{"id":7104,"date":"2011-02-13T23:25:33","date_gmt":"2011-02-13T22:25:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=7104"},"modified":"2023-05-11T12:39:51","modified_gmt":"2023-05-11T10:39:51","slug":"sudtirol-ist-auch-italien","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=7104","title":{"rendered":"S\u00fcdtirol ist auch Italien."},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 20px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><p><em>di Valentino Liberto<\/em><\/p>\n<blockquote><p>I due uomini che dovevano dominare la scena politica italiana nel bene e nel male, a turno, per oltre trent\u2019anni, si incontrarono il 7 marzo 1909 nell\u2019albergo Alla Corona, a Untermais (Maia Bassa presso Merano). Era domenica e molti operai arrivarono con le mogli. Mussolini cominci\u00f2 a parlare alle due, senza attendere il contraddittore, e attacc\u00f2 l\u2019azione della Chiesa, contraria agli interessi del popolo. Esort\u00f2 quindi i lavoratori a fare la rivoluzione e a espropriare i capitalisti. De Gasperi, che nel frattempo era arrivato, espose concezioni pi\u00f9 realistiche e immediate, le stesse che lo avrebbero guidato nell\u2019opera di governo; invece di pensare a ipotetiche rivoluzioni lontane nel tempo, esort\u00f2 gli operai a pensare agli scioperi del momento e auspic\u00f2 la collaborazione fra cattolici e socialisti sul piano sindacale. Si sottrasse poi a un contraddittorio diretto con Mussolini, affermando che doveva prendere il treno delle 15,30 per Bolzano. La sua partenza fu salutata con frasi ironiche.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(Piero Ottone, \u201cDe Gasperi\u201d, 1968)<\/em><\/p>\n<h6>Italia senza Sudtirolo?<\/h6>\n<p>Pisa. Guardando il cielo di Toscana, mi domando: \u00e8 mai possibile che il ricco S\u00fcdtirol non abbia dato alcun contributo positivo all&#8217;Italia in oltre 90 anni? E l&#8217;Italia davvero non c&#8217;azzecca nulla con la cosiddetta \u00abminoranza austriaca\u00bb insediata nella provincia pi\u00f9 settentrionale del Paese? Qualcosa non quadra. Visto dalla regione adottiva di Alexander Langer, lo scontro istituzionale in atto tra Luis Durnwalder e il Quirinale sulla partecipazione \u201caltoatesina\u201d ai festeggiamenti per il 150\u00b0 dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia appare zeppo di contraddizioni, che producono in me una sensazione sgradevole e del tutto inedita. L&#8217;essere \u2018sudtirolese\u2019 tra gli italiani (nella fattispecie, toscani e dintorni) e al contempo visto dai sudtirolesi come un italo-parlante qualunque costituisce infatti &#8211; agli occhi di chi mi sta accanto &#8211; potenziale motivo di vergogna. E&#8217; la prima volta che m&#8217;accade, ma gi\u00e0 quest&#8217;alternarsi di soggetti giudicanti riporta alla memoria le tormentate vicissitudini storiche che nel bene e nel male accomunano da quasi un secolo il Tirolo meridionale allo \u201cstivale\u201d. Andiamo con ordine.<\/p>\n<h6>Italien ist nicht Frankreich.<\/h6>\n<p>1. Come osservato da p\u00e9rvasion, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano poteva meglio calibrare la propria missiva al nostro Landeshauptmann: appellare i sudtirolesi come \u201citaliani\u201d a tutti gli effetti \u00e8 quantomeno un\u2019inopportuna etichettatura della minoranza, se non una forzatura in mala fede. 2. La tesi secondo cui \u00abS\u00fcdtirol ist nicht (nur) Italien\u00bb \u00e8 difatti avvalorata da evidenti prove di matrice linguistica e storiografica; andrebbe per\u00f2 chiarito a quale orizzonte culturale (Kulturraum) il Sudtirolo intenda fare riferimento. 