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Sudtirolo… Südtirol/South Tyrol.
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Sudtirolo. Il nome «Alto Adige» fu imposto al Tirolo meridionale dai fascisti, a sostegno della loro politica di snazionalizzazione ed oppressiva.

Sebbene oggi questo nome abbia perso gran parte della sua originaria aggresività, continua a ritorcersi contro la convivenza tra le diverse culture in questa terra — perché la duplice denominazione rispecchia e riproduce una situazione di «separazione in casa».

Chi aderisce a questo gruppo [Link], si impegna a promuovere — senza revanscismo, senza estremismo ed entro i limiti delle sue possibilità — la denominazione «Sudtirolo» come fattore di coesione ed «inclusione», nell’intento di dare a tutti i sudtirolesi (italiani, tedeschi, ladini od immigrati che siano) la medesima dignità di vivere (in) questa terra e di partecipare al suo sviluppo. Senza distinzioni.

Die Bezeichnung »Alto Adige« wurde dem südlichen Tirol im Faschismus als Teil der Assimilierungs- und Unterdrückungspolitik aufgezwungen.

Obgleich dieser Name heute seine ursprüngliche Aggressivität abgelegt hat, steht er dem entspannten Zusammenleben verschiedener Kulturen in diesem Lande noch immer im Wege — da die unterschiedliche Bezeichnung eine gesellschaftliche Trennung widerspiegelt und selbst reproduziert.

Wer sich dieser Gruppe [Link] anschließt, verpflichtet sich — ohne Revanchismus, ohne Extremismus und im Rahmen seiner Möglichkeiten — im Italienischen die einschließende Bezeichnung »Sudtirolo« als Faktor des Zusammenhalts zu fördern und zu gebrauchen, damit sich alle Südtiroler (Deutsche, Italiener, Ladiner oder Zuwanderer) mit gleicher Würde als Bürger dieses Lands fühlen — und an dessen Entwicklung teilhaben können.

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11 replies on “Sudtirolo… Südtirol/South Tyrol.
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Sono quasi completamente d’accordo. La formulazione è valida, ma secondo me tralascia un particolare. La denominazione “Alto Adige” infatti non può essere RIDOTTA esclusivamente all’atto (infelice) della sua IMPOSIZIONE. È una denominazione, cioè, che si è connotata nel tempo anche di valori “neutri”, semplicemente “referenziali” che possono essere mantenuti (in questo’ottica: Alto Adige, semplicemente, è la denominazione italiana per Südtirol). Massima libertà  di scelta, quindi. Personalmente attribuisco una preferenza alla denominazione “Sudtirolo”, ma evito qualsiasi crociata contro il nome “Alto Adige”.

No. Ma si dice per esempio che questo nome “continua a ritorcersi…”. E non è vero. Questo nome non si “ritorce”, semplicemente incorpora tutta la stratificazione della vicenda sudtirolese e quindi anche altoatesina (nel male e nel bene). Sul testo aleggia l’idea della sostituzione del termine come scelta di VALORE (per giunta ricattatoria: solo adottando “Sudtirolo” avremo un paese condiviso… o non diviso). Ma io penso che possiamo anche accettare la doppia denominazione e possiamo sopportare che si dica Alto Adige. Mi sarebbe piaciuto sentirlo, in quell’appello.

I soliti distinguo di lana caprina, gran voglia di cercare il pelo nell’uovo. Mi pare invece una iniziativa giusta, perchè l’Alto Adige, stratificato, storicizzato quanto vogliamo continua a trasportare un punto di vista diametralmente opposto a Sudtirolo. Un punto di vista che ci separa quando parliamo di altoatesini e sudtirolesi come popoli diversi. Invece dovremmo sentirci tutti uguali e sudtirolesi, perchè significherebbe che i concittadini di lingua tedesca ci accettano al 100% come loro pari e che noi italiani non abbiamo paura di definirci parte integrante di questa terra. Non ho nessun problema a riconoscere un valore a Sudtirolo più che ad Alto Adige, un valore distensivo.

Naturalmente la sostituzione della denominazione Alto Adige con Sudtirolo è una scelta di valore. Ma è decisivo QUALE valore si vuole attribuire. Dipende chi lo vuole fare e in quale modo.

Pur troppo questa idea viene soprattutto propagata da partiti i quali vengono recepiti tendenzialmente italofobi. Una cosa anche abbastanza comprensibile se si ossera ccon quale toni essi si presentano in pubblico.

Se ci fossero (più?) VERDI i quali approverebbero questa sostituzione, si potrebbe togliere il carattere resimentale il qualo trasmettono la Klotzpartei e consorti. Ma proprio i VERDI si erano trovati in una situazione imbarazzante quando la STF ha iniziato la azione “Sudtirolo ist nicht Alto Adige”, non sappendo come criticare la STF senza attacare una idea di Langer.

Io sono per la sostituzione netta, come segno di pluralismo e autenticità .

Anch’io sono favorevole ad una sostituzione totale, soprattutto nella denominazione ufficiale, senza criminalizzare chi vuole continuare ad usare Alto Adige. Come scrive Gorgias, è triste che i Verdi debbano inseguire gli altri partiti perfino sui propri temi. Io stesso da anni ho radiato Alto Adige dal mio vocabolario.

