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Neither Italy. Nor Austria.

Die neue Initiative der Südtiroler Freiheit finde ich nicht grundsätzlich falsch, in ihrer Durchführung jedoch mehr als kontraproduktiv. Eine Plakataktion darf und kann nicht das Herzstück einer ernsthaften Initiative zur Loslösung unseres Landes vom Nationalstaat Italien sein. Als begleitende Maßnahme hat sie sicherlich ihre Berechtigung – zumal im Werbezeitalter. Und wenigstens das Ziel, eine Diskussion 1/ 2/ anzufachen, hat sie ja nicht verfehlt.

Südtirol ist nicht Italien.

Nicht nachvollziehbar ist jedoch der Hintergrund, im wahrsten Sinne des Wortes: Auf rot-weiß-roten Bögen steht da »Süd-Tirol ist nicht Italien«. Damit reißt man die eigene Zukunft ideell an sich und übergibt sie sofort dem angeblichen »Vaterland«, das unsere Probleme nicht lösen, sondern lediglich umkehren und weiter verzerren kann. Die Einsprachigkeit der Mitteilung unterstreicht diese Annahme, denn zum wiederholten Mal wird das Gefühl vermittelt, eine Absage an den italienischen Nationalstaat käme nur der deutschen Sprachgruppe zugute — was bei der von Eva Klotz angestrebten Lösung vermutlich auch der Fall wäre.

Dem Motto der Südtiroler Freiheit möchte ich — bewusst auf Englisch — folgendes entgegenhalten:

Three languages. One country.

Ich lade Frau Klotz ein, sich auf die mehrsprachigen Wurzeln Tirols zu besinnen und den Nationalstaaten endgültig eine Absage zu erteilen.

Siehe: Externe Diskussion.

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57 replies on “Neither Italy. Nor Austria.”

Das gewohnte Hickhack hat bereits begonnen. Die Stellungsnahme von Michaela Biancofiore möchte ich nicht unkommentiert lassen, weil sie einige Themen anschneidet, die auch aus dem Gesichtspunkt der [bbd] interessant sind:

“Klotz könnte wegen Hochverrats bestraft werden”

Die Partei Forza Italia um den italienischen Oppositionschef Silvio Berlusconi protestiert in Südtirol gegen die Plakataktion mit dem Motto “Süd-Tirol ist nicht Italien!”, die die Bewegung Südtiroler Freiheit der im Frühjahr aus der Union ausgetretenen Landtagsabgeordneten Eva Klotz gestartet hat.

“Klotz sollte im Atlas nachschauen: Südtirol ist Italien, das gilt auch in Wien. Ihre Plakataktion, in dem [sic] man behauptet, dass Südtirol nicht Italien ist, ist lächerlich”, betonte die Südtiroler Abgeordnete der Forza Italia, Michaela Biancofiore.

Dass sich Klotz’ Aktion nicht auf die tatsächlichen politischen und geographischen Begebenheiten bezieht, dürfte sogar einem Kind klar sein. Biancofiores Niveau bestätigt sich.

“Der Erste Weltkrieg ist seit 90 Jahren zu Ende, vielleicht hat dies Klotz nicht gemerkt. Vieles hat sich seitdem geändert. Es gibt die EU, die 27 Länder des Kontinents vereint, statt mittelalterliche separatistische Kämpfe fortzusetzen”, betonte die Abgeordnete.

Wie kompatibel ist es mit einem vereinten, befriedeten Europa, dass einem vor bald 100 Jahren annektierten Gebiet noch immer die demokratische Grundsatzentscheidung verwehrt wird, ob es zu Italien gehören möchte oder nicht? Diese Tatsache ist zutiefst undemokratisch (ja antidemokratisch!) und anachronistisch.

“Klotz sollte sich über die legalen Folgen ihrer gewagten Geste erkundigen. Verschiedene Artikel des Strafgesetzbuches sprechen von hohem Verrat gegen den Staat, subversive Aktionen und Verunglimpfung der Verfassung, was bei Klotz noch gravierender ist, da sie als Mitglied des Südtiroler Landesrats [sic] der italienischen Verfassung ihre Treue geschworen hat”, meinte Biancofiore.

Demokratische Selbstbestimmung ist also mittelalterlich, eine Anklage wegen Hochverrats für eine Plakataktion dagegen angemessen und zeitgemäß…

Die Forza Italia-Parlamentarierin forderte den Einsatz der Regierung in Rom. Ihrer Ansicht nach sollte Klotz’ Partei verboten werden, so wie es mit Batasuna in Spanien geschehen hat [sic].

Batasuna wurde aufgrund ihrer direkten Verbindungen zum Terrorismus verboten. In Spanien gibt es zahlreiche andere independentistische Parteien, deren Existenzberechtigung niemand anzweifelt. Niemand.

Der Artikel ist am 140707 bei STOL erschienen.

Mi scuso per la mancanza d’accento (étranger) iniziale, ma mi trovo all’estero (cioè in Toscana) e non dispongo della mia fida tastiera. Sto elaborando per il giornale un commento più articolato, ma qui mi preme rilasciare almeno una breve impressione.

L’azione intrapresa dal movimento della Klotz e le prime reazioni (Biancofiore su tutte) dimostrano ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) a quale livello di triste bassezza possa condurre il paradigma “purista” dell’appartenenza (etnica o nazionale) applicato ad una regione di “frontiera”. Per questo sottoscrivo lo slogan in inglese di pérvasion che cerca di liberarci dalla melma della solita contrapposizione tra “tedeschi” e “italiani”.

Un saluto con i piedi nel mare.

