{"id":7183,"date":"2011-02-27T10:49:24","date_gmt":"2011-02-27T09:49:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=7183"},"modified":"2022-06-11T13:02:55","modified_gmt":"2022-06-11T11:02:55","slug":"ventuno-domande-a-brennerbasisdemokratie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=7183","title":{"rendered":"Ventuno domande a Brennerbasisdemokratie."},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 20px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-7186 size-full\" title=\"Italia und Germania.\" src=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/val_italia-germania.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"401\" srcset=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/val_italia-germania.jpg 450w, https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/val_italia-germania-150x133.jpg 150w, https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/val_italia-germania-300x267.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/p><\/blockquote>\n<p><em><small>Friedrich Overbeck, &#8220;Italia und Germania&#8221; (Sulamith und Maria)<\/small><\/em><\/p>\n<p><strong><em>Dialogo interiore di Valentino Liberto. <\/em><\/strong>[Dedicato a niwo]<\/p>\n<p><strong>0. Dopo la stesura di <a title=\"S\u00fcdtirol ist auch Italien.\" href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=7104\" target=\"_self\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>S\u00fcdtirol <\/em><em>ist auch Italien<\/em><\/a>, alcuni lettori ti hanno suggerito di chiarire le \u00abtesi di fondo\u00bb attorno alle quali si cristallizzano le riflessioni riguardanti il legame tra Stato-Nazione e appartenenza a esso, cui accenni nel testo. Da quali presupposti nascono le tue argomentazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Introdurrei la mia risposta partendo da una breve citazione: \u00ab<em>Nazionalismo e centralismo tedeschi furono i presupposti per il nazionalsocialismo e la guerra; gli stati nazionali mettono a rischio il futuro dell&#8217;Europa se nazionalisti e militaristi. Una societ\u00e0 organizzata politicamente in stato federale, con pi\u00f9 centri di potere diffusi sul territorio, impedisce l&#8217;assolutismo totalitario e il militarismo. Ogni potere centralizzato, come quello che lo stato prussiano ha cercato di instaurare in Germania e in Europa, dev\u2019essere soffocato sul nascere. La Germania potr\u00e0 unicamente essere una federazione. Solo un sano ordinamento federalista pu\u00f2 riempire di nuova vita l&#8217;Europa indebolita<\/em>\u00bb<em>. <\/em>E\u2019 quanto scrivevano sul finire del Secondo conflitto mondiale i giovani della \u201c<em>Wei\u00dfe Rose<\/em>\u201d\u009d (Rosa Bianca), gruppo studentesco formatosi all\u2019Universit\u00e0 di Monaco di Baviera che si oppose alla furia nazista. Oltre quarant\u2019anni dopo, il crollo del Muro di Berlino nell\u2019autunno 1989 offr\u00ec alla Germania e all\u2019Europa l\u2019opportunit\u00e0 di liberarsi dell\u2019ultimo ostacolo sulla strada verso la piena affermazione di quel disegno. Disegno nel quale il Sudtirolo quale territorio \u201cdi sutura\u201d\u009d tra Mitteleuropa e Mediterraneo, tra il mondo tedesco e l\u2019Italia, non gioca oggi a mio parere alcun ruolo protagonista \u2013 nonostante l\u2019appartenenza amministrativa a un paese cofondatore della CEE e la successiva adesione della \u00abmadrepatria austriaca\u00bb all\u2019Unione Europea. Il concretizzarsi delle aspirazioni dei giovani bavaresi non pare oggetto d\u2019interesse nell\u2019opinione pubblica sudtirolese.<\/p>\n<p><strong>1. Perch\u00e9 i sudtirolesi non beneficiano del contesto europeo? Sei tra i cofondatori della <em>Brennerbasisdemokratie<\/em> (<img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">), <\/strong><strong>piattaforma web promotrice di un manifesto bilingue per l\u2019autodeterminazione del Sudtirolo: credi che le ragioni siano insite nel sistema Autonomia?<\/strong><\/p>\n<p>Colgo l\u2019occasione offertami dalla tua domanda per fare un <em>r\u00e9sum\u00e9 <\/em>del dibattito sull\u2019indipendenza svoltosi nel <em>think tank<\/em> di <em>Brennerbasisdemokratie <\/em>e illustrarne in dettaglio i principali esiti a 6 anni di distanza dalla sua nascita. <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\"> ha l\u2019intento di dialogare sul futuro geopolitico del Sudtirolo. Onde garantire la tutela delle diversit\u00e0 linguistico-culturali, l\u2019Alto Adige\/S\u00fcdtirol ha infatti potest\u00e0 legislativa autonoma sancita dallo \u201cStatuto d\u2019Autonomia\u201d\u009d, approvato con legge costituzionale dello Stato italiano nel 1972 e frutto di pi\u00f9 accordi internazionali tra Italia e Austria nonch\u00e9 d\u2019un \u201cPacchetto\u201d\u009d di provvedimenti esecutivi richiesto (e ampliato di volta in volta) dalla SVP, il partito di raccolta delle minoranze tedesca e ladina. L\u2019Autonomia ha consentito l\u2019acquisizione di competenze nell\u2019autogoverno provinciale, lo sviluppo di un\u2019economia fiorente e una blanda bench\u00e9 pacifica convivenza tra i gruppi linguistici; i vincoli a quest\u2019ultima derivano dalla strutturazione \u201cetnica\u201d\u009d della societ\u00e0, dovuta all\u2019applicazione rigida dello Statuto (censimento, proporzionale nell\u2019impiego come negli incarichi pubblici, istruzione in madrelingua, bilinguismo della toponomastica) e alla conseguente suddivisione per gruppo linguistico del vivere quotidiano: media, gruppi d\u2019interesse, organizzazioni politiche e associazionismo culturale. Il progredire verso una pi\u00f9 estesa e fiorente convivenza, riconducibile al dinamismo interetnico della societ\u00e0 stessa, \u00e8 ostacolata da vari fattori.<\/p>\n<p><strong>2. Quali problematiche sono direttamente riconducibili all\u2019impianto \u201cetnico\u201d\u009d dell\u2019Autonomia?