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Ein positives Denkmal für Südtirol.

Antifa.Seit 1996 wird in Deutschland jeden 27. Jänner der Holocaust-Gedenktag begangen, und auch in Bozen wurde heute der zahlreichen Opfer des Durchgangslagers gedacht.

In Südtirol wird seit langem gegen die Beibehaltung nazifaschistischer Symbolik gekämpft, manchmal aus politischem Opportunismus, doch mehrheitlich aus einem ehrlichen Empfinden heraus. Dennoch ist diesem Einsatz oft nur ein mäßiger Erfolg beschieden.

Zum heutigen Anlass möchte ich jedoch auch einen konstruktiven Vorschlag unterbreiten: Negativ besetzte Denkmale haben wir in unserem Lande genug, und über den Umgang mit solch sperrigen Zeitzeugen wird heftigst debattiert. Warum aber denken wir nicht gleichzeitig an die Errichtung eines gut sichtbaren, zentralen Mahn- und Denkmals für die Opfer von Nationalsozialismus und Faschismus? An ein in seiner Form auch bescheidenes Denkmal, in dem sich endlich alle Bürgerinnen dieses Landes ohne Vorbehalte wiedererkennen. Wo gemeinsam der Greueltaten beider Regimes gedacht wird, und wo — vielleicht auch mit der Einrichtung eines Dokumentationszentrums — gemeinsame Geschichtsaufarbeitung stattfinden kann. Ein solcher Ort der Begegnung und des Miteinanders wäre ein hervorragendes Gegenmittel für die zahlreichen Monumente der Trennung und der einseitigen Geschichtsauslegung.

Ein wahrnehmbares Gedenken sind wir m.E. auch jenen längst schuldig, die in unserem Lande gelitten haben: den Jüdinnen, Nomadinnen, Homosexuellen und Beeinträchtigten, den verfolgten Südtirolerinnen aller Sprachgruppen genauso wie allen anderen, die durch das Bozner Lager geschleust wurden.

Siehe auch: 1/ 2/

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36 replies on “Ein positives Denkmal für Südtirol.”

Fanno l’indulto poi incarcerano per le opinioni

Vi sentite più liberi ora che potete tagliarvi i capelli il lunedì, comprare il giornale dal benzinaio e la benzina dal giornalaio ma finite in galera se esprimete un’opinione giudicata sconveniente, in odore di razzismo e di offesa all’uomo, soprattutto se è omo? A me fa un po’ schifo questo liberismo a spese della libertà , questa liberalizzazione del commercio unita alla persecuzione delle idee. Perché dà  più libertà  alle merci e meno alle persone. Non so che farmene di poter fare il pieno in un’ipercoop e poi finire in galera se non accetto gli orientamenti ideologici, sessuali e razziali imposti dalla legge. Mastella e Prodi liberano i delinquenti con l’indulto e incarcerano per le opinioni. L’unica vera speranza, in cui tutti gli italiani confidano, è nell’inosservanza della legge, l’inefficienza della giustizia, insomma il fallimento su strada di questa spregevole precettistica imposta da falce e mastella. Comunque fa impressione notare che quasi tutte le discriminazioni politiche e giuridiche dell’Italia democratica sono state inventate dai democristiani d’origine campana: l’avellinese De Mita inventò e coniò l’infelice formula dell’arco costituzionale che discriminava partiti regolarmente presenti in parlamento ma nati fuori e dopo la Costituzione; l’avellinese Mancino varò l’infelice legge che puniva le opinioni politicamente scorrette di estrema destra e il beneventano Mastella ha inventato la prigione per chi esprime opinioni irriguardose. Tanto per esprimere un’opinione penalmente perseguibile, ci dev’essere una tara genetica nella razza dei democristiani di sinistra nati e svezzati in Campania. Peggio dei compagni
Neanche i comunisti riescono ad essere così rognosi. Anzi, nel fanatico comunista c’è perlomeno l’attenuante della buona fede, il sogno del mondo migliore, la convinzione di agire per il bene dell’umanità ; qui invece c’è solo un calcolo cinico e carogna, l’assoluta malafede, anzi una furbizia spicciola da peracottari ambulanti applicata anche alle tragedie e agli orrori della storia. Ma il disagio di questi giorni non riguarda soltanto queste leggi liberticide fatte per compiacere la sinistra. È la percezione di fare il proprio dovere e di essere perciò condannati dalla legge. Evito per buon gusto di raccontarvi una serie di vicende finite davanti almagistrato che riguardano tanto il ruolo pubblico che la vita privata: ma il filo conduttore che si ripete con puntuale e diabolica costanza, è che paghi e rischi di pagare semplicemente perchè hai fatto il tuo dovere di cittadino, di amministratore pubblico, di giornalista, di padre e di marito. Non dovevi, hai fatto male. Qualcuno notando come è diffusa l’ingiustizia, si consola dicendo mal comune mezzo gaudio; a me al contrario sconforta sapere che non si tratta di un caso particolare e sfortunato ma della norma generale. Dai tribunali civili e penali la giustizia esce peggio di come vi è entrata. Ma temo anche per quest’opinione di incorrere in qualche oscuro reato. Mi piace sempre meno vivere in un Paese a rovescio, dove se sei single paghi meno e se hai figli paghi di più, se offendi la fede, i simboli e le pratiche della tua civiltà  la passi liscia e invece finisci dentro se offendi i simboli del l’altrui civiltà , anche quando è incivile; se sei nella norma della natura e della tradizione passi i guai e se viceversa le trasgredisci, sei specie protetta; se ti preoccupi di difendere la vita, la famiglia, i valori passi per una bestia primitiva e invece se li calpesti hai la medaglia al valore. Un castigo per tutti

