Wenter, il doppiopesismo di Faustini.

Negli ultimi giorni il quotidiano A. Adige si era speso per l’eliminazione dell’intitolazione di una scuola meranese in onore a Josef Wenter, musicista e collaboratore nazista.

Nell’edizione odierna del medesimo giornale è apparsa la lettera di un lettore che chiedeva se non fosse il caso di cambiare nome anche alla via bolzanina dedicata a Reginaldo Giuliani. Il parroco aveva partecipato all’occupazione di Fiume/Rijeka da parte degli squadristi, alla marcia su Roma e aveva incitato le camicie nere nell’atroce guerra d’Etiopia. Ecco come il caso «Wenter» potrebbe (o avrebbe potuto) produrre una dinamica positiva.

Ma il direttore Faustini spiega — adducendo a giustificazione anche la morte di Giuliani «prima che il fascismo mostrasse la peggiore delle sue facce» — come in questo caso il nome non vada tolto, ma: spiegato. Perché «non si tratta di cancellare […] i pezzi di storia». Eccome no. Strano che per Wenter o Ploner la stessa cosa non valga.

A scanso di equivoci ribadiamo che è favorevole all’eliminazione dallo stradario di tutte le denominazioni che onorino fatti o personaggi compromessi con il nazifascismo e il militarismo, indipendentemente dall’appartenenza «etnica»; ivi inclusi Wenter, Ploner, Aufschnaiter, Klebelsberg, Giuliani, Amba Alagi, Cadorna, Vittoria e via discorrendo.

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Faschismen Geschichte Medien Militär Ortsnamen Politik | Geschichtsaufarbeitung | Alberto Faustini | AA | Afrika Südtirol/o | | Italiano

Doch kein einheitliches Kulturressort?

Die beiden Landesräte Philipp Achammer (SVP) und Christian Tommasini (PD) hatten vor wenigen Tagen vorgeschlagen, mittelfristig die Zusammenlegung der drei Kulturressorts anzustreben, um Ressourcen zu bündeln und die Trennung zwischen den Sprachgruppen abzumildern.

Gerade im Kulturbereich könnte dies eine sinnvolle Maßnahme sein, auch weil Konzerte, Ausstellungen und andere Veranstaltungen meist nicht einer Sprach(grupp)e zuordenbar sind, sondern möglichst viele Menschen zusammenbringen sollen.

Man möchte meinen, dass all jene, die stets reflexartig von (nicht nur physischen) Mauern und von Käfigen sprechen, wenn es um die muttersprachliche Schule geht, diesen Vorschlag begrüßen müssten — zum Beispiel das Tagblatt A. Adige. Erstaunlicherweise ist dies jedoch nicht der Fall: Zunächst stellte sich Chefredakteur Alberto Faustini in einem Leitartikel quer, heute folgte ein ebenso kritischer Kommentar von Italo Ghirigato. Das zahlenmäßige Ungleichgewicht mache das Unterfangen zu einer Gefahr, so der Tenor, die Überzahl könne einen Instinkt wecken, den anderen zu untergraben.

Fast schon unglaublich, welche (natürlich nicht zu unterschätzenden) Befürchtungen da bei einem Verhältnis von rund 26% zu 69% gegenüber einer mehrsprachigen Landesverwaltung erwachen — Befürchtungen die bei viel tiefgreifenderen Eingriffen zu Lasten der Sprachminderheiten (mehrsprachige Schule, Abschaffung von Ansässigkeitsklausel und Proporz…) regelmäßig als lachhaft, überzogen und rückständig abgetan werden — bei einem Verhältnis von 1% zu 99% und gegenüber einem einsprachigen, national definierten Zentralstaat.

Siehe auch: |

Kunst+Cultura Medien Plurilinguismo Zentralismus | | Alberto Faustini Christian Tommasini Philipp Achammer | AA | | PD&Co. SVP | Deutsch

L’A. Adige e la campagna del no.

In seno all’Eurac summer school, che quest’anno è imperniata sul tema dell’autodeterminazione, pochi giorni fa s’è svolta un’edizione dello Science Café dedicata allo stesso tema (e della quale abbiamo reso conto qui). A condurre la serata era stato Alberto Faustini, direttore del quotidiano A. Adige.

