{"id":1580,"date":"2009-02-14T19:59:43","date_gmt":"2009-02-14T18:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=1580"},"modified":"2023-08-02T22:07:45","modified_gmt":"2023-08-02T20:07:45","slug":"selbstbestimmungsrenaissance","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=1580","title":{"rendered":"Selbstbestimmungsrenaissance?"},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 20px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><p>Gabriele Di Luca hat mit G\u00fcnther Pallaver ein Interview zum Thema Selbstbestimmung gef\u00fchrt, das ich hier in vollem Umfang wiedergebe:<\/p>\n<blockquote><p>Marted\u00ec 17 febbraio, all\u2019Accademia Cusano di Bressanone (ore 20.00) ci sar\u00e0 una discussione pubblica sul tema \u201cVision Freistaat\u201d (Stato libero: una visione). Parteciperanno Martha Stocker (Svp), Pius Leitner (Freiheitlichen), Eva Klotz (S\u00fcd-Tiroler Freiheit) e Riccardo Dello Sbarba (Verdi). Il politologo G\u00fcnther Pallaver (Universit\u00e0\u00a0 di Innsbruck) introdurr\u00e0\u00a0 e moderer\u00e0\u00a0 l\u2019incontro.<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Selbstbestimmungsrenaissance? Intervista a G\u00fcnther Pallaver<\/span><\/strong><br \/>\n<strong><br \/>\n<em>Professor Pallaver, da qualche tempo, nel discorso pubblico sudtirolese, \u00e8 tornato in auge un tema che sembrava ormai destinato a restare patrimonio esclusivo di cerchie politiche marginali: il tema dell\u2019autodeterminazione. Secondo lei, quali sono i motivi di una simile Selbstbestimmungsrenaissance?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il tema dell\u2019autodeterminazione si ripresenta periodicamente, un po\u2019 a ondate. Prima del \u201cpacchetto\u201d e dell\u2019approvazione del secondo statuto era l\u2019espressione di gruppi che non accettavano l\u2019autonomia come soluzione del problema sudtirolese, perch\u00e9 l\u2019autonomia prevede un accordo tra i gruppi linguistici del Sudtirolo, mentre una soluzione autodeterminista privilegia le esigenze del gruppo tedesco e ladino. Inoltre, la richiesta d\u2019autodeterminazione si affaccia sempre in momenti di crisi economica. A parte gli attentati di Ein Tirol (1978-88) e la breve riflessione della Volkspartei durante il periodo della disgregazione yugoslava &#8211; in cui affiora l\u2019ipotesi di una \u201cvia slovena\u201d -, le istanze autodeterministe si erano smorzate anche in virt\u00f9 della conclusione della controversia tra l\u2019Italia e l\u2019Austria davanti all\u2019Onu (1992). Adesso, con la crisi economica e sociale in corso, possiamo riscontrarne la rinascita. Ma come avevano gi\u00e0\u00a0 notato 100 anni fa i teorici della socialdemocrazia austriaca nel loro contesto multinazionale, \u00e8 la crisi che riesce a trasformare le questioni sociali in questioni nazionali.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019autonomia di cui gode la Provincia di Bolzano rappresenta una soluzione di \u201ccompromesso\u201d, riconosciuta internazionalmente, che ha dato buona prova di s\u00e9 sia in termini di benessere garantito a tutti i gruppi linguistici qui residenti, sia in rapporto al controllo delle pulsioni conflittuali sempre latenti. Chi per\u00f2 propone nuovamente il ricorso all\u2019autodeterminazione sembra non apprezzare o comunque ritiene solo \u201cprovvisori\u201d (e dunque insufficienti) questi risultati. Perch\u00e9?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ovunque la nostra autonomia riscuote consensi. Riceviamo delegazioni provenienti dall\u2019Europa orientale, dall\u2019Albania, dalla Slovenia, dalla Bosnia-Erzegovina, dalla Romania e dalla Cecenia, ma anche dal Tibet con il Dalai Lama, dalla Palestina o da Papua Nuova Guinea. Ci\u00f2 significa che l\u2019autonomia del Sudtirolo \u00e8 riuscita in un\u2019impresa che all\u2019inizio non era scontata. La questione poteva anche finire come in Irlanda del Nord o nei Paesi Baschi. Certo, l\u2019autonomia non \u00e8 perfetta, il sistema tende a disattivare le occasioni di conflitto separando i gruppi linguistici e non vengono perseguite in modo esplicito politiche d\u2019integrazione. Vorrei per\u00f2 richiamare l\u2019attenzione sul processo, sulla procedura della sua costruzione: qui si \u00e8 cercato sempre di coinvolgere tutti gli attori in gioco, senza esclusione alcuna. \u00c8 prevalso il compromesso, il buon senso, ci\u00f2 che risultava fattibile. In questo modo abbiamo evitato esiti cruenti. Chi confronta la nostra con la situazione di altre minoranze dovrebbe vedere i vantaggi dell\u2019autonomia. Il futuro \u00e8 nel miglioramento dell\u2019autonomia, non nella rivendicazione dell\u2019autodeterminazione.