Catalogna, unità (quasi) rifatta.

Dopo la sospensione cautelare del referendum consultivo sull’indipendenza da parte del Tribunale Costituzionale, il presidente catalano Artur Mas (CiU) dieci giorni fa aveva deciso di ritirare la convocazione alle urne. Con questo atto si ruppe l’unità fra le forze favorevoli all’autodeterminazione, in quanto la sinistra repubblicana (ERC), Candidatura d’Unità Popolare (CUP) ed i Verdi (ICV) si dissero contrari a tale passo. Poche ore dopo la rottura però lo stesso Mas lanciò un processo alternativo, basato su una legge diversa da quella impugnata dal governo centrale e grazie al quale i catalani saranno comunque chiamati ad esprimersi sull’indipendenza il prossimo 9 novembre (9N). Ed è attorno a questa proposta, che sta raccogliendo un notevole consenso fra la popolazione, che i partiti stanno ricostruendo l’unità perduta — anche grazie alle pressioni provenienti dalle associazioni della società civile. CiU, ERC e CUP hanno già annunciato di sostenere il nuovo 9N, mentre i Verdi dovrebbero aderire oggi, dopo aver comunicato che, in parallelo, raccoglieranno firme davanti alle sezioni di voto per denunciare l’atteggiamento antidemocratico del governo madrileño all’Unione Europea.

Nel frattempo oltre 30.000 cittadine e cittadini si sono volontariamente iscritti per svolgere tutte le operazioni di voto, giacché legalmente non potranno essere i funzionari pagati dalla Generalitat e dai comuni ad assumersi tale onere. Ed il governo di Mas ha annunciato che per ora è già assicurata la presenza delle urne nel 99% dei 947 comuni catalani. Se comunque rimanessero singoli comuni senza sezioni aperte i cittadini potranno comunque partecipare alla votazione nelle località limitrofe.

Per il governo spagnolo invece è estremamente difficile intraprendere azioni legali nei confronti del processo ora in corso, in quanto non esiste alcun decreto di convocazione. Probabilmente il presidente Mas attenderà il giorno precedente la votazione (o perfino la mattina dello stesso 9 novembre) per chiamare ufficialmente alle urne la popolazione. In tal modo anche se il Tribunale Costituzionale procedesse a un’ulteriore sospensione ciò avverrebbe a votazione già conclusa.

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