{"id":6961,"date":"2011-01-30T10:12:56","date_gmt":"2011-01-30T09:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=6961"},"modified":"2022-06-11T17:03:23","modified_gmt":"2022-06-11T15:03:23","slug":"sessantanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=6961","title":{"rendered":"Sessant&#8217;anni."},"content":{"rendered":"<p>In riferimento all&#8217;ottimo articolo di Valentino Liberto (<a title=\"Mussolini come il Minotauro.\" href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=6952\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">Mussolini come il Minotauro<\/a>) espongo le mie obiezioni, prendendo spunto proprio dalla citazione di Klaus Wagenbach. A cui contesto una lettura superficiale e unidirezionale. Scrive l&#8217;editore che a differenza della Germania l&#8217;Italia esibirebbe ai propri figli le vergogne del passato.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 affatto vero che a Berlino l&#8217;architettura nazista sia stata fatta saltare in aria. Esempi lampanti ne sono l&#8217;immenso e centralissimo (ex) aeroporto di Tempelhof, il ministero delle finanze (gi\u00e0 Reichsluftfahrtministerium) o l&#8217;Olympiastadion, voluto da Hitler in occasione dei giochi olimpici del 1936, e che anche senza croci uncinate non hanno perso nulla della loro impressionante imponenza. Su tutti i monumenti (architettonici e non) \u00e8 stato fatto un approfondito lavoro di storicizzazione. Allo stesso tempo i riferimenti ai crimini nazisti sono onnipresenti in tutta la capitale: Targhe coi nomi dei campi di concentramento, anche nei luoghi pi\u00f9 turistici come il Kurf\u00fcrstendamm, scioccanti esposizioni \u2014 gratuite \u2014 sui crimini nazisti (Topographie des Terrors! a due passi da Potsdamer Platz), monumenti <a title=\"Denkpause.\" href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=1190\" target=\"_self\" rel=\"noopener\">alle vittime dell&#8217;Olocausto<\/a> e alle deportazioni (vicino a Brandenburger Tor e davanti ad alcune delle stazioni ferroviarie), museo ebraico e via discorrendo.<\/p>\n<p>La vera differenza tra i due paesi, a mio avviso, \u00e8 che in Germania le vergogne del passato vengono esibite \u2014 eccome \u2014 ai figli in quanto vergogne, senza scampo, senza possibilit\u00e0\u00a0 di farne un vanto. In Italia la permanenza non solo dell&#8217;architettura, ma anche di monumenti inneggianti al fascismo (e non parliamo nemmeno della particolare sensibilit\u00e0\u00a0 di apporli ancora negli anni cinquanta, in un territorio vittima di politiche di snazionalizzazione!) senza alcun commento ed alcuna contestualizzazione non testimonia la capacit\u00e0\u00a0 di storicizzare il fascismo, quanto invece la mancata volont\u00e0\u00a0 di confrontarsi diffusamente e pubblicamente con il proprio passato. I panni sporchi si lavano nei dipartimenti di storia o nei libri. In Italia, specialmente a Roma (dove i fascisti stravincono le elezioni scolastiche, se pu\u00f2 essere un indicatore), i figli si stanno facendo vanto delle \u00abvergogne\u00bb del passato.<\/p>\n<p>Per me non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che tra Germania e Italia per ora i risultati danno ragione alla via tedesca. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, lo storico svizzero Aram Mattioli <a title=\"Arte: Viva Mussolini!\" href=\"http:\/\/www.arte.tv\/de\/Die-Welt-verstehen\/Berlusconis-Italien\/3672352.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ne ha fornito un&#8217;analisi impeccabile<\/a>.<\/p>\n<p>Il problema esposto sopra riguarda purtroppo anche il Sudtirolo. Se la via italiana avesse funzionato, se, cio\u00e8, le vergogne del passato venissero considerate tali almeno dalle nuove generazioni, ben pochi avrebbero qualcosa da obiettare. Ha ragione Valentino che facendo maturare una coscienza comune i monumenti potevano anche restare \u2014 come per\u00f2 si sarebbero anche potuti togliere, senza che questo avrebbe infiammato gli animi. Invece, anche dopo sessant&#8217;anni vengono diffusamente considerati non testimoni di una vergogna, ma simboli dell&#8217;italianit\u00e0\u00a0 di questa terra, \u00abpatrimonio ideale degli italiani\u00bb (Tomada). Senza le proteste da parte \u00abtedesca\u00bb assisteremmo ancora oggi alle sfilate militari in occasione del 4 novembre, e sono passati pochi anni da quando un ministro della repubblica fece depositare una corona davanti al monumento come atto di ripicca.<\/p>\n<p>Si impone dunque una domanda, per quanto retorica (e gi\u00e0\u00a0 implicitamente anticipata da Gabriele): Ma quanto tempo si pu\u00f2 attendere la maturazione di una coscienza democratica e antitotalitaria? Cinque anni? Dieci? Anche venti. Ma se dopo sessant&#8217;anni i monumenti non vengono ancora considerati testimonianze pietrificate di un periodo buio (ma, appunto \u00abpatrimonio ideale\u00bb), spiace, ma si giustifica una soluzione anche unilaterale (per non dire che si fa impellente).<\/p>\n<p>Almeno un risultato ora lo si \u00e8 gi\u00e0\u00a0 raggiunto: La maggioranza dei partiti italiani si sono <em>auto<\/em>condannati alla dipendenza da Roma, hanno sempre contato sulla \u00abloro\u00bb capitale, perfino per risolvere le proprie beghe interne. Si aspettavano la manna dal cielo e sono stati scaricati per due poltrone tra Roma e Bolzano. Ma ora anche la destra si \u00e8 resa conto che la partita o la gioca qui o non la gioca. E finalmente se ne sta parlando come non se n&#8217;era parlato mai: Apertamente.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; text-transform: uppercase;\">C\u00ebla enghe:<\/span><\/strong> <a title=\"Szenarien der Macht.\" href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=5881\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><code>01<\/code><\/a> <a title=\"Arte: Viva Mussolini!\" href=\"http:\/\/www.arte.tv\/de\/Die-Welt-verstehen\/Berlusconis-Italien\/3672352.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><code>02<\/code><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In riferimento all&#8217;ottimo articolo di Valentino Liberto (Mussolini come il Minotauro) espongo le mie obiezioni, prendendo spunto proprio dalla citazione di Klaus Wagenbach. A cui contesto una lettura superficiale e unidirezionale. Scrive l&#8217;editore che a differenza della Germania l&#8217;Italia esibirebbe ai propri figli le vergogne del passato. 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