Categories
BBD

Advocati diaboli.

Ich komme gerade von einem spontanen -Treffen im engeren Kreise zurück. Bei dieser Gelegenheit wurde ich mit mehreren grundsätzlichen und äußerst ernstzunehmenden Einwänden zu unserem (ehemals) gemeinsamen Projekt konfrontiert, denen ich keinesfalls ausweichen möchte.

Da ich die Rollen nicht vermischen und schon gar nicht etwas (zu meinen Gunsten) falsch wiedergeben möchte, ersuche ich meine heutigen Gesprächspartner, ihre Argumente hier noch einmal öffentlich zu formulieren. Ich werde dann — wie schon am heutigen Abend — versuchen, sie nach Möglichkeit zu entkräften. Dies wird eine Übung sein, die, egal ob sie glückt oder scheitert, im Interesse des Projektes ist und zu dessen Fortschritt gereichen wird.

Ich freue mich auf eine harte, faire Diskussion!

P.S.: Alle anderen — außer Étranger, Loiny, Valentin[o], Werner und Susanne — bitte ich, sich vorerst einer Teilnahme an dieser Diskussion zu enthalten. Danke!

Interna | | | | | | Deutsch

23 replies on “Advocati diaboli.”

Avevo appena postato un commento (piuttosto lungo) che non è stato pubblicato perché non era stata inserita (o era stata tolta) la funzione “commenti”. Mist.

Rinuncio a tentare di ricomporlo e vado subito al dunque.

L’autodeterminazione implica l’accontonamento dello statuto di autonomia, che è tutto impostato sul concetto di “minoranza da tutelare”. Ma una volta accantonato questo strumento non cesserebbe (ipso facto) il confronto identitario che – allo stato attule – è solo congelato o risolto nella rappresentazione del contrasto etnico. Anzi, è probabile che questo confronto rinascerebbe proprio nella forma che BBD vorrebbe vedere esaurita, solo cambato di segno (la minoranza, esplicitamente, sarebbe costituita dagli italiani). Per opporsi a questa evoluzione negativa, occorrerebbe che il gruppo linguistico tedesco cessasse di comprendere se stesso come il “titolare più accreditato” per il governo di questa terra (status che gli è conferito attualmente dallo statuto d’autonomia). Personalmente ritengo impossibile (anche al livello della psicologia sociale) che i “tedeschi” siano pronti a compiere un passo del genere. Così come ritengo che privati del riferimento nazionale, gli italiani possano semplicemente rinunciarvi in attesa che i “tedeschi” concedano loro porzioni più rilevanti di potere. Rinascerebbero tensioni sopite. E bisognerebbe ricominciare tutto daccapo.

Anch’io sono d’accordo con Dolomiticus. Se ci deve essere una discussione che sia pubblica (altrimenti avremmo potuto, avresti potuto proporla non in “chiaro”).

Tornando a bomba (visto che al mio primo intervento non è seguita replica). Ripropongo l’analisi di un frammento di un’intervista fatta a Durnwalder e pubblicata qualche mese fa sul mensile locale “Brixner”:

http://segnavia.wordpress.com/2008/04/28/recht-auf-heimat/

Chiedo: com’è possibile puntare sensatamente alla costruzione di una “sudtirolesità  indivisa” (presupposto MINIMO per la rivendicazione di uno status d’indipendenza) se il principale rappresentante del governo locale pensa che sia necessario (IN FUTURO!) interrogarsi sul diritto degli italiani ad avere una HEIMAT? Questa avrebbe dovuto essere una cosa già  del tutto acquisita! Il fatto che non lo sia – qui sta il mio argomento – dipende dalla circostanza che è proprio l’autonomia (la sua RATIO) ad aver impedito un simile sviluppo. Però l’autonomia rappresenta PUR SEMPRE lo spazio istituzionale entro il quale si può porre una questione del genere (in futuro…). Penso che l’autodeterminazione, invece, rischi di CHIUDERE questo spazio, proprio perché non sopraggiungerebbe al termine di un PROCESSO di revisione e modificazione dell’autonomia, bensì mira sic et simpliciter a rimuoverne la giurisdizione. Per questo io (adesso) privilegio l’ipotesi “debole”, basata sul tentativo di decostruire pazientemente e lungamente i meccanismi autonomistici, piuttosto che puntare esplicitamente su uno status indipendentistico che pensi di poter risolvere le contraddizioni insite nel modello autonomistico semplicemente superandolo.

