{"id":1620,"date":"2009-02-22T15:44:17","date_gmt":"2009-02-22T14:44:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=1620"},"modified":"2019-01-24T11:22:56","modified_gmt":"2019-01-24T10:22:56","slug":"freistaat-und-panzer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=1620","title":{"rendered":"Freistaat und Panzer."},"content":{"rendered":"<p>Per gentile concessione di Riccardo Dello Sbarba, pubblico qui la versione integrale del suo <a title=\"R. Dello Sbarba: Freistaat und Panzer.\" href=\"http:\/\/riccardodellosbarba.wordpress.com\/2009\/02\/20\/freistaat-und-panzern\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">resoconto<\/a>, apparso anche sul <em>Corriere dell&#8217;A. Adige<\/em> di ieri:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cMa se facciamo la Selbstbestimmung, poi Berlusconi ci manda i panzer?\u201d. A quel punto ho cercato di buttarla in battuta: \u201cbeh, bisogna vedere se ha la benzina\u2026\u201d\u009d. Molti hanno sorriso, ma la domanda era seria.<\/p>\n<p>Eravamo alla Cusanus Akademie di Bressanone, il convegno si intitolava \u201cDie Vision Freistaat\u201d\u009d e io ero l\u2019unico italiano sul podio.<\/p>\n<p>Il professor G\u00fcnther Pallaver, introducendo, aveva invitato tutti alla prudenza. Se autodeterminazione significa secessione, aveva avvertito, allora sappiate che un diritto alla secessione dalle norme internazionali non \u00e8 riconosciuto. A meno che non ci sia consenso di tutte le parti in gioco e allora si pu\u00f2 fare quel che si vuole (vedi Cechia e Slovacchia).<br \/>\nPoi aveva invitato a distinguere: tra autodeterminazione esterna (cio\u00e8 la secessione) e autodeterminazione interna (cio\u00e8 autonomia e autogoverno, tipo Freistaat Bayern). E tra visione nazionalistica della Selbstbestimmung (ristabilire una omogeneit\u00e0 etnico-nazionale dove non c\u2019\u00e8, che equivale a un nazionalismo in piccolo che nel mondo centuplicherebbe gli stati esistenti) e una visione democratica della Selbstbestimmung (fondata sull\u2019idea che ogni persona deve essere libera di decidere di se stessa, ma che presuppone la rinuncia alla violenza, l\u2019accettazione delle diversit\u00e0 di lingua, cultura e religione e il riconoscimento di pari diritti a chiunque). Distinzione che a diverse persone (tutti maschi i numerosi intervenuti) non \u00e8 piaciuta gran che.<br \/>\nLa discussione infatti si \u00e8 svolta partendo dal: \u201cFacciamo finta che la Selbstbestimmung la facciamo davvero\u201d\u009d, che succede dopo? Berlusconi manda i panzer? E degli italiani che ne facciamo? E qui tutti guardavano me.<\/p>\n<p>Dunque, ho giocato a fare l\u2019italiano. Dando dei consigli su come conquistare il consenso degli italiani del Sudtirolo all\u2019idea di uno stato indipendente. Che potrebbe fare strada, ho detto subito ancora con ironia, tra i tanti italiani che si sentono in esilio in questa Italia berlusconiana.<br \/>\nIl problema, ho spiegato, \u00e8 di quale Freistaat si parla, come ve lo immaginate e come lo proponete. Inaccettabile \u00e8 qualsiasi visione di uno stato libero del Tirolo dei tempi andati, dove dominino una memoria, una identit\u00e0, una cultura a senso unico. Insomma, questo \u201cstato indipendente\u201d\u009d non dovrebbe cancellare la storia del Novecento, ma metabolizzarla, contestualizzarla certo, ma in qualche modo farla propria come storia comune (comprese le tracce che ha lasciato), con con-passione per i dolori che ha portato e con-piacimento per i successi ottenuti nel cammino dell\u2019autonomia. Va costruita quella reciproca fiducia che oggi non c\u2019\u00e8 e che sola pu\u00f2 rassicurare il mondo italiano che chi parla di Selbstbestimmung lo fa avendo a cuore tutte le persone di questa terra e non invece perch\u00e9 sta mettendo fuori l\u2019avviso di sfratto per gli ultimi arrivati.