C’AA (III).

Am 25.11.2006 ist im Corriere dell’A. Adige folgender Kommentar erschienen:

La nazione “in fieri”

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di autodeterminazione in relazione a due proposte molto diverse. La prima proviene dagli ambienti patriottici della destra sudtirolese (politicamente rappresentata dai partiti Union für Südtirol e Freiheitlichen) e non costituisce una sostanziale novità. La seconda, apartitica e sostenuta da un gruppo di cittadini che animano una piattaforma online denominata “Brennerbasisdemokratie”, introduce invece nel dibattito un elemento di discontinuità e, a mio avviso, merita un approfondimento.

Come detto, il gruppo di lavoro per l’autodeterminazione (“Arbeitsgruppe für Selbstbestimmung”) allestito dalla destra sudtirolese non è una grande sorpresa. Per Eva Klotz e Pius Leitner, tedofori o custodi dell’inestinta brama di “libertà” del popolo sudtirolese di lingua tedesca, il futuro di questa provincia passa per un sostanziale rifiuto dell’autonomia ed è concepito come un restauro dell’appartenenza alla madrepatria austriaca, unico approdo sicuro al fine di sfuggire dalle grinfie dell’aborrito stato italiano. Per rendere la cosa un po’ più convincente e pragmatica, il documento “Südtirol – wo liegt deine Zukunft?” (Sudtirolo – quale futuro?), nel frattempo inviato in pieno stile berlusconiano ad ogni famiglia, sciorina alcuni dati di confronto tra l’Italia e l’Austria (e tra il Sudtirolo e il Tirolo del nord), giungendo alla discutibile conclusione che un “ritorno” all’Austria non sarebbe soltanto un’operazione di nostalgico restyling, ma porterebbe anche un cospicuo vantaggio economico.

Di tutt’altra natura, e molto più interessante, il contenuto della proposta autodeterministica avanzata dalla piattaforma “Brennerbasisdemokratie”. Il focus dell’analisi muove qui dalla critica rivolta alla dialettica tra una maggioranza e una minoranza intese ancora etnicamente, come blocchi contrapposti. Conseguentemente, la rivendicazione di una maggiore autodeterminazione non procede dagli interessi di un particolare gruppo (come nel caso della destra sudtirolese), ma promuove una piena integrazione e collaborazione di ogni cittadino residente in questa provincia. Per far questo si ritiene plausibile attivare un originale processo di “nation building” teso a sottolineare e a raccogliere quanto di meglio ha prodotto lo sviluppo dell’autonomia, anche e soprattutto in relazione all’emergere di una identità sudtirolese “indivisa”, concepita oltre i limiti imposti dalla vecchia logica della “nazione culturale”. Il Sudtirolo come “nazione in fieri”, dunque, immaginabile mediante la ridefinizione dei confini psicologici che ancora persistono soprattutto al suo interno.

Gabriele Di Luca
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53 replies on “C’AA (III).”

leider fehlt ein hinweis darauf, dass vor allem auch italienische mitbürger eingeladen sind sich in das “brennerbasisprojekt” einzubringen. die hindernisse für einen innovativen zugang zur selbstbestimmungsproblematik werden etwas einseitig dargestellt.
– linke denkblockaden bzw tabuisierung dieses themas
– die italienische selbstbestimmungsfeindlichkeit

terminologisch (weil in einem anderen beitrag auf die wichtigkeit der worte wert gelegt wurde):
wer ist die “destra SUDTIROLESE”? nur die deutschsprachigen? auch die italienischsprachigen?
die terminologie sollte mit dem formulierten ziel eine gemeinsame “südtiroleridentität” zu schaffen etwas sorgfältiger gewählt werden und nicht ungewollt zu ausgrenzungen führen.

Non penso che l’obiezione riguardante la mancanza di un’indicazione sulla partecipazione dei cittadini italiani al progetto “Brennerbasisdemokratie” sia sostenibile. L’articolo parla di un processo di “nation building” connotato e sostenuto da una integrazione di OGNI cittadino residente in questa terra. Se parliamo di OGNI cittadino non si capisce dove stia l’Einseitigkeit.

Per quanto riguarda l’espressione “destra sudtirolese” è chiaro che ci si riferisce alla “destra di lingua tedesca” (Freiheitlichen e UfS). La destra “sudtirolese” italiana è una destra italiana tout court e non è certo interessata ad un progetto di emancipazione territoriale dallo stato italiano.

Infine, come è possibile escludere qualcuno (anche involontariamenente) riferendoci ad una identità  sudtirolese INDIVISA?

Sì.

In un libro appena uscito (Demokratie und Erinnerung. Südtirol Österreich Italien. Festschrift für Leopold Steurer zum 60. Geburtstag, StudienVerlag) c’è un interessantissimo contributo di Anton Pelinka intitolato “Pandemonium? Zur Zestörungskraft ethnischer Identität”. Ne trascrivo l’abstract.

