Fiat beugt sich dem »Prontuario«.

Vor wenigen Tagen war in Deutschland, zur Bewerbung des »500L Trekking«, eine neue Werbekampagne des italienischen Autoherstellers Fiat angelaufen. Im dazugehörigen TV-Spot fuhr der Darsteller quasi »im Traum« nach Südtirol ’zurück’, wo er seinen Hausschlüssel verloren hat. Doch: Statt des vom Protofaschisten Tolomei aufgezwungenen Landesnamens »A. Adige« stand auf dem im Video gut sichtbaren Schild »Sudtirolo«.

Skandal! Der erklärte Faschist und Landtagsabgeordnete Donato Seppi sah sich zu hysterischem Protest veranlasst. Für einen Gestrigen wie ihn gilt, zumindest im Italienischen, nach wie vor das in den 1920er-Jahren erlassene Tirol-Verbot.

Was für ein Glück — möchte man meinen — dass sich ein Weltkonzern vom Geschrei eines Rechtsextremisten nicht beirren lässt. Nicht so in Italien: Einem heutigen Medienbericht (der Südtirolbeilage des Corriere) zufolge hat Fiat bereits einen Rückzieher angekündigt — der »Fehler« soll umgehend korrigiert werden. Damit ist klar: Der gesellschaftlich weitverbreitete Landesname »Sudtirolo« (dessen Benutzung von einem Inklusivisten wie Alexander Langer gefördert worden war), hat in diesem Staat nicht einmal im (Werbe-)Traum Platz. Und ein großer Konzern wie Fiat tanzt eher nach der Pfeife eines Faschisten, als dass er etwa Südtirols Mehrsprachigkeit zur Kenntnis nähme.

Faschismen Medien Nationalismus Ortsnamen Plurilinguismo Politik Verbraucherinnen Wirtschaft+Finanzen | | | Corriere | | |

Bisogna favorire lo scambio interlinguistico.

di Gabriele Di Luca

Strumenti di rilevazione periodica, applicati al dolente capitolo del cosiddetto “patentino”, confermano la cupa visione dei pessimisti. Soltanto il 38,1% dei promossi per la carriera C e il 27,3% per la B, vale a dire gli esami ai quali partecipano in genere gli altoatesini e i sudtirolesi in età scolare, in teoria facilitati dalla più intensa esposizione all’insegnamento della seconda lingua.

Logico dunque che si tenda a puntare subito il dito contro la scuola. Bisogna cambiare radicalmente il sistema educativo – si asserisce – per aprire una strada a un’educazione libera e plurilingue. Occorre forzare quelle che continuano ad essere descritte come rigide caste etniche per realizzare il sogno di un Sudtirolo “ladinizzato”. Il riferimento qui è all’alta percentuale di promossi all’esame di trilinguismo delle valli ladine: esempio di una didattica di successo da replicare ovunque in modo pedissequo.

Le cose però non sono così semplici. I fautori del radicale cambiamento di sistema sono diventati col tempo una pattuglia abbastanza prevedibile, sebbene raramente lucida riguardo alle proposte alternative (chi parla di “scuola bilingue” in genere non fa che agitare uno slogan e stenterebbe parecchio ad attribuirgli un significato univoco). Segno che non ci sono motivi di rammarico, che è bene lasciare le cose come stanno? Nient’affatto.

Proprio in questi giorni sono stati resi disponibili i risultati di una ricerca durata sei anni. Mediante un accurato allestimento di test ad hoc completati da analisi psicolinguistiche, lo studio ritrae il rapporto degli studenti locali con la seconda lingua (Kolipsi, Eurac 2012). Presentando il volume, Andrea Abel e Chiara Vettori, due delle curatrici, hanno messo in luce che, al di là di ogni possibile manchevolezza imputabile al sistema scolastico, il vero e proprio nodo da sciogliere concerne la prevalenza di una concezione utilitaristica del linguaggio, finalizzato cioè alla possibilità di ottenere un certificato o un posto di lavoro. In questo modo lo scambio interlinguistico continuerà ad essere vissuto con frustrazione.

