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Per una laicità del plurilinguismo.

di Valentino Liberto

In relazione all’intervento di Brigitte Foppa sulla toponomastica (“Alto Adige” di mercoledì 1/2/), mi permetto di suggerire qualche ulteriore sfumatura di carattere più generale. Riguardo le conclusioni dalla portavoce dei Verdi, dissento in parte: per quanto sia presuntuoso credere di risolvere una materia di per sé irrisolvibile, occorre lavorare affinché chi governa eserciti la propria responsabilità politica e ponga fine a una problematica sentita che altrimenti permarrà in eterno. Ciò richiede uno sforzo significativo da ambedue le parti: il cammino verso una convivenza consolidata (lo insegna anche Mandela) è segnato da gesti simbolici di riconciliazione. Chiunque, nessuno escluso, è tenuto a fare un passo indietro, raggiungendo un compromesso. In Sudtirolo potremmo cercare di fare un passo in avanti.

Come sappiamo, lo Statuto d’Autonomia prevede tra i suoi cardini l’esercizio della potestà legislativa autonoma per la materia toponomastica, “fermo restando l’obbligo della bilinguità”. Lo stesso Statuto implica ulteriori meccanismi di gestione del “compromesso etnico” (scuole separate in madrelingua e proporzionale, per esempio) applicati sinora in maniera molto rigida e perlopiù a senso unico, essendo norme concepite principalmente a tutela delle due minoranze “nazionali” tedesca e ladina. Gran parte delle persone che “da sinistra” difendono l’interpretazione pseudo-letterale del comma sui toponimi, pretendono al contempo maggiore flessibilità per quanto contemplato nell’art. 19 (quello che limita una profonda riforma del sistema scolastico locale, ancora largamente basato sul predominio del monolinguismo). La necessità d’interpretare in modo gradualmente più flessibile lo spirito dello Statuto d’Autonomia – in modo da garantire maggiore aderenza alla realtà e alla luce dell’evoluzione che ha avuto la società sudtirolese dal 1972 ad oggi – non significa solo battersi per una distinzione tra “binomismo” e “bilinguità” sui sentieri di montagna, bensì riconoscere che occorre superare l’atteggiamento di rifiuto che emerge da ogni lato; all’immobilismo è facile subentri la degenerazione.

L’articolo 8 dello Statuto era stato ideato come risolutivo rispetto al monolinguismo italiano presente dai tempi del fascismo, per ottemperare alla mancanza d’una legge che ufficializzasse la toponomastica tedesca e ladina, nonché alla mancata abolizione del Prontuario di Ettore Tolomei. Lo Statuto è “programmatico”, ovvero auspica un provvedimento legislativo del Consiglio provinciale. Ergo: sembra che il “peccato originale” dello Statuto sia tutelare la toponomastica tolomeiana e fascista. Non è così. Nacque proprio per tutelarci dalla follia “tolomeiana” e l’applicazione rigida del bilinguismo andò sempre a vantaggio di chi prima era in condizioni svantaggiate. L’articolo fu una conquista, non una sconfitta. La SVP non colse quest’opportunità per timore di veti incrociati. E il vuoto legislativo, l’abbiamo visto, ha finito col produrre la presente deriva: da parte dell’Alpenverein, che ha fatto valere da privato una “sua” legge a Statuto invariato, e da parte governativa, con la dura reazione del ministro Fitto. Redatta insomma anche per garantire il rispetto della toponomastica “storica” da parte italiana, la carta fondamentale dell’Autonomia ha finito per fomentare, suo malgrado, un revanscismo linguistico incrociato. Un ribaltamento nefasto, all’interno della rappresentazione simbolica del conflitto etnico.

Attenzione però: data la difficoltà di “estendere” la coperta statutaria – tirata ora da una parte, ora dall’altra del letto matrimoniale (prima il lato tedesco, poi quello italiano) – bisognerebbe cominciare a ridiscutere sul serio la rigidità di alcune interpretazioni, polarizzate e polarizzanti, dello Statuto e concedere margini di manovra orientati verso un modello di plurilinguismo autenticamente diffuso e più “laico”, senza ricorrere a dogmatismi. E noi, da paladini del plurilinguismo, dovremmo tenerne conto.

