Europäisches Projekt in Gefahr.
Veranstaltungsreihe »Welches Europa wollen wir?«

Thomas Benedikter (POLITiS) begibt sich am 4. April ab 18.00 Uhr in der Bibliothek Kulturen der Welt in Bozen mit Sepp Kusstatscher (ehemaliger EU-Parlamentarier, Grüne) auf die Spuren der Seele Europas.

Das einmalige Friedensprojekt nach den zwei katastrophalen Weltkriegen war die EWG, die zur EG und schließlich zur EU wurde, sozusagen zu einer politischen Union. Allerdings verhinderten neoliberale Kräfte und die Nationalstaaten Europas, dass in diesem Reformprozess aus der Europäischen Union sich wirklich “Vereinigte Staaten” entwickeln konnten.

Die Handelsmacht EU ist Täter und Opfer einer neoliberalen Marktideologie geworden. Nur dank des breiten Widerstands in einigen EU-Ländern ist das Abkommen CETA mit Kanada vorübergehend, das TTIP mit den USA vielleicht ganz aufgehalten worden. Der Freihandel, basierend auf bi- und multilateralen Abkommen, ist der Wegbereiter der Globalisierung. Als weltstärkste Handelsmacht betreibt die EU die Liberalisierung des Welthandels und die Sicherung der Rohstoff- und Absatzmärkte als ihr Kerngeschäft. Doch immer mehr zeigen sich die Schattenseiten der neoliberalen Entgrenzung der Märkte.

Auf diesem neoliberalen Trümmerhaufen, in welchem die wenigen Reichen reicher und die vielen Armen ärmer werden, wachsen Unzufriedenheit und Ängste vor einem sozialen Abstieg. Angst ist die stärkste Emotion, die rationale Lösungen erschwert und entsolidarisiert. Diese Angst wird von populistisch agierenden Nationalisten missbraucht, die als Lösung nationalstaatliche Schrebergärten mit hohen Zäunen anpreisen. Nigel Farage, Marine Le Pen, Matteo Salvini, Viktor Orbán und Jaroslaw Kaczynski sind nur einige Namen von Politikern, die Europa als multikulturelles Friedensprojekt gefährden. Wie kann man dieser Bedrohung von rechts begegnen? Welche Werte braucht Europa als Grundlage seiner Einheit? Wo bleibt Europas Seele?

aus der Einladung

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Diskussion: Sezession/Europa?

Am kommenden Samstag, den 17. Mai, lädt die Initiative für mehr Demokratie von 9.30 bis 12.30 Uhr zu einer wichtigen politischen Diskussion ins Bozner Batzenhäusl.

Europa.

Das Thema des Vormittags lautet »Sezession oder Europa?«, Gäste sind: Thomas Benedikter, Matthias Cologna, Simon Constantini (für ), Martin Fischer, Bernd Karner, Paul Köllensperger, Sepp Kusstatscher, Markus Lobis, Michele Lonardi, Ivo Passler, Andreas Pöder, Karl Trojer, Otto von Aufschnaiter und Bernhard Zimmerhofer. Die Initiative bedauert, dass keine der geladenen Frauen zugesagt hat.

Die Unzufriedenheit der Menschen innerhalb der Nationalstaaten Europas wächst. Sie wächst auch gegenüber dem Europa der Lobbys und der Banken. Alleingänge kleinerer, überschaubarer und kulturell einheitlicherer Einheiten versprechen geringere Krisenanfälligkeit und einfachere Krisenbewältigung. Die Frage ist dann aber: Allein wohin? Doch sicher nicht wieder in die Kleinstaaterei. Wenn schon kleinere lokale Identitäten zum Tragen kommen sollen, wo die Bürgerinnen und Bürger wissen und auch tun können, was sie wollen, dann sollte das in einem Verbund der Vielgestaltigkeit stattfinden, der diese Diversität garantiert. Das ist eine Verfassung der Menschen- und Bürgerrechte, der politischen und persönlichen Freiheiten, der sozialen Rechte und Pflichten, der Selbstverantwortung und Selbstorganisation, eine Verfassung, die Demokratie als die Möglichkeit der Selbstbestimmung der Bürgerinnen und Bürger in allen für sie wichtigen Fragen, für alle verpflichtend vorgibt. Diese Garantie bietet ein politisches System der Gleichberechtigung in einer Konföderation europäischer Regionen. Diese ideelle Ordung wäre ein Europa jenseits der Nationalstaaten, wie es in seinem Ursprung gedacht war.