<\/strong><\/p>\n<p>1. L\u2019appartenenza formale allo Stato nazionale pur nel quadro di un\u2019autonomia regionale, porta alla percezione di s\u00e9 come \u201cminoranza\u201d\u009d: su base nazionale per i tedeschi, provinciale per gli italiani, nazionale e provinciale per i ladini. Contrapposte minoranze si esprimono all\u2019interno del discorso pubblico (politico-mediatico) tramite un conflitto etnico \u00abben temperato\u00bb [Langer], sopravvissuto sul piano della mera \u00abrappresentazione del contrasto\u00bb [Di Luca] e manifestatosi in richiami mitico\/simbolici a opposte identit\u00e0 create <em>ad hoc<\/em>, nella strenua difesa della madrelingua, nell\u2019attaccamento identitario al passato e (soprattutto in concomitanza con appuntamenti elettorali) nell\u2019estremismo patriottico. 2. L\u2019indebolimento del gruppo linguistico italiano a margine di una \u00abmaledizione del pendolo\u00bb [Langer]. E\u2019 il cosiddetto \u201cdisagio degli italiani\u201d\u009d: rei del sostegno pluriennale a forze politiche anti-autonomiste, si sottraggono &#8211; con il tacito assenso della SVP &#8211; alla partecipazione attiva e consapevole nel governo dell\u2019Autonomia, evasivi nella rielaborazione critica della propria memoria storica e \u00abspaesati\u00bb [Giudiceandrea] perch\u00e9 privati del diritto di radicamento territoriale, non riconosciuto dai sudtirolesi della <em>\u201cHeimat<\/em>\u201d\u009d. 3. Il plurilinguismo \u00e8 tuttora deficitario (conseguenza dei punti precedenti) e vittima di una \u00abretorica della convivenza\u00bb [Di Luca], sebbene rappresenti premessa imprescindibile nell\u2019ottica della cooperazione europea.<\/p>\n<p><strong>3. <\/strong><strong>Allora come credi possano superarsi i paradigmi sinora perpetuati dall\u2019Autonomia cosiffatta? Intravedi delle prospettive alternative? Quali altri obiettivi da raggiungere occorrer\u00e0 perseguire?<\/strong><\/p>\n<p>Qui entra in gioco <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">: ai limiti strutturali delle istituzioni odierne che impediscono di ristrutturare le logore coscienze collettive, i membri della <em>Plattform <\/em>contrappongono differenti soluzioni. Esse si orientano grossomodo entro due direzioni distinte. Il primo modello, che definirei una <strong>soluzione \u201cconsensuale\u201d\u009d<\/strong> o <strong>\u201cindipendentista\u201d\u009d<\/strong>, si ispira all\u2019autodeterminazione catalana &#8211; come banco di prova &#8211; e alla <em>Willensnation<\/em> svizzera &#8211; esemplare in ambiti quali democrazia e plurilinguismo. Attraverso il ricorso a energie interne, punta all\u2019ottenimento di una piena sovranit\u00e0 indipendente sia da Roma che da Vienna, favorendo un processo di emancipazione dagli Stati nazionali, di <em>nation building<\/em> post-etnica all\u2019interno di una marcata elasticit\u00e0 e permeabilit\u00e0 dei confini. <em>De facto<\/em> questo modello concepisce un\u2019entit\u00e0 statuale dotata di potere estero, potenzialmente neutrale. Necessita di un ampio consenso trasversale nell\u2019opinione pubblica e nei partiti politici, aldil\u00e0 di ogni distinzione linguistica, dopodich\u00e9 una comune \u201ccabina di regia\u201d\u009d dovr\u00e0 coordinare la campagna divulgativa, i rapporti diplomatici, il passaggio alla nuova forma di Stato. Secondo <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">, solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile: 1. rimuovere i vincoli imposti al sistema dall\u2019Autonomia e costruire una comunanza di valori per la nuova cittadinanza indivisa; 2. consentire contaminazioni culturali, liberandole da subdole logiche assimilatrici; di qui 3. superare definitivamente la dicotomia minoranza-maggioranza, cio\u00e8 istanze etero-dirette (dall\u2019Italia) e meccanismi auto difensivi (originatisi da traumi storici dei sudtirolesi); 4. migliorare il bi\/trilinguismo ufficiale e la tutela dei consumatori.<\/p>\n<p><strong>4. Lo Stato sovrano concepito come soluzione definitiva pare una mossa alquanto azzardata. Per un vero europeista, il fine \u00e8 rafforzare l\u2019UE. Non pensi ci sia \u201cqualcos\u2019altro\u201d\u009d di pi\u00f9 risolutivo?<\/strong><\/p>\n<p>La seconda proposta, <strong>soluzione \u201cistituzionale\u201d\u009d\/federalista<\/strong>, mantiene pressoch\u00e9 intatti i rapporti bilaterali tra Sudtirolo e \u201cresto del mondo\u201d\u009d elevandoli in termini di qualit\u00e0 e quantit\u00e0. Partendo dal presupposto (non scontato n\u00e9 di facile confutazione) che la nostra Autonomia rappresenti \u00abuno dei migliori esempi di accomodamento del conflitto etnico\u00bb [Palermo], si sottolinea il carattere \u00abideale eterno\u00bb [Di Luca] del contrasto cos\u00ec com\u2019\u00e8 rappresentato, perch\u00e9 fisiologico data la natura etnocentrica dell\u2019Autonomia stessa; contrasti perpetui ritenuti mai del tutto sanabili e che sarebbe azzardato (e forse inopportuno) presumere di sanare mediante soluzioni ritenute definitive. Data l\u2019inesistenza di modelli perfetti, la transitoriet\u00e0 consolidata del compromesso autonomista diventa un valore. Piccoli passi mossi con cautela, accontentandosi di regolare inevitabili conflitti. L\u2019intento \u00e8 migliorare l\u2019esistente: rivedere i paletti posti dallo Statuto, aprire il dettato statutario ad alcune interpretazioni giuridiche meno rigide, aggiornare il <em>System S\u00fcdtirol<\/em> alle modifiche intercorse nella societ\u00e0; revisione che ha bisogno d\u2019una contestuale opera di decostruzione (non solo storiografica) dei miti e depotenziamento dei simboli, nel solco di una memoria pi\u00f9 condivisa. Scuola e altre agenzie formative divengono fondamentali, per una migliore rielaborazione del Novecento.