{"id":156,"date":"2006-07-04T15:42:59","date_gmt":"2006-07-04T13:42:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.selbstbestimmung.net\/?p=156"},"modified":"2022-11-17T20:00:44","modified_gmt":"2022-11-17T19:00:44","slug":"caa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=156","title":{"rendered":"C\u2019AA (I)."},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 20px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><p>Im <em>Corriere dell\u2019A. Adige,<\/em> der t\u00e4glichen Lokalbeilage der italienischen Zeitung <em>Corriere della Sera,<\/em> ist letzthin eine kleine \u00bbSerie\u00ab zur Selbstbestimmung erschienen, die sich an die hier vertretenen Ideen anlehnt. Ich m\u00f6chte sie an dieser Stelle wiedergeben.<\/p>\n<p>Ausl\u00f6ser war eine Kolumne von Gabriele Di Luca:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Una nazione senza \u201cnazione\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa Espa\u00f1a auton\u00f3mica avanza\u201d, cos\u00ec Jos\u00e9 Luis Rodr\u00ed\u00adguez Zapatero ha commentato il voto di domenica scorsa, con il quale il 73,9% dei partecipanti (quasi il 50% della popolazione avente diritto) ha dato l\u2019assenso alla riforma dello Statuto che dovrebbe consentire alla Catalogna di muovere un significativo passo verso l\u2019autodeterminazione. Il commento di Zapatero incoraggia una riflessione, ad un tempo disinibita ed attenta, sugli assetti istituzionali che possono perfezionare l\u2019intersezione e l\u2019interdipendenza di interessi locali, nazionali e internazionali. Detto altrimenti, l\u2019esperienza spagnola indica come l\u2019esercizio del diritto all\u2019autodeterminazione non raffiguri necessariamente scenari conflittuali, per i quali ogni cambiamento assomiglia sempre ad un passo indietro o rappresenta un salto nel buio, ma propone anche una possibile prospettiva di condivisibile (e condiviso) sviluppo.<\/p>\n<p>Un breve esame delle principali caratteristiche del \u201cmodello catalano\u201d pu\u00f2 essere utile guardando con la coda dell\u2019occhio il nostro piccolo Sudtirolo. Le rivendicazioni dei catalani hanno sempre cercato di esprimersi rifiutando qualsiasi ricorso alla violenza; in Catalogna, le forze politiche che sostengono l\u2019autodeterminazione lo fanno con piena trasparenza; il progetto autodeterministico catalano non poggia su una rivendicazione di carattere regressivo, etnico o esclusivamente utilitario, ma prende slancio dal riconoscimento di un comune interesse territoriale. Da questo punto di vista, la \u201ccittadinanza catalana\u201d \u00e8 modellata da una legislazione che nasce dalla residenza e dall\u2019uso del catal\u00e0, la lingua nazionale che \u00e8 \u201cufficiale\u201d, senza per questo rinunciare al castigliano.<\/p>\n<p>Come si vede, sono molti gli spunti di riflessione che si potrebbero trarre da questo esempio. Mi preme sottolinearne particolarmente uno, che riguarda l\u2019aspetto \u201cnazionale\u201d citato dallo Statuto. Nell\u2019art. 1 del Titolo I, approvato dal Congresso e poi dal Senato, si afferma che la Catalogna, in quanto \u201cnacionalidad\u201d, esercita il suo autogoverno costituita in Comunit\u00e0 Autonoma in accordo con la Costituzione e lo Statuto che \u00e8 la sua norma fondamentale. La rivendicazione autodeterministica della \u201cnazione\u201d catalana non funziona cos\u00ec come un detonatore per far saltare l\u2019unit\u00e0 dello Stato (paradossalmente: questa la paura dei suoi detrattori e la speranza dei suoi estimatori nazionalistici), ma articola o specifica questa unit\u00e0 in senso pi\u00f9 morbido e plurale. \u00c8 l\u2019idea di una nazione senza \u201cnazione\u201d, capace di coniugare la difesa della propria specificit\u00e0 con un elevato grado di apertura e dinamismo. Un\u2019idea sulla quale anche noi potremmo seriamente riflettere.