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22 replies on “Per una laicità del plurilinguismo.”

@ val: das ist das niveau auf dem hier argumentiert werden sollte. gefällt mir. konstruktiver beitrag.

zum foppa artikel:
einer versöhnungsidee a la mandela kann ja niemand abgeneigt sein. natürlich ist ein “conciliatory approach” allen anderen konfliktlösungsvarianten immer vorzuziehen.

was mich an foppas artikel aber sehr gestört hat war folgendes:
indem sie den großen pazifisten mandela ins spiel bringt und seine ideen auf das toponomastikproblem südtirols überträgt, begeht sie eine folgenschwere – wahrscheinlich unbewusste – täuschung der alto adige leser.
denn der artikel suggeriert, dass ein standpunkt, der sich gegen die beibehaltung der tolomeischen namen richtet, den ideen eines so großen mannes wie nelson mandela zuwiderläuft.

dabei hat mandela die frage der toponomastik als teil seiner reconciliation-politik gesehen.
mit der wahl mandelas zum präsidenten 1994 wurde begonnen, ortsnamen in südafrika rückzubenennen. die afrikaanischen (burischen) und auch englischen namen wurden zu tausenden abgeschafft und meist durch die originären ersetzt.
1998 wurde unter mandela schließlich das south african geographical names council gegründet, welches die umbenennungen koordiniert. diese betrafen auch größere städte wie beispielsweise den wm-austragungsort polokwane, der bis 2005 noch pietersburg hieß. für die hauptstadt pretoria ist tshwane im gespräch. die umbenennung wurde aber aufgrund von widerständen noch nicht vollzogen.

dazu ein auszug aus der website des ministeriums für kultur und kunst, dem oben genanntes council unterstellt ist sowie der link zu einem online-zeitungsartikel, der der unsrigen medialen diskussion nicht unähnlich ist:

The South African Constitution mandates government and, indeed, the entire nation to take active steps to redress the injustices of the past. Among such injustices was the consistent denigration, debasement and corruption of African expressions, words, names, and especially place names, in the past.

The law regarding place name changes provides that any citizen, property owner or developer, organised body, government department, local authority as well as the South African Post Office is eligible to apply to have place name changed or re-confirmed. Application forms are available through the South African Geographical Names Council (SAGNC). Applicants are required to offer motivation for the change they seek and should provide supportive information, such as the origin and meaning of the proposed name; historical evidence justifying its adoption such as oral traditions, archival documents or other relevant facts that maybe required.

The standardization of geographical names in the country may be regarded as an aspect of the healing and reconciliation process. The Truth and Reconciliation Commission, for example, recommended the re-naming of geographical features as a form of symbolic reparations to address South Africa’s unjust past.

http://www.news24.com/SouthAfrica/News/All-but-2-Limpopo-towns-renamed-20050628

wie man sieht, ist dieser ansatz, der sogar von der famosen wahrheits- und versöhnungskommission unter bischof desmond tutu mitgetragen wird, der bbd-position nicht unähnlich. blöd ist nur, dass viele alto adige leser, die die situation in südafrika nicht kennen, nun glauben, dass sie mandela auf ihrer seite haben, wenn sie sich gegen die “auslöschung des italienischen” wehren.

Mi fa piacere che il mio contributo sia da te apprezzato. Spero però che non ci si soffermi troppo sulla citazione (pur sempre legittima) che Brigitte Foppa fa di Nelson Mandela, onde riattaccare al solito con la litania sugli “Alto Adige Leser”. Vi faccio presente che la prima versione dell’intervento (pubblicato sul “Corriere dell’Alto Adige” il 12 agosto sotto il titolo “Plurilinguismo laico”) prende ispirazione da un mio recente commento su BBD – indirizzato ai lettori del blog e non alla portavoce dei Verdi – nato fondamentalmente da una metafora di gadilu (in un primo tempo incompresa) sulla “coperta corta” dello Statuto. Una discussione nella quale già  auspicavo una soluzione politica che ammorbidisse la rigidità  e quindi rendesse più “laica” e meno “religiosa” l’interpretazione dello Statuto.

La Vetta e il fascismo buono.

