Secessione, cittadinanza, scuola unica.
Quotation 513

Sì, l’annessione del Sudtirolo è stata un errore, non c’è il minimo dubbio. […] Cent’anni fa la politica italiana era vittima dell’idea dello spartiacque come divisione e frontiera tra nazioni. Nella storia delle Alpi lo spartiacque non era mai stato un confine. […] Sicuramente l’Italia nel 1918 aveva occupato una terra che non le spettava. […] L’Italia non ha saputo relazionarsi in modo rispettoso con i suoi nuovi cittadini – né a Gorizia e Trieste né in Sudtirolo.

Guardi che io non ho paura dei secessionisti. L’importante è che l’Europa stia in piedi. Anziché parlare di nuove secessioni dovremmo ritornare alla grande voglia di Europa di 40 anni fa. Lasciamo i confini così come sono adesso. Un buon confine con la sua ritualità è antidoto ai muri. Per quanto riguarda il doppio passaporto vorrei calmare gli animi: noi abbiamo gli istriani che hanno il passaporto italiano. L’Italia non ha nulla da ridire su questo campo. Non capisco lo scandalo. Non cambia nulla. Il doppio passaporto non toglie nulla agli altri.

Io sono dell’idea che sia importante non demonizzare il suolo. Questo è stato un errore madornale della Sinistra. Per me Heimat non è il sangue, è solo il suolo! È il dolce canto dei ruscelli, è il vento che accarezza la montagna, è il profumo delle mele, è la vigna, il mare. […] L’integrazione riesce se diciamo alle persone che vengono da noi che devono diventare garanti rispettosi della terra che li accoglie. La cittadinanza viene conferita a chi coltiva e ama un luogo. Il sangue non ha alcuna importanza. Questa è la mia visione.

Non so se la panacea sia l’introduzione di una scuola bilingue. Sono dell’avviso che le scuole altoatesine debbano avere dei grandi momenti in comune, ma che debbano comunque restare separate. Questo è importante per coltivare e tutelare la lingua e cultura di tutti, italiani, tedeschi e ladini. È come in un matrimonio: la simbiosi è una formidabile illusione. Non esiste che il marito si identifichi nella moglie e la moglie nel marito. No, ognuno coltiva il suo giardino, ma c’è uno spazio comune dove ci si incontra. Qual è la mia frontiera? La mia pelle – sento quello che mi sta vicino. Il fatto di essere diversi aumenta l’interesse reciproco. Quando incominciamo a somigliarci tutti l’un l’altro diventiamo un brodo comune immangiabile.

dall’intervista — pubblicata integralmente su Salto.bz — con Paolo Rumiz, scrittore e giornalista, apparsa nel volume ‘18/18 Alto Adige – Südtirol 1918-2018’, edito da ‘La Fabbrica del Tempo – Die Zeitfabrik’, a cura di Patrick Rina, Ulrike Kindl e Tiziano Rosani

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Geschichte Grenze Kohäsion+Inklusion Kunst+Cultura Medien Migraziun Minderheitenschutz Politik Publikationen Scola Selbstbestimmung | CLIL/Immersion Doppia Cittadinanza Zitać | | Salto | Friaul-Friûl Südtirol/o | EU | Italiano

La soluzione non è il modello ladino.
Quotation 509

Negli ultimi anni la scuola italiana [in Sudtirolo] ha fatto enormi progressi. L’immersione, gli scambi, gli aumenti di ore di lezione. Una situazione non paragonabile col passato. Ma, lo dico con sincerità, la soluzione non è il “modello ladino”. Non ora.

Il nostro modello rispecchia la necessità di una intera popolazione. Come ho detto, un ladino non si basta perché la sua è una lingua minoritaria. È naturalmente portato a conoscere i codici degli altri, della maggioranza. Anche per vivere.

dall’intervista col filologo ladino Paul Videsott apparsa oggi sul quotidiano ‘A. Adige’. Videsott è decano della facoltà di scienze formative della LUB ed è stato insignito del ‘Premio scientifico’ 2018 del Sudtirolo.

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Bildung Medien Plurilinguismo Scola Wissenschaft | CLIL/Immersion Zitać | Paul Videsott | AA | Ladinia Südtirol/o | Freie Universität Bozen | Italiano

Der neue Landtag nach Themen.

