutzungsverhältnis Brennerpass – übrige LKW-Alpentransitstrecken in vernünftige Statistikzahlen einmünden?

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Autorinnen und Gastbeiträge

Therapie gegen Covid-19 entdeckt?
Neue Ansätze in der Erprobungsphase

von Oliver Hopfgartner*

Das Coronavirus hat das Alltagsleben der Bürger lahmgelegt. Bis vor kurzem hieß es noch, es gibt keine Therapie gegen dieses Virus, nach inzwischen weltweit über 150.000 Erkrankungsfällen zeigen sich erste Behandlungserfolge.

Ich möchte hier einen kurzen Überblick über einige Therapieansätze geben.

Südkorea setzt bevorzugt auf zwei Medikamente: Das Malariamedikament Chloroquin sowie die HIV-Medikament-Kombination Lopinavir/Ritonavir. (1)
Diese Substanzen rückten in den Fokus, weil von ihnen bereits bekannt war, dass sie die Virusvermehrung innerhalb der Zelle verlangsamen bis stoppen können.

Grob gesagt vermehrt sich das Coronavirus innerhalb der menschlichen Zelle, indem es die Zelle dazu bringt andere Enzyme zu produzieren, die dann neue Viruspartikel bauen. Beide Therapieansätze greifen genau in diesen Mechanismus ein und erschweren es dem Virus so, sich innerhalb der menschlichen Zelle zu vermehren.

Besonders interessant ist dabei der Einsatz von Chloroquin. Es handelt sich hier um ein relativ günstiges Medikament und es konnte bereits nachgewiesen werden, dass es unter Laborbedingungen außerhalb des menschlichen Körpers die Vermehrung vom neuen Coronavirus hemmen kann. (2) Diesbezüglich wurden auch schon klinische Studien gestartet, aktuell schaut es so aus als wäre dieser Effekt auch in der klinischen Anwendung nachweisbar. (3) Daher empfiehlt auch China die Therapie mit Chloroquin. (4)

Ich möchte hier explizit betonen, dass all diese Erkenntnisse mit Vorsicht zu genießen sind. Solange keine Ergebnisse einer randomisierten, verblindeten klinischen Studie vorliegen, kann man keine sichere Aussage treffen. Aktuell sind die Beobachtungen allerdings vielversprechend.

Lopinavir und Ritonavir werden in erster Linie deshalb empirisch eingesetzt, weil sie 2004 bei SARS gute Ergebnisse zeigten. (5)

Ein weiteres Medikament, das vielversprechend in der Therapie des neuen Coronavirus zu sein scheint ist das relativ teure Rheumamedikament Tocilizumab. (6) Es handelt sich hierbei um einen sogenannten monoklonalen Antikörper. Diese Medikamente sind in der Regel an der Endung -mab zu erkennen. Rheuma ist eine Erkrankung, bei der das eigene Immunsystem überreagiert und so zu sinnlosen Entzündungen von Gelenken, aber auch anderen Geweben führt. Tocilizumab „moduliert“ das Immunsystem und bremst so die (Über-)Reaktion des Körpers ein.

Intuitiv würde man sagen, dass eine Einbremsung des Immunsystems bei einer Infektion mit Coronavirus kontraproduktiv sein müsste. Hierzu muss man jedoch wissen, dass die Atembeschwerden hauptsächlich durch die körpereigene Immunreaktion hervorgerufen werden.

Die Therapieerfolge mit Tocilizumab sind bisher nur subjektiv, es gibt noch keine wissenschaftlichen Publikationen dazu, derzeit läuft eine klinische Studie mit 188 Patienten. (7)

Auch wenn der Umgang mit dem Coronavirus für manche Bürger chaotisch und undurchdacht wirken mag, es wird daran gearbeitet, die Virusbekämpfung so effektiv und sicher wie möglich zu gestalten. Panik ist ein schlechter Berater. Dieser Beitrag befasst sich ausschließlich mit den Therapiemöglichkeiten. Einhalten der allgemeinen Hygieneempfehlungen senkt das Infektionsrisiko drastisch. Wie bei jeder Krankheit ist die Vorbeugung die beste Medizin.