Ab 11.30 sind die EU-Wahl-KandidatInnen eingeladen, zu den Ergebnissen der Debatte Stellung zu nehmen.

Ich freue mich außerordentlich über (und auf) diese Veranstaltung, deren einleitende Prämisse von stammen könnte und von mir zu 100% geteilt wird. Dass die Initiative für mehr Demokratie dieses Thema derart klar umreißt und einer öffentlichen Debatte stellen möchte, stimmt zuversichtlich. Lediglich den Titel, »Sezession oder Europa?« könnte man umgestalten in »Sezession und Europa!« — da meiner Ansicht nach gerade der Zerfall klassischer Nationalstaaten durch Abspaltung von Regionen, einschließlich der zwangsläufigen Befassung der EU mit diesen Prozessen, zu einer Dynamik in die gewünschte Richtung führen wird.

In jedem Fall können Bürgerrechte wie direkte Demokratie, individuelle und kollektive Selbstbestimmung nur Hand in Hand gehen.

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Sudtirolo, «eingeklemmte» democrazia.

Un lucidissimo intervento di Valentino Liberto apparso su Salto e ripubblicato da grazie al consenso dell’autore:

Grandi aspettative, altrettanta delusione: mentre i governi di Scozia e Catalogna gettavano le basi per un 2014 referendario, nel 2013 il Sudtirolo interetnico-alternativo riponeva le proprie speranze prima nell’elezione di Palermo e Kronbichler al Parlamento italiano, poi nella «new Taube» di Brigitte Foppa e nel «rinnovamento» Volkspartei targata Kompatscher. Ma la speranza di cambiamento s’infranse ben presto, resa vana dalle resistenze etniche dell’impianto autonomista e dalla debolezza dei suoi volenti riformatori – appesi ai destini nazionali del PD. La classe politica sudtirolese è all’altezza della sua sbandierata autonomia?

Governi immaginari.

Ricapitolando: un anno fa, PD e SVP candidano a sorpresa Francesco Palermo nel collegio senatoriale di Bolzano-Unterland, sostenuto per acclamazione anche dai Verdi, i quali – sempre a sorpresa – divorziano dal partito nazionale e stringono un patto con «Sinistra Ecologia Libertໝ: Florian Kronbichler è capolista alla Camera. Volkspartei, Democratici e Verdi sudtirolesi fanno campagna elettorale per la medesima coalizione di Centrosinistra, data per sicura vincente e che alle primarie aveva incoronato Pierluigi Bersani candidato premier. Palermo conquista cinquantamila voti, e grazie al premio di maggioranza Flor, Gnecchi e cinque SVP staccano il biglietto per Montecitorio. Ma a spezzare i sogni di gloria ci pensa lo tsunami di Grillo. All’indomani del voto, l’Italia precipita nel caos: di lì a un mese salta la premiership del segretario Bersani – per lasciare posto al governo Letta-Alfano di Napolitano II e al comeback del rampante sindaco di Firenze, Matteo Renzi – e salta la candidatura a Landeshauptmann dell’Obmann Theiner, che si ritira dalle primarie consegnando la vittoria al sindaco di Völs am Schlern, Arno Kompatscher. Intanto Riccardo Dello Sbarba, in prima linea sul fronte dell’inchiesta Sel, lancia le «primarie aperte» dei Verdi, ed è un successo: quasi duemila votanti e un plebiscito per Brigitte Foppa. La campagna per le provinciali è di basso profilo, ma vede una SVP rinnovata almeno nello stile, una lista verde coesa e con ambizioni di governo. Si vocifera di una maggioranza Schwarz-Grün à la sudtirolese, sulla scia delle omologhe d’Oltrebrennero. Il 27 ottobre i Verdi ottengono il miglior risultato nella loro storia trentennale, Dello Sbarba è l’italiano più votato; la Edelweiss perde la absolute Mehrheit, gli eletti sono in gran parte dell’ala più «sozial»; lo sconforto del gruppo italiano fa arrancare il PD, ma la fronda interna del renziano Roberto Bizzo ne esce rafforzata, contrariamente al già onnipotente Christian Tommasini. L’ingresso in giunta dei Grünen diventa così quantomeno verosimile.

Tutte le strade portano a Roma!