In termini heideggeriani: io sono per una VERWINDUNG dell’autonomia e giudico con sospetto una sua ÜBERWINDUNG.

Non è seguita replica perché non ho ancora avuto tempo di scriverla. C’è però il finesettimana. Comunque tu accumula più materiale possibile, va benissimo.

La discussione è pubblica nel senso che il pubblico può seguirla. Vorrei evitare che parta per la tangente prima che io possa esporre le mie posizioni. Il senso di questo post, infatti, è la riproposizione e l’approfondimento della nostra conversazione dell’altro giorno – il blog offre migliaia di altre possibilità  di confronto aperte a tutti.

ad VERWINDUNG vs. ÜBERWINDUNG:

È vero: L’autonomia, nella sua formulazione attuale, non ha favorito e anzi ha attivamente scoraggiato l’integrazione tra i gruppi linguistici, e questo perché ciascuno viene riconosciuto (e gode di determinati diritti) solo nella misura in cui incarna una delle »specificità  di gruppo« riconosciute. Ai tedeschi, agli italiani ed in misura minore ai ladini corrispondono dei vantaggi solo in quanto tali, e perciò siamo portati a sottolineare ciò che dagli »altri« ci distingue – e non ciò che ci unisce. È nella natura dell’autonomia etnica e proporzionale portare agli estremi questa evoluzione. L’autonomia proporzionale, inoltre, non prevede e non concede uno sviluppo verso il suo opposto, ossia l’autonomia territoriale e condivisa – proprio perché fomenta il contrasto ed il sospetto.

Una volta preso atto che lo status quo è quello dell’autonomia proporzionale (questa autonomia proporzionale), è facile concludere che essa esclude l’autonomia territoriale più che ogni altra opzione, tra queste l’indipendenza. Come ho in parte esposto nell’articolo »zweisprachige Schule«, ogni mutamento »forte« porta con se almeno il rischio di uno squilibrio »pericoloso« per i diritti acquisiti di entrambi i gruppi linguistici. Inoltre, non va sottovalutato che anche l’autonomia territoriale rimarrebbe comunque giustificabile solo nella misura in cui sottolineamo la nostra diversità  e specificità , almeno nei confronti del territorio statale nel quale siamo inseriti.

A mio avviso quindi è vero che l’indipendenza scardinerebbe l’autonomia, però nel senso di una Überwindung, di un salto di qualità  e di un nuovo »centramento«, di una messa a fuoco sul territorio. Al contrario, la Verwindung porterà  a degli squilibri ben più gravi, accompagnati da paure anche fondate, perché gli strumenti per controbilanciare o correggere eventuali effetti indesiderati non sono »localizzati«, ma stanno a Roma ed a Vienna (come abbiamo spiegato molto spesso). Insomma, il »Paradigmenwechsel« da noi auspicato per portare a compimento la convivenza è più facilmente immaginabile in un contesto radicalmente diverso che all’interno della cornice attuale.

Domattina, probabilmente, avrò tempo e calma sufficienti per rispondere anche al tuo primo post.

Ora, contravvenendo alla mia volontà  espressa nell’articolo di non »mischiare i ruoli«, vorrei pubblicare una breve lista di appunti che mi ero fatto la sera stessa della nostra cena, appena rientrato e ancor prima di formulare questo post.

Lo faccio, perché mi sembra che ancora manchino alcuni elementi della conversazione dell’altro giorno – magari andati persi assieme al tuo primissimo commento.

