Cittadinanza regionale cercasi.

Thomas Benedikter per Brennerbasisdemokratie

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Senza dubbi una doppia cittadinanza italo-austriaca potrebbe rinsaldare i legami fra le minoranze „austriache“ – come si suol dire – con l’Austria. Dall’altra parte anche l’Austria si sentirebbe ancora più responsabile per i suoi nuovi „cittadini all’estero“. I sudtirolesi tedeschi e ladini comunque già oggi godono parità di diritti con i cittadini austriaci in numerosi settori grazie al cosiddetto  „Gleichstellungsgesetz“. Dall’altra parte è l’autonomia della nostra provincia, garantita a livello internazionale, a cui è assegnato il ruolo di colonna portante per la protezione delle minoranze, e che non viene messa in dubbio da nessuno. È l’autonomia che consente a tutti i gruppi che condividono questa terra ad avere pari diritti e poter gestire la politica provinciale e locale di comune accordo, senza dover immaginarsi di essere cittadini di due stati diversi. Al governo di Vienna, infine, non tornerà facile soddisfare nuovi diritti e  richieste anche finanziarie di cittadini residenti all’estero, conoscendo bene la situazione da tanti anni privilegiata del Sudtirolo.

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Nella nostra provincia la doppia cittadinanza italo-austriaca aggiungerebbe un’altra categoria alla stratificazione di cittadini presenti sul territorio, ma diversi per legge: cittadini appartenenti alle „minoranze austriache“, cittadini italiani „normali“, cittadini UE, extracomunitari e lunga residenza e quelli con permesso di soggiorno a breve scadenza. Per i cittadini già protetti si aprirebbe un nuovo schermo protettivo, mentre nullo o negativo sarebbe l’effetto per i cittadini di lingua italiana, talvolta ancora poco radicati nella realtà locale nonché per gli immigrati appena arrivati. Tutto questo in un’era in cui l’UE da tempo cerca di superare la doppia cittadinanza sia perché si vuole invitare gli immigrati ad una scelta definitiva della futura appartenenza statale, sia perché la cittadinanza europea comunque apre un’ampia gamma di diritti e possibilità a tutti i cittadini dei paesi membri UE. Inoltre, l’Europa sta costruendo un quadro di diritti fondamentali garantiti a livello internazionale per tutte le minoranze nazionali a cui hanno già aderito 37 stati.

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In Sudtirolo non c’è un urgente bisogno di procurare una tutela aggiuntiva a chi è già protetto tramite l’appartenenza ad un altro stato, ma il bisogno di creare più legami al proprio territorio per tutti coloro che ci vivono. Infatti, è la „cittadinanza provinciale“ che non è ancora abbastanza sentita non solo dagli immigrati degli ultimi vent’anni, ma anche da tanti altoatesini di lingua italiana, immigrati generazioni fa. Tanti italiani non parlano ancora sufficientemente tedesco, non si fidano della popolazione tedesca, come evidenziato dal referendum provinciale del 25 ottobre 2009, si aggrappano a simboli di trionfo e alla completa toponomastica tolomeiana, come se fosse elemento irrinunciabile per poter sentirsi a casa. In Sudtirolo, per i nuovi immigrati costruire legami ad una terra come la nostra è pure difficile. Non solo si vedono accolti con diffidenza ed ostilità da una parte della popolazione, ma devono sforzarsi ad imparare ben due lingue. Nella realtà dell’integrazione in Europa già la rispettiva lingua nazionale pone enormi problemi: tantissimi figli di immigrati in paesi con flussi migratori di periodi più lontani non sono riusciti ad imparare bene né la lingua di origine né la lingua del paese di residenza. Nel sistema di formazione e sul mercato del lavoro regolarmente finiscono sull’ultimo gradino. Dall’altra parte, la nuova immigrazione e le reazioni politiche hanno evidenziato una lacuna nel sistema autonomistico sudtirolese: ci sono pochi strumenti per gestire in modo autonomo i flussi migratori secondo i bisogni della Provincia.

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Una cittadinanza regionale, invece, non è un concetto astratto, nemmeno una pura utopia. Esiste in altre regioni autonome europee, ed è legata alla durata della residenza, alla conoscenza delle lingue regionali e alla cittadinanza. Questo tipo di „cittadinanza di terzo livello“, oltre quella nazionale e comunitaria, perfettamente in regola con la normativa UE, apre la strada non solo all’autorizzazione di praticare libere professioni, e all’acquisto di immobili, ma anche al diritto al voto attivo e passivo. In Sudtirolo difficilmente è pensabile l’introduzione di una formale cittadinanza regionale riferita alla provincia in questo caso. Ma ciò che conta sono le ragioni di fondo: si tratta di rafforzare il legame delle persone quí residenti con la loro regione e di creare un senso di comunità regionale condivisa. Si tratta di stabilizzare i movimenti migratori e di creare condizioni migliori per l’integrazione. In Sudtirolo, una cittadinanza regionale dovrebbe essere aperta a tutti: stranieri e cittadini, „vecchi“ e nuovi immigrati. Potrebbe essere legata agli stessi criteri ora adottati da vari stati per l’acquisto della cittadinanza, ma anche per l’accesso ad alcuni settori del mercato di lavoro: la residenza, la conoscenza delle lingue ufficiali della provincia, l’interesse di stabilirsi a lungo periodo.

