CasaPound, la morte del partito.

di Heiko Koch*

Per oltre un mese sul partito-movimento CasaPound Italia (CPI) era calato il silenzio. Dopo il risultato elettorale fallimentare del 0,33% alle elezioni europee di fine maggio 2019 c’erano sì state alcune manifestazioni dei fascisti, ed il festival Tana delle tigri 11, svoltosi a Roma il 22 giugno, ha fatto segnare una buona partecipazione. Ma i canali mediatici abituali dei „fascisti del terzo millennio“ erano stranamente rimasti orfani, mancavano i soliti annunci spocchiosi ed anche le apparizioni degli esponenti del movimento risultavano alquanto titubanti. Dal 27 giugno ne conosciamo il perché: CasaPound conclude la sua esperienza partitica.

Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia: „In seguito all’esperienza delle ultime elezioni europee e al termine di una lunga riflessione sul percorso del movimento dalla sua fondazione a oggi, CasaPound Italia ha deciso di mettere fine alla propria esperienza elettorale e partitica.“

Il partito è morto, viva il movimento

Contemporaneamente lo stesso Iannone annunciava: „La decisione di oggi non segna affatto un passo indietro, da parte del movimento, ma anzi è un momento di rilancio dell’attività culturale, sociale, artistica, sportiva di Cpi, nel solco di quella che è stata da sempre la nostra identità specifica e originale.“ E minacciava: „Sarà anche un’occasione per tornare a investire tempo ed energie nella formazione militante, particolarmente essenziale, dati i nuovi pruriti liberticidi della sinistra”.

Il segretario di partito di CasaPound Italia, Simone di Stefano, circa la decisione di abbandonare l’attività partitica, spiegava: „Confondere la politica con le elezioni è un grande errore. Ci saranno ancora cortei di CasaPound, manifesti di CasaPound, proposte politiche di CasaPound, azioni di solidarietà per gli italiani, azioni mediatiche di contrasto al globalismo, controinformazione, iniziative culturali, gruppi sportivi, medicina sociale, volontariato, protezione civile, l’esaltazione del ricordo degli italiani che si sono sacrificati per donarci una nazione, l’amore infinito per la nostra ITALIA.“ Aggiungendo: „CasaPound farà ancora più politica, e vuole tornare ad essere quell’avanguardia che ha dettato i temi e le parole d’ordine del sovranismo italiano.“

Commento:

In un primo momento questa decisione non certo ortodossa di CasaPound Italia può essere spiazzante. Tuttavia si tratta della realizzazione, logica e coerente, del desiderio dei „fascisti del terzo millennio“ di continuare ad avere un ruolo anche in futuro nella società e nella destra italiana. Sicuramente, dopo il ridicolo risultato delle europee di maggio, si sono fatti largo sentimenti di disillusione, frustrazione e stanchezza. Ma questo stato d’animo non sarà stato la ragione determinante per la decisione di interrompere l’attività partitica. Lo stesso 26 maggio infatti CasaPound aveva conquistato 63 cariche grazie alle elezioni amministrative in varie regioni italiane, portando così il numero totale dei propri consiglieri comunali a poco meno di 100. Anche il bilancio complessivo di CasaPound negli anni passati è di tutto rispetto: partita con lo 0,14% delle elezioni romane del 2013, a marzo 2018 è stata capace di raccimolare il 0,95% (equivalente a 312.398 elettori). L’appoggio a favore del Blocco Studentesco nelle scuole è raddoppiato nel periodo dal 2015 al 2017, giungendo a 56.000 voti. Dal 2013 il numero di sedi partitiche è triplicato a oltre 140, mentre il numero degli iscritti secondo le cifre diffuse da CPI sarebbe quadruplicato a 20.000. Col Primato Nazionale da due anni CasaPound dispone di un proprio mensile e con Altaforte, da un anno, anche di una casa editrice. Il marchio d’abbigliamento Pivert nel frattempo è cresciuto, totalizzando 14 punti vendita in tutta Italia, e non c’è paese europeo dove le arti marziali — soprattutto le Mixed Martial Arts (MMA) — sono talmente pervase da organizzazioni fasciste come in Italia. A fronte di un tale bilancio, CPI avrebbe certamente potuto sopportare il cattivo risultato delle europee mettendolo a bilancio come un contraccolpo temporaneo. Caparbietà e grinta non sono certo caratteristiche che ai fascisti mancano.

C’è da presupporre — e le affermazioni di CasaPound si possono interpretare in questo senso — che le motivazioni per l’abbandono dell’attività di partito vadano ricercate nelle radici movimentiste di CPI.
Un movimento che ha come obiettivo la trasformazione della società in senso fascista, tramite il raggiungimento di un’egemonia culturale e sociale, non necessariamente deve incamminarsi sulla via parlamentare. Le diverse fazioni interne del movimento-partito si saranno certamente confrontate su questo punto. Quanto giovamento e quali danni può provocare l’impegno nei parlamenti? Discussioni simili sicuramente ci saranno state già nel 2012, quando CasaPound decise di fondare un partito. Questa volta invece la scelta è stata quella del ritorno alla strada.

Una delle ragioni per l’abbandono dell’attività di partito potrebbero essere gli attuali rapporti di forza fra i partiti di destra. Oltre cinque anni fa CasaPound Italia, da partito di recente fondazione, aveva funto da rete, intermediaria e testa di ponte per la diffusione dei leghisti verso il (fino allora tanto disprezzato) meridione. Ne era nata una situazione che giovava sia a CPI che alla Lega. Ma l’alleanza „Sovranità – prima gli italiani” del 2014/15 non ebbe lunga vita. Con il suo nuovo programma che comprendeva tutta l’Italia e una rotta simile a quella del Front/Ressemblement National, la Lega guidata da Salvini era riuscita a canalizzare e concentrare su di sé il razzismo e lo sciovinismo di classi sociali e ambienti differenti. A marzo 2018 quadruplicava il proprio risultato a livello statale rispetto al 2013, raggiungendo il 17% dei voti, e il risultato del 34,4% alle europee di maggio rappresenta addirittura una quintuplicazione rispetto al 2014. Al contempo Fratelli d’Italia, partito fascista nato dalla costola destra del Popolo della Libertà (PDL) sotto Giorgia Meloni, a marzo 2018 entrava nel parlamento italiano con il 4,37% e in quello europeo con il 6,5% dei voti. E nonostante forti perdite anche Forza Italia — il cui presidente Silvio Berlusconi, ex membro della loggia di estrema destra „Propaganda Due“, aveva preparato durante gli ultimi 25 anni gli attuali sviluppi politici con la sua attività di sdoganamento del fascismo — riusciva a racimolare ancora il 13,98% alle europee. Nel 2013 aveva raccolto il 21,56%.

Attualmente la destra italiana definisce il clima, la rotta e il ritmo della politica italiana. Il Movimento 5 Stelle, liberalista e populista, all’interno della coalizione di governo è indebolito, e il Partito Democratico, che a marzo 2018 alle politiche aveva raggiunto il 18,74% e a maggio 2019 nelle europee il 22,69%, è più occupato dal suo tramonto che con l’elaborazione e l’attuazione di progetti di società costruttivi.

Della destra parlamentare italiana CasaPound rappresenta(va) la parte più trascurabile. Fatta eccezione per Bolzano, negli oltre trenta consigli comunali in cui era rappresentata, non aveva alcuna importanza. Non si trovava nella posizione né di avanzare richieste con una qualche prospettiva di successo, né di partecipare alle decisioni. Con un futuro da partito elettivo CasaPound sedrebbe al tavolino delle destre, farebbe lavoro amministrativo nei consigli comunali e si batterebbe per un minimo di potere e un po’ di influenza, soldi e poltroncine. Si sforzerebbe di essere sempre un pochettino più fascista dei suoi fratelli maggiori, Lega e Fratelli d’Italia. CasaPound Italia metterebbe forza, energia e risorse nel lavoro parlamentare, perderebbe carisma in dibattiti sbiaditi e senza prospettiva di successo e dovrebbe accettare compromessi al ribasso. Nel migliore dei casi sarebbe un’appendice di attori di destra più importanti di lei. L’irrilevanza guasterebbe all’immagine che i membri e i simpatizzanti hanno di CasaPound, la base si vedrebbe tradita e la parte movimentista se ne andrebbe, indebolendo il partito in modo duraturo. Insomma, il partito-movimento si trasformerebbe in un normalissimo partito, con poche possibilità di successo. Un partito che misurerebbe il proprio potere in poltrone e prenderebbe decisioni secondo interessi dettati dal proprio egoismo.
Inoltre CasaPound Italia sulla sua via parlamentare sarebbe percepita come una forza compromessa, parte dello status quo, che durante future crisi economico-capitalistiche non avrebbe più molta credibilità per quanto riguarda l’azione nazional-rivoluzionaria e di opposizione totale.

