Atomi in fermento.

Nella destra «unionista» del Sudtirolo si sta delineando una nuova scissione, e siamo ormai a livelli di fissione nucleare: il rischio è che a quell’area politica nel Landtag corrispondano più gruppi consiliari che consiglieri, visto che oggi i tre eletti nel PDL formano già  tre gruppi separati.

Poco male si dirà , almeno c’è una notizia positiva: i biancofioriani (e già  qui i primi dubbi iniziano a sorgere) intendono formare un nuovo partito territoriale. Il dubbio che si possa trattare di un passo nella giusta direzione viene presto fugato — il nome della nuova formazione, infatti, sarà  «Forza Nazionale» e il logo, oltre alla denominazione, conterrà  un doppio tricolore ai lati.

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11 replies on “Atomi in fermento.”

so gelingt es der weißblume bestimmt, die herzen der südtiroler zu erobern. bin ich mir ganz sicher. sehr clever gemacht!

Ich habe von dieser neuen Partei noch nicht viel gehört, aber eins kann man sich gleich denken: Nur weil sie sich föderal Strukturieren möchte und damit wahrscheinlich ausdrücken möchte dass sie den Provinz- und Regionalausschüssen mehr Selbstständigkeit geben möchte, bedeutet dies noch lange nicht, dass sie autonomiefreundlich wäre und diese nicht auch nur wieder als Mittel zur Benachteiligung der italienischen Sprachgruppe ansehen würde. Die Rechte (mit Ausnahme der LEGA) verfolgt eine zentralistische Linie, ich glaube kaum dass sich da viel ändern würde.

Wünschenswert wäre es, dass sich eine Sammelpartei für die Italiener bilden würde, damit die hier lebenen italienischen Muttersprachler eine territoriale Identität entwickeln könnten. Eine solche Partei wäre dann von gesamtstaatlichen politischen Entwicklungen unabhängig und könnte den Italienern in der Landespolitik mehr Gewicht geben. Würde so eine Sammelpartei 4-5 Sitze haben würde für die SVP da kaum ein Weg daran vorbei führen.

Wünschenswert wäre es, dass sich eine Sammelpartei für die Italiener bilden würde, damit die hier lebenen italienischen Muttersprachler eine territoriale Identität entwickeln könnten.

Significherebbe la cementificazione del principio etnico. Und DAS ist eben höchst UNwünschenswert.

Ich verstehe nicht, wie die Schaffung einer neuen ethnischen Partei immer wieder als heilsbringend betrachtet werden kann. Das heißt — ich verstehe es doch: Weil es der Logik dieser Autonomie sosehr entspricht. Wennschon brauchen wir eine gemeinsame Territorialpartei, nicht mehrere nach ethnischen Prinzipien getrennte.

Anche la formazione di un partito territoriale inter-etnico potrebbe coniugarsi con l’impianto dell’autonomia (l’autonomia non PRESCRIVE la formazione di principi etnici, ma solo norme di tutela per le minoranze). I Verdi, tanto per fare un esempio, sono un partito inter-etnico e autonomistico.

Ich habe nicht gesagt, dass die Schaffung einer nicht ethnisch ausgerichteten territorialen Partei durch die ethnische Ausrichtung der Autonomie verhindert wird. Die Autonomie fördert jedoch eine nach Sprachgruppen getrennte Wahrnehmung und Ausrichtung der Politik (und vieler weiterer Bereiche).

Credo che solo un’interpretazione riduttiva delle possibilità  dell’autonomia impedisca di dar vita a una politica inter-etnica. Così come credo che un superamento dell’autonomia in chiave autodeterministica non garantisca – di per sé – il superamento dell’orientamento etnico sinora praticato all’interno della cornice istituzionale dell’autonomia.

Dass die Gründung einer italienischen Sammelpartei das interethnische Denken nicht abschaffen wird, ist mir wohl bewusst. Zu glauben dass dieser Entwicklungschritt in greifbarer Nähe wäre ist aber bloses Wunschdenken.