Il resto è storia recente, il modesto risultato sotto gli occhi di tutti: la SVP opta per una kleine Koalition col PD altoatesino, non in quanto tale, ma nella veste di «commissariato del governo» nazionale: perché la partita decisiva non si gioca a Palais Widmann, bensì tra Palazzo Chigi, Palazzo Madama – e Palazzo Vecchio. Sullo sfondo del patto elettorale Theiner-Bersani come dell’accordo Durnwalder-Letta, ci sono infatti tre incontri tra Bizzo, Kompatscher e Renzi (due a Bolzano, uno a Firenze) a siglare l’asse blindato tra Arno e PD nazionale. Il senatore Palermo è tenuto a debita distanza dalle trattative (e tagliato fuori dalla Commissione dei Sei). Ancora più all’oscuro è Kronbichler, già controvoglia (e spesso goffamente) all’opposizione con SEL – mentre il partito di Vendola guarda con interesse a Renzi. Il neo-segretario democrat, attraverso un portavoce e il ministro degli affari regionali Graziano Delrio, fa pressioni su Kompatscher per il secondo assessore, o più realisticamente per dare un contentino ai democratici altoatesini; i rapporti bilaterali Stato-Provincia si esauriscono nel monopolio accentratore PD-SVP, dove vocazione maggioritaria sta per partito unico. Questo schema incide sulla composizione della giunta più di qualunque accordo in sede locale: in democrazie «normali» – si pensi ai Länder oltreconfine – il primo partito avrebbe aperto il governo del Land al primo o secondo miglior «perdente», prima di rivolgersi al quinto arrivato. Ma nella logica autonomista, i Verdi-Grüne-Vërc sono terzi incomodi, orfani d’un interlocutore politico nazionale. Ne risulta un programma di coalizione con dichiarazioni di principio, e senza particolari ambizioni.

Demokratiedefizit europeo.

S’è parlato negli scorsi anni di un ipotetico «nation-building» per il Sudtirolo, proteso verso una sovranità indipendente: questa volontà non si rispecchia nel panorama politico e tantomeno nel suo «potere estero», profondamente «etno-regionale», caratterizzato da un blando autonomismo e storicamente privo di agganci alla dialettica democratica (progressisti-conservatori, sinistra-destra, ecologisti-sviluppisti etc.). Se nel 2013 l’intelligenza di elettrici ed elettori sudtirolesi sembrava consegnarci uno spazio politico inedito, le manovre intestine ai partiti plasmano uno scenario apparentemente immutabile. Guardando al prossimo appuntamento elettorale, il risultato sembra scontato: salvo sorprese, alle europee la meritata riconferma di Herbert Dorfmann non sarà affiancata dall’elezione di un’altra/o eurodeputata/o della nostra provincia. Il PD altoatesino non ha potere per imporre candidature nel collegio Nord-Orientale. Qualora a livello nazionale SEL non superasse lo sbarramento del 4%, i 25mila voti dei Verdi andrebbero perduti come nel 2009 (con l’11% per il diligente Sepp Kusstatscher, ma niente seggio a Strasburgo). In mancanza di un Wahlsystem comune a tutti gli Stati membri, che preveda l’apparentamento delle liste «nazionali» alle omologhe «europee», finirà nel cestino ogni voto attributo alle forze che appartengono a «famiglie» europee: Verdi (European Greens), Die Freiheitlichen (European Alliance for Freedom, EAF) e Süd-Tiroler Freiheit (European Free Alliance, EFA). Brennerbasisdemokratie suggerì un collegio elettorale euroregionale, sebbene solamente a uno Stato membro indipendente spetterebbe una quota überproportional di europarlamentari (con 400mila abitanti, l’isola di Malta ne ha sei).

Cercasi expertise.