Nach der Landtagswahl vom 21-O habe ich mir — in Erwartung einer Regierungsbildung — angesehen, wie viele Mandate die Parteien und Listen (nach vorläufigem amtlichen Endergebnis) nach Themen aufgeschlüsselt errungen haben.

Anders ausgedrückt: Wie viele Abgeordnete stellen Parteien, die laut eigenen Angaben ein bestimmtes Anliegen unterstützen?

Als Vorlage hat mir auch diesmal (auszugsweise) der Fragenkatalog gedient, den der Jugendring den Wahlberbenden fürs Wahllokal vorgelegt hat.

Der Vergleich mit 2013 zeigt, wie viele Abgeordnete die jeweiligen Parteien und Listen bei der letzten Landtagswahl errungen hatten*.

Zum Ergebnis: Es ist zu erkennen, dass die Aufwertung der Landeshauptstadt im neuen Landtag die meisten Unterstützerinnen (31) hat, die Abhaltung eines Selbstbestimmungsreferendums, das BGE und der Flughafenausbau hingegen am wenigsten.

Zumindest auf dem Papier eine Mehrheit hätten neben der Aufwertung von Bozen auch die Möglichkeit, Problemwölfe und -bären zu erlegen, die Schaffung einer eigenen Region Südtirol, die Schaffung einer Landespolizei und die doppelte Staatsbürgerschaft.

Die Parteien und Listen, die die Beibehaltung der flächendeckenden Zweinamigkeit, die Einführung der mehrsprachichen Schule und die Senkung der Politikerinnengehälter wünschen, stellen heute doppelt soviele Abgeordnete, wie bis vor wenigen Tagen — auch wenn diese Positionen im Landesparlament (noch) nicht mehrheitsfähig zu sein scheinen.

Parteien, die den Tourismus einschränken wollen, haben die Anzahl ihrer Abgeordneten mehr als vervierfacht; solche, die eine darauf ausgerichtete Politik unterstützen, dass Nicht-EU-Bürgerinnen möglichst bald das Land verlassen, sind von acht auf sechs Mandatarinnen geschrumpft.

Von zehn auf vier Sitze zusammengeschrumpft sind wie bereits angedeutet jene Parteien, die eine Abstimmung über die Loslösung Südtirols von Italien wollen.

Für die genauen Fragestellungen und für die detaillierten Antworten: siehe Fragenkatalog des ‘Jugendrings’.

*) Elena Artioli habe ich nach bestem Wissen und Gewissen den jeweiligen Positionen zugewiesen. Das war ein kleiner, aber nötiger Handgriff, um die Vergleichbarkeit mit 2013 zu retten, wenngleich das Ergebnis dadurch leicht verfälscht sein könnte.

Democrazia Ecologia Medien Migraziun Minderheitenschutz Mitbestimmung Mobilität Nationalismus Ortsnamen Politik Polizei Selbstbestimmung Transparenz Umfrage+Statistik Wirtschaft+Finanzen Zuständigkeiten | CLIL/Immersion Doppia Cittadinanza Landtagswahl 2018 Sprachgruppenproporz | | | Südtirol/o | BürgerUnion Freiheitliche Lega PD&Co. PDL&Co. STF Südtiroler Landtag SVP TK-5SB/M5S Vërc | Deutsch

‘Wahllokal’: Mehrsprachige Schule.

Ich setze hiermit meine Beschäftigung mit der Positionierung der wahlwerbenden Parteien und Listen in Hinblick auf die baldige Landtagswahl fort, wie sie aus dem Wahllokal des Jugendrings hervorgeht.

Bezüglich der Frage, ob in Südtirol neben den drei bestehenden Schulmodellen zusätzlich mehrsprachige Schulen eingeführt werden sollen, signalisieren neun Kandidaturen eine zustimmende und vier Kandidaturen eine ablehnende Haltung.

Wobei mir unklar ist, warum hier drei Schulmodelle erwähnt werden, nachdem das ladinische bereits paritätisch gestaltet ist und eine Erhaltung neben einer neuen, zusätzlichen mehrsprachigen Schule wohl kaum Sinn ergäbe.

Abgelehnt wird das »vierte Schulmodell« von der STF, den Freiheitlichen und der SVP (»sehr wichtig«) sowie von der BürgerUnion (»wichtig«). In der zu Ende gehenden Legislaturperiode stellten diese Parteien 27 von 35 Mandatarinnen.

