{"id":82897,"date":"2023-12-31T15:12:05","date_gmt":"2023-12-31T14:12:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=82897"},"modified":"2026-06-27T18:15:42","modified_gmt":"2026-06-27T16:15:42","slug":"democratizzare-i-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=82897","title":{"rendered":"Democratizzare i confini."},"content":{"rendered":"<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 15px; border: none; margin-top: 0em; background-color: darkred;\"\/><\/div><p>Lo scorso novembre a Fiume\/Rijeka si \u00e8 tenuta una conferenza internazionale dal titolo <em>Sovereignty or Nationalism?,<\/em> organizzata dall\u2019associazione <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/RijekaFiume\/\"><em>Stato libero di Fiume\/Slobodna Dr\u017eava Rijeka\/Free State of Rijeka<\/em><\/a> in cooperazione con la <a href=\"https:\/\/ideasforeurope.eu\/\"><em>Fondazione Coppieters<\/em><\/a> di Bruxelles\/Brussel.<\/p>\n<p>Come il titolo fa intuire, la conferenza si poneva l\u2019obiettivo di analizzare i concetti di sovranit\u00e0 e nazionalismo (o patriottismo), nonch\u00e9 la distinzione tra gli stessi. Filosofi, politologi, scienziati ed esperti, provenienti da numerosi paesi europei ed extraeuropei, hanno approfondito tali temi, soffermandosi sui diversi aspetti ad essi collegati. Particolare attenzione \u00e8 stata dedicata alla conservazione del patrimonio culturale locale, alla tutela linguistica delle minoranze, nonch\u00e9 al pluralismo delle identit\u00e0 culturali. In tale contesto ha assunto fondamentale importanza la disamina dei concetti di sovranit\u00e0 e nazionalismo in riferimento alla loro idoneit\u00e0 a promuovere societ\u00e0 pacifiche e inclusive, che garantiscano i diritti di tutti e siano indirizzate allo sviluppo sostenibile, nonch\u00e9 alla costruzione di istituzioni efficaci, responsabili e democratiche a tutti i livelli.<\/p>\n<details>\n<summary>Hanno partecipato (<span style=\"text-decoration: underline;\">clicca per l&#8217;elenco<\/span>)<\/summary>\n<ul>\n<li>Damir Grubi\u0161a: ex Professore di Scienze politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Zagabria\/Zagreb, Professore associato dell\u2019<em>Universit\u00e0 Americana<\/em> di Roma, fondatore e direttore del <em>Centro di Studi Europei<\/em> dell\u2019Universit\u00e0 di Zagabria, consulente della Missione Jugoslava presso l\u2019ONU, direttore del <em>Centro Culturale Jugoslavo<\/em> a New York, ambasciatore di Croazia in Italia, Malta e presso la FAO.<\/li>\n<li>Antonello Nassone: ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia presso l\u2019<em>Universit\u00e0 degli Studi di Sassari,<\/em> dove svolge diversi seminari presso il Dipartimenti di Storia, Scienze umane e Filosofia. \u00c8 docente presso la <em>Pontificia Facolt\u00e0 Teologica della Sardegna<\/em> oltre che membro dell\u2019ufficio di presidenza della <em>Fondazione Coppieters.<\/em><\/li>\n<li>Ezio Giuricin: nato a Fiume\/Rijeka, \u00e8 giornalista e redattore del programma italiano di <em>TV Capodistria,<\/em> con un passato in <em>Rai<\/em> presso la sede regionale per il Friuli\/Fri\u00fbl. Ha pubblicato numerosi volumi e saggi sull\u2019esodo italiano e sulla minoranza italiana rimasta in Istria, Dalmazia e Fiume.<\/li>\n<li>Orhan Kili\u00e7: attivista curdo, \u00e8 dovuto emigrare in Belgio sin dal 1995 dove lavora presso L\u2019<em>Istituto Curdo<\/em> (<em>Kurdish Institute<\/em>) e ne \u00e8 membro del Consiglio d\u2019Amministrazione. Per il suo attivismo politico a favore della minoranza curda in Turchia sono stati aperti diversi procedimenti penali a suo carico<\/li>\n<li>Gabor Zsigmond: storico ed economista, \u00e8 docente presso le principali universit\u00e0 ungheresi, attualmente presso l\u2019<em>Universit\u00e0 Corvinus<\/em> di Budapest e l\u2019Universit\u00e0 di Debrecen. \u00c8 membro dell\u2019Accademia delle Scienze Ungherese, vicedirettore generale del Museo della scienza, tecnologia e dei trasporti dell\u2019Ungheria, nonch\u00e9 presidente dell\u2019associazione dei musei tecnici dell\u2019Europa centrale. Ha pubblicato numerosi libri e saggi, concernenti tra l\u2019altro la citt\u00e0 di Fiume\/Rijeka.