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Pensioni… e se facessimo di più?

Pur avendo certamente portato a qualche salutare taglio agli eccessivi costi della politica il costante gioco al ribasso degli ultimi mesi e anni non mi piace per nulla. Rischiamo di mettere al centro della nostra attenzione fattori completamente secondari, soffocando gli aspetti centrali della democrazia.

Nei giorni scorsi in Sudtirolo si è discusso molto delle pensioni dei politici, anzi degli anticipi che fintroppo generosamente si sono concessi. Ne è nato un dibattito giusto nel merito ma assolutamente esasperato ed esagerato nella forma e nelle proporzioni. Sì, certo, i nostri rappresentanti hanno sbagliato e sì, devono fare ammenda. Ma non bisogna nemmeno dimenticare che non hanno fatto nulla di illegale e che i costi, finora, erano perfino più elevati. Come abbiamo avuto modo di dire lo scandalo SEL e i tagli indiscriminati (e parzialmente illegali, come ha perfino confermato la corte costituzionale) dei governi romani ci costano cifre astronomiche.

I consiglieri provinciali, che al contempo sono anche consiglieri regionali, hanno già proposto la totale cancellazione delle loro pensioni. Ma che dire? Se ci fermiamo qui rischiamo davvero di fare puro populismo: Tutti sanno che la Regione è ormai un vero carrozzone che per la gestione di pochissime competenze genera costi enormi. Qualche tempo fa qualcuno è giunto ad affermare che la chiusura definitiva della struttura regionale consentirebbe un risparmio di cento milioni di euro senza inconveniente alcuno. Buttare al vento cento milioni ogni anno per un ente inutile, la cui morte è certificata e generalmente riconosciuta, e stracciarsi le vesti per un anticipo una tantum di 90 milioni (che in prospettiva porterà addirittura a un risparmio) è un tantino irrazionale. Aggiungiamo pure che la Regione, vista dal Sudtirolo, non è che un dito dietro al quale ai politici piace nascondersi («non si può fare perché i trentini non ci stanno») e potremo tranquillamente affermare che la sua scomparsa non comporterebbe alcun effetto collaterale indesiderato.

Sarebbe quindi più coerente e sensato chiedere ai nostri rappresentanti che oltre alle loro pensioni aboliscano anche l’ente erogatore.

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28 replies on “Pensioni… e se facessimo di più?”

La regione si potrebbe abolire e magari al suo posto potrebbe apparire qualche iniziativa meno dispendiosa e più pluralistica ed europea. Si potrebbe potenziare la collaborazione tra province in direzione Euregio.
Meno poltrone e pensioni, ma più sinergia tra Trentino, Sudtirolo e Tirolo dell’ Est e Nord. Sono certo che, se ci si sforzerà  a dovere qualche idea concreta verrà  fuori!

Fragen über Fragen…
Es ist immer von Pensionen als Regionalpolitiker die Rede…
Da sie zugleich Landtagsabgeordnete sind, kriegen Sie als solche auch eine Pension?
Von den Bürgermeistern wissen wir, daß die Gemeinde während deren Amtes weiterhin die Pension für seinen früheren Beruf einzahlt. Gilt das auch für unsere Regional-/Landespolitiker? Bekommen diese zuzüglich zu den 7000 Euro monatlich noch eine Rente für ihre frühere Arbeit als Lehrer, Rechtsanwalt oder Bankangestellter?
Bei all den Privilegien würde mich nicht wundern wenn man diese Fragen alle mit Ja beantworten müßte. Weiß Köllensberger die Antwort (er scheint der einzig ehrliche zu sein)?

… i tagli indiscriminati (e parzialmente illegali, come ha perfino confermato la corte costituzionale) dei governi romani ci costano cifre astronomiche.

http://www.stiftung-marktwirtschaft.de/fileadmin/user_upload/Pressemitteilungen/2011/PM_Ehrbare_Staaten_Internationaler_Vergleich_07_12_2011.pdf

http://www.welt.de/wirtschaft/article13756193/In-dieser-Bilanz-steht-Italien-in-Europa-am-besten-da.html

Il problema dell’Italia é la crescita che non c’é. E per crescere bisogna ridurre le tasse e svalutare una moneta che é troppo forte. Quindi se restiamo nell’Euro e nei target di Maastricht queste cose (che dovremmo fare) non le possiamo fare.