Le mie non sono distinzioni di lana caprina. Sono distinzioni alle quali tengo e che ho elaborato dopo attentissime riflessioni. Che possano non piacere è chiaro; che ci siano persone disposte a RADIARE alcune parole dal proprio vocabolario, invece, mi rende ancora più scettico sull’utilità  di simili campagne CONTRO qualcosa.

Gadilu libero di chiamare questa provincia come vuoi. Perfino di prendere le difese di un nome imposto: Ad oggi nei documenti ufficiali non c’è libertà  di scelta. Nella vita privata ho deciso di dare il mio contributo con una scelta consapevole ma alla fine siamo opinione contro opinione.

La presente campagna, visto che ti piacciono le finezze, non è CONTRO nulla, ma PER qualcosa di nuovo e per questo mi piace e la sostengo.

Ah già : Nella politica italiana una persona, un partito. Non perdiamo le abitudini.

Io generalmente dico e scrivo sempre Sudtirolo. Ad oggi, nei documenti ufficiali, c’è la possibilità  di usare diversi nomi: Autonome Provinz Bozen, Provincia Autonoma di Bolzano, Alto Adige, Südtirol. Inoltre l’uso del termine “Sudtirolo” (a mezzo voce o a stampa) non è perseguito a termini di legge. Dunque mi pare ci troviamo già  in una buona situazione.

Ho già  detto sopra che sono d’accordo quasi completamente con l’idea di estendere l’uso del termine Sudtirolo (quindi non siamo “opinione contro opinione”). Il mio unico appunto riguardava l’involontaria enfasi negativa posta su un nome (Alto Adige) e un’esagerazione tipo questa: “continua a ritorcersi contro la convivenza tra le diverse culture in questa terra”. Per avere più convivenza NON È NECESSARIO avere un UNICO NOME.

Inserire il nome Alto Adige invece di Sudtirolo fu fatto allo scopo di negare l’identità  a questo posto e la gente e di ignorare il suo carattere culturale. La sostituzione del nome per intero è anche un modo di amettere la colpa del passato. Se questo vienisse aprovato dalla rapresentaza ufficiale dello stato potrebe essere anche considerato come atto simbolico di riparazione.

Però se cè la posiblità  di usare il nome artificiale e il nome che rispetta la identità  storica a propria preferenza si toglierebbe di molto al valore dell atto.

Avere due nomi italiani ufficali porterebbe a diversi problemi. In ogni atto pubblico con la scielta di uno di questi due o più nomi esprimerebbe una opinione politica sia Alto Adige, Sudtirolo che Alto Adige/Sudtirolo e Sudtirolo/Alto Adige potrebbero essere visti in un certo modo. Questa possibilità  porterebbe invece a di un legame comune più alla fragmentazione.

Io non penso che nell’uso quotidano le persone smetterano di usare il termine A.A. solo perchè non è più nome ufficiale. Anche non vedo la cosa in questo punto molto problematico a differenza nei atti ufficiali. Pero se nell’uso in documenti ufficiali ci fosse solo la posiblità  di usare il nuovo nome Sudtirolo invece che entrambi non porterebbe problemi pratici.

Io devo dire che non ho mai incontrato un vero italiano alto atesino. Quando parlo con diversi amici e conoscienti, enche della seconda generazione, ho sentito dire che uno si sente romano, napoletano o catanzese, mà  nessuno si è mai sentiirsi atesino. La idea dell attesino non serve veramente a formare una identita locale italina ma solo ad ignorare quella tedesca.

gadilu, ti devo dare ragione che per una migliore convivenza serve in primo piano qualcos’altro. Cioè un cambiamento di mentalità¡ verso una apertura verso gli altri e una culura di dialogo. Pero vedo nell cambiamento del nome anche un atto politico dove le sfumature possono cambiare essenzialmente il contenuto.

Tutta questa discussione sul “nome” (che alcuni auspicano “unificato”) è speciosa e non ci porterà  mai dovre vorremmo andare. Dobbiamo renderci conto che qui operano gli stessi paradossi che si hanno con frasi del tipo “cerca di essere spontaneo”. È chiaro che la spontaneità  ha come condizione preliminare proprio la sospensione di qualsiasi tipo di costrizione, ma se io INVITO esplicitamente qualcuno ad essere spontaneo ci sono maggiori probabilità  che quello si irrigidisca sempre di più. Finora, la comunicazione tra i gruppi linguistici qui in Alto Adige/Südtirol/Sudtirolo (ecc.) è stata connotata da molti paradossi di questo tipo. Non se ne uscirà  mai finché non decideremo di sostituire un tipo di comunicazione “prescrittiva” con una comunicazione semplicemente basata su “esempi” che non chiedono di essere imitati. Per questo, come dicevo all’inizio, io uso in modo colloquiale e “spontaneo” il termine Sudtirolo (anche se ho dovuto in un certo senso maturare una simile spontaneità  lungo un processo di riflessione che in parte la contraddice), ma mi guardo bene dal considerare questo mio atto un invito ESPLICITO ad essere imitato dai miei concittadini di lingua italiana. Magari adesso ci sarà  qualcuno che mi dirà  che continuo a fare distinzioni di lana caprina, ma ho imparato a mie spese che ogni altra strategia non fa che riaprire la MEDESIMA forma di dibattito che poi sfocia in qualche tipo di contrapposizione.

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