<\/li>\n<li>\u010cedomir Stojkovi\u0107: avvocato, \u00e8 stato direttore del <em>Partito Democratico Cristiano<\/em> della Serbia e dall\u2019ottobre 2022 \u00e8 Presidente dell\u2019<em>Alleanza Serbia Libera<\/em> ed uno degli esponenti di spicco del movimento a favore dell\u2019integrazione europea ed atlantica del suo paese.<\/li>\n<li>Marko Medved: dopo gli studi presso l\u2019<em>Universit\u00e0 Gregoriana<\/em> di Roma \u00e8 tornato a Fiume\/Rijeka, dove ora \u00e8 Professore associato della Facolt\u00e0 di Medicina. Ha sempre dedicato particolare attenzione alla storia ecclesiastica della citt\u00e0 di Fiume\/Rijeka. Sul tema ha pubblicato diverse opere tra le quali <em>La Chiesa di Fiume durante il Ventennio Fascista.<\/em><\/li>\n<li>Marco Manfrini: avvocato di Bolzano\/Bozen \u00e8 uno degli autori del libro <em>Kann S\u00fcdtirol Staat?.<\/em><\/li>\n<li>Ljubinka To\u0161eva Karpowicz: laureata in scienze politiche, \u00e8 stata ricercatrice presso diverse universit\u00e0, tra le quali Belgrado e Lubiana. Ha dedicato numerosi libri, scritti e articoli alla citt\u00e0 di Fiume\/Rijeka.<\/li>\n<li>Ivan Jeli\u010di\u0107: laureato all\u2019<em>Universit\u00e0 di Trieste<\/em> (PhD), dopo diversi anni quale ricercatore presso il <em>European Research Council<\/em> (ERC) \u00e8 ora docente presso il Dipartimento di Storia dell\u2019Universit\u00e0 di Fiume\/Rijeka. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla transizione postasburgica e la storia di Trieste\/Trst, Fiume\/Rijeka e l\u2019Istria\/Istra.<\/li>\n<li>Daniel Turp: Professore di diritto costituzionale ed internazionale dell\u2019Universit\u00e0 di Montr\u00e9al \u00e8 sicuramente uno degli esperti mondiali pi\u00f9 rinomati in materia di autodeterminazione dei popoli. Autore di numerosi libri, \u00e8 stato membro del Parlamento canadese e dell\u2019Assemblea nazionale del Qu\u00e9bec.<\/li>\n<\/ul>\n<\/details>\n<p><em>La conferenza \u00e8 stata finanziata con il contributo del Parlamento Europeo.<\/em><\/p>\n<p>Sono stato invitato alla conferenza in rappresentanza delle autrici e degli autori del libro <em><a title=\"Kann S\u00fcdtirol Staat?\" href=\"https:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?p=77457\">Kann S\u00fcdtirol Staat?<\/a>.<\/em> La pubblicazione, infatti, ha suscitato notevole interesse anche a livello internazionale, catturando l\u2019attenzione sia della <em>Fondazione Coppieters<\/em> che dell\u2019associazione <em>Stato libero di Fiume\/Slobodna Dr\u017eava Rijeka.<\/em> Segue il mio intervento:<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<h6>Democratizzare i confini: il principio democratico quale strumento di sovranit\u00e0<\/h6>\n<p>In apertura vorrei avvisare che affronter\u00f2 i concetti di \u00absovranit\u00e0\u00bb e di \u00abnazionalismo\u00bb come due poli, in parte antagonistici, ovvero come due distinti punti di riferimento attorno ai quali le rivendicazioni politiche delle minoranze etnico-linguistiche hanno ruotato nel corso degli ultimi centocinquanta anni all&#8217;incirca.<\/p>\n<p>In tal senso, nazionalismo \u00e8 l&#8217;identificazione storico-culturale e linguistica con il popolo e l&#8217;area geografica a cui ci si sente appartenenti, mentre sovranit\u00e0 intende la possibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di scegliere liberamente il proprio modello di organizzazione politica e sociale. Pertanto, utilizzo il termine \u00absovranit\u00e0\u00bb quale titolarit\u00e0 del potere politico di autodeterminarsi. La sovranit\u00e0 cos\u00ec intesa \u00e8 strettamente collegata al concetto di democrazia e di partecipazione democratica della popolazione direttamente interessata.<!