3. Luis Durnwalder ha commesso un\u2019impropria semplificazione parlando di \u00abminoranza austriaca\u00bb (chiss\u00e0 se i ladini vi si riconoscono): se il concetto di stato-nazione fosse definitivamente tramontato, non vedo ragione alcuna per considerarci a tutt\u2019oggi un\u2019exclave dell\u2019Austria, tra l\u2019altro erede del grande impero plurinazionale asburgico. 4. Fermo restando che la collaborazione con il Governo non equivale a condividerne i valori fondanti, \u00e8 lecito &#8211; in virt\u00f9 di una pi\u00f9 corretta traduzione della contemporaneit\u00e0 sudtirolese &#8211; porsi la domanda se il Sudtirolo senza Italia sarebbe pi\u00f9 povero: il partito di raccolta ostenta da molti anni l\u2019efficace politica di contrattazione con Roma. 5. Pregherei Thomas Benedikter di mantenersi ligio all\u2019onest\u00e0 intellettuale che lo contraddistingue: moltissimi italiani, tanto quanto i sudtirolesi, si sentono \u2019cittadini italiani\u2019 in quanto tali, e non secondo principi vetero-nazionalisti da lui descritti. Celebrare lo stato unitario non corrisponde affatto a esaltare un fantomatico nazionalismo italiano che commemora l\u2019occupazione dell\u2019Alto Adige; nemmeno l\u2019irredentismo &#8211; al contrario di quanto scrive &#8211; si interess\u00f2 poi molto al confine del Brenner\/o. Di quale propaganda parla? Il trauma postumo dell\u2019italianizzazione subita dai sudtirolesi di madrelingua tedesca e ladina, costringe loro in un\u2019evidente sopravvalutazione del patriottismo italico, marginale nel paese della \u201cpizza tirolese\u201d ricoperta di speck. Il popolo italiano \u00e8 talmente sprovvisto di radicati sentimenti nazionali (il richiamo all\u2019unit\u00e0 tirolese li supera di gran lunga\u2026) da riconoscersi a malapena nel tricolore della nazionale di calcio. Imperversano ovunque campanilismi medievali e dilaga il leghismo padano. L\u2019Italia non \u00e8 affatto la Francia; sembra quasi che i sudtirolesi (dai tempi di Andreas Hofer) conoscano meglio la Republique. 6. Benedikter potr\u00e0 obiettare citando ad esempio la comunit\u00e0 italiana di Bolzano: chiunque abbia superato la Salurnerklause, per\u00f2, \u00e8 consapevole che i bolzanini non rappresentano un campione esemplificativo, avendo essi travasato le differenti provenienze regionali in un\u2019unica identit\u00e0 italiana del tutto artificiale. 7. Ribalterei il nostro punto di vista (talvolta autoreferenziale) mettendoci nei panni dell\u2019altro: siamo proprio sicuri che \u201cgli italiani\u201d non possano compiacersi della (pi\u00f9 o meno volontaria) adesione sudtirolese ai festeggiamenti dello Stato al quale sviluppo &#8211; con importantissimi distinguo &#8211; contribuiamo anche noi? Cos\u2019\u00e8 ai loro occhi pi\u00f9 \u201csacro\u201d, la frontiera posta al passo del Brennero o gli onnipresenti angioletti Thun? Ergo: come ci vedono nella suddetta penisola?<\/p>\n<h6>L\u2019immagine del Sudtirolo. Al supermercato.<\/h6>\n<p>Il Sudtirolo, oramai, non \u00e8 affatto una terra sconosciuta agli italiani, semmai misconosciuta e fraintesa. L&#8217;ho compreso direttamente sulla mia pelle in un anno e mezzo di permanenza \u00abin Italia\u00bb &#8211; ovvero entro quell&#8217;entit\u00e0 &#8220;nazionale&#8221; posta aldil\u00e0 del confine linguistico di Salorno, che data la variegata articolazione territoriale tra le Alpi e il Mediterraneo non coincide propriamente (o non vi si riconosce sempre per ragioni di varia natura, tra cui quelle storico-geografiche) con la pi\u00f9 ampia cornice statuale denominata \u00abRepubblica italiana\u00bb. L&#8217; iconografia da cartolina narrata in riviste di viaggio e spot