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Minoranza, da umiliare.
Quotation

Ma la regione è strategica e necessaria per il futuro dell’autonomia, per gli equilibri fra i gruppi etnici, per lo stesso concetto di minoranza (che nel solo territorio altoatesino sarebbe invece maggioranza).

— Alberto Faustini

Concezione interessante di minoranza, quella esposta dal direttore del quotidiano A. Adige in un commento pubblicato oggi. Come se le minoranze nazionali dovessero per forza rimanere — e masochisticamente ambire a essere — minoranza a ogni livello, statale, regionale e magari anche comunale.

Una minoranza nazionale, invece, rimane tale anche se rappresenta la maggioranza a livello regionale. Anzi, la «Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie» raccomanda espressamente di definire i confini amministrativi delle minoranze linguistiche in maniera che a livello territoriale rappresentino la maggioranza e possano autogovernarsi.

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Medienkampagnen: Wann kommt die Rüge?

In seinem heutigen Leitartikel, den er der Übernahme seines Blattes durch das Haus Athesia widmet, brüstet sich AA-Chefredakteur Alberto Faustini mit den erfolgreichen »Kampagnen« seiner Zeitung:

A dimostrarlo, c’è la piazza di carta che abbiamo costruito insieme, con le pagine delle lettere e con le tante campagne che abbiamo fatto (e vinto, perdonate la presunzione) in questi ultimi anni.

— Alberto Faustini

Dabei ist es nicht die Aufgabe einer Zeitung, Kampagnen zu fahren — die in diesem Fall zudem häufig in die ethnische Hetze abdriften. Damit wird viel kaputt gemacht, was sich in diesem Land an friedlichem Zusammenleben und gegenseitigem Verständnis entwickeln könnte.

Zum Vergleich: Der Deutsche Journalistenverband (DJV) verurteilte 2015 eine Kampagne der Bildzeitung gegen »die Griechen« unter anderem mit folgenden Worten:

Eine Kampagne, die direkten Einfluss auf politische Entscheidungen nehmen wolle, verbiete sich aber mit der beschreibenden Aufgabe des Journalismus.

Pressemitteilung des DJV

Werden wir jetzt, wo selbst der Chefredakteur unumwunden zugibt, Kampagnen zu fahren, endlich erleben, dass die regionale Journalistenkammer auch einmal eine Rüge gegen den AA ausspricht?

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Solo il braccio di un tifoso…

Qualche tempo fa qualcuno, via Twitter, faceva notare all’A. Adige che in una galleria fotografica sul sito del quotidiano era visibile il tatuaggio di un fascio littorio:

Alla destra del «tifoso» fascista dell’HCB, sarà un caso, si vede la faccia di Andrea Bonazza (CasaPound).

Ed ecco la risposta di Alberto Faustini, direttore dell’A.Adige:

Già, perché nello sport il fascismo è permesso. E perché magari non pubblicare la foto di un fascista sarebbe… censura.

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Wenter, il doppiopesismo di Faustini.

Negli ultimi giorni il quotidiano A. Adige si era speso per l’eliminazione dell’intitolazione di una scuola meranese in onore a Josef Wenter, musicista e collaboratore nazista.

Nell’edizione odierna del medesimo giornale è apparsa la lettera di un lettore che chiedeva se non fosse il caso di cambiare nome anche alla via bolzanina dedicata a Reginaldo Giuliani. Il parroco aveva partecipato all’occupazione di Fiume/Rijeka da parte degli squadristi, alla marcia su Roma e aveva incitato le camicie nere nell’atroce guerra d’Etiopia. Ecco come il caso «Wenter» potrebbe (o avrebbe potuto) produrre una dinamica positiva.

Ma il direttore Faustini spiega — adducendo a giustificazione anche la morte di Giuliani «prima che il fascismo mostrasse la peggiore delle sue facce» — come in questo caso il nome non vada tolto, ma: spiegato. Perché «non si tratta di cancellare […] i pezzi di storia». Eccome no. Strano che per Wenter o Ploner la stessa cosa non valga.

A scanso di equivoci ribadiamo che è favorevole all’eliminazione dallo stradario di tutte le denominazioni che onorino fatti o personaggi compromessi con il nazifascismo e il militarismo, indipendentemente dall’appartenenza «etnica»; ivi inclusi Wenter, Ploner, Aufschnaiter, Klebelsberg, Giuliani, Amba Alagi, Cadorna, Vittoria e via discorrendo.

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Doch kein einheitliches Kulturressort?

Die beiden Landesräte Philipp Achammer (SVP) und Christian Tommasini (PD) hatten vor wenigen Tagen vorgeschlagen, mittelfristig die Zusammenlegung der drei Kulturressorts anzustreben, um Ressourcen zu bündeln und die Trennung zwischen den Sprachgruppen abzumildern.

