Quando una nazione festeggia l’unità.

di Thomas Benedikter*

“Non sarebbe pensabile un gesto di amicizia e rispetto verso questo Stato?” domanda F. Cumer nel suo intervento sul Corriere dell’Alto Adige, chiedendo a Durnwalder di aderire alla celebrazione dell’unità d’Italia. Infatti, ci si potrebbe complimentare con il popolo italiano che 150 anni fa ha raggiunto la sua unità, sullo sfondo della storia europea dell’800 generalmente marchiata da questa tendenza fra le nazioni. E sarebbe senz’altro più facile se oggi i nazionalismi fossero superati. Riconoscere questo passo essenziale della storia italiana e aderire ad una grande celebrazione nazionale restano però due paia di maniche distinte. “Il 1861 e il 2011 hanno nulla a che fare con l’annessione seguita alla Grande guerra,” prosegue poi Cumer, “è la grande festa di un paese amico di cui la storia ha reso lei, obtorto collo, cittadino”. La storia, con permesso, ha reso i sudtirolesi cittadini, ma non italiani. Strano che anche Napolitano, nella sua lettera di rimprovero a Durnwalder, scarti questa distinzione — familiare ad ogni sudtirolese e tante altre minoranze nazionali — fra italiani e cittadini italiani. La Costituzione comunque parla solo di cittadini. Il 1861 e la Grande guerra non sono però momenti storici così avulsi l’uno dall’altro come li presenta Cumer. Il Risorgimento italiano non è stato considerato compiuto nel 1861, ma solo alla fine della Grande Guerra, quando l’Italia occupò terre non abitate da italiani. I sudtirolesi sono diventati vittime di una concezione dell’Italia, sviluppata dai movimenti irredententisti, che ha esteso i confini statali oltre l’Italia culturalmente definita. Dopo, come altri nazionalismi europei prima, il nazionalismo italiano è sfociato nel fascismo ed imperialismo. Anche le avventure italiane in Africa prima e dopo la Grande Guerra furono delle tragedie immani per le popolazioni della Libia, Eritrea e Abissinia. Il monumento all’alpino di Brunico, eretto nel 1938, fra i sudtirolesi è disdegnato non solo per il suo significato di trionfo militare, ma anche perché commemora le campagne coloniali di queste truppe.

Da una parte, quindi, nella percezione storica dei sudtirolesi lo stato unitario italiano, l’annessione e l’esasperazione del nazionalismo nel successivo fascismo sono fortemente intrecciati. Dall’altra parte, nell’ottica di gran parte dei sudtirolesi, la nuova repubblica in Sudtirolo ha dimostrato più continuità nazionalista che altrove. L’italianizzazione in modi più sottili è proseguita — tant’è vero che anche sul piano dei simboli il fregio di Mussolini di Piffrader è stato completato solo negli anni 1950. Ci sono voluti 27 anni per strappare un’effettiva autonomia provinciale che non ha potuto intaccare né i monumenti fascisti, né i nomi di Tolomei. Anzi, per effetto dell’autonomia la maggior parte dei concittadini di lingua italiana da più di 30 anni si sono compattati attorno alle forze politiche eredi del pensiero della destra nazionalista. L’immagine dell’Italia con la sua ricca vita democratica, le grandi conquiste delle lotte operaie, la modernizzazione economica e sociale, l’apertura al mondo, la sua grande cultura nella percezione dei sudtirolesi “medi” è rimasta intorbidita dai moti nazionalisti locali. Il fatto che una vasta maggioranza dei cittadini di Bolzano abbia ribattezzato una piazza “della vittoria” anziché “della pace” lo riconferma. Quando nel 2010 forze politiche locali spingono per tolomeizzare tutti i sentieri di montagna, ciò certamente è stato percepito come momento di continuità, non di rottura con il passato. Ultimo rigurgito di nazionalismo la rivolta contro la musealizzazione dei monumenti fascisti, però voluta dal Governo, che non può affatto invogliare i sudtirolesi ad unirsi gioiosi ai vicini per celebrare l’unità d’Italia.