Per tornare nel piccolo mondo dei proditori, vi riassumo in sintesi la linea del governo Prodi: difendere astratti interessi e principi generali e colpire interessi concreti e principi personali. Nel nome dell’Umanità  e del Paese vengono castigati a turno farmacisti e avvocati, notai e tassisti, benzinai e parrucchieri, giornalai e padri di famiglia, mamme e nascituri, credenti e contribuenti, cittadini e berlusconi. Le sinistre al governo e i loro precettori democristiani amano il genere umano e massacrano ad personam. E varano o promettono nuove leggi che rendono più facile morire, abortire, drogarsi; agevolazioni speciali per distruggere la vita, complicazioni di ogni genere per difenderla e continuarla. Imbottito e assediato da infinite giornate della memoria, sogno una giornata dell’amnesia per dimenticare questa fogna a cielo aperto.

Marcello Veneziani

P.S. Io sono pienamente d’accordo con quanto ha scritto Veneziani

Die liberale Rechte kommt mit einer liberalen Politik nicht zurecht, das ist gar nicht so erstaunlich wie es auf den ersten Blick aussieht. Die Regierung Prodi bestraft die genannten Berufsgruppen nicht, sie baut endlich Privilegien ab, die in einer liberalen Demokratie nichts verloren haben. Es ist aber logisch, dass eine Rechte, die sich noch immer nicht ganz vom Faschismus abgenabelt hat, die feudal-korporativen Besitzstände verteidigt.

Genau anders herum verhält es sich bei den persönlichen Freiheiten. Es gilt abzuwägen: Ist im Falle von rassistischen Bemerkungen und Beleidigungen wirklich die Meinungsfreiheit wichtiger, oder ist es nicht vielmehr das Recht auf Unversertheit? Scharfe Beleidigungen, die Einmischung in sexuelle Präferenzen des Einzelnen, ja auch der Revisionismus greifen einerseits in die Freiheit der anderen ein – sehr oft sogar in deren äußerste Privatsphäre – und entzieht andererseits unserer Gesellschaft ihre Grundlage.

