Reinhold Messner und die Demokratie.
Quotation 72

[…] Wenn man sieht, wie erfolgreich China ohne Demokratie ist, dann muss man einfach daran zweifeln, ob unsere Methode unbedingt die beste ist.

Reinhold Messner, der sich im selben Interview als grün-liberaler Denker bezeichnet, auf die Frage des Bezirksblatts »Der Brixner« (Ausgabe Dezember 2012), ob die Demokratie immer noch die beste »Gesellschaftsform« sei.

Comparatio Democrazia Medien Politik | Zitać | Reinhold Messner | | China | Vërc | Deutsch

FTD über Südtirol.

Die Financial Times Deutschland thematisiert in einem eigenen Artikel die neue Rolle Südtirols als Melkkuh Italiens. Das ist, darauf sei hingewiesen, nicht das letzte Provinzblatt (womöglich noch mit Sympathien für die Unabhängigkeit), sondern eine der angesehensten Fachzeitungen des Kontinents.

Es ist interessant, dass selbst ein Wirtschaftsblatt bemängelt, dass Monti kein gewählter Politiker ist und ihm politische Überlegungen fremd sind.

Der ungewählte Technokrat Monti bringt ein austariertes Machtgleichgewicht zwischen Südtirol und Rom durcheinander. Im Gegensatz zu seinen Vorgängern interessieren den Ex-EU-Kommissar politische Erwägungen nicht.

Vielleicht überdenken nun angesichts des Widerspruchs auch manche Zweifler ihre Position. Vielfach wurde bislang ja behauptet, Südtirol könne sich aufgrund der Sparmaßnahmen kein Verständnis erhoffen. Doch ausländische Beobachterinnen sind offensichtlich zu weit differenzierteren Betrachtungen imstande, als man dachte.

Die im Artikel zitierte Aussage des Südtiroler Stanford-Professors Roland Benedikter könnte man Reinhold Messner widmen, der im gestrigen F.A.S.-Interview behauptet hatte, der Zerfall der Nationalstaaten wäre für Europa »verheerend«:

Die Ära der Nationalstaaten, die im 19. Jahrhundert begann, ist im Grunde ja eigentlich schon zu Ende, sie machen in der Finanzkrise ihre letzten Zuckungen.

Benedikter prognostiziert, Südtirol werde mittelfristig so autonom wie Liechtenstein sein, also ein unabhängiger Staat.

Medien Nationalismus Wirtschaft+Finanzen Zentralismus | Zitać | Mario Monti Reinhold Messner Roland Benedikter | | Liechtenstein Südtirol/o | | Deutsch

La democrazia diretta nel dilemma etnico.

Thomas Benedikter per Brennerbasisdemokratie

Il sistema di democrazia diretta, come progettato nella “legge migliore” dell’Iniziativa per più democrazia, per un soffio non approvato nel referendum provinciale del 25 ottobre scorso, è teso a dare più voce e potere ai cittadini in quanto tali e nel loro insieme rispetto le competenze politiche provinciali, né di più né di meno. I cittadini avrebbero potuto votare su quasi ogni materia di cui discutono i nostri rappresentanti nel Consiglio ed anche sui megaprogetti decisi dalla Giunta provinciale, non invece sulla modifica dello statuto di autonomia. Un tale sistema può funzionare in una società plurietnica, in cui i gruppi non solo sono diversi per lingua, ma presentano anche caratteristiche sociali ed interessi politici divergenti, sono due mondi intersecanti, ma paralleli? Tali strumenti possono funzionare in una provincia che risente ancora di tensioni etniche? In cui si minaccia ancora “Oggi referendum, domani autodeterminazione?” Si può propagare un’idea liberatrice quale la democrazia diretta, che rafforza i cittadini in quanto tali nei confronti del sistema partitico, se non regna un’atmosfera di fiducia reciproca fra i gruppi che permette di articolare gli interessi politici in forma trasversale?