--more--><\/p>\n<p>Ebbene, fatta questa precisazione \u00e8 sicuramente corretto osservare che con l\u2019avvento degli stati nazionali le rivendicazioni delle minoranze etniche e linguistiche erano ispirate ai medesimi ideali nazionali, e quindi patriottici, degli stati stessi, e miravano a creare un soggetto politico che le rappresentasse come \u00abnazione\u00bb o, in alternativa, ad essere incorporate dallo stato nazionale di riferimento.<\/p>\n<p>Fondamentale in questo contesto era il concetto di appartenenza nazionale come principio secondo cui organizzare la societ\u00e0, e a maggior ragione quale criterio secondo cui definire i confini di uno stato. La nascita, ovvero la formazione di uno stato nazionale, come pure l&#8217;integrazione di un territorio o di una certa popolazione che ne rivendicavano l&#8217;appartenenza, ma sino ad allora ne erano rimasti esclusi, veniva descritta \u2014 e sicuramente anche vissuta emotivamente \u2014 nei termini di una vera e propria <em>liberazione nazionale<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;identificazione nazionale quindi, in molte esperienze, assurgeva a ragione unica dell&#8217;appartenenza di un territorio e della rispettiva popolazione ad un certo stato, l&#8217;identificazione nazionale diveniva pure la ragione unica di delimitazione dei confini.<\/p>\n<p>Tralascio cosa abbia comportato tale atteggiamento, ovvero quello di definire in termini puramente nazionali un certo territorio, per le realt\u00e0 che erano intrinsecamente plurinazionali e, quindi, racchiudevano diverse identit\u00e0 linguistiche, etniche e culturali, e per tale ragione non rientravano nella visione mono-nazionale predominate.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di \u00abliberazione nazionale\u00bb non era certamente circoscritta al pensiero politico in senso stretto, ma era ampiamente presente anche in letteratura, nell&#8217;arte figurativa e nell&#8217;arte in generale. \u00c8 il periodo del romanticismo che si caratterizzava, in particolare, per un notevole impegno politico.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda per esempio il movimento nazionale italiano, il risorgimento, basta pensare a Verdi e al significato che veniva attribuito alla sua opera lirica <em>Nabucco.<\/em><\/p>\n<p>Parafrasando, il <em>Nabucco<\/em> racconta la storia di un popolo che dopo secoli di servit\u00f9 e sottomissione da parte di un impero straniero riconquista la propria terra e libert\u00e0. \u00c8 evidente che tale racconto risultava facilmente correlabile al sentimento e all&#8217;idea di liberazione nazionale allora tanto diffusa e predominante.<\/p>\n<p>La liberazione delle cosiddette \u00abterre irredente\u00bb, per rimanere nell&#8217;ambito del risorgimento italiano, assumeva allora una valenza che trascendeva il mero ambito politico, e costituiva, invece, un fenomeno sociale di ampia dimensione.<\/p>\n<p>Non meraviglia pertanto che, in tale contesto, anche le rivendicazioni politiche delle minoranze linguistiche si ricollegavano agli ideali di appartenenza, identificazione e liberazione nazionale. Gran parte dell\u2019attivismo politico del tempo mirava ad un modello politico, ovvero ad una soluzione politica, considerata \u00abgiusta\u00bb dal punto di vista nazionale. Per ovvie ragioni, secondo tale pensiero, anche la delimitazione dei confini doveva corrispondere alla logica nazionale.<\/p>\n<p>Senza dilungarmi sugli eventi tragici che hanno segnato il secolo scorso \u2014 ancora inconcepibili se ripercorsi nella mente \u2014 sta di fatto che con il secondo dopoguerra l&#8217;elemento nazionale quale <em>unico<\/em> carattere distintivo e identificativo delle societ\u00e0 e degli stati \u2014 ma anche della politica in generale \u2014 si \u00e8 lentamente affievolito. Parlo ovviamente dell&#8217;esperienza europea e devo parimenti premettere che tale evoluzione non \u00e8 stata simultanea in tutte le parti del continente, come non \u00e8 stata ugualmente profonda e radicale nelle diverse realt\u00e0 ed esperienze. Ma sicuramente vi \u00e8 stato un indebolimento delle forme di nazionalismo pi\u00f9 estreme, delle manifestazioni e delle rivendicazioni nazionalistiche pi\u00f9 radicali. Sul punto cito l&#8217;attuale Presidente della Repubblica italiano \u2014 non per particolare sintonia politica o simpatia personale \u2014 ma perch\u00e9 riassume bene il concetto appena espresso e l&#8217;evoluzione di cui parlo:<\/p>\n<blockquote><p>La nostra Costituzione ha bandito ogni principio di nazionalismo esasperato.