Die »liberale« Rechte, der Marcello Veneziani angehört, hat dagegen die persönliche Freiheit der Menschen sehr wohl massiv und direkt beschnitten, indem sie die Stammzellenforschung verboten hat, indem sie die künstliche Befruchtung ad absurdum geführt hat und die Rechte eines Embryos höher bewertet als jene der Frau, indem sie den Homosexuellen – ja sogar außerehelichen Partnerschaften – vorschreiben will, wie sie zu leben haben. Die jetzige Empörung ist geradezu scheinheilig. Heuchelei.

Il commento di Veneziani è miserevole. Come lui. Intellettuale fantoccio di una destra fantoccia. Prima di parlare di fogne a cielo aperto dovrebbe guardare in quale immonda palude sguazza.

Es gibt nicht die Freiheit Menschen ihrer Würde zu berauben! Und wenn es diese Freiheit noch gibt muss diese abgeschafft werden und wer dagegen verstößt gehört in den Knast geworfen…zu radikal? Nein, wir wollen keine Reichskristallnachten mehr, und Nazis sollen nicht länger unter dem Deckmantel der Freiheit gegen Minderheiten hetzen dürfen. Sie sollen ruhig Angst haben, rassistische und diskriminierende Äußerungen zu tätigen, dann werden sie es wohl früher oder später verlernen! Es gibt kein Menschenrecht auf Diskriminierung, jedoch eines zum Schutz GEGEN Diskriminierung!

Armselige Rechte, ist das alles wofür sie kämpft? Na zum Glück wurden sie vom Volk aus der Regierung geworfen :)

LG Michi

“Es gibt kein Menschenrecht auf Diskriminierung, jedoch eines zum Schutz GEGEN Diskriminierung!”
Michi, teile voll und ganz deine Meinung! Jede Form von Diskriminierung muss in seinen Ansätzen bekämpft werden! Ob ein Mensch nun wegen Rasse, Klasse oder sonst welcher menschlicher Eigenschaft seiner Würde beraubt wird!

Hmmm, das sollte “…jedoch eines zum Schutz VOR Diskriminierung!” heißen. Je mehr ich darüber nachdenke desto komischer (grammatikalisch!) klingt das…

LG Michi

zum Schutz (vor etwas (Dat); gegen etwas) als Maßnahme, die etwas (Unangenehmes) verhindern soll: Sie ließ sich zum Schutz gegen Typhus impfen; Zum Schutz vor Erkältungen geht er jede Woche in die Sauna;

(c) 1999 Langenscheidt

“Prima di parlare di fogne a cielo aperto dovrebbe guardare in quale immonda palude sguazza.”

In quale immonda palude sguazza Veneziani, di grazia?

Das Recht das Ihr für Euch in Anspruch nehmt wollt Ihr anderen aberkennen.
Das kann doch nicht die Lösung sein!?
Ihr kämpft ja auch für Eure Meinung, also für die freie Meinungäßerung, welches Recht kann darüber stehen?

Fehlen die Argumente, antwortet man mit Verboten!?
Kann das wirklich das Richtige sein?.

Ich gehe jetzt etwas vom Thema ab, wobei ich anmerken möchte, dass ich mit deinem Vorschlag vollkommen einverstanden bin.

Du sprichst von “außerehelichen Partnerschaften”, vielleicht wäre “nicht eheliche” Partnerschaften besser. Das ist jedoch nicht mein Anliegen, sondern: Vor einigen Tagen hörte ich im Bozner Rai-Sender einen Beitrag zu diesem Thema. Dabei benutzte der Nachrichtensprecher drei Mal (ich dachte, ich hätte mich das erste Mal verhört) von “unehelichen” Partnerschaften, wobei er “unehelich” wie “unehrlich” aussprach.

Nein, DAS hat nichts mit Meinungsfreiheit zu tun! Verleumdung und Diskriminierung sind Straftaten.
Jeder kann noch sagen, dass er (sie) geistig und/oder körperlich Beeinträchtigte [aus irgend einem Grund] nicht mag. Er (sie) darf aber nicht mehr sagen, dass besagte zB lebensunwerte Geschöpfe seien. Das ist der Unterschied!