Oltretutto CasaPound Italia sarebbe un facile bersaglio per attacchi politici da parte di forze democratiche e di sinistra. Le sue occupazioni illegali la discreditano come partito e la rendono attaccabile. Attualmente un tentativo di andare proprio in questa direzione viene portato avanti da un’iniziativa per lo sgombero della sede principale in via Napoleone III. „Insieme in Rete“ ha raccolto oltre 50.000 firme su change.org per mettere fine all’occupazione simbolo di CPI nella capitale italiana.
È difficile opporre una resistenza adeguata a tali iniziative antifasciste avendo assunto un ruolo partitico. Proprio per quanto riguarda la sua sede principale, CPI dipende poi anche dalla clemenza del ministro degli interni Matteo Salvini ed è quindi ricattabile dalla Lega. Vista la decisione ostile presa dal Comune di Roma, è solo il ministro degli interni a proteggere l’immobile di via Napoleone III evitando, finora, lo sgombero.
Considerato ciò, la permanenza sulla scena partitica non sarebbe una buona opzione. L’accesso, limitato, a potere e prebende non compensa le prospettive complessive, che sono negative.

CasaPound può mantenere e ampliare la sua rilevanza e il suo potere solo sul campo delle attività extraparlamentari, da movimento. È qui che dispone di esperienze, accessi, risorse e personale. Qui può posizionarsi come forza di opposizione totale, come ispiratrice e motore per posizioni di estrema destra, strappando concessioni ad altre forze di destra e venendo percepita come un’alternativa coerente ed integra dai propri seguaci. Oltre le restrizioni e i limiti del parlamentarismo per CasaPound sono possibili molte più forme d’azione transfrontaliere, illegali e violente, che con la debole repressione che c’è da aspettarsi dal governo di destra sono anche più facilmente attuabili. Che CPI possa mettere in campo la sua „formazione militante“ contro forze democratiche e di sinistra scomode, Gianluca Iannone lo ha già annunciato. Invece di investire tempo ed energia nella costruzione e nell’ampliamento, ma anche nel lavoro quotidiano di un partito, verranno ampliate e riattivate le proprie organizzazioni di base. Così CasaPound nella prossima crisi economica potrebbe presentarsi come una destra „anticapitalista“ e come alternativa senza compromessi, con un suo sistema ben funzionante di organizzazioni sociali e caritevoli. Da questo punto di vista il ritorno alla politica di strada è quasi d’obbligo, imprescindibile per la sopravvivenza del modello CasaPound Italia.

Che molti membri non fossero d’accordo con questa decisione lo si evince dalle affermazioni di Andrea Bonazza, coordinatore CPI in Sudtirolo. Nel Consiglio comunale di Bolzano siedono tre consiglieri di CasaPound. Col 6,7% nel 2016 erano entrati nel consesso Andrea Bonazza, Maurizio Puglisi Ghizzi e Sandro Trigolo. Secondo il quotidiano „Alto Adige“, CasaPound dispone di 250 membri iscritti e 90 attivi, con due sedi locali del partito. L’anno prossimo CasaPound voleva ripresentarsi alle elezioni. Un’opzione per la quale molti seguaci locali di CPI si erano già preparati. Bonazza: „Mi dispiace molto se qualche nostro simpatizzante non comprenderà la nostra scelta […] ma per noi che in questa comunità militante sputiamo quotidianamente sangue e sudore per una battaglia maggiore, di destino e tesa alla Vittoria, è la decisione più giusta che si poteva prendere. E adesso, ancora più di prima… Avanti tutti!“

Rimane da vedere cosa sarà dei circa 100 seggi comunali di CPI e quali sedi CPI sarà in grado di mantenere attive. E anche come CPI riuscirà a gestire la trasformazione. Va però constatato che CPI ha nuovamente dimostrato la sua competenza nell’azione politica e strategica, prendendo una decisione coerente dal proprio punto di vista — e questo è un avvertimento di non sottovalutare la sua forza politica.

Traduzione:

Original auf Deutsch.

*) Heiko Koch vive e lavora in Nordrhein-Westfalen (Germania). È cofondatore e autore di varie riviste antifasciste, autore di libri, redattore di ricerche in internet, teamer e docente contro la ›destra‹.

Faschismen Politik | Europawahl 2019 | Andrea Bonazza Heiko Koch Matteo Salvini Silvio Berlusconi | AA | Italy Südtirol/o | 5SB/M5S CPI Lega PD&Co. PDL&Co. | Italiano

CasaPound verlässt Parteipolitik.
Überraschende Ankündigung

Der Chef von CasaPound Italia (CPI), Gianluca Iannone, hat heute völlig unerwartet den Rückzug der »Faschistinnen des dritten Jahrtausends« aus der Parteipolitik angekündigt. Man wolle sich wieder stärker auf außerparlamentarische Tätigkeiten konzentrieren.

Auslöser für diese Entscheidung war laut Angaben der rechtsextremistischen Bewegung das erneute Debakel (0,33%) bei der kürzlich stattgefundenen EU-Wahl.

In letzter Zeit war CPI immer mehr unter Druck geraten, unter anderem wegen des illegal besetzten Sitzes in der römischen via Napoleone III. Die Staatsanwaltschaft des Rechnungshofs hat den Schaden des Squats für die öffentlichen Kassen auf rund 4,6 Millionen Euro quantifiziert.
Die potenzielle Sprengkraft der hybriden Situation als Bewegung und Partei hatte Heiko Koch kürzlich in einem Beitrag beleuchtet.

Die neofaschistische Bewegung hatte 2011 begonnen, mit eigenen Kandidatinnen zu Wahlen auf lokaler Ebene anzutreten, die zunächst allerdings auf fremden Listen platziert wurden. Erst ab 2013 jedoch trat CPI mit eigenem Namen und eigenen Listen auf.

Was nun mit den Vertretern von CPI in den Stadtviertelräten und im Gemeinderat ihrer Hochburg Bozen geschieht, ist noch unklar. Rücktritte soll es nicht geben. Jedenfalls steht nun eine weitere Radikalisierung zu befürchten.

Siehe auch:

Faschismen Politik | Europawahl 2019 | Heiko Koch | | Italy Südtirol/o | CPI | Deutsch

Centri sociali fascisti in Italia.

di Heiko Koch

L’8 febbraio alcuni membri del movimento-partito CasaPound Italia (CPI) manifestavano davanti al Campidoglio, sede del Comune di Roma. La protesta col motto di «CasaPound non si tocca!» era rivolta contro la decisione (di fine gennaio 2019) del Consiglio comunale, che prevede lo sgombero della sede centrale di CasaPound in via Napoleone III. Tale sgombero non sarebbe solo la fine dell’occupazione più in vista dei fascisti italiani, ma consegnerebbe al passato anche il mito di CasaPound come movimento nazional-rivoluzionario. Ma vediamo più da vicino le occupazioni «sotto il tricolore e non sotto la bandiera rossa», come le ha definite Gianluca Iannone, capo di CPI.

Centri Sociali di Destra
I Centri Sociali di Destra sono una novità per le destre non solo in Italia. Tali occupazioni nascono all’inizio del millennio e hanno il loro centro gravitazionale a Roma. Uno dei protagonisti principali è proprio CasaPound. Nel vecchio millennio le occupazioni come forma di protesta e ribellione e come appropriazione di spazi di resistenza era stata una prerogativa dei movimenti di sinistra, di carattere subculturale, progressista e sociale. Ora invece vi si aggiunge anche la destra radicale e le sue occupazioni trovano ampia risonanza e attenzione a livello europeo. Non solo da parte dei media borghesi, che si rallegrano di questa illegale novità, e non solo presso la sinistra politica, che si vede privata di un suo tratto distintivo; anche i partiti e i movimenti di destra accolgono con molta attenzione la realtà delle occupazioni. Tanto che oggi per le destre movimentiste di qualsiasi provenienza è diventato quasi un must passare per la sede centrale di CasaPound in via Napoleone III numero 8. Vengono in pellegrinaggio da tutta Europa, ma anche dal Canada, dagli Stati Uniti o dall’Argentina. Una foto sul terrazzo sul tetto di via Napoleona III col capo Gianluca Iannone equivale a una conferma della propria appartenenza alla cerchia. CasaPound Italia è dunque riuscita a diventare una sorta di avanguardia nazional-rivoluzionaria a livello mondiale proprio anche grazie alla reputazione di «squatter di destra». A ben vedere tuttavia questa reputazione non corrisponde alla realtà; non solo perché oltre a CPI esistono altri movimenti fascisti che, diversamente da CasaPound, tutt’oggi occupano spazio abitativo per motivi politici. La differenza è che però tali partiti e correnti di destra non hanno plasmato sulle occupazioni la propria immagine, né ne hanno fatto il loro mito fondativo. Per loro le occupazioni fanno più semplicemente parte delle molteplici possibilità a disposizione nell’ambito delle campagne politiche e/o vengono considerate come luoghi d’incontro sociale e politico. Non hanno mai fatto sforzi concreti per trasformare le occupazioni in marketing politico e questa è la ragione per cui né le occupazioni né i loro protagonisti sono conosciuti all’estero.