Si tratta semplicemente di alcuni spunti, tutti da approfondire:

– il progetto non viene capito

c’è forse (anche) un problema di divulgazione e di comunicazione? ci concentriamo troppo sulla discussione interna, ermetica, quotidiana, piuttosto che sulla comunicazione delle basi del progetto. qui probabilmente l’idea di una piattaforma di prima accoglienza sarebbe di grande aiuto.

– non ci sono risultati

il progetto è di lungo, per non dire di lunghissimo respiro. non ci saranno risultati tangibili e monetizzabili nei prossimi anni.

– la politica quotidiana ha altre priorità  (kaufkraft ecc.)

questo significherebbe, in generale, che non vale la pena pensare a nuove prospettive. negli ultimi decenni si è costruita l’unione europea, un’entità  prima di tutto “ideale”, con energie che altrimenti si sarebbero potute usare proficuamente per costruire campi di calcio e piste ciclabili.

– isolazione

si sapeva sin dall’inizio che la punizione per la nostra insolenza sarebbe stata la quarantena. finché può, la politica attuale ed attiva negherà  che ci sia vita al di fuori dell’autonomia.

– indipendenza significa negazione dell’autonomia

indipendenza ed autonomia non sono antitetiche “in toto”. ovviamente, in caso di secessione l’autonomia non avrebbe più senso. ma perseguire l’indipendenza non significa disconoscere il valore dell’autonomia come soluzione propedeutica e di transizione. significa piuttosto farle fare un salto di qualità . l’indipendenza è, se così vogliamo, un’autonomia all’ennesima potenza.

– la gente (»i tedeschi«) non vuole perdere il potere

io sono più ottimista: è la politica a non voler perdere il proprio potere. perfino, in parte, quella d’opposizione. la «gente», che (direttamente) non esercita il potere, potrebbe essere disponibile ad un cambiamento se ne riconosce i vantaggi. all’interno di una cornice nuova e comune, non penso che i tedeschi avrebbero problemi ad accettare un presidente italiano. la politica, i partiti etnici non avrebbero senso in un sudtirolo indipendente.

– non sappiamo esattamente dove andremo a finire

nemmeno chi propone la scuola bilingue sa esattamente dove andrà /andremo a finire. ma la politica è questo e molto raramente è «scienza», nel senso di «sapere». l’umanità  si è evoluta anche a tentoni. se noi proponiamo un modello e prospettiamo delle opportunità , l’unica verifica attendibile si avrà  al momento dell’eventuale attuazione. vale lo stesso per lo status quo. non possiamo fare altro che verificarne pregi e diffetti nella realtà .

Pé, ti ricordo anche un altro punto che per me è molto rilevante. Quello dei confini. Ovvero: l’insensatezza di avere NUOVI confini.

Mi sono rotto la testa per due anni cercando di mettere a punto un’idea di statualità  che NON PREVEDESSE il ritocco dei confini. Ma la risposta è a portata di mano: si chiama autonomia. Certo possiamo immaginarci un’autonomia ancora più radicale di questa (e io la auspico senz’altro). Ma questo può avvenire anche non andando a cozzare contro lo scoglio di una definizione di un nuovo “stato” che non potrebbe far altro che “chiudersi”.

Gli odierni confini all’interno dell’Unione Europea non sono altro che confini amministrativi che hanno un senso, e sono percettibili, solo a tale livello. Ma non sono destinati a scomparire.

Il concetto stesso di autonomia non ne prescinde.

Ammesso che il Sudtirolo diventi indipendente, il confine territoriale non definirebbe altro che la linea presso la quale l’influenza amministrativa diretta dello stato italiano cesserebbe. Il confine dell’autonomia, soprattutto se ulteriormente radicalizzata, non sarebbe molto diverso. Forse il confine rimarrebbe più permeabile, non per le persone e le cose, ma dal punto di vista dell’amministrazione. Cosa di poco conto se messa a confronto con gli enormi vantaggi che ci aspettiamo (sempre che ce li aspettiamo) dall’indipendenza, e considerando che, da un punto di vista amministrativo, la stessa Unione renderà  sempre più simili tra di loro gli stati e le regioni, e sempre più permeabili e meno percettibili i confini.