Speriamo che i cittadini di lingua tedesca dell’Alto Adige siano più intelligenti di certi fanatici sudtirolesi!

@ ètranger…sei in toscana? allora non sei all’estero! :-)

Egregi signori, sono arrivato al vostro sito dal blog di Franco Ziliani Vino al vino. Ho letto gli interventi di Pérvasion che, pur essendo lontano dal sudtirolo (nato a Roma ma con origini pugliesi e venete), sento di comprendere e condividere. Ho voluto leggere anche altri post, soprattutto étranger, perché purtroppo non comprendo la lingia tedesca. Credo anche io che l’autodeterminazione sia un passo necessario, che la costituzione italiana, per quanto fondamentale ha i suoi limiti e oggi c’è necessità  di passi ulteriori. Credo anche che sia giusto che i sudtirolesi di madrelingua italiana e tedesca dovrebbero e potrebbero (ma devono volerlo) sentirsi prima di tutto sudtirolesi, né italiani né austriaci. Non credo sia giusto che chi ha una matrice tedesca (o se preferite austriaca), solo perché vive in una regione attualmente annessa all’Italia, debba sentirsi per forza italiano, come non trovo giusto che chi ha una matrice italiana debba essere costretto a sentirsi tedesco. Se gli uomini riuscissero davvero a rispettarsi, a non vivere la differenza come un fatto negativo, potrebbero abbattere molti muri e coesistere senza conflitti, imparando a prendere ciascuno dall’altro le cose migliori e condividerle. Personalmente, se vivessi in sudtirolo, vorrei imparare il tedesco come conoscere le usanze e la cultura di chi nel sudtirolo ha vissuto da sempre. Però, il rispetto e l’ugaglianza di diritti e doveri DEVE esserci sempre, nessuna disparità  fra popolazioni di diversa origine che convivono.

Gentile Signor Giuliani, voglio ringraziarLa per il Suo bellissimo commento. Ha compreso benissimo il senso e lo spirito della nostra piccola piattaforma, che cerca di trovare soluzioni fuori dagli schemi della contrapposizione etnica.

Vorrei cogliere l’occasione per segnalare il sito del Signor Ziliani, che ha deciso di pubblicare il nostro contromanifesto virtuale (3 languages 1 country) a quello di »Südtiroler Freiheit«… e dove si è dimostrato che la comunicazione, attraverso una discussione civile e pacata, può davvero essere la via maestra per trovare un futuro condiviso.

Si, ho segnalato io a Ziliani il vostro interessante sito. Apprezzo molto quello che state facendo. Sono convinto che i problemi etnici siano solo una conseguenza di incomprensioni e inasprimenti. Credo che qualunque persona con un minimo di saggezza possa ritenere positivo e non temere lo scambio di culture come l’impegno di lavorare perché una terra dia frutti sani a tutti coloro che la vivono, senza che sia necessario sopraffare gli altri con la “propria” ideologia o religione. Certo è un cammino difficile e oneroso, viviamo in una realtà  mondiale che non ci aiuta, basta pensare agli infiniti conflitti che imperversano un po’ ovunque. Ma il vostro approccio è quello giusto, spero vivamente che verrà  compreso da ambo le parti.

Ciò che sognano i signori di BBD non potrà  mai essere realtà , si tratta solo di un’utopia. E questo non perchè è una cosa che non può piacere, ma perchè da parte dei tedeschi (compresa svp) fin’ora non c’è stato nessun segnale chiaro verso una vera convivenza pacifica. ricordo che i verdi che si battono a mio sapere per questa convivenza pacifica sono in coalizione con la svp! Finché esiste il disagio degli italiani in Alto Adige non potrà  esistere la pacifica convivenza!

Beachtlich, Davide.

“E questo non perchè è una cosa che non può piacere.”

“ma perchè da parte dei tedeschi (compresa svp) fin’ora non c’è stato nessun segnale chiaro verso una vera convivenza pacifica.” Ebenso wenig wie es “die Italiener” gibt, gibt es die “tedeschi” oder die “SVP”. Was wäre denn Deiner Meinung nach ein solch klares Signal? Wir haben eine für italienische Verhältnisse hohe Steuermoral, es gibt gemessen an den gesamtstaatlichen Verhältnissen kaum Kriminialität, ich weiß von Polizisten, die erschrecken, wenn sie in bestimmte Regionen Italiens geschickt werden und die sich freuen, wenn sie im Sudtirolo Dienst tun dürfen, …

Bitte vergegenwärtige Dir, Davide: Die Basis für die derzeitigen Machtverhältnisse ist der Status quo: die Zugehörigkeit des Sudtirolo zu Italien und ein institutionalisiertes Patronagesystem.

PS: Auch AN koaliert mit der SVP auf Gemeindeebene. Die Verdi – Grüne – Vërc sind auf Landesebene in Opposition.

PPS: Manchmal tut es gut, von den Höhen der Hermeneutik und des (De)Konstruktivismus sich auf die “einsichtigere Ebene” der Diskussionen auf Oberschulniveau zu begeben: Wie viele Begründungsmuster für ethnische Trennung und Patronage fielen weg, gäbe es ein unabhängiges Sudtirolo?!

Heute leben in Südtirol über 75% deutsche und ladinische Südtiroler. Von diesen deklarieren sich über 90% als Südtiroler im Sinne des Tirolertums und nur max. 5-10% als “nur” Südtiroler, vor allem unter den Ladinern. Das Bekenntnis zu Tiroler Einheit ist nach meiner Überzeugung in Südtirol in unserer Zeit immer noch ungebrochen und mehrheitsfähig. Ich halte das für ein Faktum. Die meisten Menschen denken hier so, wie sie auch bei einer Wahl wählen. Jeder in Südtirol weiss, wie die SVP zu dieser Frage steh, bzw. als was für eine Minderheit sie die Südtiroler definiert, oder welches Land die SVP als das Vaterland der Südtiroler betrachtet und das ist weder Italien, noch ein unabhängiges Land Südtirol, sondern die heutige Schutzmacht Südtirols die Republik Österreich, zu der auch das Bundesland Tirol gehört.