televisivi, pubblicazioni gastronomiche e prodotti tipici locali lanciati sul mercato dei consumi, l&#8217;efficiente macchina amministrativa promotrice di politiche ambientali all&#8217;avanguardia, a loro volta ispirate da un&#8217;eco-sostenibilit\u00e0 diffusa, contribuiscono da tempo ad affermare il nome della Autonome Provinz Bozen ben oltre quello di meta prediletta per turisti amanti della montagna. Un\u2019avvertenza, onde evitare d&#8217;incorrere in prevedibili interpretazioni giornalistiche (e non) di quanto manifestato in queste ore da chi ci guarda da Sud: la composizione etnica e \u201cstrutturazione\u201d stessa della societ\u00e0 sudtirolese &#8211; e gli effetti che esse producono sul vivere quotidiano, sull&#8217;identit\u00e0, la cultura politica, la visione del passato e le prospettive future &#8211; non hanno alcun riscontro nell&#8217;opinione pubblica italiana. Ci\u00f2 che \u00e8 investito di un enorme significato nel \u201crituale\u201d dibattito interno sudtirolese, resta un mistero per gli \u201citaliani d&#8217;Italia\u201d che pur esprimono un periodico interesse a riguardo. Inoltre, \u00e8 necessario sottolineare una seconda divergenza. Tra i diversi protagonisti del dibattito sull&#8217;identit\u00e0 in Sudtirolo, infatti, si riconosce una sola componente perch\u00e9 tale emerge verso l&#8217;esterno: quella \u201ctedesca\u201d, bench\u00e9 numericamente minoritaria in Italia. Ebbene s\u00ec. Agli occhi di un italiano medio, il sudtirolese idealtipo \u00e8 un perfetto bilingue dal marcato accento tedesco, magari ospitale albergatore dal reddito alto, che beneficia dei privilegi dell&#8217;autonomia da Roma, un pizzico austriacante, attento conservatore di antiche tradizioni popolari, divoratore di Speck, Strudel &amp; Sacher. Lo stereotipo \u00e8 dunque in agguato: l&#8217;insidia del carattere prevalente nasconde da mezzo secolo la variet\u00e0 del panorama socio-linguistico dell&#8217;Alto Adige-S\u00fcdtirol, s\u00ec plurilingue ma a comparti stagni. A tre lingue corrispondono tre societ\u00e0 distinte che procedono su binari paralleli; bilinguismo a parte, \u00e8 impossibile evincerlo dagli ingredienti di uno yoghurt Sterzing\/Vipiteno.<\/p>\n<h6>\u201cPolitica estera\u201d. Ieri e oggi.<\/h6>\n<p>Ecco spiegata l&#8217;importanza di ogni uscita mediatica sulla stampa (inter)nazionale: suggerire all&#8217;attenzione dei media la questione dell&#8217;appartenenza \u2019alla nazione\u2019 del gruppo linguistico tedesco e ladino, nonch\u00e9 porre gli italiani di lass\u00f9 dinanzi alla sfida perenne d&#8217;un riconoscimento estero ancora mancante. Dar loro voce in capitolo \u00e8 fondamentale: oltre a far uscire dall\u2019oblio gli altoatesini, crea un ponte ideale verso sud, anzich\u00e9 spingerci tutti quanti \u00abagli estremi confini della patria\u00bb in uno sciocco isolazionismo &#8211; camuffato in neutralit\u00e0 dal tocco filo-europeo. La \u201cpolitica estera\u201d sudtirolese denota il proprio esibizionismo (citando l\u2019ottimo Francesco Palermo): attenti alle regole della comunicazione pubblicitaria e meno a quelle di altri mass media, trasmettiamo agli interlocutori stranieri informazioni parziali, incapaci di comunicare compiutamente le particolarit\u00e0 e complessit\u00e0 del nostro modello di Autonomia. Priva di un proprio ministero degli esteri, la nazione S\u00fcdtirol s\u2019ingolfa e il principale partito al governo del Land s\u2019allontana dalla sua stessa storia. La SVP \u00e8 il pi\u00f9 antico soggetto politico presente in Parlamento e sopravvissuto al crollo della Prima Repubblica, da un decennio persino ago della bilancia che decide le sorti di