<\/p>\n<p><strong><em>Affrontiamo la questione dal punto di vista istituzionale. I fautori dell\u2019autodeterminazione ritengono che la Provincia di Bolzano possa staccarsi dall\u2019Italia mediante una consultazione referendaria. Essi fanno inoltre riferimento ad altre situazioni internazionali (come il Montenegro, il Kosovo o, pi\u00f9 recentemente, la Groenlandia), indicate come esempi da seguire. Ma che cosa potrebbe o dovrebbe accadere, concretamente, per attivare un processo del genere anche qui da noi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Esiste, a livello popolare, l\u2019idea errata che l\u2019autodeterminazione implichi la secessione. Nulla di pi\u00f9 sbagliato. Il diritto internazionale non prevede un diritto di secessione (se non nel contesto della \u201cdecolonizzazione\u201d). ll concetto stesso di autodeterminazione \u00e8 complesso, ingarbugliato e spesso poco chiaro. Persino in molti documenti delle Nazioni Unite si fa riferimento all\u2019autodeterminazione, senza precisarne il significato, giocando sull\u2019ambiguit\u00e0 e sulle zone grigie. Certo, l\u2019autodeterminazione non \u00e8 vietata. Per\u00f2 osserviamo che la sua rivendicazione si connette a violenza e guerre. Vogliamo questo? Studi documentano che se venisse riconosciuto il diritto alla secessione avremmo circa tra 1500 e 3000 Stati. Se gi\u00e0 con 192 abbiamo una montagna di problemi, figurarsi con quel numero. Sarebbe peggio di una bolgia dantesca. Cosa dovrebbe succedere \u2013 lei chiede \u2013 per attivare un processo del genere in Sudtirolo? Un conflitto armato, cio\u00e8 una guerra. Chiunque lo auspichi \u00e8 una persona del tutto irresponsabile.<\/p>\n<p><strong><em> Lei insegna a Innsbruck e quindi conosce bene l\u2019atteggiamento dei tirolesi del Nord (e pi\u00f9 in generale degli austriaci) riguardo alla questione sudtirolese. Ritiene che gli indipendentisti nostrani potrebbero contare ancora sulla solidariet\u00e0 della \u201cmadrepatria\u201d <\/em><\/strong><strong><em>e pi\u00f9 in generale degli altri stati che fanno parte della Comunit\u00e0 europea?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Da alcune indagini risulta che una parte ancora consistente appoggerebbe la riunificazione del Sudtirolo con il Tirolo del Nord. Ma i risultati oscillano a seconda delle domande e dell\u2019umore del momento. Inoltre, in queste indagini non vengono mai poste questioni precise (per esempio: se i tirolesi del Nord sarebbero d\u2019accordo con l\u2019introduzione della proporzionale etnica sul loro territorio). Possiamo essere certi che una volta confrontati con la realt\u00e0, i partecipanti a questi sondaggi offrirebbero risposte diverse. L\u2019Austria fa comunque parte dell\u2019Unione europea, una costellazione di 27 membri. A nessuno di questi Stati passerebbe per la mente di appoggiare una rivendicazione di tipo secessionista. Non l\u2019ha fatto nemmeno Bruno Kreisky nel 1960 e 1961, davanti all\u2019Onu, anche se il momento era il pi\u00f9 favorevole di tutti i tempi. Nessuno poi ha voglia di mettere in moto una valanga. Se cominciasse il Sudtirolo domani potrebbe essere il turno di qualche altra regione. Impensabile. L\u2019idea dell\u2019autodeterminazione \u00e8 un\u2019idea del 19\u00b0 secolo, noi viviamo nel 21\u00b0 e abbiamo alle spalle due guerre mondiali nate dal nazionalismo. L\u2019integrazione, l\u2019abolizione delle frontiere, queste sono le idee portanti della cultura europea vigente.