Und was bitte schön sind das für Argumente, wenn andere Menschen zB ihrer körperlichen Verfassung wegen beleidigt und diskriminiert werden?? Wer so was nötig hat, sollte lieber die Schnauze halten!

LG Michi

Susanne, du hast ganz recht. Außereheliche Partnerschaften hat auch etwas von »unehrlich«. Wie wär’s mit eheähnlichen? Wobei man auf den Hinweis auf die »Ehe« ja auch ganz verzichten könnte…

Liebe/r »Meinungsfreiheit«, solltest du hier weiterhin mitdiskutieren wollen, bitte ich dich, eine gültige Emailadresse anzugeben. Sie wird nicht veröffentlicht.

Möglich, dass ein “Selbstbestimmung.net” Forum zu erhöhter Teilnahme und Popularität führen könnte. Was sich auch mit Hinsicht auf die hier platzierte Werbung finanziell positiv auswirken würde. Betreuung könnte durch mehrere Personen erledigt werden, wenn du ihnen Administratorenrechte einräumst.

Der einzige Zweck der Werbung ist die Kostendeckung; dadurch möchte ich die inhaltlichen Entscheidungen aber keinesfalls beeinflussen lassen. Dennoch erwägen wir seit längerem die Einführung eines Forums, die allerdings auch einige Probleme mit sich bringen könnte, von denen das von dir genannte – organisatorische – nicht einmal das wichtigste ist.

Divertente è vedere come i più scatenati a favore del “matrimonio precario” sono proprio quei tipi radical-comunisti che si oppongono alla precarizzazione del lavoro perché, a loro avviso la riforma Biagi rende insicuro il futuro delle giovani generazioni.. Ma come, il lavoro flessibile, presente nel resto d’Europa non spaventa nessuno e in Italia invece spaventa i mammoni che rimangono fino a 30 e più anni in casa! Quando escono però e vorrebbero sposarsi, in Chiesa o in Comune, che si fa? Si precarizzano i sentimenti e i desideri di fedeltà ?

Non vedo dove sia il “category mistake” in quanto ho scritto.

Io vedo solamente persone che richiedono solamente diritti senza considere la necessità  di affiancarli a doveri.

Il category mistake consiste nel paragonare la richiesta di istituzionalizzare rapporti precari sul piano delle scelte individuali e di richiedere, al contempo, la diminuzione della precarietà  nel mondo del lavoro. Applichi insomma l’aggettivo “precario” a due contesti diversi. Poi ovviamente fai anche un altro errore. La battaglia civile e laica (non laicista) per il riconoscimento di “unioni” diverse (non alternative) al matrimonio non è una battaglia per la precarietà . Al contrario.

“Il category mistake consiste nel paragonare la richiesta di istituzionalizzare rapporti precari sul piano delle scelte individuali e di richiedere, al contempo, la diminuzione della precarietà  nel mondo del lavoro. Applichi insomma l’aggettivo ”precario” a due contesti diversi.”

Secondo me invece i contesti sono simili; lavoro e famiglia sono le basi portanti della vita.

“Poi ovviamente fai anche un altro errore. La battaglia civile e laica (non laicista) per il riconoscimento di ”unioni” diverse (non alternative) al matrimonio non è una battaglia per la precarietà . Al contrario.”

Non vedo francamente il bosogno di queste unioni “diverse”: chi non è credente può tranquillamente sposarsi in comune, chi non vuole prendersi responsabilità  nei confronti del “partner” può continuare a convivere come fa adesso. Ma perfavore, no a matrimoni di serie B.