Sono due aspetti collegati.
Se domani tornassimo tutti alle divise monetarie nazionali con abolizione dei target di Maastricht succederebbe che l’Italia ritornerebbe a essere competitiva grazie a una svalutazione della moneta (diciamo del 30%). Potremmo di nuovo aumentare la spesa pubblica o tagliare le tasse, dato che non ci sono piú i vincoli UE. Questo causerebbe una espansione del PIL: e un aumento del gettito fiscale senza piú dover aumentare la pressione fiscale. Contemporaneamente noi abbiamo già¡ ora un debito globale (esplicito+implicito) piú basso della Germania o dell’Austria e questo é un grosso vantaggio in termini di sostenibilità¡ del debito stesso, e questo sarebbe per noi un ulteriore punto di forza per tagliare le tasse. Ma la Germania con la abolizione dell’Euro sarebbe molto svantaggiata. Non sarebbe piú possibile per la Germania contare sul suo export intra-europeo (possibile oggi perché tutti hanno l’Euro). In piú, come si vede da quello studio, avrebbe una minore sostenibilità¡ del debito globale (esplicito + implicito): sarebbero dolori serissimi.
Ne consegue che attualmente in caso della fine dell’Euro sarebbe la Germania (e anche l’Austria) a perderci moltissimo.

@ Andrea:
Ich bin kein studierter Volkswirt, aber ich halte deine Thesen für gewagt.
Mit einer Abwertung würden ein Wechselkursvorteil von bsw. 30% entstehen, allerdings würden die Importe gleichzeitig um 30% teurer. Da Italien wenig eigene Ölfelder besitzt, würden etwa die Energiekosten enorm steigen und den Wechselkursvorteil zumindest teilweise wieder zunichtemachen.
Die Kredite oder auch Staatsanleihen lauten auf € und wären auch weiterhin in € zu bedienen, d.h. die Kreditlasten würden schlagartig um 30% steigen, dies dürfte gar einigen Unternehmen das Genick brechen. Die Sparguthaben der Bevölkerung entwerten um 30%, was die Binnennachfrage zusammenbrechen lässt.
Durch den Wertverlust würden die Devisenanleger schlagartig Lire (oder was auch immer) verkaufen, was den Kurs noch weiter sinken lässt, ein Teufelskreis wird in Gang gesetzt. Deutschland hingegen exportiert bereits jetzt über 70% seiner Waren außerhalb der Eurozone, außerdem exportiert es eher im Hochpreissegment, wo der Wechselkurs nicht so eine große Rolle spielt. Deutschland würde eine Rückkehr Italiens zur Lira nicht so sehr treffen.
Wenn Gelddrucken das Allheilmittel wäre, warum wertet man nicht einfach jetzt schon den € ab? Wohlstnd lässt sich nun mal nicht durch Taschenspielertricks herbeirechnen.
Nein, liebe/r Andrea, Italiens Problem ist nicht der €, da kannst du Spiegelgefechte fechten, wie lang du willst. Italien ist einfach nicht produktiv genug, was hauptsächlich an einer unfähigen Regierung mit all seinen Begleiterscheinungen (Rechtsunsicherheit, ineffiziente Verwaltung, Korruption,…) liegt.
Jüngstes Beispiel: Italien schafft es noch nicht mal, geschenktes Geld anzunehmen:

http://derstandard.at/1392687105569/Das-Desaster-in-und-um-Pompeji

Und in so einem Umfeld erwartest du eine prosperierende Wirtschaft, bloß weil man die eigene währung abwertet? Maaahhh…..

Mit einer Abwertung würden ein Wechselkursvorteil von bsw. 30% entstehen, allerdings würden die Importe gleichzeitig um 30% teurer.