In quest’ultima lettura della vicenda, ho rigirato una frase ovvero la direzione del contendere:

«Gran parte delle persone che ”da sinistra” difendono l’interpretazione pseudo-letterale del comma sui toponimi, pretendono al contempo maggiore flessibilità  per quanto contemplato nell’art. 19 (quello che limita una profonda riforma del sistema scolastico locale, ancora largamente basato sul predominio del monolinguismo).»

Nella versione precedente c’era infatti scritto:

«Gran parte delle persone che da parte ”tedesca” attaccano l’interpretazione pseudo-letterale del comma sui toponimi, pretendono al contempo il rispetto assoluto di quanto contemplato nell’art. 19 . Due pesi, due misure.»

Questo dimostra l’ambivalenza della polemica toponomastica. L’oggetto del contendere finisce per essere lo Statuto d’Autonomia, sulla sua valenza storica e sulle prerogative che esso ha concesso (nel bene e nel male) al Sudtirolo. Proviamo a concentrarci su di esso e capiremmo magari come l’agire del quotidiano Alto Adige sia “solo” frutto della rappresentazione d’un conflitto – uguale e contrario – tra due controparti simboliche.

@ val
für mich ist unbestritten, dass in sachen statut handlungsbedarf gegeben ist. ob das nun durch eine novelle oder durch “flexibleres auslegen” (wie das bei der amerikanischen verfassung seit 1787 funktioniert) passiert, ist egal.

seit der verabschiedung des statuts hat sich in europa sowohl gesellschaftspolitisch als auch bezüglich der geschichtsaufarbeitung (sprich dem “akzeptierten” standpunkt gegenüber totalitären systemen des 20. jahrhunderts) viel getan. beispielsweise war damals in spanien noch franco an der macht, wiegte sich österreich noch genüsslich im opfermythos und wurde simon wiesenthal noch als “lästig” abgetan.

man muss daher bei der diskussion um das statut immer bedenken, in welchem geschichtswissenschaftlichen umfeld damals agiert wurde. deshalb glaube ich, dass eine “zeitgemäße” interpretation des regelwerkes sehr von nöten ist.

ein zweiter gedanke, der in meinem posting eine rolle spielte, ist folgender:
wir müssen zwischen einer wissenschaftlichen intellektuell-analytischen diskussion (wie sie hier auf bbd hin und wieder stattfindet) und der emotionalisierten populistischen unterscheiden. ein kommentar – und sei er auch noch so “intellektuell” – auf der titelseite des alto adige findet zwangsläufig auch eingang in die populistische diskussion. und daher hat es mich so gestört, dass mit mandelas hilfe ein standpunkt untermauert wurde, der eigentlich nicht mit dem des ehemaligen südafrikanischen präsidenten übereinstimmt. im populistischen diskurs entsteht daraus: wer für die abschaffung des prontuario ist, handelt gegen die ideale mandelas bzw. die verteidiger der tolomeischen namen haben mandela auf ihrer seite.

p.s.: mir ist schon klar, dass foppas artikel über die frage der toponomastik hinausgeht und eine weiterreichende vision darstellt. aber wie gesagt – durch die alto adige titelseite wird der text in den populistischen diskurs transferiert und dieser beschränkt sich zur zeit halt einmal nur auf die holzschilder.

p.p.s.: mich würde interessieren, was passiert wäre, wenn foppa geschrieben hätte: teil der versöhnungspolitik mandelas war die umbenennung der ortsnamen :-)

ich hab’s gewusst. das foppasche mandela-argument wird jetzt ausgekostet. am samstag wurden in einem leitartikel mit hilfe mandelas wieder die tolomei-namen verteidigt, obwohl mandela in dieser hinsicht ganz andere ansichten hat. sehr frech.

L’argomento di Mandela è di un altro piano… non si può confondere dei cartelli con dei posti di lavoro e dei nomi con delle persone. Mandela è stato di esempio. Il principio del non vendicarsi o cacciare gente è ammirevole specialmente in relazione al contesto africano.
Credo che però quello dei nomi storici sia un principio che ha poco a che fare con la vendetta e che non significhi scacciare nessuno.
Ovviamente poi si può anche “superare” le rigidità  del principio e scendere consapevolmente a compromessi… quello di salvare TUTTI i nomi di Tolomei non mi sembra l’esempio di un buon compromesso…

es ist grundsätzlich schwierig und auch verfänglich, historische gegebenheiten, ansätze und persönlichkeiten miteinander zu vergleichen sowie vorgehensweisen und lösungsvorschläge von einer auf die andere region bzw. gesellschaft zu übertragen, ohne zu relativieren.