In questa situazione possiamo pacificamente concedere a Durnwalder che, rifiutando l’adesione della Provincia alla celebrazione del 17 aprile, non solo ha espresso la sua opinione sincera, ma ha interpretato bene l’indole della stragrande maggioranza dei sudtirolesi. L’unificazione dell’Italia da queste parti non solo viene percepita come qualcosa di alieno a questa terra, ma lo si associa anche a tappe storiche tristi: nella memoria collettiva sudtirolese il nazionalismo italiano dai momenti della propaganda irredentista per il confine del Brennero fino alla lotta per l’autonomia degli anni 1960 si è presentato aggressivo o perlomeno minaccioso, non amico (Cumer). Si tratta perciò di una “dissociazione irriducibile” (Gabriele Di Luca), o diffidenza di fondo, nutrita da fatti recenti, ancora lontana da una memoria condivisa. Sarebbe già tanto se si iniziasse a interessarsi della storia dell’altro. Giustamente Luisa Gnecchi afferma che non si può imporre ai sudtirolesi di festeggiare un evento che non scalda i loro sentimenti. Festeggiare il raggiungimento dell’unità nazionale è legittimo, per carità, ma è anche la celebrazione del sentimento nazionale per eccellenza. Ipotizzare, come fa Cumer, un dovere morale di partecipazione a tale evento da parte delle minoranze nazionali, diventate tali controvoglia, invece è poco legittimo. Anziché strappare ai sudtirolesi simpatie per l’unità italiana sarebbe meglio concentrarsi sui valori condivisibili oggi, sui progetti comuni odierni che vanno oltre l’idea dello stato-nazione che si festeggia il 17 marzo: un’autonomia provinciale che funziona più o meno bene, la convivenza e la conoscenza della lingua e della cultura dei vicini, un’Europa sempre più unita, nuove forme di cooperazione transfrontaliera. Il 20 gennaio per esempio: festa dell’autonomia e della convivenza su una nuova Piazza della Pace a Bolzano?

*) Thomas Benedikter è ricercatore a Bolzano, autore di «Autonomien der Welt» (Athesia, Bolzano 2007) e «The World’s Working Regional Autonomies» (Anthem, Londra/Nuova Delhi 2007).

Politik Zentralismus | | Thomas Benedikter | Corriere | | | Italiano

Egregio Presidente Napolitano…

Qualche giorno fa si è rivolto al nostro Landeshauptmann, Luis Durnwalder, invitandolo a partecipare ai festeggiamenti per l’unità d’Italia. Lo ha fatto adducendo motivazioni false e putroppo anche offensive per molti sudtirolesi, cercando ancora una volta di attribuirci un’identità che non abbiamo scelto e che non ci appartiene. Di più, molti di noi si sono convinti che il modello nazionale, che ha portato molta sofferenza all’Europa del secolo scorso, non è adeguato a garantire un futuro di pacifica convivenza alle popolazioni di questa terra, nemmeno attraverso l’autonomia.

Lo stato nazionale, per indole, è incapace di integrare le diversità valorizzandole, ma tende sempre a un livellamento verso il basso. Gli sviluppi contrari a questa tendenza «naturale» sono visti con diffidenza e destinati a doversi giustificare costantemente, costringendo a sforzi ingenti al solo scopo di non doversi conformare.

Il rappresentante di uno stato plurale non si sarebbe rivolto ai sudtirolesi chiedendo un atto di fede e di adesione alla comunità nazionale predominante, ma ne avrebbe valorizzato il ruolo contaminante. Ovviamente non è con un atto singolo che si cambia il carattere, l’impostazione di uno stato incapace di dare visibilità nel quotidiano alle diverse comunità  che lo compongono. Ne è un sintomo il manifesto apparso anche a Bolzano nella sua versione monolingue, a simboleggiare il disinteresse verso la nostra specificità.

Constatata l’impraticabilità di una sua evoluzione positiva — me ne sono convinto da parecchio tempo — solo la progressiva dissoluzione dello stato nazionale ci permetterà di sperimentare modelli alternativi basati sul rispetto reciproco e sulla diversità. Non ho nulla da festeggiare, non perché rattristato da eventi risalenti a 90 anni fa, ma perché spero in un futuro senza nazionalismi. Ecco perché in quest’occasione mi sento ben rappresentato da Durnwalder, che lascia libertà di scelta ma non aderisce in quanto rappresentante di una realtà complessa.