<\/p>\n<p><strong>5. Andando pi\u00f9 sul concreto: la minoranza ladina gi\u00e0 distribuita su tre province e due regioni italiane avr\u00e0 diritto ad autodeterminarsi? E nuovi confini non divideranno l\u2019antico Tirolo? Trentini e nordtirolesi non si sentiranno esclusi da una rinnovata progettualit\u00e0 sudtirolese? <\/strong><\/p>\n<p>Le soluzioni sin qui esposte contribuiscono a riassumere le posizioni espresse sui <em>blogs <\/em>di <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">. I due esempi non sono in netta contrapposizione tra loro, anzi. Entrambi si discostano dall\u2019idea unilaterale di un\u2019<strong>autodecisione separatista<\/strong>: caldeggiata in particolare dagli ambienti della destra pantirolese, essa difficilmente scalfirebbe i rapporti di forza attivati dall\u2019Autonomia (sin qui descritti) e incarna il paradosso di disgiungere le restanti aree costitutive del Tirolo storico (un errore forse commesso pure in <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">). Al contrario, si tratta di puntare su progetti che <em>in primis<\/em> coinvolgano tutti i gruppi linguistici, in secondo luogo conducano a un riconoscimento sul panorama europeo e globale. Non \u00e8 da escludere un\u2019evoluzione <em>soft <\/em>in chiave euro-federale del \u201cmodello sudtirolese\u201d\u009d, affiancato al vicino Trentino e Land Tirol con il formarsi di un ente politico intermedio (Euregio) che possa sostituirsi gradualmente alla Regione Trentino-Alto Adige nella dialettica istituzionale europea e unire i ladini delle Dolomiti sotto un unico tetto amministrativo. Un\u2019entit\u00e0 garante dotata di propria sovranit\u00e0 &#8211; ancorata alle Costituzioni italiana e austriaca, come propone il governatore trentino Lorenzo Dellai &#8211; pu\u00f2 meglio affrontare gli interessi comuni all\u2019area e scardinare dall\u2019esterno l\u2019autoreferenzialit\u00e0 del Sudtirolo odierno, cos\u00ec opprimente al suo interno.<\/p>\n<p><strong>6. In gioco c\u2019\u00e8 la natura dei confini, tutt\u2019altro che svaniti. Come procedere nello smantellamento di barriere \u201cnazionali\u201d\u009d? Il loro superamento all\u2019interno dell\u2019Unione Europea \u00e8 davvero una visione auspicabile? Come governare allora un colosso europeo dotato di potere centrale?<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 una questione fondamentale, gi\u00e0 affrontata a chiare lettere da Alexander Langer. Antesignano dell\u2019Europa ideale, transfrontaliera e contraria all\u2019esercizio etnico dell\u2019autodecisione, a proposito del \u00abfantasma\u00bb dell\u2019Euregio tirolese plurilingue parl\u00f2 di \u00ab<em>integrazione nell\u2019integrazione [europea]<\/em>\u00bb utilizzando \u00ab<em>margini di azione sub-statuale, [\u2026] un progetto che cercherebbe di evitare il conflitto aperto con gli Stati (quindi niente ridefinizioni di frontiere) [\u2026]. Il disegno di un\u2019Europa unita avr\u00e0 bisogno di zone di sutura, in cui i vecchi confini statali si diluiscano pi\u00f9 generosamente che altrove ed in cui l\u2019artificiosit\u00e0 delle frontiere nette tra lingue e popoli possa invece dissolversi gradualmente in territori comuni, in aree di pi\u00f9 intenso scambio e di frequentazioni trans-confinaria [\u2026] in un quadro di coinvolgimento degli Stati co-interessati e di promozione del regionalismo [europeo]<\/em>\u00bb. \u00ab<em>Il Tirolo storico da questo punto di vista pu\u00f2 essere un utile riferimento, non solo nostalgico<\/em>\u00bb. Nell\u2019ottica di un\u2019emancipazione dagli Stati nazionali, <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\"> tratta invece lo \u201csfocamento\u201d\u009d dei confini ovvero il <strong><em>boarder blurring<\/em><\/strong>: nuovi confini amministrativi \u00absovrappongano confini diversi che non combaciano mai, pi\u00f9 attenti alle dimensioni sociali anzich\u00e9 ispirati a logiche etniche\u00bb [Constantini].\u00a0 Impossibile far scomparire i confini, abolirli (o persino spostarli) con un colpo di bacchetta magica.<\/p>\n<p><strong>7. I costituzionalisti mettono in guardia dal definire obsolescenti gli Stati democratici: mentre le Costituzioni che pi\u00f9 efficacemente tutelano i diritti fondamentali sono statali e presidiate dalle giurisdizioni nazionali, nel mondo globale il diritto \u00e8 fatto dalle multinazionali. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economista americano Joseph Stiglitz, per quanto concerne la regolazione dei mercati, sottolinea l\u2019importanza degli Stati (leggi \u201c<em>La globalizzazione che funziona<\/em>\u201d\u009d). Anche il filosofo francese R\u00e9gis Debray (nel <em>pamphlet<\/em> \u201c<em>\u00c9loge des fronti\u00e8res<\/em>\u201d\u009d) sostiene che vi sia un ritorno alle frontiere: l\u2019utopia universalista, all\u2019insegna della globalizzazione tecno-economica che \u00ab<em>produce una balcanizzazione politico-culturale<\/em>\u00bb (demondializzazione), \u00e8 responsabile dell&#8217;illusione di un mondo senza frontiere, espressione romantica del neoliberalismo. Cruciale in Europa (come dimostra la crisi del Belgio), \u00ab<em>il confine \u00e8 necessario per riconoscere l&#8217;altro, senza il quale non si riconosce pi\u00f9 nemmeno se stessi<\/em>\u00bb<em>. <\/em>\u00ab<em>Senza fuori non c&#8217;\u00e8 dentro<\/em>. <em>La frontiera \u00e8 sempre ambivalente, pu\u00f2 essere un motivo di scontro e guerra o un luogo di pace e scambio. Dove non ci sono le frontiere, s&#8217;innalzano muri, contrari alla frontiera. Il muro nasconde l&#8217;altro, la frontiera lo riconosce, accettandone l&#8217;identit\u00e0, primo passo per un possibile negoziato. L&#8217;antidoto al muro \u00e8 la frontiera<\/em>\u00bb. Onde scongiurare particolarismi e insurrezioni identitarie, sar\u00e0 necessaria la diplomazia, \u00ab<em>il negoziato, il riconoscimento reciproco e la ricerca di equilibrio<\/em>\u00bb<em>. <\/em>\u00ab<em>Occorre un&#8217;etica della frontiera, dato che non c&#8217;\u00e8 niente di peggio di un confine nascosto o che diventa un ostacolo. La frontiera deve essere evidente, condivisa e regolatrice. La condizione necessaria del superamento della frontiera \u00e8 la frontiera stessa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>8. La frontiera si presenta come un diritto dei popoli, che garantisce la loro integrit\u00e0 territoriale; il diritto internazionale \u00e8 per\u00f2 restio a consentire l&#8217;esercizio dell&#8217;autodeterminazione dei popoli. Torniamo alla soluzione cd. \u201cindipendentista\u201d\u009d: come pu\u00f2 divenire socialmente desiderabile?