Manchen Italienern scheint derzeit kein Argument zu dumm oder zu absurd, um die Existenz der faschistischen Namen weiterhin zu rechtfertigen und zu sichern. Mal schauen wie lange es noch dauert bis sie behaupten werden, wir hätten hier die Apartheid und sie wären die armen Geknechteten in Ihren Townships Bolzano, Merano und Laives.

Dabei ist gerade Afrika ein schönes Beispiel dafür, wie selbst nach 300 Jahren die von den europäischen Kolonialisten erfundenen Ortsnamen wieder in ihre Originalbezeichnung zurück benannt wurden!

Manchen Italienern scheint derzeit kein Argument zu dumm oder zu absurd, um die Existenz der faschistischen Namen weiterhin zu rechtfertigen und zu sichern.

Es war Brigitta Foppa, die diesen Vergleich angestellt hat. Nicht gerade eine Italienerin.

“Dabei ist gerade Afrika ein schönes Beispiel dafür, wie selbst nach 300 Jahren die von den europäischen Kolonialisten erfundenen Ortsnamen wieder in ihre Originalbezeichnung zurück benannt wurden!”
Wenn man jetzt anfangen will, die Geschichte Südtirols mit Südafrika zu vergleichen, egal aus welcher Ecke das kommt, dann macht man sich einfach nur lächerlich!
Gleich blödes Gegenargument: Dann lebt doch 300 Jahre wie die versklavten Südafrikaner, dann habt ihr das Recht, eure originalen Ortsnamen zu verlangen!

Solange ein grosser Teil der Südtiroler/altoatesini mit solchen Argumenten versuchen, ihre Forderungen zu untersteichen, werden wir in diesem Land keinen Schritt vorwärtsmachen, da gehts dann eher rückwärts!

@jonny
du hast völlig Recht, Vergleiche Südtirols mit Südafrika (Afrika) sind lächerlich! Und wären von mir auch nie gekommen wenn nicht dieser idiotische Mandela Vergleich vorangegangen wäre. So wie Vergleiche eigentlich generell hinken und hinken müssen, weil kaum mal was 1:1 vergleichbar ist. Denoch widerlegt das Argument ja den von Foppa gemachten Vergleich.
Aber erklärt das mal der lieben Frau Foppa, dem AltoAdige und seinen zahlreichen Lesern.
Interessant ist aber schon, das der “Schritt nach vorne” in Südafrika trotz der Beseitigung alten Unrechts möglich war, bei uns aber genau das ausgeschlossen wird, nicht wahr?

@ jonny

es ging mir in der argumentation hauptsächlich darum, dass ich es nicht richtig finde, mandelas versöhnungspolitik im zusammenhang mit der südtiroler toponomastikfrage zu nennen (wie das in den artikeln im alto adige der fall war), gleichzeitig aber nicht zu sagen, welchen standpunkt mandela gegenüber der umbenennung von orten vertritt.

wie ich bereits geschrieben habe, ist es grundsätzlich schwierig und auch verfänglich, historische gegebenheiten, ansätze und persönlichkeiten miteinander zu vergleichen sowie vorgehensweisen und lösungsvorschläge von einer auf die andere region bzw. gesellschaft zu übertragen, ohne zu relativieren.

wertungen bezüglich totalitärer regime zu erstellen ist unlauter und unseriös – ja sogar verwerflich. dies käme einer verhöhnung der opfer gleich. nach dem motto mao war schlimmer als stalin aber nicht so schlimm wie hitler und trotzdem um einiges grausamer als mussolini. und die khmer rouge waren menschenverachtender als das apartheidsystem in südafrika …

es geht grundsätzlich darum, totalitarismus gleich welcher art und ausprägung aus demokratischer sicht zu bewerten und als demokratie seine totalitäre vergangenheit aufzuarbeiten. und eine solche bewertung legt den schluss nahe, dass die dekrete, die 1923 zu einem einzigen zweck eingeführt wurden, in einer demokratie nichts mehr zu suchen haben. das heißt noch lange nicht, dass ich deshalb das ausmaß der unterdrückung in südtirol und südafrika vergleiche oder auf eine stufe stelle. wie gesagt – vergleiche dieser art sind sowohl wissenschaftlich als auch moralisch mehr als bedenklich.