Una tale cittadinanza regionale non dovrebbe avere solo una funzione simbolica, ma anche effetti giuridici e quindi vantaggi pratici: potrebbe consentire ai nuovi cittadini regionali di accedere a settori del pubblico impiego, a contributi pubblici di diverso tipo (esempio: l’edilizia agevolata) ed il diritto al voto comunale e provinciale. Stabilizzerebbe la migrazione invitando le famiglie degli immigrati a costruirsi una prospettiva di lungo periodo nella nostra provincia. In due parole: non sarebbe decisiva la cittadinanza italiana ufficiale, che può seguire più tardi, ma una documento di appartenenza assegnato secondo criteri di prestazione personale quali la durata di residenza, la conoscenza delle lingue locali. In due parole: invece di aprire un nuovo ombrello per chi è già protetto, occorre sostenere l’integrazione di chi non è ancora sufficientemente protetto e legato alla comunità regionale.

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Fra pochi anni in Sudtirolo ci saranno circa 50.000 concittadini stranieri, il 10% della popolazione, che qui ci vivono e vogliono costruirsi un futuro per se e per i loro figli. La nostra provincia non ha bisogno di una massa fluttuante e poco gestibile di migranti che vanno e vengono, ma non riescono ad inserirsi nel tessuto sociale, ma di persone interessate ad essere cittadini nel senso più ampio possibile. La risposta a questo bisogno non è la doppia cittadinanza, ma nuove forme di cittadinanza regionale, aperte a tutti coloro che qui lavorano e intendono restarci. Quindi non urgono nuovi diritti e prestazioni a chi è già protetto, predisposti nello stato vicino, ma più radicamento e diritti a chi la vita ha costretto all’emigrazione e che hanno trovato nel Sudtirolo la loro seconda Heimat.

26 Replies to “Cittadinanza regionale cercasi.”

  1. Ausgezeichneter Beitrag.
    Thomas Benedikter bringt die Sache auf den Punkt: Südtirol benötigt eine regionale Staatsbürgerschaft und zwar nicht nur einen symbolischen Zettel, sondern eine Institution, die juristische Auswirkungen hat.
    Thomas zeigt in seinem Artikel auch auf, dass die Autonomie im Bereich der Einwanderung institutionelle Lücken aufweist. Eine regionale Staatsbürgerschaft könnte diese Lücken in positivem Sinne schließen. Ein Instrument, das eine wirksame Integration anpeilt und die verstärkt von Südtirol selbst gestaltet werden kann.
    Eine regionale Staatsbürgerschaft hat aber auch großen symbolischen Charakter für italienischsprachige SüdtirolerInnen, die in unserem Land vielfach noch keine Wurzeln haben. Wenn jemand die tolomeischen Namen bis zum letzten Weiler als notwendig erachtet um sich hier daheim zu fühlen, um dann faktisch noch fremder zu sein, ist ziemlich viel schief gelaufen. Die Vision für Südtirol muss endlich klar abgesteckt werden. Wer in Südtirol seinen Lebensmittelpunkt sieht muss aktiv an allen gesellschaftlichen Prozessen beteiligt werden. Jemand der sein Heil immer noch in altzentralistischer Manier in Rom sucht, hat diesen Zusammenhang leider noch nicht verinnerlicht. Eine regionale Staatsbürgerschaft kann auch hier ein wesentlicher Baustein für eine gemeinsame sprachgruppenübergreifende Identität sein.