CasaPound invece ha fatto uso in maniera ottimale delle occupazioni in chiave di marketing strategico in campo politico. Accanto agli scopi propagandistici in Italia tale immagine ha anche l’obiettivo di aumentare la conoscenza di CasaPound a livello transnazionale e di sostenere l’esportazione del relativo approccio nazional-rivoluzionario in altri paesi. Tutto ciò nonostante il bilancio, dopo quasi due decenni di occupazioni fasciste marchiate CasaPound, risulti piuttosto fiacco. E non sorprende affatto che, a fronte di una realtà alquanto debole, a maggior ragione le occupazoni vengano elevate a mito — e che dunque l’annuncio del Campidoglio di voler procedere allo sgombero abbia comportato reazioni estreme.

CasaPound Italia — partito-movimento in conflitto
In generale, il Centro Sociale di Destra ricopre un ruolo particolare nella galassia del partito-movimento CasaPound. Le occupazioni appartengono alla narrazione della fondazione del movimento e ne sono un elemento biografico essenziale, per l’immagine che ha e che vuol dare di sé. Le occupazioni costituiscono un elemento centrale del racconto anti-sistema e del mito nazional-rivoluzionario propagati incessantemente. Sul proprio sito internet CPI mette in relazione la storia del movimento addirittura con la Rivolta di Pasqua di Dublino del 1916, prendendo in prestito la frase «una terribile bellezza è nata» dalla poesia «Easter, 1916» di William Butler Yeats. E che cosa sarebbe il movimento repubblicano in Irlanda senza l’occupazione e la lotta del General Post Office (GPO) su O’Connell Street durante la Rivolta di Pasqua del 1916? Con le occupazioni e soprattutto con la sede romana di via Napoleone III, CasaPound si è data un brand, posizionandosi strategicamente sul mercato delle utopie di destra come movimento di occupazioni illegali e vendendo a livello internazionale il proprio modello di movimento nazional-rivoluzionario.

Non c’è quindi da stupirsi che gli emuli di CasaPound mettano in pratica lo stesso modello di occupazione. Hogar Social Madrid, ad esempio, occupa grandi proprietà nella capitale spagnola da circa quattro anni. Oppure Bastion Social, che il presidente francese Emnanuel Marcon vorrebbe vietare — alla pari di Blood and Honor e Combat 18 — e che a maggio 2017, in occasione della propria fondazione come movimento, ha occupato un edificio a Lione. Dal 16 febbraio 2019 la sedi di Strasburgo di Bastion Social, chiamata L’Arcadia, ha occupato una fattoria nel comune alsaziano di Entzheim, cominciando a ristrutturarla. Il Battaglione Azov della destra radicale ucraina negli ultimi anni non solo ha ampliato la propria infrastruttura militare, ma sull’esempio di CasaPound Italia si è dotata anche di un’associazione civica, di un proprio partito e di una «Casa dei Cosacchi» nel cuore di Kiev.

Oltre a un valore di fatto le occupazioni, soprattutto via Napoleone III, hanno per CasaPound un elevato valore ideologico, propagandistico e strategico. Allo stesso tempo, tuttavia, le occupazioni e il loro status illegale costituiscono anche un ostacolo per il partito politico di CPI, che è sottoposto alla legalità. Una contraddizione che, in vista di un’imminente sgombero, racchiude un certo potenziale esplosivo per CasaPound Italia. Un partito politico che partecipa alle elezioni come può, come deve, come gli è permesso reagire? E un movimento rivoluzionario nazionale come può difendere il proprio cuore mitologico? Un vero e proprio dilemma per CasaPound Italia. Indipendentemente da come si comporterà nel caso di uno sgombero non può che perdere — o come partito politico o come movimento.

Come partito-movimento, CasaPound Italia si trova in una classica contraddizione nell’unire approcci diversi e talvolta divergenti. Con la trasformazione in partito, dopo dieci anni da movimento puro, CasaPound non ha solamente creato un’ulteriore opzione per accedere al potere nello stato. Piuttosto, CasaPound Italia fa ora parte del sistema regolamentato e burocratico dei partiti, delle istituzioni e delle amministrazioni, nonché di un sistema di legalità e serietà. Si tratta di un sistema sottoposto a logiche e regole molto diverse rispetto a quelle di un movimento; elementi e forze atte a stabilizzare il potere e lo Stato, difficili da conciliare con le caratteristiche di un movimento che si occupa principalmente di articolare la protesta e di realizzare azioni mirate al cambiamento sociale e politico. Un movimento normalmente si trova in uno stato di mobilitazione permanente, altrimenti ristagna, perde coerenza, propulsione e scopo e alla fine smette di essere un movimento. I movimenti sono basati su strategia e tattica, propaganda e azione, definiscono tempi e luoghi del loro attivismo necessità, obiettivi logiche di cambiamento propri e non secondo le regole delle strutture di potere a cui sono sottoposti. In questa situazione delicata, che cresce col successo elettorale, CasaPound Italia si trova da cinque anni a questa parte. Da una parte c’è la necessità di aumentare il bacino elettorale e quindi l’inserimento nel sistema partitico borghese con le sue regole basate sulla legalità. D’altra parte, c’è la rivendicazione nazional-rivoluzionaria di essere un movimento in lotta per il potere. Questa contraddizione fondamentale fa aumentare spaccature e forze centrifughe straordinarie per un partito-movimento: Il partito è al servizio del movimento? Il partito fa da cassa di risonanza, finanziatore e risorsa al movimento? Oppure è addirittura l’avanguardia propulsiva del movimento? Al contrario: Il movimento rimane semplicemente base di reclutamento, serbatoio di mobilitazione e di elettorato di una struttura di partito che si allontana dalla base e si imborghesisce? Il movimento col tempo si trasformerà in fonte di creatività e di forza a servizio del partito, ma in via di inesorabile esaurimento? Oppure è possibile che partito e movimento si completino e si fertilizzino reciprocamente in modo permanente?

Rimane da vedere come si svilupperà in futuro il movimento-partito CasaPound Italia. Attualmente, lo sgombero di via Napoleone III non solo getterebbe un’ombra su questi sviluppi e sul conflitto interno; uno sgombero del quartier generale fascista infliggerebbe un grave danno ai fascisti del terzo millennio.

Lo stato delle cose
Il ricorso allo squatting da parte degli estremisti di destra non è più una novità in Italia. E sono finiti i tempi in cui le occupazioni erano un primato dei movimenti di emancipazione di sinistra o delle subculture. Il centro di gravità del movimento di occupazione di destra era, ed è, Roma. Nella Capitale, fra gli attori non va menzionata solo CasaPound Italia. Strutture vicine all’ex partito di Alleanza Nazionale, ma soprattutto Forza Nuova hanno da tempo inserito le occupazioni nel loro modus operandi. Eppure è CasaPound Italia a rivendicare per sé i Centri Sociali di Destra come un marchio di qualità, sfruttando le occupazioni per rappresentarsi come movimento nazional-rivoluzionario e per l’export del proprio modello di movimento.

Nel 2019 — dopo 18 anni di occupazioni — i Centri sociali di Destra sono solo sei su tutto il territorio statale e di questi solo tre sono ascrivibili a CasaPound Italia. Nella capitale, Roma, si contano quattro occupazioni di destra, di cui due riconducibli a CasaPound: il Circolo Futurista Casal Bertone e la «via Napoleone III». Con Foro 753 le strutture vicine all’ex Alleanza Nazionale detengono ormai un centro di vecchia data, mentre Forza Nuova da tre anni tiene occupato un centro in via Taranto nel distretto di San Giovanni. Delle due occupazioni fuori Roma solo quella di Latina è attribuibile a CasaPound Italia.