Lo stesso quotidiano, oggi, coerentemente alla propria linea politico-editoriale, sembra aver scelto di impegnarsi attivamente per la «campagna del no» — il che, rispetto all’assoluto rifiuto del tema e/o al tentativo di ridicolizzarlo, rappresenta un sostanziale passo avanti: per far campagna, positiva o negativa che sia, si deve prima di tutto riconoscere l’esistenza e la serietà della questione*.

Come descritto (e come comprovabile tramite il podcast della serata) durante lo Science Café era stato soprattutto Andrea Bonoldi, storico dell’economia e professore a Trento, a servirsi di argomenti riconducibili alla «strategia della paura». Sorprende poco, quindi, che l’A. Adige si sia rivolto proprio a lui per sentirsi dire quel che aveva intenzione di lanciare come messaggio: «Troppo potere in una mano» e «nelle piccole patrie il rischio è l’oligarchia», questi gli eloquentissimi titoli dell’intervista, piazzata nientemeno che in prima pagina.

Bonoldi, in sostanza, sostiene che nelle entità statuali di piccole dimensioni verrebbe a mancare la gerarchia fra differenti livelli amministrativi e di controllo, creando una concentrazione di potere (oligarchia) tale da escludere un’ampia fetta di popolazione dalla gestione del potere, e adduce a esempio per le possibili conseguenze nefaste ciò che in Sudtirolo è avvenuto nella «causa SEL».

A questa tesi un poco avventurosa (o perlomeno frettolosa) si può facilmente ribattere in maniera differenziata, facendo presente che:

  • la «grande patria» di riferimento per confrontare la cosiddetta «piccola patria» sudtirolese è l’Italia, ma non risulta che la dimensione (60 milioni di abitanti) o i diversi livelli di controllo abbiano evitato scandali di ben altre dimensioni — per ricordarne alcuni: il G8 della Maddalena, le ricostruzioni post-terremoto, il Monte dei Paschi di Siena, gli scandali calcistici, gli affari fra stato e mafia, i servizi segreti deviati e via disquisendo;
  • lo scandalo SEL si è prodotto all’interno di tale «grande patria» e non in un microstato indipendente — rendendo evidente il fallimento dei controlli preventivi, ma trattandosi comunque dell’unico caso di vero malaffare in 40 anni di autonomia e in oltre 50 anni di governo monocolore;
  • la corruzione (incluso il proliferare delle «cricche») è certamente imputabile al «sistema» e all’impostazione di pesi e contrappesi piuttosto che alle mere dimensioni, e, semmai, la «vicinanza» fisica fra chi governa e chi viene governato, fra chi paga le tasse e chi prende le decisioni, facilita il controllo; ciò a maggior ragione se esistono modalità di partecipazione diretta, da sempre invise all’A. Adige;
  • le statistiche internazionali confermano che gli stati europei di piccole dimensioni sono fra i primi della classe per quanto riguarda la libertà di stampa, la trasparenza o la lotta alla corruzione.

*) Ovviamente, però, un giornale che operasse una chiara scelta di campo lo dovrebbe comunicare in maniera trasparente ai propri lettori.

Kleinstaaten Medien Politik Selbstbestimmung Transparenz | | Alberto Faustini | AA | | | Italiano

Science Café — ein Fazit.

Gestern (26.06.) hat an der »Eurac« das Science Café zum Thema Wirtschaftskrise und Separatismus stattgefunden.

+++ NACHGEREICHT: DIE AUFZEICHNUNG DER VERANSTALTUNG. +++

 

Obschon

  • bereits die Themenstellung eine (womöglich auf »egoistische Tendenzen« gemünzte) Verknüpfung zwischen Wirtschaft und Unabhängigkeit hätte suggerieren können;
  • teilweise (v.a. von Moderator Alberto Faustini und Wirtschaftshistoriker Andrea Bonoldi) Argumente des klassischen »Angstdiskurses« vorgebracht wurden;
  • Sezessionsbefürworter Fabrizio Comencini (Europäische Freie Allianz) eine recht schwache Argumentationslinie gefahren ist;

war die Veranstaltung eine sehr positive Überraschung. Der Diskussionsverlauf war sachlich-unaufgeregt und bestätigt die vor dem 5SB-Publikum gemachte Erfahrung, dass auch mit einem großteils »italienischen«, Bozner Publikum ohne weiteres über die Selbstbestimmung gesprochen werden kann, ohne, dass sich die Gemüter erhitzen.