I nostri prezzi diventerebbero piú competitivi e quindi esporteremmo di piú. Importeremmo di meno dal nostro concorrente tedesco ad esempio…

Da Italien wenig eigene Ölfelder besitzt, würden etwa die Energiekosten enorm steigen und den Wechselkursvorteil zumindest teilweise wieder zunichtemachen.

Se il petrolio ci costa di piú, basta ridurre la quota di tasse che rappresenta il grosso del prezzo della benzina (e questo nel contesto di un taglio generale di tasse).

Deutschland hingegen exportiert bereits jetzt über 70% seiner Waren außerhalb der Eurozone, außerdem exportiert es eher im Hochpreissegment, wo der Wechselkurs nicht so eine große Rolle spielt.

Quasi il 40% é export verso l’Eurozona con Francia in testa.

http://www.bbc.com/news/business-23225660

È un quantitativo enorme. E questa percentuale si ridurrebbe enormemente se i paesi dell’UE acquisissero divise nazionali svalutabili. Senza considerare che le esportazioni degli stati che svaluterebbero aumenterebbe perché i prezzi sarebbero concorrenziali. Sarebbe una botta durissima per la Germania, considerando i valori di debito globale che si ritrovano.

Die Kredite oder auch Staatsanleihen lauten auf € und wären auch weiterhin in € zu bedienen, d.h. die Kreditlasten würden schlagartig um 30% steigen, dies dürfte gar einigen Unternehmen das Genick brechen. Die Sparguthaben der Bevölkerung entwerten um 30%, was die Binnennachfrage zusammenbrechen lässt.

Italien ist einfach nicht produktiv genug, was hauptsächlich an einer unfähigen Regierung mit all seinen Begleiterscheinungen (Rechtsunsicherheit, ineffiziente Verwaltung, Korruption,…) liegt.

L’Italia non é competitiva perché abbiamo una divisa troppo forte e abbiamo vincoli di austerità¡ che ci impediscono di tagliare le tasse e aumentare la spesa. Potremmo fare tutte le riforme di questo mondo ma se non usciamo da Euro e UE sarebbe come cambiare l’olio a una macchina senza benzina.

Tutto questo è davvero poco interessante (indipendentemente dalla correttezza o meno di quel che asserisci). Che l’Italia abbia l’Euro o la Lira, i tagli di Monti (e non solo quelli) furono illegali. Non lo dico io, lo affermano sentenze della corte costituzionale italiana. Ora tu mi dirai che i governi romani hanno agito così perché costretti da Bruxelles (e/o Berlino). Ma:

  • Anche i tagli necessari non si devono per forza imporre calandole dall’alto. È senz’altro consentito trattare il ‘come’ e il ‘dove’ con gli enti locali, soprattutto se «autonomi».
  • La stessa necessità  dei tagli è abbastanza dubbia se consideriamo che lo stato centrale ha perfino aumentato le sue uscite (contestualmente al debito). Quod licet Iovi…

Boh. Ogni tot mesi di mal di pancia economici, salta fuori un articolo di qualche non-allineato che ci spiega che in realtà  l’Italia invece di essere con le pezze al culo è in testa a tutti senza che nessuno se ne sia ancora accorto e che, di solito questa è la ricetta, la è colpa dei cattivi tedeschi e dell’Euro troppo forte… poi In realtà  il cambio Euro non è particolarmente alto ora, ma pazienza. L’importante è provarci: non importa quanto messa male sia economicamente, socialmente e politicamente l’Italia già  per i cavoli suoi, Il problema è al di fuori. Una specie di storia del brutto anatroccolo che anche se disprezzato, poi diventa un cigno.

Io sono solo un povero mentecatto, spiegatemi una cosa: se tutti uscissero dall’euro svalutando la propria moneta per metterlo in quel posto all’Austria-Germania che ci bacchetta con il rigore, non è che poi ad un certo punto anche i perfidi Austro-Teutonici si mettono a fare lo stesso giochino e ci si ritrova in 10 anni con 30 valute diverse allo stesso punto di partenza?
Ah, no, vero, loro fan solo la parte dei kancellieri kattivi, Jawohl! Non può finire così!