… non va sottovalutato che anche l’autonomia territoriale rimane giustificabile solo nella misura in cui sottolineamo la nostra diversità  e specificità , almeno nei confronti del territorio statale nel quale siamo inseriti.

Riparto da qui. È vero. Ma a che punto è la maturazione di una siffatta “autonomia territoriale”? Se non sbaglio siamo ancora lontani da vedere l’autonomia della quale disponiamo come eminentemente “territoriale”. E se già  questo passo è ancora da venire…

Detto per inciso. Un’autonomia territoriale dovrebbe prevedere l’assunzione (da parte di tutti i gruppi linguistici) dell’indispensabilità  di riconoscere agli altri non solo il diritto di piena cittadinanza (cosa questa che è FORMALMENTE garantita dal dettato costituzionale, anche dello statuto d’autonomia), ma propriamente una funzione identitaria fondante per chi vive in questo territorio. “Un paese, tre lingue”, come recita opportunamente il motto di BBD. Ripeto: a che punto siamo, ORA, in questo? Non molto avanti direi.

Certo, l’indipendenza “scardinerebbe l’autonomia” nel senso di una sua Überwindung e metterebbe a fuoco il territorio. Ma il mio timore è che la logica immanente all’autonomia (che, l’abbiamo visto e siamo d’accordo, NON È TERRITORIALE) si riprodurrebbe nuovamente nel contesto mutato SENZA PERà’ LA RETE DI PROTEZIONE garantita dallo status autonomistico.

Mi sto convincendo lentamente che forse la questione è più quantitativa che qualitativa. Se, poniamo, il rapporto numerico tra i vari gruppi fosse più equilibrato (diciamo 50 e 50, o almeno 40 e 60), allora i rischi sarebbero minori. Mi sto anche convincendo che l’ipotesi di autosufficienza territoriale dovrebbe interessare uno spazio più vasto (il territorio del Tirolo storico, ad esempio).

Stando invece così le cose, penso che un cambiamento radicale di prospettiva istituzionale non possa fare altro che indirizzarci verso qualcosa come un “pacchetto” per gli italiani (ti ricordi cosa disse Zeller? “Lasciateci fare e poi vedrete che soluzione riusciremo a mettere a punto”). Se riteniamo che il meccanismo sia soffocante già  adesso, figuriamoci in scala ridotta.

No. Ma sono in vacanza e francamente l’autodeterminazione del Sudtirolo è qui l’ultimissima cosa alla quale penso.

Der Urlaub sei dir gegönnt :-) . Ich hatte bloß gesehen, dass du in deinem Blog weiterhin sehr aktiv bist und dachte…

In ogni caso qui non si tratta di autodeterminazione in senso stretto, ma di una discussione (de)costruttiva che tu stesso avevi auspicato ed iniziato.

Ruh’ dich aus.

Sono tornato. Ho pensato molto se continuare questa discussione, a come farlo. Però ti confesso che sono completamente svuotato (non trovo altra parola). La mia fondamentale obiezione al progetto che tu (apparentemente, e ormai così sporadicamente) qui sostieni è fondata su un crescente pessimismo antropologico riguardante la popolazione locale (sia di madrelingua italiana che tedesca). Non vedo nessuna istanza di effettivo superamento delle matrici “nazionali” che attualmente sono congelate (per così dire) dai meccanismi dell’autonomia. Sospendere quest’ultima senza una maturazione culturale (e come dicevo: antropologica) della popolazione locale è un’impresa votata allo scacco. Diciamo che non esistono i presupposti, ecco. E se mancano i presupposti manca tutto.