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  2. Was bitte soll an den Ganzen “ausgezeichnet” sein? Ich finde das

    zu 1: hier schwingt schon wieder der Unterton mit “was wollen diese Südtiroler, es geht ihnen ja so gut” und sie sind ja so “priviligiert”. Wenns so weitergeht dürfen wir bald gar keine Ansprüche mehr stellen, oder? Wir sind nunmal eine österreichische Minderheit, obs uns gut geht oder nicht spielt da keine Rolle. Das hinterfragt bei anderen Minderheiten in Europa auch niemand. Und es geht in der Frage der Doppelstaatsbürgerschaft auch niemand um “Privilegien” sondern um Verbundenheit mit Österreich.

    zu 2: Nochmals: den Italienern wird nichts genommen. Und Italien selbst gibt Italienern im Ausland (Istrien, Dalmatien) ja auch die Doppel-Staatsbürgerschaft. Aber hier will man das aus Rücksicht auf die Italiener nicht. Wer fragt denn die Kroaten u.a. die auch nicht die ital. Staatsbürgerschaft bekommen? Ich finde das ist eine der faulsten Ausreden um die Österreichische Staatsbürgerschaft für uns zu verhindern. Und ich frag mal ganz provokant: was für ein “Disagio” könnte umgekehrt bei den Südtirolern entstehen, wenn uns deswegen jetzt die Öst. Staatsbürgerschaft verwehrt bleibt?

    zu 3: stimmt zwar, aber wer muss sich hier mal endlich selbst an die Nase fassen? Daß sich viele Italiener hier immer noch nicht heimisch fühlen ist ja schließlich nicht unsere Schuld (es sei denn auch das will man uns jetzt noch anlasten). Wir sind ja nicht in deren Land gegangen, haben uns Jahrzehntelang als Herren aufgespielt, die Sprache der anderen ignoriert und unterdrückt usw. Und als das vorbei war, gabs je eine RICHTIGE Aussöhnung? Und der Wille die Sprache der heimischen Bevölkerung zu erlernen? Bis heute werden ja nicht mal unsere Ortsnamen offiziell akzeptiert, alte Relikten beleidigen uns weiterhin uvm. Und dann heissts “non si fidano della popolazione tedesca”. Wer müsste wohl da mal über seinen eigenen Schatten springen?

    zu 4: die “cittadinanza regionale” halte ich für eine Utopie, gerade in derart nationalistischen Ländern wie Italien die noch so stark zentralistisch sind. Und weil ja das Thema “Recht” auch hier immer mal wieder angesprochen wird: was hätte die für eine Bedeutung, Verankerung, usw.? Natürlich darf trotzdem gerne darauf hingearbeitet werden.
    Aber schließt das eine das andere aus? Darf/kann ich nicht Südtiroler, Tiroler, Ital. Staatsbürger, Öst. Staatsbürger, Europäer usw. zugleich sein?

    zu 5: der Punkt ist ja total wirr? Wer behauptet die Öst. Staatsbürgerschaft für die öst. Minderheit wäre eine Antwort auf oder hätte irgendwas mit den Migranten zu tun? (“La risposta a questo bisogno non è la doppia cittadinanza…”) Sorry, aber da vermischt er 2 Themen!
    Und warum gehts es ihm immer wieder um “diritti e prestazioni a chi è già protetto” als ob wir die Staatsbürgerschaft nur deswegen möchten, um wieder Vorteile zu erlangen (erinnert mich an die “schamlos” Debatte vom LH), es geht um die Verbundenheit mit seinem Vaterland. Von mir aus könnten sie alle evt. Vorteile (welche das auch sein mögen) streichen um solche Zweifel auszulöschen!

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  3. Interessant wäre diese regionale Staatsbürgerschaft nur, wenn sie auf EU-Bürgern beschränkt wird, für Einwanderer aus dem EU-Ausland ist sie meines Erachtens nicht praktikabel.

    Was passiert wenn jemand mit einer “regionalen Staatsbürgerschaft” seine Aufenthaltserlaubnis in Italien verliert?

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  4. In halb Europa werden die Minderheiten mit einer zweiten Staatsbürgerschaft ausgestattet, nur bei uns geht das scheinbar nicht. Da wird wirklich jedes noch so abwegige Gegenargument aus der Tasche gezogen, damit es ja keine Wieder-Annäherung an Österreich gibt.
    Was sind das für Argumente die das friedliche Zusammenleben betreffen und was hat dies mit einer eventuellen zweiten Staatsbürgerschaft zu tun?
    Anonym hat da ganz recht mit seinem Beitrag.
    Ich hatte doch auch hier mit Beppi einen netten Austausch, wo er richtigerweise betonte, dass es für die Leute bis noch vor 60 Jahre das natürlichste auf der Welt war, sich als Österreicher zu sehen. Wenn ich sehe was hier in den Medien und auch sonst heute teilweise für ein Gegenwind kommt, ist dieser Vorschlag der Abgeordneten zwar spät, aber doch mehr als richtig. Sobald es in Südtirol keinen Menschen mehr gibt, der sich als Angehöriger der österreichischen Nation versteht, können wir die Autonomie auch bald vergessen.
    Und das mit den regionalen Staatsbürgerschaften oder europäischen Staatsbürgerschaften ist doch alles utopisches Philosophieren, das zwar sicher einen guten Zweck erfüllt, aber eben unrealistisch ist.
    Wir werden wieder alles so lange durch den Kakao ziehen und zerreden, bis wir gar nix bekommen.