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\"> dovr\u00e0 essere la pi\u00f9 inclusiva possibile e abbattere ogni confine \u201cinterno\u201d\u009d. In tal caso, si tratta di sciogliere una serie di nodi irrisolti, quali: 1. l\u2019assenza di una tematizzazione ragionevole da parte della societ\u00e0 civile, non ancora prosciugata dai pregiudizi che ne alimentano i dubbi e offuscano le opinioni, e la poca consapevolezza della stessa, di per se immatura, inattiva e plasmata dalle strutture istituzionali autonomiste; 2. la scarsissima credibilit\u00e0 della promozione politica di ogni innovazione, anche ipotetica &#8211; e l\u2019applicabilit\u00e0 concreta di modelli alternativi per mano della classe dirigente; 3. la desiderabilit\u00e0 effettiva di modelli che implicano un impegno idealistico e teorico-intellettuale non indifferente; 4. il perdurare dello spaesamento \u201caltoatesino\u201d e il rafforzarsi del separatismo di stampo regionalista sono fenomeni che appaiono incontrollabili: non \u00e8 escluso che i traumi da essi provocati possano perpetuarsi per un tempo ancora lungo; 5. altrettanto incontrollabile risulta l\u2019ipotesi che nuove entit\u00e0-stato generino rinnovati nazionalismi.<\/p>\n<p><strong>9. Riprodurre anche involontariamente meccanismi di inclusione (ed esclusione) \u201cnazionali\u201d\u009d non rende inauspicabile la creazione di nuovi Stati? La crisi dell\u2019Europa rischia di incancrenire col rinfiammarsi di spiriti micro-territoriali? Insomma, pu\u00f2 divampare un fuoco neo-nazionalista?<\/strong><\/p>\n<p>Forse. <em>Brennerbasisdemokratie<\/em> \u00abgira e rigira i vecchi ingredienti della nazione, scomponendoli e ricomponendoli con ottime intenzioni, ma il problema \u00e8 che gli ingredienti sono sempre quelli\u00bb [Dello Sbarba]. Un elemento che costituisce una pietra d\u2019inciampo non trascurabile all\u2019interno della visione propagata da <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">: la \u201cdecostruzione\u201d\u009d della logica nazionale (e del nazionalismo) non pu\u00f2 accompagnarsi ad un nuovo progetto di fondazione \u201cnazionale\u201d\u009d. A questa critica di carattere logico, c\u2019\u00e8 chi aggiunge il proprio \u00abpessimismo antropologico\u00bb [Di Luca] per cui \u00e8 impensabile proporre l\u2019indipendenza sperando che il semplice mutamento della cornice istituzionale porti ad un mutamento della mentalit\u00e0 sudtirolese. L\u2019evoluzione di una classe dirigente non dovrebbe basarsi su scorciatoie istituzionali. La proposta indipendentista implica inoltre lo spostamento di tutte le competenze dello Stato nazionale, compreso il monopolio della violenza legittima che &#8211; partendo dalla definizione di Stato coniata da Max Weber &#8211; sancisce l\u2019inizio e la fine di una sovranit\u00e0 nazionale. Un calendario operativo e l\u2019allestimento di nuove norme dovrebbero accompagnare un contestuale smantellamento della dialettica \u201cetnica\u201d\u009d. Un bel grattacapo: cambiando prospettiva, si tratta di capire quali ingredienti rimescolati da <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\"> siano indigesti.<\/p>\n<p><strong>10. L\u2019Europa \u00e8 nata per contrastare il nazionalismo. Al contempo, con la dissoluzione degli Stati esistenti, temi l\u2019instaurarsi di quei rinnovati meccanismi \u201cnazione-centrici\u201d\u009d da te contestati. Perorare la causa di una nuova forma di \u201cnazione dovuta\u201d\u009d, giusta di per se, \u00e8 tanto sbagliato?<\/strong><\/p>\n<p>Perci\u00f2 il cammino (spesso pi\u00f9 importante della meta preposta) si fa impervio. E in questo senso, <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\"> appare una lotta contro i mulini a vento. Proviamo ora a inserirci in uno scenario pi\u00f9 ampio, a immaginare un salto di qualit\u00e0 nelle argomentazioni: se l\u2019indipendenza \u00e8 vista come passaggio di transizione obbligato verso un\u2019Europa delle Regioni, nel quadro di un lento dissolversi degli Stati-Nazione come elementi costitutivi della governabilit\u00e0 territoriale, attraverso l\u2019erosione di poteri e sovranit\u00e0 verso il basso (enti locali) e l\u2019alto (Bruxelles), cosa accadrebbe nel caso in cui il tramonto degli Stati nazionali si rallentasse o (peggio) arrestasse del tutto? E\u2019 la situazione nella quale ci troviamo e qui sta il nodo pi\u00f9 difficile. Innanzitutto: i fenomeni della globalizzazione non hanno intaccato minimamente il primato dello Stato-Nazione sulla scena politica internazionale. La stasi delle principali organizzazioni sovranazionali lo dimostra. L\u2019Unione Europea \u00e8 ridotta a mero tavolo intergovernativo; \u00e8 un dato di fatto. Il Sudtirolo, in tal senso, ha aderito formalmente per pi\u00f9 di 90 anni al \u201cprogetto Italia\u201d\u009d. L\u2019investimento di energie socio-culturali e capitali politici per ottenere e difendere le prerogative dell\u2019autogoverno sudtirolese rispetto allo Stato centrale costituiscono un laboratorio esperienziale il cui patrimonio non va sperperato. Patrimonio visibile, la cui validit\u00e0 \u00e8 riconosciuta all\u2019estero come \u201cmodello\u201d\u009d. Di qui il mio appello al motto di <em>S\u00fcdtirol i<\/em><em>st auch Italien<\/em>.<\/p>\n<p><strong>11. L\u2019adesione amministrativa ha davvero un nesso con la partecipazione all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Potrei rispondere con un simpatico aneddoto. Uno storico del Risorgimento, Alessandro Volpi &#8211; assessore al bilancio della citt\u00e0 di Massa (in una giunta di Sinistra) nonch\u00e9 apprezzato docente di Storia moderna e contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Pisa, esperto di economia e geopolitica, persona stimata e dotata d\u2019un proverbiale humour toscano &#8211; parla a lezione del trattato di Saint Germain, soffermandosi brevemente sulla realt\u00e0 locale del Sudtirolo, con qualche affermazione curiosa e altre pi\u00f9 pertinenti. Sull\u2019annessione racconta quello che sappiamo un po\u2019 tutti (il Patto di Londra, il confine del Brennero per ragioni strategiche etc.): dopo aver ricordato che \u00ab<em>in Alto Adige la popolazione era ed \u00e8 tuttora di madrelingua tedesca<\/em>\u00bb e Battisti \u00ab<em>soprattutto in un primo tempo voleva giustamente piazzare il confine pi\u00f9 a sud<\/em>\u00bb, divagando aggiunge: \u00ab<em>Non so se sapete, ma in Parlamento c&#8217;\u00e8 questa forza, la SVP, che vince sempre