Che cosa è il Sudtirolo?

Proviamo ad interpretare il motto ”Südtirol ist nicht Italien” (Il Sudtirolo non è Italia), cioè il manifesto che il movimento ”Südtiroler Freiheit” vorrebbe spalmare sui muri della provincia, non cedendo alla polemica spicciola, ma ricorrendo ad un paradigma più vasto. Riflettiamo per esempio sulla particolare angolatura di questo richiamo nell’epoca della ”modernità  liquida” (la formula è di Zygmund Bauman), un’epoca nella quale il nomadismo del capitale mondiale sta rapidamente sgretolando la matrice identitaria sottesa all’impalcatura dello stato-nazione e, con ciò, riformulando anche il problema dell’autonomia, vale a dire in primo luogo la facoltà , individuale o collettiva, di poter mettere sempre in discussione le regole della partecipazione al gioco irrinunciabile della democrazia.

Da questo punto di vista, la proclamazione dell’identità  ”non nazionale” del Sudtirolo è poco più che un’ovvietà . Polverizzato dall’attuale ”economia politica dell’incertezza”, il diritto di autoaffermazione degli individui non coincide più con quello dei ”popoli” (solo al prezzo di evidenti finzioni il disagio del singolo risulta cumulabile in una causa comune) e la costruzione di alternative al binario morto del ”fai da te” rischia di smarrirsi in aree di sosta necrotiche e anacronistiche – come quelle rappresentate dalle piccole patrie etnicamente pure che vorrebbero rifondare il nazionalismo su scala ridotta – oppure può darsi immaginando ipotesi di solidarietà  e d’integrazione innovative. Insomma, se è vero che ”Il Sudirolo non è Italia” è anche vero che non è neppure ”Austria”, come vorrebbe invece far credere lo sfondo rosso-bianco-rosso del manifesto in questione.

Ma allora, potremmo chiederci, che cosa è il Sudtirolo? Ogni domanda sul ”che cosa” presuppone un ordine di sussistenza scandibile in gradi di evidenze sempre più ”solide”, possibilmente non fondate su affermazioni che, stampate e appiccicate sui muri, rischiano comunque di essere strappate da un colpo di vento, sbiadite dalla pioggia o magari oscurate dalla pubblicità  di un reggiseno o di una macchina super accessoriata. Nel caso però quelle evidenze risultino difficilmente solidificabili e sia dunque inevitabile ricorrere ad una qualche pratica discorsiva pur di fissarne (almeno provvisoriamente) i tratti, sarà  bene tener sempre conto dell’intero concerto di voci (anche discordanti) che si intrecciano per trovare una risposta a questa domanda. E queste voci dicono: il Sudtirolo è un luogo nel quale identità  molteplici e lingue diverse animano da tempo qualcosa di inedito e di irriducibile alla logica dei vecchi stati nazionali. Forse il Sudtirolo è semplicemente il ”Sudtirolo”, con le sue contraddizioni e le sue peculiarità . Peccato che chi ci vive non riesca a comprenderlo e ad accettarlo.

Egregio Signor Giuliani,

mi dispiace seriamente e profondamente che Lei non conosca la lingua tedesca; penso – forse anche con un pizzico di arroganza – che sia una conditio sine qua non per entrare nel merito – ma veramente nel merito – delle discussioni che si svolgono su questo forum.

Il Signor Orfino conosce il tedesco alla perfezione. Almeno questo deduco dalle suoi interessanti contributi alla discussione.

Ich habe Baumanns “Flüchtige Moderne” im Sommer 2005 in Kroatien gelesen. Seine These von der “Projektifizierung” aller Lebensbereiche kann durchaus auf das Sudtirolo Anwendung finden: [bbd] ist ein Projekt mit ungewissem Ausgang, es gibt ein beständiges Risiko, Vertrauen wechselt. Was heute richtig war, kann sich morgen als falsch herausstellen. Welch Gegenentwurf zur festgefügten Moderne in ihren ersten 200 Jahren. Und hier, lieber Etranger, steht Baumann fest auf dem Boden der Diskursehtik, in der ich [bbd] stabil verankert sehe.
Beck, Ulrich Beck, sieht als eine Folge der Globalisierung die Glokalisierung. Wie der Nationalstaat sind auch Regionen Ergebnisse von Imaginationen, mithin imaginäre Räume, die durch Diskurse ausgestaltet werden können.
Bevor wir hier alle zu Gramscianern mutieren und voller Elan den Kampf um die kulturelle Hegemonie des Sudtirolos aufnehmen, soll die Wichtigkeit praktischer Lebensaspekte betont werden. Ich sehe die praktischen Aspekte, denen sich Pè zur Zeit (s’Päktli) widmet, aber auch der Imagination (Diskussionen über eine sudtirolesische Verfassung) nicht nur konkrete Maßnahmen, sondern auch den permanenten Versuch, ein noch in den Köpfen weniger Sudtirolesi bestehende Imagination anzuregen.

@ Tirolensis
WAS hältst Du für ein Faktum? Dass die Wahl der SVP die Anerkennung der Art. 4 und 5 ihres Grundsatzprogrammes impliziert?
Das halte ich für seeehr begründungsbedürftig.