Gerade im Kulturbereich könnte dies eine sinnvolle Maßnahme sein, auch weil Konzerte, Ausstellungen und andere Veranstaltungen meist nicht einer Sprach(grupp)e zuordenbar sind, sondern möglichst viele Menschen zusammenbringen sollen.

Man möchte meinen, dass all jene, die stets reflexartig von (nicht nur physischen) Mauern und von Käfigen sprechen, wenn es um die muttersprachliche Schule geht, diesen Vorschlag begrüßen müssten — zum Beispiel das Tagblatt A. Adige. Erstaunlicherweise ist dies jedoch nicht der Fall: Zunächst stellte sich Chefredakteur Alberto Faustini in einem Leitartikel quer, heute folgte ein ebenso kritischer Kommentar von Italo Ghirigato. Das zahlenmäßige Ungleichgewicht mache das Unterfangen zu einer Gefahr, so der Tenor, die Überzahl könne einen Instinkt wecken, den anderen zu untergraben.

Fast schon unglaublich, welche (natürlich nicht zu unterschätzenden) Befürchtungen da bei einem Verhältnis von rund 26% zu 69% gegenüber einer mehrsprachigen Landesverwaltung erwachen — Befürchtungen die bei viel tiefgreifenderen Eingriffen zu Lasten der Sprachminderheiten (mehrsprachige Schule, Abschaffung von Ansässigkeitsklausel und Proporz…) regelmäßig als lachhaft, überzogen und rückständig abgetan werden — bei einem Verhältnis von 1% zu 99% und gegenüber einem einsprachigen, national definierten Zentralstaat.

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L’A. Adige e la campagna del no.

In seno all’Eurac summer school, che quest’anno è imperniata sul tema dell’autodeterminazione, pochi giorni fa s’è svolta un’edizione dello Science Café dedicata allo stesso tema (e della quale abbiamo reso conto qui). A condurre la serata era stato Alberto Faustini, direttore del quotidiano A. Adige.

Lo stesso quotidiano, oggi, coerentemente alla propria linea politico-editoriale, sembra aver scelto di impegnarsi attivamente per la «campagna del no» — il che, rispetto all’assoluto rifiuto del tema e/o al tentativo di ridicolizzarlo, rappresenta un sostanziale passo avanti: per far campagna, positiva o negativa che sia, si deve prima di tutto riconoscere l’esistenza e la serietà della questione*.

Come descritto (e come comprovabile tramite il podcast della serata) durante lo Science Café era stato soprattutto Andrea Bonoldi, storico dell’economia e professore a Trento, a servirsi di argomenti riconducibili alla «strategia della paura». Sorprende poco, quindi, che l’A. Adige si sia rivolto proprio a lui per sentirsi dire quel che aveva intenzione di lanciare come messaggio: «Troppo potere in una mano» e «nelle piccole patrie il rischio è l’oligarchia», questi gli eloquentissimi titoli dell’intervista, piazzata nientemeno che in prima pagina.

Bonoldi, in sostanza, sostiene che nelle entità statuali di piccole dimensioni verrebbe a mancare la gerarchia fra differenti livelli amministrativi e di controllo, creando una concentrazione di potere (oligarchia) tale da escludere un’ampia fetta di popolazione dalla gestione del potere, e adduce a esempio per le possibili conseguenze nefaste ciò che in Sudtirolo è avvenuto nella «causa SEL».

A questa tesi un poco avventurosa (o perlomeno frettolosa) si può facilmente ribattere in maniera differenziata, facendo presente che:

  • la «grande patria» di riferimento per confrontare la cosiddetta «piccola patria» sudtirolese è l’Italia, ma non risulta che la dimensione (60 milioni di abitanti) o i diversi livelli di controllo abbiano evitato scandali di ben altre dimensioni — per ricordarne alcuni: il G8 della Maddalena, le ricostruzioni post-terremoto, il Monte dei Paschi di Siena, gli scandali calcistici, gli affari fra stato e mafia, i servizi segreti deviati e via disquisendo;
  • lo scandalo SEL si è prodotto all’interno di tale «grande patria» e non in un microstato indipendente — rendendo evidente il fallimento dei controlli preventivi, ma trattandosi comunque dell’unico caso di vero malaffare in 40 anni di autonomia e in oltre 50 anni di governo monocolore;
  • la corruzione (incluso il proliferare delle «cricche») è certamente imputabile al «sistema» e all’impostazione di pesi e contrappesi piuttosto che alle mere dimensioni, e, semmai, la «vicinanza» fisica fra chi governa e chi viene governato, fra chi paga le tasse e chi prende le decisioni, facilita il controllo; ciò a maggior ragione se esistono modalità di partecipazione diretta, da sempre invise all’A. Adige;
  • le statistiche internazionali confermano che gli stati europei di piccole dimensioni sono fra i primi della classe per quanto riguarda la libertà di stampa, la trasparenza o la lotta alla corruzione.