La democrazia sudtirolese è rimasta senza prospettive, ripiegata sul proprio provincialismo? E la «classe politica» nostrana – opposizioni comprese – è capace di esprimere una forte rappresentanza al di fuori dei confini regionali, che si formi effettivamente nel contesto internazionale, in grado perciò di affrontare le sfide della contemporaneità? Oppure, come sembra, è legata a doppio filo alla Repubblica italiana (se non alle decisioni del PD)? A parte qualche esponente «europeo» della SVP (o dei Verdi in passato) nessuna politico del Sudtirolo può vantare un curriculum internazionale d’un certo rilievo. Per dire: al Gruppo Bilderberg invitano Lilli Gruber, mica Thomas Widmann. Al contrario dei tirolesi austriaci, è evidente che la minoranza sudtirolese non esprima propri dirigenti all’interno del governo italiano – e neppure gli altoatesini di lingua italiana hanno peso nella politica nazionale, tanto meno nelle compagini governative (salvo la brevissima parentesi di Michaela Biancofiore…). Né il sindaco della Landeshauptstadt diventerà mai Landeshauptmann: la carriera di Gigi Spagnolli è destinata a rimanere circoscritta nelle vesti di primo cittadino, o al massimo di parlamentare. Un cortocircuito di norme e consuetudini etniche impediscono al sistema politico non solo di rigenerarsi, ma di formare un expertise politico con ampi spazi di manovra. Bel problema, per una quasi-Vollautonomie: sullo scacchiere mondiale, il Sudtirolo politicamente non conta nulla, meno dei Länder, molto meno di Scozia e Catalogna, e in termini di autonomia è di gran lunga superata da Groenlandia e Färöer, che messe assieme superano a mala pena i centomila abitanti.

Comunità indipendente?

Anche ai più convinti detrattori dell’autodeterminazione, i casi catalano e scozzese (e di altre regioni d’Europa: la scrittrice Michela Murgia, candidata Presidente della Regione Sardegna, è una assertrice della Selbstbestimmung) insegnano che a prescindere dall’esito finale, chi prende in mano il proprio futuro possa liberare energie positive tra la popolazione, e politicamente un tale esercizio di partecipazione rappresenti un volano per l’intera democrazia. Assumendo per fallito il modello dello Stato-Nazione, troppo grande per governare la crisi dell’economia di mercato e i cambiamenti climatici, diventerebbe auspicabile che le comunità regionali organizzino i propri territori in piena autonomia, delegando a vaste entità sovranazionali (nel nostro caso l’Unione Europea) i parametri legislativi entro i quali muoversi, avanzando magari un modello alternativo di progresso, solidale nei confronti delle realtà globali che lottano per maggiore libertà e autosufficienza: un sanfter Weg più rispettoso dell’ecosistema e «socialmente desiderabile», che privilegi i prodotti delle comunità locali e un ritorno più o meno importante «alla terra», dallo sguardo lungo e dall’energia uguale e contraria allo sviluppo roboante dello Stato-Nazione. Manca al Sudtirolo indipendentista, prigioniero di rivendicazioni monoetniche, quest’ottica più democratica e glocal, che però non troviamo neppure nell’autonomismo poco coraggioso (se non arrendevole) degli altri movimenti.

Verso l’Autonomie-Konvent.

Non c’è realismo nel credere di andare lontano, con quest’andazzo. Al Südtirol regaliamo un’utopia possibile, qualcosa di entusiasmante, che risvegli il desiderio di evoluzione, anziché puntare sulla conservazione dell’esistente. E non sarà un’operazione di facciata come l’apertura a elementi della cd. «società civile» – per ammantare d’un velo di democraticità un organismo magari freddo e distaccato, condizionato dalle logore dinamiche della dialettica etnica e partitica – a far sì che tutte/i le/i sudtirolesi si riconoscano nella «Convenzione per l’Autonomia», proposta da Francesco Palermo e ora richiamata dall’accordo di giunta. All’orizzonte non sembrano emergere figure di madri e padri costituenti; senza un «patto solidale» dalla portata quasi rifondativa, che accenda l’interesse verso la partecipazione all’autogoverno, le mediazioni nel Konvent per aggiornare lo Statuto saranno esposte, più che al fallimento, allo scetticismo e alla scarsa identificazione. Infine, per uscire dall’isolamento e scardinare il duopolio PD-SVP tra Roma e Bolzano, il pragmatismo dell’opposizione verde dovrà ispirarsi alla radicalità del pensiero ecologista e al contempo allacciare e coltivare maggiori relazioni «ad alto livello», interpersonali e internazionali: alzare lo sguardo, puntare sulle risorse migliori, comunicare, viaggiare. Altrimenti il Sudtirolo non perderà soltanto l’occasione di diventare «Capitale Europea della Cultura» (fallimento clamoroso della passata legislatura) bensì ogni fondamentale appuntamento con la nostra storia.

Ad amiche e amici di salto.bz, l’augurio di un felice anno nuovo!