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  5. Eine Sache wird immer außer Acht gelassen, eine etwas andere Sichtweise der Dinge.
    Das Paket ist entstanden durch die Intervention Österreichs bei den Vereinten Nationen. Nicht nur Italien ist bekannterweise Vertragsunterzeichner, sondern auch Österreich. Jetzt stellt euch mal vor in Südtirol würde sich bald keiner mehr als Österreicher fühlen, wieso sollte von Seiten Österreichs dieser Vertrag noch als Herzensangelegenheit angesehen werden?

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  6. hansi, ganz recht, aber leider beruht das Desinteresse auf Gegenseitigkeit. Wie schon an anderer Stelle berichtet, war ich auf der ominösen Podiumsdiskussion in Villanders. Dort sprach auch Hermann Gahr, Südtiroler-Sprecher der ÖVP: er meinte, dass ihn zur Zeit sehr viele Leute aus Nordtirol besorgte Emails schicken, man solle um Himmels Willen nicht den Südtirolern die österreichische Staatsbürgerschaft verleihen. Der Nordtiroler Industriellenverband hat sich ebenso besorgt geäußert. Die Hauptursache dieser Klagen mag v. a. in den zu befürchtenden finanziellen Gefahren liegen, die so eine Doppelstaatsbürgerschaft ausmachen. Man solle – so der Verband – diesen Schritt äußerst genau prüfen und lieber zweimal Nein sagen als fahrlässige Schritte zu unternehmen.
    Den Südtirolern geht im Bundesland Tirol leider ein schlechter Ruf voraus, nämlich immer dort zur Stelle zu sein, wo es etwas zu holen gibt und sich wie ein Fähnchen im Wind zu drehen. Und unsere Innsbrucker Studenten tragen das ihrige zum schlechten Image bei (Stichwort: Lamentierei über den schlechten Kaffee und die Nudeln^^).

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  7. Vielen Dank für die hochinteressanten Widerworte. “Anonym’ hat insofern schon recht, als eine vom autonomen Südtirol zu verleihende Regionsbürgerschaft (also Landesbürgerschaft) mit Rechtswirkungen im heutigen Rechtsrahmen Italiens eher unwahrscheinlich ist. Doch durch die utopische Komponente hindurch will ich auf einen Grundaspekt der Bürgerschaft hinweisen, der in der Diskussion zur Doppelstaatsbürgerschaft außen vor bleibt.
    Zwei Verständnisse von Bürgerschaft treffen hier aufeinander: hie die ‘alte’ nationalsstaatliche Staatsbürgerschaft, dort eine ‘neue’ Regions- und EU-Bürgerschaft bin hin zur Weltbürgerschaft. Doppelstaatsbürgerschaften bleiben dem Nationalstaatsgedanken verhaftet, der durch die EU allein nicht überwunden wird. Sie soll den Angehörigen von nationalen Minderheiten und Migranten die Vorteile beider Staaten verschaffen, denen sie sich irgendwie zugehörig fühlen.
    Die inklusive Regionsbürgerschaft stellt dagegen auf die konkrete und emotionale Bindung der Menschen an ihre engere Lebensumwelt ab: offen für neue Zuwanderer, aber nicht unbegrenzt und nicht ohne Gegenleistung. Sie weicht den Nationalstaat weiter auf und verschafft jenen Menschen politische und soziale Rechte, die täglich in einer Region leben, arbeiten, politisch mitwirken wollen. Bürgerschaft ist immer mit Rechten und Pflichten verbunden. Wer an einem Gemeinwesen teilnehmen will, muss auch darauf zugehen.
    Ein solches Konzept von Regionsbürgerschaft soll deutlich machen, woran es in Südtirol heute weit mehr fehlt als an engerer Bindung der österreichischen Minderheiten ans Mutterland. Es knüpft direkt an an Punkt 2 des “Manifestes für ein souveränes Südtirol” der BBD, nämlich: Südtiroler in diesem Sinne ist jeder in Südtirol ansässige Mensch, ungeachtet seiner Herkunft, Sprache, Hautfarbe und Religion, allerdings nicht bedingungslos. In einer modernen Autonomie sollten vielmehr die hier lebenden Bürger die Regionsbürgerschaft mit ihren Rechten und Pflichten demokratisch und im Rahmen der Verfassung selbst regeln können.

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  8. Der Ansatz der regionalen Bürgerschaft ist auf jeden Fall sehr interessant, weil er ja vor allem inklusivistisch wäre, um es mal im BBD-Jargon zu sagen.
    Aber eine Frage hätte ich doch auch an Thomas Benedikter. In der neuen SWZ- (Südtiroler Wirtschafts Zeitung) Glosse “Welche Bürgerschaft ist in Südtirol nützlich” sprechen Sie davon, dass man heute in Europa vom Gedanken der doppelten Staatsbürgerschaften abkommt. Wie haben Sie das genau gemeint?
    Denn mir scheint genau das Gegenteil der Fall zu sein. Gerade ist doch auch in Ungarn dieses Thema auf dem politischen Parkett. In Südtirol und Österreich wie wir wissen auch. Und Italien hat ja auch erst 2006 ein solches Gesetz erlassen für die Auslandsitaliener. Also kann diese Aussage m.E. nach doch nicht zur Gänze den tatsächlichen Gegebenheiten entsprechen.
    Und wenn wir offen und ehrlich sind, so müssen wir zugeben, dass nationalstaatliches Denken in Europa noch immer höchste Priorität hat und Regionen wie die Europaregion Tirol im besten Falle eine Nebenrolle spielen.
    Jedenfalls kann man sich beim Author T.B. nur bedanken für die höchst anregenden Zeilen, die wirklich zum Nachdenken ermuntern, auch wenn ich selbst teils konträre Ansichten habe.

    @Beppi
    So wie du es beschreibst ist es wohl. Diese Erfahrungen hab ich auch schon in Nordtirol gemacht, man hat einen sehr schlechten Ruf. Sobald man sich als Südtiroler “outet”, hat man das Gefühl der Gegenüber traut einem nicht so Recht über den Weg. Der Zick-Zack Kurs der Politik südlich des Brenners hat auch so manches dazu beigetragen, aber die Leute müssen halt auch selbst denken. Komplett alles nur auf die Politik abwälzen kann man natürlich nicht.

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  9. Alles schön und recht. Aber welchen “Wert” (und ich meine nun nicht die vielzitierten Vorteile usw.) hat so eine “Regionsbürgerschaft”? Würden sich die Menschen tatsächlich damit identifizieren? Könnten sie damit im Ausland in ein Konsolat oder Botschaft gehen? Könnten sie sich damit ausweisen? Hat die rechtlich irgendeinen Wert? Bildet sie irgendein politisches Gebiet ab, das auch real existiert und nicht nur wie der Papiertiger Euregio? Wahrscheinlich nein, eine Utopie die in ferner Zukunft vielleicht mal real wird. Ansonsten hat sie für einige wenige rein ideellen Wert.
    Aber wie gesagt, man soll es ruhig versuchen, das eine schliesst das andere ja NICHT aus!

    Die Doppelstaatsbürgerschaft hingegen ist jetzt schon real, etwas konkretes. Die gibt es schon, sie ist anerkannt. Und weshalb jetzt nochmals Jahre/Jahrzehnte warten? Bis sich wirklich niemand mehr mit Österreich verbunden fühlt? Genau den Eindruck hab ich daß es manche darauf spekulieren. Einwände (und wenn noch so billige) einbringen, utopische Gegenvorschläge aus dem Hut ziehen, Hauptsache man verhindert diese Doppelstaatsbürgerschaft. Natürlich nur bei uns – für Italienier in Istrien/Dalmatien/Argentinien gilt dies ja nicht (gerade gestern ein Bericht in der Tagesschau RAI-BZ). Die haben sie bereits, und eine mögliche Regionsbürgerschaft kann sich trotzdem in Zukunft noch entwicklen!
    Wer Angst hat die Doppelstaatsbürgerschaft könne dem vielzitierten “Friedlichen Zusammenleben” schaden, dem entgegne ich nochmals: wie sehr könnte es schaden, wenn sie den Südtirolern aber verweigert wird?

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  10. Continuare a paragonare la situazione dei sudtirolesi a quella degli italiani in Croazia e Slovenia è quantomeno fuorviante.
    Tra l’Italia e quei due stati non c’è nulla di paragonabile agli accordi di Parigi prima e al Pacchetto poi, nulla cioè che abbia portato ad un’autonomia degli italiani in quelle terre, a dei diritti solo lontanamente paragonabile a quelli giustamente riconosciuti ai sudtirolesi qui. Lì, ad oggi, la tutela delle minoranze in genere, non solo di quella italiana, è vicina allo zero. Da ciò è nata l’urgenza di dare ai pochissimi italiani rimasti in quelle zone, dopo la pulizia etnica e l’esodo dopo il 1945, un minimo di tutela da parte italiana.
    Inoltre nessun italiano in Croazia e Slovenia oggi blatera di autodeterminazione, gli italiani lì sono i”taliani all’estero” al pari di quelli in Germania, Belgio o Argentina.
    Detto questo, penso che la doppia cittadinanza non arriverà e non tanto per la contrarietà italiana (ho l’impressione che a Roma da molto tempo se ne sbattano altamente di cosa succede in questa terra che alla fine, elettoralmente, conta molto poco: continuano a pagare e non vogliono fastidi); quanto per il disinteresse austriaco per i sudtirolesi, visti ormai come cittadini di un altro paese. Le recenti dichiarazioni di Khol ne sono solo l’ultima prova. Se poi a difendere la pretesa causa sudtirolese rimane solo l’FPÖ… auguri!