I conflitti etnici hanno dimostrato la loro forza esplosiva, soprattutto in relazione al crollo dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia. Al contrario, alcuni modelli di autonomia in Europa (Alto Adige-Südtirol, Catalogna, Isole Aaland) so sono rivelati esempi positivi di soluzione.
Questi modelli autonomistici si fondanno sull’accettazione di una chiara differenziazione tra le identità  etniche. Ciò si accompagna ad una “etnicizzazione” della politica. Quella etnica mette in subordine tutte le altre dimensioni di conflittualità , ad es. quella tra i sessi, tra le generazioni, tra le classi sociali. Tale etnocentrismo tende anche a favorire la preminenza dei diritti collettivi (fondamentali e umani) rispetto a quelli individuali. Tutto questo implica però una concezione biologica e, sotto tale profilo, “razzista” della politioca: il “demos” è sostituito dall'”ethnos”. L’individuo è riconosciuto solo in qualità  di “homo ethnicus”. I suoi diritti esistono solo sulla base della sua appartenenza ad un’etnia.
Se si considera l’etnicizzazione della politica come un pragmatico passaggio intermedio verso una società  “transetnica” – corrispondente all’incirca al concetto di “affirmative action” – ciò è in linea con l’idea fondamentale dei diritti umani universali e di conseguenza con la democrazia. Se invece l’etnicizzazione viene assunta come finalità  assoluta, allora ciò contraddice i diritti umani universali, perché in tale concezione è in primo luogo l’appartenenza etnica a conferire diritti.
Il caso dell’Alto Adige-Südtirol, in cui l’assetto autonomistico si basa sul principio della divisione etnica, è assai adatto al discorso del passaggio intermedio verso una sdrammatizzazione dei conflitti etnici: una minoranza a livello nazionale è stata investita del potere di maggioranza a livello provinciale. I conflitti “etnici” non sono però stati “risolti” ma solo “rimossi”. Una soluzione dovrebbe prevedere una “de-etnicizzazione” e una decostruzione dello stesso concetto etnico.

Nella nostra idea, questa “de-etnicizzazione” non può avvenire se difatto viene tenuta in piedi la cornice istituzionale presente (autonomia). Ma ciò potrebbe essere ottenuto mediante un approfondimento “territoriale” dell’autonomia che punti decisamente all’autodeterminazione.

“La destra ”sudtirolese” italiana è una destra italiana”
Interessante! Allora gli italiani non sono sudtirolesi – vabbene!

Ho detto: la destra sudtirolese italiana è una destra italiana tout court. Malgrado ciò è una destra italiana SUDTIROLESE (o se preferisci, altoatesina). Tanto difficile da capire?

Manninger glaubt wohl, wenn du die italienische Rechte nicht als Südtiroler Rechte bezeichnet, daraus schließen zu müssen (können), dass du den Italienern das Recht absprichtst, Südtiroler zu sein. Der kleine, aber feine Unterschied liegt aber darin, dass du nicht von den »Italienern« sprichst, sondern von der »italienischen Rechten«. Die hohe Kunst des Differenzierens.

Un’ autonomia per motivi territoriali non ha senso. I motivi dell’autonomia sono etnici – quali sarebbero i motivi per l’autonomia del territorio?
Sarebbe un passo indietro, un passo verso l’eliminazione dell’autonomia che non serve più a niente e porta alla Gleichschaltung di italiani e sudtirolesi ladini e tedeschi!

Dies ist ein Fehlschluss, der auf einer (doppelten & beidseitigen) Vereinfachung beruht.

– Die historische Begründung der Autonomie ist ethnisch;

– Die Rechtfertigung der gegenwärtigen Autonomie und des Bedarfs an mehr Selbstregierung ist die Entstehung einer mehrsprachigen Gesellschaft, deren Inhalt die kulturelle Komplexität ist, die aber nicht mehr auf der Ethnie als Drehscheibe beruht; insofern kann man auch von einer “Territorialisierung” sprechen.

Gabriele non vedo come il Sudtirolo possa ambire ad una autodeterminazione di stampo territoriale (sganciata quindi da dover tutelare una minoranza etnico-linguistica) senza provocare un effetto a catena su tutte le regione del nord Italia (Veneto e Lombardia in primis) che ambiscono allo stesso risultato.

Gebe andy80 voll und ganz recht. Wenn ihr die Durchdringung von territorialer Autonomie unter eurer Brennerbasisdemokratie versteht, dann seid ihr in der Tat einzig und allein eine Bewegung zur Foederalisierung Italiens (Europas), wie etwa die Lega Nord. Dann sehe ich es nicht ein, wieso ihr euch nicht auch fuer die Selbststaendigkeit aller anderen Regionen Italiens einsetzt. Denn wenn ethnische Komponenten nicht zaehlen, haben sie alle das selbe Recht auf territoriale Autonomie. In diesem Sinne: GLEICHES RECHT FUER ALLE!

Prima di Veneto e Lombardia penserei al Trentino. Ma comunque questo non è il punto. Non credo cioè che la plausibilità  di un progetto incentrato sull’autodeterminazione territoriale si riduca pensando alle possibili reazioni che esso genererebbe nelle aree vicine (e profondamente diverse). Innanzitutto, nel nostro caso è proprio in gioco un superamento dell’impasse istituzionale che si lega alla natura etnocentrica dell’autonomia, mentre in Veneto o in Lombardia, poniamo, la fase del confronto etnico non è mai stata attuale e quindi anche l’eventuale rivendicazione d’indipendenza non potrebbe certo poggiare sulla richiesta di contribuire alla soluzione di un problema che per quelle regioni non è mai sussistito. Inoltre, il Sudtirolo è una regione di frontiera e plurilingue, e questo potrebbe senz’altro facilitare la propria specificazione di “stato cerniera” tra due entità  nazionali diverse come l’Austria e l’Italia. La stessa cosa certamente non può dirsi del Veneto o della Lombardia.

Il Trentino, già . Un’autonomia non meritata. (Per il semplice fatto che regioni che hanno le simili caratteristiche storico-culturali non riescono ad ottenerla).
Tornando a parlare del Sudtirolo io invece credo che una modifica dell’autonomia in senso territoriale non potrebbe non causare rimostranze da parte delle altre regioni del Nord Italia, le quali potrebbero addurre motivi se non etnici (come fa in parte la Lega), ma almeno linguistici e culturali, che giustifichino la ricerca di una distinzione più netta con le altre regioni, specialmente quelle facenti parte del meridione d’Italia.