Sarebbe perciò ancora il nostro atteggiamento di fondo – sintetizzato dalla pigrizia e dalla refrattarietà nel provare un sincero interesse per persone dell’altro gruppo – a inibire in modo pervicace l’uso e talvolta persino la percezione di codici che non siano quelli usati abitualmente. La scuola potrebbe certamente contribuire a migliorare le cose. Ma la scuola non basta. Occorre, occorrerà sempre un ambiente circostante orientato alla positività dell’incontro, della relazione, e informato dalla cultura del contatto.

Corriere dell’A. Adige, 16 marzo 2013

Kohäsion+Inklusion Plurilinguismo Scola | | | Corriere | | | Italiano

Il Corriere sdogana i fascisti.

Nel suo numero odierno l’edizione sudtirolese del Corriere propone un’intervista di gruppo con quattro candidati alle elezioni politiche espressione della destra «italiana»:

  • Alessandro Urzì (AAnC)
  • Giorgio Holzmann (FdI)
  • Maurizio Puglisi Ghizzi (CPI)
  • Eriprando della Torre di Valsassina (La Destra)

Nonostante tutti quanti siano riconducibili — chi più, chi meno — all’area post o neofascista, almeno i primi due in varie occasioni hanno tentato, con credibilità variabile, di dissociarsi dal ventennio. Puglisi Ghizzi e della Torre di Valsassina invece appartengono a formazioni di estrema destra che non esitano a dichiararsi di area fascista. I membri di CasaPound, ad esempio, si definiscono fascisti del terzo millennio.

Proprio per questo fa letteralmente rabbrividire con quanta disinvoltura esponenti politici che si ispirano a una dittatura violenta e totalitaria, vengano intervistati e trattati come membri legittimi e a pieno titolo della vita democratica. Tanto più in una terra come la nostra, nella quale la dittatura ha avuto effetti particolarmente devastanti, non ancora pienamente rimarginati, sulla libertà, la diversità, la convivenza e la coesione sociale.

Faschismen Medien Politik | Medienkritik Parlamentswahl 2013 | Alessandro Urzì Giorgio Holzmann | Corriere | Südtirol/o | CPI PDL&Co. | Italiano

Sudtirolesi.
Quotation 50

Martello, il Comune sudtirolese al 100%

Titolo odierno del Corriere dell’A.A., relativo alla notizia che tutti gli abitanti del comune si sono dichiarati di lingua tedesca.

Davvero un comune — in Sudtirolo — è sudtirolese nella misura in cui i suoi abitanti sono di lingua tedesca? Ma non si può continuare a considerare i cittadini di lingua italiana degli intrusi.

Kohäsion+Inklusion Medien Plurilinguismo | Medienkritik Quote | | Corriere | Südtirol/o | | Italiano

Il PDL con CasaPound.

L’associazione neofascista CasaPound si espande in Sudtirolo, aprendo un’ulteriore sede a San Giacomo di Laives. Il motto dell’inaugurazione è «lunga vita ai sogni», e finché rimangono tali forse è il male minore. Il Corriere dell’A. Adige, nella sua edizione odierna, rende conto della festa senza un minimo accenno di critica, riportando anche le parole di Alessandro Bertoldi (PDL), presente alla serata inaugurale:

Sono ancora una volta affascinato dalla forza di volontà che anima questi giovani nel fare ciò che fanno, basti pensare che non ricevono finanziamenti (la loro libreria però gode di un affitto agevolato dell’IPES, n. d. ), ma autofinanziano ogni loro attività con le proprie tasche anche questa struttura. Complimenti ai ragazzi di CasaPound Italia della provincia di Bolzano e a Andrea Bonazza e Mirko Gasperi  (entrambi condannati per apologia del fascismo, n. d. ) che ne sono i punti di riferimento.

Sì, complimenti!