Im Gegenteil: Die größte (am Applaus gemessene) Zustimmung erntete gestern Abend recht eindeutig Comencini, getoppt höchstens von einer sarkastischen Bemerkung Alberto Faustinis über Silvio Berlusconi. Selbst Comencinis eindeutige Ansage, dass Südtirol — seiner Auffassung nach — das Recht zustehe, sich von Italien abzulösen, führte zu keinen negativen Reaktionen aus dem Publikum.

Andrea Carlàs Kritik an Comencinis Diskurs war durchaus ausgewogen und großteils berechtigt. Sein Hinweis auf den gesellschaftlichen Inklusivismus als Voraussetzung für einen glaubwürdigen und gelingenden »Prozess« kann aus -Sicht nur genauso mit Genugtuung zur Kenntnis genommen werden, wie Bonoldis Anmerkung, dass auch Verfassungen nicht unantastbar sind.

Wie es aussieht werden sich jene (zumeist deutschsprachigen) Unabhängigkeitsgegner, die »die Italiener« en bloque als Unionisten verbuchen, indem sie ihnen eine eigene, differenziertere Sichtweise von vornherein absprechen, womöglich bald schon nach besseren Argumenten umsehen müssen.

Ganz offensichtlich lässt die Meinung eines gewissen Tagblattes sowie »italienischer« Parteien keine unmittelbaren Rückschlüsse auf »die Bevölkerung« zu. Was zu erwarten war.

•••
Am Ende noch eine »statistische« Bemerkung: Zwischen Podium und Publikum hatte der von Donato Seppi verabscheute Landesname »Sudtirolo« im einsprachig auf Italienisch verlaufenen Gespräch (im Vergleich zu »A. Adige«) eindeutig die Nase vorn.

Kohäsion+Inklusion Medien Politik Recht Selbstbestimmung Wirtschaft+Finanzen | | Alberto Faustini Andrea Carlà | AA | | | Deutsch Italiano

Eurac Science Café: Krise+Separatismus.

Eurac Science Café: Bis dass die Krise uns scheidet.

Diesen Mittwoch geht es beim Science Café der Europäischen Akademie Bozen um Wirtschaftskrise und Unabhängigkeitswunsch.

Die Wirtschaftskrise verleiht Euroskeptikern Aufwind, aber auch all jenen, die die These vom “selbst ist der Mann” vertreten. Sezessionistische Bewegungen erleben eine Hochsaison, vor allem in Regionen, in denen Menschen noch Arbeit haben und kreditwürdig sind. Die Katalanen sind entschlossener denn je, sich von Madrid loszulösen. In Schottland stockt der Devolution-Prozess aufgrund mangelnder Ressourcen.
Wie sieht es bei uns aus? Lohnt sich wirtschaftlich motivierte Unabhängigkeit? Was würde mit Europa und dem Euro passieren?

 

mit Ihnen diskutieren
Andrea Bonoldi
Wirtschaftshistoriker, Universität Trient
Andrea Carlà 
Politologe, EURAC-Institut für Minderheitenrecht
Fabrizio Comencini
Politiker, Vizepräsident der Europäischen Freien Allianz

 

es moderiert
Alberto Faustini, Direktor Alto Adige

Quelle: Eurac.

Selbstbestimmung Termin Wirtschaft+Finanzen Wissenschaft | | Alberto Faustini Andrea Carlà | AA | | | Deutsch

L’A. Adige e il bilinguismo degli altri.

In risposta a una missiva alquanto delirante, il cui autore paragona la parificazione del tedesco nell’etichettatura dei prodotti alla traduzione dei cognomi (!) durante il fascismo, il direttore dell’A.Adige, Alberto Faustini, scrive nell’edizione di ieri:

Le dico due cose. La prima è che capisco la sua rabbia. La seconda è che però non è questo (parlo del conflitto, della generalizzazione di ogni ragionamento che ormai sa di vecchio, di stantio) il modo per cambiare le cose. La strada non può che essere quella del dialogo, benché il dialogo non preveda, comunque, che si accettino etichette in una sola lingua.