Il progetto proposto da BBD presuppone un abbassamento della funzione etnica quale chiave d’accesso alla cittadinanza sudtirolese ”indivisa”. Io sono convinto che se questo lo vai a spiegare BENE alla gente, l’entusiasmo per una soluzione indipendista scenderebbe parecchio.

[…]

niwo, ho tirato la carretta per anni. Adesso faccio un lavoro più utile alla causa. Esprimere dubbi.

A proposito di dubbi: Dubito molto che lo stile ed il modo in cui critichi il progetto possa essere utile alla causa. Va bene la critica costruttiva, ma quando oltre a non esserlo è pure gratuita, l’apporto è nullo. Nella fattispecie esprimere convinzioni non dimostrabili, ed oltretutto senza uno straccio di spiegazione o di argomentazione, non può avere il valore che tu gli attribuisci.

Non sarebbe più onesto ammettere che ormai ambisci solo a distruggere bbd (per frustrazione o per disaffezione)?

Beh, non sarebbe “onesto”. Sarebbe falso.

Se vuoi le spiegazioni, pensa ai recenti fatti di Villandro. Pensa insomma a quelle persone che massimamente caldeggiano l’indipendenza e al loro modo di comportarsi. Ci vai tu a proporre loro un abbassamento della funzione etnica?

Un’altra cosa. È curioso che proprio tu mi accusi di “remare contro” quando il mio blog (che in pratica ha dato vita al BBD-NETZWERK) è stato da te estromesso dal NETZWERK! Decisione che io continuo a non approvare minimamente, peraltro (e non tirare fuori la storia del “manifesto”, perché allora mi devi per cortesi dimostrare la fedeltà  al manifesto di Valentino e di Susanne, attualmente “membri” del NETZWERK).

Se vuoi le spiegazioni, pensa ai recenti fatti di Villandro. Pensa insomma a quelle persone che massimamente caldeggiano l’indipendenza e al loro modo di comportarsi. Ci vai tu a proporre loro un abbassamento della funzione etnica?

Ma questo ha poco o nulla a che fare con la notizia che stavi commentando. Anzi, il sondaggio in questione sembrerebbe confermare che, nonostante i gravissimi errori (da me largamente descritti) commessi dalla destra tedesca, un numero insperato di concittadini di lingua italiana favoreggia una soluzione post-nazionale. Ignorare questo fatto ed affermare al contempo di star facendo un lavoro utile alla causa mi sembra un atteggiamento leggermente ipocrita.

Poi non trovo che la convivenza si risolva con una bandiera imposta contro la palese volontà  di larghi strati della popolazione, o con leggi anacronistiche che difendono l’onore di un pezzo di stoffa — a prescindere dalla stupidità  di certe azioni.

Un’altra cosa. È curioso che proprio tu mi accusi di ”remare contro” quando il mio blog (che in pratica ha dato vita al BBD-NETZWERK) è stato da te estromesso dal NETZWERK! Decisione che io continuo a non approvare minimamente, peraltro (e non tirare fuori la storia del ”manifesto”, perché allora mi devi per cortesi dimostrare la fedeltà  al manifesto di Valentino e di Susanne, attualmente ”membri” del NETZWERK).

Tu remi contro nei fatti, come dimostra una ormai impressionante serie di argomentazioni ed atteggiamenti distruttivi. L’appartenenza o meno al Netzwerk, legata anche a questi fatti, invece è una questione di forma.

Nur zu.

Du solltest aber wissen, dass du da bei mir offene Türen einrennst. Ich habe nie Zweifel daran aufkommen lassen, dass ich gegen all diese Anachronismen bin, egal von welcher Seite sie kommen.

Non ho mai detto il contrario. Mai avuto dubbi. Però anche tu non devi avere dubbi al mio riguardo. E devi accettare la mia interpretazione dei fatti quando ti dico che io rimango un punto di riferimento imprescindibile del BBD-NETZWERK.

Leave a Reply to pérvasion Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *