Volksbegehren 2011.

Die Initiative für mehr Demokratie und die sie unterstützenden Organisationen haben beschlossen, der Neuregelung der politischen Mitbestimmungsrechte neuen Elan zu verleihen.

Diesmal soll es keine Volksabstimmung mehr geben, sondern ein Volksbegehren. Kommen die nötigen Unterschriften zusammen, ist der Landtag verpflichtet, sich mit dem »besseren Gesetz zur direkten Demokratie« zu befassen. Die abstimmenden Bürger haben sich bereits großmehrheitlich für diese Neuregelung ausgesprochen. Nur knapp wurde trotz konzentrierter Delegitimierungskampagnen das hohe Quorum von 40% verfehlt.

Nach der Volksabstimmung 2009 hatte die Volkspartei angekündigt, einen eigenen Vorschlag für eine umfassende Neuregelung im Sinne der Initiative für mehr Demokratie einzubringen. In den seit damals verstrichenen eineinhalb Jahren ist jedoch wenig Konkretes zustandegekommen. Es wurde jedoch klar, dass es sich wiederum um eine unbefriedigende Regelung handeln wird.

Am Samstag, den 12. März wird das Volksbegehren am Bozner Musterplatz der Öffentlichkeit und den Medien vorgestellt. Ab demselben Tag werden in der Landeshauptstadt, spätestens ab 20. März auch in allen anderen Gemeinden Südtirols Unterschriften für das Vorhaben gesammelt.

Die Brennerbasisdemokratie ruft alle Südtiroler auf, in ihren Gemeinden für das Volksbegehren zu unterschreiben, um unsere demokratischen Mitbestimmungsrechte zu stärken! Über kurz oder lang wird sich auch die mächtige Sammelpartei nicht mehr über den Willen der Bevölkerungsmehrheit hinwegsetzen können.

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9 replies on “Volksbegehren 2011.”

ist es nicht der wille der bevölkerungsmehrheit, dass eben diese sammelpartei da ist, wo sie ist?!?!?! kann mich nicht erinnern, dass es in letzter zeit eine putsch in südtirol gegeben hat.

Natürlich ist es der Wille der Bevölkerungsmehrheit. Ich habe ja nicht geschrieben, dass die SVP weg muss. Bloß: Ich traue der Bevölkerung zu, einen differenzierteren Willen zu haben, als den, die Regierungspartei zu bestimmen. Nur weil die Mehrheit dieser Partei ihre Zustimmung schenkt, heißt das doch nicht, dass sie jeden einzelnen Akt der Sammelpartei gutheißt. Hundertfünfzehntausend Stimmen für den Voschlag der Initiative für mehr Demokratie beweisen sogar, dass sehr viele SVP-Wähler diesbezüglich nicht die Haltung ihrer Partei teilen.

Ich würde sogar behaupten: Gerade weil sie aus bestimmten historischen und sozialen Gründen (die wir alle kennen) eine Sammelpartei wählen, anstatt sich noch dezidierter auf mehrere Parteien aufzuteilen, wünschen viele Wähler bessere Mitbestimmungsmöglichkeiten zu spezifischen Sachfragen. Und meines Erachtens wäre dies auch bitter nötig.

Ich hoffe die Iniziative hat diesmal erfolgt, ich war damals masslos enttäuscht dass es wegen lächerlicher 1,6% gescheitert ist. bzw. “nur 1,6%” wenn man bedenkt wie Partei und Medien gegen die Abstimmung gearbeitet haben.

@hunter
Nein. Es war nur der Wille von 48% gültigen Stimmen der Wähler!
1.) darf nicht jeder wählen
2.) geht nicht jeder wählen, der darf
3.) 48% von jenen die dürfen und es getan haben, haben der SVP die Stimme gegeben.
Von Mehrheit der Bevölkerung kann also lang schon nicht mehr die Rede sein. Hört sich nach Haarspalterei an, ich finde aber schon es ist wichtig, da sie sonst bei Quorum usw. auch penibel genau sind. ;)

@ anonym:
ich habe mich auf den “willen der bevölkerungsmehrheit” bezogen, von der pervasion zu sprechen scheint. bei der volksabstimmung darf auch nicht jeder mitmachen, macht nicht jeder mit (keine 40%). also lang auch keine “bevölkerungsmehrheit”. nur nicht die relationen aus dem aug verlieren.