nach deiner argumentation könnte man nämlich jedem, dem unrecht widerfahren ist, entgegnen: “was regst du dich auf, den juden ist es doch noch viel schlimmer ergangen”.

ich hoffe du verstehst jetzt besser, dass mein ansatz weit von einem bloßen “aufrechnen”, von revangismus oder gar einer “rückgängigmachung der geschichte” entfernt ist?

@hunter
aber ist nicht auch das auslöschen der dazumal erfundenen, aber jetzt doch gebrauchten namen eine “rückgängigmachung der geschichte”?? ok, eine geschichte, die ein totalitäres regime dominiert hat, aber doch “geschichte”??
ich will nicht alle tolomeischen erfindungen verteidigigen, ich frage nur: ab wann ist geschichte “geschichte”? ab 100, 220 oder 500 jahren?
es gibt doch bei immobilien, strassen, durchfahrtsrechten u.ä. auch ein recht. das man “ersessen” hat, weil es eben ewiglang schon so war. haben sich die hier angesiedelten italiener nicht auch ein recht ersessen, einige wichtige, von ihnen gebrauchte, wenn auch tolomeische, namen zu erhalten?
ich glaube schon.

@ jonny

ersitzung ist das meines erachtens nicht. ersitzung basiert darauf, dass es keinen widerstand gegenüber der über jahrzehnte dauernden handlung des ersitzenden gibt. ich glaube nicht, dass sich die eingewanderten europäer in australien das recht “ersessen” haben, den roten felsen in der mitte offiziell ayers rock nennen zu dürfen. der heißt für mich uluru. was aber wiederum nicht heißt, dass ich ihn nicht auch rotes steinchen, ayers rock, hunter rock oder oachkatzlschwoaf nennen darf.

also: nach meinem dafürhalten müsste sich die italienische sprachgruppe – vor allem aber deren elite – selbst dazu durchringen, auf die namen zu verzichten. das soll ja nicht durch “drüberfahren” der deutschen mehrheit passieren. außerdem ist es ja keine auslöschung. es betrifft vielmehr nur die offizialität des namens. die tolomeinamen würden also von der offiziellen bezeichnung zum exonym. wie viel und wie lange sie dann noch gebraucht werden, hängt von den jeweiligen sprechern ab. anders als im faschismus kann und wird niemand einem italiener verbieten, san candido zu innichen zu sagen. gleich wie ein deutscher zu urtijëi st. ulrich sagen darf. der ort sollte aber offiziell einzig und allein urtijëi heißen.

ich bin bei gott kein verfechter der political correctness. aber mit dieser lässt sich das prinzip vielleicht verständlicher erklären – ohne der pc das wort reden zu wollen und einen unpassenden vergleich anzustellen, denn die hintergründe sind gänzlich unterschiedliche:

“negro” heißt nichts anderes als schwarz auf spanisch. das wort wurde aber nach der überwindung der sklaverei und in viel späterer folge der amerikanischen bürgerrechtsbewegung der 60er-jahre mit einem kolonialistischen anspruch verbunden. und obwohl die leute das wort über jahrhunderte gebraucht haben, wurde es im zuge der “geschichtsaufarbeitung” für inadäquat befunden. die weißen hätten sich durchaus das recht “ersessen” – wie du sagst – die nachfahren ihrer ehemaligen sklaven als neger zu bezeichnen. da die beschriebenen dieses wort aber als beleidigend empfinden, ist es heute verpönt.

@hunter
schön argumentiert!

@jonny
deine Argumenation wäre die Freikarte für jedes Unrecht. Würde dies Schule machen, hätten wir bald den Leitsatz: tue Unrecht und sitze es aus bis es Recht wird!