Cordialmente

Kohäsion+Inklusion Nationalismus Politik Zentralismus | | Giorgio Napolitano Luis Durnwalder | | | | Italiano

Neue Kundgebung von CasaPound.

Erst vorgestern war eine Kundgebung von CasaPound aus Sicht der Faschisten (Eigendefinition!) sehr erfolgreich verlaufen: An ihrem Gedenkmarsch zu »Ehren« der Vertriebenen aus Istrien und Dalmatien sowie der Opfer der Karstschlünde (Foibe) hatten sogar mehrere Mitglieder des Bozner Gemeinderates teilgenommen, darunter der Vorsitzende der PDL-Fraktion, Paolo Bertolucci.

Nun planen die so geadelten Extremisten gar eine »nationale« Kundgebung in unserer Landeshauptstadt, um mit martialischen Parolen (Bild zum Vergrößern anklicken) deren Zugehörigkeit zu Italien zu unterstreichen. Anlass ist das 150. Jubiläum der italienischen Einheit, an dessen Feierlichkeiten sich Landeshauptmann Durnwalder nicht beteiligen wird. Die rund um diese Entscheidung entstandene nationalistische Rhetorik erinnert an dunklere Kapitel unserer Geschichte.

ruft alle Entscheidungsträger dazu auf, die provokative Demonstration zu untersagen und lädt schon jetzt alle Demokraten ein, sich an eventuellen Gegenveranstaltungen zu beteiligen. Auch und gerade diejenigen, die für einen Verbleib Südtirols bei Italien eintreten, sollten sich eine faschistische Vereinnahmung verbitten.

Faschismen Politik | | Luis Durnwalder | | Südtirol/o | CPI PDL&Co. | Deutsch

150 Jahre Einheit: Ein Einwand.

Mir persönlich gingen die Andreas-Hofer-Feierlichkeiten im 2009er-Jahr ja einigermaßen am Arsch vorbei. Wie auch die anstehenden Festivitäten zur “Einheit Italiens” (Stichworte: China, Reissack und umgefallen). Dennoch habe ich angesichts der Polemiken der vergangenen Tage in Folge der durnwalderschen Aussagen etwas Interessantes festgestellt: Ist es nicht erstaunlich, dass ein “non festeggiamo” seitens eines Vertreters einer ungefragt und unfreiwillig zu diesem Staat gehörenden Volksgruppe einen Skandal darstellt, während Mitbürger italienischer Muttersprache, die an den Hofer-Feierlichkeiten teilnehmen wollten (wobei Hofer schon überhaupt nichts mit Italien zu tun hatte, denn der wurde 51 Jahre VOR der jetzt gefeierten Einheit von Franzosen und Luxemburgern erschossen), oftmals in die Nähe von Vaterlandsverrätern und extremistischen Ewiggestrigen gerückt wurden, obwohl deren Vorfahren genauso Tiroler waren wie unsere und an der Seite Hofers gegen Bayern und Franzosen gekämpft hatten?!?!?

Siehe auch:

Medien Nationalismus Politik | | | | | |

Doch Deutsch für Zuwanderer?

SVP-Senator Oskar Peterlini konnte einen wichtigen Etappenerfolg für die Gleichstellung der deutschen Sprache einfahren. Auf seinen Vorschlag hin verpflichtete der italienische Senat gestern die Regierung, die vorgeschriebenen Sprachprüfungen für Zuwanderer auch in deutscher Sprache anzubieten. Bekanntlich müssen neue Mitbürger aus Nicht-EU-Ländern seit kurzem einen Italienischtest ablegen, bevor sie um eine dauerhafte Aufenthaltserlaubnis ansuchen dürfen. Peterlini argumentierte, diese Ungleichbehandlung sei verfassungswidrig, da in Südtirol die deutsche und die italienische Sprache gleichgestellt seien.
Die Zustimmung des Senats zu seinem Antrag wird nicht automatisch zur Einführung von Deutschprüfungen führen. Die Zentralregierung wird jedoch darauf hinarbeiten müssen. Ob und wie schnell dieses Ziel erreicht werden kann, wird sich erst zeigen.