Ho dato un’occhiata al disegno di legge provinciale sulla democrazia diretta del gruppo di iniziativa, depositato ai tavoli di raccolta delle firme. Rispetto al testo presentato la scorsa estate e quello sottoposto a votazione due anni fa è senz’altro un testo in molte parti più armonico e completo e in altre ancora lacunoso. Certe rivendicazioni già  presentate in passato, rimangono poco praticabili, come quella dell’avviso di votazione da spedire entro 40 – 30 giorni ad ogni elettore insieme ad un opuscolo, quando oramai dal 2001 il certificato elettorale è stato abolito e sostituito dalla tessera elettorale permanente. Ciò comporterebbe un aggravio notevole dei costi e genererebbe confusione tra gli elettori, rispetto alle altre scadenze elettorali nelle quali non è previsto l’avviso postale. Per regolamentare il procedimento relativo all’organizzazione dei referendum è previsto l’istituzione di un apposito ufficio provinciale, ma le modifiche legislative sono di competenza del Consiglio provinciale e tutti ne conosciamo i tempi. Basta un veto di parte dell’opposizione o della maggioranza per bloccare per anni la materia (vedi legge elettorale provinciale o regionale). Un altro aspetto che non mi convince è quello dell’esame di ammissibilità  del quesito: prima per esempio per quanto riguarda il referendum abrogativo la commissione che ne vagliava l’ammissibilità , era composta da magistrati: uno del Tribunale di Bolzano, uno della Corte dei Conti e uno del TAR; ora la commissione è composta da personaggi di nomina politica: dal Presidente del Consiglio provinciale, dal difensore civico e da una persona nominata consensualmente dal/dalla Presidente del Consiglio provinciale e dai promotori della richiesta. Il TAR è citato solamente in caso di ricorso contro la decisione motivata della commissione, per la mancata ammissibilità . E’ prevista anche la petizione, senza indicarne la soglia dei presentatori. Per tutti i tipi di referendum è prevista un quorum di partecipazione del 15% e una riduzione del numero dei sottoscrittori ed un allungamento dei tempi previsti per la raccolta delle firme: per l’iniziativa popolare si passerebbe dalle 8.000 firme in 120 gg a 2.000 firme in 180 gg – per il referendum consultivo da 13.000 firme in 120 gg a 5.000 in 90 gg –per il referendum abrogativo da 13.000 in 120 gg a 10.00 in 180 gg (gli elettori sono circa 390.000). E’ previsto il referendum anche in una sola parte della provincia con una sottoscrizione minima del 2% degli iscritti alle liste elettorali. La delimitazione di una tematica sottoposta a referendum è una materia complessa. Pensate se per esempio, il tema del parco eolico nel comune di Brennero si sottoponesse al voto dei soli elettori di questo comune, sarebbe ingiusto nei confronti dei comuni limitrofi. I forti incentivi finanziari di cui godrebbero i cittadini di questo comune, li influenzerebbero a scapito di un bene che è di tutta la collettività , Sono previste anche consultazioni referendarie con una pluralità  di proposte e un conteggio meccanico. La scheda elettorale assomiglierebbe ad un modello di indagine statistica dell’ISTAT: per esempio ottimo, buono, sufficiente, insufficiente, scarso e lo scrutinio dei risultati si servirebbe di un conteggio meccanico delle risposte. Tale conteggio meccanico fa parte di una tecnologia superata e obsoleta che ha mostrato i suoi limiti in alcuni stati americani e nei Paesi Bassi. L’unica alternativa valida in questo caso è il voto elettronico, sperimentato da anni anche nel vicino Trentino. Per ultimo è regolamentato anche il caso di quesiti referendari aventi attinenza ai diritti e tutela dei gruppi linguistici. Se la richiesta è stata dichiarata ammissibile dalla commissione, affiche il risultato sia valido si deve anche raggiungere la maggioranza dei voti espressi nei comuni nei quali i cittadini di quel gruppo linguistico toccato maggiormente dal referendum sono maggiormente rappresentativi. Un articolo complesso e di difficile attuazione e di risvolti poco chiari.
Oggi dovrebbe essere stata anche presentata la proposta di legge del partito di maggioranza, che ricalca il modello di legislazione referendaria bavarese. Tra i due modelli: quello svizzero o quello bavarese, preferisco il secondo. Sui numeri dei sottoscrittori nelle varie fasi, penso che ci sia spazio per un compromesso.

