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Dio, patria, famiglia.
Quotation 37

Dio, Italia e famiglia
Restano questi i valori più importanti

È l’esito di una ricerca realizzata dal Censis nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: il primo gradino è occupato dal nucleo familiare, anche se con ‘format‘ diversi dal matrimonio. In calo il desiderio di consumare

Al primo posto, la famiglia. Poi il luogo – l’Italia – dove più si è affinata la qualità della vita e il culto della bellezza (sic). A seguire la fede anche nelle vesti della tradizione religiosa. È questa, secondo un’indagine realizzata dal Censis nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la ‘scala’ dei valori in cui credono gli italiani.

[…]

Il gusto per la qualità della vita resta „una forza che genera coesione nell’individualismo italiano“, osserva il Censis nella sua ricerca sui valori degli italiani, che dimostrano di sentire l’orgoglio di appartenere al Paese del buon vivere. Il 56% dei cittadini è infatti convinto che l’Italia sia il Paese al mondo dove si vive complessivamente meglio. E anche se in futuro avessero la possibilità di andarsene via dal Paese d’origine, due terzi dei cittadini (66%) non lo farebbero in nessun caso.

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Fonte: la Repubblica online

Vedi anche:
Medien Nationalismus Religiun Umfrage+Statistik | Zitać | | la Repubblica | Italy | | Italiano

16 replies on “Dio, patria, famiglia.
Quotation 37

Il gusto per la qualità  della vita resta ”una forza che genera coesione nell’individualismo italiano”, osserva il Censis nella sua ricerca sui valori degli italiani, che dimostrano di sentire l’orgoglio di appartenere al Paese del buon vivere

Das kann ich meinen Erfahrungen gemäß tatsächlich bestätigen! Ich hatte schon häufiger das Vergnügen, zum Abendessen vonseiten junger, gut ausgebildeter Italiener eingeladen zu sein. Diese haben sich meistenteils desillusioniert aus ihrem Heimatland verabschiedet, um hier in München eine angemessene Arbeit zu finden. Jedenfalls wird nicht so sehr über Politik, über eine irgend geartete ”große Nation Italien” usw. gesprochen (wenn überhaupt, dann eher über diese geschimpft), sondern leidenschaftlich über die gute Küche, die Spezialitäten der jeweiligen Regionen und deren Lebensstil diskutiert! Fast könnte man sagen, dass die Kulinarik — zumal in der ”Diaspora” — eine überragend einigende Wirkung zeitigt (selbstverständlich neben der gemeinsamen Sprache). Hierüber wird jenes idealisierte Bild der ”dolce vita”, des guten italienischen Lebens, konstruiert, das dann auch das Gefühl vermittelt, demselben Land anzugehören.

Da quella che è la mia esperienza, concordo con Beppi. Molti sono i giovani che vanno a cercar fortuna all’estero e ce hanno del loro Paese un’immagine fortemente critica… :dunna:

die kritische haltung ist doch die grundlage jedweder weiterentwicklung (spätestens seit adorno ist das ein allgemeinplatz)

kritik ist nicht gleichzusetzen mit kategorischer ablehnung, finde ich

Sono d’accordo (!) con Beppi. A parte che un’indagine analoga effettuata in Sudtirolo piuttosto che in Texas darebbe i medesimi risultati (attaccamento autocelebrativo al territorio d’origine, fervente religiosità , valore intangibile della famiglia), mi pare che il sostanziale insuccesso delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia – solo la stampa, qualche intellettuale e certa classe politica s’è sentita realmente partecipe a tali eventi commemorativi – dimostri ancora una volta la scarsa propensione della popolazione italiana a riconoscere nella Nazione (e ne suoi simboli) un elemento d’omogeneità .

La „diaspora“ degli italiani all’estero ne è ulteriore prova: l’attaccamento all’Italia ha come denominatore comune lo „stile di vita“ (soprattutto enogastronomico), i ritmi della quotidianità , i dialetti. Come potrebbe essere altrimenti per un paese dove trionfano disuguaglianze sostanziali, politiche fallimentari, scarso interesse per il bene pubblico (soprattutto storico e ambientale), corruzione e assente trasparenza delle amministrazioni?

Soprattutto, è impensabile possa maturare la coesione nazionale di uno Stato dove è fallito totalmente il riscatto sociale delle classi meno abbienti, a causa delle poche risorse (umane ed economiche) fornite dal welfare. A parte l’orgoglio talvolta spropositato e un po‘ ipocrita per il genio e il talento italico, se non per „l’arte dell’arrangiarsi“ (purtroppo caratteri sopravvalutati contro il proprio stesso interesse), resta ben poco da sbandierare. E ainoi l’autocritica è pregio di pochi, qui come altrove.

Per questa ragione, parlare di un crescente „nazionalismo italiano“ – oltre all’esagerazione – è come sparare sulla Croce Rossa. Con il Governo Monti forse c’è un ritrovato orgoglio. Ma la gente comune starà  sempre nella merda. E avrà  ben altro a cui pensare che alla „gloria dell’Italia“ nel mondo.

Sono d’accordo. Parlare di neonazionalismo italiano non mi sembra proprio il caso, almeno per quanto sento in giro. Ma poi, „Dio, patria, famiglia“???? Boh, vedo che anche i sondaggi del Censis vanno presi con le molle, e temo anche che siano influenzati dall’esuberanza immaginifica del suo presidente. Una delle tante odiose frattaglie del berlusconismo è anche la sondaggite….

Il patriottismo è il rifugio dei mascalzoni.

Un Paese, prima di inziare a far scorrere il sangue, si fa chiamare patria.