Im Sinne der Mehrsprachigkeit als »Wettbewerbsvorteil« befürwortet das Team Köllensperger (TK) ein zusätzliches Schulmodell (»sehr wichtig«), von dem man sich auch eine Entlastung der deutschen Schulen und Kindergärten verspricht.

Ebenfalls dafür (»sehr wichtig«) sprechen sich — ohne nähere Kommentare — Grüne, PD und die Vereinte Linke aus.

Lega Nord und Fünfsternebewegung (5SB) beziehen sich bewusst auf das ladinische Schulmodell als Vorbild, wobei der 5SB ein paritätisches Schulmodell in englischer, italienischer und deutscher Sprache vorschwebt. Beiden ist dieses Ziel genauso wie Noi A. A. Südtirol »sehr wichtig«.

Ohne weiteren Kommentar (»wichtig«) ist auch Forza Italia dafür.

Zum Thema: Die -Position zur mehrsprachigen Schule kann unter anderem hier nachgelesen werden.

Siehe auch: |

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L’inclusivismo catalano si fonda su basi solide.

Finalmente anche la scienza inizia a mettere a confronto il modello catalano di autonomia inclusiva e quello più escludente, basato sulla separazione dei gruppi, vigente in Sudtirolo. È il caso di Andrea Carlà, senior researcher dell’Eurac, che ne parla in un’intervista condotta da Paolo Campostrini e apparsa oggi sull’A. Adige.

Sicuramente ne renderà conto nella sua ricerca, basata sul diverso approccio all’immigrazione nelle due regioni, ma non traspare dall’intervista: l’approccio inclusivo dell’autonomia catalana si basa sul concetto di affirmative action, volta a controbilanciare le asimmetrie dello stato nazionale. Si tratta di un modello non immaginabile senza la definizione del catalano come «lingua propria» della regione, prima lingua delle amministrazioni pubbliche e fortemente sovrarappresentata nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado; senza le leggi che impongono il catalano agli esercizi privati, nelle etichette e nella pubblicità; senza radio e televisioni pubbliche catalane pressoché monolingui; senza l’abolizione e il divieto di utilizzo (anche ai privati) della toponomastica imposta dal franchismo — e via dicendo. È su questa base, chiarissima e mai trascurata, che funziona il patto sociale reciproco dell’inclusione e della diversità.

Se in Sudtirolo, ad esempio dopo la lettura dell’articolo-intervista di Campostrini, qualcuno pensa che seguire l’esempio della Catalogna significhi semplicemente «scuole bilingui», senza una sfilza di misure accompagnatorie… si sbaglia, e di grosso. Sed libenter homines id quod volunt credunt.

Vedi anche:

Comparatio Kohäsion+Inklusion Medien Migraziun Minderheitenschutz Ortsnamen Plurilinguismo Politik Recht Scola Wissenschaft | affirmative action CLIL/Immersion | Andrea Carlà | AA | Catalunya Südtirol/o | Eurac | Italiano

Quotation (366): Clil e scuola unica? Feticci.
Ricerca Kolipsi, valutazioni di Rita Franceschini

Il problema è che [il metodo Clil] è un feticcio, e invece il metodo che risolve tutti i problemi non esiste. Il Clil richiede contesti autentici per trovare applicazione pratica, contesti più distesi e informali dove ci si possa esprimere in libertà.

Le ricerche dimostrano che un anno passato in un’altra «zona linguistica» vale 4 anni di apprendimento tradizionale.

La scuola unica è un altro feticcio. Non credo che in Sudtirolo possa esistere una scuola unica. Ci muoviamo in un contesto di bilinguismo bicomunitario, in cui per esempio la variabile del dialetto gioca un ruolo importante e con comunità linguistiche che hanno sviluppato comportamenti bilingui diversi e che hanno obiettivi diversi.