Al precedente post vorrei aggiungere ulteriori considerazioni, dopo una lettura più attenta. Le date di svolgimento delle votazioni: secondo i proponenti, le consultazioni referendarie potrebbero aver luogo tre volte all’anno (ciò comporterebbero fiaccamento, e disagi per gli alunni e genitori per le scuole chiuse) e le tre date dovrebbero essere fissate nell’anno antecedente. In caso di elezioni amministrative non è previsto l’abbinamento, mentre per tutte le altre, che sono effettivamente molto diverse nel corpo elettorale e nella legislazione, si permetterebbe l’abbinamento, generando confusione.
Altra novità  su cui nutro alcuni dubbi è quella dell’autentica delle firme da parte di un cittadino che ne fa richiesta e che venga incaricato dal sindaco. Per quel che riguarda il referendum consultivo in una parte della Provincia, è si previsto che ”i comuni che non sono stati ricompresi ai sensi dell’articolo uno (voto richiesto dai cittadini, delibera del Consiglio o anche della sola Giunta provinciale ??) possono partecipare alla consultazione qualora dagli stessi comuni provenga una relativa valida richiesta. Chi ne decide la compartecipazione o la nega e chi ne delimita il territorio, che garanzia c’è se a decidere fosse la stessa commissione di nomina politica, al di sopra delle parti ?
Infine il rimborso delle spese ai proponenti di referendum propositivi, abrogativi, consultivi e confermativi, passerebbe dagli attuali 0,50 Euro per firma ad 1 Euro per ogni sottoscrizione necessaria, mi lascia perplesso. Non sono cifre assurde, nei confronti di quanto costerebbe complessivamente una consultazione referendaria. Ai proponenti andrebbero 5.000 Euro per un referendum consultivo, 10.000 Euro per un referendum proposito o abrogativo a fronte di una spesa nei termini attuali di 5 milioni di Euro per lo svolgimento di una consultazione referendaria a livello provinciale.
L’edizione odierna del Dolomiten descrive la delusione del presentatore del progetto di legge del partito di maggioranza su tale materia, il progetto doveva venir presentato oggi, ma è stato rimandato ad altra data. Come già  detto considero positivamente la legislazione bavarese, è un peccato che l’apparato di tale partito non trovi il coraggio di intraprendere positivamente tale svolta. Nell’articolo si legge inoltre che invece di abbassare le soglie delle sottoscrizioni, parte dell’apparato vorrebbe alzarle ulteriormente. Questa sera alle 20.20 su rai3-Sender Bozen avrà  luogo un dibattito pro/contra su questi due progetti.