Faustini avrebbe dovuto aggiungere «eccettuate quelle monolingui italiane», dato che ad oggi l’unica lingua tassativamente prevista dal legislatore è appunto quella «dello stato». Non mi risulta però che questo monolinguismo italiano, che riempie gli scaffali dei supermercati, abbia mai disturabato chi — come Faustini — oggi si riempie la bocca di plurilinguismo e parità di diritti. Certo, loro risponderanno che al monolinguismo odierno non va affiancato il monolinguismo tedesco (perché no? il cliente sarebbe confrontato con prodotti etichettati in lingue diverse e sarebbe libero di scegliere), bensì il bilinguismo… ma allora, oltre a chiedermi perché questa necessità  venga riconosciuta solo oggi (quando è il monolinguismo italiano a rischiare di venir scalfito), mi permetterò di giudicarli sui fatti: lancino una campagna giornalistica sul rispetto del bilinguismo in tutti gli ambiti, e non solo in quelli (pochi) in cui a essere svantaggiata è la lingua italiana. Per cominciare consiglierei i foglietti illustrativi dei medicinali, a tutt’oggi illegalmente (!) monolingui, nonostante si tratti di uno degli ambiti più sensibili per la salute dei cittadini.

Mi sono rivolto a Faustini per dirglielo — vedremo cosa risponde, se risponde.

Vedi anche:

Discriminaziun Kohäsion+Inklusion Medien Minderheitenschutz Nationalismus Plurilinguismo Verbraucherinnen Wirtschaft+Finanzen | afk Produktetikettierung | Alberto Faustini | AA | Südtirol/o | | Italiano

Strani inviti.
Quotation 45

Lettera all’A.Adige:

La signora Klotz dovrebbe farsi un giro

Oggi leggendo il quotidiano Alto Adige sono rimasta allibita nel leggere l’articolo della signora Klotz.
Vorrei invitarla nella settimane dal 7 al 13 di andare in Austria o in Germania e non rimanere a Bolzano.
Le consiglio vivamente anche di farsi dare una piuma (dei capelli [sic] piumati) e farsi un po’ di solletico cosi [sic] impara a ridere e non essere sempre ingrugnita.
Viva gli alpini italiani e tedeschi.

Donatella Fabiani
Bolzano

Risposta del direttore, Alberto Faustini:

Mi piace questo suo approccio all’insegna del “viva gli alpini italiani e tedeschi”. Non se ne può più di divisioni e di esasperazioni. A questo punto mi chiedo: la Klotz ascolterà il suo consiglio? Magari è già partita.

Pubblicato sull’A.Adige del 6 maggio 2012.

Vedi anche:

Discriminaziun Kohäsion+Inklusion Medien Militär | Zitać | Alberto Faustini Eva Klotz | AA | Südtirol/o | Alpini STF | Italiano

Bonazza im ‘CineForum’.

Wie die Antifa berichtet, wurde CasaPound-Führer Andrea Bonazza vom öffentlich bezuschussten CineForum Bozen zu einer Diskussion eingeladen, die im Rahmen der Vorführung des Films »Fuori dalle fogne« stattgefunden hat. Dabei handelt es sich um eine Dokumentation über den italienischen Neofaschismus, welche im Auftrag der Tageszeitung la Repubblica realisiert wurde. Moderiert hat den Abend der Direktor des A.Adige, Alberto Faustini. Ergebnis: Der Rechtsextremismus wurde als eine gleichwertige Meinung unter vielen dargestellt — und wirksam verharmlost.

Durchgesetzt wurde die Einladung des verurteilten Neofaschisten gegen die Bedenken anderer Vereinsmitglieder angeblich von CineForum-Präsident Andreas Perugini. Der ist auch aktives Mitglied der populistischen Grillo-Bewegung Cinque Stelle, deren Vertreter den Bozner Gemeinderat verlassen hatten, um gegen die Streichung des CasaPound-Ablegers CasaItalia aus der Liste der Kulturvereine zu protestieren.

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