Die Sprache ist für den Zusammenhalt und die gesellschaftliche Entwicklung eines Landes gerade bei der Integration ein ausschlaggebender Faktor. hatte daher die bisherige Diskriminierung aufs Schärfste kritisiert.

Migraziun Plurilinguismo Politik Vorzeigeautonomie | | Oskar Peterlini | | | SVP |

Partito iperetnico e inclusione.

La faccia del verde Riccardo Dello Sbarba incastrata tra quelle di Vezzali, Urzì e Seppi a discutere di politica etnica e difesa degli italiani è un emblema dell’involuzione politica sudtirolese degli ultimi tempi. Non siamo ancora al partito di raccolta, da contrapporre a quello delle minoranze linguistiche (invece di superarlo in chiave territoriale) ma si parla già di «fronte degli italiani». Non nasce né per discutere di politica culturale, né per dare un ruolo attivo agli italiani nell’evoluzione dell’autogoverno, ma per creare trincee etnico-identitarie, sulle quali pur con insignificanti distinguo tutti sembrano convergere. D’altronde l’agenda politica viene ormai dettata dalle destre, assecondate (se non precedute) da un quotidiano che da anni cavalca l’onda della confrontazione, salvo negare il proprio ruolo e proporre modernissime forme di dialogo, dettandone le condizioni.

Certo, fa ancora una certa impressione vedere un verde in compagnia di berlusconiani, finiani (che amano ricordarci i lati buoni del fascismo) e Unitalia (arrivati a definire il resistente Franz Thaler un disertore). In altri paesi, più democratici, i fronti comuni si creano contro partiti di questo tipo, non assieme a loro. Ma forse lo stupore è dovuto più all’etichetta di «partito interetnico» che i verdi si sono autoaffibbiati (in un periodo in cui ancora lo erano) che ai veri contenuti della loro politica. Da anni ormai sostengono posizioni francamente indifendibili e difficilmente distinguibili da quelle dei partiti più oltranzisti: Dalla negazione dell’esistenza di una minoranza tedesca, passando per la difesa di tutti i toponimi fascisti («ubi nomen, ibi patria», nientemeno), alla richiesta di eliminazione della fontana di re Laurino (contestuale alla richiesta di mantenimento dei monumenti fascisti) e all’idealizzazione permanente dello stato centrale in quanto garante super partes di equilibrio e diritti fondamentali.

A fronte di quest’incredibile miseria — completata dall’adesione del PD di lotta e di governo — diviene sempre più improcrastinabile una decisa apertura di tutti i partiti «di lingua tedesca» nei confronti dei concittadini di lingua italiana. Anche se l’impianto autonomistico ancora non lo favorisce, è necessario scindere la discriminante politica da quella etnica, per dare rappresentanza effettiva a quelle migliaia di italiani (destinati verosimilmente a crescere) che già ora danno il loro voto a partiti autonomisti e indipendentisti, senza che questi possano rappresentarli efficacemente. Se vogliamo avanzare verso un futro comune diventa definitivamente insostenibile che gli italiani non trovino un’offerta politica che li inglobi in un progetto propositivo, invece di costringerli a salire sulle barricate in difesa di Mussolini e Tolomei.

Faschismen Kohäsion+Inklusion Politik | SX di DX | Donato Seppi Ettore Tolomei Franz Thaler Riccardo Dello Sbarba | | Südtirol/o | PD&Co. PDL&Co. Vërc | Italiano

Distorsioni.
Quotation 13

Ma non deve stupire la reazione degli italiani, forse anche perché nel mondo tedesco non è stata mai avviata una vera rielaborazione della storia del XX secolo, marginalizzando chi — tra i sudtirolesi — questo lavoro ha tentato di portarlo avanti.

Feststellung des interviewenden A. Adige während eines Gesprächs mit SVP-Obmann Theiner und PD-Landesrat Tommasini, erschienen in der heutigen Ausgabe des Tagblatts.

Devo dare atto al giornale Alto Adige di aver svolto un ruolo importante nel dibattito sui monumenti, dando voce a chi ha scelto la strada del dialogo.

Aussage von Richard Theiner während desselben Interviews.