Naturalmente no, risponderebbe quel giornalista dell’Alto Adige che all’indomani del referendum in un commento allucinante ha spazzato via le proposte dei cittadini come “5 quesiti che puzzano”. “Gli italiani, soprattutto gli italiani”, scrisse Campostrini, “non c’entrano nulla con questi due quesiti sulla democrazia diretta dell’Union für Südtirol: questi quesiti provengono da un mondo culturale pre-urbano, rurale e valligiano. È la piazza dei borghi elvetici che decide sì­ o no per alzata di mano, senza andare troppo per il sottile. Rappresentano un mondo cantonale, dove decidono le famiglie che vivono in valle da venti generazioni, come in Svizzera o come in certe contee della provincia americana profonda, dove lo sceriffo guarda con sospetto non solo lo ‘straniero’, ma anche gli agenti federali arrivati da Washington.” Senza dilungarmi nella delirante idea che si è fatto questo ‘giornalista’, che non solo con incredibile accuratezza attribuisce entrambe le proposte di riforma delle regole referendarie all’Union, ma offende un’avanzata cultura politica quale quella svizzera ed ignora che la democrazia diretta moderna è proprio nata nelle grandi città svizzere e californiane e funziona benissimo in realtà sociali più complesse, si potrebbe dire: se fosse questo l’atteggiamento prevalente nel gruppo italiano della nostra provincia nei confronti di una politica più partecipata, buona notte democrazia diretta.

Effettivamente nell’elettorato di lingua italiana ha dilagato l’astensione. Mentre in 89 su 116 comuni della nostra provincia il quorum è stato raggiunto, in alcuni quartieri di Bolzano si sono recati alle urne neanche il 10% degli aventi diritto. I 6.000 voti mancanti a livello provinciale per raggiungere il quorum sono in primo luogo mancati nelle città, cioè a Bolzano (25% di partecipazione), Merano (28%) e Laives, ma non a causa di un presunto dualismo fra città e valli, ma senza dubbi a causa dell’astensione italiana. Un astensionismo non solo dovuto ai preconcetti ottusi di certi giornalisti e all’ostilità di certi giornali nei confronti della democrazia diretta. Ci sono altri tre fattori essenziali: la carenza di informazione, il ruolo dei partiti italiani e della destra tedesca, la strumentalizzazione delle paure italiane da parte dell’SVP. Buona parte del gruppo italiano inclusi tanti politici sembra essere stato effettivamente informato male. La responsabilità ricade sia sulla Provincia autonoma, che non ha assolto ai suoi doveri previsti dalla legge, sia sui partiti che non hanno seriamente affrontato né l’esigenza né la natura del progetto di riforma, un po’ anche sui promotori dei quesiti stessi che hanno incontrato limiti nella comunicazione interetnica.

Poi, i partiti. La destra italiana ha respinto le proposte sulla Democrazia diretta, mentre i partiti della sinistra (PD, Rifondazione e Italia dei Valori) si sono espressi a favore della proposta dell’Iniziativa senza però minimamente impegnarsi per mobilitare i loro elettori. Anzi, il PD ha abusato dei pannelli ufficiali per pubblicizzare le sue primarie, ed i suoi assessori non hanno levato neanche una timida parola di dissenso quando la Giunta provinciale il 22 ottobre ha cercato di affossare tutte le proposte. L’opposizione tedesca nell’elettorato italiano nella realtà politica sudtirolese ha l’impatto di scardinare un rigetto generico. Il puro fatto che un quesito provenga da un partito come l’Union für Südtirol, discreditata nell’opinione pubblica italiana, basta per gettare il bambino con l’acqua sporca. Lo testimonia meglio di tutti l’atteggiamento di Rifondazione, che ha dedicato due righe al referendum: ha chiamato a votare SI sui quesiti dell’Iniziativa per più democrazia e del Dachverband, ma ha cestinato le tre proposte dell’UNION come razziste e anticostituzionali, travisando che la sua proposta sulla democrazia diretta era quasi identica a quella dell’Iniziativa.