un\u2019intera democrazia. Da una cinquantina d\u2019anni, Roma \u00e8 destinataria e mittente della cooperazione sull\u2019avanzamento autonomista, strada imboccata con coerenza, convinzione e coraggio dalla Stella Alpina; un processo dinamico alternativo alla richiesta immediata di autodeterminazione, salto nel vuoto bocciato al Congresso di Merano del 1969. L\u2019impegno preso dalla Volkspartei e la diplomazia messa in campo dalle forze politiche e dall\u2019establishment governativo italiano, poi, hanno dato lustro al compromesso sul nuovo Statuto d\u2019Autonomia del Trentino-Alto Adige, contributo fondamentale al sistema regionale\/federale cui ora partecipa la Provincia Autonoma di Bolzano. La potest\u00e0 legislativa autonoma garantisce oggi pari dignit\u00e0 e diritti allo sviluppo culturale ed economico dei sudtirolesi di madrelingua tedesca e ladina. Va riconosciuto perci\u00f2 all\u2019Italia repubblicana il merito di aver compreso &#8211; dopo i primi pericolosi tentennamenti &#8211; la necessit\u00e0 d\u2019una pacificazione compromissoria nei rapporti tra gruppi linguistici, divenuto poi modello esportabile di conciliazione fra etnie. Un riguardo che fa onore al paese gi\u00e0 cofondatore della Comunit\u00e0 Europea, al pari dell\u2019Austria (futuro membro dell\u2019UE) nella veste di potenza tutrice del Sudtirolo e promotrice dell\u2019indispensabile intervento ONU sulla cd. questione sudtirolese. Il cammino di reciproca legittimazione e parificazione non passa soltanto attraverso atti giuridici: ben tre presidenti della Repubblica (Pertini, Cossiga e Ciampi) e diversi presidenti del Consiglio (da Andreotti a Prodi) hanno trascorso le proprie vacanze tra le Dolomiti e Merano. Se di gesti simbolici dobbiamo parlare, gli incontri dei leader italiani con Magnago e Durnwalder costituiscono l\u2019emblema dell\u2019alleanza strategica di Via Brennero con la capitale. In lotta con(tro) Roma, parafrasando Claus Gatterer.<\/p>\n<h6>Gioco degli specchi. Ed emancipazione.<\/h6>\n<p>Le dimostrazioni di forza non giovano; costituiscono un danno all\u2019immagine e alla credibilit\u00e0. Oltre a provocare un vespaio di dichiarazioni incrociate, infatti, le parole indelicate di Luis Durnwalder alimentano consueti pregiudizi patriottardi sia italioti che pantirolesi, provocando l&#8217;ennesima levata di scudi \u201csimbolica\u201d contro i presunti privilegi dell&#8217;Autonomia o un inesistente colonialismo italiano. Citare ripetutamente l&#8217;ingiusta annessione di Saint-Germain nel 1919 come principale motivazione del suo niet provinciale e &#8211; nel caso del Colle &#8211; l&#8217;astratta italianit\u00e0 dei sudtirolesi, ha riportato indietro le lancette della storia; si riaccendono cos\u00ec gli animi attraverso valutazioni poco consone riguardo l\u2019acquisizione territoriale dell&#8217;Alto Adige, celebrata da Giuseppe Galasso sul Corriere della Sera come irrinunciabile esito della Grande Guerra e quindi del cammino italiano di unificazione nazionale. Occorre invece abbattere i confini mentali per superare qualsivoglia pretesa ideologica su quelli \u201csacri\u201d e porre fine all&#8217;inutile \u201cgioco di specchi\u201d tra Bolzano e Roma &#8211; di cui \u00e8 illustre vittima lo stesso Giorgio Napolitano. Non \u00e8 alzando barriere di pregiudizio e marginalizzandoci al cospetto del vicino \u201cgigante buono\u201d chiamato Italia che faciliteremo la comprensione delle specificit\u00e0 nostrane nell&#8217;autogoverno (o futura autodecisione). Non si tratta affatto di snazionalizzare i cittadini sudtirolesi, ma di collocarne l&#8217;esperienza nel solco d&#8217;una storia europea