@anonym
Was du Unrecht nennst, ist in diesem Fall, ein ganz normaler Staatsvertrag, geschrieben von den Siegern. Italien hat 1918 sein Recht wahrgenommen die Staatsgrenze nach Norden zu verlegen, mit dem Einverständis der damaligen Weltmächte. Denn die Sieger verteilen die Beute, ob Recht oder Unrecht sei dahingestellt.

@hunter
wirklich gut argumentiert auf meine provokation!

@ an beide
Und was ist mit der “Geschichte”?? Wann beginnt sie, ab wann ist es “Geschichte”, wer entscheidet was “Geschichte” ist oder wird? Und ab wann “darf man sie rückgängig machen?

@jonny
OhhhOhh, das nenn ich das Recht des Stärkeren aber nicht RECHT. Es war auch damals schon Unrecht. Auf der einen Seite das Selbstbestimmungrecht der Völker zu propagieren (z.B. für Ungarn, Tschechen, Slowaken usw.) und auf der anderen Seite deutsche Gebiete abzuspalten. Das war Revanchismus, Willkür, aber nicht Recht, also bitte.

Zur “Geschichte”: Geschichte ist etwas in dem Moment, sobald es passiert ist, d.h. meiner Auffassung nach schon 1 Sekunde danach. Die Berliner Mauer ist an einem bestimmten Tag gefallen, Tags drauf wars schon Geschichte. Die Folgen freilich und die Aufarbeitung dauern viel länger an. Aber dafür gibts keine fixe Dauer.
D.h. aber auch nicht das es ewig so bleiben muss. Wenn uns die Geschichte etwas lehrt, dann das: nichts währt ewig, alles ist ständig in Bewegung. Auch Unrecht kann noch nach vielen Jahren noch aufgearbeitet und Wiedergutmachung (und ich meine nun nicht nur die finanzielle) geleistet werden. Verfallsdatum gibt es keines, solange es genug Menschen gibt, welche es betrifft oder welche sich dafür interessieren.

Z.B. beschäftigt sich Tschechien erst jetzt mit der Vertreibung der Sudetendeustchen – nach 55 Jahren, das “Konstrukt” Belgien könnte sich bald schon auflösen, nach beinahe 200 Jahren. Oder der Kosovo war glaub ich 700 Jahre nicht selbstbestimmt, jetzt ist er’s. usw.

Und WER entscheidet OB und WANN sich etwas ändern sollte? Meine Meinung: nur das Volk!

Die Wurzel allen Übels bei diesen Angelegenheiten ist doch, daß kaum mal das Volk entscheidet, sondern heuchlerische, interessengetriebene Politiker.

Nel frattempo, vi faccio notare che il qui presente contributo è uscito quest’oggi in forma ridotta come lettera sul “Hetzblatt” Alto Adige, a pagina 27.

AM, das mit dem “Hetzblatt” meinst du? Ich meinte eher, dass er einen so ausgewogenen und m. E. intelligenten Artikel als Leserbrief eingesandt hat.

erst jetzt lese ich eure stellungnahmen, etwas in verspätung leider.
Was ich euch sagen möchte:
1. auf meinen alto-adige-artikel habe ich unglaublich viele enthusiastische reaktionen bekommen (nicht von faschistInnen!).
2. was soll das mit dem hetzblatt? Seid ihr nicht ein freies forum? Habt ihr es da nötig, solche doofe kategorisierungen vorzunehmen?
3. Die “liebe frau foppa” ist sehr wohl zu einem teil italienerin.von meinen 4 großeltern waren 2 deutsch, 1 ladinisch, 1 italienisch, ich habe einen italienischen mann, in mailand studiert und 2 2sprachige kinder, bewege mich außerdem in jenen gemischten gefilden, die hierzulande so verpönt sind. Daher nehme ich mir heraus, die italienische sicht der dinge zu kennen und zum teil als meine eigenen zu sehen.
4. Wo ihr zum großteil drübergelesen habt in meiner mandela-geschichte, ist der satz, in dem es darum geht, dass wir sozusagen ein “reset” machen können, wenn wir alle die volle bewusstheit unserer geschichte haben. Das war der wesentliche satz. Denn das was in südtirol fehlt ist genau das bewusstsein, was uns selber, vor allem aber der jeweils anderen volksgruppe passiert ist imlaufe der geschichte. Dabei meinen alle, dass nur die jweils anderen die hausuafgaben nicht gemacht hätten, dem ist aber nicht so (komme frisch von der zeitgeschichtetagung prags, wo mir das wieder voll ins bewusstsein gekommen ist). Wenn aber alle wüssten um die leiden, dann könnte, müsste sich ein bewusstsein entwickeln, das allen ermöglicht, die bedürfnisse der eigenen und der anderen sprachgruppe zu verstehen. Dahin gehen meine bemühungen und dahin bewegt sich auch meine politische aktion.
Dass diese geteilt wird von vielen italienerInnen, das hab ich versucht euch zu vermitteln. Für mich ist das nicht meine meinungsbildung, sondern die bestätigung und rückkoppelung meiner meinung.
liebe grüße und weiterhin: danke für die diskussion
brigitte foppa
ps habt ihr andrea di michele in der ff gelesen? Oder die umfragen in qui bolzano? Alle auf der gleichen wellenlänge. Vielleicht sollte man/frau doch zur kenntnis nehmen, dass es viele viele italienerInnen (und deutsche und zwischendrins) gibt, die nicht faschistisch sind und trotzdem finden, es wäre gut die convivenza und das heimatrecht aller voran zu stellen.