Storicamente le manovre inflazionarie(perchè di questo si parla) non hanno MAI risolto problemi strutturali (che l’Italia ha in abbondanza), specie nel lungo periodo, ma hanno sempre rappresentato delle “pezze” i cui effetti benefici avevano breve durata e vari effetti collaterali, non sempre altrettanto brevi. Scusate, perchè oggi dovrebbe essere la mossa vincente?
Siccome poi i soldi che ci son ora vengono spesi spesso molto male, se improvvisamente con l’inflazione quindi la crescita quindi il taglio delle tasse (quindi che per me rimangono ipotetici), avessimo un gettito fiscale anche doppio, chi ci assicura che le cose andrebbero meglio e che a guadagnare non sarebbero solo i soliti?
Oggigiorno, siccome purtroppo nessuno stato è in grado di bastare a sè stesso, si arriverebbe a pagare prodotti tecnologici, idrocarburi ed altre materie prime di cui non è possibile fare a meno, volendo rimanere sul mercato, automaticamente il 30% in più perchè bene o male sono ancora prezzati in dollari… poi hai voglia a tagliar le tasse… inoltre sarebbe probabilmente disastroso dal punto di vista di tutti i prestiti contratti in Euro o altre valute.
Mi sa che la storia del brutto anatroccolo è più complicata di quel che sembra e che un trucchetto del genere non si tramuterebbe automaticamente in benessere di lungo periodo per tutti… o voi dite di sì?

Fabius. Negli anni ottanta avevamo la Lira. E vivevamo benone. Meglio di adesso.

Nel periodo fra il 1981 e il 1993 l’indebitamento italiano rispetto al PIL è raddoppiato (nonostante fosse aumentato anche il PIL!). Certo che raddoppiando il debito si vive bene (almeno fin quando quel debito non si deve ripagare).

Nel periodo fra il 1981 e il 1993 l’indebitamento italiano rispetto al PIL è raddoppiato (nonostante fosse aumentato anche il PIL!). Certo che raddoppiando il debito si vive bene (almeno fin quando quel debito non si deve ripagare).

Appunto. Noi dovremmo fregarcene del debito nel medio periodo. Esattamente come fa il Giappone che spende e ha un debito/PIL del 250% e cresce. Il debito viene ripagato nel lungo-lunghissimo periodo. Il debito si era assestato su un plateau (e sarebbe sceso se fossimo restati nella lira, visto che accennava a scendere intorno al 2000) con rapporto debito/PIL in calo negli anni novanta per poi ricominciare a crescere un paio d’anni dopo la introduzione dell’Euro.

http://www.blia.it/debitopubblico/grafico2012.png
http://www.blia.it/debitopubblico/index.php

Io mi meraviglio quando le persone trovano strano che uno stato possa avere la sovranità¡ monetaria e una moneta nazionale da regolare in base alla propria economia: é la cosa piú normale del mondo, tutti ce l’hanno. È strano invece avere una moneta unica, non svalutabile e per di piú avere vincoli esterni di austerità¡ che tolgono non solo la sovranità¡ monetaria ma anche in questioni fiscali.

Negli anni ’80 e ’90 si è vissuto bene. Ma si è vissuto di rendita del boom economico del ventennio precedente, al di sopra delle proprie possibilità  e senza prepararsi al futuro. Così ad un certo punto ci si è dovuti svegliare. C’è una bella differenza tra usare il meccanismo del debito pubblico per affrontare momenti difficili e/o creare infrastrutture e/o rinnovarsi(cosa che in Europa si fa) etc.. etc.. ed invece usarlo come strumento sistematico per mantenere un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità . Noi siam quelli che devono ripagarlo, se facessimo come i nostri genitori, che han vissuto di rendita su quello che han messo in piedi dopo la guerra i nostri nonni, lo sposteremo solo sui nostri figli.

Appunto. Noi dovremmo fregarcene del debito nel medio periodo. Esattamente come fa il Giappone che spende e ha un debito/PIL del 250% e cresce. Il debito viene ripagato nel lungo-lunghissimo periodo. Il debito si era assestato su un plateau (e sarebbe sceso se fossimo restati nella lira, visto che accennava a scendere intorno al 2000) con rapporto debito/PIL in calo negli anni novanta per poi ricominciare a crescere un paio d’anni dopo la introduzione dell’Euro.

