Referendum: Messner salva-Durnwalder.

Reinhold Messner parla degli italiani ma in realtà si preoccupa della SVP, che avrebbe molto da perdere se i cittadini potessero limitarne l’arroganza.

Lo scalatore estremo, amico intimo del presidente Durnwalder, pochi giorni prima del referendum ha fatto una scoperta singolare: A suo avviso, se vincesse la proposta dell’Iniziativa per più democrazia a rimetterci sarebbero gli italiani. Infatti, questa la sua argomentazione, abbassando il quorum al 15%, gli italiani risulterebbero in balí­a dei gruppuscoli di estrema destra tedesca. Un rischio che i partiti «italiani» di centrodestra (autoproclamati paladini dell’italianità) e di centrosinistra, inclusi i Verdi (paladini dell’interetnicità, che hanno dato indicazione di voto per il sì) non avrebbero dunque riconosciuto. E ciò la dice lunga sulla credibilità  del «re degli 8000». Gli unici ad avere davero paura del referendum sulla democrazia diretta (scheda azzurra) siedono nell’SVP, e temono di perdere il loro pluridecennale monopolio di potere in Sudtirolo. Si tratta di quella stessa SVP per la quale Messner ha fatto pubblicità gratuita prima delle ultime elezioni provinciali. Per questo, assecondato da Thomas Widmann, lo scalatore non consiglia certo di recarsi alle urne e votare per il no, ma di disertare le urne. Una vergogna.

In realtà, perché lo scenario catastrofico di Messner si avverasse, le destre tedesche dovrebbero proporre un referendum discriminatorio nei confronti degli italiani ed ottenere che si rechi al voto solo il proprio elettorato. Gli italiani, diretti interessati, ed i tedeschi «moderati» dovrebbero invece rimanere a casa, disinteressandosi in massa della questione. Una possibilità  talmente remota che risulta difficilmente immaginabile. Senza considerare che la proposta di legge sulla democrazia diretta esclude dai referendum le questioni che riguardano la tutela dei gruppi linguistici in Sudtirolo.

Messner aveva già tentato di delegittimare la democrazia diretta in un convegno alla Libera Università di Bolzano, con argomentazioni totalmente campate per aria. Era giunto ad affermare che fosse necessario scegliere tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, perché non si sarebbero potute mischiare i due modelli, portando ad esempio la Svizzera, dove sarebbe il popolo — da solo — a prendere tutte le decisioni. Nulla di più falso, ovviamente. L’avvenimento si concluse con l’abbandono dell’aula da parte di un Messner messo alle strette dagli argomenti dei referendari.

Grundrechte Mitbestimmung Politik | Landesvolksabstimmung 2009 | Luis Durnwalder Reinhold Messner | | Svizra | Freie Universität Bozen SVP Vërc | Italiano

23 replies on “Referendum: Messner salva-Durnwalder.”

Ovviamente non negli stessi termini di Messner, ma anche F. Palermo (in un editoriale dell’altra settimana) aveva analizzato la questione del rapporto tra democrazia diretta e garanzie di tipo “etnico”, giungendo a conclusioni critiche sull’estensione del principio della dd in un contesto come il nostro. Palermo comunque consigliava alla fine di recarsi alle urne.

Es ist internationaler Usus, dass bei Referenden über gewisse Fragen nicht abgestimmt werden DARF:

Da wären Genderfragen, Religion, Persönlichkeitsrechte und eben auch Ethnische Fragen.

Nie dürfte eine Ethnie über die andere oder deren Rechte bestimmen!

So, wie auch ein Landtag schon heute über dieselben Fragen nicht abstimmen darf!

Entrambe le proposte di legge così come quella vigente prevedono la non ammissibilità  di quesiti su questioni attinenti ai diritti e alla tutela dei gruppi linguistici. In ogni modo potrebbe succedere, con provvedimenti amministrativi che influiscono indirettamente su uno dei gruppi. Che le destre di lingua tedesca ambiscano a sfruttare per i loro fini tale strumento, è evidente, ma altrettanto hanno fatto quelle italiane a Bolzano con la piazza della pace. Per evitare tutto ciò, bisognerebbe almeno alzare le soglie di sbarramento per le sottoscrizioni, invece di abbassarle. Le due proposte sono lacunose in molti aspetti, quel che oggi è stato evidenziato in conferenza stampa dalla giunta provinciale, non è pura propaganda. Non si tratta di biasimare o tessere le lodi al partito di maggioranza che sta al governo provinciale, ma di rispettare certe regole per non generare situazioni d’ingovernabilità . Riprendo qualche passo del comunicato stampa che ho trovato sulla rete civica su i quesiti numero tre e quattro:

[…] Accennato all’ormai noto paradosso dei due referendum sulla democrazia diretta, che in caso di successo vedrebbe entrambi entrare in vigore con contraddizioni nei testi “che rendono impossibile capire quale delle due leggi applicare”, la Giunta ha espresso l’opinione che con questi ddl si vada a intaccare un sistema di amministrazione che funziona bene aprendo le porte al caos: la proposta infatti rende possibile una votazione su ogni atto amministrativo che comporta spese annuali oltre un milione € o un costo unico superiore a 5 milioni. Casi che, ad esempio, toccano anche le borse di studio, i contributi per le mense scolastiche, la gestione degli asili. Ogni corrispondente delibera non diventerebbe subito esecutiva ma dovrebbe essere prima pubblicata sul Bollettino ufficiale. A seguire, entro un lasso di tempo, 3 o 20 persone – a seconda delle due proposte – potrebbero richiedere un referendum e mettere in moto la macchina delle firme necessarie: “Basterebbero insomma 3 o 20 persone per bloccare per mesi una delibera amministrativa”, ha osservato la Giunta. Comuni e comprensori potrebbero inoltre sostituirsi alla Giunta provinciale con delibere che avrebbero valenza su tutto il territorio: la Pusteria, per fare un esempio, potrebbe bloccare la realizzazione della circonvallazione di Merano. La Giunta provinciale guarda poi con preoccupazione agli effetti che il referendum sulla democrazia diretta potrebbe avere su progetti nei settori sociale e ambientale con la bocciatura attraverso il voto popolare di strutture per le fasce più deboli e emarginate, che sono necessarie ma che nessun Comune vuole. Potrebbero essere bloccati anche i piani di sviluppo di settore e le opere pubbliche, anche quelle già  in corso. “La Giunta dovrebbe soltanto proporre e non più decidere un programma di costruzioni, con la conseguenza di progetti lasciati cadere e di una pianificazione non uniforme”, hanno ricordato Presidente e Assessori.
Infine, sul piano politico e della pacifica convivenza, è l’interpretazione estensiva degli strumenti della democrazia diretta a preoccupare la Giunta: “Non dobbiamo rischiare che un domani la maggioranza etnica possa decidere unilateralmente e senza cercare il necessario dialogo con l’altro gruppo linguistico.” La Provincia non vuole escludere fasce di popolazione minoritaria e creare in tal modo insicurezza sociale. Lo stesso fenomeno interesserebbe il rapporto tra centri urbani e periferia: le aree più intensamente abitate potrebbero decidere sullo sviluppo (o meno) delle aree rurali, esautorando la funzione di compensazione sociale che è propria oggi della politica. Qualche esempio, per restare a Bolzano: il futuro del cuneo verde, il nuovo carcere, il sistema della viabilità .

L’ammissione contemporanea di due quesiti così simili senza un meccanismo di ballottaggio dimostra tutta l’inefficacia della legge sulla democrazia diretta attualmente in vigore, voluta dalla maggioranza di governo — che ora vorrebbe dare lezioni agli altri. La proposta dell’Iniziativa per più democrazia, all’articolo 28, secondo comma, disciplinerebbe questi casi:

In presenza di due oggetti sottoposti a votazione riguardanti la medesima materia, le elettrici e gli elettori, oltre ad esprimersi sull’accoglimento o rifiuto dei due oggetti, hanno inoltre la facoltà  di indicare, in una domanda risolutiva, nel caso che tutti e due gli oggetti vengano accolti dalla maggioranza, quale di essi debba entrare in vigore.

Nel caso attuale, comunque, mi pare sufficientemente difficile che la proposta dell’Union possa affermarsi, visto che la maggior parte delle indicazioni di voto è negativa.