<\/p>\n<p><em><small>\u2013 Sergio Mattarella<\/small><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Vi \u00e8 stata, quindi, una trasformazione degli stati e della societ\u00e0 in generale. La democrazia, sia quale sistema di governo, sia quale principio regolatore \u2014 ed ispiratore \u2014, \u00e8 stata aggiunta all&#8217;elemento nazionale quale caratteristica fondante degli stati. Sintetizzando fortemente queste osservazioni, si pu\u00f2 dire che gli stati europei del secondo dopoguerra non si reggono pi\u00f9 solamente sul concetto di nazione ma anche sul principio democratico. Vi sono dunque due pilastri: nazione e democrazia. Ribadisco che tale trasformazione non \u00e8 stata sempre sincrona, ma si \u00e8 svolta in momenti \u2014 a volte decenni \u2014 diversi nelle singole parti d\u2019Europa. Qui a Fiume\/Rijeka, per esempio, l\u2019elemento democratico si \u00e8 sicuramente aggiunto in seguito alla trasformazione post-socialista.<\/p>\n<p>Ricollegandomi sempre all&#8217;esempio dell&#8217;Italia, l\u2019evoluzione descritta si manifesta direttamente nell\u2019art. 1 della Costituzione (italiana) che afferma: \u00abL&#8217;Italia \u00e8 una Repubblica <em>democratica\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Viene, quindi, ribadito sin dall\u2019inizio che anche la nuova Repubblica si considera lo stato nazionale degli italiani, sancendo per\u00f2 contestualmente che essa si ispira ai principi democratici, il che costituisce un elemento di forte novit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 parimenti evidente che l\u2019evoluzione verso un\u2019identit\u00e0 non esclusivamente nazionale \u00e8 stata accompagnata e favorita, se non addirittura accelerata, dal processo di integrazione europea, il quale almeno di principio \u00e8 inconciliabile con posizioni nazionalistiche particolarmente accentuate.&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che tale transizione \u2014 da una politica incentrata su considerazioni prettamente nazionalistiche all&#8217;adozione dei valori e principi democratici \u2014 ha coinvolto pure le minoranze linguistiche ed etniche.<\/p>\n<p>Infatti, si pu\u00f2 osservare che le rivendicazioni di \u00abliberazione nazionale\u00bb sono state progressivamente accantonate e sostituite con quelle di autodeterminazione nel senso sopra accennato, ovvero di scelta democratica del proprio modello politico e sociale.<\/p>\n<p>Sono fenomeni che ovviamente si manifestano in modo pi\u00f9 o meno accentuato nelle diverse realt\u00e0, ma che comunque costituiscono un denominatore comune.<\/p>\n<p>Il desiderio di essere incorporati nello stato nazionale di appartenenza e, quindi, di essere \u00abliberati\u00bb (o \u00abredenti\u00bb) da un punto di vista nazionale, viene cos\u00ec sostituito da quello di esercitare la propria sovranit\u00e0 nel senso di autodeterminarsi, ovvero di scegliere liberamente, autonomamente e democraticamente il proprio indirizzo politico e la propria appartenenza statale.<\/p>\n<p>In tale prospettiva, per le minoranze etniche e linguistiche che rivendicano una soluzione istituzionale diversa da quella attuale (in cui si trovano), l&#8217;ingiustizia della propria situazione non risiede tanto nella separazione dallo stato nazionale di appartenenza, ma dalla mancata verifica della propria volont\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>L&#8217;ingiustizia, quindi, \u00e8 data dal fatto che i confini sono stati definiti senza tener conto della volont\u00e0 della popolazione interessata. In altre parole: Il difetto non consiste pi\u00f9 solamente nel mancato rispetto