ad brigitte:

1. natürlich hast du unglaublich viele enthusiastische reaktionen von nichtfaschisten auf deinen beitrag bekommen. du hast ja auch nicht geschrieben, dass unter mandela tausende ortsnamen rückbenannt wurden. und da ich mir zu sagen getraue, dass über 90 prozent der leser des besagten artikels nicht wissen, dass dem so ist, wäre es doch interessant gewesen zu sehen, wie viele enthusiastische reaktionen gekommen wären, wenn du geschrieben hättest, dass in südafrika als teil des “resets” viele von den europäern eingeführten ortsnamen wieder zurückgenommen wurden.

würde ich die ganze mandela-geschichte nicht kennen, würde ich deinen ausführungen freilich auch nahezu uneingeschränkt zustimmen, wie könnte man das nicht?!?! die kritik hier im forum richtete sich ja nicht gegen das prinzip des “resets” und der “reconciliation”, sondern gegen den (miss-)gebrauch mandelas in diesem kontext, da dieser nun einmal bei genau dieser problematik, einen anderen ansatz hatte – und das sollte man schon erwähnen, wenn man ihn schon als vorbild strapaziert. bereits wenige tage später ist nämlich nicht das “reset”-argument (das du als kernidee deiner ausführungen bezeichnest) im alto adige wieder aufgetaucht, sondern jenes von nelson mandela als vorbild für südtirol und die toponomastikfrage.

2. es kriegen hier alle ihr fett ab – von den grünen über die svp bis hin zu rom, den dolomiten und dem alto adige. und speziell die art und weise, wie die holzschildchengeschichte breit getreten wurde – ich sag mal so: hans dichand hätte seine freude dran gehabt …

3. sehr schöner stammbaum, absolut nichts daran auszusetzen. und gar einige, die hier schreiben, haben einen ähnlichen hintergrund. also glaube ich, dass diese auch verschiedene sichtweisen kennen.

4. dass es eines intensiveren befassens mit der geschichte bedarf – egal ob das faschismus, nationalsozialismus, option oder 60er jahre betrifft – ist – wie ich meine – grundkonsens hier auf brennerbasisdemokratie. sämtliche der obigen phänomene brauchen eine entmythologisierung und eine gemeinsame (italiener, deutsche, ladiner) bewertung (stichwort: geschichtsbuch). und daraus würde dann auch dein “reset” und dein “verstehen der jeweils anderen situation” resultieren, wenn die täter- und opfer-rollen endlich abgelegt sind und geschichte als geschichte und nicht als vermächtnis begriffen wird. aber wie gesagt, convivenza und heimatrecht (auch für menschen, die von außerhalb des staatsgebietes kommen – denn die werden oft vergessen) das ist hier grundkonsens. also brauchen wir darüber nicht weiter zu reden. ich hab ja auch geschrieben, dass ich im prinzip einverstanden bin – aber dass dein mandela vergleich nun einmal nicht hierher passt und auf der titelseite des aa sogar “gefährlich” ist. und das wurde mir wenige tage später bestätigt.

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