*) Der Autor ist seit Abschluss des Studiums der Humanmedizin in Graz als Arzt in der Steiermark tätig, zuletzt arbeitete er an der Universitätsklinik für innere Medizin in Graz. Derzeit befindet er sich in Väterkarenz.

(1) http://www.koreabiomed.com/news/articleView.html?idxno=7428
(2) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32150618
(3) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32074550
(4) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32164085
(5) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32104907
(6) http://www.ansa.it/english/news/science_tecnology/2020/03/11/coronavirusarthritis-drug-seems-to-work_8113f9d9-9bb8-4181-9c02-3e314c30e7e9.html
(7) https://www.pharmaceutical-technology.com/news/roche-actemra-coronavirus-complications/

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Corona: Spendenaufruf.
Schutzmasken, -anzüge, -brillen, Desinfektionsmittel

In einem Facebookeintrag ruft die Kura-Apotheke aus Urtijëi Handwerks- und andere Betriebe im Lande auf, vorrätige FFP2- und FFP3-Masken zu spenden, da sie in diesen Zeiten Leben retten können. Konkret sollten sie »vor allem dem Pflegepersonal im Krankenhaus« zur Verfügung gestellt werden.

Verteilt sie an Apothekenteams und Lebensmittelgeschäfte, Altersheime und Gesundheitssprengel.

— Kura-Apotheke

Die Firma Hubert Gufler hat dem Krankenhaus Meran, Hausärztinnen und Apotheken im Burggrafenamt bereits an die 1.000 Masken und rund 340 Einweganzüge gespendet. Gebraucht würden auch originalverpackte Schutzbrillen.

Die Obstgenossenschaft Cafa aus Meran hat hingegen dringend benötigtes Desinfektionsmittel gespendet.

Diesem Aufruf zu Solidarität und Selbstorganisation schließt sich an.

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Extremer Corona-Nationalismus.

Rechtsextreme und Rechtsradikale versuchen weiterhin, politisches Kapital aus der Coronavirus-Pandemie zu schlagen und scheuen nicht davor zurück, eine in Teilen eingeschüchterte und geschwächte Bevölkerung vor ihren Karren menschenverachtender Politik zu spannen. Im Kontext von medizinisch notwendiger Abschottung, Aussonderung und Reinlichkeit — sowie der Außerkraftsetzung von Grundrechten — finden sie ideale Lebensbedingungen vor.

Sowohl die faschistische CasaPound, als auch der Bozner Ableger von Vox rufen die Südtirolerinnen dazu auf, die italienische Flagge an Fenster und Balkone zu hängen, als könne man ein Virus mit Nationalismus besiegen. Laut Vox soll die Flagge auch nach der gegenwärtigen Krise so lange hängen bleiben, bis Gerichte »den Keim« besiegen, der Italien »infiziert« und während der letzten Jahrzehnte »an den Fremden« verkauft habe. Zudem müsse in Zukunft klar unterschieden werden zwischen jenen, die Italien im Coronanotstand unterstützt und denen die es nicht gemacht haben.

Indes macht die auch von Rechtsextremen verehrte neue Biathlonweltmeisterin Dorothea Wierer mit nationalistischen Tönen auf sich aufmerksam:

Ich widme diese Ergebnisse ganz Italien, auf das Gewehr habe ich auch ‘Wir werden gemeinsam siegen’ geschrieben, und wir haben es geschafft, da braucht es nicht viele Worte. Die Botschaft [‘]Nur gemeinsam werden wir es schaffen[’], wir Italiener zeigen stets in schwierigen Momenten, aus welchem Holz wir geschnitzt sind, da habe ich keinen Zweifel.

A. Adige

Übersetzung: – Original: Dedico questi risultati a tutta l’Italia, sul fucile ho scritto anche ‘Vinceremo insieme’, e ce l’abbiamo fatta, non servono tante parole. Il messaggio Solo insieme ce la faremo, noi italiani facciamo sempre vedere di quale pasta siamo fatti nei momenti difficili, non ho dubbi.

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