Rita Franceschini, linguista, professoressa ed ex rettrice della Libera Università di Bolzano, nell’intervista di Mauro Fattor apparsa oggi sull’A. Adige

Vedi anche:

Medien Plurilinguismo Scola Wissenschaft | CLIL/Immersion Kolipsi Zitać | Rita Franceschini | AA | Südtirol/o | | Italiano

Quotation (363): Delegare alla scuola.
La mancanza di dati empirici

Oltre ai risultati degli esami di certificazione linguistica e delle impressioni, senz’altro utili ma non esaustive, di genitori, insegnanti e degli alunni stessi, non esistono altri dati empirici sulle esperienze CLIL in Alto Adige e anche a livello internazionale si chiede a gran voce di porre rimedio a questa che è indicata come una grave lacuna nel panorama CLIL. Occorrono studi scientifici — possibilmente longitudinali — ed evidenze statistiche per sancirne, oltre ogni ragionevole dubbio, la ricaduta sulle competenze linguistiche ma anche per chiarire fino dove può e deve spingersi la scuola e dove invece sono le famiglie e i ragazzi stessi che, smesso di delegare tutto alla scuola, devono mettere in moto quel circolo virtuoso affinché la lingua diventi davvero strumento di comunicazione, di convivenza e di partecipazione.

Andrea Abel e Chiara Vettori, autrici della ricerca Kolipsi, qui.

Vedi anche:

Plurilinguismo Scola Service Public Umfrage+Statistik Wissenschaft | CLIL/Immersion Kolipsi Zitać | | Salto | Südtirol/o | | Italiano

Antwort an den Landesbeirat der Schülerinnen.

In der dieswöchigen ff (Nr. 18/2017) ist ein — von Jasmine Rouimi und Max Ebensberger unterschriebener — Gastkommentar des Landesbeirats der Schülerinnen und Schüler zum Thema Mehrsprachigkeit erschienen, den ich hier auszugsweise kommentieren will:

Dürfen Politiker, Parteien, Vereine und Verbände mit ihren oft persönlichen und populistischen Meinungen Einfluss auf die schulische Ausbildung nehmen und damit mögliche Erfolgswege der Südtiroler Jugendlichen lang- und kurzfristig verbauen?

Ich glaube, das ist es, was wir »Demokratie« und »Mitbestimmung« nennen. Das Schulsystem betrifft zwar die SchülerInnen am unmittelbarsten, doch es hat kaum zu überschätzende Auswirkungen auf die gesamte Gesellschaft. Was gelernt wird und was nicht gelernt wird beeinflusst, wie wir uns und die anderen sehen oder welches Wissen und welche Fähigkeiten wir als Gesellschaft für so wichtig halten, dass sie von allen beherrscht werden sollten.

Wir haben ein öffentlich finanziertes, allen offenstehendes Bildungssystem, an dessen Ausrichtung die Allgemeinheit ebenso mitwirken soll und kann, wie Verteidigungspolitik nicht nur vom Militär, Wirtschaftspolitik nicht nur von Wirtschaftstreibenden und Gesundheitspolitik nicht nur von Ärzten gemacht wird. Wer sich am Einfluss von Politikern, Parteien, Vereinen und Verbänden stört, hat die Möglichkeit, eine private Schule zu besuchen.

Alle wissenschaftlichen Erkenntnisse auswärtiger Sprachwissenschaftler (wo sind unsere eigenen?) deuten in eine klare Richtung: Mehrsprachigkeit fördert kognitive sowie soziale Fähigkeiten und vereinfacht Austausch und Toleranz. Die Freie Universität Bozen wartet hierzu bereits mit einem Forschungsbereich auf: “Sprachen und Ausdrucksformen in der multikulturellen und mehrsprachigen Gesellschaft”. Wen meinen die? Uns? Multikulturell und mehrsprachlich [sic]?

  • Es stimmt nicht, dass alle wissenschaftlichen Erkenntnisse auswärtiger Sprachwissenschaftlerinnen in eine Richtung weisen.
  • Wo unsere eigenen Sprachwissenschaftlerinnen sind?
    • Sie, die die Situation in Südtirol kennen, klagen zum Beispiel darüber, dass es hierzulande meist um »möglichst früh, möglichst alles, möglichst schnell« gehe. Sie differenzieren und bringen Verständnis für die speziellen Probleme einer Minderheit im Nationalstaat auf.
    • Außerdem warten sie mit einem Forschungsbereich auf, der den SchülervertreterInnen offenbar gut gefällt. Und natürlich meinen sie (auch) uns: Wer behauptet, Südtirol sei nicht multikulturell und mehrsprachig, sieht die Realität vermutlich durch eine dunkle Brille.

Wir beherrschen nur eine Sprache wirklich gut: unsere Muttersprache, also den jeweiligen Dialekt. Bei unserem “Hochdeutsch” wird es meist peinlich, beim Italienischen sind wir oft beim Lächerlichen.