che (in quanto frutto delle consistenti richieste di minoranze \u201cnazionali\u201d) li vede parte d&#8217;uno Stato democratico prima che di una (non-)nazione italiana. Un&#8217;esperienza fruttuosa aim\u00e8 sottovalutata. I sudtirolesi devono affrontare una volta per tutte il mito fondante dell\u2019avvenuta emancipazione geopolitica &#8211; da sotto-provincia dell\u2019Impero asburgico a nazione de facto &#8211; sebbene sancita sul tavolo degli accordi di pace. Senza passaggio all&#8217;Italia, non esisterebbe alcuna \u00abquestione sudtirolese\u00bb n\u00e9 buona parte del capitale umano accresciuto al suo progredire. Una crescita graduale verso la compiuta auto-coscienza del S\u00fcdtirol, come territorio a s\u00e9 stante e dotato di autonomia culturale dal restante Tirolo austro-ungarico, costellata da momenti di coesione anche sofferta (ad es. Sigmundskron nel 1957) in grado di implementare esponenzialmente la consapevolezza identitaria dei sudtirolesi, superando ogni divisione interna e cementificando il consenso attorno alla SVP come Sammelpartei. Battaglie vittoriose rinfrancano le forze messe in campo, ma ai comandanti delle truppe spetta l&#8217;onore delle armi e il rispetto dei \u201cvinti\u201d. Se vogliamo allontanarci il pi\u00f9 possibile dal paradigma della vittoria, non dovrebbero esserci n\u00e9 vincitori n\u00e9 sconfitti. Questione di lealt\u00e0 costituzionale: entrambe le parti si sono (\u00e8 proprio il caso di dirlo) arricchite della pratica autonomista sancita dalla Carta, primo passo compiuto dall&#8217;Italia post-bellica nella direzione di un pi\u00f9 ampio e necessario federalismo su scala regionale. Un ulteriore guadagno ci sarebbe qualora il Sudtirolo partecipasse pi\u00f9 attivamente all&#8217;evoluzione in chiave europeista del Belpaese, in termini solidaristici, anzich\u00e9 cadere in anacronistici battibecchi frutto di feticismi circoscritti geograficamente.<\/p>\n<h6>Nation building senza senso. Dello Stato.<\/h6>\n<p>Il senso dello Stato, appunto, manca non solo alla classe politica romana bens\u00ec anche a quella bolzanina. Il processo di nation-building del Sudtirolo passa giocoforza per il riconoscimento dell&#8217;Italia come d&#8217;uno Stato-Nazione anomalo perch\u00e9 dai tratti poco \u201cnazionali\u201d (al punto da interrogarsi sul significato stesso della propria esistenza a 150 anni dalla nascita) e dalle sfaccettature \u201cmultinazionali\u201d, decisamente meno centralista di altri paesi dell&#8217;Europa. Non siamo n\u00e9 San Marino n\u00e9 il Canton Ticino per permetterci di ignorarlo del tutto: per essere coerenti nel rinnegare ogni legame con l&#8217;Italia repubblicana, dovremmo rinunciare ai seggi SVP in entrambi i rami del Parlamento, chiudere l&#8217;ippodromo di Maia e ogni struttura riconducibile al Ventennio, abbattere ogni singolo esempio d&#8217;architettura razionalista nelle citt\u00e0 della provincia, ritirare ogni sportivo o squadra sudtirolese da competizioni o campionati italiani, impedire qualsiasi manifestazione sportiva di carattere nazionale sul suolo provinciale (tappe del \u201cGiro d&#8217;Italia\u201d comprese) e ritirare i nostri bravi atleti dalle nazionali di sport invernali, compresi Innerhofer, Z\u00f6ggeler e Kostner vincitori di recenti medaglie; non riconoscere alcuna legittimit\u00e0 al sistema giudiziario italiano, pretendere il mantenimento della sicurezza senza forze dell&#8217;ordine statali, impedire l&#8217;arruolamento di sudtirolesi di lingua tedesca in Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri ed Esercito nonch\u00e9 il servizio militare in quest&#8217;ultimo. Generazioni di