Gli altri possibili problemi enumerati dalla giunta non mi sembrano invece preoccupanti, perché non credo che la popolazione intenda intervenire così spesso, rischiando di bloccare il lavoro delle amministrazioni. Al massimo in futuro si potrebbero tornare ad alzare le soglie di sottoscrizione se davvero risultasse che gruppi minoritari abusano dello strumento — non nel senso descritto da Messner, per intenderci, ma proponendo valanghe di consultazioni. In ogni caso, penso anche che chi abusasse dei referendum verrebbe certamente punito in termini di voti (se si trattasse di partiti) o con sonanti sconfitte referendarie (se si trattasse di associazioni). Insomma, la popolazione, matura per esprimere il suo voto ogni cinque anni, secondo me lo sarebbe anche per gestire uno strumento che all’estero dimostra di funzionare egregiamente e con modalità  molto simili.

die Hysterie von Durni & Co ist der Beweis, dass diese Volksabstimmung das Richtige ist.

Ja, das ist so das argumentative Niveau.

Ich persönlich wundere mich, dass die – in Südtirol stark marginalisierte – Linke sich so stark für die direkte Demokratie einsetzt. Insbesondere, wenn man ihre Kritik an den starken rechten Tendenzen in der Südtiroler Bevölkerung (bei allen Volksgruppen) ernst nimmt. Mal schauen wie sich die direkte Demokratie zu Themen wie Zuwanderung, Mosche, Toponomastik usw. verhält.

die Moschee will ja der Luis selbst nicht, hat er doch gesagt, dafür brauchst kein Referendum. Die Ausreden sind sowas von faul.

Da sollte man einmal erklären, warum in der Schweiz nicht das Chaos herrscht seit Jahrzehnten.

@Zwischenruf

Aus Deinen Beiträgen schließe ich, dass Du die Bedenken der Landesregierung (siehe oben angeführter Link) nicht teilst. Wenn diese meine Annahme richtig ist, würde mich folgendes interessieren: Warum teilst Du diese Bedenken nicht? Was sind Deine Gegenargumente?

Da sollte man einmal erklären, warum in der Schweiz nicht das Chaos herrscht seit Jahrzehnten

die schweiz hat ein föderalistisches system. die gemeinde sind finanziell und organisatorisch autonom und haben weitreichende kompetenzen. die kantone sind die wahren rechtssetztenden Institutionen, während der bund nur über ganz bestimmte kompetenzen verfügt. durch diese kompetenzzuordnung kann jede gemeinschaft (gemeindebevölkerung, kantonsbevölkerung, bundesbürger) gerade nur über sich selbst bestimmen.

wir haben ein hoch-zentralistisches system mit gemeinden die finanziell vollkommen abhängig sind. in einem solchen system haben die aufgeführten bedenken durchaus ihre berechtigung. insbesondere die resourcenverteilung über projekte, die gerade im gegensatz zur schweiz, bei uns zentral erfolgt ist ein kritischer punkt.

ja, dann muss man halt den Gemeinden mehr Autonomie geben und nicht alles zentral von Bozen aus steuern.

Die Art der Diskussion sagt eigentlich schon ziemlich alles über die demokratiepolitische Reife unserer Landesregierung. Anstelle einer seriösen Information werden Panik verbreitet, Ängste geschürt und Unwahrheiten in die Welt gesetzt.
Norbert Dall’O hat in seinem Leitartikel den Nagel auf den Kopf getroffen. Wenn es am Sonntag 40% und eine Stimme Wahlbeteiligung gibt, stehen die Zeichen in Südtirol auf Reformen. Wenn es 40% minus eine Stimme Wahlbeteiligung gibt, haben Durnwalder und Co einen Blankoscheck für den Rest der Legislatur.

ecco l’ultima minchiata di durni:

Democrazia diretta: Durnwalder attacca i quesiti. «Italiani penalizzati»

Difende gli italiani solo quando gli fa comodo…

ANDIAMO TUTTI A VOTARE E FACCIAMOGLI VEDERE CHE CHI COMANDA E’ LA POPOLAZIONE NON I POLITICI!!!

auf jeden fall darf sich die südtiroler VOLKSpartei in zukunft nicht mehr so nennen!

sie hat mit diesen untergriffigen kampagnen gegen die volksabstimmung durch die oberste führung jeglichen kontakt mit dem volk nicht nur verloren sondern sich selbst in bezug auf ihren namen delegitimiert.