I tempi in cui in Italia era possibile imporre nuove occupazioni fasciste sembrano ormai passati. Anche le occupazioni di Forza Nuova, che secondo la propaganda opera in favore di famiglie etnicamente italiane e/o per cacciare famiglie di migranti, hanno vita breve e un carattere piuttosto simbolico, mentre CasaPound Italia non ha fatto alcun tentativo di occupazione dall’ormai lontano 2013. La loro ultima occupazione che ha avuto successo è avvenuta ormai undici anni fa ed è stata sgomberata nel 2015. Il bilancio di CasaPound Italia è, a dir poco, microscopico. E non solo rispetto alle occupazioni di sinistra e al movimento sul «diritto abitativo». Cambia poco se l’articolo di Wikipedia sui Centri sociali di Destra di Roma elenca nove anziché quattro occupazioni. Agli autori sembra mancare il coraggio di aggiornare la voce di Wiki. E non è CasaPound ma Forza Nuova ad incorporare attivamente l’occupazione come strumento dell’azione di strada e delle campagne politiche. CasaPound Italia, invece, riposa su vecchi allori.

Anche l’immagine di CasaPound Italia come combattente per il diritto all’abitazione ha fondazioni deboli. La narrazione secondo cui la sede di via Napoleone III sarebbe un rifugio per le famiglie italiane in difficoltà è ormai molto controversa. La stampa della Capitale nega questa auto-rappresentazione e sempre più spesso parla del Grand Hotel CasaPound, da cui trarrebbero beneficio principalmente i suoi membri e i loro amici. Gli inquilini sfuggirebbero a qualsiasi controllo e di conseguenza la città di Roma avrebbe perso 300.000 euro di reddito da locazione all’anno. Calcolato sugli anni di occupazione, CasaPound Italia avrebbe rubato alla città di Roma circa quattro milioni di euro. E proprio come il Comune non si preoccuperebbe di sgomberare l’edificio, non avrebbe nemmeno agito per staccare luce e acqua ai fascisti come previsto dal Decreto Lupi del 2014.

Anche la funzione della sede di CasaPound come Centro Sociale è abbastanza dubbia. Secondo la stampa il quartiere non percepirebbe l’edificio come un partner sociale interattivo, bensì solo come un centro politico, dal quale di quando in quando partono le cosiddette «passeggiate per la sicurezza», che si infiltrano nel quartiere per ergersi a potenza d’ordine fascista e assediare razzialmente il vicinato. D’altronde questo corrisponde all’autodefinizione di CasaPound come «ambasciata d’Italia» in un quartiere multietnico.

A quando lo sgombero della sede di CasaPound Italia?
Dal 2003 al 2008 le occupazioni di destra a Roma sono state tollerate dal sindaco Walter Veltroni, dal 2008 al 2013 protette da Gianni Alemanno e dal 2013 al 2016 le occupazioni di destra sono state ignorate dai primi cittadini. Dalla metà del 2016 Roma ha nella quarantenne Virginia Raggi (M5S) una nuova sindaca, e da metà 2018 Matteo Salvini (Lega) è il nuovo ministro degli interni. Sin dal suo insediamento Salvini ha insistito per lo sgombero di edifici e fabbriche occupati, e secondo lui almeno 22 delle quasi 100 occupazioni presenti oggi a Roma saranno sgomberate entro la fine dell’anno. Cosa significa questo per CasaPound Italia?

A fine gennaio 2019, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico in consiglio comunale a Roma hanno votato a favore di uno sgombero immediato di via Napoleone III numero 8. Quindi, a livello comunale, vi è una chiara presa di posizione del Consiglio comunale a favore dello sgombero del quartier generale fascista. Ora la decisione finale è in mano al ministro degli interni, il populista di destra Matteo Salvini, che ha già dichiarato di non considerare una priorità lo sgombero di CasaPound. Prima ci sarebbero altri sgomberi da attuare.

È poco probabile che il ministro degli interni cambi idea. CasaPound Italia e la Lega nel 2015 sono stati partner nell’alleanza elettorale Sovranità – Prima gli Italiani. A quel tempo, Salvini incontrava a cena i dirigenti di CasaPound Italia presso l’Osteria Angelino dal 1899, il ristorante di Gianluca Ianonne a Roma. Insieme hanno partecipato a varie elezioni locali, organizzando manifestazioni e proteste congiunte sia a Milano che a Roma.

Nel mese di maggio 2018, il futuro ministro degli interni ha assistito alla finale fra Juventus e Milan allo Stadio Olimpico indossando una giacca del marchio di moda fascista Pivert, gestito da membri di CasaPound. E da ministro, a metà dicembre 2018, Salvini ha pubblicizzato il libro Come la Sabbia di Herat di Chiara Giannini, edito da Altaforte Edizioni vicina a CasaPound. Ma anche al di là di questa vicinanza del nuovo ministro degli interni ad apologeti della dittatura fascista di Benito Mussolini, la suddivisione dei compiti tra i fascisti di CasaPound Italia e la Lega funziona al meglio. Così è stata CasaPound a impegnarsi per settimane contro l’occupazione dell’ex fabbrica di penicillina LEO Roma in via Tiburtina da parte di alcuni immigrati, organizzando manifestazioni davanti all’edificio occupato, prima che l’edificio venisse fatto sgomberare nel dicembre 2018 dalle forze dell’ordine in presenza dello stesso ministro Salvini. La richiesta di sgombero degli immigrati da parte degli squatter di destra era avvenuta sotto il motto «Basta degrado: Sgomberiamoli».

Un altro campo di azione condiviso da Lega e CasaPound Italia è quello delle ronde. La scorsa estate, gruppi misti di membri CasaPound e Lega hanno presidiato alcune spiagge italiane per ostacolare l’attività dei piccoli venditori immigrati che vendono teli, creme solari, gelati o frutta e cacciarli via. Le autoproclamate passeggiate per la sicurezza, che non sono altro che vigilanza fascista a scopo intimidatorio e razzista, applicano nei fatti le leggi sulla sicurezza e la politica razzista di esclusione di Salvini. Si tratta quasi di un esercizio fascista per far vedere come Lega e CasaPound si immaginano la realtà quotidiana italiana.

Traduzione:

Vedi anche:

Arch Faschismen Politik Racism Recherche | | Heiko Koch Matteo Salvini | | Italy | 5SB/M5S CPI Lega PD&Co. | Italiano

BBD in der PROKLA.
Kurz notiert

In der PROKLA – Zeitschrift für kritische Sozialwissenschaft (Heft 192, Jg. 2018, S. 459-473) ist der Artikel »Mobilisierungspraxen der extremen Rechten am Beispiel von Casa Pound Italia / Casa Pound – ein “gemeinsames Haus” für Europas Neofaschisten?« von Phillip Becher erschienen.

Im Literaturverzeichnis scheint gleich zweimal auf, und zwar mit folgenden Beiträgen:

Faschismen Politik Publikationen | afk | Heiko Koch | BBD Prokla | | CPI | Deutsch

CasaPound Italia — faschistisches Hybrid.

von Heiko Koch*

Veränderte politische und ökonomische Situationen bringen neue Typen politischer Akteure hervor — auch bei der extremen Rechten. Ob ihre Strukturen und Organisationsformen Bestand haben, sie sich ausbauen und ihre Modelle sich nachhaltig bewähren können, hängt von vielen Faktoren ab. Ein Modell, das sich derzeit anschickt bei vielen Rechten in Europa eine Vorzeigefunktion zu erhalten, ist die faschistische Bewegung/Partei CasaPound Italia. Doch warum ist gerade dieses Organisationsmodell in der extremen Rechten Italiens und Europas so erfolgreich?

Mein Beitrag soll die Hybridität CasaPounds und die damit verbundene Kraft zur Erneuerung des Faschismus beleuchten. Um mein Argument auszuführen, werde ich zunächst die Evolution CasaPounds von einer Bewegung zur Partei beschreiben. Daraufhin werde ich Strategien und Praktiken unter dem Aspekt der Hybridisierung erläutern. Um abschließend die europäische Dimension der (nach Eigenaussage) »Faschisten des dritten Milleniums« zu skizzieren.

Faschismus für das dritte Jahrtausend? Die Evolution von CasaPound.