Faschismen Medien Politik | Zitać | Andrea Bonazza | Corriere | Südtirol/o | CPI PDL&Co. Wobi | Italiano

Proporzionale, vero nodo da sciogliere.

di Gabriele Di Luca

Il censimento al quale siamo chiamati in questi giorni a rispondere offre numerosi spunti polemici che abbiamo cercato di sviluppare in diverse occasioni. Sarebbe però un errore se la critica ricalcasse pedissequamente gli argomenti del passato. Nella costellazione attuale essi hanno così bisogno di essere rivisti in rapporto alle condizioni mutate. In questo senso, l’opposizione tentata nel 1981 da Alexander Langer contro quelle che lui definiva le “nuove opzioni” assume per noi un valore positivo proprio riconoscendo l’avvenuta correzione delle situazioni che allora davvero avevano “il solo scopo di costringere alla lealtà etnica ogni cittadino del Sudtirolo, e con ciò la funzione di discreditare, tacciandoli di ambiguità, tutti coloro che si rifiuta[va]no di schierarsi” (Sudtirolo ABC). Oggi, per fortuna, nessuno impone più un simile esercizio di “lealtà”, anche se il richiamo alla “sincerità” che l’ha sostituito non è certo qualcosa che possiamo accettare senza tacerne gli evidenti e persistenti limiti.

Ovviamente diversi da quelli di un tempo, non mancano i problemi rimasti sul tappeto. Ma quali sono essenzialmente questi problemi? E soprattutto: di chi sono? Confesso che, pur condividendone molte ragioni “ideali”, non riesco a seguire pienamente coloro i quali adesso (a tempo peraltro ampiamente scaduto) affermano la personale difficoltà d’“intrupparsi”, tornano ad accusare il “sistema” di malcelato razzismo e riscoprono l’acqua calda dell’arbitrarietà di ogni appartenenza a qualsivoglia gruppo (persino quando ciò non comporterebbe un evidente “tradimento” della propria identità). Penso si tratti di una protesta di maniera e scarsamente produttiva. Non è possibile, e neppure credibile, aver accantonato per dieci anni questo tema e accorgersi improvvisamente della sua gravità solo quando ci vengono recapitati i deludenti questionari. Per non parlare del fatto che ha davvero poco senso attaccare il censimento senza ripudiare con ben maggiore determinazione il meccanismo che lo legittima, cioè la legge proporzionale. Ma proprio qui sta il punto dolente e il nodo più difficile da sciogliere. Esiste sufficiente informazione e chiarezza sull’effettiva obsolescenza della proporzionale e dunque sulla plausibilità, per non dire la necessità di una sua completa rimozione? Chi ne mette in luce gli aspetti negativi è consapevole dei rischi, magari soltanto di natura psicologica, eventualmente prodotti o riprodotti dal puntare senza ulteriori approfondimenti verso la costruzione di un modello di convivenza alternativo?

Purtroppo la sensazione è che si preferisca in modo velleitario scagliarsi contro il facile bersaglio del censimento per mascherare la propria difficoltà a incidere su alcune strutture profonde che continuano (perché in definitiva rivelatesi assai comode) a determinare l’orientamento complessivo di questa società.

Corriere dell’Alto Adige, 13 ottobre 2011

Kohäsion+Inklusion Medien Plurilinguismo Politik Recht | Sprachgruppenproporz | | Corriere | | | Italiano

Violenza culturale.
Quotation 24

Io con mio padre andavo sempre a Cologna. E per me Glaning resterà sempre Cologna, quel luogo fa parte della storia, della mia cultura. Toglierlo sarebbe fare una violenza culturale, la stessa che Tolomei impose ai sudtirolesi 70 anni fa.

Le indicazioni solo in tedesco sono sempre al loro posto e noi continuiamo a ricevere lettere di persone che si chiedono come mai non trovano i cartelli in italiano. Da questo punto di vista non è cambiato nulla. Siamo all’assurdo, sulle cartine gli escursionisti trovano dei nomi che poi non ritrovano sui sentieri. I topononimi [sic] oggi non sono più un patrimonio locale ma europeo se non mondiali [sic]. Noi vorremo [sic] che i nomi riportati sulle mappe siano anche sul terreno.