Das ist genau der Punkt, wieso wir uns so bald wie möglich von Italien verabschieden sollten. Dieser Egoismus auf Kosten der nachfolgenden Generationen sowie nicht Leistung, sondern Währungabwertungen als wirtschaftspolitisches Instrument, sind mir ein Greuel. Italien hat über Jahrzehnte genau so gewirtschaftet, das Ergebnis kann jetzt jeder selbst betrachten.

Il debito si era assestato su un plateau (e sarebbe sceso se fossimo restati nella lira, visto che accennava a scendere intorno al 2000)

Primo: L’andamento del debito stava migliorando per gli sforzi fatti per entrare nell’euro (ivi inclusi alcuni trucchetti contabili).

Secondo: Intorno al 2000 di fatto la lira non esisteva più.

Italien hat über Jahrzehnte genau so gewirtschaftet, das Ergebnis kann jetzt jeder selbst betrachten.

Il risultato della situazione attuale é l’Euro e l’UE. Se avessimo tenuto la lira e fossimo restati fuori dai trattati di Maastricht le cose sarebbero molto diverse sia per il debito che soprattutto per la crescita.
Per quel che concerne il debito. In termini di debito complessivo reale come già¡ detto l’Austria ha un debito globale (esplicito + implicito, quindi considerando anche il debito nascosto derivante dal sistema previdenziale, sanità¡ etc) calcolato del 300% sul PIL, mentre l’italia ha un debito globale attualizzato intorno al 160% sul PIL. Quindi questo per dire che se si esamina il debito in modo piú dettagliato il quadro é molto differente da quel comunemente viene descritto.
In merito alla svalutazione. Il Giappone che ha messo in atto una svalutazione dello yen e un incremento della spesa pubblica (pure avendo già¡ un grande debito) é cresciuto in termini di PIL (nell’anno 2013) dell’1,6% cioé perfino 4 volte piú della Germania (che nel 2013 é cresciuta dello 0,4%)…

L’andamento del debito stava migliorando per gli sforzi fatti per entrare nell’euro (ivi inclusi alcuni trucchetti contabili).

Nel 1992 era stata svalutata la lira. E proprio nel 1994 é iniziato l’arresto dell’incremento del rapporto debito/PIL con successiva decrescita del suo valore. E proprio quando svalutammo nel 1992 la Germania passó da un +4% di PIL a un +1.3% di PIL. Invece la crescita del PIL italiano rimase invariato a +1,4% circa (in pratica la svalutazione aveva prevenuto una recessione in quel contesto).

http://www.rischiocalcolato.it/2012/09/analisi-della-svalutazione-del-1992-1995.html

L’Euro ha iniziato ad esserci come moneta circolante nel 2002. La riduzione del rapporto debito/PIL fu una inerzia della crescita economica degli anni 80 e 90. Poi una volta che gli effetti di Euro e misure di austerità¡ sono esplosi abbiamo osservato una recessione economica e un nuovo progressivo aumento del rapporto debito/PIL.

L’Euro ha iniziato ad esserci come moneta circolante nel 2002.

Dici bene: moneta circolante. Ma il cambio fisso con l’euro fu fissato il 31 dicembre 1998… quindi parlare di lira intorno al 2000 non ha senso.

Per tagliare la testa al toro: Se l’Italia lo vuole che ritorni pure alla lira e alle svalutazioni, ma che al Sudtirolo sia consentito di scegliere una strada alternativa se i cittadini lo preferiscono. Vivere a Bolzano e non sapere — per esempio — se si sarà  in grado di consentire ai propri figli di studiare a Innsbruck (perché la valuta italiana può venire svalutata in qualsiasi momento) non è una prospettiva allegra…

Il Giappone ha patito una crisi (recessione) importante negli anni ’90 e un’altra, meno forte, negli anni ’00.