@Niwo

Welche Diskussion?
Zu einer Diskussion gehören Argumente und Gegenargumente. Das einzige Gegenargument, welches ich zu den zahlreichen gut begründeten Argumenten der Landesregierung bisher gehört habe war sinngemäß: Man muss die “”Allmacht”” der (demokratisch legitimierten!) Volksvertreter bekämpfen. Manchmal noch gefolgt von den völlig unsubstantiierten Einwürfen die Argumente wären “unwahr” usw.
Das ist keine Diskussion.
Die Landesregierung und einige kritische Geister entziehen sich der populistischen Wirkung des Schlagwortes “direkte Demokratie” und behalten sich vor die möglichen Auswirkungen kritisch zu beleuchten.
40%+1 und die Zeichen stehen nicht auf Reform sondern auf Chaos und sozialen Unfrieden.

du bist ja der Pressesprecher der Landesregierung.

Gerade von der LR hat man keine Argumente gehört, sondern nur Hysterie.
Herrscht in der Schweiz das Chaos?

du bist ja der Pressesprecher der Landesregierung.

Gerade von der LR hat man keine Argumente gehört, sondern nur Hysterie.
Herrscht in der Schweiz das Chaos?

Nein. Ich bin ein kritischer Geist, der nicht in die populistisch angestachelte Direktdemokratie-Hysterie miteinstimmt, sondern sich vorbehält den einen oder anderen kritischen Gedanken zu errörtern. Warum handelt es sich Deiner Meinung nach bei den Äußerungen der LReg nur um Hysterie? Sind die Einwände unbegründet/ undenkbar?
ad. Chaos: Ein paar Beiträge weiter oben hat “B.” erklärt wo einer der wesentlichen Unterschiede liegt. Außerdem verstehe ich nicht, wieso man sich so an der Schweiz festklammert, die doch im europäischen Kontext in vielen Hinsichten einen Sonderfall darstellt. Wieso vergleicht man nicht mit dem Rest der europäischen Staaten und Länder? Wie sieht es da mit direkter Demokratie aus? Ich kann es Dir verraten: So wie bei uns. Nämlich derart, dass die repräsentative Demokratie durch Elemente der direkten Demokratie ergänzt wird. Es handelt sich in den meisten Staaten und Ländern ganz wie bei uns um Semidirekte Demokratien. Warum ist das so? Weil es sich bewährt hat.
Ich finde es ok, wenn über besonders umstrittene Sachfragen wie z.b. den Flughafen abgestimmt wird. Nur mit dem Ausweiten der direkten Demokratie habe ich meine Schwierigkeiten. Ich sehe keinen Grund eine tiefgreifende Veränderung vorzunehmen, deren Wirkungen nicht absehbar sind (siehe den Link oben).
Die Verfechter einer Volksabstimmung zur Selbstbestimmung, sind ihrem Ziel aber einen Schritt näher. Ich finde es fahrlässig, wie mit dem tadellos funktionierenden sozialen Gefüge in Südtirol gespielt wird.

hahahaha, du ein kritischer Geist?

tadellos funktionierenden sozialen Gefüge in Südtirol

sowas nennt sich kritischer Geist.

die bedenken der svp sind nicht völlig aus der luft gegriffen, aber in erster linie sind sie ziemlich schwarzmalerisch. ich weiss zwar nicht, welche frist vorgesehen ist um die 7’500 – 10’000 unterschriften für eine abstimmung zu sammeln, aber allein diese zahl zu erreichen wird um einiges schwieriger sein als in der schweiz. (CH: 50’000 auf ca. 5’000’000 stimmberechtige [1%], ST: 10’000 auf ca. 400’000 stimmberechtige [2.5%]) – in der eidgenossenschaft hat man für diese unterschriftensammlung 100 tage zeit. dass 3-20 personen ein begehren einreichen können, finde ich keineswegs falsch: somit haben zb. landtagsabgeordnete, welche in opposition zu einem gesetz stehen (und auch die gesetzgebung im detail verfolgen und verstehen können) die möglichkeit, ihre stimme effektiv gegen ein gesetz zu erheben, das sonst einfach eingeführt worden wäre. falls sich dann nicht mindestens 10’000 bürger finden die auch gegen diesem gesetz sind, wird das gesetz vom stimmvolk praktisch vollumfänglich (> 97.5%) getragen – somit gewinnt der repräsentative teil der demokratie ein mehr an legitimität. melden aber mind. 10’000 ihre ablehnung an, wird an der urne definitv dessen legitimität entschieden werden müssen. kurzgesagt, umstrittene gesetze haben eine “wartezeit” von einigen monaten bis ca. einem jahr, unumstrittene wenige monate.