Smantellare l’italia è doveroso e salutare.

Stranamente mi torna in mente la frase di Marx che diceva la religione essere l’oppio dei popoli… fosse vissuto abbastanza da vedere il primo dopoguerra, vi avrebbe aggiunto il nazionalismo. Il rinnovato interesse per questi temi è certamente dovuto al desiderio di evadere da una cruda realtà , che è quella di un Paese traballante, umiliato dall’incompetenza della propria classe dirigente e con poche speranze. L’ingiustizia sociale non trova sfogo in manifestazioni energiche, solo perchè imbrigliata tramite i canali della disinformazione, del carovita e della presunta ineluttabilità .
La gente in Italia non va a lanciare molotov per strada solo perchè è informata male, è talmente povera da vivere a rate (ma non abbastanza da non aver più nulla da perdere) e perchè dal crollo del muro non esiste nemmeno un barlume di alternativa (per quanto non necessariamente migliore) alla situazione presente. Così si rifugia nell’idea di una nazione, che forse non è mai esistita, di un Dio che la ricompenserà  dei sacrifici e nella famiglia, in cui trova ormai l’unica fonti di gratificazione… io la leggo così… poi ci son quelli che han capito la situazione e tra questi certamente alcuni son portati ad emigrare…

@pé

Due espressioni gergali (troppo forti?) inserite in un ragionamento lineare, non la sintesi delirante di chi parla di un prossimo „scorrimento di sangue“ e del disfacimento di uno Stato [democratico] come „azione doverosa e salutare“. Da queste frasi al terrorismo, il passo è assai breve. Sappiatelo.

@fabivs

Rifugiarsi in Dio, patria, famiglia? Sul sito http://www.schuetzen.com nell’intestazione leggo: „Glaube, Heimat, Vaterland“. Così, tanto per ricordarlo – H. K. Peterlini c’ha già  scritto libri interi.

@fabivs

lascerei da parte le considerazioni sull’impoverimento, che mi convincono fino a un certo punto. C’è stato un grosso spostamento di peso dal lavoro dipendente e da quello che crea ricchezza reale a quello autonomo e alle rendite improduttive nel settore dei servizi, con aumento dell’evasione fiscale, del parassitismo insieme a uno sconfortante scadimento della classe dirigente in genere, politica e non, in parallelo la teoria del „pollo di Trilussa“ per quanto riguarda le medie statistiche è diventata sempre più vera. Sicuramente sono venti anni persi per quello che poteva essere un recupero etico e umano del paese, senza il quale ogni progresso è impossibile e al tempo stesso va a fondo l’autostima degli individui che volenti o nolenti si trovano a far parte di un determinato popolo. Del governo Monti si potrà  dire tutto quello che si vuole, nel senso che sicuramente le discussioni sono aperte specie per quanto riguarda gli aspetti sociali, però sono sparite le scene oltraggiose che si era costretti a vedere, dal parlamento impegnato a discutere sulla nipote di Mubarak, ai deputati intervistati sul significato di „spread“ che non lo sapevano e davano risposte ridicole e sgrammaticate, a un certo parlamentare la cui incapacità  di esprimersi in italiano ha fatto il giro di youtube, e via degradando, tutta gente con gli stipendi più alti in classifica, inferiori solo a quelli dei colleghi tedeschi, in un paese con le paghe medie nette tra le più basse dell’Ocse.

@Valentino

Qui esageri tu, mi sa. Il rifiuto nei confronti dell’Italia è diffuso tra diversi suoi cittadini e può arrivare fino al desiderio di secessione (cosa legittima se perseguita democraticamente). Per chi la pensa così ogni appello al patriottismo equivale a nazionalismo e retorica vacua, in questo caso specifico forse detto con espressioni un pò shocking (troppo forti?). Gli Schuetzen si fregiano del logo „Glaube, Heimat, Vaterland“ come ogni „destra“ europea (a proposito, interessante la mancanza di „Familie“), qui si parlava del Censis che avrebbe affibbiato questa triade di valori agli italiani in genere.

Il rifiuto nei confronti dell’Italia è diffuso tra diversi suoi cittadini e può arrivare fino al desiderio di secessione (cosa legittima se perseguita democraticamente). Per chi la pensa così ogni appello al patriottismo equivale a nazionalismo e retorica vacua, in questo caso specifico forse detto con espressioni un pò shocking (troppo forti?).

E‘ un fenomeno che conosco bene. Non sottovaluterei però dichiarazioni che mettono eccessivamente in dubbio lo Stato di diritto (un po‘ come quando, su questo sito, si apostrofarono talune posizioni come „patriottismo costituzionale“ quasi fosse un’offesa…): non sono contrario alle istanze secessioniste, ma – come dici tu – se perseguite democraticamente e civilmente.

p.s. L’evidenza che lo Stato di diritto venga quotidianamente violato dallo stesso legislatore, beh… questo è un altro discorso.

Sono d’accordo (!) con Beppi

Das freut mich ja, dass du mit mir einer Meinung bist, Val. Warum aber das Ausrufezeichen?

Übrigens kenne ich auch nicht wenige Auslands-Südtiroler, die ähnlich (wenngleich nicht ganz so arg) über Südtirol schimpfen, wie die Italiener über Italien. Das sind dann Uni-Professoren („FUB, Museion und der ganze Kaas sind nur dürftige kulturelle Feigenblätter“), Mediziner in der Facharztausbildung („würde ich nie in Südtirol machen“), und anderweitige Akademiker („zu wenig Möglichkeiten und Chancen“). Nach dem, was man hier vernimmt, mögen solche Aussagen auch nicht verwundern.

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