Infine la SVP, che ha astutamente strumentalizzata il clima di sfiducia fra gli italiani. Durnwalder, Messner ed altri nemici dichiarati di più diritti referendari hanno soffiato nel fuoco ipotizzando che in assenza di un basso quorum di partecipazione gli italiani rischierebbero di essere messi continuamente in minoranza da parte “dei tedeschi”. Il segretario SVP Achammer è arrivato a dire a che presto il monumento degli alpini di Brunico sarebbe stato oggetto di un referendum popolare. Volutamente il vertice SVP ha taciuto il fatto che sia la legge vigente sia le proposte di legge referendarie escludono l’ammissibilità al voto di quesiti che possano violare i diritti dei gruppi linguistici, come affermato anche dallo Statuto di Autonomia. In pratica l’SVP si è alleata con la parte più nazionalista dell’elettorato italiano per difendere il suo modello di decisionismo, il suo sistema di potere. Durnwalder a votazione vinta è perfino arrivato a dire che si era riusciti ad evitare che “le valli” abbiano potuto dettare legge: l’illuminato uomo di Falzes che in tema di diritti civili difende la colta cittadinanza urbana dall’urto della plebe rurale…..

Politicamente cosa significa questo voto? Evidentemente la maggioranza dell’elettorato tedesco desidera strumenti più efficaci di partecipazione politica. Dall’altra parte la stragrande maggioranza degli elettori italiani non apprezza regole migliori di partecipazione temendo che possa essere non a vantaggio dei cittadini, ma a svantaggio degli italiani come gruppo. Perciò, il voto può essere interpretato come atto di sfiducia del gruppo italiano nell’elettorato tedesco, invece di fiducia nel vertice SVP che si presenta come forza moderata, capace di mediare gli interessi di tutti, gestendoli a livello di vertici dei partiti e associazioni di categoria.

Cosa significa tutto questo per il futuro di una democrazia diretta migliore per la nostra provincia?In presenza di un quorum del 40%, significa la possibilità di un veto permanente di questa nuova alleanza: basta che il vertice SVP, sostenuto dal giornale dominante, e la maggioranza italiana (che si richiama in primo luogo agli appelli della destra e del giornale italiano dominante) si alleano, per far fallire ogni referendum. Significa che nessun iniziativa popolare potrà passare contro questa alleanza strumentale fra italiani mal informati, disinteressati, impauriti da una parte e sistema di potere della SVP dall’altra, con le varie associazioni di categoria che difendono i loro interessi particolari. Significa che nessuna istanza referendaria di carattere sociale o ambientale, sostenuta con un’ampia raccolta di firme, non ha modo di passare perché non avvallata dalla popolazione di Bolzano-Merano-Laives. Di tal maniera politicamente si apre una nuova spaccatura etnica. La maggioranza della popolazione tedesca chiede di portare a votazione popolare quesiti urgenti che toccano tantissimi sudtirolesi. Ma è bloccata dal quorum, operato dal partito “di raccolta” in connivenza con la maggioranza del gruppo di lingua italiana: così­ si ammazza un diritto civico.