dell&#8217;identit\u00e0 nazionale, ma ancor pi\u00f9 nella negazione di una scelta e di un voto democratico e, quindi, nella negazione della sovranit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>Considerato in questi termini, l&#8217;obiettivo politico diventa quello, per cos\u00ec dire, di <em>\u00abdemocratizzare i confini\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Si potrebbe eccepire che gi\u00e0 nel risorgimento italiano e nel primo dopoguerra si \u00e8 fatto ricorso allo strumento del plebiscito e del referendum. A prescindere dal fatto che i plebisciti svoltisi in Italia erano di dubbia matrice democratica, in quanto soggetti a suffragio censitario, in tali casi la funzione non era tanto quella di permettere una scelta democratica, ma piuttosto quello di verificare l&#8217;appartenenza \u2014 ed il sentimento \u2014 <em>nazionale<\/em> maggioritari della popolazione. Pure i referendum del primo dopoguerra erano principalmente uno strumento di verifica dell&#8217;identit\u00e0 nazionale predominante di un territorio.<\/p>\n<p>Chiusa tale parentesi, la chiara vocazione democratica nelle rivendicazioni di autodeterminazione \u00e8 stata di recente ripresa dal libro <em>Kann S\u00fcdtirol Staat?<\/em> (\u00abPu\u00f2 il Sudtirolo diventare uno stato?\u00bb), pubblicato a marzo di quest\u2019anno, e che in ambito locale sudtirolese ha succitato notevole interesse per le idee proposte, tra cui proprio quella di realizzare uno stato <em>post<\/em>-nazionale ovvero <em>non<\/em>-nazionale.<\/p>\n<p>Il libro, alla cui redazione ho partecipato, non si basa su aspirazioni nazionali e patriottiche, ma sottolinea invece la necessit\u00e0 di permettere a territori e popolazioni con chiare rivendicazioni indipendentiste di scegliere la propria appartenenza statale mediante un voto libero e democratico. Si ritorna quindi al concetto di democratizzazione dei confini.<\/p>\n<p>Nel libro vengono trattati tre argomenti fondamentali:<\/p>\n<p>In primo luogo il libro si occupa dell&#8217;autodeterminazione (politica) nelle sue diverse declinazioni, che possono postulare la costituzione di un nuovo stato o la riunificazione con l\u2019Austria, ma pu\u00f2 essere intesa anche nel senso del pi\u00f9 ampio autogoverno possibile e di un massimo di autonomia. In ci\u00f2 il libro non ha nulla di rivoluzionario, considerato che tali obiettivi sono al centro della politica sudtirolese e ne costituiscono il fulcro almeno dal 1918 \u2014 anzi, ad essere precisi, il Tirolo ha sempre rivendicato una certa indipendenza anche nei confronti di Vienna.<\/p>\n<p>Viene poi proposto di superare l&#8217;idea di stato nazionale o mono-nazionale, considerato anacronistico e concettualmente superato, e comunque non adatto all&#8217;attuale realt\u00e0 del Sudtirolo, contraddistinto dalla presenza di tre gruppi linguistici (tedesco, italiano e ladino), nonch\u00e9 di migliaia di persone di provenienza europea ed extraeuropea, immigrate negli ultimi decenni, appartenenti a realt\u00e0 culturali diversissime. L&#8217;idea avanzata nel libro \u00e8 quella di uno stato plurinazionale ispirato al modello svizzero, il cui elemento fondante non \u00e8 affatto l&#8217;identificazione nazionale, ma la scelta consapevole, per via di un voto democratico, a favore di tale nuovo soggetto statale. Dunque, uno stato fondato <em>sulla volont\u00e0 democratica e non sul concetto di nazione<\/em>.<\/p>\n<p>Parlando con molti di voi, sia ieri sera che stamattina, mi sono reso conto degli evidenti parallelismi ed i notevoli collegamenti tra l\u2019idea proposta nel nostro libro e lo Stato libero di Fiume. Entrambi, infatti, rifiutano l\u2019idea di doversi appiattire su un modello di stato mono-nazionale e si sottraggono ai meccanismi e alle logiche proprie di uno stato che si considera nazionale per vocazione. In tal senso lo Stato libero di Fiume \u00e8 precursore dell\u2019idea proposta nel nostro libro.