Im Dezember 2003 entstand in Rom die (neo)faschistische Bewegung CasaPound. Mitglieder verschiedener national-revolutionärer Gruppierungen, der römischen Rechtsrockszene und des Movimento Sociale Italiano – Fiamma Tricolore (MSI-FT) besetzten unter dem Vorzeichen angeblich antikapitalistischer Kritik ein sechsstöckiges Mietshaus im Stadtteil Esquilino, in der unmittelbaren Nähe des Hauptbahnhofs Stazione Termini. Die Besetzung nannten sie »Casa Pound« — nach dem antisemitischen, us-amerikanischen Literaten Ezra Pound. Bis 2008 war CasaPound eng angebunden an die faschistische Traditionspartei Fiamma Tricolore, bis sie sich nach einem internen Streit 2008 von der Partei trennte und als Sozialverband auftrat. 2012 ließ sich CasaPound als Wahlpartei registrieren und nannte sich CasaPound Italia. Seitdem agiert sie nicht nur als Bewegung auf den sozialen, politischen und kulturellen Ebenen, sondern auch als Partei im institutionellen Rahmen. 2013 trat sie das erste Mal bei den römischen Kommunalwahlen an — und 2015 landesweit. Sie brachte es in einigen Kommunen, aber auch unter dem Logo des »Sovranità «-Bündnisses mit der Lega Nord, zu einigen Sitzen in den kommunalen Parlamenten. Im Jahr 2010 gab CasaPound die Zahl ihrer Mitglieder mit 2.200 an. Heute spricht sie von fast 5.000 Mitgliedern.

Getragen durch die gesellschaftliche Rechtsentwicklung in Italien, unterstützt durch rechte Parteistrukturen, die in CasaPound eine ihnen genehme und nützliche Jugendbewegung sahen, gelang es der neuen Bewegung, sich zu etablieren. Weitere, zum Teil erfolgreiche, Besetzungen in Rom und anderen Städten folgten und in Italien entstand eine Szene rechter Sozialzentren — die »centri sociali di destra«. Ihr illegales und oft gewalttätiges Vorgehen wurde kaum von den zuständigen Behörden geahndet. Anfang 2016 wurde ein Gutachten aus dem Innenministerium bekannt, dass den Faschisten eine grundsätzliche Gesetzeskonformität und eine hohe ethische Gesinnung bescheinigt, ihren Rassismus unterschlägt und ihre Gewalttätigkeit auf ein singuläres Problem einzelner Mitglieder reduziert. (Das Gutachten entstand im Rahmen eines Gerichtsverfahrens, in dem die Tochter Ezra Pounds, Mary de Rachewiltz, der Partei gerichtlich untersagen lassen wollte, den Namen ihres Vaters als Namensgeber zu gebrauchen.) So konnte CasaPound ungestört durch Behörden und staatliche Organe und trotz ihres aggressiven Auftretens und zahlreicher Gewaltakte ungehindert ihre Strukturen ausbauen und anwachsen.

Penetrazione Fascista — von der Durchdringung alltäglicher Räume.

Parallel zu den Besetzungen gründete CasaPound eine Vielzahl von sozialen und kulturellen Organisationen. Zu dieser soziokulturellen Sphäre gehören Theater-, Kunst- und Kulturzirkel, Sozial-, Gesundheits- und Zivilschutzorganisationen, rechte NGOs — die im Ausland tätig sind, eine Tier- und Naturschutzorganisation, eine Pfadfinderorganisation und eine Müttervereinigung, sowie eine Gewerkschaft. Ungefähr 20 Bars und Kneipen, mehrere Restaurants, diverse Tattoo-Läden und 15 Buchhandlungen zählen als sozio-politische Treffpunkte ebenso wie eine große Zahl von Parteisitzen zu dieser Infrastruktur. Mit dieser sozial ausgerichteten Aktivierungsstrategie stellt sich CasaPound in die Tradition der »Sozialen Rechten«, gibt sich einen gut vernetzen Unterbau und nutzt diese Basisorganisationen zur Durchdringung sozialer und kultureller Bereiche — zur »penetrazione fascista«.

Mit über einem guten Dutzend parteinaher Musikbands, diversen Ultra-Gruppen, sowie vielen Freizeit- und Sportvereinigungen wirken sie zudem in subkulturelle Milieus hinein und sorgen für eine enge Verzahnung von Sport- und Musikevents mit politischem Aktivismus. Weiterhin betätigt sich CasaPound im Bildungssektor durch den Aufbau eigener Organisationen. In über 40 Städten ist der »Blocco Studentesco«, ihre Schüler-und StudentInnenorganisation, aktiv. Laut Sprecher hat der Blocco Studentesco im Dezember 2015 landesweit über 27.000 Stimmen erhalten — 11.000 davon allein in Rom und der umgebenden Provinz. Im Mediensektor verfügt CasaPound über eine große Anzahl an Publikations- und Propagandaorganen. Neben mehreren kleinen Printmedien sind es vor allem eine große Anzahl an Internetauftritten, Facebook-Seiten, Videokanälen, ein Internet-Radio mit diversen Redaktionen und eine Online-Tageszeitung. Das Maß an Professionalisierung im Medienbereich ist beträchtlich.

Zu diesen breit gestreuten Infrastrukturen CasaPounds gehört eine große Anzahl kleinerer und größerer Veranstaltungen, Feste und Konzerte, Aktionen, Kundgebungen und Demonstrationen, Konferenzen, Kongresse und Kampagnen, die sich quer über das Jahr und durch Italien ziehen und zu denen teilweise mehrere tausend Mitglieder und SympathisantInnen erscheinen.

Ethnisieren, Polarisieren, Eskalieren.

In den aktuellen Kampagnen CasaPounds spiegeln sich tradierte faschistische Positionen wie auch die aktuellen Debatten der europäischen Rechten wider.

Das Hauptagitationsfeld von CasaPound sind zur Zeit die einreisenden Flüchtlinge nach Italien und Europa. CasaPound spricht von einer Invasion und propagiert einen Stopp jeglicher Einwanderung. Sie spricht sich gegen ein »Ius Soli« aus und propagiert eine eigene italienische Identität versus allen Nicht-Italienischen. Die Rhetorik CasaPounds ist dabei äußerst aggressiv und ihre Aktionen gegen Flüchtlingsunterbringungen, wie in dem römischen Stadtteil La Storta im Jahr 2015, verlaufen teilweise sehr gewalttätig.

Ein Dauerthema CasaPounds ist der angebliche soziale und kulturelle Verfall Italiens und der damit einhergehende Niedergang der von ihnen gepriesenen Werte wie Nation und Staat, Volk und Familie. Ein Prozess der Schwäche und Dekadenz an dem vor allem linke, liberale und demokratische Politik und die Einwanderung schuld seien.

Weitere Kampagnen zeugen von einem ausgeprägten Ultra-Nationalismus und nehmen Anschluss an einem weiterhin bestehenden italienischen Irredentismus und Gebietsansprüchen an benachbarte Nationen. Mit Demonstrationen wie 2011 in der Südtiroler Stadt Bozen unter dem Motto »Bozen ist Italien« oder 2015 mit einer nationalen Demonstration in der Grenzstadt Gorizia (Görz) unter dem Motto »Stehe auf, kämpfe, siege« anlässlich des Kriegseintritts Italiens 1915 in den 1. Weltkrieg setzt CasaPound diese Haltung provokativ in Szene.

Im Bereich der Auswirkungen der ökonomischen Krise und der Folgen der Austeritätspolitik in der EU inszeniert sich CasaPound über national-revolutionär konzertierte Aktionen zeitgleich als Retter der »nationalen Arbeitsplätze« und der »nationalen Industrie«. Wie bei vielen ultrarechten Gruppierungen sind es die Banken und die Regierung, die für die Krise die Verantwortung tragen. Diese würden wahlweise dem Diktat der EU, der USA oder dem internationalen Finanzkapital gehorchen und Volk und Nation ausbeuten und unterdrücken. So propagiert CasaPound im klassisch-faschistischen Stil eine autarke Wirtschaft, eine allumfassende nationale Souveränität und ein kooperatistisches Gemeinwesen in einer »organischen« Nation. Die Aktionsformen des Protests, denen sich CasaPound dabei bedient, sind oft angelehnt an die Protestformen emanzipatorischer und linker Gruppen, nationalisiert und aggressiv.

Blurring realities — die Hybridisierung von CasaPound.

CasaPound kann man als ein politisches Hybrid bezeichnen — als eine Bewegung, die es verstanden hat verschiedene, teils antagonistische Denkweisen und Logiken aus unterschiedlichen kulturellen und sozialen Gesellschaftsbereichen zu einem quasi neuen Handlungs- und Denkmuster zusammenzusetzen. Über die »centri sociali di destra« und die breite soziokulturelle Infrastruktur CasaPounds ist vor allem für junge Menschen ein Raum entstanden, in dem es über den gelebten faschistischen Alltag zu einer Verschmelzung verschiedener gesellschaftlicher Schichten, rechter Szenen und Subkulturen gekommen ist. In dieser Parallelwelt radikalisieren sich die Mitglieder und SympathisantInnen und CasaPound schafft sich über ihre konstanten Projekte neue Generationen von AktivistInnen nach ihrem Modell. Partiell ist es dabei CasaPound gelungen, die Heterogenität der NutzerInnen ihrer Infrastruktur zu einer eigenen symbiotischen Identität zu transformieren.

