SMG for Hektor.

Norditalien.Die Südtirol Marketing Gesellschaft (kurz SMG) hat offenbar Tourismusdestinationen im Lande angeschrieben und ausdrücklich dazu aufgefordert, in englischen Texten nur noch die italienischen Ortsnamen zu benutzen. Den Erfindungen Tolomeis würde man damit aus äußerst zweifelhaften Marketing-Gründen erheblich mehr Raum und internationale Anerkennung bieten, als das Gesetz ohnehin schon zwingend vorschreibt. Wird in den Tourismusvereinen dem Druck aus Bozen entsprochen, wird die aufoktroyierte Ungerechtigkeit zu einer freiwilligen Südtiroler Angelegenheit.

Die Politik hat für dieses Problem bis heute keine Lösung gefunden. Anstatt den seit dem Faschismus gedemütigten und nicht mehr amtlichen Ortsnamen durch gezielte Maßnahmen wieder die Würde zu verleihen, die ihnen zusteht, wird noch im 21. Jahrhundert aktiv Tolomeis Prontuario gestärkt. Und je länger man abwartet, desto mehr wird dieses Fälschungswerk zur unverrückbaren Wahrheit, während die historischen Ortsnamen quasi als Fassadenzusatz zur lokalen, folkloristischen Kuriosität abgewertet werden.

Siehe auch:

Außendarstellung Ortsnamen Politik Tourismus Wirtschaft+Finanzen | Italianizzazione | Ettore Tolomei | | Südtirol/o | | Deutsch

Ein paar Gedanken zum »Prontuario«.

Was folgt sind einige kommentierte Auszüge aus Ettore Tolomeis Vorwort zu seinem Prontuario von 1935.

1. Nell’atto di riprendere il proprio suolo fino ai termini sacri, di riunire alla Patria i lembi avulsi della Regione Veneta, in parte inquinati nei secoli da genti straniere, l’Italia doveva affermare il suo diritto e il suo genio reimprimendo con tutti i nomi dei monti e delle acque, delle città e dei paesi, fino all’ultimo casolare, il sigillo perenne del nazionale dominio.

2. […] tutto il paese cisalpino che in accezione nuova, nel preciso àmbito dei suoi monti, dal confine trentino alla grande catena culminante nella Vetta d’Italia, denominavo Alto Adige.

Was sagt das über den Namen »Alto Adige« — insbesondere über dessen angeblich napoleonische Herkunft — aus? (Und wennschon, ist ein Unrecht besser, wenn es zweimal ausgeübt wird?).

3. Il Prontuario non comprende, per ragioni evidenti, né il Trentino, dove migliaia e migliaia di nomi della Carta militare austriaca sono gli stessi nomi nostri, e quindi si avrebbero a ripetere nella identica forma […].

Die k. u. k. Militärkarte beinhaltete also die italienischen Ortsnamen des Trentino. Die Militärkarten der Republik Italien lassen dagegen auch heute noch (2009) die »deutschen« und »ladinischen« Ortsnamen in Südtirol unberücksichtigt.

4. Poiché nel corso dell’annessione i comandi militari e i commissariati civili trascuravano d’usare la nomenclatura locale italiana e continuavano a servirsi dei nomi tedeschi, chi non vede che si perdeva la migliore occasione della riconquista toponomastica? che anzi si veniva a confermare uno stato di fatto in tutta perdita nostra? che acconciandosi al provvisorio uso dei nomi tedeschi si confermavano i Comuni nella nomenclatura austriaca rendendo più ostica e più difficile la riforma più tardi? Né di scarso valore sentimentale ed etico era questo argomento aggiunto: se non elimineremo tantosto i nomi stranieri, l’aureola di un eminente fatto d’armi potrà dare a taluno di essi un’importanza storica che renderà difficile il mutamento dopo…

5. Di più. Le Carte italiane avendo congiurato con le austriache per imporre al pubblico i nomi tedeschi, non s’imponeva la necessità d’una pronta revisione anche per allontanare da noi e da altri l’impressione che stessimo conquistando paesi su cui nazionalmente non s’avesse diritto alcuno?

6. La nomenclatura odierna di queste avrebbe portato un ben grave e intollerabile contingente straniero nella toponomastica della Penisola! Non è punto qui lo stesso caso che si presenta in Val d’Aosta e in altre minori valli alpine piemontesi di toponomastica francese; colà i dialetti nostri sfumano nell’idioma di Francia insensibilmente, la radice è comune, latina; latina in ogni maniera la toponomastica. Qui invece eravamo di fronte a un esotismo barbaro e irriducibile. Non potevamo accoglierlo. Eravamo in dovere di sostituirlo. Potevano sopravvivere nelle valli piemontesi Courmayeur, Chàtillon, roche, créte, mont, téte, accanto a Cortemaggiore, Castiglione, rocca, cresta, monte, testa; ma nelle valli atesine, cioè a dire venete, ricongiunte alla Patria, non potevamo accogliere dei dorf, schloss, knott, schneide, berg, kopf e via dicendo.

Diese Auffassung scheint sich auch die Republik teilweise zueigen gemacht haben, wenn sie die faschistischen Ortsnamen in der Vallée d’Aoste abgeschafft, hierzulande jedoch beibehalten hat.

7. Nella lotta che dobbiamo ancora sostenere contro le resistenze teutoniche e più contro la cascaggine paesana, fino a quando durerà l’attitudine passiva del Parlamento e del Governo? Non vorranno essi statuire che gl’Italiani dell’Alto Adige, Italiani in proprio suolo d’Italia, possano legalmente chiamare con proprie voci i luoghi della regione ricongiunta alla Patria?

8. Nel 1920 continuò a imperare la nomenclatura dei disfattisti. Dei 7000 nomi del Prontuario essendone stati ammessi ufficialmente dal Commissario Civile on. Credaro non più di 25 con la forma bilingue (tedesca prima, italiana poi!!), tutti gli altri, indistintamente, si ridussero di nuovo tedeschi, e soltanto tedeschi. Salorno ed Ora riebbero le scritte Salurn e Auer. Vennero levate le ultime tabelle alla entrata dei paesi che portavano, dal tempo del Commissariato Tolomei, il nome italiano. Perchè una n’era rimasta col nome Merano, all’ingresso della città ridiventata ufficialmente Meran, i giornaletti tedeschi scrissero tanti pfui e tanto inveirono contro quel resto dei welsche Namen finché scomparve.

Die Institutionen des vorfaschistischen Italien waren vom Prontuario also alles eher als angetan, wandten ihn zuerst nur zögerlich an und verwarfen ihn dann zum Teil sogar wieder. Es wird zwar oftmals behauptet, der Prontuario sei nicht faschistisch, weil er großteils vor der faschistischen Ära erdacht worden war. Doch dass er erst von den Faschisten in vollem Umfang eingeführt und als Bestandteil einer systematischen Assimilierungs- und Majorisierungspolitik betrachtet wurde, macht ihn wohl eindeutig zu einem faschistischen Werkzeug.

9. Ma ora, se il Governo titubasse, se non ricomparissero i nomi italiani nemmeno ora, gli Italiani dell’Alto Adige non avranno altra via che la violenza. Vedremo teste e tabelle rotte, e il Paese saprà di chi sarà stata la colpa. […] Dopo questo…. passò tutto l’anno 1922 senza che il Decreto comparisse. Apparentemente la colpa del dannosissimo ritardo era di qualche membro della Sottocommissione trentina, che anche dopo la ratifica avvenuta da parte della Commissione plenaria mandò istanze sopra istanze pel rimutamento di qualche nome, dando il desideratissimo pretesto al Governo del tempo e al Commissario Civile di lasciare le cose come stavano.

10. Sgomberato il terreno dalle opposizioni politiche, la Società Geografica avrebbe potuto rivendicare a sé le definizioni ultime, pur tenendo conto dei lavori per quanto poco concludenti – della Commissione nominata dal governo caduto. […]

11. Ecco finalmente il Decreto, col n. 800, 29 marzo 1923, uscire nella Gazzetta Ufficiale, 27 aprile.

Erst Frühjahr 1923 wurde der Prontuario umgesetzt.

Faschismen Geschichte Nationalismus Ortsnamen Politik | Italianizzazione Zitać | Ettore Tolomei | | Aoûta-Aosta Südtirol/o | | Deutsch Italiano

»Überraschende« Entdeckung.

Tofles dl CAI.

Was bisher — vom CAI und von anderen AVS-Anklägern — unterschlagen wurde: Auch der italienische Alpenverein nimmt es mit der Mehrsprachigkeit und -namigkeit nicht so genau. Wie in Val Badia, wo zum Teil einsprachig italienisch (s. Abbildungen), zum Teil italienisch-deutsch, in den seltensten Fällen ladinisch beschildert wird.

Deshalb einige Fragen an den CAI:

  1. Wie sitzt es sich im Glashaus?
  2. Wie will man den Nationalismus-Vorwurf von der Hand weisen, wenn diese Beispiele zeigen, dass es dem CAI offensichtlich nicht um Mehrsprachigkeit, sondern um Italianisierung geht?
  3. Darf man es hinterfotzig nennen, in der Öffentlichkeit für »Respekt« zu werben, den man anderen selbst nicht gewährt?
  4. Wie schaut es denn mit der vielbeschworenen Sicherheit aus? Gilt die nur für Italiener?
  5. Wo bleibt das Autonomiestatut, auf das sich der CAI beruft? [Wo das Einschreiten des Präfekts?]
  6. Historische Einnamigkeit nein, tolomeische Einnamigkeit ja?
  7. Wollen wir diese Bilder dem CAI-Dossier für Innenminister Maroni hinzufügen?

Ich freue mich auf eine Antwort.

Siehe auch:

Nationalismus Ortsnamen Plurilinguismo Politik Recherche | Italianizzazione | Ettore Tolomei | | Ladinia | AVS CAI | Deutsch

La vera di toponims.

Sun la chestion di toponims zapa sen ence ite l Comissar dl Govern a Bulsan, Fulvio Testi, pretenan che l AVS mete su les tofles bilinghes (trilinghes! ma en verité dantaldut la dizion taliana) sun i trois da mont y chel tres na sort de ultimatum: anter i 15 de otober. Chest ne vegnirà ben nia tegnù ite, ajache degun partì todesch ne pò se empermete y ne ti darà mai sostegn ai inoms tolomeics ofizialisés dal fascism, tant demanco te chest temp olà che al vegn recordé Andreas Hofer y l’unité de Tirol a Dispruch te valch edema. En plu à la provinzia de Bulsan, aladò dl statut, la competenza primara sun la toponomastica. Demé che al fova na chestion tant zitia che enfin a ciamò ti à n astilé fora. La vera di toponims jirà inant, la chestion cuej.

L AVS (Alpenverein Sudtirol) à dessegur dé n vare massa inant, sfrian demez ence de scemples indicazions sciche “Fermata”, “2 ore a …”, “Bolzano”, “Laives” per talian da sies tofles y sternan dlonch esonims todesc sibe tles valedes ladines che soura les seides provinziales fora. Les diretives vegniva dal aut, dal president Georg Simeoni. Demez con i toponims talians (y en pert con chi ladins)!

Ma nience da pert taliana ne él nia dut enscì, cler, linear y logich, desche la argomentazin se dejouj. Te Sudtirol méssen respeté i derc de na mendranza, autrò tla Talia ne i recònescen nience. An sà, la Talia é n stat che se fej ert de fé valch ativamenter per les mendranzes: la despartizion di ladins é demé un n ejempl eclatant, la situazion di furlans o di ozitans n’autra. Demé cheles mendranzes che giaud de na sconanza particolara tres n tratat internazional: i todesc de Sudtirol (Acord de Paris y 2 ressoluzions dl’ONU per mené do) y i slovens tla provinzia de Triest (tratat de Osimo) é plu al segur giuridicamenter. La Talia à chilò messù se storje a la prescion internazionala. Demé chestes does mendranzes à na brancia internazionala. I autri é sotmetus a les vueies y vueia de dé pro valch dert a na mendranza ne à n tla Talia nia cis. N lingaz de mendranza vegn al plu toleré sciche “coriosité folcloristica locala”, da mete endere dagnora sot a la gran tofla “talianiscim”. Enscì pòn ence giudiché l fat che la court costituzionala à afoné la lege regionala sun na maiour sconanza y promozion tl Friul. Contra l furlan à n fat ti ultims agn na campagna dassen agressiva sun i maiours foliec a livel nazional: dut cie che al vegn fat per promueve l lingaz furlan é n desmazé scioldi publics y vegn demeztroi ridicolisé sciche localism ciaradous. I ladins é ence demé “n ejempl de convivenza” tant die che al é folclor.

Te Sudtirol voléssen sen mazé tres “a ries” la toponomastica de Ettore Tolomei con de vigni sort de argomentazions (16.735 toponims ofizialisés dl 1923 dal rejim fascist, en gran pert traduzions o adatazions al lingaz talian; chest fova demé 1 n pont sun l program de Tolomei, ciala liam dessot). Les origines de chesta toponomastica ne vegn depierpul nia metudes en discuscion. Al contrar: te n iade deventa duc de gran sostegnidours dl “bilinguism”, dl “europeism”, dl “multiculturalism y dl “multilinguism”, ence chi de man dreta che combat da tres contra l statut de autonomia, ma con i toponims tolomeics. Enfinamai l partì SD (Sinistra Democratica – Demokratische Linke) se à damané l respet di toponims tolomeics ofizialisés tl temp fascist tres na plura a la procura. Nience l assessour en ciaria (PD) y vize-president, Christian Tommasini, ne pò se tré sotfora a les prescions dl CAI (Club Alpino Italiano) che ne vuel daldut ne nia renunzié a les traduzions tolomeiches (“Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige” – http://xoomer.virgilio.it/tribunale/), dutaorela ofiziales sun les chertes talianes. A chesta moda cioda i ladins endò de ruvé n iade sot a les rodes de todesc y de talians.

L spirit de Ettore Tolomei da Wikipedia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Tolomei

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Programma_di_Tolomei

Übernommen von: Noeles.info

Discriminaziun Faschismen Ortsnamen | Italianizzazione | Christian Tommasini Ettore Tolomei | Noeles.info | Friaul-Friûl Italy Ladinia Südtirol/o | AVS CAI Land Südtirol PD&Co. UNO | Ladin

Toponomastica di montagna (II).

Poche settimane fa mi ero già espresso sulla questione, ma ora mi vedo «costretto» a ritornarci per ragioni d’attualità. Infatti, il Club Alpino Italiano (CAI), con modalità preoccupanti e chirurgica precisione, negli ultimi giorni ha lanciato una campagna sulla toponomastica, concertata con la politica, per reitalianizzare le montagne. Parlo di «precisione» in quanto si riaccendono i riflettori sulla questione giusto nel periodo in cui la nostra terra è visitata da un numero elevatissimo di turisti italiani, consegnando loro un’immagine distorta della realtà locale. L’ipocrisia più insopportabile, però, è quella di tirarli in ballo direttamente come apparenti artefici di qualche improbabile traduzione «a pennarello» sui cartelli segnavia e come autori di «numerosissime» lamentele e reclamazioni. L’assessore Berger, giustamente disgustato dalla violenza di questa campagna, si è informato presso le associazioni turistiche, alle quali però di proteste non ne sono arrivate. E c’è da credergli, perché se davvero ci andassero di mezzo i soldi, le Pro Loco e gli albergatori sarebbero i primi a chiedere la traduzione fino all’ultimo maso. Certamente ora la problematica, sollevata ad arte, farà sì che qualche turista più «nazionalista» colga l’occasione per entrare nel coro. Ma in sostanza chi ama la montagna non può che ripudiare l’artificiale e snaturante colonizzazione politica di Tolomei — fatto che potrei confermare, in maniera ovviamente non rappresentativa, per esperienza diretta con numerosi turisti italiani.