Unser Hochdeutsch (Stichwort Diglossie — ganz ähnlich wie in der deutschsprachigen Schweiz) mag holprig sein, einschlägige Studien (Eurac, Pisa-Test) konnten aber bislang keine gröberen Mängel feststellen. Doch selbstverständlich ist es deshalb auch umso wichtiger, die Standardsprache in der Schule gut zu erlernen und zu üben.

Dass die Italienischkenntnisse der deutschsprachigen Südtirolerinnen »lächerlich« wären — ich weiß ehrlich gesagt nicht, auf welchen objektiven Befunden diese Feststellung fußt. Auch hier spricht das, was uns vorliegt, dagegen: Die Zweitsprachkenntnisse der Deutschsprachigen sind besser, als jene der Italienischsprachigen — und in beiden Sprachgruppen nehmen sie zu.

Ein Armutszeugnis, da Südtirol zu Italien gehört und es somit unser Recht als Bürgerinnen und Bürger ist, die Landessprache Italienisch durch die Schulbildung in ausreichender Menge und Qualität vermittelt zu bekommen. Italienisch ist keine Fremdsprache, sondern eine Zweitsprache.

Hier unterwerfen sich Rouimi und Ebensberger dem nationalstaatlichen Prinzip, das in seinem Selbstverständnis nicht einer Logik von Mehr-, sondern einer von Einsprachigkeit gehorcht, wiewohl es den Autoren vielleicht nicht bewusst ist. Italienisch sollten — und das ist glaube ich ziemlich unstrittig — in Südtirol alle in ausreichender Menge und Qualität vermittelt bekommen; aber nicht, weil wir Teil des Nationalstaats Italien sind, sondern weil es sich um eine wichtige Landessprache handelt. Das ist auch der Grund, warum wir Italienisch gerne als »Zweitsprache« bezeichnen können, auch wenn es sich bei »Fremdsprache« eher um einen (manchmal missbrauchten) didaktischen Begriff handelt: Mitunter hört man in Südtirol, Schülerinnen hätten mit Englisch weniger Schwierigkeiten, als mit Italienisch, weil die englische Sprache mit einer moderneren Didaktik unterrichtet werde. In diesem Zusammenhang wird manchmal die Forderung laut, von einer Zweitsprachendidaktik zu einer Fremdsprachendidaktik überzugehen.

Wem der Zweit- oder Fremdsprachunterricht in der deutschsprachigen Schule nicht mehr ausreicht, der hat hierzulande die Möglichkeit für eines oder mehrere Jahre an eine italienischsprachige Schule zu wechseln. Meinetwegen auch, um seinen Durst nach Nationalstaat zu stillen.

Der Weg von der Ein- hin zur Mehrsprachigkeit liegt in unserem Nationalstaat Italien offen, das damit verbundene Umdenken wollen wir auch an den Schulen Südtirols verbreitet wissen.

Italien ist — obschon die Südtirolerinnen dazu nie befragt wurden — unser Staat, aber mit Sicherheit nicht unser Nationalstaat. Unser Land genießt genau deshalb eine Autonomie, weil es sich aus »nationaler« Sicht vom Nationalstaat unterscheidet. Wenn uns das nicht mehr wichtig ist, öffnen wir nicht der Mehrsprachigkeit, sondern der nach unten nivellierenden, einsprachigen Logik des Nationalstaats Tür und Tor — die Italien übrigens mit allen anderen Nationalstaaten gemein hat.

Ein Stillstand im Bildungsapparat, bei der Weiterentwicklung und Änderung des Unterrichts wird die Zukunftschancen der Südtiroler Jugendlichen zerstören.

Vieles kann man dem Südtiroler Bildungswesen vorwerfen, nur keinen Stillstand. Vielmehr wird — auch und gerade bei der Sprachvermittlung — ständig herumexperimentiert und angepasst, mitunter ziemlich leichtfertig und ohne die wünschenswerte Sorgfalt.

Um ein guter Südtiroler zu sein, braucht man niemanden zu verachten.

Diesem Satz ist zuzustimmen — doch ich kann beim besten Willen nicht erkennen, dass das derzeitige Schulsystem irgendetwas mit der Verachtung anderer zu tun hat.

Wir setzen uns klar für einen mehrsprachigen Unterricht an Südtiroler Schulen ein. Die geeigneten Methoden dafür, die optimale Didaktik, die Qualifizierung des Lehrpersonals müssen von Politikern und Schulämtern gemeinsam mit Forschungsinstitutionen erarbeitet und eingeführt werden. Das sind ihre Aufgaben in der neuen, modernen Schulpolitik, die wir einfordern.