Die Vielfalt der soziokulturellen Einflüsse bei CasaPound wirken synergistisch und schaffen innovative kulturelle Initiativen und neue politische Kooperationen — seien es in Musikprojekten, Modemarken und Sportevents, transnationale Organisationen, Kampagnen oder Kongresse.

CasaPound verbindet in ihrem Vorgehen unterschiedliche, teils widerstreitende Ebenen. Als Bewegung nutzt sie die flexible Ebene der unmittelbaren Einflussnahme und direkten Aktion, sowie die unterschiedlichsten Ressourcen, Zugänge und Wirkkräfte der Basisorganisationen und Subkulturen. Als Partei partizipiert sie an dem Parteienstatus und versucht die Mechanismen der starren, verregelten Ebene der Parlamente und der administrativen Macht für sich nutzen. Der seit Ende 2012 bestehende Parteienstatus ermöglicht zudem weiteren Gesellschaftsstrukturen Zugang zu CasaPound, verbreitert ihre Einflussmöglichkeiten und Zugänge zur Macht.

Und über die populär-kulturellen Ansätze und den »Gramscismus von Rechts« findet bei CasaPound eine Aktualisierung tradierter Bilder, Ästhetiken und öffentlicher Aktionenformen — eine Neu-Inszenierung des italienischen Faschismus — statt.

Conclusio: CasaPound — Rollenmodell für Rechtsextreme in Europa?

Durch CasaPounds angewandte Strategien und Methoden der »Nouvelle Droite« erfahren überkommende Argumentationsmuster und Rhetoriken des italienischen Faschismus eine Modernisierung. Gewohnte politische Diskursformen und dichotome politische Verortungen werden in der breiten Öffentlichkeit durch die ästhetische Camouflage, die Kommunikationsstrategien und den Ethnopluralismus CasaPounds unterlaufen. Ein neues faschistisches Image entsteht und senkt die demokratische Resilienz. Die professionelle Nutzung der neuen Medien und Sozialen Netzwerke komplettieren die Umsetzung dieser medialen Strategien und Kampagnen CasaPounds.

Trotz ihres Ultra-Nationalismus versteht CasaPound ihre Ideen als explizit europäische Ideen und sucht seit ihrem Bestehen den Austausch und die Kooperation mit anderen rechten Bewegungen und Parteien in Europa — vor allem zu faschistischen, national-revolutionären und neu-rechten Gruppen und Strömungen. In diesem Sinne gibt es einen regen Austausch zwischen CasaPound und anderen rechten Strukturen in Europa. Der Austausch von Strategien, Taktiken und Lösungsansätzen für Probleme — sprich Ideologietransfer, ökonomische, ideologische und politische Unterstützung, sowie Export des eigenen Modells liegen CasaPound sehr am Herzen. Zur Pflege ihrer Auslandskontakte hat CasaPound einen eigenen Verantwortlichen ernannt. Dieser und weitere Mitglieder der französischen Nouvelle Droite und CasaPounds betreiben seit 2006 das transnationale Netzwerk Zentropa. In den letzten zehn Jahren verankerten und vernetzten sie sich mit Gleichgesinnten in gut einem Dutzend europäischen Ländern und schafften so unter anderem die Basis für die seit zwei Jahren stattfindenden national-revolutionären Konferenzen in Paris, wo z.B. das rechte ukrainischen Azov-Regiment und ihr internationale Ableger »Reconquista« offen für sich warben.

Dieser Zusammenarbeit entspringt auch die europaweite Beteiligung an dem seit acht Jahren stattfindenden Rechtsrock- und Kampfsportturnier »Tana delle Tigri« von CasaPound in Rom.

Eine weitere transnationale Kooperation, die auf die Zentropa-Gründer zurückgeht, stellt die 2011 gegründete »Solidarité identités onlus« (Sol.id) dar. Sol.id ist eine rechte, ethno-pluralistische NGO, die Projekte in Birma, Palästina, Kosovo, auf der Krim, in Kenia, Südafrika und Syrien betreibt. Dabei stechen die Projekte zu den Karens in Birma und die seit drei Jahren stattfindenden karitativen Solidaritätsaktion zum syrischen Baath-Regime hervor. 2013 wurde zudem die transnationale »European Front for Syria« zur politischen Unterstützung des Regimes unter Baschar al-Assad gegründet. Im letzten September organisierte CasaPound im historischen Viertel EUR in Rom den »1. Internationalen Kongress der identitären Solidarität«. Mit dabei VertreterInnen syrischer Staatsorganisationen, islamische Vereinigungen, VertreterInnen der Hizbollah und der national-sozialistischen Partei Syriens (SSNP). Somit findet sich auch das internationale, geopolitische Terrain im Hybriden CasaPound wieder.

Bei so viel synergistischen Prozessen und innovativen Projekten bleibt eine Attraktivität und Faszination für andere rechte Strömungen in Europa nicht aus. Und es kann nicht verwundern, wenn CasaPound von vielen ihrer SympathisantInnen als ein Motor der Erneuerung begriffen wird. So nennt sich in der sächsischen Kleinstadt Pirna ein NPD-Büro »Haus Montag«, nach der ersten Hausbesetzung CasaPounds. Und in Spanien geht bei einigen Nationalrevolutionären die Bewunderung so weit, dass sie mit Hausbesetzungen (sogenannten Hogares Sociales) und anderen Aktionen CasaPound eins zu eins kopieren. Ob das Modell CasaPound allerdings außerhalb Italiens Erfolg haben wird bleibt abzuwarten.

Siehe auch:

*) Heiko Koch lebt und arbeitet in NRW, ist Mitbegründer und Autor diverser antifaschistischer Zeitungen, Verfasser von Internetrecherchen, Teamer und Dozent gegen »Rechtsextremismus« (Quelle: Unrast-Verlag). Er hat das Buch »Casa Pound Italia« geschrieben.

Der vorliegende Artikel ist in ähnlicher Form und in englischer Sprache auch im Sicherheitspolitik-Blog erschienen.

Faschismen Gewerkschaften Medien Migraziun Politik Soziales | | Heiko Koch | | | CPI Lega | Deutsch

CasaPound im Bozner Rathaus.

eine Außensicht von Heiko Koch*, Autor des Buches »Casa Pound Italia«.

Am 10. Mai fanden die Gemeinderatswahlen in Südtirol statt und in 109 von 116 Gemeinden wurden die politischen Vertreter für die nächste Legislaturperiode gewählt. In der Landeshauptstadt Bozen schaffte es Andrea Bonazza, der Kandidat der offen faschistisch auftretenden CasaPound Italia (CPI), auf Anhieb in das Stadtparlament. Somit verfügt die seit 12 Jahren existierende und seit rund zwei Jahren auch als Partei auftretende Bewegung über ihren ersten Repräsentanten in einem Kommunalparlament.

Schon bei ihrem ersten Antritt zu den Parlamentswahlen im Februar 2013 hatte CasaPound Italia ihr bestens Wahlergebnis in Bozen erzielt. Damals konnte ihr Kandidat, der 52jährige Immobilienmakler Maurizio Puglisi Ghizzi, 1,7 Prozent der abgegebenen Stimmen auf sich vereinen. Diesmal wurde der 34jährige Andrea Bonazza mit 2,4 Prozent in das Parlament der größten Gemeinde Südtirols gewählt. Umgehend erhielt er vom CasaPound-Präsidenten Gianluca Ianonne ein großes Lob aus Rom. Dieser sprach von einem »historischen Resultat«:

La vittoria di Bolzano – … – ci conferma che siamo sulla strada giusta e ci dà  la certezza che cambiare si può, basta non indietreggiare mai.

Der Sieg von Bozen – … – bestätigt, dass wir auf dem richtigen Weg sind und gibt uns die Gewissheit, dass die Veränderung möglich ist, sofern man nie zurückweicht.