<\/p>\n<p>Per questo, ho detto, la \u201cVision Freistaat\u201d dovrebbe contenere:<\/p>\n<ol>\n<li>L\u2019idea di una regione europea aperta e plurilingue di diverse culture, esperienze, storie tutte dotate di uguale dignit\u00e0 e diritti.<\/li>\n<li>La promessa dell\u2019abolizione di ogni logica e misura di separazione etnica: un unico sistema scolastico plurilingue, la fine dei partiti etnici, il principio della cittadinanza universale e uguale.<\/li>\n<li>Il riconoscimento di un Heimatrecht uguale per tutte le persone che vivono sul territorio di questo \u201cStato libero\u201d\u009d. Ci\u00f2 vuol dire che la terra non appartiene a nessuno, ma a tutti (a Dio, dicevano i medioevali), che non ci sono primi arrivati e ultimi arrivati, che non ci sono proprietari e ospiti. Ci\u00f2 vuol dire che ogni decisione politica su questa strada la prendono tutti e tutte, senza sbarramenti dovuti alla anzianit\u00e0 di residenza (Eva Klotz aveva sostenuto che secondo le norme internazionali in un referendum sulla Selbstbestimmung potranno votare le persone che hanno una residenza di 50, oppure ad essere generosi, di 30 anni in Sudtirolo!).<\/li>\n<li>Rinuncia alla violenza e alla glorificazione della violenza.<\/li>\n<li>Immediata cessazione di ogni provocazione. La strada per l\u2019autodeterminazione, se questa vuol convincere gli italiani, non pu\u00f2 passare per le marce e la richiesta di abbattere i monumenti, ma per il rispetto della storia e dell\u2019esperienza di ciascuno, che va contestualizzata, resa testimonianza ed educazione alla democrazia, ma non rasa al suolo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ho detto insomma che andrebbe messo in moto un processo tutto diverso dall\u2019attuale, un processo che crei calore e confidenza reciproca, tanto che ogni italiano\/a possa e voglia dire \u201cIch bin ein S\u00fcdtiroler und bin stolz darauf\u201d\u009d (sono un sudtirolese e ne sono orgoglioso), ma anche che anche ogni tedesco\/a e ladino\/a gli voglia e possa dire: \u201cJa, du bist ein S\u00fcdtiroler und ich freue mich dar\u00fcber\u201d (S\u00ec, sei un sudtirolese e io ne sono proprio felice). Cose da cui, tra marce degli Sch\u00fctzen e corone militari, siamo oggi ben lontani.<br \/>\nQuel che domina attualmente, mi sembra, \u00e8 da un lato la nostalgia di un Tirolo storico com\u2019era prima dell\u2019\u201c\u009dingiusto confine\u201d\u009d e dall\u2019altro la difesa a riccio di ogni \u201cattestato di esistenza in vita\u201d\u009d, anche se questo ha l\u2019aspetto arcigno dei fasci littori di Piacentini.<br \/>\nInsomma, per ora la discussione \u00e8 dominata dai panzer. E finch\u00e9 sar\u00e0 cos\u00ec, l\u2019autonomia resta l\u2019unica forma di \u201cautodeterminazione\u201d\u009d in cui tutti vincono e nessuno perde.<\/p><\/blockquote>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per gentile concessione di Riccardo Dello Sbarba, pubblico qui la versione integrale del suo resoconto, apparso anche sul Corriere dell&#8217;A. Adige di ieri: \u201cMa se facciamo la Selbstbestimmung, poi Berlusconi ci manda i panzer?\u201d. 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