Faschismen Geschichte Kohäsion+Inklusion Medien Politik | Geschichtsaufarbeitung Zitać | Christian Tommasini Richard Theiner | AA | Südtirol/o | PD&Co. SVP | Deutsch Italiano

Privatisiert den Duce! | Privatizzate il duce!

von/di Thomas Benedikter*

Biancofiore tobt, die italienische Rechte steht Kopf, Mussolinis Enkelin ist erbost, der halbe PDL fühlt sich verraten, weil ein Mussolini-Relief ins Museum muss. Der Duce selbst hätte sich über diese posthume Wertschätzung gewiss gefreut, zumal man südlich von Bozen weniger zimperlich mit seinen Standbildern umgesprungen ist. Weil zahlreiche italienische Mitbürger ohne den Piffrader-Duce in eine Identitätskrise gerutscht sind, ein konstruktiver Vorschlag: das Relief kann geklont und in den Handel gebracht werden. Gute Bildhauerlehrlinge kriegen das locker hin, in verschiedenen Größen, je nach Brieftasche. Jeder PDL- und Unitalia-Haushalt kann ihn dann ankaufen — mit einem Landesbeitrag für innovativen Denkmalschutz versteht sich — und in seinen Garten stellen. Für den öffentlichen Raum ist der Duce spät, aber schließlich doch untragbar geworden. Auf eigenem Grund kann jeder seine Mussolini-Nostalgie ausleben wie er will. Auch der Kapuziner-Wastl kann von Liebhabern geklont werden, in Südtiroler Gärten stehen genug kitschigere Figuren herum. Auf jeden Fall werden damit Arbeitsplätze im Kunsthandwerk geschaffen. Credere, obbedire, comprare.

“Libera mente” si chiama un’associazione che in questi giorni sta tappezzando la città con i suoi manifesti. Non pochi bolzanini faticano però di liberarsi la mente dagli scheletri fascisti, soprattutto quando – scolpiti in pietra – adornano qualche facciata pubblica. Il PD, che sponsorizza “Liberamente”, arriva al punto di definire “orrore” non il fatto che il Duce ci sia ancora sulla facciata di quel palazzo, ma il suo allontanamento. Quindi, sotto lo stupore dei sudtirolesi, mezza città sorge per difendere il “suo Duce”, che tutti i dichiarati antifascisti e postfascisti della città in 66 anni non sono riusciti a rimuovere. Il bassorilievo di Piffrader, artista asservito al regime fascista, un elemento di identità di tanti nostri concittadini? Per lenire la grave crisi di identità in cui cadranno una volta musealizzato il fregio, mi sembra giusto fare una proposta costruttiva: l’opera può essere copiata, riprodotta in misure un attimino più modeste e come tale essere messa in commercio come tante altre statuette di marmo classiche e meno classiche, kitsch e meno kitsch. Bravi apprendisti scultori ci riusciranno facilmente. Ognuno sarebbe libero di piazzare il “suo Duce” nel proprio giardino o salotto. A differenza dell’Italia, che ha messo in cantina centinaia di Mussolini di marmo nel 1945, il Duce trionfante sparirà dallo spazio pubblico bolzanino nel 2011, ma in privato ognuno è libero di esprimere le sue nostalgie. Benussi ogni mattina potrà tranquillamente deporre le sue rose, Seppi potrà rendere il suo omaggio con tutti i rituali che vuole. Anche l’alpino di Brunico può essere clonato per ornare giardini e atrii. Non si esclude l’erogazione di contributi provinciali per forme innovative di protezione di beni culturali, ed anche l’artigianato locale sarà contento dei nuovi posti di lavoro creati. Credere, obbedire, comprare.

*) Thomas Benedikter ist Wirtschafts- und Sozialforscher in Bozen. Er ist u. a. Autor von »Autonomien der Welt« (Athesia, Bozen 2007) und »The World’s Working Regional Autonomies« (Anthem, London/Neu-Delhi 2007).
Thomas Benedikter è ricercatore a Bolzano, autore di «Autonomien der Welt» (Athesia, Bolzano 2007) e «The World’s Working Regional Autonomies» (Anthem, Londra/Nuova Delhi 2007).

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