Infatti le misure di Shinzo Abe (svalutazione dello yen e aumento della spesa) sono state la risposta per ridare slancio all’economia. E ha funzionato, sono cresciuti 4 volte piú della Germania.
Anche il Regno Unito per esempio ha svalutato la sterlina a inizio 2013 e sono cresciuti del 1,9% nel 2013…

http://www.trend-online.com/fxe/gbp-usd-070313/
http://it.euronews.com/2014/01/28/ripresa-nel-2013-la-gran-bretagna-mette-il-turbo-pil-19-per-cento/

Japan oder UK hatten aber auch niemals den € und haben folglich ihre Verbindlichkeiten nicht in € festgeschrieben. Was du geflissentlich verschweigst ist der Umstand, dass Italien auch enorm vom Beitritt zum € profitiert hat, und zwar durch deutlich niedrigere Zinsen auf die Staatsanleihen. Anstatt aber seine Hausaufgaben zu machen und den Staat zu modernisieren, hat man den Vorteil verfrühstückt, das Ergebnis sieht man z.B. hier:

http://www.bundesfinanzministerium.de/Content/DE/Monatsberichte/2012/11/Bilder/b01-abb07-nominale-lohnstueckkosten.jpg?__blob=poster&v=5

Einfache Rechnung: man kann nur das konsumieren, was man auch erwirtschaftet. Oder um es mit Heinlein zu sagen:

There is no such thing as a free lunch

Kurzfristige Strohfeuer bringen einen nicht weiter, das wird auch Italien einsehen müssen. Der Weg führt über Reformen, harte Arbeit, Produktivitätssteigerung und Opfer von allen. Oder um es mit Robert Tepper zu sagen:

There’s no easy way out

si stava proprio meglio quando c’era la lira:

@Pervasion:
Senza dubbio.

Anstatt aber seine Hausaufgaben zu machen…

@Steve. Oltre che per l’Euro é per la nostra recente piú rigorosa applicazione dell’austerità¡ (governo Monti) che siamo in recessione. Fare i compiti a casa in ultima analisi é distruttivo e ha portato recessione e aumento del debito.
Noi potremmo fare tutte le riforme possibili e immaginabili ma con euro e fiscal compact non si va da nessuna parte. Senza considerare appunto che la Germania non dice nemmeno il suo debito esplicito reale ma lo ribassa di circa il 20% e che considerando il debito implicito derivante dalle prestazioni previdenziali e sanitarie Austria e Germania hanno un debito globale calcolato del 300% e 200% mentre l’Italia di circa il 160%.

Japan oder UK hatten aber auch niemals den € und haben folglich ihre Verbindlichkeiten nicht in € festgeschrieben.

Appunto. Quindi il problema é l’euro. Se noi potessimo svalutare e aumentare la spesa potremmo risolvere molte cose…

Se restiamo nell’Euro there is no way out…divisa (fissa) troppo forte che rende i nostri prezzi troppo alti. Fiscal compact che ci impedisce di aumentare la spesa.

Ich kann es einfach nicht verstehen, Herr Catalano!?!?
Was bringt Sie bloss dazu überall und bei jedem die Schuld für diese Misere zu suchen, ausser beim Staat Italien selbst? Niemand anders hat Schuld, wir wollen so leben, wir haben Berlusconi gewählt, wir haben es genossen, von einem aufgeblähten, grösstenteils unnützem Staatsapparat gemolken zu werden bis zum geht nicht mehr, und jetzt sitzt die grosse Mehrheit der Italiener immer noch zu Hause und gibt die Schuld dem Euro, der EU, den bösen Deutschen, usw., anstatt ein bisschen “mea culpa”, anstatt auf die Strasse zu gehen, und diesen korrupten Haufen in Rom zum Teufel zu jagen!

Was bringt Sie bloss dazu überall und bei jedem die Schuld für diese Misere zu suchen, ausser beim Staat Italien selbst?

Weils angenehmer ist, ist doch ganz klar. Ich warte ja bloß auf den Fall Hoeneß, mit dem Verweis, dass in Deutschland auch Steuern hinterzogen werden.

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