Rispondendo alle perplessità  segnalate da Sandro vorrei commentare solo questi punti della prima parte del suo commento.
1. La proposta per l’opuscolo di votazione non è per nulla poco praticabile, siccome funziona benissimo da tanti decenni a livello nazionale in Svizzera e risponde al diritto di informazione dei cittadini. La nostra posta è sufficientemente efficiente a livello provinciale. Non occorre dimenticare che la maggior parte della generazione anziana non usa ancora internet.
Una confusione con le elezioni non mi sembra possibile, anzi: l’avviso postale – a differenza delle elezioni di vario tipo – riafferma l’importanza dell’appuntamento referendario e illustra i suoi contenuti, cioè su uno spazio limitato spiega gli argomenti pro e contro.
2. Sulla composizione della commissione per decidere l’ammissibilità  si cerca di evitare troppi ricambi e di rafforzare il momento del dialogo fra promotori e rappresentanza politica (del resto anche parte dei membri del TAR sono proposti dal Consiglio provinciale). Il Presidente del Consiglio provinciale entro certi limiti dovrebbe essere supra partes, rappresentare la rappresentanza e quindi rafforzare il dialogo fra i cittadini e le istanze elette. Ne consegue direttamente la nomina congiunta del terzo membro della commissione.
3. Una petizione può essere proposta anche da una sola persona. Si tratta di un diritto politico individuale.
4. Per quanto riguarda i referendum limitati ad una parte della provincia non si intende certamente offrire alla popolazione di un comune un diritto di veto su ogni progetto di interesse pubblico (quindi anche provinciale). Si intende invece di dare alla popolazione di un comprensorio la possiblità  di esprimersi nei confronti di progetti che riguarda effettivamente solo il loro comprensorio. Dall’altra parte gli elettori di un comune dovrebbero avere la possibilità  di deliberare se un quesito o progetto rientra nella competenza comunale.
5. Condivido la perplessità  di Sandro su consultazioni referendarie con una pluralità  di proposte e conteggio meccanico, ma in questo caso è chiaro che si intende che avvenga con strumenti elettronici. Mi sembra un aspetto da spiegare ancor meglio da parte dei promotori, comunque, salvo competenza di regolamentazione provinciale, nulla vieta al Sudtirolo di sperimentare anche forme nuove di consultazione dei cittadini.
6. Sul possibile regolamento dei referendum su questioni “etnicamente sensibili” l’Iniziativa per più democrazia ha ragionato a lungo. Con la proposta attuale ha individuato una forma che cerca di coniugare il massimo di diritti popolari con i diritti delle minoranze. Dato che gli elettori in provincia non sono schedati secondo appartenenza linguisticamenta (a differenza dei consiglieri provinciali) si istituisce un diritto di veto su base territoriale, prendendo come riferimento la rispettiva composizione linguistica della popolazione dei comuni. Negli 8 comuni “ladini” abita più del 90% dei ladini,nei 5 comuni a maggioranza statistica italiana abita più del 70% del gruppo linguistico italiano (se ci fosse anche Merano si arriverebbe a più dell’80%). Perciò i comuni più italiani avranno la facoltà  di porre un veto nel caso di votazioni su questioni che ritengono possano toccare interessi etnicamente importanti-sensibili; lo steso vale per i comuni a maggioranza tedesca, ma sempre in casi di quesiti dichiarati espressamente “etnicamente sensibili”. Quindi non toccherà  ad un pugno di rappresentanti politici dell’uno o dell’altro gruppo poter definire cosè etnicamente sensibile e poter porre un veto, ma in forma molto più democratica alla popolazione stessa.
Sugli altri aspetti sollevati da Sandro nel secondo intervento spero che entro pochi giorni risponderà  qualcuno dei promotori della proposta di legge.

Grazie per la risposta Thomas,
1. per quel che riguarda l’avviso di votazione, scheda fac simile ed opuscolo da inviare a tutti 390.000 elettori, forse non mi sono spiegato bene. A prescindere dagli alti costi, non dubito che la corrispondenza venga notificata correttamente dalle nostre Poste. Il punto è un altro, in Svizzera come ho visto in più occasioni, all’elettore giunge in casa un plico con l’effettiva scheda elettorale con busta per il ritorno e l’opuscolo di informazione. Sono convinto che da loro, questo sistema funzioni, da loro ai referendum si possono pure abbinare anche altre consultazioni elettorali. All’elettore arrivano le schede per cui è legittimato a votare ed esso le rispedisce per posta o le inserisce nell’urna depositata nei locali preposti, senza seggi ecc. La riforma del 2001, per l’abolizione dell’avviso postale con il certificato elettorale e l’istituzione della tessera elettorale permanente, ha avuto bisogno di alcuni anni per abituare l’elettore medio, i primi anni, l’incertezza era diffusa e i duplicati erano moltissimi. Ora l’elettore medio è abituato ad orientarsi sui nostri mezzi di comunicazione e l’esperimento ha funzionato molto bene. Se si torna all’avviso postale, diciamo per esempio tre volte all’anno o anche una volta solo, mentre per le altre consultazioni elettorali non è previsto, confondiamo l’elettore medio, specialmente di una certa età . Volenti o dolenti facciamo parte di uno stato con certe leggi elettorali che regolano l’esercizio del voto e dobbiamo evitare di confondere l’elettore.
2. Sulla commissione preposta al controllo di ammissibilità , preferisco la magistratura di cui apprezzo l’imparzialità . Qualche mio amico è stato in questo caso più esplicito e mi ha riferito una cattiveria ”vorrebbero togliere la competenza alla magistratura per punirla per il giudizio di non ammissibilità  espresso l’anno scorso sul loro referendum”.
3. Sul diritto di petizione e sul suo compito, forse sarebbe il caso di essere più chiari.
4. Per i referendum limitati ad una parte della provincia, il vs. disegno di legge è poco chiaro, e i miei dubbi li ho già  esposti nel mio secondo post.
Sempre per restare in tema di consultazioni referendarie e qui mi riferisco alle prossime quattro del dodici giugno allego l’indirizzo di un articolo pubblicato sul ”il fatto quotidiano” a proposito dell’elecion day:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/05/la-sinistra-sbaglia-sullelection-day/95558/