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tags darauf ist im selben Blatt folgender Artikel als Reaktion auf Di Lucas Kommentar erschienen:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Modello catalano: Svp e An frenano, Verdi scettici<\/strong><\/p>\n<p>Fa discutere il fondo di Gabriele Di Luca (<em>Corriere dell&#8217;Alto Adige<\/em> di ieri) sull&#8217;autodeterminazione cos\u00ec come \u00e8 stata concepita in Catalogna, dove domenica scorsa gli elettori hanno dato il proprio assenso a una possibile riforma dello statuto della regione spagnola che l&#8217;avvicini alla possibilit\u00e0 di una scelta oltre l&#8217;autonomia.<br \/>\n\u00abPer quanto sono informato \u2013 afferma il senatore della Svp Oskar Peterlini \u2013 quella catalana \u00e8 una forma di autodeterminazione piuttosto limitata e probabilmente non si pu\u00f2 neppure definire tale. Per dare questo diritto ad un popolo, bisogna offrirgli delle alternative e tra queste anche quella di rimanere come \u00e8. Mi pare che in Catalogna sia questa la scelta fatta, ma senza ricorrere ad una sorta di referendum con il quale determinare il proprio futuro. Credo che la scelta catalana sia pi\u00f9 verso una forma di autonomia che non un esercizio del diritto all&#8217;autodeterminazione. Mi pare poi sbagliato, e lo abbiamo affermato anche a proposito della proposta Cossiga, inserire questo diritto in una Costituzione ed in uno Statuto \u2013 conclude Peterlini \u2013 perch\u00e9 l&#8217;autodeterminazione \u00e8 garantita dal diritto internazionale che \u00e8 legge di rango superiore ad una costituzione nazionale\u00bb.<br \/>\nArrivano altre reazioni: \u00abSiamo alle solite \u2013 commenta l&#8217;onorevole Giorgio Holzmann di Alleanza Nazionale, in sintonia per alcuni aspetti con Peterlini \u2013 Di autodeterminazione si parla sempre in questa terra ma si continua ad equivocare. L&#8217;autodeterminazione \u00e8 un diritto dei popoli e non delle minoranze e porta sempre con s\u00e9 una modifica dei confini di uno stato, cosa che ritengo oggi impossibile a livello europeo. Potrebbero chiederla i tibetani rispetto alla Cina, ma non i sudtirolesi rispetto all&#8217;Italia. Quindi, sgombrato il campo dall&#8217;equivoco, va detto che quello che in Catalogna chiamano autodeterminazione in realt\u00e0 \u00e8 una forma avanzata di autonomia, non molto dissimile da quella dell&#8217;Alto Adige, e la stessa dichiarazione di Zapatero riportata dal vostro giornale lo conferma: nel momento in cui dice che la Spagna autonomista avanza, non mi pare che parli di autodeterminazione\u00bb.<br \/>\n\u00abSiamo in una realt\u00e0 molto diversa \u2013 dice Franco Bernard, portavoce dei Verdi \u2013 sia dal punto di vista storico, sia numerico, i catalani sono 5 milioni, e le differenze culturali che ci sono tra loro ed i castigliani non sono certo come quelle tra il mondo culturale tedesco e quello italiano che qui hanno per\u00f2 imparato a convivere arricchendosi. Ci\u00f2 detto, mi pare anche che il voto di domenica scorsa non abbia avuto poi una partecipazione cos\u00ec massiccia e non riguardi l&#8217;autodeterminazione in senso stretto. Come Verdi \u2013 conclude \u2013 siamo molto critici verso questo concetto: \u00e8 pi\u00f9 uno slogan che una realt\u00e0 concreta della quale nessuno si \u00e8 mai soffermato a valutare bene le conseguenze\u00bb.