Vito Brigadoi, vicepresidente CAI Bolzano
intervista sul Corriere dell’A. Adige 23.08.2011

Die Rückgängigmachung eines Unrechts (die zwangsweise Übersetzung von Abertausenden von Ortsbezeichnungen) wird mit dem Unrecht selbst auf eine Stufe gesetzt. Dabei wird außer acht gelassen, dass die Entscheidung wissenschaftlichen Kriterien und internationalen Gepflogenheiten entspräche und vor allem: dass sie von demokratisch legitimierten Gremien beschlossen würde und lediglich die Amtlichkeit von Ortsbezeichungen beträfe, während die Tolomei-Namen auf faschistische Dekrete, auf die gewaltsame Unterdrückungspolitik durch ein totalitäres Regime zurückgehen.

Wenn wir diesen Ansatz weiterdenken, dann kommen wir womöglich zum Schluss, dass wir die Hängung von Kriegsverbrechern bei den Nürnberger Prozessen mit den standrechtlichen Erschießungen von »Deserteuren« durch die Nazis auf eine Stufe stellen müssen. Mir läuft es kalt den Rücken runter.

Ubi nomen, ibi patria, Brennerbasisdemokratie, 20.11.2010

Vedi anche:

Faschismen Medien Ortsnamen | Zitać | Ettore Tolomei | Corriere | Südtirol/o | CAI | Deutsch Italiano

[Unità] tra parentesi | in Klammern.

Am 17. März feiert Italien den 150. Jahrestag seiner Vereinigung. Dieser Tag bietet uns die Gelegenheit zum Nachdenken über die Bedeutung der Einheit Italiens und über die vielen Kräfte, die diese beeinflussen. Nachdenken werden wir auch über die Entwicklung, die die Einheit in einem Land wie dem unseren nehmen kann, das durch seine Besonderheit einen widersprüchlichen Umgang mit dem Konzept der Einheit pflegt.

Il 17 marzo, giorno in cui l’Italia celebra ufficialmente il giorno della sua unificazione avvenuta 150 anni fa, offre un’occasione per riflettere. Riflettere sul significato dell’unità nazionale, la sua complessa dinamica, ma anche sulle prospettive che essa può avere in un territorio, come il nostro, caratterizzato da peculiarità da sempre conflittuali rispetto a quell’idea di unità. Lo faremo in compagnia di:

Gabriele Di Luca
insegnante ed editorialista del Corriere dell’Alto Adige

Hans Heiss
Historiker und Landtagsabgeordneter der Grünen-Verdi-Vërc

Giorgio Mezzalira
storico ed editorialista del Corriere dell’Alto Adige

Hartmuth Staffler
Journalist und Gemeinderat der Süd-Tiroler Freiheit

Es moderiert/modererà Lucio Giudiceandrea
Journalist und Autor/autore e giornalista

Donnerstag | Giovedì 17.03.2011 – 17:00
Cusanus Brixen | Bressanone

Neue Wege des Zusammenlebens | Vivere qui

Die Arbeit an einer gemeinsamen Zukunft setzt eine gemeinsame Betrachtung der Vergangenheit un der Gegenwart voraus. In dieser Veranstaltungsreihe wollen wir das Verständnis für die Verletztheit der Südtiroler und für den “disagio” der Italiener in der jeweils anderen Gruppe wecken.

Per costruire un futuro comune è necessario avere una visione comune del passato e del presente. In questo ciclo di conferenze vorremmo sviluppare la reciproca comprensione del rammarico sudtirolese e del disagio degli italiani.

heimat Brixen Bressanone Persenon

Feuilleton Geschichte Nationalismus Termin | | Hans Heiss | Corriere | Italy Südtirol/o | STF Vërc | Deutsch Italiano