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Agenzia Sudtirolese delle Entrate.
Il ruolo ambiguo della Provincia autonoma nella riscossione delle entrate tributarie ed una possibile alternativa

Thomas Benedikter per .

A fine febbraio i sindacati hanno proposto di abolire l’addizionale IRPEF regionale e comunale per consentire ai lavoratori un modesto recupero di potere d’acquisto. L’operazione verrebbe a costare 65 milioni di Euro alla Provincia autonoma, controbilanciabili con risparmi in varie categorie di spesa provinciale. Un atto dovuto della Provincia, affermano in coro i sindacati, dopo due tappe di tagli all’IRAP per sgravare gli imprenditori che sono costate notevolmente di più in termini di entrate mancate. Durnwalder si è detto contrario perché una tale misura avvantaggerebbe i percettori di redditi più alti e perché costringerebbe la Provincia a risparmiare. Dall’altra parte, sotto la pressione delle associazioni imprenditoriali, il presidente si impegna affinché siano allentati i controlli fiscali per le imprese. La Guardia di Finanza, per contro, nel corso 2008 grazie a 772 verifiche ha scoperto 770 milioni di Euro non dichiarati al fisco, recuperando 200 milioni di Euro di imposte evase. Due controlli al giorno in una provincia con 50.000 imprese non sono eccessive, ciononostante la Guardia di Finanza ha dovuto ridurre questo numero a causa della mancanza di personale (vedi Dolomiten, 30.12.2008).

Infatti, per finanziare un eventuale taglio all’addizionale IRPEF regionale e comunale il rafforzamento della lotta contro l’evasione, “l’imposta invisibile” (CGIL), sarebbe la fonte più abbondante, senza ricorrere a riforme fiscali. Una ricerca dell’AFI-IPL (dimensione lavoro n.1/2005) ha stimato l’economia sommersa nella nostra Provincia al 18% del PIL prodotto qui (17 miliardi Euro nel 2008), mentre il Ministero delle Finanze arriva ad almeno il 12%. Assumendo la media come stima realistica, il gettito fiscale non incassato equivalente a tale dimensione di economia sommersa tocca quasi un 1 miliardo di euro. In altre parole: se ci fosse un impegno serio da parte di tutto l’ente pubblico contro l’evasione fiscale, sia a livello del personale, dei sistemi informatici, dei regolamenti impiegati nell’accertamento e verifica delle imposte, le maggior entrate fiscali potrebbero gonfiare il bilancio provinciale e consentire riduzioni eque e solidali della pressione fiscale per tutti. In quest’ottica appare assurdamente ambiguo e controproducente il continuo impegno della Provincia per allentare i controlli fiscali delle imprese ed in generale la sua mancanza di collaborazione per la riscossione delle imposte, benché fosse prevista dallo Statuto di autonomia (art. 11). Occorre ricordare che anche secondo il nuovo sistema di finanziamento, stipulato con il governo nel novembre 2009, di ogni euro non riscosso in imposte erariali, mancano 90 centesimi alle casse della Provincia, non più spendibili per i servizi sociali, per il sistema formativo ed il miglioramento delle strutture sanitarie.

Di un taglio all’IRPEF regionale e comunale approfitterebbero di più i percettori di redditi alti? Non è un buon argomento questa affermazione di Durnwalder, perché basterebbe applicare uno sgravio limitato ai redditi dei lavoratori dipendenti non eccedenti un determinato limite. Anche se i redditi alti fossero fra i beneficiari, non è questo che incide per una tassazione più equa dei redditi: occorre ricordare che nella nostra Provincia, al vertice delle regioni d’Italia per PIL pro capite, nel 2010 si incasseranno appena 103,8 milioni di Euro di imposte sui redditi da capitale (previsioni della Provincia autonoma), e sono quasi inesistenti le entrate provenienti da imposte sugli immobili. È infondato, inoltre, il timore che il piccolo taglio dell’addizionale IRPEF necessariamente dovrà ripercuotersi sulle tariffe pubbliche: la Provincia ha ampie possibilità di risparmio in altri settori. Due esempi: con 327 milioni. di Euro la Provincia nel 2010 spenderà più del doppio in contributi alle imprese rispetto al Land Tirolo, per non citare il livello di contributi alle imprese delle regioni ordinarie vicine. Dall’altro canto, i politici SVP, benché tesi a sbandierare la necessità dell’autonomia impositiva (Steuerautonomie), non usano lo spazio impositivo già presente nello statuto di autonomia. L’imposta sul turismo (art. 9) è stata soppressa 15 anni fa per fare un regalo agli albergatori e le lobby imprenditoriali e perché la Provincia, in presenza di un lauto saldo fiscale primario a suo favore, non ne aveva neanche bisogno. I tempi sono un attimino cambiati.