Etwas, was Deutsche und Italiener in Südtirol stark trennt ist, dass den Italienern gegenüber den Deutschen eine Identifikation mit dem Territorium fehlt. Solange sie das Gefühl haben, benachteilig zu sein und wenig Mitgestaltungsmöglichkeiten zu haben, wird es auch weiter so bleiben.

Die Gründung einer Sammelpartei würde den Italienern die Möglichekeit geben sich besser zu behaupten und die deutsche Sprachgruppe dazu nötigen sich mehr mit den Italienern vor Ort auseinanderzusetzen und diese nicht als Agenten von nationalen Gruppierungen wahrzunehmen. Das Paradox aus dieser antagonistischen – aber mehr symetrischen – Position wäre eine Annährung in den Mentalitäten (nicht in den Identitäten) und eine starke Gegenkraft zu den zentrifugalen Kräften, die in Richtung Rom und Wien wirken.

Credo che solo un’interpretazione riduttiva delle possibilità  dell’autonomia impedisca di dar vita a una politica inter-etnica.

Ich bin gegenteiliger Meinung, lasse mich aber gerne eines Besseren belehren.

Così come credo che un superamento dell’autonomia in chiave autodeterministica non garantisca – di per sé – il superamento dell’orientamento etnico sinora praticato all’interno della cornice istituzionale dell’autonomia.

Einverstanden, einen Automatismus gibt es nicht. Deshalb geht es mir — verzeih, wenn ich mich wiederhole — mehr um das Wie als um das Ob. Die Überwindung des Nationalstaats ist (m.E.) eine zwingende, aber beileibe keine hinreichende Bedingung für die Schaffung einer post-ethnischen Gesellschaft (es sei denn man gibt innerhalb des Nationalstaats den Minderheitenschutz auf).

Fai benissimo a sottolineare la priorità  del COME (anzi: lo devi continuamente fare, giacché questo è il tratto distintivo della proposta BBD). Del resto – come ho ripetuto più volte – solo dalla capacità  di interpretare NON RIDUTTIVAMENTE la nostra autonomia e dunque di attivare (GIà€ ADESSO) processi di virtuoso adattamento delle sue strutture alle esigenze che noi (sia tu che io) caldeggiamo, solo da questa capacità , dicevo, sarebbe possibile IMMAGINARSI anche uno sviluppo in senso compiutamente autodeterministico del nostro quadro di riferimento istituzionale (ma a quel punto, anche questo te l’ho detto x volte, il “bisogno” di procedere in tal senso neppure si porrebbe più o almeno non nei termini che adesso facciamo valere per comprendere una simile prospettiva).

@Gadilu:

Dai, ce l’hai spiegato in tutti i modi che l’autonomia è il modello più valido secondo te e che potrebbe permettere in futuro la migliore convivenza possibile e che invece il Freistaat non da garanzie. Voglio vederci chiaro, però.
Allora: siccome l’autonomia, che non ti stanchi di lodare, è un intelligente sistemi di pesi e contrappesi, prevede delle (di per sè odiose) barriere interne alla società  sudtirolese per supplire alla mancanza di quelle esterne, come sarà  possibile nel lungo periodo abbatterle senza il rischio che si vada verso l’assorbimento delle minoranze al modello culturale prevalente a livello nazionale? Quale sarebbe il contrapppeso a questo abbattimento in grado di preservare la cultura di minoranza?
Io francamente non ne vedo uno possibile: la situazione attuale forse si trascinerà  per decenni finchè l’assenso nei confronti dei modello culturale-identitario nazionale sarà  così grande che rimuovere questi meccanismi di tutela non incontrerà  più resistenza. Questo è l’incubo della signora Klotz e l’obbiettivo non dichiarato dei Verdi.
Si può giudicare l’avvenimento come si vuole (sono sicuro che molti sarebbero contentissimi), ma questo segnerebbe a occhio il punto di non ritorno della cultura e dell’identità  sudtirolese; io francamente sono più favorevole al pluralismo delle identità  e questa riduzione al modello nazionale mi lascerebbe l’amaro in bocca. Ma forse è solo un abbaglio, oggi non riesco a pensare e scrivere in maniera troppo lucida. Aiutatemi voi con la discussione…

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