<br \/>\nPlaude naturalmente all&#8217;iniziativa catalana Paul Bacher, comandante degli Sch\u00fctzen: \u00abOgni passo verso il diritto di autodeterminazione \u00e8 per noi importante e se altri ci riescono significa che la strada \u00e8 aperta anche per i sudtirolesi. Noi \u2013 aggiunge \u2013 siamo sempre stati per il Freistaat S\u00fcdtirol o per una soluzione come quella di San Marino o il Lichtenstein (sic)\u00bb.<\/p>\n<div>Enzo Coco<\/div>\n<\/blockquote>\n<p>Am 1. Juli wurde dann folgender Leserbrief ver\u00f6ffentlicht und kommentiert:<\/p>\n<blockquote><p><strong>La via dell&#8217;autodeterminazione,<br \/>\nl&#8217;equilibrio del modello catalano<\/strong><\/p>\n<p>Il fondo di Gabriele Di Luca sul modello catalano ha portato ad una serie di riflessioni e reazioni politiche che, a mio avviso, denotano soprattutto una scarsa capacit\u00e0 d&#8217;astrazione. Senza dubbio, come affermano Peterlini e Holzmann, il diritto all&#8217;autodeterminazione \u00e8 sancito dal diritto internazionale, ed \u00e8 pure possibile che sia difficile invocarlo, ora, per una realt\u00e0 come la nostra. Tutto vero, ma fin qui \u00e8 un discorso fermo su posizioni predefinite, che non prende minimamente in considerazione la novit\u00e0 proposta dall&#8217;articolo. Non sarebbe prioritario scomodare il diritto dei popoli o la costituzione, ma prima di tutto pensare a sviluppare \u00abinsieme\u00bb una progettualit\u00e0 nuova, pronta a superare la rigidit\u00e0 dello status quo: si pu\u00f2, cercando un consenso tra gruppi linguistici e sociali, creando una base di fiducia e di collaborazione, impostare un discorso innovativo, che ci permetta di risolvere problemi irrisolvibili nel contesto attuale? Per fare ci\u00f2, \u00e8 ovvio, dev&#8217;esserci la disponibilit\u00e0 a pensare oltre i concetti cementificati di maggioranza-minoranza, di stato nazionale, e perch\u00e9 no al superamento dello statuto di autonomia. \u00c8 in questo senso che la nuova carta fondamentale della Catalogna segna un passo fondamentale: pur non contemplando l&#8217;autodeterminazione \u00e8 un progetto innovativo, all&#8217;avanguardia, che tende a risolvere i problemi reali con soluzioni attuali, sfociando nel superamento e nella decostruzione del concetto tradizionale di nazione. Anche qui, dunque, si tratterebbe di decidere la rotta: perpetuare all&#8217;infinito la divisione etnica, frutto ormai anacronistico di due guerre, o prendere in mano il proprio destino con responsabilit\u00e0, per risolvere qui quei problemi che, ce ne siamo resi conto tutti, n\u00e9 Roma, n\u00e9 Vienna potranno mai risolvere per conto nostro. Pensando l&#8217;impensabile.<\/p>\n<p>Simon Constantini, Brixen<\/p><\/blockquote>\n<p>Der Kommentar auf diesen Leserbrief stammt aus der Feder Enrico Francos, seines Zeichens Direktor des <em>Corriere dell&#8217;Alto Adige:<\/em><\/p>\n<blockquote><p>Caro Costantini (sic),<br \/>\nlei ha focalizzato perfettamente il problema. L&#8217;editoriale di Gabriele Di Luca suggeriva una prospettiva nuova, cosa che buona parte della classe politica vede come il peggiore dei pericoli. Chi anima il teatrino attuale, infatti, teme qualsiasi cambio di copione nel dubbio di poter perdere la parte che interpreta stancamente da lungo tempo. Meglio andare avanti con i vecchi luoghi comuni, piuttosto che aprire orizzonti nuovi attraverso i quali risolvere gli antichi problemi. Meglio per loro, sia chiaro, non per noi.