le elezioni a Bolzano e chiede che l\u2019Alto Adige torni a chiamarsi Sudtirolo, al che viene da chiedersi perch\u00e9 non li lasciamo andare<\/em>\u00bb (agitando le braccia come gesto d\u2019accompagnamento della battuta, con risata collettiva) \u00ab<em>perch\u00e9 a Bolzano gli italiani sono qualcosa di estraneo, se parli in italiano ti guardano strano, gli italiani non sono proprio ben visti&#8230;<\/em>\u00bb. Seduto in seconda fila, con la mano faccio segno \u00ab<em>pi\u00f9 o meno<\/em>\u00bb (scuotendo la mano). \u00ab<em>Io <\/em><em>vengo da l\u00ec, la realt\u00e0 \u00e8 ben un\u2019altra&#8230;<\/em>&#8221; (sorridendo e stando al gioco). Resosi conto della figura, convintissimo non ci fossero sudtirolesi, prosegue rincarando un po\u2019 la dose ma spostando l&#8217;attenzione altrove: \u00ab<em>Beh, <\/em><em>a me dissero una volta: ci sono due posti dove \u00e8 meglio stare attenti a parlare in italiano: Bolzano e la Corsica. Infatti una volta, proprio in Corsica avevo parcheggiato l&#8217;auto su un molo e al mio ritorno l&#8217;ho ritrovata in mare!<\/em>\u00bb (ennesima risata collettiva). Chiudendo la parentesi comica, il professor Volpi torna sui suoi passi, correggendosi dicendo che \u00able rivendicazioni sudtirolesi sono comunque legittime\u00bb dato il secondo (e beffardo) schiaffo inferto dagli Alleati nel 1946, quando il Sudtirolo fu riaggregato all&#8217;Italia perch\u00e9 destinata a entrare nella NATO come avamposto per fermare l\u2019avanzata sovietica nel continente europeo.<\/p>\n<p><strong>12. All\u2019Italia serve ancora il Sudtirolo? Non sarebbe pi\u00f9 semplice liberarsi di questo \u201cpeso\u201d? E i sudtirolesi conoscono l\u2019<em>italianit\u00e0 <\/em>meglio di quanto gli italiani possano conoscere la <em>sudtirolesit\u00e0<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ci unisce ulteriormente allo Stato italiano ha un\u2019importanza. Forse non risultano chiare le potenzialit\u00e0 (perch\u00e9 ancora inespresse?) di un\u2019attenzione pi\u00f9 significativa e ragionevole verso quel legame; perci\u00f2, provo a ripartire dai precedenti maldestri tentativi per spiegare tale monito. Gi\u00e0 due anni fa, nel 20\u00b0 anniversario della riunificazione tedesca, diversi opinionisti italiani si sono resi protagonisti di un acceso confronto sulle celebrazioni per il 150\u00b0 dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Se i fratelli d\u2019Italia litigano in dialetto, con la Germania \u201csorella d\u2019Europa\u201d\u009d vicina-lontana il <em>Belpaese <\/em>ha pi\u00f9 in comune di quanto lo differenzi: Berlino divisa e la questione di Roma capitale, il Muro e la Breccia di Porta Pia, l\u2019Est degli \u201c<em>Ossi<\/em>\u201d\u009d e la questione meridionale, la Baviera \u201clocomotiva\u201d\u009d e il Nord verde \u201cpadano\u201d\u009d, il <em>\u201cViaggio in Italia<\/em>\u201d\u009d di Goethe e gli studi linguistici di Pirandello a Bonn, sino alle pagine pi\u00f9 nere della storia. Due sorelle dai lineamenti simili, accomunate dalla litigiosit\u00e0 dei figli, hanno percorso (non sempre con le proprie gambe) un cammino dai destini paralleli. Ma il mito fondante della Germania contemporanea \u00e8 pi\u00f9 vicino nel tempo (oltre che condiviso, nonostante tutto) rispetto all\u2019impolverata (e persino controversa) celebrazione dell\u2019Assemblea costituente o del Risorgimento. E il concetto di <em>Heimat<\/em>, l\u2019\u201ceducazione sentimentale\u201d\u009d al territorio e alle tradizioni ad esso legate tipica dei tedeschi, mal si combina con la scarsa sensibilit\u00e0 ambientale degli italiani, che a preservare il paesaggio naturale ci pensano a momenti alterni. Se la prima \u00e8 stata vittima dell\u2019esaltazione d\u2019una lingua e dall\u2019imposizione d\u2019una cultura sulle altre, la seconda \u00e8 ancora oggi alla ricerca di un elemento unificante che valorizzi il bagaglio storico-culturale e umano acquisito, perch\u00e9 alle prese con dispute interne, minacciata dalla tentazione di tornare allo<em> status quo ante<\/em>.<\/p>\n<p><strong>13. Italia e Germania \u201csorelle d\u2019Europa\u201d\u009d, dunque. Come s\u2019\u00e8 plasmata l&#8217;identit\u00e0 italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;Italia di Crispi come nella Germania di Bismarck, fu necessario il ricorso a una retorica che parlasse direttamente alle masse per integrarle in questa nuova realt\u00e0 nazionale: \u00e8 il processo di \u201cnazionalizzazione\u201d\u009d delle masse, esigenza avvertita in tutti gli Stati occidentali, che grazie a questa pedagogia patriottica si adoperano per allargare il consenso. Lo storico dei fascismi Emilio Gentile \u00e8 convinto che \u00abo<em>vunque in Europa la maggioranza della popolazione non si sente immediatamente nazionale; il sentimento nazionale della collettivit\u00e0 non \u00e8 un dato naturale n\u00e9 un sentimento spontaneo, viene indotto dall&#8217;alto<\/em>\u00bb. \u00ab<em>L&#8217;Italia \u00e8 una nazione difficile, ma nessuna nazione \u00e8 facile: a noi [italiani] \u00e8 certamente mancata quella lunga unit\u00e0 statuale capace di superare lacerazioni anche profonde, favorendo la formazione di una coscienza nazionale pi\u00f9 ampia. Lo Stato italiano s&#8217;\u00e8 formato tardi e non ha avuto sufficiente tempo per consolidarsi<\/em>\u00bb. Norberto Bobbio rilev\u00f2 che il termine \u201cnazione\u201d\u009d ha pochissimo spazio nella Costituzione italiana: si preferisce \u201cpopolo\u201d\u009d<em>. <\/em>Del resto, aggiunge Gentile, \u00ab<em>la Costituzione non ha caratterizzazione in senso nazionalista<\/em>\u00bb e si parla di \u00ab<em>primato del patriottismo costituzionale sul patriottismo della nazione<\/em>\u00bb. La nazione italiana pu\u00f2 essere considerata parte di un&#8217;invenzione degli intellettuali. \u00ab<em>Ma se fosse soltanto un&#8217;invenzione<\/em> &#8211; si domanda Gentile &#8211; <em>senza radici in una realt\u00e0 storica, allora perch\u00e9 non ci inventiamo subito una nazione europea, occidentale o planetaria?