Quale conclusione? Oggi non basta ripetere gli slogan generici contro l’evasione fiscale, benché legittimi, se ai vertici della Provincia continua a regnare l’atteggiamento di frenare i controlli fiscali invece di impegnarsi seriamente affinché venga recuperata almeno una parte dei 900-1.000 milioni di Euro che ogni anno non affluiscono nelle casse provinciali per questo motivo. I semplici richiami dei sindacati sono effimeri perché stante alla situazione odierna le responsabilità per la riscossione fiscale non sono per nulla appropriate. Il problema di fondo è quello che nella nostra Provincia (e in tutte le altre regioni speciali) non coincidono le responsabilità di spesa pubblica da una parte e di imposizione e riscossione delle imposte dall’altra. Se l’autonomia impositiva resta un obiettivo lontano, a cui ci si avvicinerà solo con piccoli passi, è molto più realistica la provincializzazione della funzione della riscossione. Un’agenzia delle entrate provinciale dovrebbe avere due caratteristiche di fondo: da una parte l’efficienza dell’amministrazione provinciale portando un altro tipo di trasparenza in questa materia; dall’altra parte l’indipendenza dagli interessi delle categorie economiche. In altre parole: dovrebbe trattarsi di un’agenzia non succube del Governo provinciale e non orientata secondo le preferenze politiche dei più forti, ma controllata da organi composti da cittadini eletti e magistrati. I vantaggi sarebbero enormi, soprattutto per contrastare l’evasione. La stretta collaborazione fra l’amministrazione provinciale e agenzia delle entrate permetterebbe di incrociare una marea di dati a disposizione della Provincia sui contribuenti e percettori di un’ampia gamma di servizi e contributi locali. Tutto questo a vantaggio dell’efficienza della riscossione e del volume delle entrate spendibili da parte della Provincia per i servizi per la collettività. Tale riforma consentirebbe di raddrizzare un effetto perverso: la Provincia, benché beneficiaria del 90% delle entrate erariali, non solo non s’impegna, ma chiede un fisco possibilmente più assente.

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12 replies on “Agenzia Sudtirolese delle Entrate.
Il ruolo ambiguo della Provincia autonoma nella riscossione delle entrate tributarie ed una possibile alternativa

Angeblich gibt es das Problem der Abwanderung von Firmen in andere Regionen, wo noch deutlich weniger kontrolliert wird, als hierzulande. Doch Südtirol darf nicht als Paradies für Steuersünder punkten. Eine Anweisung von oben, weniger Kontrollen durchzuführen, käme einem Freibrief für Steuerhinterzieher gleich.

Punkten sollten wir dagegen durch geringere und gerechtere Steuern für alle, was wir uns dann leisten können, wenn alle ihrer Beitragspflicht nachkommen — und nicht, wenn wir ein System etablieren, das die Schlauen und die Starken belohnt.

Deshalb: Rigorose Kontrollen und Rechtssicherheit, aber auch so rasch wie möglich vollständige Steuerhoheit. Die Verantwortung für die Kontrollfunktion wäre ein erster Schritt dahin.

***

Übrigens bin ich der Meinung, dass die im staatlichen Vergleich überdurchschnittlich vielen (wenngleich in absoluten Zahlen immer noch wenigen) Kontrollen einen wichtigen Beitrag dazu leisten, Südtirol weitgehend mafiafrei zu halten. Anderswo — auch in benachbarten Regionen des italienischen Nordens — sind größere öffentliche Aufträge schon fest in der Hand der organisierten Kriminalität.

Il problema di fondo è quello che nella nostra Provincia (e in tutte le altre regioni speciali) non coincidono le responsabilità  di spesa pubblica da una parte e di imposizione e riscossione delle imposte dall’altra.