<\/p><\/blockquote>\n<p>Am 7. Juli ist au\u00dferdem folgende Replik auf die Stellungnahmen von Svp, An, <em>Gr\u00fcnen<\/em> und Sch\u00fctzen erschienen:<\/p>\n<blockquote><p><strong>Cittadini europei (Nation building)<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver letto alcune reazioni al mio editoriale sul referendum catalano, pubblicate su questo giornale lo scorso 23 giugno, vorrei tornare brevemente sul tema. Lo far\u00f2 cercando di sgombrare il terreno da una serie d\u2019incomprensioni o equivoci originati sia dall\u2019eccessiva rapidit\u00e0 con la quale ho schizzato, nell\u2019occasione, le analogie tra il modello autonomistico catalano ed il nostro, sia dal meccanismo per cos\u00ec dire automatico che viene sempre attivato quando si tenta di porre al centro della riflessione un argomento sul quale ognuno \u00e8 perfettamente addestrato a svolgere considerazioni di \u201cmaniera\u201d, senza mostrare poi un effettivo interesse a cogliere eventuali novit\u00e0 o a sospendere anche per un momento il proprio consolidato punto di vista. In questo senso non ho nessuna difficolt\u00e0 a dare ragione a Franco Bernard, il quale ha detto che l\u2019autodeterminazione \u201c\u00e8 pi\u00f9 uno slogan che una realt\u00e0 concreta\u201d e \u201cnessuno si \u00e8 mai soffermato a valutarne bene le conseguenze\u201d.<\/p>\n<p>Non so quanto serva affermarlo, ma avevo scritto quell\u2019articolo proprio per oppormi all\u2019uso sloganistico del tema dell\u2019autodeterminazione e per invitare a riesaminarne la possibilit\u00e0 (anzi, la pensabilit\u00e0) alla luce dell\u2019idea di dar vita ad un processo di \u201cnation building\u201d provvisoriamente (e problematicamente) individuato dalla formula \u201cnazione senza nazione\u201d. In realt\u00e0, per evitare le reazioni \u201cpavloviane\u201d che il termine \u201cautodeterminazione\u201d suscita, avrei anche potuto parlare della necessit\u00e0 di una riformulazione del criterio di legittimit\u00e0 con il quale la societ\u00e0 sudtirolese dovrebbe, a mio avviso, ripensare la sua architettura istituzionale ed il suo orizzonte (lo dico un po\u2019 pomposamente, ma lo dico) geopolitico. Alcuni eventi recenti (la petizione dei sindaci a favore della menzione del diritto all\u2019autedeterminazione nel preambolo della Costituzione austriaca; il progetto di legge costituzionale, sempre sull\u2019autodeterminazione, presentato da Francesco Cossiga; la pubblicazione di un sondaggio commissoniato dallo \u201cHeimatbund\u201d, secondo il quale la maggioranza dei sudtirolesi di lingua tedesca vorrebbe dissolvere il vincolo d\u2019appartenenza allo Stato italiano) hanno comunque chiaramente evidenziato che in Sudtirolo questa necessit\u00e0 esiste, nonostante il buon funzionamento degli ingranaggi autonomistici e il livello di irrinunciabile \u201cconvivenza\u201d (Bernard converr\u00e0, pi\u00f9 \u201cnebeneinander\u201d che \u201cmiteinander\u201d) raggiunto.<\/p>\n<p>Nell\u2019accezione politica del termine, la legittimit\u00e0 \u00e8 quell\u2019attributo dello Stato consistente nella presenza in una parte rilevante della popolazione di un grado di consenso tale da assicurare il riconoscimento delle norme che regolano e danno significato alla vita associata. Precedente il piano dell\u2019ordine giuridico, tale consenso discende generalmente da un gesto, storicamente e simbolicamente fondativo, al quale \u00e8 possibile riferirsi come una vera e propria matrice o serbatoio di senso. Ma se per il Sudtirolo cercassimo un tale gesto, reale o immaginario, che