Mi sorprende un po’ che tu consideri “non meritata” l’autonomia del Trentino. Come se, per ottenere l’autonomia o una certa qual porzione di autonomia, si dovesse essere inseriti in una apposita classifica di merito, già , magari stilata da qualche funzionario “romano”.

Il Trentino era fino al 1919 parte integrante dell’impero austro-ungarico, quindi era connotato da specificità  (in primo luogo amministrative, ma anche culturali) che lo rendevano certamente degno (meritevole?) di aspirare ad una larga autonomia (non ti scordare che lo stesso Degasperi, dopo la seconda guerra mondiale, dovette fronteggiare un vasto movimento di opinione che spingeva per la separazione del Trentino dall’Italia).

Per quanto riguarda poi il tema delle altre regioni, ripeto, questo non è certo un problema che possiamo assumerci noi. Qui esistono tutte le condizioni per approfondire uno status di indipendenza che, nei fatti, è già  altamente progredito. Opporsi tirando in ballo l’eventuale comportamento della Sicilia o della Basilicata o del Veneto non è una cosa della quale dobbiamo preoccuparci.

Beh ma se il presupposto di aver fatto parte dell’Impero Austro-ungarico da diritto all’autonomia, anche il Lombardo-Veneto avrebbero pienamente i requisiti per ottenerla (ti ricordo che questo regno sotto l’amministrazione asburgica aveva un’autonomia addirittura maggiore di quella che hanno i cantoni svizzeri).

Il tema invece delle altre regioni è fondamentale, perchè il Sudtirolo non otterrà  mai l’indipendenza se non in concomitanza con lo smembramento del resto d’Italia.

Non lo so, mi pare che una comparazione del Lombardo-Veneto col Trentino sia veramente improponibile, in quanto sono due regioni che hanno vissuto l’inclusione all’interno del regno, prima, e nello stato italiano, dopo, in modo veramente diverso (modalità  diverse, tempi diversi ecc.).

E trovo del pari assai arduo collegare il tema che qui stiamo discutendo (vale a dire il processo di “nation-building” suditirolese) a quello dello smembramento dello stato italiano. Anche perché qui non ne va primariamente di una “concessione” d’indipendenza, ma piuttosto della creazione di una massa critica di consenso che dovrebbe poi portare all’ottenimento (di proprio pugno, per così dire) di una nuova configurazione territoriale.

Se poi questo processo dovesse andare in porto suscitando movimenti simili nel resto d’Italia (vale a dire una virata di 180° verso il federalismo) non sarei certo io a strapparmi i capelli.

Verstehe ich richtig? Ihr wollt eine territoriale Autonomie. Nicht aus ethnischen Gruenden! Aber die einzige Rechtfertigung dafuer liegt in einer Autonomie aus ethnischen Gruenden, um sie in eine Autonomie territorialen Typus umzuwandeln!
Entweder ihr steht fuer eine Autonomie aus ethnischen Gruenden (weil ST eben ethnoplural ist) oder ihr steht einzig und allein fuer die Autonomie aller Regionen! Denn wenn ethnische Motive keine Rolle spielen sollen, dann sind ethnische Tatsachen irrelevant und nur territoriale relevant! Nur frage ich mich: welche territorialen oder geopgraphischen Merkmale besitzt ST, um fuer eine Autonomie geeignet zu sein, welche bsp. das Veneto nicht besitzt?

A me sembra che la differenza tra Lombardo – Veneto e Trentino sia solamente di ambito temporale; per il resto vedo molte analogie, come il fatto che entrambi i territori siano passati al regno d’Italia tramite una guerra voluta dalle élites o il fatto che le popolazioni interessate erano assolutamente indifferenti se non ostili al passaggio in questione.

Riguardo alla seconda considerazione da te fatta, la “massa critica di consenso” non potrà  mai riuscire a far ottenere pacificamente l’indipendenza ad una provincia che fa parte di uno Stato di per sé nato nazionalista e giacobino, che considera l’unità  nazionale il sua valore fondante.

@ Andy:

Come di ambito “solo” temporale? Il Trentino gode di un’autonomia (prima regionale, insieme al ST, e poi via via sempre più provinciale) da sessant’anni. Questo può essere considerato un punto d’arrivo o di partenza, dipende dai punti di vista. Ma è una specificità  di auto-governo che altre regioni non hanno (o che hanno in altro modo: non entro qui nel merito di un’analisi che tocca le altre regioni a statuto speciale).

Seconda considerazione (quella della “massa critica”). La scommessa è proprio quella: riuscire a raggiungere l’indipendenza pacificamente contro le tendenze dello stato nato nazionalista e giacobino (assumo questa definizione solo per farti piacere, ma si tratta di una definizione più sloganistica che realistica). Che si tratti di una scommessa difficile (anzi difficilissima) da vincere non ci piove. Ma a me interessa più l’attivazione del processo che il suo risultato.

@ Wolfgang:

“Ihr wollt eine territoriale Autonomie. Nicht aus ethnischen Gruenden! Aber die einzige Rechtfertigung dafuer liegt in einer Autonomie aus ethnischen Gruenden, um sie in eine Autonomie territorialen Typus umzuwandeln!”

Infatti. L’autonomia territoriale (autodeterminazione) serve a superare (nel senso di “risolvere”) la problematica etnica (che invece resta tale all’interno di un’autonomia non territoriale). Non solo quindi la giustificazione etnica verrebbe a mancare, ma in questo caso avremmo l’ottima giustificazione di cercare finalmente di realizzare quel passaggio dall’ethnos al demos (cfr. supra) che attualmente è bloccato.