ein beteiligungsquorum gibt es in der schweiz nicht, jedoch hätte ich es für sinnvoll erachtet, das quorum mit der zeit runterzudrehen. zb. bei annahme der vorlage müssen 20% für die nächsten 5 jahre, dann 15%, 10%, 5% erreicht werden, bis man es abschaffen kann, sozusagen als “übergangsbegleitung”.

das referendum wird in der schweizerischen politik gerne als druckmittel eingesetzt um einen kompromiss zu erreichen (falls dieses realistische chancen haben sollte): viele sehen darin den ursprung der schweizerischen konkordanz. wie sich die sammelpartei mit der zeit damit anfreunden wird/kann weiss ich nicht. unnötige und grössenwahnsinnige projekte wird es aber somit in zukunft nicht mehr geben – das sehe ich als bedeutenden vorteil.

die schwarzmalerei der svp bzgl. dem ethnischen standpunkt ist verständlich, aber ziemlich unbegründet: die teildirekte demokratie in südtirol bleibt auf südtirol begrenzt und wird auch dort nur begrenzte gültigkeit haben. das volk ist im endeffekt nur eine untergeordnete gesetzgebende instanz, nicht wie in der schweiz die oberste (das volk ist der souverän). zuerst kommen noch italienische verfassung, eu-gemeinschaftsrecht und anderweitige internationale verpflichtungen italiens und der eu – falls volksentscheide gegen diese irgendwie verstossen sollten, werden diese mittels einer klage wieder aufgehoben werden (dies ist in der schweiz nicht möglich). dh. der entscheidungsspielraum ist recht begrenzt und die initiatoren müssen sich genau überlegen was sie zur abstimmung bringen, ansonsten werden die südtiroler die teildirekte demokratie schon nach 5 jahren satt haben, wenn praktisch jedes abstimmungsresultat wieder gekippt wird.

aber ich muss auch b.- (und somit indirekt der svp) in einem punkt beipflichten: eine teildirekte demokratie ohne föderalistische gliederung kann zu problemen verheerenden ausmasses führen: wenn wirklich nötige projekte aus revanchismus oder neid von anderen talschaften bzw. gemeinden geblockt werden, wird es eine echte demokratische krise geben. ich kann mir gut vorstellen, dass in bozen ein regelrechter blockierungswahn seitens der talschaften entstehen kann.

trotz aller widrigkeiten sollte das südtiroler volk diesen schritt wagen und zahlreich zur abstimmung gehen. aber ich befürchte auch, dass die neuen rechte von einigen nicht mit allzu grosser umsicht wahrgenommen werden… aber negative begleiterscheinungen wird es immer und überall geben, das ist unumgänglich ;-)

@zwischenruf
der vergleich zur schweiz hinkt gewaltig, einerseits weil die schweiz eine stark föderalistische struktur hat, zum anderen weil die schweizer kultur durch über 160 jahren hindurch von föderalistischer und demokratischer kultur geprägt ist, während in südtirol heute noch teilweise feudale mentalitäten vorwiegen. diese vornehme kultur müssen wir uns erst aneignen, bevor wir uns so leichtfertig mit den eidgenossen vergleichen können. nicht umsonst sind die münzen des schweizer frankens seit 1882 genau gleich geblieben.

du übernimmst doch nur die Positionen von SVP oder LR, es ist doch ein Witz, wenn du dich als “kritischen Geist” bezeichnest, da lachen ja die Hühner.

da lachen ja die Hühner

Ich merke es.

du übernimmst doch nur die Positionen von SVP

Ich stimme tatsächlich mit vielem überein.Außerdem folge ich auch ihrer Wahlempfehlung zum Thema direkte Demokratie.
Und Du? Folgst Du der Wahlempfehlung von Freiheitlichen, Union für Südtirol, Südtiroler Freiheit, Lega Nord, Unitalia…?

“Wieso vergleicht man nicht mit dem Rest der europäischen Staaten und Länder? Wie sieht es da mit direkter Demokratie aus? Ich kann es Dir verraten: So wie bei uns. Nämlich derart, dass die repräsentative Demokratie durch Elemente der direkten Demokratie ergänzt wird. Es handelt sich in den meisten Staaten und Ländern ganz wie bei uns um Semidirekte Demokratien. Warum ist das so? Weil es sich bewährt hat.”

DSW, die Schweiz *IST* eine Semidirekte Demokratie.

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