Gentile Signor Giuliani, spero comprenda che questo è uno spazio dove per definizione ognuno utilizza la lingua che preferisce, nel rispetto e nello spirito di ciò che proponiamo. D’altra parte capisco ed apprezzo la Sua curiosità  ed il Suo interesse, e voglio comunque che sia il benvenuto su [bbd]. Se ha delle domande specifiche, può porle a me; sarò lieto di risponderLe. Ovviamente potrà  interloquire con chiunque qui dentro scriva in italiano, e non sono (siamo) pochi.

@ Roberto Giuliani
Gentile Signor Giuliani,
per non dare spazio ad interpretazioni fuorvianti vorrei sottolineare che avrei dato la risposta speculare a qualsiasi persona di lingua tedesca che avrebbe scritto che non capisce l’italiano. Inoltre sono convinto che i contributi di chi scrive in italiano siano addirittura più chiari e programmatici che i miei elaborati.

Con cordialità 

@Werner
Avete ragione e avete il mio assoluto rispetto. Chiedo scusa se in qualche modo vi ho dato l’impressione che pretendessi la lingua italiana per comunicare. La mia segnalazione era dovuta al fatto che credevo che aveste risposto al mio intervento. Pertanto mi dispiaceva non sapere quale fosse il vostro pensiero. Tutto qui. Grazie

Quando ci si vuole capire, ci si riesce sempre. Mio nonno in Giappone aveva l’interprete ma questo non riusciva a spiegare agli ingegneri del Sol Levante molte cose tecniche che riguardavano il macchinario oggetto della discussione e lui, osservando semplicemente le reazioni, capi che doveva intervenire. In dialetto bustocco, cioe’ di Busto Arsizio, perche’ non parlava bene italiano, spiegava a dei giapponesi questioni tecniche importanti. Un po’ a gesti e un po’ a schizzi, si sono alla fine capiti benissimo e senza l’interprete. Purtroppo pero’ e’ necessaria almeno la presenza fisica per potersi spiegare in due lingue diverse quando non le si conosce e si deve far ricorso ad altri linguaggi. Sul web non e’ ancora possibile. Perche’ non provare a scrivere in due lingue ogni intervento? Almeno, questo per chi le due lingue le conosce. Per chi invece non lo puo’ o non lo sa fare, metterei un filtro nel forum e suggerirei di tradurre gli interventi prima di pubblicarli. In ogni caso, una soluzione prima o poi la troverete, perche’ penso che riceverete molti piu’ interventi da qui in avanti. E se qualcuno fosse in inglese? E se qualcun altro fosse in francese? Pensateci. Buon lavoro e una forte stretta di mano.

J’aimerais bien avoir des commentaires en français, en espagnol, anglais ou ladin… mais je ne crois pas qu’il soit une bonne idée de traduire chaque commentaire dans une ou plusieures autres langues. La qualité et la quantité des débats en suffrirait, je pense.

C’est vrai de toute façon qu’il n’y a pas une solution parfaite, si on ne veut pas tomber dans le monolinguisme. Donc, je crois qu’il faudra continuer comme au present, avec une part des lecteurs qui devront se contenter de ne comprendre qu’une part des contributions. J’espere qu’une conversation interessante soit possible màªme sous cettes conditions.

Je parle Français comme un “vache” espagnol, mais j’a compris. Niestety, żyjÄ™ w Polsce, mogÄ™ ewentualnie pisać po Polsku… Or in English, of course! Para usted la cabeza puede trabajar en Espanol. Pero’ preferisco la lingua madre e mi adeguo. Di nuovo tanti auguri per il vostro impegno.

Scusate, vi allego il seguente intervento ricevuto dal blog di Franco Ziliani nella speranza che qualcuno possa tradurlo anche in italiano. Grazie

“”Südtirol ist nicht Italien.

Das ist nun mal so. Daran konntet auch ihr Italiener nach über 90 Jahren nichts ändern ändern. Tut mir leid für Euch.

Hoch Tirol.

Scritto da Johann, il 17 Luglio, 2007 at 21:29″”

Ho fatto ricorso ad alcuni programmi di traduzione on line gratis (vedere http://www.carloneworld.it/Download_Traduttore.htm perche’ sono abbastanza comodi, anche se le traduzioni sono primordiali) ed ho capito il senso della frase di Johann. Penso che tutti i forumisti possano far ricorso a queste traduzioni on line gratis, cosi almeno ci si capisce e ci si sforza di capire. Occhio che pero’ non tutte le parole vengono ben tradotte, a volte occorre confrontare la tradfuzione anche in altre lingue conosciute o familiari. A Johann risponderei che e’ stata fatta l’Italia, ma ancora non si sono fatti gli Italiani, quindi i sud-tirolesi possono stare tranquilli per almeno altri… 90 anni. L’Italia c’e’ solo da un secolo e mezzo, prima c’erano tanti staterelli, ognuno con una cultura e una lingua diversa e ancora oggi se si parla nello stretto dialetto, un calabrese non capisce un lombardo, un napoletano non capisce un genovese e cosi via. E gli usi e i costumi sono ancora diversissimi, addirittura c’e’ intolleranza reciproca in diversi casi (per fare un esempio i nonni del mio paese chiamavano terun i meridionali e non li trattavano nemmeno alla pari). C’e’ una cosa che pero’ sicuramente ci unisce tutti: la voglia di liberta’. Gli italiani non saranno mai degli “occupanti”. Se pensate invece che i serbi hanno buttato fuori dall’Istria oppure gettato nelle foibe gli italiani per impadronirsi di tutto, cosa che hanno ripetuto nel Kossovo, se pensate che i russi nel Caucaso fece deportare milioni di persone e ancora oggi laggiu’ c’e’ guerra, beh penso che gli ultimi 90 anni in Alto Adige non siano stati certo a quei livelli e che le tre popolazioni (tirolese, ladina, italiana) di questa vostra bellissima regione possano integrarsi senza troppi problemi. Oggi che i confini non esistono piu’, che l’Europa delle regioni e’ l’obiettivo delle prossime generazioni, non mi sembtra un’utopia. Alla manifestazione d’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, due anni fa, il cancelliere austriaco Wolfgang Schussel disse queste parole: “Per questo ci rallegriamo di fronte a un’Europa pacifica, prospera e sicura; delle regioni e del buon vicinato, della solidarietÅ• e dei valori comuni, ma anche ottimista, cosciente delle proprie forze e fiduciosa”. Sono parole che condivido al 100%. Tut mir leid für Andere…