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Wenig Demokratie.
Quotation 3

Es gibt nie zu viel Demokratie, sondern immer zu wenig.

Sepp Kusstatscher, Tagesschau, Rai Sender Bozen, 17.09.2009

Zwei Denkanstöße:

  • Kann es sein, dass es 1933 — zumindest gemessen an den rechtsstaatlichen Rahmenbedingungen — nicht zu wenig, sondern »zu viel« Demokratie gab?
  • Warum dann kein Referendum zur Unabhängigkeit?
Democrazia Politik Selbstbestimmung | Zitać | Sepp Kusstatscher | Rai | | Vërc | Deutsch

Vereinfacht.
Quotation 1

[…] Italien ist nicht Berlusconi, die Italiener werden diesen Mann abschütteln. Die Reiche, von denen man geglaubt hat, sie würden ewig währen, sind auch schnell zusammengebrochen.

Sepp Kusstatscher im ff-Interview. (ff Nr. 30, 23.07.09)

So einfach ist das also.

Faschismen Medien Politik | Zitać | Sepp Kusstatscher Silvio Berlusconi | ff | Italy | PDL&Co. Vërc | Deutsch

Neue Minderheiten.

Staatsgrenzen spielen doch immer weniger ein[e] Rolle, 70 Prozent der relevanten Entscheidungen werden auf EU-Ebene getroffen und ein Teil Südtirol (sic) drängt zurück in die Kleinstaaterei, zur Selbstbestimmung, die wieder neues Unrecht — neue Minderheiten — schaffen würde. Ich will keine neue Option, keine neuen Schlagbäume, ich will die Grenzzäune auch innerhalb Südtirols niederreißen. Alles andere ist ewiggestriges, rassistisches, egozentrisches Verhalten, eine ganz und gar uneuropäische Idee, die, zu Ende gedacht, wieder zu Konflikten und Kriegen führt.

Sepp Kusstatscher im ff-Interview.

Die Grünen »schaffen« es nicht, den kausalen Zusammenhang zu entflechten, den sie [mehrheitlich] zwischen Selbstbestimmung auf der einen und Kleinstaaterei, neuen Minderheiten oder Option (!) auf der anderen Seite herstellen. Diese Weigerungshaltung ist — abgesehen von den sonstigen, unfassbaren Übertreibungen in Kusstatschers Aussagen — fast schon pathologisch. Und wir schauen zu, wie die Rechten die Überhand gewinnen.

Siehe auch:

Grenze Kleinstaaten Medien Minderheitenschutz Politik Selbstbestimmung | Zitać | Sepp Kusstatscher | ff | Südtirol/o | EU Vërc | Deutsch

Grün ≠ Grün.

Südtirols Parteienspektrum ist weit und breit ein Sonderfall. Nun wird es uns erneut bestätigt – indirekt und eindrücklich, durch eine neue schottische Regierungsmehrheit. Alex Salmond, Spitzenkandidat der independentistischen, sozialdemokratischen Scottish National Party, bildet zusammen mit den Grünen ein Kabinett, das sich unter anderem dazu verpflichtet, innerhalb 2010 ein Referendum über die Loslösung Schottlands vom Vereinigten Königsreich durchzuführen.

Europaweit setzen sich die Grünen für das Selbstbestimmungsrecht als Basis einer gerechten, sozialen und freien Entwicklung ein. Nicht zufällig haben sie in Straßburg zusammen mit der Europäischen Freien Allianz (EFA), deren erstes Ziel die Realisierung von Selbstbestimmung durch Überwindung der Nationalstaaten ist, eine gemeinsame Parlamentsfraktion gebildet – in der, man höre und staune, auch unser Sepp Kusstatscher sitzt.

Der schreibt in seinem Blog zum Thema Selbstbestimmung halbherzig:

[…]
Die Frage ist nicht einfach zu beantworten! Sie ist wirklich schwierig, ja sehr schwierig.
Die so genannte “Selbstbestimmung”
– von einigen Familien, um einer anderen Gemeinde angeschlossen zu werden,
– von einer Bevölkerungsmehrheit in Gemeinden, um Provinz oder Region zu wechseln,
– bzw. von bestimmten Mehrheiten in einer Region, um Nationalstaat wechseln zu können…, diese kann nicht mit Ja oder Nein befürwortet bzw. abgelehnt werden.
Bei der Frage des Selbstbestimmungsrechtes haben sich schon viele Politologen und Juristen Gedanken gemacht. Eines ist das Prinzip und ganz was anderes ist die konkrete Umsetzung, ohne neues und teilweise noch größeres Unrecht zu bewirken.
Einfacher ist es bei der EU. Solange diese ein Zusammenschluss von Staaten ist und nicht ein Staatenbund bzw. nicht die “Vereinigten Staaten von Europa”, tu ich mich mit der Frage des Beitrittes bzw. Austrittes von Staaten relativ leicht.
[…]