“Entweder ihr steht fuer eine Autonomie aus ethnischen Gruenden (weil ST eben ethnoplural ist) oder ihr steht einzig und allein fuer die Autonomie aller Regionen!”

Torno a ripetere: cosa faranno le altre regioni non è affar nostro. Ma nelle altre regioni non ci sono problemi etnici da risolvere e questo, dal punto di vista dell’indipendenza, è un po’ un guaio.

“Come di ambito ”solo” temporale? Il Trentino gode di un’autonomia (prima regionale, insieme al ST, e poi via via sempre più provinciale) da sessant’anni. Questo può essere considerato un punto d’arrivo o di partenza, dipende dai punti di vista. Ma è una specificità  di auto-governo che altre regioni non hanno (o che hanno in altro modo: non entro qui nel merito di un’analisi che tocca le altre regioni a statuto speciale).”

Temporale nel senso che l’unica cosa che lo differenzia da Lombardia e Veneto è il fatto che è stato annesso al regno d’Italia una cinquantina di anni dopo. Non ho inoltre problemi ad aggiungere che il Trentino gode di una forte autonomia quasi solamente grazie al Sudtirolo.

“assumo questa definizione solo per farti piacere, ma si tratta di una definizione più sloganistica che realistica”

Già  perchè è notoriamente risaputo che il Regno d’Italia è nato federalista e cattolico..

“Ma a me interessa più l’attivazione del processo che il suo risultato.”

Pensa che in Veneto e Lombardia il processo è attivo da più di 20 anni, coi risultati che vediamo.

Ein Großteil der Energie wird heutzutage immer noch der ethnischen Frage gewidmet. Und das ist heute auch notwendig. Denn die deutschsprachige Bevölkerung ist gesamtstaatlich in der Minderheit und verfassungsmäßig nicht abgesichert. Es sind immer noch Staatsgesetze in Kraft, die eine rasch mögliche “Italianisierung” Südtirols fördern wollen. Damit kann ein deutschsprachiger Südtiroler nie einverstanden sein. Laut Umfrage vor zwei Jahren erwartet der Südtiroler (72% der Befragten) von seinen Politikern in erster Linie, dass Südtirol vom Staate Italien geschützt werde. In Südtirol gibt es zur Zeit kein friedliches Miteinander, sondern bestenfalls ein friedliches Nebeneinander. Jeder in seiner Identität ist heute das Gegenteil vom anderen.

Ist das richtig? Wollen wir das? Die derzeitigen Vorzeichen verlangen das. Es ist der Druck von außen da, es ist die ewige Gefahr von außen da. Diese Situation mögen wir nicht. Daher haben wir eine Vision.

Der eigenständige “Staat Südtirol” wird aus mehreren Sprachgruppen und damit auch aus mehreren Kulturkreisen bestehen. Die verfassungsmäßige Absicherung zur gleichberechtigen Ausübung der drei Landessprachen in allen Bereichen wird die ganzen ethnischen Diskussionen, die momentan geführt werden, überflüssig machen. Die Angst aller Gruppierungen wird wegfallen. Es wird ja die Absicherung da sein und keiner kann diese dann wegnehmen. Alle Sprachgruppen gemeinsam werden die Ordnung schaffen, die dieses Land wirklich braucht. Jeder kann seinem Kulturkreis angehören und gleichzeitig ein Südtiroler sein. Daraus wird eine neue Gesellschaft entstehen. Es wird einen starken, sprachgruppenübergreifenden Dialog und auch eine Verbrüderung geben. Wir werden uns weiter entwickeln und ein gutes Vorbild für ein friedliches Zusammenleben sein.

Was Gabriele Di Luca schreibt, finde ich interessant, doch gerade deshalb kann ich nicht verstehen, warum von dieser Plattform aus eindeutig “rechtes” Material verlinkt wird.
Wenn sich die BBD wirklich von UFS & Co. distanzieren und “di tutt’altra natura” sein will, wäre es doch nur logisch, die Hinweise und Verlinkungen dorthin zu entfernen. Wenn Websites, die die Südtiroler der italienischen Sprachgruppe offen als “Gegner” bezeichnen und “Heil”-Grüße aus den Gästebüchern nicht entfernen, von der BBD aus durch Links beworben werden, habe ich Schwierigkeiten, die BBD als für alle offene Plattform zu erkennen.

Es geht natürlich darum, ob man Links als Werbung versteht oder als – auch kritische – Dokumentations-Anregung. Unsere Werte gehen aus unseren Inhalten klar hervor, wir können aber nur schwer überprüfen, was in fremde Fora und Gästebücher geschrieben wird. Fest steht, dass wir uns mit sämtlichen politischen und gesellschaftlichen Akteuren konfrontieren müssen, ganz egal, ob deren Ansichten unseren entsprechen oder nicht.

“Temporale nel senso che l’unica cosa che lo differenzia da Lombardia e Veneto è il fatto che è stato annesso al regno d’Italia una cinquantina di anni dopo”.

Non è un dettaglio indifferente, mi pare. E non è nemmeno un dettaglio indifferente notare che le battaglie risorgimentali che hanno coinvolto il Veneto e la Lombardia siano da mettere sullo stesso piano dell’irredentismo trentino e triestino. Inoltre, a quei cinquant’anni di ritardo devi aggiungere, come detto, i sessant’anni di autonomia successivi alla seconda guerra mondiale.

“Non ho inoltre problemi ad aggiungere che il Trentino gode di una forte autonomia quasi solamente grazie al Sudtirolo”.