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  11. @enrico
    Wenn du oder andere glauben deine sogenannte “Analyse” wäre gut, dann blamiert ihr euch aber fein. Sie ist leicht widerlegbar, schwach und unschlüssig!
    Wenn in der Tat etwas nicht vergleichbar ist, dann die Situation der Italiener in Istrien/Dalmatien und jener in Argentinien, Deutschland, Belgien usw.
    Denn während Erstere dort seit langem ansässig waren und durch die Folgen eines Krieges vom Vaterland getrennt wurden, haben sich Letztere aus freien Stücken in Ausland begeben um dort zu arbeiten oder ein neues Leben auszubauen (Auswanderer eben!). Doch der ital. Staat macht bei der Verleihung der Doppelstaatsbürgerschaft hierbei keinerlei Unterschied, und das zeigt ja schon wie unsinnig deine und ähnliche Argumenationen sind!
    Der Hintergrund in Istrien/Dalmatien ist deswegen auch vergleichbar (natürlich nicht 1:1 weil 1:1 Vergleiche kaum möglich sind) mit unserer Situation da wir ebenfalls infolge eines Krieges vom Vaterland getrennt wurden. Natürlich haben die Italiener dort nicht den Schutz und Recht wie wir sie durch Verträge und Autnonomie geniessen, doch was soll das heissen? Dass wir deswegen kein Anrecht mehr auf die Doppelstaatsbürgerschaft haben sollten? Noch ein Unsinn mehr! Die Doppelstaatsbürgerschaft drückt die Verbundenheit zum Vaterland aus, genau aus diesem Grund verleiht sie Italien auch den Italienern im Ausland. Oder werden Italiener in Argentinien/Deutschland/Belgien/usw. unterdrückt, verfolgt oder sonst wie benachteiligt als dass sie den besonderen Schutz ihres Vaterlandes verdienen würden? Eben nicht!
    Die Frage der Doppelstaatsbürgerschaft für uns Südtiroler wird von den Südtirolern und Österreich entschieden werden. In Südtirol zeichnet sich dafür über die Grenzen der deutschen Parteien hinweg eine breite Zustimmung ab (auch der LH wird sich schwer dagegen stellen können).
    Und in Österreich muss die Diskussion erst noch richtig geführt werden! Kritische Stimmen wie jene von Khol sind nicht die Meinung der Regierung und wenn wir Südtiroler die Bitte (nicht Forderung) um die Doppelstaatsbürgerschaft erst einmal gemeinsam vorlegen (Unterschriftenaktion?) wird sich die Regierung sehr schwer tun diese abzulehnen oder zu ignorieren.
    Doch Reaktionen wie die deine zeigen für mich eher was anderes: Neid und Mißgunst auf der einen Seite sowie Angst auf der anderen, daß sich die Bestrebungen zur Selbstbestimmung dadurch wieder gestärkt werden würden.

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  12. Die Frage der Doppelstaatsbürgerschaft für uns Südtiroler wird von den Südtirolern und Österreich entschieden werden.

    La cosiddetta onnipotenza dei nani.

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  13. @gadilu

    La cosiddetta onnipotenza dei nani.

    Offensichtlich passt es dir (und deinesgleichen) nicht, aber das kümmert mich (und alle anderen die sie wollen) wenig. Ihr Kleingeister messt gern mit zweierlei Maß und wollt euch nicht eingestehen, daß das was der ital. Staat Italienern im Ausland zugesteht im umgekehrten Fall auch uns zugestehen müsste. Ärgert euch schön weiter! 😀

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  14. @ Anonym

    Per prima cosa io non ho “simili”. Sono e resto un individuo. La questione del doppio passaporto italiano ai cittadini di lingua italiana e croata non è comparabile al nostro caso. Al riguardo devo comunque dire che la cosa non mi interessa. È stato sufficientemente messo in chiaro che nel contesto europeo l’ambizione a collezionare appartenenza nazionali sia un fenomeno regressivo. Anche nello spirito della piattaforma che ci ospita (BBD) questo non è un tema sul quale puntare (per cui trovo strano il tuo entusiasmo, diciamo fuori luogo). Ma puoi ovviamente continuare a perorare la tua causa senza avere un riscontro positivo. Ognuno si diverte come può.