Una digressione (per pérvasion)

Qualche giorno fa, chiacchierando con pérvasion, ho paragonato gli ”Scritti sudtirolesi” di Hans Drumbl a “La disparition”, il romanzo lipogrammatico di Georges Perec in cui non viene mai utilizzata la lettera “e”. La mia tesi è molto semplice: il professore, un maestro della divagazione colta, è riuscito a compiere qualcosa di analogo a ”La disparition”, sforzandosi di raccontare il Sudtirolo senza parlare del Sudtirolo.
Ma che cosa manca esattamente negli articoli di Drumbl?
Per farvelo capire, citerò una manciata di parole tratte da una conferenza di Perec (”Creazione e costrizioni nella produzione letteraria”):

”Supponiamo che la lettera «e» sia sparita dall’alfabeto. Come si scriverà  una storia? Dunque: la prima cosa che viene in mente è dire: non si può scrivere una storia senza la lettera «e», non è possibile, non si può, non si può fare niente. Non si può dire: «je veux dormir» poiché nel «je» e nel «veux» abbiamo la lettera «e». Ma si può dire: «allons dormir!» Si può dire: «J’ai faim». Si può dire: «J’ai soif». Si può dire: «Mangeons». No, non si può dire «Mangeons»! Si può dire: «Bouffons».
(…) Vale a dire che la scomparsa della «e» si fa carico interamente del romanzo”.

Credo che in queste parole di Perec, naturalmente in via metaforica, sia custodito il significato cardinale del libro di Hans Drumbl: ”Scritti sudtirolesi” è prima di tutto un lipogramma, un esercizio mentale il cui abbrivio è un’omissione preventiva. ”Poniamo che il vocabolario della questione sudtirolese sia sparito dal Vocabolario” sembra dirci il professore. ”Imponiamoci la costrizione di evitare tutti quei concetti che sono legati a filo doppio con la logica del contrasto etnico. Poi proviamo a scrivere qualcosa sul Sudtirolo e vediamo cosa succede”.
Insomma: parafrasando Perec, e rimanendo rigorosamente sul terreno delle parole, si potrebbe anche dire che nel libro di Drumbl la scomparsa del Sudtirolo che è già  qui si fa interamente carico di un Sudtirolo che per adesso non è ancora, che però non è impossibile, che forse un giorno sarà .

Non vi pare che tutto questo, fatti i debiti distinguo, ricordi molto bbd? Non è anche il nostro un tentativo di spostare il punto di vista per poter ridire le stesse cose avendo l’impressione di raccontare qualcosa di diverso?
Per me è così. Anche il nostro progetto si regge su un ”come se”.
Dinanzi a noi c’è una soglia spalancata sull’ignoto. Probabilmente non porta da nessuna parte. Ma ci dà  ossigeno e proprio per questo vale la pena di varcarla.

P.S.: un lipogramma, letteralmente, è ”un componimento letterario in cui, per artificio retorico, si omettono intenzionalmente tutte le parole che contengono una determinata lettera o sillaba”. (De Mauro)

Andy, tu non senti l’esigenza di queste unioni “diverse”. Benissimo. C’è qualcuno che invece ne sente l’esigenza (e il fatto che in quasi tutti gli altri paesi europei questa esigenza sia stata anche regolata per legge dovrebbe farti riflettere). In democrazia funziona infatti così. In democrazia. Democrazia, Andy, non teocrazia (ma è possibile vivere in un paese nel quale il presidente della repubblica, ex comunista!, si premura di dire al Papa che la legge terrà  conto delle esigenze della chiesa? Che tristezza).

Schon heute können zwei Personen, die nicht heiraten möchten, einige Bereiche ihres Lebens vertraglich regeln und sich somit absichern. Bloß ist dies teuer und aufwändig, weil es der Mitarbeit eines Experten bedarf.

Die PACS wären nichts anderes als ein bereits geschnürtes und abholbereites Paket, das allen bereitstünde. Außerdem dürfen gleichgeschlechtliche Paare nicht standesamtlich heiraten, weshalb die PACS für sie von äußerster Dringlichkeit sind.

Wobei ich meine, dass man über kurz oder lang auch die Ehe für Homosexuelle öffnen muss!

So ein Theater. Es wird getan, als ob jetzt Homosexuelle wie Pilze aus dem Boden schössen. Es gab sie und es gibt sie, zum Glück können sie ihre Gefühle jetzt freier leben als früher.

Es gibt auch andere Beziehungen, die unter dieses Gesetz fallen und die mit Sexualität überhaupt nichts zu tun haben, sondern in denen es um gegenseitige Lebenshilfe geht.