<\/em>\u00bb. Esiste una categorizzazione tra nazioni \u201cpolitiche\u201d\u009d e \u201cculturali\u201d, le prime coincidenti con la dinastia regnante (monarchie, aristocrazie) e le seconde fondate su forme d&#8217;unit\u00e0 linguistica e culturale condivise da una minoranza di illuminati: di qui sono nati il nazionalismo romantico, democratico, risorgimentale, imperialista e infine totalitario.<\/p>\n<p><strong>14. A 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, il processo di integrazione europea incorre nella resistenza degli Stati nazionali a rinunciare ai capisaldi della loro sovranit\u00e0. Quali le cause?<\/strong><\/p>\n<p>Fatta l&#8217;Italia, ad esempio, bisognava fare gli italiani. Secondo Bobbio, lo spirito nazionale si forma attraverso un primato. In Italia ne esistono diversi: il primato dei colti, della gastronomia, dell&#8217;Italia popolare. E&#8217; difficile parlare di \u201cnazione italiana\u201d\u009d perch\u00e9 per ragioni storiche e di stratificazione sociale ne coesistono molte, per quanto (afferma ancora Gentile) \u00ab<em>l&#8217;essere nazione non significa essere identici e omogenei come una pietra o una pianta<\/em>\u00bb. Si tratta del \u00abcosmopolitismo degli italiani\u00bb [Gramsci]. Di qui la necessit\u00e0 di far combaciare lo Stato e le sue istituzioni democratiche con il sentire nazionale e la legittimazione di un potere centrale. La previsione post-1989 sul tramonto degli Stati-Nazione per effetto di un \u00abdeclino del significato storico dei nazionalismi\u00bb [Hobsbawn] e l&#8217;affermarsi dell&#8217;europeismo s&#8217;\u00e8 rivelata errata. L\u2019erosione delle sovranit\u00e0 nazionali \u00e8 prigioniera del mito unificatore: l\u2019opera di consolidamento delle identit\u00e0 culturali \u201cnazionali\u201d\u009d (ancora in atto all\u2019interno di alcuni paesi membri dell\u2019Unione, come menzionato in precedenza) \u00e8 stata rapidamente superata dalla spinta verso l\u2019integrazione economica continentale, generando al contempo &#8211; nel \u201cdiscorso pubblico\u201d\u009d delle singole nazioni &#8211; dinamiche centrifughe che a loro volta rallentano il processo di unificazione europea. Fatta l\u2019Europa comunitaria (almeno sulla carta), appare invece lontana la diffusione di una cittadinanza culturalmente cosmopolita ed europeista.<\/p>\n<p><strong>15. Come detto, si dava per scontato che il nazionalismo fosse in estinzione, col risultato che l&#8217;Italia \u00e8 stato tra gli ultimi paesi in Europa ad aver sviluppato una riflessione sul problema della nazione. Ma la Repubblica era gi\u00e0 esistente. Nasce prima lo Stato-Nazionale o l\u2019appartenenza?<\/strong><\/p>\n<p>Dal raffronto tra i processi di unificazione tedesca e italiana, emergono a mio parere le premesse per formare una \u201cmassa critica\u201d\u009d nella cooperazione europea. Secondo alcuni osservatori, infatti, il riaccesosi dibattito sull\u2019unit\u00e0 nazionale \u00e8 uno specchio per le allodole che nasconde la difficolt\u00e0 tutta italiana nel promuovere dignitosamente il discorso europeista. Non si tratta infatti di aspettare il crearsi spontaneo di un sentimento d\u2019appartenenza collettiva per costituire uno Stato federale (Stati Uniti d\u2019Europa?) ma di gettare le basi costituzionali di una nuova statualit\u00e0 affinch\u00e9 tale senso comune si profili in essa. La nazione deriva dallo Stato, superiore ad essa, ma lo Stato per reggersi necessita a sua volta di un\u2019identificazione nazionale di base, al di sotto della quale possono coesistere una molteplicit\u00e0 di differenti sensibilit\u00e0 regionali (le diverse \u201cItalie\u201d i Land tedeschi) ma esse devono riconoscersi nella sovranit\u00e0 di una \u201cnazione delle nazioni\u201d\u009d trasversale e superiore; la nazione \u00e8 vista come base per il consolidarsi dello Stato ma non come condizione indispensabile per la formazione dello stesso. Direi che \u00e8 argomento sia a favore che contro <img class=\"bbdlogo\" src=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/wp-content\/uploads\/bbdsmileys\/bbde.png\">. Lo Stato nasce come compromesso, dove micro-nazionalismi locali si ridimensionando accettando l&#8217;autorit\u00e0 dello Stato sovrano. Lo Stato, per\u00f2, \u00e8 un mezzo e non un fine per l&#8217;integrazione europea, sebbene io reputi difficile sviluppare l&#8217;UE senza nemmeno un minimo sforzo di nazionalizzazione.<\/p>\n<p><strong>16. L\u2019Europa potr\u00e0 funzionare senza che prima gli Stati riconoscano le frontiere interne? E le Regioni si conformeranno a un&#8217;entit\u00e0 sovranazionale senza prima relativizzare i particolarismi verso sovranit\u00e0 che insistono su territori geograficamente pi\u00f9 ampi, cio\u00e8 verso gli Stati stessi?<\/strong><\/p>\n<p>Aggiungerei un quesito: applicare uno strumento \u201cpositivo\u201d\u009d prima che i cittadini siano in grado di comprenderlo e padroneggiarlo (per fare s\u00ec che \u201csi abituino\u201d\u009d) o dare priorit\u00e0 alla formazione di una societ\u00e0 pronta a recepire un\u2019istanza giusta \u2013 purch\u00e9 nata dal basso? Concentrarsi sulla definizione dei confini e la strutturazione del sistema attraverso un\u2019aggregazione di territori o meglio un centro aggregatore (<strong><em>state building<\/em><\/strong>) oppure sull\u2019armonizzazione delle diversit\u00e0 attorno a radici e valori comuni, regolando i conti con il proprio passato (<strong><em>nation building<\/em><\/strong>)? Il procedere parallelo di queste costruzioni e il vantaggio dell\u2019una sull\u2019altra non determinano per forza il successo o l\u2019insuccesso di un esperimento \u201cnazionale\u201d\u009d. I percorsi di (ri)unificazione intrapresi da Germania e Italia nonch\u00e9 la questione sudtirolese dimostrano come un\u2019identit\u00e0 territoriale pi\u00f9 o meno solida possa formarsi gradualmente anche in seguito ad eventi \u201ctraumatici\u201d\u009d \u2013 il crollo del Muro di Berlino, l\u2019ottocentesco Risorgimento italiano o il trattato di Saint-Germain \u2013 dove le differenze culturali e\/o linguistiche sono appianate dall\u2019impiego preventivo di un \u201ccontenitore\u201d\u009d. Un\u2019autodeterminazione in <em>standby<\/em>, \u201cdeterminata\u201d\u009d da agenti esterni o calata dall\u2019alto \u201cin attesa\u201d\u009d del compiersi di un processo interno.