Tu magari non hai problemi, ma uno storico della questione forse ne avrebbe. Fossi in te sarei un po’ più cauto in certi giudizi.

“Già  perchè è notoriamente risaputo che il Regno d’Italia è nato federalista e cattolico…”

Sia come sia. Definire il Regno d’Italia giacobino (considerando la fine che ha fatto l’opzione garibaldina e mazziniana al cospetto del realismo cavouriano) mi sembra completamente fuori luogo.

“Pensa che in Veneto e Lombardia il processo è attivo da più di 20 anni, coi risultati che vediamo”.

I risultati sono pochi o nulli anche perché il movimento che ha sostenuto questa richiesta era francamente improponibile (parlo della Lega e del suo maldestro tentativo di secessione e/o d’invenzione della tradizione). Noi qui siamo decisamente su un altro piano. Vuoi mettere?

@ Alex:

Non so se possiamo parlare di pubblicità . Resta purtroppo vero che il tema “Selbstbestimmung” è occupato dalla destra, per cui il riferimento alla destra è comunque necessario. Del resto anche il concetto di “autonomia” o di “autonomia dinamica” è occupato. L’alternativa sarebbe fare dei gesti, ma la vedo dura. Meglio allora usare un concetto un po’ estremo per vedere di risemantizzarlo. Hai visto mai?

Denn die deutschsprachige Bevölkerung ist gesamtstaatlich in der Minderheit und verfassungsmäßig nicht abgesichert.

falsch, das Statut hat Verfassungsrang.
zudem: Die Deutschen sind im Land die große Mehrheit, die Minderheit sind die Ladiner, die bei den Deutschen immer wieder auf Unverständnis stoßen, wenn sie an ihre Minderheitenrechte erinnern.

Es sind immer noch Staatsgesetze in Kraft, die eine rasch mögliche ”Italianisierung” Südtirols fördern wollen.

Wo denn! Im Gegenteil: es kommen immer mehr Kompetenzen ans Land.

In Südtirol gibt es zur Zeit kein friedliches Miteinander, sondern bestenfalls ein friedliches Nebeneinander.

nein, stimmt auch nicht. Dass die Rechten miteinander nicht auskommen, ist wieder ein eigenes Kapitel

es ist die ewige Gefahr von außen da.

dieser ewige Opfermythos. Falsch und widerlich.

Der eigenständige ”Staat Südtirol” wird aus mehreren Sprachgruppen und damit auch aus mehreren Kulturkreisen bestehen.

Weißt Du überhaupt, was ein Kulturkreis ist?

Die verfassungsmäßige Absicherung zur gleichberechtigen Ausübung der drei Landessprachen in allen Bereichen wird die ganzen ethnischen Diskussionen, die momentan geführt werden, überflüssig machen.

Ist doch doch abgesichert für Deutschen und Italiener – die Ladiner werden aber diskriminiert, was dich aber gar nicht kümmert.

Die Angst aller Gruppierungen wird wegfallen.

Nein, eben nicht! Wie soltle denn eine kleine Minderheit beruhigt sein angesichts der immer wieder zu spürenden Abschätzigkeit deutschsprachiger Bürger gegen ihre ladinischen Mitbürger. Wenn das Land heute die ladinische Sprache häufig nicht anwendet, obwohl dies in vielen Fällen vorgeschrieben ist, warum sollte es morgen anders sein? Der deutsche Nationalismus wird ja von den deutschen Medien selbst kaum thematisiert, aber er ist da, und stark auch.

Alle Sprachgruppen gemeinsam werden die Ordnung schaffen, die dieses Land wirklich braucht. Jeder kann seinem Kulturkreis angehören und gleichzeitig ein Südtiroler sein.

“Ordnung” ist ein etwas eigenartiger Begriff. Vielleicht bräuchte dieses Land endlich ein wenig Unordnung. Und die Einteilung in “Kulturkreise” klingt ganz so, als wären es verschiedenen Welten. Sind es aber nicht.!!

Mateo,

ich denke Georg ist jemand, der sich dem Thema und der Denkweise der BBD nähert. Seine Grundintentionen – so wie sie sich mir erschließen – teile ich.
Deine – inhaltlich korrekte – Argumentation erinnert mich ein bißchen an ein Erlebnis, das ich als Erstsemester hatte. Seminar Vergleich Faschismus – NS: mein Referat nahm der Dozent zum Anlass, ein Exempel zu statuieren. Natürlich war es als Erstsemester noch ziemlich theorielos und vorwiegend deskriptiv.

schnèeflocke, étranger,

Io sostengo invece che l’intervento di Mr.Mondschein vada letto con spirito critico (già : con le dovute cautele). Le precisazioni di Mateo non sono da sottovalutare: rappresentano un punto di vista neutro (ladinità =neutralità (?), che predilige i fatti ai giri di parole, i dati ai ragionamenti. A volte la concretezza è una necessità  più che un optional. Non si può dire che c’è il pericolo di un’ennesima italianizzazione del Sudtirolo senza portarne potenziali esempi, non si può parlare di “Kulturkreis” senza spiegarne il significato, non si devono alimentare catastrofismi fuori luogo (il “nessun aggancio giuridico” è effettivamente una falsità ) per il puro gusto di argomentare… altrimenti sono inutili, vuote congetture.