Andrea Bonazza – der erste Stadtabgeordnete CasaPound Italias

Andrea Bonazza ist bei weitem kein Unbekannter in Bozen. Der Werdegang des gebürtigen Bozners ähnelt sehr dem seines römischen Parteichefs. Seit seiner frühesten Jugend war Bonazza in faschistischen Organisationen aktiv. Zunächst in der Fronte della Gioventù, der Jugendorganisation der 1946 gegründeten faschistischen Traditionspartei Movimento Sociale Italiano (MSI). 1995 machte Bonazza die Um-Etikettierung der MSI in Alleanza Nazionale unter Gianfranco Fini nicht mit und folgte dem Rechtsterroristen Pino Rauti zur Fiamma Tricolore. Spätestens seit 2008, als Gianluca Ianonne zur Einweihung des CasaPound-Sitzes nach Bozen kam verschrieb er sich voll und ganz CasaPound Italia und ist seitdem maßgeblicher Organisator, Koordinator und Agitator der »Faschisten des 3. Jahrtausends« in Südtirol. Als Mitglied der rechten Skinhead-Szene, akzeptiertes Mitglied in der Ultraszene des Hockeyclub Bozen und des FC Bolzano, Sänger in der faschistischen Hardcore Band »No Prisoner«, langjähriger Betreiber der rechtsradikalen Kneipe »Bar 8«, Organisator im CasaPound-Sitz »RockaForte« und eloquenter Selbstdarsteller in den Medien verfügt er in der ca. 100.000 Einwohner zählenden Stadt und der autonomen Provinz Bozen-Südtirol über einen breiten Zugang zu unterschiedlichsten gesellschaftlichen Bereichen.

Sein Hang zur Provokation und Gewalt und daraus resultierende Gerichtsprozesse scheinen seiner Polit-Karriere dabei in Bozen keinen Stein in den Weg zu legen. Öffentlich bekannt wurden unter anderem folgende Umstände: Im November 2002 war Bonazza in eine Schlägerei verwickelt, bei der der 26 jährige Fabio Tomaselli in einer Bozner Bar von Faschisten brutal zusammengeschlagen wurde. Schwerverletzt schleppte sich dieser zu seinem Auto und verunglückte einige Kilometer weiter kurz vor Frangart, als er mit seinem Wagen von der Straße abkam. Die Autopsie ergab als Todesursache die schweren Misshandlungen aus der Kneipe. Bonazza und drei weitere Faschisten wurden zwar angeklagt, schlussendlich aber freigesprochen. 2009 zeigten Andrea Bonazza, sein Parteikollege Mirko Gasperi und zwei weitere Kameraden öffentlich den auch in Italien verbotenen »römischen Gruß«. Während ihre Kameraden einem Vergleich zustimmten, kamen bei Gasperi und Bonanza das Gesetz Nr. 645, das so genannte Scelba-Gesetz aus dem Jahr 1952, zur Anwendung.

Gasperi wurde zu einer Geldstrafe und Bonazza zu einer zweimonatigen Haftstrafe wegen der Verherrlichung des Faschismus verurteilt. Im letzten September widersprach das Kassationsgericht in Rom explizit dem Einspruch von Bonazzas Anwalt und bestätigte somit nicht nur die Verurteilungen, sondern auch die Aktualität des Scelba-Gesetzes — ein Gesetz das in Italien kaum zur Anwendung kommt.

Vielleicht wird Bonazza ein weiteres Mal wegen eines aktuellen Vorfalls nach dem Scelba-Gesetz verurteilt werden: Zugetragen hatte sich der Vorfall während des laufenden Wahlkampfs im Mai auf dem Matteotti-Platz. Am 5. Mai war der Parteisekretär der Lega Nord, Matteo Salvini, auf dem nach dem 1924 von Faschisten ermordeten Sozialisten Giacomo Matteotti benannten Platz in Bozen aufgetreten. Auf dem Matteotti-Platz erwarteten ihn neben vielen Lega-Anhängern auch CasaPound-Mitglieder. Sie waren zu Salvinis Unterstützung erschienen. Ein Umstand der nicht verwundert, koalieren doch die Lega Nord und CasaPound schon seit rund einem halben Jahr in dem Bündnis »Sovranità  – prima gli italiani« – »Souveränität, Italiener zuerst« und treten in gemeinsamen Wahllisten zu den kommenden Wahlen Ende Mai an. Allein in Bozen verbündete sich CasaPound mit dem ehemaligen Bozner Kurzzeit-Bürgermeister Giovanni Ivan Benussi zur »Liste Benussi«. Ein Bündnis mit der Lega schien hier nicht zustande zu kommen. Nichtsdestotrotz begeisterten sich die Faschisten von CasaPound für die rassistische Hetze Salvinis gegen die Einwanderung von Migranten, Aufnahme von Flüchtlingen, Zuwendungen für Roma, die Adoption durch Homosexuelle, usw. usf.. Als eine Gruppe Linker den menschenfeindlichen und antidemokratischen Äußerungen Salvinis Paroli boten provozierten die Faschisten und versuchten auf die Oppositionellen loszugehen. Bonazza tat sich dabei besonders hervor, er griff die Protestierenden an, zeigte den römischen Gruß und musste schließlich von Sicherheitskräften überwältigt werden.

Ein Interview, das er kurz nach seiner Wahl in den Gemeinderat dem Radiosender 24 gab, brachte ihm weitere Anzeigen ein. Hierin lobte er Adolf Hitler für seine Verdienste um Deutschland, negierte die Verbrechen Mussolinis und befand

Ich bin Faschist, warum nicht? Es ist nichts Schlimmes dabei.« und »mit Mussolini würde in Italien alles besser funktionieren.

Bozner Zustände

Mittlerweile schlagen die Wellen der Empörung in Südtirol hoch. Vertreter öffentlicher Einrichtungen, aus Kultur und Politik distanzieren sich vehement von CasaPound und sprechen von einer Schande für die Landeshauptstadt. Auch der am Pfingstsonntag in einer Stichwahl wiedergewählte Bürgermeister Luigi Spagnolli (PD) beteiligt sich an den öffentlichen Bekundungen der Abscheu und der Distanzierung.

Dabei ließ er es in seiner letzten Amtsperiode an einer eindeutigen demokratischen und antifaschistischen Haltung missen. Er weigerte sich Straßen mit faschistischer Namensgebung umbenennen zu lassen — fand, dass Bozen (70 Jahre nach Kriegsende) dafür »nicht bereit« sei. Er ließ ein äußerst umstrittenes, weil revisionistisches Denkmal für die 1943 ermordete Norma Cossetto errichten. Und in diesem Jahr wollte er auf seine Bürgerliste Robert Oberrauch setzen, der vor fünf Jahren noch auf das Bürgermeisteramt kandidierte und sich dabei von der in der faschistischen Tradition stehende Partei Unitalia unterstützen ließ. Am 5. Mai aber lieferte Spagnolli die wohl symptomatischsten Bilder für die politische Kultur und die lokalen Eliten Bozens. Nach der Wahlkampfveranstaltung des Legisten-Chefs Salvini und den Angriffen der CasaPound-Faschisten auf die protestierenden Demokraten traf er sich auf einen Umtrunk mit CasaPound-Mitgliedern in einer Bar. Dort ließ er sich ungehemmt mit den Squadristen fotografieren — wie sie um ihn standen und den römischen Gruß entrichteten. Ein weiteres Foto zeigt den lachenden Faschistenführer Andrea Bonazza wie er den Sozialdemokraten und Bürgermeister der Landeshauptstadt umarmt und fest an sich drückt.

Bozner Zustände — die Faschisten bespielen die Stadtgesellschaft. Hier einige Beispiele: CasaPound verfügt über diverse Treffpunkte und Organisationen in Bozen. Mit seiner »Bar 8« konnte Bonazza vor einigen Jahren auf dem »Christkindlmarkt der Solidarität« teilnehmen — bis ihm das verwehrt wurde. Vertreter des Blocco Studentesco, der Schüler- und Studentenorganisation CasaPounds, wurden 2011 zusammen mit anderen Studenten in einer Delegation bei dem Mitglied der Landesregierung und Landesrat für italienische Schule und Kultur Christian Tommasini vom Partito Democratico empfangen. Ebenfalls 2011 wollte der Viertelrat des Stadtteils Don Bosco, bestehend aus Partito Democratico und Südtiroler Volkspartei (SVP) die faschistische Buchhandlung »CasaItalia« bei einer Freilichtausstellung unterstützen — bis ihm die Kommune dies untersagte. Die CasaPound-Buchhandlung »CasaItalia« erhielt als Kulturorganisation öffentliche Gelder — bis die grüne Kulturassessorin Patrizia Trincanato insistierte und der faschistischen Buchhandlung der Status einer förderwürdigen kulturellen Organisation aberkannt wurde. (Eine ermäßigte Miete zahlen die Faschisten weiterhin an das landeseigene WOBI). Aus Protest über diese Entscheidung verließen die Rechtsparteien den Sitzungssaal. Aber auch die Vertreter der »Lista Civica Beppo Grillo«. Die selbsternannten Dissidenten und Anhänger Beppe Grillos sahen die Meinungsfreiheit in Bozen in Gefahr. Zu den Wahlkandidaten der Grillo-Liste gehörte 2010 auch Andreas Perugini, der Präsident des Bozner CineForum. Ganz im Zeichen der Meinungsfreiheit organisierte dieser im Frühjahr 2012 die Aufführung der Dokumentation »Fuori dalle fogne« über die rechtsradikale Szene Roms. Mit eingeladen war der örtliche Faschistenführer Andrea Bonazza und als Moderator für die Veranstaltung fand sich niemand anderes als Alberto Faustini, der Direktor der »Alto Adige«, der meistgelesenen italienischsprachigen Zeitung Südtirols. Soweit ein kurzer Einblick zu Bozner Zuständen.