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  15. Boh… io non riesco a capirla questa cosa della doppia cittadinanza… rinforzare i legami con la patria; vabbè, ci può stare: in vista di cosa?
    In vista per caso della Wiedervereinigung von Kufstein bis Salurn? Io credo che sia un errore di valutazione ritenerla tale, perchè esiste un limite alle richieste per rimanere credibili. Credete che con l’Autonomia e la Doppia Cittadinanza nel 2034 al Landesfestumzug si porterà ancora, come se nulla fosse, la Dornenkrone? Credete che sarà ancora attuale parlare di Selbstbestimmung o che prevarrà l’idea SVP che “ins geaht haint souuuuu guat!!!”???
    Credo che la Doppia cittadinanza diverrà un’altro pilastro, che renderà che contribuirà a perpetuare la situazione esistente, già sufficientemente ingessata. E non lo dice un fascista, ma uno che è convinto che la strada giusta sia un’altra; quella di BBD, appunto.
    La divisione tra cittadini italiani ed austriaci creerebbe una sottile frattura tra le persone e in politica, che è assolutamente deprecabile; e oltrettutto affosserebbe ogni speranza di cambiare la situazione in meglio: l’idea di un Freistaat (che senso ha uno stato di cittadini che possiedono già svariate nazionalità?) verrebbe stritolata e d’altra parte anche il ritorno all’Austria diverrebbe, credo, più distante. Quello che alcuni definiscono come una regressione al passato, mi sembra francamente più un ancoraggio al presente; di sicuro, però, non un passo verso il futuro. E chi ha un po’ di fiuto, calcolando che la proposta è targata SVP, forse potrebbe anche rifetterci un po’…. poi a ognuno il suo…

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  16. Senza contare che la concessione unilaterale della cittadinanza austriaca ai soli sudtirolesi tedeschi-ladini sarebbe una chiara violazione dei trattati di Parigi, con tutti gli annessi e connessi, compresa l’autonomia, il pacchetto 2, l’oggettiva situazione di privilegio di cui gode questa minoranza rispetto a tutte le altre minoranze europee (ah, no, ops …. dimenticavo le isole Aland, che errore!) ecc.ecc. A quel punto andrebbero ridiscussi tutti i punti dei trattati, oneri e onori, vantaggi e svantaggi, ammesso che l’Austria e l’Italia ne abbiano voglia.
    Poi a chi la concederebbero? A tutti gli “Optanten” o a tutti gli aventi diritto? E quali aventi diritto: tutti quelli che possono dimostrare un’ascendenza “austro-ungarica”? E allora perché non concederla anche ai trentini, agli ampezzani e ai Fodom?
    A prescindere da un evidente discorso di discriminazione tra sudtirolesi di serie A,B,C,D, mi pare che perseguire questo obiettivo voglia dire cacciarsi in un discreto casino, storico, giuridico, ma soprattutto mentale.

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  17. La viva discussione ha dimostrato che effettivamente c’è bisogno di chiarirsi le idee sulla natura delle varie forme esistenti e pensabili di cittadinanza e la portata di cittadinanze doppie o multipli. Mi pare di capire che prevalgono i dubbi e le riserve neo confronti della proposta SVP e risponso a tre domande direttamente rivolte a me.
    Gadilu chiede dove esiste già una “cittadinanza regionale” in Europa: sulle isole Aland è previsto da tanti anni il “hembygdsrätt” (Heimatrecht) e, seppur assente in tale forma formale nelle altre autonomie scandinave, vari diritti legati alla residenza sulle isole contribuiscono a conformare una quasi-cittadinanza insulare. Anche le “crown dependencies” inglesi hanno simili istitutzioni. Le isole evidentemente in questo riguardo sono avvantaggiate.
    Hansi meint, dass einige Länder sehr wohl Doppelstaatsbürgerschaften gutheißen und erlauben wie z.B. Ungarn, was zutrifft. Allerdings wird im deutschen Staatsbürgerschaftsrecht diese Form nicht gefördert, obwohl grundsätzlich zulässig. Wie auch Enrico zu Recht anmekrt ist die Lage der Italiener in Istrien und Dalmatien grundsätzlich anders und schlecht mit jener der Südtiroler zu vergleichen. Auf jeden Fall ist es kein ausreichender Grund, die Doppelstaatsbürgeschaft bei uns einzuführen, nur weil Italien sie auch für Auslandsitaliener eingeführt hat.
    Noch ein Letztes: die Idee der Regionsbürgerschaft ist ein Zukunftskonzept, kein unmittelbar machbares Projekt, das den Bedarf deutlich macht, dass Menschen in unterschiedlicher Rechtsposition einen engeren Bezug zu ihrer ersten oder zweiten Heimat brauchen und herstellen können.