Das ist in der Tat ein Riesenproblem. Als kleines Land hätten wir bei einer tatsächlichen Steuerhoheit die Chance, dass dieser Zusammenhang von den BürgerInnen nachvollzogen und verinnerlicht wird. Die Diskussion um Steuerhoheit wird häufig populistisch missbraucht und auf den alleinigen Faktor Steuersenkungen reduziert. Dies greift absolut zu kurz. Die Diskussion um die Art des Steuersystems wäre eine Grundsatzdiskussion über die Rolle des Landes generell. Welche Art von Sozialstaat wünschen wir? Welche Leistungen soll das Land für die BürgerInnen übernehmen? Wollen wir mehr Land oder weniger Land? Wieviel ist uns Bildung, Familienpolitik, ein öffentliches Gesundheitswesen, der öffentliche Verkehr usw. wert. Die Höhe der Steuern ist eine Funktion davon. In Schweden hat ein Unternehmer mal auf die Frage, ob ihn die hohe Steuerbelastung (Schweden hat eine der höchsten Steuersätze, aber auch einen vorbildhaften Sozialstaat) nicht ärgern, geantwortet: Solange mir der Staat ausgezeichnet ausgebildete Mitarbeiter garantiert, die Kriminalität aufgrund eines funktionierenden Wohlfahrtsstaates gering ist, sich jeder das Gesundheitswesen leisten kann und die Wettbewerbsfähigkeit Schwedens sogar höher als fast aller anderen Industrieländer ist, stört mich das hohe Steueraufkommen überhaupt nicht. Jeder ahnt, dass jede Steuerdiskussion in Italien von solchen Aussagen um Lichtjahre entfernt ist.
Aber auch Südtirol hat noch einen weiten Weg. Nicht wenige Untugenden Italiens wurden in Südtirol kopiert. Eine völlige Steuerhoheit ist notwendig und muss gefordert werden. Die Diskussion wie wir danach das Südtiroler Gemeinwesen gestalten muss von uns geführt werden. Die Minispielräume, die schon jetzt möglich sind, müssen mit dem Weitblick einer völligen Steuerhoheit, verantwortungsvoll genutzt werden.

Ich kann mich auch nur anschließen, zusätzlich möchte ich noch auf die jüngst in den Medien gemachten Aussagen von Renate Holzeisen aufmerksam machen, die das System Südtirol sehr gut beschreibt und eine Steuerautonomie fordert. Mit allen Konsequenzen.

@regulus:

Ich interpretiere das als ein deutsches “giù le mani”. Der Artikel von Romano Viola betrifft auch dich. Es sind aber nicht nur Italiener die immer glauben dass das Land prinzipiell schlechter ist als der Staat. Aber uns sollte es mehr um das WIE gehen als um das OB.

Tassa sul turismo? Interessante: che genere di tassa era?
So che in alcuni paesi europei occorre pagare una, in verità  modesta, tassa sui pernottamenti. Credo che, se l’importo non fosse eccessivo sarebbe una misura fondamentalmente giusta.
Il turismo è indubbiamente una grande risorsa; ma per alcuni è un business ricchissimo, ad altri crea solo disagi. Basta recarsi a Merano prima del Traubenfest o a Bolzano per i mercatini per capire cosa intendo. I negozi e i bar del centro incassano quasi quanto nel resto dell’anno; mai cestini (ed a volte le strade) sono strapieni di rifiuti e le strade sono bloccate dal traffico, perciò i residenti non hanno spesso di che gioire. Forse le entrate di una piccola tassa sui pernottamenti (o anche solo sugli arrivi) potrebbero migliorare qualche servizio e dunque rendere i turisti più graditi anche ai residenti e ai pendolari.

…Il problema di fondo è quello che nella nostra Provincia (e in tutte le altre regioni speciali) non coincidono le responsabilità  di spesa pubblica da una parte e di imposizione e riscossione delle imposte dall’altra….