Wenn ich das — im Kontext mit dem ersten Absatz — richtig verstehe, sollen Politiker und Schulämter »Befehlsempfänger« von Forschungsinstitutionen sein. Forderungen (zum Beispiel die nach mehrsprachigem Unterricht) kann man in einer Demokratie natürlich jederzeit erheben, wer die Politik jedoch der Wissenschaft unterordnen will, ist auf dem Weg in die Technokratie.

Spätestens dann stellt sich außerdem die Frage: Welche Wissenschaft? Kaum eine Meinung — auch nicht jene zur Sprachvermittlung — ist in der Wissenschaft unumstritten.

Es gibt Kinder auch aus Nicht-EU-Ländern, diese lernen ihre Muttersprache familienintern, in der Schule lernen sie Deutsch, Italienisch und Englisch, und auf dem Schulhof oder im Umgang mit uns Einheimischen auch noch den Dialekt.

Interessant: Die Südtiroler Schülerinnen werden angeblich nicht in die Lage versetzt, eine zweite Sprache ausreichend zu lernen, während Zuwandererkinder neben ihrer Muttersprache — an denselben Schulen — drei Sprachen und (mindestens) einen Dialekt lernen? Wenn das bloß kein Widerspruch ist, in den sich Rouimi und Ebensberger verstrickt haben, um das nächste Argument einzuführen:

Bis heute ist kein Fall bekannt, bei dem ein Jugendlicher durch diesen Sprachenmix und -austausch Schaden genommen hätte. Doch die Botschaft des Austausches ist in den Köpfen vieler Südtirolerinnen und Südtiroler noch nicht zur Gänze angekommen. So zum Beispiel in der deutschen Schule. Sie will deutsch bleiben. Ist dies zukunftsweisend?

Meines Wissens kann etwa CLIL sehr wohl negativen Einfluss auf den Erwerb von Fachwissen haben, wenn gewisse Voraussetzungen nicht erfüllt sind. Auch nach den »modernsten wissenschaftlichen Erkenntnissen«. Dies auszublenden bringt weder BefürworterInnen noch Gegnerinnen etwas.

Doch noch grundsätzlicher: Hier wird so getan, als wäre die deutschsprachige Schule monolingual und als widersetze sie sich der Vermittlung anderer Sprachen. Wahr ist hingegen, dass wir es in Südtirol mit einem funktionierenden, leistungsfähigen, inklusiven und anderen Sprachen gegenüber offenen Schulsystem zu tun haben und dass es in (fast) allen einschlägigen Diskussionen um das wie und nicht um das ob des Spracherwerbs geht.

Wer sich nicht anpasst, wer nicht im Fluss der Entwicklungen bleibt und stattdessen auf unveränderbaren Traditionen beharrt, stirbt.

Ziemlich apokalyptisch, was uns da aufgetischt wird.

Unsere Vision ist es, dass Südtirol im internationalen Vergleich der Mehrsprachigkeit nicht zurückbleibt, sondern seine idealen Grundvoraussetzungen für das Erlernen einer Zweit- und Drittsprache erkennt und damit Vorteile für Südtiroler Schülerinnen und Schüler ausschöpft, denn ohne gut ausgebildete Jugend hat das Land keine Zukunft.

Das sind edle Gründe, doch man sollte im Anpassungsdrang — wie eingangs erwähnt — nicht die gesamtgesellschaftliche Komponente außer Acht lassen. Und die fehlt auch in diesem Aufruf wieder vollständig: Außer an bestmöglichem Spracherwerb, den in Südtirol fast niemand mehr in Frage stellt, sollten wir uns auch an einer nachhaltigen Entwicklung orientieren, die nicht nur die jetzige Jugend, sondern die Gesellschaft als Ganzes im Blick hat.

Warum wird Immersion in Ländern wie Kanada (wo sie erfunden wurde) und Finnland nur sehr selten in der staatlichen Mehrheitssprache angeboten — auch dort, wo (wie in Québec) die Minderheitensprache regional in einer Mehrheitssituation ist? Nur Zufall oder hat das gute Gründe? Ganz ehrlich, ich weiß es nicht… wissen es Rouimi und Ebensberger?

Siehe auch:

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