Non mi sembra che Georg si avvicini poi tanto alle nostre tesi (ovvero mie e di qualche altro animatore di Bbd). L’offesa procurata costantemente dallo Staat è il motore della richiesta d’indipendenza? Falso, significherebbe fare propri i cavalli di battaglia delle destre ‘tedesche’, secondo cui la Selbstbestimmung è la risposta al colonialismo italico. Ci vuole equidistanza: Roma non è il nemico numero uno di Bozen/Bolzano. Ben altri sono gli ostacoli – perlopiù di casa nostra – al progetto qui proposto. E la questione etnica (alias: separazione) non dovrebbe diventare a tutti i costi il totem della discussione…

Mi pare che l’intervento di Mateo ci riporti con i piedi per terra.

Sono pienamente d’accordo Valentino. Condivido però il tono più distensivo di Werner, il quale ha soltanto messo in evidenza una questione di metodo. Prendiamo per buono questo interesse, cerchiamo di isolare e trattenere le cose che possono essere valorizzate. Una volta saliti in barca, i passeggeri capiranno meglio la rotta e riusciranno forse a buttare a mare qualche loro zavorra.

A tal proposito un copia-incolla (assolutamente NON polemico, ma solo chiarificatore nonchè doveroso).

Georg scrive nella lettera/mail a Haider: «In unserem gemeinsamen Vaterland Österreich hatten früher 11 Sprachgruppen und drei Religion Platz. Viele von uns haben die Vision von einer geeinten Tiroler Heimat. Viele von uns möchten zurück nach Österreich. Aber wir wollen nur zurück zu einem Österreich, das alle Sprachen und Minderheiten repektiert.»

Mentre il vago «Vaterland» citato da pérvasion è legittimo e comprensibile storicamente, questo insistente “Vaterland/Heimatland” mi pare pretestuoso e oltre modo personale.

Tra le frecciate di Wolfgang e Georg (liberissimi di esprimersi, anzi, esortati a farlo senza indugi) raccomando ai Brennerbasisdemokraten: Non andate alla deriva. Non cadete nei luoghi comuni.

Cmq hai ragione à‰tranger. Se l’intenzione è quella di salire sulla nostra barca di allegri mascalzoni, lasciando a terra qualche bagaglio di troppo, ben vengano anche le nuove leve di Bbd… basta che il sovraffollamento non la faccia prematuramente affondare [siamo già  in acque tempestose].

Saluti dal Titanic.

grazie Valentin[o]

aggiungendo alle tue osservazioni:

… con tutto rispetto delle opinioni,
bisogna pur sempre tenere conto dei fatti
e dunque bisogna avere una posizione chiarissima contro chi agita usando lo strumento della bugia

p.e. chi dice che la minoranza tedesca in Italia e maggioranza in Sudtirolo (bisogna sottolinearlo sempre) non sia “verfassungsmäßig abgesichert” e il resto della Jammerlitanei di Georg, a cui ha risposto benissimo Valentin[o].

Ich habe übersehen, dass es offensichtlich schon eine Diskussion mit Georg gegeben hat, die seine Aussagen in einem schärferen Licht erscheinen lassen. Ansonsten danke ich Gabriele, der die Intention meiner Aussagen besser formuliert hat, als ich es je könnte.

Nachdem mein Beitrag so eingehend behandelt worden ist, mag ich gerne einige Aussagen präzisieren. Folgendes schicke ich voraus:

Auf dieser Plattform wird über die Zukunft unseres Landes diskutiert. Dabei dürfen wir uns nicht scheuen die Themen anzusprechen, die in diesem Zusammenhang zur Sprache kommen werden. Ich bitte Euch dies in einer Art voller Achtung zu tun. Einige Bemerkungen fand ich nicht fair. Begriffe wurden verzerrt. Ich fühle mich von einigen auch nicht verstanden und falsch interpretiert. Bei einigen Kommentaren frage ich mich, ob mein Text denn ganz oder nur teilweise gelesen wurde.
Ihr könnt sicher sein, dass meine kurze Andeutung der einzelnen Themen die Menschen in diesem Lande bewegt. Eure Reaktion darauf ist der beste Beweis dafür. Deswegen sollten wir uns damit befassen und keine Angst vor den “heißen Eisen” haben. Ich habe bemerkt, dass sich einige von Euch vor der Aufgabenlösung fürchten. Das solltet Ihr lassen. Vor uns liegt ein großes Stück Arbeit. Lasst sie uns tun.

Hier nun die Beschreibungen zu Euren Fragen bzw. Behauptungen:

Miteinander und Nebeneinander
Ich habe die Situation so beschrieben, wie ich sie im Moment empfinde. Diese Situation gefällt mir nicht. Ich mag sie ändern. Z. B. habe ich das beobachtet: Wenn eine Organisation einer Sprachgruppe ein Konzert organisiert, dann geht die andere Sprachgruppe nicht (oder nur ganz vereinzelt) zum Konzert. Ist das normal? Ist das Miteinander? Gefällt Euch der derzeitige Zustand? Soll er so bleiben wie er ist?