<\/p>\n<p>In terzo luogo il libro professa convintamente il principio democratico anche quale strumento per decidere l&#8217;appartenenza statale e, quindi, per la definizione dei confini.<\/p>\n<p>Fatte tali premesse, il libro si dedica poi alle singole materie, ovvero agli ambiti concreti di cui uno stato deve occuparsi, descrivendo come un Sudtirolo indipendente potrebbe amministrare la politica economica, il sistema tributario, l\u2019istruzione, il sistema pensionistico, la previdenza sociale e le altre materie quali sanit\u00e0, sicurezza interna, difesa e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Tornando al tema di fondo del mio intervento, l&#8217;opportunit\u00e0 di ricorrere ad un voto democratico viene condivisa dalla proposta di regolamento europeo presentata a settembre 2023 dal <em>Self Determination Caucus<\/em>, un gruppo di parlamentari europei appartenenti a diverse forze politiche. La proposta vuole fornire uno strumento giuridicamente legittimo e predefinito per regolamentare le diverse aspirazioni indipendentiste sussistenti in Europa, richiamandosi espressamente ai principi e ai valori democratici, solennemente affermati nei trattati europei. Nei diversi <em>considerando,<\/em> cio\u00e8 nelle proprie premesse della proposta, si sottolinea espressamente che i trattati non contengono alcuna previsione che <em>escluda<\/em> la possibilit\u00e0 di definire ex-novo i confini interni dell&#8217;Unione e dei suoi stati membri in corrispondenza ai principi ed ai meccanismi di partecipazione democratica garantiti dai medesimi trattati. Si tratta in particolare dei <em>considerando<\/em> numero 16, 19, 30, 36 e 34. Viene, inoltre, richiamata la tutela offerta dalla cittadinanza europea, che non pu\u00f2 essere interpretata nel senso di limitare tali diritti e valori.<\/p>\n<p>Si tratta di uno sviluppo importantissimo, anche se solo <em>de iure condendo<\/em> e per ora con effetti limitati, non sussistendo probabilit\u00e0 realistiche che venga approvato a breve termine. Ciononostante, la presentazione stessa di tale proposta costituisce un&#8217;affermazione di principio di notevole valore politico, poich\u00e9 dimostra che in diverse parti d\u2019Europa si sente la necessit\u00e0 di trovare una soluzione, ispirata ai principi democratici, anche ai conflitti interni agli stati membri, ovvero ai conflitti tra minoranze etnico-linguistiche e stati nazionali.<\/p>\n<p>La proposta di regolamento europeo, e con ci\u00f2 concludo, \u00e8 espressione dell&#8217;evoluzione nelle rivendicazioni politiche delle predette minoranze etniche in Europa, e costituisce il primo tentativo di positivizzare tali istanze e offrire uno strumento giuridico valido per raggiungere l\u2019obiettivo a cui prima accennavo, ovvero quello di democratizzare i confini.<\/p>\n<p>Grazie.<\/p>\n<!-- Snippets by WebberZone Snippetz --><div class=\"ata_snippets\"><hr style=\"height: 10px;border: none;margin-top: 0px;background-color: darkred\" \/>\r\n\r\n<div style=\"background-color: none;padding: 0px;font-size: 14px;font-family: Helvetica,Arial;margin: 10px 0px 0px 0px\"><span style=\"color: darkred\"><strong><small>Autor:innen- und Gastbeitr\u00e4ge widerspiegeln nicht notwendigerweise die Meinung oder die Position von BBD, so wie die jeweiligen Verfasser:innen nicht notwendigerweise die Ziele von BBD unterst\u00fctzen.<\/small><\/strong><small> \u00b7 I contributi esterni non necessariamente riflettono le opinioni o la posizione di BBD, come a loro volta le autrici\/gli autori non necessariamente condividono gli obiettivi di BBD. \u2014 <a href=\"http:\/\/www.brennerbasisdemokratie.eu\/?page_id=11356#copyleft\"><strong>\u00a9<\/strong><\/a><\/small><\/span><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso novembre a Fiume\/Rijeka si \u00e8 tenuta una conferenza internazionale dal titolo Sovereignty or Nationalism?, organizzata dall\u2019associazione Stato libero di Fiume\/Slobodna Dr\u017eava Rijeka\/Free State of Rijeka in cooperazione con la Fondazione Coppieters di Bruxelles\/Brussel. 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