<\/p>\n<p><strong>17. Una soluzione cinica associabile alla corrente elitaria dei cd. \u201cfederalisti europei\u201d\u009d. Essa non rappresenta un\u2019incognita? Come ricreare su grande scala qualcosa che non \u00e8 riuscito in piccolo?<\/strong><\/p>\n<p>Il problema sta nel preparare il consenso <em>(Akzeptanz) <\/em>e amministrarlo in modo tale da rendere accettabile un passaggio semi-rivoluzionario condotto da <em>\u00e9lites <\/em>ristrette, che prendano atto del divario tra governanti e governati<em>.<\/em> I pi\u00f9 pessimisti temono la riproposizione a livello pi\u00f9 alto delle logiche \u201crappresentative\u201d\u009d degli stati nazionali; per i federalisti europei pi\u00f9 accaniti e ottimisti, solo una sovranit\u00e0 superiore potr\u00e0 fregiarsi un giorno della piena co-responsabilit\u00e0 d\u2019una neonata cittadinanza europea, garantendo strumenti partecipativi di democrazia diretta. C\u2019\u00e8 chi si augura (in un intreccio tra ottimismo in dosi massicce e utopia) un\u2019operazione tre le principali diplomazie continentali che affidi ad una Costituente il trasferimento massiccio dei poteri legislativi in materia economico-fiscale, giudiziaria ed estera &#8211; oltre che della difesa &#8211; al Parlamento di Strasburgo (gi\u00e0 fonte del 70% della legislazione nazionale), accompagnata da un\u2019adeguata campagna informativa (ed educativa) di <strong><em>opinion building<\/em><\/strong>, facendo leva sul ricambio generazionale. Per i giovani euro-cittadini un\u2019istituzione tale diverr\u00e0 tanto scontata e ovvia, che nell\u2019arco di qualche decennio l\u2019unit\u00e0 politica europea sar\u00e0 data per acquisita. Ma se l\u2019avanguardia intergovernativa franco-tedesca ha gi\u00e0 prodotto da tempo un\u2019Europa \u201ca due velocit\u00e0\u201d\u009d, la lungimiranza tedesca potrebbe consentire la rappresentanza europea comune al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cos\u00ec come prospettato dalla maggioranza CDU-Liberali; ennesima dimostrazione della preminenza degli Stati-Nazione sugli organismi intergovernativi o sovranazionali, fiacchi esecutori di decisioni altrui.<\/p>\n<p><strong>18. <\/strong><strong>Come reagire alla lentezza dei cambiamenti, alla tendenziale arrendevolezza di fronte al mancato mutare di mentalit\u00e0 preesistenti? Gli <\/strong><strong>Stati-Nazione saranno nuovamente protagonisti?<\/strong><\/p>\n<p>Nel dibattito si sono affermati idealisti convertitisi al realismo, secondo i quali la decostruzione dei microinteressi locali e il superamento dello Stato-Nazione passa necessariamente attraverso una mediazione dei conflitti interni agli stati nazionali e non per scorciatoie che aggirino gli ostacoli tramite l\u2019esercizio intellettuale del federalismo europeo. L\u2019Europa non pu\u00f2 svilupparsi profittando della frammentazione degli stati nazionali (disgregati in microaree) o sul loro fallimento in quanto figli del nazionalismo d\u2019ispirazione ottocentesca, bens\u00ec dalla somma di entit\u00e0 \u201cforti\u201d\u009d cresciute attorno ad una base comune di valori, ovvero su esperienze \u201cdi successo\u201d\u009d. Uno stato che gode al suo interno di una maggiore coesione territoriale rispetto ad altri, sar\u00e0 in grado di garantire un\u2019unit\u00e0 d\u2019intenti, di affrontare e gestire un decentramento dei poteri a livello locale, delegando di pari passo proprie competenze a Strasburgo. Un\u2019evoluzione europea, quindi, non \u00e8 facilitata dalla generica abolizione degli stati o dall\u2019abbattimento dei confini, ma si muove \u201cda dentro\u201d\u009d in due dimensioni e contemporaneamente, con modalit\u00e0 spaziotemporali ben definite. I paesi che sanno conciliare federalismo e solidariet\u00e0 \u201cnazionale\u201d\u009d (nel senso non nazionalista del termine), con minori problemi \u201cin casa\u201d e la coscienza cd. \u201ca posto\u201d\u009d, sostengono progetti transfrontalieri maggiormente credibili: \u00e8 il caso di Germania e Francia nell&#8217;area del Reno Superiore (tra Alsazia, Baden e Basilea), non dell\u2019Italia, rea di una deriva \u201cpadana\u201d\u009d che predilige i contatti oltralpe per svincolarsi dai rapporti nord-sud. Infine, la battaglia per l\u2019indipendenza delle minoranze nazionali \u00e8 una lotta combattuta all\u2019interno agli stati, nel solco delle nazionalit\u00e0, dello scontro tra centro e periferia, capitali e zone di confine. Cos\u00ec come l\u2019Autonomia \u00e8 stata il motore del <em>nation building <\/em>sudtirolese, l\u2019autodeterminazione resta nel terzo millennio un affare interno agli Stati-Nazione.<\/p>\n<p><strong>19.<\/strong> <strong>Recentemente sono scomparsi Silvius Magnago, Alfons Benedikter e Alcide Berloffa, padri dello Statuto speciale e\/o della sua applicazione. Anche l\u2019Autonomia \u00e8 agli sgoccioli?<\/strong><\/p>\n<p>No, finch\u00e9 rester\u00e0 ancorata alla Costituzione italiana. Tra i principi fondamentali, all\u2019art. 5, recita: \u00ab<em>La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il pi\u00f9 ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell&#8217;autonomia e del decentramento<\/em>\u00bb. All\u2019art. 6: \u00ab<em>La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche<\/em>\u00bb. Mentre all\u2019art. 116: \u00ab<em>Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige\/S\u00fcdtirol e la Valle d&#8217;Aosta\/Vallee d&#8217;Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. La Regione Trentino-Alto Adige\/S\u00fcdtirol \u00e8 costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano<\/em>\u00bb. Il principio di unit\u00e0 e indivisibilit\u00e0 della Repubblica oppone un ostacolo pressoch\u00e9 insormontabile ad ogni ipotesi di secessione, quand\u2019anche fossero consacrate in leggi costituzionali. Tra i limiti impliciti alla revisione costituzionale, infatti, in genere si fanno rientrare i principi supremi dell&#8217;ordinamento, coincidenti coi valori consacrati nei principi fondamentali. In ogni caso, per modificare la Carta sono previsti passaggi complessi e ineludibili. Le forze da mettere in campo per ottenere una convergenza politica di notevoli dimensioni e la portata del loro impatto sull\u2019opinione pubblica hanno conseguenze altrettanto complesse e di proporzioni ragguardevoli. Consentire a una provincia l\u2019indipendenza sarebbe un precedente \u201cpericoloso\u201d\u009d, perch\u00e9 mina l\u2019unit\u00e0 gi\u00e0 fragile dello Stato; difficile dimostrare che il frantumare l\u2019Italia sia d\u2019utilit\u00e0 per l\u2019Europa unita.