Kulturkreis
“Als Kulturkreis bezeichnet man in der Geisteswissenschaft die Typisierung von Gesellschaften als eine Ansammlung von Völkern oder Nationen, die die gleiche oder zumindest einer ähnliche Kultur zugeschrieben werden.” So gibt es einen deutschsprachigen Kulturkreis der die Länder D,A, CH und Südtirol umfasst. Es gibt auch einen italienischsprachigen Kulturkreis oder einen skandinavischen Kulturkreis um nur einige zu nennen.. Häufig verwendet werden auch übergeordnete Einteilungen in europäischer Kulturkreis oder westlicher Kulturkreis.
Ich persönlich empfinde mich als Angehöriger des deutschsprachigen Kulturkreises als übergeordneten Begriff der Zugehörigkeit zur deutschsprachigen Kultur und Sprache mit all ihrer Literatur, Theaterkunst, Humor, Liedergut, Tugenden, Medienwelt und den kleinen Dingen des täglichen Lebens die diesen “Kulturkreis” bewegen.
Ich meinte mit der Aussage “Der eigenständige Staat Südtirol wird aus mehreren Sprachgruppen und damit auch aus mehreren Kulturkreisen bestehen” Folgendes: Jeder deutschsprachige und jeder italienischsprachige Südtiroler bleibt seinem Kulturkreis nahe. Die Pflege des Kulturaustausches über die Staatsgrenzen hinweg soll jeder Sprachgruppe ohne Behinderung möglich sein und soll auch gefördert werden. Beispiel:. Jeder Italiener wird das italienische Fernsehen, italienische Zeitungen und italienisches Theater genießen. Die italienischen Kulturinstitutionen in Südtirol sollen weiterhin den italienischen, nationalen Institutionen angegliedert bleiben um so den Austausch intensiv zu fördern. Der Austausch bleibt so wie heute unabhängig von politischen Grenzen bestehen. Und das soll auch bewusste Absicht eines zukünftigen, eigenständigen Südtirol sein. Das kann z. B. innerhalb eines Freundschaftsvertrages mit Italien geregelt werden.

Kgl Dekret Nr. 800
Das Gesetz mit dem Ziel “Maßnahmen zum Zwecke einer geordneten, schnellen und wirksamen Assimilierung und Italienisierung Südtirols” ist immer noch in Kraft. Das ist Fakt. Warum wurde es nicht abgeschafft?

Absicherung per Verfassung
97 Gesetzesänderungen durch das Paket sind per Verfassungsgesetze durchgeführt worden. Diese sind in der Tat nur schwer abzuändern. Dennoch steht die Verfassung über dem Autonomiestatut und es bleibt immer die Möglichkeit, dass mit der Verfassung auch die Autonomie abgeändert werden kann. Wichtig: Es ist aber kein Grundrecht oder Gleichheitsrecht zum Schutz der Südtiroler Bevölkerung in der italienischen Verfassung verankert.
Ein anderes Beispiel: Die Slowakei musste nachträglich den Schutz der ungarischen Minderheit in die Verfassung aufnehmen um in die EU aufgenommen zu werden. Das war Bedingung. Kennt einer von Euch einen Artikel in der italienischen Verfassung, der das Selbe für Südtirol vorsieht?

Ordnung
Ordnung ist ein schönes Wort. Das Wort wird auch als Synonym für eine aufgeräumte Situation verwendet. Z. B: ein aufgeräumtes Zimmer oder ein aufgeräumter Schrank.
Ich sagte: “Alle Sprachgruppen gemeinsam werden die Ordnung schaffen, die dieses Land wirklich braucht.”
Was heißt das? Es heißt, dass im Moment keine natürliche Ordnung entsprechend der Gegebenheiten dieses Landes herrscht. Ein eigenständiger Staat wird dies neu regeln.

Ein Beispiel: Die Ordnungshüter sind laut aktueller Erhebung der deutschen Sprache so gut wie gar nicht mächtig. Jeder, der diese Zeilen liest, weiß, dass das stimmt. Wieso? Dem Ordnungsdienst treten die deutschsprachigen nur zu einem geringen Teil bei. Warum? Weil sich viele nicht mit diesem Staat identifizieren. Die italienischen Staatsorgane kümmern sich nicht um dieses Thema. Im Gegenteil, man ist sogar darauf bedacht, dass die Situation so bleibt, wie sie ist. Aktuelles Thema: Versetzung des zweisprachigen Kommandanten der Carabinieri von Meran in eine italienische Provinz.
Läge die Obrigkeit der Sicherheitsorgane bei Südtirol, so würde alles getan werden um die Zweisprachigkeit in diesem Bereich zu fördern.

Ethnische Frage
Wir wollen ein Südtirol ohne ethnische Grenzen. Ja, das wollen wir. Deswegen ist es unsere Pflicht alle ethnischen Fragen schonungslos zu bearbeiten. Nur über den Dialog kommt die Verständigung. Die Verständigung erreichen wir durch gegenseitiges Verständnis. Das Ziel ist es ein Südtirol zu schaffen, das wirklich sprachgruppenübergreifend in Parteien, Institutionen und Vereinigungen arbeiten kann. Die Basis dafür ist die Selbstbestimmung.

Abschließend
Ich war schon auf dieser “barca di allegri mascalzoni” noch bevor Ihr sie betreten habt…… Sie gehört Euch nicht allein.
Ich habe es immer gehasst mit den Rechten in einen Topf geworfen zu werden, nur weil man der Selbstbestimmung zugestimmt hat. Ich war nie ein Rechter und auch nie ein Linker (ich hoffe das ist nicht so schlimm für Euch…)
Aber- ist das Thema Selbstbestimmung wirklich ein Thema der Rechten?
Mit großer Freude sehe ich, dass sich etwas tut im Land. Dank Eurer Teilnahme. Für den Erfolg brauchen wir uns alle gemeinsam: Gemäßigte, Linke, Rechte, Italienischsprachige, deutschsprachige, ladinischprachige, anderssprachige…..
Suchen wir den kleinsten, gemeinsamen Nenner. Und fangen wir an.

Mit dieser Ausführung hat sich Georg m. E. in ein Licht gestellt, das uns vorher zum Teil verborgen geblieben war. Schnèeflockes und à‰trangers entspannte Haltung haben sich als vorteilhaft erwiesen; diesen Umgang sollten wir uns wie ich finde aneignen.