Buongiorno Signori.
Sono un meranese dalla nascita, di madrelingua italiana, per questo motivo scriverò in italiano, con la speranza di riuscire a comunicare egualmente con tutti.
parto da lontano.
Credo nell’ugualianza nella nostra terra tra tutte le persone sia esse ladine, italiane o tedesche, senza discriminazioni e senza favoritismi.
Sono italiano, e spesso mi sento discriminato. mi sento offeso dalla klotz e dai suoi colleghi anti-italiani ed anti-eurpoei. probabilmente, a loro piace sputare nel piatto dove hanno mangiato per anni, probabilmente non sono abbastanza grati a Roma per i miliardi e i poteri concessi per la nostra splendida autonomia.
Evitiamo di fare i falsi-tolleranti, quando in realtà  si vuole SOLO essere austriaci. Noi siamo (almeno sulla carta) un modello da seguire per il mondo intero, e sicuramente un bell’esempio per il progetto Europa-multiculturale. Klotz & soci sono retrogradi e anti-europei, anzichè continuare a lavorare assieme (italiani, tedeschi, ladini)per costruire un futuro più giusto per i nostri figli, e per una Europa che sappia amare i propri cittadini indipendentemente dal colore della pelle/credo/cittadinanza, Klotz&soci ci distraggono da questo intento e seminano zizzania con il solo intento di buttare benzina sul fuoco.
Non è stato versato abbastanza sangue sulle nostre terre?

Gianluca, in Europa ci sono anche altri ottimi modelli. Al confine tra Polonia e Cechia c’e’ una citta’ che per secoli e’ stata polacca col nome di Cieszyn e che i russi nell’immediato dopoguerra divisero in due assegnandone la parte pianeggiante con tutta la valle che sale verso Est ai Cechi. Da piu’ di 60 anni i Polacchi di questa grande provincia hanno dovuto cambiare lingua e passaporto, sono stati raggiunti, per non dire invasi, da molti Cechi, eppure l’integrazione e’ avvenuta molto bene. Ho degli amici polacchi e cechi lassu’ che ci stanno benissimo. Mai avuti problemi veri di convivenza, tolleranza e vita in comunita’. Adesso che alcuni dei confini di quella valle sono incustoditi (solo quelli principali e noti ai turisti sono ancora presidiati), e’ piu’ facile ancora. Ripeto che, se si vuole, l’integrazione non e’ mai un problema. Del resto gli USA da quante popolazioni di quante lingue originarie sono costituiti? Sono venute dall’Africa, dall’Europa, dall’Asia, hanno quasi sterminato i locali dopo averli costretti nelle riserve, hanno fatto una guerra civile sanguinosissima, eppure si sentono quasi tutti “americani”…

non capisco, per quale motivo dovremmo guardare altrove.. L’alto Adige è un ottimo modello di convivenza. basta con idee separatiste, basta col voler dividere, basta con idee retrograde, dobbiamo guardare al futuro assieme ed uniti. Questa sarà  l’Europa. Contrariamente la sig.ra Klotz vuole solo portare separazione, vuoi per l’alto adige, vuoi appoggiando altri partiti estremisti, separatisti sparsi per il nord italia (serenissimi, sardi ecc )..
Non bisogna cadere in trappola.
In alto adige, l’unico problema è la mentalità , indietro anni luce rispetto ad esempio alla germania, dove la convivenza tra razze e culture differenti ha portato e porta un notevole vantaggio alla società ;
sotto quest’ottica bisognerebbe migliorare.

Ach, Pè, Menschen sollen doch lernfähig sein. Was auch ich schmerzhaft auch am eigenen Leib erleben musste.

Anch’io chiedo un futuro senza discriminazioni e europeo. Il presupposto è neither Italy – nor Austria. Un si incondizionato alla parte austriaca della nostra cultura e un si incondizionato alla parte italiana della nostra cultura.

We

Gentile Pervasion,
Non appartengo a nessun schieramento politico; Ma odio gli estremisti sia italiani tedeschi che americani, sono per la convivenza tra i popoli e le culture. Le ricordo, che i politici sono in quella posizione per rappresentare il popolo, ma molti stanno venendo meno ai loro antichi DOVERI. la SVP era stata fondata per garantire una certa tutela del gruppo etnico tedesco e ladino, ma ora paradossalmente, la situazione è diventata inversa, non solo la SVP ha il potere, ma ci si ritrova ad avere una situazione nella nostra regione sempre di maggior ingiustizia amministrativa-sociale. Noi italiani non siamo tutelati da nessuno. la signora Failla come la signora Biancofiore vanno lodate, ed in particolare la risposta a tono della on. Biancofiore va presa come esempio, aldilà  dello schieramento politico di appartenenza.

Ad ogni modo idee a parte, complimenti per questo blog, sperando si possa arrivare ad avere una piazza dove discutere in maniera civile e pacata di problematiche simili.

Saluti e buona giornata

Lieber Gianluca, Diskriminierungen gibt auf beiden Seiten*. Nur wenn wir es schaffen, sie ideell zu transzendieren (ohne deshalb die Forderungen nach deren Beendigung einzustellen – ganz im Gegenteil), werden wir eine gemeinsame Lösung für unser Land finden.

Sie sprechen übrigens vom Separatismus (ich ziehe andere Bezeichnungen vor) als Rückwärtsgewandtheit. Ich glaube behaupten zu können, dass diese Plattform nicht in die Vergangenheit schaut – es sei denn um aus Fehlern zu lernen.

[*Was würden Sie z.B. sagen, wenn die Packungsbeilage eines »gefährlichen« Psychofarmakums nur auf Deutsch verfasst wäre?]

Vorrei segnalarvi il seguente intervento comparso sul blog di Franco Ziliani e Scritto da Alessandro, il 18 Luglio, 2007 at 23:17 :

“Buona sera a tutti mi chiamo Alessandro ho, 19 anni e da anni ormai considero l’alto adige come la mia seconda patria.
Devo confessare che sono rimasto abbastanza amareggiato di fronte all’atteggiamento della signora Klotz ma non particolarmente stupito.
Politicamente parlando la signora Klotz in questo momento è molto debole, pochi mesi fa la hanno defenestrata dal suo partito e oggi come oggi il Suedtiroler Freiheit è poco più di un movimento.
Non dimentichiamoci mai poi che il prossimo anno ci saranno le elezioni provinciali e quale modo migliore hanno i partiti germanofoni per ottenere voti se non rinvangare i vecchi attriti etnici mai sopiti (ora capite perchè l’Svp tace. Dopo la parentesi non idilliaca affianco all’attuale governo ha bisogno di recuperare consensi e in quest’ottica possiamo anche leggere le varie boutade una su tutte la toponomastica)
Sono d’accordo con chi sottolinea che soffiare su questi fuochi è pericoloso ( a proposito nessuno ricorda più i 100 e più fuochi accesi lo scorso 4 settembre con il benestare della provincia lungo il confine meridionale del Sudtirol dai cari schuetzen, eppure da casa di mio zio e non solo si vedevano bene). Bisogna però ricordare come il tema non tanto della sebestimmung quanto più dell’apparteneza etnica sia da sempre il filo guida della politica alto atesina: chi non ricorda il Los vom Trient di Magnago o la stessa figura di Georg Klotz e il suo Lass das feuer nicht ausgehen.
E di fronte a questo Roma cosa fece pagò il prezzo si dice, ma quale prezzo: l’autonomia? no di certo! Lo stato italiano rinunciò a dare all’altoadige un’alternativa alla politica conservatrice che l’Svp opera da 60 anni.
Si potrebbe obbiettare che che qualcuno aveva provato a cambiare le cose ma tutti sappiamo che fine fece A. Langer e vediamo come ancor oggi si disputi su quel nome.
Ma io sono un tipo ottimista per natura e vedo che da più parti in alto adige c’è volontà  di cambiare sopratutto tra noi giovani che sempre più spesso siamo costretti a spostarci e affrontare realtà  diverse e usi diversi da quelli dell’altoadige.
Ricordo ancora con piacere Carolina Kostner che agli scorsi europei cantava con gioia l’inno italiano mandando su tutte le furie Frau Klotz.
Tuttavia il vero cambiamento, il vero voltar pagina starà  nel saper costruire in alto adige una nuova società  finalmete libera dalla ”prigione dorata” che l’autonomia ha costruito.
Una società  che non sia costruita a partire dal fatto di sentirsi più austriaci o italiani o ladini bensì una società  che sappia mantenere gli usi e i costumi delle varie etnie perchè questo è ciò che rende tanto speciale questa terra ma allo stesso tempo una società  che abbia il corggio di riconoscersi appartenente a una realtà  che va oltre il gruppo etnico: l’essere altoatesini.
E proprio perchè sono ottimista ritengo che noi giovani saremo in grado di realizzare questa società  perchè so che questa citazione farà  arrabbiare i filoindipendentisti ma non mi preoccupo:” Sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono e una lingua da sempre costituisce uno stumento che unisce non che divide e poi Wir sind un solo popolo”.

Ho appena verificato e mi risulta che al sito della signora Eva Klotz http://suedtiroler-freiheit.com/content/view/80/1/ sia stato pubblicato anche un intervento in lingua italiana di Franco Ziliani, al numero 23 dei commenti. Ho notato che ne hanno pubblicato anche un altro in lingua italiana ed uno in lingua ladina. Percio’ penso che non siano proprio degli ottusi. Se qualche altro forumista volesse scrivere sul blog della signora Eva Klotz in italiano, forse sarebbe meglio che lo faccia. Perche’ non far sentire anche le opinioni delle persone di lingua italiana, o anche quelle di lingua ladina o altre lingue perfino sul loro blog? Non avremo mica timore di giocare in trasferta, vero?

Assolutamente no Mario Crosta,
Per la mia terra sono disposto a tutto.
@werner-pervasion
Mi ritengo una persona fortunata, perchè ho avuto amici tedeschi e amici ladini. Siamo fortunati nelle nostre diversità . Dobbiamo solo riuscire a camminare assieme.
Buona lavoro a tutti.