Naturalmente vanno presi sul serio le paure dei cittadini di lingua italiana, certamente va discusso più a fondo una tale riforma dei diritti referendari. La democrazia diretta in Sudtirolo non può funzionare, se non è coinvolta tutta la società; non potrebbe dispiegare i suoi effetti integranti, se il gruppo italiano non fosse coinvolto nella determinazione delle regole, e continuasse a percepire ogni referendum come minaccia, e la democrazia diretta come una “roba dei tedeschi”. Ma dall’altra parte non si può espropriare il 70% della popolazione dall’esercizio di un diritto, solo perché non interessa la maggioranza dei concittadini italiani che abitano a Bolzano-Merano-Laives o perché questa teme che il gruppo di lingua tedesca possa esprimere in forma compatta orientamenti diversi. Affermare che “gli interessi” dei tre gruppi etnici sono troppo diversi oppure che gli interessi degli abitanti delle città e delle valli divergono non è legittimo, perché la politica di interesse provinciale fatta nel Consiglio e soprattutto in Giunta provinciale è unica. È valida per tutti, viene finanziata da tutti i contribuenti, è decisa da politici eletti da cittadini di tutte le parti. Il Sudtirolo non è diviso in cantoni. Questioni attinenti aspetti che rientrano nell’autonomia culturale dei tre gruppi in termini quantitativi sono pochi; le questioni “trasversali” sono assolutamente prevalenti. Quindi a parte clausole più severe per la non-referendabilità di argomenti sensibili per i gruppi etnici, va ribadito il principio che porta a chiedere l’abolizione del quorum: chi va alle urne, deve poter decidere; chi non ci va, lascia decidere gli altri. Nel Wallis bilingue o nei Grigioni trilingui non esiste un diritto di veto di uno dei gruppi nel momento di decidere insieme sulla politica cantonale.

Che fare? La grande sfida sarà quella di coniugare bene il rafforzo dei diritti di tutti i cittadini in quanto tali e la tutela dei diritti dei tre gruppi. Una nuova proposta di legge sulla democrazia diretta può precisare ancora meglio l’esclusione delle materie che possano violare i diritti fondamentali e culturali dei gruppi linguistici. La convivenza va costruita anche dal basso: ci sono centinaia di sforzi ed iniziative del mondo associazionista locale accomunati dagli stessi problemi. Più democrazia diretta promuove l’impegno civico dei cittadini ed il senso di responsabilità fra tutti i gruppi. L’impegno per la soluzione di problemi comune richiede una collaborazione trasversale e crea legami sia fra i gruppi sia fra le persone. È questo il dilemma: lasciare la democrazia diretta cosà­ come la vuole il vertice SVP, significa di fatto bloccare la voglia di contare e l’iniziativa dei cittadini. Lasciare l’iniziativa a qualche partito della destra tedesca ci porta ad una situazione simile a quella scaturita da decenni battaglie referendarie dei Radicali: lo strumento in mano a un piccolo partito di opposizione, non ai cittadini in primo luogo. Dall’altro canto, una vera riforma della democrazia diretta non può far a meno dell’abbattimento del quorum. Possiamo avere fiducia: più partecipazione diretta alla politica provinciale fa crescere una cittadinanza più condivisa di questa terra, al di là delle differenze culturali.

Kohäsion+Inklusion Medien Mitbestimmung | Faschistische Relikte Zitać | Luis Durnwalder Reinhold Messner Thomas Benedikter | AA | Grischun Südtirol/o Svizra USA | PD&Co. SVP | Italiano

Referendum: Die Liste / La Lista.

Wer dagegen ist / I contrari:
SVP, Reinhold Messner (Extrembergsteiger / scalatore).