Se la destra italiana è perfettamente nel suo elemento, la sinistra e gli interetnici non si sottraggono certo alla politica «etnica», nella quale va sempre bene sostenere l’importanza di Tolomei per la convivenza, mentre sui veri soprusi e diritti linguistici negati non si apre bocca. Oppure forse Sinistra Democratica (che sta portando la questione dei cartelli davanti ai giudici) ha mai puntato il dito contro il monolinguismo di poste, ferrovie o polizia?

L’azione del CAI è espressione di chi è rimasto intrappolato in una mentalità colonizzatrice, volendo perpetuare con prepotenza l’effetto snazionalizzante di un «prontuario» che, ormai, per moltissimi toponimi di montagna sembrava dimenticato. Fa amaramente ridere che Broggi, presidente del CAI in Sudtirolo, affermi che i nuovi cartelli alimentano le tensioni etniche, quando sono proprio le modalità della sua iniziativa a riaccendere artificialmente il contrasto etnico.

Vada, il signor Broggi, nei Pirenei baschi, a vedere se turisti spagnoli e francesi si lamentano di nomi davvero impronunciabili. Si renderà conto che non c’è bisogno di distorcere la realtà, di rendere tutto perfettamente intellegibile (ma inesorabilmente falso), per garantire la sicurezza. Non si è mai sentito di un incidente in montagna (né qui, né altrove) dovuto al monolinguismo dei nomi. Vada anche a fare un po’ di trekking in Catalogna, il presidente del CAI, dove i nomi fascisti non solo sono aboliti ma perfino vietati. E — forse — è già stato in Svizzera, dove i turisti sono costretti a sopportare toponimi monolingui in italiano, francese, tedesco e perfino in romancio. Oppure, per non rimandare solamente all’estero, vada in Val D’Aosta, in Sardegna, in Friuli, a vedere se le montagne sono tutte «tradotte».

In ogni caso, criticato aspramente il CAI in quanto braccio allungato di una certa politica, non si possono non tirare in ballo le responsabilità di chi da decenni ha evitato il dialogo sulla regolamentazione della toponomastica, prevista sin dai trattati di Parigi, lasciando che i nodi venissero inesorabilmente al pettine. Certamente lo statuto di autonomia è perfettamente ambiguo quando fa riferimento alla «toponomastica bilingue». Ma allora bisognava rimboccarsi le maniche per modificarlo — oppure, più semplicemente, portare avanti una legge ed attendere l’esito di un’eventuale impugnazione per poter (re)agire di conseguenza.

Lo stesso Alpenverein (AVS) non può comunque pensare di sostituirsi alla politica. Improponibile, in Sudtirolo, abolire i toponimi italiani delle maggiori località. Perfino irresponsabile non tener conto della traduzione di concetti quali «ponte», «giogo» o «rifugio». Ma il CAI ha già fatto sapere che non ritiene sufficiente un passo indietro su questi punti, già annunciato dal presidente dell’AVS.

Queste sono esasperazioni di un conflitto etnico solamente assopito dai soldi, destinato a riaccendersi ogni qualvolta i separati in casa (ma a cosa servono due club alpini di stampo etnico?) si incontrano. E sui sentieri pubblici è inevitabile. Sarebbe ora di dare una soluzione politica al problema della toponomastica (e non solo a quello!), invece di delegarlo alle associazioni.

Vedi anche:

Comparatio Faschismen Kohäsion+Inklusion Ortsnamen Plurilinguismo Politik | Italianizzazione | Ettore Tolomei | | Südtirol/o | AVS CAI | Italiano