Südtiroler Meinungsfreiheit

Wie weit die Meinungsfreiheit Kulturschaffender in Südtirol geht demonstrierte Andreas Perugini, seines Zeichen Präsident des mit Fördergeldern unterstützten CineForum und Vertreter von »Alto Adige in MoVimento«. 2012/2013 drehte er nicht nur für die »Movimento Cinque Stelle« Werbespots, sondern auch für zwei faschistische Hardcore-Bands aus Bozen Videoclips. Im Mai 2012 produzierte er für die Firma »ZEMstudio« den Clip »Watch at my Face« für die Band »Green Arrows«. Aufnahmen für den Clip wurden im CasaPound eigenen »MAS 250 Bolzano« gemacht, der Ton im gleichgesinnten Bozener Tonstudio »U Boot – 37« abgemischt und das Ganze von dem faschistischen Label »Black Shirt Records« online gestellt. Für die Band »Green Arrows« drehte er weiterhin den Clip »Paper Bullets«. Bei diesem Dreh ging ihm ein Marco Caruso zu Hand. Dabei dürfte es sich mit großer Wahrscheinlichkeit um den bisherigen Bezirksvertreter des Stadtteils Don Bosco, Jugendvertreter der Partei und neugewählten Stadtabgeordneten von Unitalia Marco Caruso handeln, den Bonazza in der Onlinezeitung CasaPounds »Il primato nazionale« als engen Freund bezeichnete. Auch bei dem Video-Clip »Crisi« für die faschistische Bozner Hardcoreband »No Prisoner« arbeiteten Perugini und dieser Caruso zusammen. Die Aufnahmen entstanden in Verona und im Tonstudio »U Boot – 37«. Sänger der Band »No Prisoner« ist niemand anderes als Andrea Bonazza, der in den letzten Jahren sein Outfit vom Nazi-Skinhead zum Ultra- und Hardcore-Stil gewechselt hat. Im März 2013 scheint Perugini sein letztes Promo-Video für das Label »Black Shirts Records« gedreht zu haben. Hierin bewarb er fünf Hardcore-Bands aus der Produktpalette der Schwarzhemden — Blind Justice, Drizzatorti, Still burnin’ Youth, Green Arrows und No Prisoner.

Auf den Internet-Sites von »Black Shirts Records« findet man übrigens alles, was das Naziherz begehrt. Angefangen von aktuellen italienischen Rechtsrock-Bands über LPs mit dem Titel »Adolf Hitler lebt!« von »Gigi und die braunen Stadtmusikanten«, die mit dem Lied »Döner Killer« die Morde der rechtsterroristischen NSU besingen, bis zu Neupressungen von Platten der Bands »No Remorse«, »Weisse Wölfe« und »Oidoxie«, auf deren CD-cover offen für die Terrorstruktur »Combat 18« geworben wird. Dazu werden historische Bilder der terroristischen »Ordine nero« aus den 70er Jahren auf den »Black Shirts«-Sites gepostet. Ein interessanter Umstand, soll doch im März 2009 der wegen Unterstützung des NSU angeklagte Ralf Wohlleben von dieser 20.000 Euro zur Unterstützung lokaler Nazi-Strukturen nach Südtirol überbracht haben.

Bozner Ein-mal-eins

Die maßgeblichen Medien in Südtirol und Sprecher diverser Parteien und Verbände thematisieren den Einzug Bonazzas in den Stadtrat Bozens als außergewöhnlich und als singuläres Ereignis. Dabei setzt sich genau die Verharmlosung und Toleranz gegenüber rechtsradikalen und rassistischen Positionen fort, die die italienische und Südtiroler Politik seit Jahrzehnten auszeichnet und den Anstieg antidemokratischer und rechtsradikaler Strömungen und Parteien erst ermöglicht/e.

Eine genauere Betrachtung ist notwendig.

In dem schon erwähnten Artikel in der faschistischen »Il Primato Nazionale« vom 11. Mai erwähnte Bonazza nicht nur Marco Caruso, sondern auch Luigi Schiatti als Mann der CasaPound im Stadtrat. Dieser sitzt als einer von zwei Repräsentanten für die »Liste Benussi« im Rat, die mit der CasaPound eine Koalition zu diesen Wahlen einging. Somit wären es nicht nur ein, sondern gleich drei Brüder im Geiste Pounds im Stadtrat. Gianluca Iannone, der Führer CasaPounds, spricht sogar von drei bis fünf CasaPound-Mitgliedern im neugewählten Stadtrat. So gesehen ist der Wirbel um Bonazza eine mediale Augenwischerei und beleuchtet nicht das ganze Problem, das Bozen nun mit Anhängern und Aktiven des gewalttätigen Squadrismus Mussolinis in den Reihen seiner Ratsherren hat.

Aber auch diese Rechnung ist mehr als oberflächlich. Zieht man die Wahlergebnisse der »Liste Benussi«, »CasaPound Italia«, »Lega Nord«, »Unitalia«, »Fratelli di Italia«, »Alto Adige nel Cuore« und »Forza Italia« zusammen — und das muss man Angesichts ihrer historischen Wurzeln, ihrer Verbindungen untereinander und ihrer ideologischen Ausrichtung — so haben in Bozen 31,4 Prozent der Wähler am 10. Mai 2015 in unterschiedlicher Schattierung rechtsradikal gewählt und es entfallen 15 von 45, ein Drittel aller Sitze im Gemeinderat Bozen auf Anti-Demokraten.

So ähnelt das Wahlverhalten der Bürger Bozens dem der 80er Jahre, als die faschistische MSI 1987 bei den Parlamentswahlen 27,3 Prozent und 1985 bei den Kommunalwahlen 22,5 Prozent erzielten. Die Zeitung »Alto Adige« verpasste damals der Stadt den zweifelhaften Ruf »die faschistischste Europas« zu sein. Aber die Zeiten haben sich geändert. Zwar schwelt in dem historisch und sozial zerrissenen Südtirol noch der Streit um nationale Zugehörigkeit und kollektive Identität. Er wird aber nicht mehr wie in den 70er/80er Jahre mit Hass und Mord, Bomben und Terrorismus ausgetragen. In den letzten dreißig, vierzig Jahren hat sich in Südtirol einiges verändert. Was aber ist passiert, dass sich so viele Menschen von der etablierten Politik abwenden und nicht mehr wählen gehen? In Bozen gingen nur 58,8 Prozent der Wahlberechtigten zur Wahl. An der Stichwahl zum Bürgermeisteramt waren es am 24. Mai nur noch 40,7 Prozent. D.h. die größte Partei in Bozen sind »die Nicht-Wähler«. Das Repräsentationssystem befindet sich eindeutig in einer Krise. Was sind die Ursachen? Was heißt das für die Gesellschaft? Und warum wählen von den Wahlberechtigten ein Drittel rechtsradikal und bekunden ihren Willen, sich autoritären, rassistischen und antidemokratischen Gesellschaftsentwürfen anzuschließen?

In den letzten Monaten häuften sich Überfälle auf linke und unpolitische Jugendliche in der autonomen Region Trentino-Südtirol. In St. Leonhard, Bozen, aber auch in Trient wurden junge Erwachsene von Rechtsradikalen angegriffen und zusammengeschlagen. Einige der Übergriffe werden den Squadristen von CasaPound angelastet. Bozen/Südtirol hat nicht nur auf parlamentarischer Ebene ein massives Problem mit rechtsradikaler Raumnahme und Apologeten autoritärer Lebensentwürfe. Und so drängen sich weitere Fragen auf. Was wird die lokale und staatliche Administration zum Schutz des parlamentarisch-demokratisch strukturierten Gemeinwesens unternehmen? Wie werden die demokratischen Bürger Südtirols mit den erklärten Feinden von Freiheit und Gleichheit und deren Strukturen in Zukunft umgehen? Was wird die radikale Linke machen? Wie lässt sich der rechtsradikale Trend in Tirol stoppen und die Entwicklung umkehren?

Linksetzung:

Siehe auch:

*) Heiko Koch lebt und arbeitet in NRW, ist Mitbegründer und Autor diverser antifaschistischer Zeitungen, Verfasser von Internetrecherchen, Teamer und Dozent gegen »Rechtsextremismus« (Quelle: Unrast-Verlag).

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