Welches Kindheitstrauma haben Südtirols Grüne erlebt, dass sie es nicht schaffen, es ihren europäischen Partnern gleichzutun? Ist es wirklich so schwierig, sich von der Position der Rechten abzugrenzen und endlich im Sinne Südtirols zu handeln – nicht nur im ökologischen, sondern auch im eigentlich politischen Sinne? »Unsere« Grünen bleiben für die Beibehaltung der sklerotischen, von der Geschichte längst überholten Nationalstaaten. Und mir, mir bleibt es ein Rätsel.

Nachtrag/Vertiefung:

Aussendung der schottischen Grünen vom 30.11.2005:

At the launch of the Independence Convention in Edinburgh this evening Robin Harper MSP, Green Co-convener will set out the Scottish Green Party’s reasons for supporting the Convention. Greens support independence, if or when the people support it, and see the Convention as a way to promote debate across Scotland.

Greens stress that they are not a ‘nationalist’ party driven by patriotism or national identity, but as a party with deep-rooted commitment to local democracy that independence could bring. They see devolution and independence as a process and not an ‘event’. Greens also support the idea of a referendum to gauge public support for greater democracy and independence.

Robin Harper MSP said: “For us, it’s not about patriotism or national identity. Neither is it about a rejection of our neighbours, nor of the history we share. It’s about trying to achieve a better society tomorrow – fairer, happier, more democratic, more sustainable. We believe that bringing power down to the closest practical level within our communities is a necessary part of that. Scotland is of a size that presents a distinctive opportunity to fast-track a sustainable society through greater independence. In working towards more independence we strongly support the idea of devolution as a process, and we don’t see it ending here at Holyrood. It certainly can’t end with the Scotland Act as it stands.

Interdependence is a crucial part of our outlook as a party in an increasingly globalised world. Our practical approach to improving Scotland’s contribution is to get democracy going more locally – this is the nub of our ‘independence’ politics. If our society is to carry on this process, and to represent itself effectively on the global stage to advocate the values we share – for fair trade, for peace, for global justice – greater independence is a positive step.”

Auszug aus dem Programm der katalanischen Grünen (Iniciativa per Catalunya Verds):

Catalunya i l’autodeterminació

Per a l’esquerra verda i nacional el dret a l’autodeterminació significa que un poble, i en el nostre cas Catalunya, pot decidir a partir de la seva sobirania com a nació si vol tenir un estat propi i independent, si vol estar integrat en un altre i, en aquest cas, de quina manera es materialitza aquesta integració. Si bé és cert que avui, en el procés de construcció de la UE, no té sentit plantejar-se els poders de l’Estat en els termes que es feia en el segle passat no podem negar que els estats tenen encara a Europa molt de poder i, per tant, no es pot rebutjar el dret a l’autodeterminació com una cosa ja superada.

Aus dem Grundsatzprogramm von Bündnis 90/Die Grünen:

Menschenrechte. Unser Grundwert der Selbstbestimmung prägt sich aus in der Universalität und Unteilbarkeit der Menschenrechte. Die von den Vereinten Nationen verbrieften Menschenrechte sind für uns nicht verhandelbar – weder gegenüber machtpolitischen oder wirtschaftlichen Interessen noch gegenüber einem falschen kulturellen Relativismus. Die Würde jedes Menschen ist unantastbar. Dies zu gewährleisten ist Selbstverpflichtung nationaler und internationaler grüner Politik. Individuelle Freiheitsrechte, politische, wirtschaftliche, soziale und kulturelle Rechte, das Recht auf Entwicklung und ökologische Rechte gehören für uns zusammen.

Siehe auch:

Democrazia Nationalismus Politik Selbstbestimmung | Zitać | Alex Salmond Sepp Kusstatscher | | Catalunya Scotland-Alba | SNP Vërc | Català Deutsch English