cosa troveremmo? Erede di una lacerazione territoriale mai completamente rimarginata, la storia di questa terra ha cos\u00ec continuato a svilupparsi lungo quella faglia originaria. Ed esattamente alla stessa maniera di una faglia, i suoi lembi si muovono senza poter mai giungere ad un assestamento definitivo. In questo modo, anche la carta costituzionale della quale disponiamo, lo Statuto d\u2019Autonomia, non ha alla base una simbologia condivisa, un fatto capace di legittimarne il castello di norme. Considerato alla stregua di un risarcimento parziale dagli uni, e come una progressiva sottrazione di spazio d\u2019influenza dagli altri, l\u2019edificio autonomistico nasconde al suo interno un nucleo vuoto e crepato e accostandovi l\u2019orecchio si riesce a percepire ancora il vecchio verme del nazionalismo integralista e monoidentitario.<\/p>\n<p>Ora, com\u2019\u00e8 possibile schiacciare quel verme, o almeno riconoscere senza infingimenti la sua pericolosit\u00e0? Una sottolineatura pi\u00f9 marcata del contesto transnazionale, del quale il Sudtirolo \u00e8 ad un tempo vittima ed erede, ci aiuterebbe senza dubbio a correggere lo strabismo istituzionale che si esaurisce nella dialettica tra Stato, Provincia e, all\u2019occorrenza, Madrepatria, ridando respiro e finalit\u00e0 ad una visione strategica impostata su un concetto di cittadinaza \u201ceuropea\u201d, oggi un po\u2019 appannato. Per fare ci\u00f2, ed era questo il suggerimento contenuto nella formula \u201cnazione senza nazione\u201d, potrebbe risultare interessante cominciare intanto a rendere nuovamente fluido il riferimento \u201cnazionale\u201d di una realt\u00e0 che, localizzata in una zona di confine, non ha ancora effettivamente puntato sulla valorizzazione e l\u2019integrazione delle diversit\u00e0 esistenti. Questo sarebbe anche il luogo nel quale far finalmente crescere e sviluppare un\u2019identit\u00e0 plurale, composita, da opporre alla rigida consegna monocolore e unanimistica delle appartenenze etno-linguistiche.<\/p>\n<p>Per concludere. Mi ero servito dell\u2019esempio catalano per evidenziare alcune caratteristiche di un\u2019operazione di \u201cnation building\u201d senz\u2019altro interessante dal punto di vista della sua dimensione processuale (per cos\u00ec dire \u201cdi laboratorio\u201d). Tali caratteristiche si esprimono nel reciso rifiuto della violenza, nella partecipazione collettiva, nel comune interesse territoriale e, soprattutto, dalla prevalenza di un atteggiamento pi\u00f9 votato al compromesso e alla mediazione che al fanatismo o al feticismo identitario. Il \u201cpatriottismo costituzionale\u201d trova qui un ancoraggio nel modello di un\u2019identit\u00e0 non sottrattiva, bens\u00ec additiva e progressiva. Pur con tutti i distinguo del caso (pur non rischiando di mettere in pericolo quello che fin qui abbiamo raggiunto e restando realisticamente consapevoli delle difficolt\u00e0 che ci\u00f2 presenterebbe) continuo a credere che un investimento simbolico capace di ridare nuovi contenuti al nostro Statuto d\u2019autonomia, cio\u00e8 in definitiva al nostro \u201cstare insieme\u201d (questa volta magari pi\u00f9 \u201cmiteinander\u201d che \u201cnebeneinander\u201d), potrebbe anche servirsi di un approfondimento o di una riformulazione del progetto autodeterministico.<\/p>\n<p>Gabriele Di Luca<\/p><\/blockquote>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small>\u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Im Corriere dell\u2019A. 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