Sull’accorpamento già  citato nel post precedente , segnalando l’articolo pubblicato sul ”ilfattoquotidiano” vorrei aggiungere qualche considerazione:
Nessun governo degli ultimi decenni, né di centro sinistra, né di centro destra ha mai deliberato di accorpare consultazioni elettorali politiche, europee o amministrative con referendum abrogativi o costituzionali. Non lo fece il governo presieduto da D’Alema nel 2000, non accorpando le elezioni amministrative con i sette referendum del 21 maggio 2000, né il governo presieduto da Prodi nel 2006, non accorpando i referendum costituzionali del 25.06.2006 con le elezioni politiche e non lo fecero neppure gli altri governi di centro o di centro destra in occasione delle altre consultazioni referendarie. Non so se vi ricordate gli intasamenti e i caos ai seggi alle elezioni amministrative del 13 maggio 2001, nelle quali si accorparono le elezioni politiche appunto con le amministrative, fu una brutta esperienza con caos ai seggi, file spazientite votazioni fino alle due del mattino.
Dato che nella nostra provincia quest’anno non si svolgono le elezioni amministrative, se fosse passato l’accorpamento con i quattro referendum abrogativi, il problema non si sarebbe posto. E’ altrove a prescindere dall’opportunità  politica di accorpare le diverse scadenze, che si sarebbe posto il problema dell’intasamento. Nelle regioni a statuto ordinario, si svolgono spesso contemporaneamente elezioni comunali con due schede, circoscrizionali, provinciali o regionali. Pensate a quante schede elettorali dovrebbero essere consegnate agli elettori, oltre alle quattro per i referendum, per di più con un corpo elettorale diverso e cosi via.
Per quel che riguardano le spese per l’organizzazione dei referendum, è un discorso che andrebbe affrontato in una chiave diversa. Mi permetto solamente di fare un raffronto tra due realtà  confinanti. Le elezioni federali 2007 con circa cinque milioni di elettori iscritti, sono costate circa 7,5 milioni di franchi (circa 5 milioni di €) alla Confederazione. Facendo le dovute proporzioni con il nostro paese con circa 48 milioni di elettori iscritti, dovrebbero costarne 50 e non 400.

Sull’ultimo numero dell’Espresso in edicola, è pubblicato un articolo sui prossimi progetti del PDL e precisamente sull’intento di accorpare il referendum costituzionale sulla giustizia con le elezioni politiche nel 2013, per lanciare Alfano come prossimo leader. Qui non si tratta di uno stratagemma per raggiungere il quorum, che in questo caso non sarebbe necessario, ma per caricare l’appuntamento elettorale di un altro valore e di preparare l’investitura del prossimo leader. In questa occasione mi immagino che l’opposizione sarà  contraria all’accorpamento e non apprezzerà  il mancato sperpero di denaro pubblico.

Per concludere in attesa dei referendum abrogativi del mese di giugno, i sardi che pure quest’anno non votano alle amministrative, voteranno invece il 15 maggio per un referendum consultivo avente per oggetto: ”sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti”(quorum del 33%). Sarà  un primo test per l’appuntamento di giugno.

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