*) Ovviamente, però, un giornale che operasse una chiara scelta di campo lo dovrebbe comunicare in maniera trasparente ai propri lettori.

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Science Café — ein Fazit.

Gestern (26.06.) hat an der »Eurac« das Science Café zum Thema Wirtschaftskrise und Separatismus stattgefunden.

+++ NACHGEREICHT: DIE AUFZEICHNUNG DER VERANSTALTUNG. +++

 

Obschon

  • bereits die Themenstellung eine (womöglich auf »egoistische Tendenzen« gemünzte) Verknüpfung zwischen Wirtschaft und Unabhängigkeit hätte suggerieren können;
  • teilweise (v.a. von Moderator Alberto Faustini und Wirtschaftshistoriker Andrea Bonoldi) Argumente des klassischen »Angstdiskurses« vorgebracht wurden;
  • Sezessionsbefürworter Fabrizio Comencini (Europäische Freie Allianz) eine recht schwache Argumentationslinie gefahren ist;

war die Veranstaltung eine sehr positive Überraschung. Der Diskussionsverlauf war sachlich-unaufgeregt und bestätigt die vor dem 5SB-Publikum gemachte Erfahrung, dass auch mit einem großteils »italienischen«, Bozner Publikum ohne weiteres über die Selbstbestimmung gesprochen werden kann, ohne, dass sich die Gemüter erhitzen.

Im Gegenteil: Die größte (am Applaus gemessene) Zustimmung erntete gestern Abend recht eindeutig Comencini, getoppt höchstens von einer sarkastischen Bemerkung Alberto Faustinis über Silvio Berlusconi. Selbst Comencinis eindeutige Ansage, dass Südtirol — seiner Auffassung nach — das Recht zustehe, sich von Italien abzulösen, führte zu keinen negativen Reaktionen aus dem Publikum.

Andrea Carlàs Kritik an Comencinis Diskurs war durchaus ausgewogen und großteils berechtigt. Sein Hinweis auf den gesellschaftlichen Inklusivismus als Voraussetzung für einen glaubwürdigen und gelingenden »Prozess« kann aus -Sicht nur genauso mit Genugtuung zur Kenntnis genommen werden, wie Bonoldis Anmerkung, dass auch Verfassungen nicht unantastbar sind.

Wie es aussieht werden sich jene (zumeist deutschsprachigen) Unabhängigkeitsgegner, die »die Italiener« en bloque als Unionisten verbuchen, indem sie ihnen eine eigene, differenziertere Sichtweise von vornherein absprechen, womöglich bald schon nach besseren Argumenten umsehen müssen.

Ganz offensichtlich lässt die Meinung eines gewissen Tagblattes sowie »italienischer« Parteien keine unmittelbaren Rückschlüsse auf »die Bevölkerung« zu. Was zu erwarten war.

Am Ende noch eine »statistische« Bemerkung: Zwischen Podium und Publikum hatte der von Donato Seppi verabscheute Landesname »Sudtirolo« im einsprachig auf Italienisch verlaufenen Gespräch (im Vergleich zu »A. Adige«) eindeutig die Nase vorn.

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Eurac Science Café: Krise+Separatismus.

Eurac Science Café: Bis dass die Krise uns scheidet.

Diesen Mittwoch geht es beim Science Café der Europäischen Akademie Bozen um Wirtschaftskrise und Unabhängigkeitswunsch.

Die Wirtschaftskrise verleiht Euroskeptikern Aufwind, aber auch all jenen, die die These vom “selbst ist der Mann” vertreten. Sezessionistische Bewegungen erleben eine Hochsaison, vor allem in Regionen, in denen Menschen noch Arbeit haben und kreditwürdig sind. Die Katalanen sind entschlossener denn je, sich von Madrid loszulösen. In Schottland stockt der Devolution-Prozess aufgrund mangelnder Ressourcen.
Wie sieht es bei uns aus? Lohnt sich wirtschaftlich motivierte Unabhängigkeit? Was würde mit Europa und dem Euro passieren?

 

mit Ihnen diskutieren
Andrea Bonoldi
Wirtschaftshistoriker, Universität Trient
Andrea Carlà 
Politologe, EURAC-Institut für Minderheitenrecht
Fabrizio Comencini
Politiker, Vizepräsident der Europäischen Freien Allianz

 

es moderiert
Alberto Faustini, Direktor Alto Adige

Quelle: Eurac.

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