Appunto, il problema dei problemi è proprio questo. Autonomia significa soprattutto responsabilità : correlare le entrate alle uscite, sapere che se si incassa 100 e si vuole spendere 120 i modi sono due: o si accende un debito di 20 o si combatte l’evasione fiscale in modo da arrivare a quella cifra, e ambedue sono decisioni politiche, cioè sovrane. Allo stato attuale questo tipo di responsabilità  le regioni autonome non ce l’hanno, anzi semmai il tipo di autonomia di cui godono le porta a un notevole grado di irresponsabilità , vedi il caso della Sicilia. Questo mentre le regioni a statuto ordinario sanno che in futuro dovranno sempre più contare sulle risorse proprie, non più sui trasferimenti dallo Stato, e quindi devono valutare attentamente quanti soldi vogliono spendere e come. Non lo si capisce bene, perché come al solito questo governo avvolge tutto in una nebbia di demagogia e populismo, ma lo si sta sperimentando giorno giorno, sulla nostra pelle, tipo quando ci si rivolge a una ASL per curarsi.

Come Tuscan gistamente sottolinea, le Regioni finanziariamente forti giustamente chiedono proprio questo: correlare le entrate alle uscite, cioè essere in misura maggiore responsabili delle proprie entrate e spese, in due parole: più autonomia fiscale. Purtroppo lo stato italiano con 1700 miliardi di debito pubblico non può permettersi di liberare le sole 4 regioni forti del Nord dalla morsa di sostenere il resto del paese.
So rasch wie möglich Steuerhoheit, meint pérvasion, doch bleibt bei dieser Frage ein Umstand in der Diskussion immer noch völlig ausgeblendet: das Südtiroler Niveau an öffentlichen Ausgaben liegt weit über dem gesamtitalienischen Durchschnitt und kann nur mit einer privilegierten Form der Finanzierung der Autonomen Provinzen und Region aufrecht erhalten werden. Das wird auch durch das neue Finanzabkommen zum Glück der Südtiroler so gut wie festgeschrieben. Steuerhoheit nur für eine oder eine Gruppe von schon bevorteilten Regionen ist nicht denkbar. Sie läuft immer auf massive Steuerentlastung der gut organisierten Interessengruppen hinaus. Die Kombination “Ausgabenvorteil” und “Steuerentlastung” etwa für die autonomen Regionen ist für die Melkkuh-Regionen im Norden unerträglich. Si müssten mitansehen, dass die autonomen Nachbarn nicht nur weitaus mehr ausgeben können, sondern sich in Richtung Steueroase bewegen.
Steuerhoheit oder besser gesagt mehr Autonomie in der Gestaltung der Steuern ist nur denkbar in solidarischer und symmetrischer Form für alle Regionen, denn alle wollen mehr ausgeben und weniger belasten. Wenn Südtirol auf seinen heutigen FInanzierungsvorteil gegenüber den Normalregionen (rund -1.600 Mio Euro an verausgabbaren Mitteln der öff. Hand in Südtirol jährlich weniger) verzichten müsste, wäre jeder Spielraum für Entlastungen vorbei, im Gegenteil: das Land müsste anfangen, ernsthaft die Steuerhinterziehung zu bekämpfen. Auch R. Holzeisens Vorschläge lassen diese Zusammenhänge außer acht.

Sembra che al Comune di Roma ci sia un buco di bilancio di 12 miliardi di Euro e la Regione Lazio ha uno dei deficit piu’ alti d’Italia nella sanità . Ambedue ormai sono in mano al centro-destra. Sarà  interessante sapere cosa ne penserà  il loro “alleato” Lega Nord, trionfatrice nelle elezioni regionali, quando si tratterà  di mettere mano ai soldi dei contribuenti per ripianare i buchi.

Es ist strittig ob Südtirol mehr vom Staat bekommt als im Land Steuern eingehoben werden oder nicht. Unstrittig dürfte jedoch sein, dass sich ein reiches Land wie unseres selbst finanzieren kann. Ob dafür die eine oder andere Einsparung nötig ist, sei dahingestellt — in jedem Fall muss es möglich sein, Südtirol auf die eigenen Beine zu stellen. Und das ist meines Erachtens längst überfällig. Mit welcher Berechtigung maßen wir uns als reiche Region an, unter Umständen auch noch auf Kosten anderer, womöglich ärmerer Gebiete zu leben? Es ist eine Frage der Eigenverantwortung sowie des politischen und gesellschaftlichen Anstands, endlich die volle Steuerhoheit zu fordern! Im Übrigen werden unsere Gelder gegenwärtig nicht immer sinnvoll ausgegeben; müsste das Land dafür direkt vor dem Bürger geradestehen — im besten Falle auch noch direktdemokratisch — wäre das nur gesund.

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