Volkes Stimme.

Am heutigen Sonntag entscheiden die BürgerInnen Kataloniens in einem Referendum über Annahme oder Zurückweisung des neuen Autonomiestatuts, das seit Beginn seiner Reform zwei Jahre zurückgelegt hat und zuletzt von den »Cortes«, dem Zentralparlament, zurechtgestutzt wurde.

Dennoch bleibt die Vorlage ein Vorbild dafür, was eine Region heute an Selbstregierung innerhalb eines Staates erreichen kann und stellt damit — auch an Dynamik — das sklerotische Autonomiestatut Südtirols in weiten Teilen in den Schatten.

Die offizielle Informationsseite zur neuen katalanischen Landesverfassung, mit Erläuterungen und einem Vergleich zwischen altem und neuem Statut, sowie zwischen der Vorlage, die das katalanische Parlament verabschiedet hatte und dem endgültigen Text, der heute der Stimmbevölkerung vorliegt.

Siehe auch: | [Amtl. Ergebnis]

Mitbestimmung Vorzeigeautonomie | | | | Catalunya | |

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Una nazione senza ”nazione”

”La España autonómica avanza”, così José Luis Rodrà­guez Zapatero ha commentato il voto di domenica scorsa, con il quale il 73,9% dei partecipanti (quasi il 50% della popolazione avente diritto) ha dato l’assenso alla riforma dello Statuto che dovrebbe consentire alla Catalogna di muovere un significativo passo verso l’autodeterminazione. Il commento di Zapatero incoraggia una riflessione, ad un tempo disinibita ed attenta, sugli assetti istituzionali che possono perfezionare l’intersezione e l’interdipendenza di interessi locali, nazionali e internazionali. Detto altrimenti, l’esperienza spagnola indica come l’esercizio del diritto all’autodeterminazione non raffiguri necessariamente scenari conflittuali, per i quali ogni cambiamento assomiglia sempre ad un passo indietro o rappresenta un salto nel buio, ma propone anche una possibile prospettiva di condivisibile (e condiviso) sviluppo.

Un breve esame delle principali caratteristiche del ”modello catalano” può essere utile guardando con la coda dell’occhio il nostro piccolo Sudtirolo. Le rivendicazioni dei catalani hanno sempre cercato di esprimersi rifiutando qualsiasi ricorso alla violenza; in Catalogna, le forze politiche che sostengono l’autodeterminazione lo fanno con piena trasparenza; il progetto autodeterministico catalano non poggia su una rivendicazione di carattere regressivo, etnico o esclusivamente utilitario, ma prende slancio dal riconoscimento di un comune interesse territoriale. Da questo punto di vista, la ”cittadinanza catalana” è modellata da una legislazione che nasce dalla residenza e dall’uso del català , la lingua nazionale che è ”ufficiale”, senza per questo rinunciare al castigliano.

Come si vede, sono molti gli spunti di riflessione che si potrebbero trarre da questo esempio. Mi preme sottolinearne particolarmente uno, che riguarda l’aspetto ”nazionale” citato dallo Statuto. Nell’art. 1 del Titolo I, approvato dal Congresso e poi dal Senato, si afferma che la Catalogna, in quanto ”nacionalidad”, esercita il suo autogoverno costituita in Comunità  Autonoma in accordo con la Costituzione e lo Statuto che è la sua norma fondamentale. La rivendicazione autodeterministica della ”nazione” catalana non funzione così come un detonatore per far saltare l’unità  dello Stato (paradossalmente: questa la paura dei suoi detrattori e la speranza dei suoi estimatori nazionalistici), ma articola o specifica questa unità  in senso più morbido e plurale. È l’idea di una nazione senza ”nazione”, capace di coniugare la difesa della propria specificità  con un elevato grado di apertura e dinamismo. Un’idea sulla quale anche noi potremmo seriamente riflettere.

(siehe auch: [C’AA] Anm. d. WM.)

“Le rivendicazioni dei catalani hanno sempre cercato di esprimersi rifiutando qualsiasi ricorso alla violenza; in Catalogna, le forze politiche che sostengono l’autodeterminazione lo fanno con piena trasparenza; il progetto autodeterministico catalano non poggia su una rivendicazione di carattere regressivo, etnico o esclusivamente utilitario, ma prende slancio dal riconoscimento di un comune interesse territoriale.”

Wo liegen die Gründe für diese Einstellungen? Österreich und Italien haben quasi über Jahrhunderte einen Konflikt ausgetragen – die Erbfeindschaft -, der sicherlich seine Spuren im kollektiven Gedächtnis hinterlassen hat.

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