<\/p>\n<p><strong><em>Un punto generalmente trascurato \u2013 in questa discussione \u2013 riguarda gli effetti che la nascita di un ipotetico \u201cStato indipendente del Sudtirolo\u201d (<\/em><\/strong><strong><em>oppure, altra variante sul tappeto, un\u2019integrazione della nostra provincia nel corpo della nazione austriaca) potrebbe avere sul nostro modello di convivenza. \u00c8 possibile immaginarsi o anticipare a questo proposito di che genere sarebbero questi effetti?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Chi rivendica il diritto all\u2019autodeterminazione sottolinea in continuazione che gli italiani \u2013 in uno Stato autonomo o nell\u2019ambito dello Stato austriaco \u2013 sarebbero tutelati come lo sono i tedeschi in Italia. Ci\u00f2 significa che la tutela attuale non pu\u00f2 essere poi cos\u00ec male. Ma se penso a come l\u2019Austria tutela le sue minoranze, allora il mio scetticismo si acuisce. Basta dare uno sguardo alla Carinzia, dove vive la minoranza slovena. Confesso che in uno Stato sovrano avrei paura del nazionalismo tedesco, dei suoi impulsi vendicativi. Solo fino a pochi anni fa gli Sch\u00fctzen dichiaravano che gli italiani sono solo ospiti in questa terra, un\u2019assurdit\u00e0 che contrasta i diritti fondamentali dell\u2019uomo, poich\u00e9 ogni cittadino dell\u2019Unione Europea ha il diritto di residenza in tutti i suoi Stati membri. Preferisco dunque le certezze di oggi: garanzie costituzionali e internazionali e una cultura politica europea di democrazia e tolleranza. Alle promesse di un radioso futuro preferisco le sicurezze del presente.<\/p>\n<p><strong><em>Un\u2019ultima domanda. La Svp sta attraversando una profonda crisi d\u2019identit\u00e0, tanto che il suo ruolo storico (quello appunto di essere il partito di riferimento degli elettori di lingua tedesca) \u00e8 stato recentemente messo in discussione da chi, per l\u2019appunto, giudica l\u2019appartenenza all\u2019Italia come una condizione tutt\u2019altro che definitiva. Qualche anno fa si era cominciato a parlare con una certa frequenza dell\u2019Euregio, una \u201cvisione\u201d ge<\/em><\/strong><strong><em>opolitica pi\u00f9 praticabile e comunque in sintonia con lo sviluppo dell\u2019autonomia. \u00c8 possibile che \u2013 almeno in risposta alle tendenze pi\u00f9 estremistiche delle quali abbiamo parlato \u2013 il progetto di una regione alpina transfrontaliera e plurilingue possa riprendere vigore?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sin dagli anni \u201950 sono sorti numerosi progetti, in vari paesi europei, orientati a una collaborazione transfrontaliera. Quando nacque, l\u2019Euregio tirolese fu un progetto calato dall\u2019alto, con il Sudtirolo ed il Tirolo che cercavano di far rientrare l\u2019autodeterminazione dalla finestra, perch\u00e9 la porta era sbarrata. Ma gi\u00e0 pochi anni dopo hanno capito che il progetto, se voleva avere qualche possibilit\u00e0 di riuscita, doveva essere allargato al Trentino, cercando di sensibilizzare la popolazione di tutte e tre le regioni in gioco. \u00c8 interessante vedere che in un\u2019 indagine del 1996 una grande maggioranza era a favore della cooperazione transfrontaliera, ma indipendentemente dalla storia comune. Ci\u00f2 significa che la collaborazione potrebbe essere intensificata soprattutto dal punto di vista pragmatico (issues oriented) e non dal punto di vista ideologico (ideological oriented). In effetti, mi meraviglio che la classe politica dominante non abbia approfondito il discorso dell\u2019Euregio davanti alle rivendicazioni degli autodeterministi. Fatto sta che la SVP, al momento, \u00e8 occupata con se stessa e non ha n\u00e9 energie n\u00e9 idee chiare per il futuro.<\/p><\/blockquote>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small>\u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gabriele Di Luca hat mit G\u00fcnther Pallaver ein Interview zum Thema Selbstbestimmung gef\u00fchrt, das ich hier in vollem Umfang wiedergebe: Marted\u00ec 17 febbraio, all\u2019Accademia Cusano di Bressanone (ore 20.00) ci sar\u00e0 una discussione pubblica sul tema \u201cVision Freistaat\u201d (Stato libero: una visione). 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