Wer dafür ist / I favorevoli:
Sozialtisch / Tavolo sociale (Oskar Peterlini), Initiative für mehr Demokratie / Iniziativa per più democrazia, Lia per natura y usanzes, Cittadinanza attiva, Alpenverein Südtirol, SVP Frauenorganisation, Dachverband Natur- und Umweltschutz, Brennerbasisdemokratie, Verbraucherzentrale Südtirol / Associazione dei Consumatori, Heimatpflege Überetsch-Unterland, Umweltbund Bozen, Grüne-Verdi-Vërc, Werner Palla (Volksanwalt a. D. / ex difensore civico), Lega Nord Südtirol, Umweltschutzgruppe Vinschgau, Ladins Dolomites, Stiftung Ilse Waldthaler, Thomas Benedikter (Minderheiten- und Arbeitsrecht / diritto delle minoranze e del lavoro), Initiative Mobilität Meran, Arnold Schuler (SVP-Landtagsabgeordneter / Consigliere provinciale, Vorsitzender des Gemeindenverbandes/Presidente Consorzio dei Comuni), Katholischer Familienverband, Südtiroler HochschülerInnenschaft / Associazione Studenti Universitari Sudtirolesi, Cuno Tarfusser, WWF, Norbert Rier (Kastelruther Spatzen), Francesco Palermo (Forscher / Ricercatore, EURAC), Union für Südtirol, SVP-Bezirk Unterland, Josef Noggler (SVP-Landtagsabgeordneter / Consigliere provinciale), Umweltschutzgruppe Salurn, Transitinitiative Südtirol, Don Paolo Renner, Süd-Tiroler Freiheit, Heimat Brixen-Bressanone-Persenon, Umweltgruppe Bozen, OEW-Organisation für eine Welt, Demokratische Partei / Partito Democratico, AGB/CGIL, Südtiroler Jugendring, Kurt W. Zimmermann (Chefredakteur / Caporedattore settimanale ff), Jochen Gasser (Comic-Zeichner/disegnatore di fumetti), democracy international, Heimatpflegeverband, Arbeitnehmer in der SVP, Hubert Frasnelli, ACLI, Beppe Grillo, ASGB, die Freiheitlichen, Umweltschutzgruppe Ulten, blaun.eu, Verein Umwelt und Gesundheit, attac Südtirol, Bund Alternativer Anbauer, Filmclub, Landesbeirat für Chancengleichheit / Comitato pari opportunità , Mehr Demokratie e. V., SGB/CISL, Umweltschutzgruppe Eppan, VKE, Hans Widmann.

Haben sich all diese Befürworter geirrt? Alle außerstande, die katastrophalen Folgen der direkten Demokratie zu erkennen, wie sie die SVP prognostiziert? Oder fürchten sich die Machthaber vielmehr vor uns Bürgern, vor ihrem Machtverlust?

Tutti questi favorevoli si saranno sbagliati? Tutti incapaci di prevedere le conseguenze catastrofiche della democrazia diretta, previste dalla SVP? Oppure più semplicemente sono i potenti ad aver paura di noi cittadini, di perdere un po’ del loro potere?

Gewerkschaften Mitbestimmung | Landesvolksabstimmung 2009 | Francesco Palermo Reinhold Messner | ff | | BürgerUnion Freiheitliche Ladins Lega STF SVP | Deutsch Italiano

Referendum: Messner salva-Durnwalder.

Reinhold Messner parla degli italiani ma in realtà si preoccupa della SVP, che avrebbe molto da perdere se i cittadini potessero limitarne l’arroganza.

Lo scalatore estremo, amico intimo del presidente Durnwalder, pochi giorni prima del referendum ha fatto una scoperta singolare: A suo avviso, se vincesse la proposta dell’Iniziativa per più democrazia a rimetterci sarebbero gli italiani. Infatti, questa la sua argomentazione, abbassando il quorum al 15%, gli italiani risulterebbero in balí­a dei gruppuscoli di estrema destra tedesca. Un rischio che i partiti «italiani» di centrodestra (autoproclamati paladini dell’italianità) e di centrosinistra, inclusi i Verdi (paladini dell’interetnicità, che hanno dato indicazione di voto per il sì) non avrebbero dunque riconosciuto. E ciò la dice lunga sulla credibilità  del «re degli 8000». Gli unici ad avere davero paura del referendum sulla democrazia diretta (scheda azzurra) siedono nell’SVP, e temono di perdere il loro pluridecennale monopolio di potere in Sudtirolo. Si tratta di quella stessa SVP per la quale Messner ha fatto pubblicità gratuita prima delle ultime elezioni provinciali. Per questo, assecondato da Thomas Widmann, lo scalatore non consiglia certo di recarsi alle urne e votare per il no, ma di disertare le urne. Una vergogna.