sudtirolesi fecero servizio di leva in Italia. Una violenza? Vero, ci si poteva opporre, ma \u201cfare il militare\u201d port\u00f2 nella Heimat una porzione di \u201citalianit\u00e0\u201d vissuta, giovane, popolare, umana, diversa dall&#8217;italianizzazione fascista. Quindi, negando la storia condivisa (certo, spesso nostro malgrado) con l&#8217;Italia e rifiutandosi di riconoscersi in qualsiasi emanazione dotata di valori positivi anche se proveniente dal potere centrale (Costituzione compresa), non si render\u00e0 onore all&#8217;epopea dell&#8217;Autonomia targata SVP, come compromesso risultato da una dura trattativa e a sua volta alternativa all&#8217;autodeterminazione d&#8217;ispirazione separatista degli attivisti anni &#8217;60. E si infangher\u00e0 il nome del principale protagonista della lotta per il suo ottenimento, Silvius Magnago, predecessore illustre di Luis Durnwalder. Senza dimenticare il danno morale inferto alla seconda generazione dell\u2019Autonomia, ovvero ai tanti figli plurilingui di coppie miste, Gesamts\u00fcdtiroler meritevoli di maggiore riguardo.<\/p>\n<h6>Bagno caldo. Conclusioni.<\/h6>\n<p>Torno a casa e mi preparo un bagno caldo, riflettendo sugli interventi nella querelle tra \u201cItalia 150\u201d e Land S\u00fcdtirol. Alcuni (pochi) osservatori additano la mia terra come ingrata e opportunista; altri sottolineano come abbia peccato d\u2019orgoglio &#8211; si direbbe, tirolese. Cadendo in un tranello giornalistico costituito da accuse reciproche che non hanno riscontro nella consuetudine quotidiana, nell\u2019essenza di chi vuole vivere e lasciar vivere in pace, penso che 20 anni di sofferenze non ci consentano di gettare una cattiva luce su 20 di benessere. Ottenuti anche grazie al dialogo con \u2019sta strana Italia, fatta di comunit\u00e0, luoghi e territori, luci e microcosmi differenti e dissonanti. Non pretendo certo n\u00e9 una particolare riconoscenza n\u00e9 pretestuosi ringraziamenti ufficiali: basta non deludere le aspettative chi ci guarda con ammirazione e rispetto, chi spera in una maturit\u00e0 di giudizio tale da non assecondare opposti revanscismi identitari. Un Sudtirolo forte della sua storia e orientato al futuro, in Europa. Mi si perdoni per i cattivi pensieri; il bagno \u00e8 pronto, mi immergo e taccio per un po\u2019.<\/p>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small>\u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Valentino Liberto I due uomini che dovevano dominare la scena politica italiana nel bene e nel male, a turno, per oltre trent\u2019anni, si incontrarono il 7 marzo 1909 nell\u2019albergo Alla Corona, a Untermais (Maia Bassa presso Merano). Era domenica e molti operai arrivarono con le mogli. Mussolini cominci\u00f2 a parlare alle due, senza attendere [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_crdt_document":"","ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-7104","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-autorinnen","entity-lega","entity-svp","entity-verc","issue-150-jahre-italienische-einheit","issue-banalnationalism","location-italy","location-sudtirolo","location-ticino","language-italiano","medium-corriere","person-alexander-langer","person-claus-gatterer","person-giorgio-napolitano","person-luis-durnwalder","topic-militar","topic-nationalismus","topic-politik","topic-sport"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7104"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7104\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":78396,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7104\/revisions\/78396"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}