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Se solo ci parlassimo!

di Brigitte Foppa*

Da tempo rifletto sulla triste situazione del nostro bilinguismo in Sudtirolo. Quello che constatiamo a livello profano quotidianamente, ce lo confermano le statistiche e le indagini scientifiche: In questa nostra provincia non siamo bilingue, anzi, una buona parte delle persone non raggiunge livelli banali come l’A2 o il B1. Livelli che si potrebbero raggiungere seguendo anche solo alcuni corsi di lingua.

Molto è stato scritto sul contesto, sulle insidie della vicinanza (Die Tücken der Nähe, wie Siegfried Baur treffend definierte), sui presupposti politici, sul ruolo della scuola…

Condivido tutto.

Abbiamo anche fatto le nostre proposte politiche. Io sono molto orgogliosa di aver fatto, qualche mese fa, approvare al consiglio comunale di BZ una mozione in cui si promette di costruire in futuro solo edifici scolastici comuni ai 2 gruppi linguistici principali.

Questo perché alla fine di tutte le riflessioni sono giunta a una constatazione banalissima: Tutto potrebbe essere più facile se solo CI PARLASSIMO!

Se non bastano 2000 ore di Lingua 2, forse è inutile aggiungere altre ore, ma conviene aprire nuove vie, aprendo spazi di incontro – tra le persone, più che tra le lingue. Potremmo dare, solo per fare un esempio, incentivi (crediti) a tutte le alunne e tutti gli alunni che nel corso della loro vita scolastica scelgono di frequentare 1 anno in una scuola dell’altro gruppo (o addirittura crearne l’obbligo, almeno laddove ne esiste la possibilità?). Lo stesso potrebbe essere fatto, nel senso del Life Long Learning, per insegnanti, funzionari pubblici ecc. che scelgono di fare un »Sprachliches Sabbatjahr«. Personalmente avrei piacere di lavorare un anno con le colleghe della ripartizione cultura italiana della Provincia. Imparerei certamente molte cose, non solo l’italiano…

In attesa di tutto ciò ho iniziato, nel mio piccolo, a cambiare un comportamento tipico della nostra terra. Conoscerete tutti la situazione: Un’italiana/o parla in tedesco, fa fatica, parla Hochdeutsch – e allora le/gli si risponde in italiano e tutto è più facile. Pensavo sempre di fargli un favore, agli italiani. Invece, e l’ho capito solo di recente, è una scortesia non accettare la lingua che ti viene offerta dal tuo Gegenüber. Gli fai capire che sei tu quella/o che sceglie. Non è un po’ come il Razzismo al Contrario? A allora adesso faccio così che accetto la lingua che mi viene offerta e la ricambio. La mia condizione di privilegiata bilingue mi permette di essere a casa in entrambe le lingue. Ma anche per chi è meno fortunato dovrebbe essere buona prassi fare in questo modo, permettendosi di far esercizio a vicenda.

Certo ci vuole più pazienza. Si deve accettare la condizione di scambio linguistico non perfetto. Dobbiamo confrontarci sulla volontà e/o il fastidio di farci correggere ecc.

Ma, se solo vogliamo, anche in questo possiamo comprenderci come laboratorio di sperimentazione.

Di convivenza, di crescita culturale e di ricchezza umana… e non solo di problemi e di difficoltà!

*) Brigitte Foppa è capolista verde per l’elezione della Dieta Sudtirolese 2013

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3 replies on “Se solo ci parlassimo!”

Ich selbst komme aus einer zweisprachigen familie mit gesamttiroler wurzeln. Meine muttersprache ist deutsch und ich besuchte die deutsche schule. Ich habe aber auch ein paar italienische freunde. Bei ihnen sehe ich dass sie zwar deutsch teilweise bis gut verstehen aber nicht unbedingt sprechen wollen. Weil sie angst haben es nicht zu können oder weil sie sich schwertun. Aber man sieht auch eine verbesserung. Gerade die heute 14-20 jährigen sind offener und versuchen es zumindest im gegensatz zu den 30jährigen die noch heute sagen… tanto siamo in italia.. ein miteinander ist möglich wenn man will aber zwingen kann man dazu niemanden.

@ Gadilu:

Was soll das deiner Meinung nach genau bringen? Oder wolltest du nur ein Wortspiel unterbringen?

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