Ich sehe aber auch nicht ein, warum meine, nicht eheliche Partnerschaft, die zwischen zwei erwachsenen, verantwortungsvollen Menschen eingegangen wurde, nicht auch die Möglichkeit einer zukünftigen Absicherung wie Rente geben sollte. In allen Belangen, die meine Tochter angehen (Schulausspeisung z.B.) oder die Familie (Wohnungsbau) gibt es keinen Rabatt, warum sollten wir dann nicht auch in den Genuss der Absicherungen wie eben der Rente kommen?

Se io fossi il redattore di questa straordinaria rivista (che c’è, che non c’è, che ci sarà ?) direi di spostare il post di Loiny nella sua sezione. Merita per così dire un “ingrandimento”. E una risposta.

Ich würde den Kommentar gern da lassen, wo er »zufällig« gelandet ist, als ein wunderbares – unerwartetes – Einsprengsel in diesem Blog. [Natürlich werde ich ihn verschieben, falls Loiny es wünscht.]

Ich habe mich bereits bei ihm persönlich für diese phantastische und unheimlich (!) klare Charakterisierung der Brennerbasisdemokratie gedankt. Hier möchte ich es noch einmal öffentlich tun: Es ist ein seltenes Glück, einen Denker wie dich dabeizuhaben.

@ pérvasion

“Es ist ein seltenes Glück, einen Denker wie dich dabeizuhaben”.

È possibile reagire a un complimento del genere senza oltrepassare la misura absburgica? Forse sì: facendo finta di nulla, guardandosi le unghie, o dicendo semplicemente “grazie”.

@ à‰tranger

A proposito dell’ “ingrandimento”: forse hai ragione tu. Anche a me, come a pérvasion, piaceva l’idea della digressione come “accadimento” casuale.
Però è vero: il suo posto, per ovvie ragioni, è tra i “Souvenir”.

Nei prossimi giorni cercherò di sistemarlo. Poi chiederò a pérvasion di inserirlo nella mia rubrica.

Ho sollecitato Hans Drumbl ad intervenire sul testo di Loiny. Ecco il suo intervento:

“Gestern habe ich eine Gemüsesuppe gegessen, wie sie mir schmeckt:
gute Kartoffeln, nicht zuviel Petersilie, nicht zu heiß, aber auch
nicht lauwarm.”
Warum sage ich solche Sätze nie? Weil sie dem gegenüber, was ich
tatsächlich denke, wenn ich an eine Suppe denke, überhaupt nicht
genügen. Ein Teller Suppe ist mit Erinnerungen an die Momente meiner
persönlichen Geschichte verbunden, wann, wo, unter welchen Umständen,
Suppen in meinem Leben eine Rolle gespielt haben, wie sich die
Essenspräferenzen im Lauf des Lebens verändert haben, welche
Schlüsselerlebnisse ich dabei hatte und an welche ich mich noch
erinnere. Das alles gehört in einen Bereich des Privaten, nicht weil
es eine Intimsphäre beträfe, die nicht für andere geöffnet werden
könnte, sondern einfach, weil die Zeit dafür fehlt, beim Zusammensein
solche zufälligen Momente des eigenen Lebens zum Gesprächsgegenstand
zu machen. Weil es immer Wichtigeres zu besprechen gibt.
Meine italienischen Texte können vielleicht als eine Art von
Verweigerung verstanden werden, immer nur über das “Wichtigere” zu
sprechen.
Vor einigen Tagen hielt Elisabeth Tauber in der Cusanus-Akademie ein
Referat über Wohntraditionen der Rom und der Sinti. Ein voller Saal
eineinhalb Stunden lebhafte Diskussion. Beide Landessprachen erklangen
in wohlgeformter Rede, um wohldurchdachte Standpunkte auszudrücken und
interessante Fragen zu stellen. Ich war zufällig dort und erwähne
diese Veranstaltung jetzt ganz zufällig. Ich denke an ein Südtirol wo
man “zufällig” über unsere Angelegenheiten sprechen kann, weil es ganz
normal ist, dass man über das spricht, was einem in einem bestimmten
Moment am Herzen liegt.
HD

Facciamo, facciamo. Andy, a parte il referendum, tu saresti in grado di portare acqua al mulino di chi dice che la legalizzazione di altre forme di convivenza toglie importanza all’istituto del matrimonio?