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  18. Nicht dass ich Herrn Dello Sbarba die Blogbesucher nicht vergönnen würde — seine stets höchst anregende Seite ist seit geraumer Zeit über die Seitenleiste der BBD verlinkt — aber es gibt zwei konkrete Gründe, weshalb ich mir erlaube, den oben verknüpften Kommentar zu übernehmen:

    1. Um den Diskussionsfluss nicht zu unterbrechen.
    2. Weil es nicht das erste Mal wäre, dass ein Blog schließt oder umzieht und dann Links, die für die Diskussion von höchster Relevanz sind, in’s Leere laufen.

    Ich bitte also um Verständnis. Und hier ist die Antwort von Riccardo Dello Sbarba:

    L’idea di Thomas B. di una “nuova cittadinanza regionale inclusiva” è molto interessante. Sotto due aspetti:
    1. definisce uno spazio di cittadinanza oltre la logica degli stati nazionali;
    2. è aperta e può includere i “nuovi e vecchi immigrati”.
    In questo senso è una cittadinanza territoriale e non etnica. Dunque “indivisa”.
    Detto che è una buona idea, i problemi cominciano di qui.
    Infatti, lo si voglia o no, ogni cittadinanza “esclude”. Thomas dice che potrebbero ricevere questa cittadinanza sudtirolese indivisa quelli che hanno certe caratteristiche: durata della residenza, conoscenza delle lingue locali ecc… Dunque accanto a chi ha queste caratteristiche, ci sarebbe qualcun altro che non le ha e che è escluso. Certo, sarebbero infinitamente meno di quelli esclusi da altre ipotesi di cittadinanza più restrittiva, ma comunque qualcuno resta fuori.
    Inoltre, il problema sono appunto queste condizioni per l’ottenimento della cittadinanza.
    Per esempio: conoscenza lingue. Come si accerta, col patentino? A, B , C o D? E i cittadini italiani che il patentino non ce l’hanno (o che non conoscono una delle 2 maggiori lingue), ma comunque sono nati qui e qui vivono da sempre e hanno un passaporto che li rende cittadini al 100% anche del Sudtirolo? Che facciamo, gli neghiamo la cittadinanza regionale?
    Altro esempio: residenza. Qui, da un certo punto di vista, l’idea di Thomas è già realizzata nella legislazione provinciale. Per avere una casa o un sussidio qualsiasi, oggi occorre avere 5 anni di residenza e almeno 3 anni di lavoro in Sudtirolo. Questi sono i presupposti di una “cittadinanza sudtirolese” che riguarda il diritto di accesso alle prestazioni sociali. Che taglia fuori un sacco di immigrati, ma – forse, addirittura – è più “larga” dei criteri cui pensa Thomas (non include per es. la conoscenza delle lingue).
    Il quale Thomas dice che una cittadinanza sudtirolese istituzionalizzata e dotata, per esempio, di passaporto è impensabile, ma la sua idea può essere realizzata come linea di tendenza in una serie di rapporti tra cittadino e istituzioni pubbliche. Che è esattamente quello che avviene per quanto riguarda le prestazioni sociali.
    L’idea di Thmas mi sembra una generalizzazione di questa dimensione a tutti gli aspetti, una specie di “certificato di appartenenza sudtirolese” che si consegue avendo certi presupposti e dà diritti e doveri. La sfera dei diritti si allargherebbe dalla dimensione sociale a quella politica: diritto di voto. E questo mi pare l’aspetto più significativo, perché rivoluzionerebbe lo status degli immigrati residenti e costringerebbe la politica a tenere conto i loro.
    In questo dunque andrebbe oltre la attuale “cittadinanza sociale” e creerebbe senso di comunità e di cittadinanza, appunto.
    Un altro punto: Thomas dice che tale cittadinanza regionale dovrebbe contribuire a stabilizzare la popolazione dei vecchi e nuovi immigrati. bene. Ma qui allora potrebbe contare anche una “volontà di permanenza e integrazione”, cioè la scelta soggettiva di fare del Sudtirolo la propria nuova Heimat. E questo desiderio ci può essere anche in chi magari le due lingue ancora non le conosce. Questo della scelta, della bvolontà soggettiva può essere un criterio da considerare?
    Credo dunque che dell’idea vadano approfonditi bene i diversi aspetti, ricordando che il diavolo sta nei dettagli.

    Post scriptum: se qualcuno cerca di interpretare il discorso di Thomas come una Autodeterminazione camuffata, non ha capito nulla.

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