{"id":6275,"date":"2010-09-28T22:22:52","date_gmt":"2010-09-28T20:22:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=6275"},"modified":"2026-02-02T08:43:33","modified_gmt":"2026-02-02T07:43:33","slug":"%c2%abbi-nomismo%c2%bb-senza-legittimita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=6275","title":{"rendered":"\u00abBi-nomismo\u00bb senza legittimit\u00e0."},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 20px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><p>L&#8217;accordo siglato mercoled\u00ec scorso tra Provincia e Governo, salvando la faccia ad entrambe le parti in causa, ha introdotto ragionamenti costruttivi, ma non potr\u00e0 essere l&#8217;effettiva soluzione del problema. Riguardo al metodo, l&#8217;accordo preso fra gli esecutivi esautora il Consiglio provinciale di una sua competenza primaria; riguardo al contenuto \u00e8 scontato l&#8217;ostruzionismo della destra italiana nei confronti di una rinuncia parziale all&#8217;applicazione in toto del prontuario tolomeiano, e dei partiti patriottici sudtirolesi appunto perch\u00e9 rinuncia solo parziale. Non solo la destra italiana, ma anche gli assessori PD della Giunta provinciale non sembrano essersi resi conto che \u00e8 stata la pretesa di perfetto bilinguismo nella segnaletica a provocare il conflitto ancora in corso, e che quindi non potr\u00e0 essere la sua soluzione. Anzi, aver riconosciuto il valore della denominazione originaria in lingua tedesca e ladina, cio\u00e8 dei nomi storici, \u00e8 il grande passo in avanti dell&#8217;accordo Fitto-Durnwalder. Il secondo elemento dirompente, cio\u00e8 la necessit\u00e0 del criterio dell&#8217;utilizzo diffuso dei toponimi, \u00e8 per\u00f2 destinato a produrre pi\u00f9 equivoci e discordia. Chiss\u00e0 perch\u00e9 i due esecutivi non sono stati pi\u00f9 precisi nella definizione del metodo di accertamento della diffusione dei nomi.<\/p>\n<p>Certamente la diffusione di un nome tolomeiano non potr\u00e0 essere comprovato col semplice fatto di essere stato riprodotto sulle cartine <em>Tabacco<\/em>, come propone il CAI, n\u00e9 potr\u00e0 esserlo per nomi certamente diffusi, come \u00abVetta d&#8217;Italia\u00bb, ma insopportabili per i sudtirolesi. L&#8217;SVP da anni ha pronto nel cassetto un disegno di legge provinciale che darebbe luogo ad un rilevamento oggettivo con metodi statistici della diffusione dei microtoponimi nella rispettiva zona. L&#8217;accordo invece passa la patata ad una commissione la cui stessa composizione prefigura grandi scogli per un&#8217;intesa. Essendo la toponomastica in questa provincia simbolicamente talmente caricata, sarebbe stato meglio incaricare una commissione di scienziati di rango internazionale, nominati dall&#8217;Italia e dall&#8217;Austria coinvolgendo gli esperti locali.<\/p>\n<p>La seconda grande novit\u00e0 \u00e8 il criterio della \u00abstoricit\u00e0\u00bb dei nomi. Fatto salvo che i termini aggiuntivi (lago, monte, malga ecc.) dovranno essere bilingui, per la prima volta con questo accordo si ammette ufficialmente che i nomi inventati da Tolomei non hanno legittimit\u00e0, almeno se non \u00abdiffusamente utilizzati per i comuni e le localit\u00e0\u00bb, per non parlare di accettanza fra la popolazione che in quelle contrade effettivamente ci vive. Sta qui il grande strappo del nuovo accordo: si riconosce che la microtoponomastica inventata da Tolomei e imposta da Mussolini non ha ragioni n\u00e9 politici n\u00e9 morali n\u00e9 storici per essere conservata in eterno. Non fu l&#8217;Alpenverein a condurre una \u00absapiente forzatura\u00bb con i suoi cartelli monolingui, come affermato ieri sull&#8217;<em>Alto Adige<\/em> da Francesco Palermo. La vera forzatura in tutti questi decenni fu l&#8217;insistenza della parte italiana, partendo da un&#8217;interpretazione stretta dello Statuto, nella completa applicazione dei toponimi del \u00abprontuario\u00bb, che sono frutto di un regime \u00abdel pi\u00f9 forte\u00bb. L&#8217;AVS con la sua opera non ha fatto altro che esprimere il disagio profondo provato dai sudtirolesi nei confronti del retaggio tolomeiano. Non essendoci modi di risolvere la questione a livello politico, l&#8217;AVS ha evidenziato il carattere culturale autentico del territorio. \u00c8 qui che si nasconde uno dei maggiori malintesi fra i due gruppi linguistici in questo dibattito: il bilinguismo del territorio. Il ripristino di una segnaletica bilingue a tappeto, basata sui nomi di Tolomei, non potr\u00e0 mai essere la soluzione accettata da chi ci vive per il semplice motivo che il territorio in termini di nomi autenticamente cresciuti in maggior parte non \u00e8 bilingue, e tantomeno trilingue nelle valli ladine. Ad eccezione delle aree urbane e forse della Bassa Atesina i toponimi sudtirolesi storici sono di una lingua sola come lo sono in ampie parti della Sardegna e della Valle d&#8217;Aosta, con la differenza che da quelle parti non furono stravolti per ordine del regime fascista. In questo senso lo Statuto di autonomia non avrebbe mai dovuto prevedere un bilinguismo perfetto per qualcosa che storicamente e nella memoria collettiva delle popolazioni locali non \u00e8 bilingue. Avrebbe dovuto fare riferimento alla prassi di altre regioni e paesi, che, una volta liberati da dittature o regimi coloniali si sono affrancati anche dei nomi imposti con la pura forza.<\/p>\n<p>Nonostante queste lacune la strada aperta dall&#8217;accordo Durnwalder-Fitto va nella direzione giusta. Resta il compito della rappresentanza politica provinciale di trovare una soluzione generale, democraticamente legittimata. Una soluzione accettata da tutti in questo caso \u00e8 inimmaginabile, quindi i compromessi sono dovuti: \u00abLa convivenza val bene un nome storico\u00bb osserva saggiamente Francesco Palermo nel suo commento. Ma sbaglia chi presenta il compromesso ora raggiunto ai vertici come un grande sacrificio del gruppo italiano. Rinunciare ad applicare il prontuario tolomeiano a tappeto su tutti i sentieri ed il sostanziale ritorno ai nomi autentici, accettati dalla popolazione residente sul posto, starebbe a dimostrare che ha vinto lo spirito democratico, la consapevolezza storica, il rispetto delle culture locali e che \u00e8 stata definitivamente superata l&#8217;ideologia che ha creato tutto questo problema.<small><\/small><\/p>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small> \u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;accordo siglato mercoled\u00ec scorso tra Provincia e Governo, salvando la faccia ad entrambe le parti in causa, ha introdotto ragionamenti costruttivi, ma non potr\u00e0 essere l&#8217;effettiva soluzione del problema. 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