In realtà, perché lo scenario catastrofico di Messner si avverasse, le destre tedesche dovrebbero proporre un referendum discriminatorio nei confronti degli italiani ed ottenere che si rechi al voto solo il proprio elettorato. Gli italiani, diretti interessati, ed i tedeschi «moderati» dovrebbero invece rimanere a casa, disinteressandosi in massa della questione. Una possibilità  talmente remota che risulta difficilmente immaginabile. Senza considerare che la proposta di legge sulla democrazia diretta esclude dai referendum le questioni che riguardano la tutela dei gruppi linguistici in Sudtirolo.

Messner aveva già tentato di delegittimare la democrazia diretta in un convegno alla Libera Università di Bolzano, con argomentazioni totalmente campate per aria. Era giunto ad affermare che fosse necessario scegliere tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, perché non si sarebbero potute mischiare i due modelli, portando ad esempio la Svizzera, dove sarebbe il popolo — da solo — a prendere tutte le decisioni. Nulla di più falso, ovviamente. L’avvenimento si concluse con l’abbandono dell’aula da parte di un Messner messo alle strette dagli argomenti dei referendari.

Grundrechte Mitbestimmung Politik | Landesvolksabstimmung 2009 | Luis Durnwalder Reinhold Messner | | Svizra | Freie Universität Bozen SVP Vërc | Italiano

Halbdirekte Demokratie.

Extrembergsteiger und ex MdEP Reinhold Messner (Grüne) versucht gemeinsam mit Teilen der SVP (einschließlich Landeshauptmann Luis Durnwalder) die Abstimmungsvorlage zur direkten Demokratie als einen unseligen Vermischungsversuch von repräsentativen und direktdemokratischen Elementen zu delegitimieren — eine Mischform, die dem Lande Messner zufolge nur schaden könne. Man müsse sich zwischen einer repräsentativen (das heutige Südtirol) und einer direkten Demokratie, wie sie die Schweiz sei, entscheiden.

Derartige Mystifizierungsversuche sind entschieden zurückzuweisen. Und nichts ist einfacher: Die Schweiz ist nämlich gar keine direkte, sondern genau genommen eben eine solche Mischform, vor der uns Durnwalder-Freund Messner warnen möchte. Und sie funktioniert bekanntlich hervorragend.

Aus Wikipedia (heutiger Stand):

Als halbdirekte Demokratie wird die Regierungsform bezeichnet, die sich zwischen der repräsentativen und der direkten Demokratie positioniert. Bei der halbdirekten Demokratie wählt das Volk seine Vertreter in ein Parlament, dieses wiederum wählt die Mitglieder der Staatsregierung. Die Bedürfnisse der Bürgerinnen und Bürger dürfen zudem durch Volksinitiativen und Referenden Gesetze vorschlagen, ändern oder aufheben.

Diese Regierungsform ist eine seltene Form, da sie nur in der Schweiz angewendet wird. Grund dieser Mischform zwischen repräsentativ-demokratischen und direkt-demokratischen Elementen ist es, das Mehrheitsprinzip gegen eine höhere Beteiligung von Minderheiten am Entscheidungsprozess aufzugeben. Die halbdirekte Demokratie ist deshalb von umfassende[n] Verhandlungen und von Kompromissen abhängig.

Democrazia Mitbestimmung Politik | Zitać | Luis Durnwalder Reinhold Messner | | Svizra | SVP Vërc | Deutsch

Les Dolomites.

Laut einem Bericht des Südtiroler Corriere hat Reinhold Messner im Zusammenhang mit der Ernennung der Dolomiten zum Weltnaturerbe vorgeschlagen, sie nur noch — einheitlich — mit dem ladinischen Namen »Dolomites« zu bewerben, der im Übrigen die rätoromanische und die englische Bezeichnung in sich vereinige.

Es wäre tatsächlich ein wunderbares Zeichen, wenn die größeren Sprachgruppen durch einen symbolischen Verzicht anerkennen würden, dass das Gebirge zentrales Siedlungsgebiet der Ladiner ist, deren Geschichte eng mit jenem dieser Berge verwoben ist.

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