@ HD

La storia del Sudtirolo, sotto qualsiasi aspetto la si consideri, è pur sempre una storia di aquile.
Alcuni vecchi contadini, in certi giorni di maltempo, raccontano che “l’aquila fascista e l’aquila nazionalsocialista, dopo aver occupato il nido dell’aquila tirolese, l’assassinarono e se ne spartirono la carcassa. In seguito, grazie a una muta repentina con tutti i crismi del miracolo, il loro piumaggio divenne democratico e le due aquile poterono accoppiarsi. Nacque così, non proprio bellissima, l’aquila della Provincia autonoma di Bolzano”.
Alcuni giovani, credendo di ripercorrere le orme di Norbert C. Kaser, si propongono invece di arrostire l’aquila tirolese, non accorgendosi che proprio là  dove dovrebbe esserci, l’animale non è più. Al suo posto, a parte uno spazio vuoto a cui viene attribuita forma di volatile, non c’è nulla. L’aquila è morta. Da qualcuno, però, la sua assenza è così precisamente evocata, che il suo non esserci si manifesta in ogni dettaglio. Talvolta succede addirittura che qualcun altro, appollaiandosi sulle ali dell’idolatria, accarezzi il fantasma del suo piumaggio. “Per molti di noi” si usa ripetere in certi salotti “l’aquila tirolese non è soltanto assente: essa ci manca piuma per piuma”.
Ma la faccenda non è così semplice. A questo punto, per complicare le cose, alcuni intellettuali un po’ trendy potrebbero citare Alfredo Cattabiani e il suo preziosissimo “Volario”, dove a pagina 416 si legge che “dall’Ottocento a oggi l’aquila monocefala o bicefala è emblema nazionale di circa diciassette Stati”.
Non interessa l’aquila, ma le aquile. L’aquila è un simbolo plurale: non esclusivo, bensì inclusivo. Stando a quel che si dice in certi ambienti, insomma, niente meglio dell’aquila sarebbe in grado di rappresentare il carattere territoriale e multietnico dell’autonomia sudtirolese. Ma sarà  vero che il nostro cielo simbolico pullula di aquile? In effetti, è sufficiente alzare lo sguardo perché il nostro campo visivo si affolli. Ecco allora l’aquila romana, l’aquila induista, l’aquila del terzo Reich, l’aquila napoleonica, l’aquila della tradizione pellerossa, l’aquila fascista, l’aquila dei popoli del Messico, l’aquila bicipite austriaca, l’aquila simbolo di Cristo, l’aquila albanese, l’aquila polacca, l’aquila spagnola, l’aquila-giustizia di Dante.
“Ci sono proprio tutte” verrebbe da dire. Manca solo l’aquila reale, che negli ultimi tempi si vede un po’ meno. “È l’unica aquila che volteggia con le ali all’insù” diceva sempre mio padre, citando a memoria da un manuale di zoologia “Riconoscerla non è difficile. Capita che scivoli via con le ali piegate, ma in pieno volteggio le tiene in avanti come una poiana”. A volte, ma sempre più raramente, guardo in alto sperando di vederla. Più spesso mi verrebbe voglia di cambiare cielo, o che entro la linea del nostro orizzonte irrompesse finalmente un tucano.

Come vedi, HD, ho reagito al tuo testo con un altro testo, divagando un po’ troppo, forse, e partendo da molto lontano. Ma credimi: era l’unico modo per dire che la tua scrittura, irrompendo nei nostri cieli, ha portato in Sudtirolo un punto di vista radicalmente nuovo.
Era l’unico modo che avevo per dirti che sei un tucano. -))

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