Egregio Gianluca, a Lei che sul sito di Concetta Failla si dice entusiasta della denuncia di Michaela Biancofiore ai danni di Eva Klotz (ma dove rimane la libertà  di pensiero? noi, qui, contestiamo la campagna »Südtirol ist nicht Italien« da ben altri punti di vista, come dovrebbe aver notato), vorrei ricordare che la Biancofiore non fa altro che »stare al gioco«, perpetuando la contrapposizione etnica, dalla quale ricavare poi capitale politico a puro vantaggio personale.

Vorrei inoltre ricordarLe alcune »brillanti« proposte della Biancofiore, che ne mettono in luce il pensiero »a favore della pacifica convivenza«:

– Ripopolamento forzato delle valli con italofoni;
– Tricolore in ogni casa ed ogni maso;
– Italiano lingua ufficiale dello stato;
– …

Proposte che non si sentivano dal ventennio…

Sono assolutamente d’accordo con pérvasion. Non è quella della Failla la strada corretta, anzi!
Il problema è proprio nel fomentare l’intolleranza etnica, nell’aumentare le spaccature e sobillare chi nell’animo è incapace alla condivisione, all’uguaglianza, al rispetto reciproco. E mi duole dirlo questo non è un male che si può attribuire solo ad una delle parti.
E’ difficile trovare una classe politica che abbia davvero a cuore i problemi della gente, senza che pensi al proprio tornaconto.

la libertà  di pensiero decade in certe circostanze. la sig.ra klotz ricopre una carica importante, non dimenticatelo. E’ come, per esempio se un arbitro prima di arbitrare milan – inter, dichiarasse per appunto libertà  di pensiero di essere un tifoso sfegatato milanista.
Cara/o Pervasion mi potrebbe postare gentilmente il link di quello che ha scritto inerente alla sig.ra Biancofiore? grazie.
Sono entusiasta, certo, ma lo sono nel vedere qualcuno che contrasta la discutibilissima azione del movimento freiheit fur sudtirol.
malzeit

Googeln Sie ein bisschen, es wird nicht schwierig sein. Diese »Vorschläge« sind weithin bekannt und wurden [leider] von zahlreichen Medien aufgegriffen.

in genere chi accusa, dovrebbe fornire delle prove a sua testimonianza. Np, mi documenterò appena possibile..

Cribbio, Gianluca, anche tu come Franco… se in certi siti si deve aspettare qualche ora per veder pubblicato un commento non e’ poi la fine del mondo! Non tutti i siti sono modernissimi, tanto meno quelli che i commenti li pubblicano dal basso verso l’alto (e non c’e’ solo quello della signora Klotz, per esempio vai su Vaol.it e goditela, la lentezza!). Ma non prendere questo mio piccolo sfogo per una critica, anzi, sono davvero contento che tu, come altri, con questa fretta dimostrate una grande passione per l’argomento. Quello che e’ certo e’ che stiamo facendo un gran dibattito, qui e su altri forum. Al di la’ delle idee diverse, direi che stiamo davvero rendendo un buon servizio a tutti i lettori, non vi pare?

L’ultimo commento che vedo è questo:

54. 13-07-2007 11:33
Süd-Tirol ist nicht Italien
genau! bravo sven! super idee. i freu mi schon auf die plakate!

oh cavolo..
l’ho vedo.. guardavo i commenti nell’ordine inverso..ops..
ritiro quello che ho scritto prima..

Dear friends, first of all, I’ve decided to write in english because I do not know german, and because I feel myself not italian, I prefer to use a “neutral language”, even though it is not my mothertongue language.

While I understand, and agree, the instances of frau Klotz in the meaning that she aim to remark the indipendence of Sued Tirol from Italy, I however think that, taking in account the presence of different peoples, actually the Sued Tirol should be an indipendent state.
The Europe is largely facing this for many countries, this is because it born from entities that was based on the ideal of Nation which has shown (with several wars) and still show, all its incongruence.
The raising of instances of indipendence from so many countries is only the very first step of a more large phenomenon which, I think, will involve the european institution itself in the future.
While on a hand we see that the legitimate needs of self determination of the peoples will be more and more undelayable, on the other hand we’re assisting the paralisis of the EU government. And more, countries historically founders of the national unitary concept, the French over all, are the main obstacles to the construction of a real union of states of europe, states that are actually what we today hear called as regions.
The Sued Tirol should take with corageous a unity among they own peoples, and together invoke an indipendence.
An indipendence because each govern must be tailored by its own people.
Thank you.

UN GOL IN TRASFERTA (23.07.07 ore 11.37)
Tratto dal blog di Eva Klotz:
”Dagegen.
Ich finde die Plakatierungsaktion absolut peinlich, kontraproduktiv, kopflos und traurig. Anstatt ein gutes und friedvolles Zusammenleben zu fördern, wird hier Haß geschürt und Unfrieden gestiftet. Ich schäme mich unseren italienischen Landesgenossen gegenüber für ein solches Gedanken gut.
Nemi.
IP: 217.199.4.101″

NOTIZIA APPRESA ADESSO DAL BLOG DELLA SIGNORA CONCETTA FAILLA

“il procuratore capo di Bolzano Cuno Tarfusser, a proposito del cartello ”Südtirol ist nicht Italien” dice che in queste ore ci potrebbero esere novità  per via dell’esposto presentato dall’ On. Biancofiore di FI (”Alto tradimento contro lo Stato” ) e quello presentato da AN (”Iniziativa irresponsabile e portatrice di nuove tensioni tra i gruppi etnici”).
Cuno Tarfusser sta attendendo una relazione dalla Digos per possibile ipotesi di reato di opinione”