<\/p>\n<p><strong>20. A tuo modo di vedere, \u00e8 finito il mito d&#8217;una Europa \u201cpanacea di tutti i mali\u201d\u009d nazionali?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec. La frantumazione dell\u2019impianto istituzionale del \u2019900 a colpi di picconate filo-eurocentriche, per soddisfare rivendicazioni regionali in nome di una presunta salvaguardia delle sottoarticolazioni democratiche che compongono il \u201ccalderone Europa\u201d\u009d, incarna il paradosso dei paradossi. Gli ultimi nodi della questione sudtirolese andranno sciolti (o meglio \u2018diluiti\u2019) in Italia. L\u2019Europa \u00e8 insufficiente a garantire in s\u00e9 lo sviluppo spontaneo di una societ\u00e0 pluri-culturale, capace di allentare le tensioni latenti tra i tirolesi di lingua tedesca e ladina, gli altoatesini \u201citaliani\u201d\u009d. In Alto Adige\/S\u00fcdtirol, dove ha prevalso la logica compromissoria di un\u2019autonomia frutto di interventi \u201cinter-nazionali\u201d\u009d, ogni \u201cquestione aperta\u201d\u009d promossa a materia di competenza europea \u00e8 considerata fonte di rischio, qualora si voglia agire direttamente sui meccanismi statutari. Spostare paure, ricatti e preconcetti delle unificazioni nazionali sul piano europeo risulta pretestuoso e controproducente. \u00ab<em>Eppure, a pensarci bene, quanti problemi si potrebbero evitare se soltanto ci sforzassimo di non cedere a stereotipi e banalizzazioni omologanti. La specificit\u00e0 di questa terra e di chi ci abita pu\u00f2 essere afferrata soltanto rifiutando di assegnarle un\u2019unica forma, un unico destino. Essa non potr\u00e0 mai essere solo \u201ctedesca\u201d\u009d (neppure per i tedeschi) e solo \u201citaliana\u201d\u009d (neppure per gli italiani). Parteciper\u00e0 \u2013 ora di qui, ora di l\u00e0 \u2013 esponendo sempre un margine, un residuo d\u2019alterit\u00e0 irriducibile. Ma proprio in questa sua instabilit\u00e0 costitutiva dobbiamo ravvisare una grande opportunit\u00e0. Certo, si tratta di un\u2019opportunit\u00e0 difficile da cogliere, faticosa da interpretare, qualche volta persino impossibile da spiegare a chi non ne faccia o ne abbia fatto prolungata esperienza<\/em>\u00bb. Sull&#8217;irriducibilit\u00e0 storica del Sudtirolo non posso che trovarmi d&#8217;accordo con l&#8217;autore di queste parole, l\u2019amico Gabriele Di Luca.<\/p>\n<p><strong>21. In conclusione, quali vie d&#8217;uscita intravedi? L&#8217;indipendenza oppure la permanenza in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Alexander Langer (dopo gli studi giuridici a Firenze, la militanza in Lotta Continua e l\u2019esperienza interetnica) import\u00f2 l\u2019esperimento verde tedesco in Italia, suggerendo il paradigma<em> glocal <\/em>\u00abpensa globalmente e agisci localmente\u00bb come risposta pi\u00f9 opportuna alla fase di stallo politico, colpevole di infrangere il sogno di un\u2019Europa unita e senza Stati-Nazione. Quell\u2019utile intuizione, frutto della lungimiranza dell\u2019europarlamentare, pu\u00f2 aiutarci a capire quale segnale storico potrebbe lanciare il Sudtirolo nell\u2019affermazione di un\u2019autentica pacificazione europea: proseguire nella contaminazione diplomatica dello Stato d\u2019appartenenza, una lotta serrata per la comprensione fortificata del caso sudtirolese in Italia e una ristrutturazione dei rapporti con quest\u2019ultima, favorendo un eventuale riassetto federale della Repubblica italiana. Una scelta in continuit\u00e0 col passato; sperimentare nuove forme di stato per \u201crifondare\u201d\u009d il Sudtirolo sarebbe al contrario un atto assai coraggioso. Siamo proprio sicuri di volerlo fare, tanto convinti da poter prendere una simile decisione? Io no.<\/p>\n<p><strong>Piccola bibliografia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Simon Constantini<\/strong>: \u201cManifest\u201d\u009d, \u201cFAQ\u201d\u009d e \u201cConfine assente o sfocato?\u201d\u009d (brennerbasisdemokratie.eu)<\/p>\n<p><strong>Gabriele Di Luca<\/strong>: \u201cSpalare le macerie\u201d\u009d e \u201cMichele\u201d\u009d (Sentieri Interrotti), \u201cSudtirolo ideale eterno\u201d\u009d e \u201cLa rappresentazione del contrasto etnico\u201d\u009d (SegnaVia), \u201cDiscorso su\/a\/per i Verdi\u201d\u009d (blaun.eu)<\/p>\n<p><strong>R\u00e9gis Debray<\/strong>: \u201c\u00c9loge des fronti\u00e8res\u201d\u009d (\u201cNo al mondo globale, torniamo alle frontiere\u201d\u009d, repubblica.it)<\/p>\n<p><strong>Emilio Gentile<\/strong>: \u201cN\u00e9 Stato n\u00e9 Nazione &#8211; Italiani senza meta\u201d\u009d e \u201cItaliani senza Padri\u201d\u009d (editori Laterza)<\/p>\n<p><strong>Alexander Langer<\/strong>: \u201cPerch\u00e9 andr\u00f2 al Brennero e cosa andr\u00f2 a dire\u201d\u009d,\u00a0 \u201cPer un\u2019Euregio pi\u00f9 alpina che tirolese\u201d\u009d, \u201cIl conflitto etnico ben temperato\u201d\u009d e \u201cLa maledizione del pendolo\u201d\u009d (alexanderlanger.org)<\/p>\n<p><strong>Valentino Liberto<\/strong>: \u201cLe due aquile\u201d\u009d, \u201cUn Sudtirolo indipendente dalla storia\u201d\u009d, \u201cDiskussionskultur\u201d\u009d e \u201cL&#8217;indipendenza consapevole\u201d\u009d (blaun.eu), \u201cS\u00fcdtirol ist auch Italien\u201d\u009d (brennerbasisdemokratie.eu)<\/p>\n<p><strong>Francesco Palermo<\/strong>: \u201cIl prezzo dell&#8217;identit\u00e0\u201d\u009d (editoriale sull&#8217;Alto Adige, altoadige.gelocal.it)<\/p>\n<p>Pisa, 26 febbraio 2010.<\/p>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small>\u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Friedrich Overbeck, &#8220;Italia und Germania&#8221; (Sulamith und Maria) Dialogo interiore di Valentino Liberto. 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