Zum Abschluss: Wenn du diese »barca di allegri mascalzoni« mit einer Idee identifizierst, dann magst du recht haben. Niemand hier erhebt den Anspruch, einen Gedanken als erster gedacht zu haben. Viel prosaischer hat à‰ – so glaube ich – mit dieser Beschreibung jedoch auf unsere Plattform angespielt.

Bravo Pérvasion! Eine aggressive Diskussionsweise mit Personen, die politisch nicht auf Linie sind, ist kontraproduktiv und schreckt gemäßigte Menschen, die ihre Einwände und Anregungen formulieren wollen, ab. So ist es schwierig, dass sich auch gemäßigte bzw. im alten Sinn konservative Personen auf dieses neuartige Projekt einlassen.

@à‰tranger
“Non so se possiamo parlare di pubblicità . Resta purtroppo vero che il tema ”Selbstbestimmung” è occupato dalla destra, per cui il riferimento alla destra è comunque necessario. Del resto anche il concetto di ”autonomia” o di ”autonomia dinamica” è occupato. L’alternativa sarebbe fare dei gesti, ma la vedo dura. Meglio allora usare un concetto un po’ estremo per vedere di risemantizzarlo. Hai visto mai? ”

Sind diese Themen von der Rechten “besetzt” oder wurden sie von den anderen politischen Lagern vernachlässigt?
Hier besteht nämlich schon ein gewisser Unterschied. Nur wer selbstkritisch ist, kann wirklich dazulernen.

Als Kulturkreis bezeichnet man in der Geisteswissenschaft die Typisierung von Gesellschaften als eine Ansammlung von Völkern oder Nationen, die die gleiche oder zumindest einer ähnliche Kultur zugeschrieben werden.

Kulturkreis ist eben eine Ansammlung von Völkern oder Nationen. Und deswegen gibt es keinen italienischen oder deutschen Kulturkreis, sondern einen europäischen z.B., einen asiatischen, einen arktischen etc. Aber die Trennung, die Du sehen willst zwischen Italienern und Deutschen gibt es in der Kultur nicht. Die Kultur kennt überhaupt keine Grenzen.

@ taib
Du kritisierst den Ausdruck “Kulturkreis” mit wachsender Begeisterung. Mag sein, dass es eine bessere Formulierung dafür gibt. Ich hoffe wenigstens, dass Du gewillt bist den Inhalt meiner Beiträge verstehen zu wollen.
Nachdem Du meine Ausführungen ja förmlich sezierst darf ich nun eine alternative Anregung zu diesem Begriff von Dir erwarten.

Georg, «Kgl Dekret Nr. 800. Das Gesetz mit dem Ziel “Maßnahmen zum Zwecke einer geordneten, schnellen und wirksamen Assimilierung und Italienisierung Südtirols” ist immer noch in Kraft. Das ist Fakt. Warum wurde es nicht abgeschafft?» …è una questione di primaria importanza, dalla gravità  immane…?

Per il resto, il Suo intervento è in gran parte condivisibile. Nessun rancore, quindi. Nonostante ciò, in me rimane immutato il scetticismo verso l’idea di un transatlantico che non faccia i necessari distinguo tra i passeggeri. Non è forse il Suo caso; però non vorrei che per la “cocciutaggine dei tolleranti” fossimo assimilati dagli ‘altri’ pro-Selbstbestimmung con cui vorremmo (appunto) dialogare. E tra gli ‘altri’ c’è gente dal passato e presente oscuro, con cui io personalmente non mi sento obbligato a stare.

Dunque Georg, Benvenuto a bordo della «barca di allegri mascalzoni».

Conciliante Valentino.

Lieber Valentino,
ich kann Eure Vorbehalte gut verstehen. Sie haben ihre Berechtigung. Wie ich schon sagte war es mir immer ein Grausen mit der Rechten in Verbindung gebracht zu werden, sobald das Wort Selbstbestimmung genannt wurde. Und hier bitte ich auch um eine konkrete Trennung von Eurer Seite.
Niemand hat der Idee Selbstbestimmung so geschadet wie die Rechten. Und die anderen Gruppierungen haben das Thema vernachlässigt.
Ich habe keine Berührungsängste. Ich selbst komme aus dem bürgerlichen Lager, sagen wir christich-sozial. Bin nicht “auf Linie” wie Ihr zu sagen pflegt. Dennoch haben wir ein gemeinsames Ziel. Ich gehe gerne an Bord. Ich kenne den Kurs, den Wind und die Wellen. Und ich habe Sehnsucht nach dem weiten, endlosen Meer…

@ Georg: Approvo pienamente ;-)

@ Mateo: mi spiace di non averti conosciuto personalmente nell’incontro di Bressanone. La tua impegnativa lotta per il riconoscimento in Sudtirolo della Ladinia, come questione aperta, è ammirevole. Essa meriterebbe più attenzione di quella attribuita dagli organi di stampa e (aimè) anche da questa poliedrica piattaforma – non dimentichiamoci però delle lettere inviate da pé ai sindaci in merito all’uso della toponomastica ladina nonchè il punto presente nel Manifest sull’inalienabile diritto all’autodeterminazione delle vallate ladine dolomitiche. Spero tu possa continuare a contribuire – perchè no? – costruttivamente al progetto di [nation]building (appunto) di BBD.

Valentino.

“”Du kritisierst den Ausdruck ”Kulturkreis” mit wachsender Begeisterung. Mag sein, dass es eine bessere Formulierung dafür gibt. Ich hoffe wenigstens, dass Du gewillt bist den Inhalt meiner Beiträge verstehen zu wollen.””

Sprachgemeinschaft.

Europa und jeder einzelne Staat sollte eigentlich ein gleichberechtigtes Miteinander verschiedener Sprachgemeinschaften sein.

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