Pervasion, le notizie non sono ne’ grandi ne’ piccole, sono notizie e basta. Il resto sono interpretazioni e se hai notato bene non ne ho fatte. Anche perche’ c’e’ un seguito e ti riporto un’altra notizia sempre dal sito della signora Concetta Failla:

“Da Videobolzano33
26-07-2007 16:20 – CRONACA / GIUDIZIARIA
La magistratura si muove contro i cartelli della Suedtiroler Freiheit

I manifesti secessionisti di Eva Klotz e del suo movimento Suedtiroler Freiheit sono al vaglio della Digos,che entro breve dovrebbe aver stilato la relazione sugli accertamenti relativi alla possibile ipotesi di reati di opinione da consegnare alla Procura della Repubblica di Bolzano.
Quei migliaia di manifesti affissi un po’ ovunque nei centri dell’Alto Adige a grande affluenza turistica stanno facendo indignare tanti residenti di lingua italiana ma anche della stessa comunità  di lingua tedesca e innumerevoli operatori turistici .
La scritta ”Suedtirol ist nicht Italien” è destinata per lo più ai vacanzieri che arrivano da oltre frontiera”.

Mi sembra abbastanza chiaro ciò che intendevo dire. E ora glielo spiego con tre parole: Se davvero venisse definito un »reato di opinione« (ma che cavolo è?) dire che il Sudtirolo non è Italia, allora sarò il primo ad indignarmene. Questa sarebbe una limitazione alla libertà  di espressione che giudico infinitamente peggiore dei manifesti della Klotz.

Anzi, se condanna ci fosse, farò richiesta a Südtiroler Freiheit perché si appelli alla Corte di Giustizia Europea per violazione dei diritti fondamentali.

infatti,
sinceramente non capiso il reato nell’affermazione “Südtirol ist nicht Italien”.
E va bene. È l’opinione della signora Klotz e del suo nuovo partito. Punto e basta. Essendo una democrazia dovrebbe avere tutti i diritti di dire questo.

Per quanto riguarda la plakataktion, se viene perseguita a termini di legge, ripeto qui quello che ho scritto sul blog della signora Concetta Failla: >.
Invece per quanto riguarda i reati d’opinione, e’ dal 1971 che combatto per la loro eliminazione dal codice penale, dal codice di procedura penale e dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (le minuscole sono tutte volute!), ho subito anche dei processi, so cosa vuol dire. Il fatto che io non corconrdi con Eva Klotz e la plakataktion non significa che approvi una sua persecuzione di questo tipo. Quando Al Qaeda abbatte’ le torri gemelle, vidi gente di tutti i partiti anche di sinistra, anche di estrema sinistra, dire: “Siamo tutti Americani”. Quando si e’ trattato di sostenere il progetto Libera di Don Luigi Ciotti per la confisca e l’utilizzo dei terreni sequestrati alla mafia a Corleone, ho dichiarato in un articolo su Enotime che da quel momento anch’io mi sentivo corleonese.
Vuol dire che se la Klotz verra’ perseguita per “reato di opinione”, un reato che considero una vergogna da eliminare, allora saro’ anch’io al vostro fianco, pervasion, e con lei, anche bolzanino!

Mi sono acxcorto adesso che dall’intervento precedente con una freccetta seguita da un puntino e’ rimasta inspiegabilmente omessa la frase: “Per quanto riguarda l’intervento della magistratura, ho già  espresso il mio pensiero con la frase ”La plakataktion e’ stato il modo scelto dalla signora Klotz per gettare benzina su un fuoco mai spento e potra’ anche essere fermata, ma quel fuoco continuera’ a covare sotto la cenere, purtroppo, se affrontato con i soli metodi repressivi che, ripeto, sono pur legittimi”.
Mi scuso per l’inconveniente

es ist also Hochverrat seinen Standpunkt und Forderungen nach deutscher Sprache zu fordern Frau Michaela Biancofiore?. Und das es der Forza Italia mit ihrem scheinheiligen Berlusconi nicht recht ist daß nun eine alte Disskussion aufgewühlt wird ist mir schon klar. Ich habe keine Lust mehr einen faschistischen Ausweis zu besitzen. Ich habe auch keine Lust mehr Tolomeis Übersetzungen auf den Städtetafeln zu lesen. Ich bin Südtiroler und damit hat es sich. Euer politisches Geschwätz interessiert mich wenig. Ich hoffe, die Südtiroler Freiheit bekommt sehr viele Stimmen. Diese Partei ist wenigstens nicht so scheinheilig wie die Stiefellecker von der SVP.
So ist es in Italien. Forderst Du Deine Rechte will man Dich wegen Hochverrats verklagen. Rechte, die einem Südtiroler laut Gesetz zustehen…

Laut eine Presseausendung wandert alle 20 min ein italienischsprachiger Südtiroler ab. In den letzten 40 Jahren ging die Prozentzahl der italienischsprachiger Südtiroler von 34,3 ( 1961 ) auf 24,5 ( 2001 ) runter.
Da nächstes Jahr auch Polizei, Carabinieri ecc. dem Proporz angepasst werden und Deutsch sprechen müssen, wird sich die Prozentzahl in den nächsten Jahren auf ca. 10-12 Prozent einpendeln. Weiterse ist noch zu erwähnen, dass die 7,8 Prozent ( 2001 ) “Restsüdtiroler” ( nicht Ladiner! )
sich sehr schnell integrieren und neben Italienisch, Deutsch auch Englisch neben Ihrer Muttersprache sprechen und in Zukunft in der Gesellschaft eine nicht weniger wichtige Rolle spielen werden.
Wenn sich die letzter Gruppe schneller integrieren wird als die italienischsprachiger Südtiroler werden noch mehr abwandern.

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