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Gli italiani e l’indipendenza.

L’istituto di ricerca Apollis di Bolzano, per conto del movimento politico Süd-Tiroler Freiheit, ha intervistato 502 sudtirolesi di madrelingua italiana ai fini di sondarne, per prima volta in maniera organica e dedicata, l’opinione a riguardo di un’eventuale indipendenza dall’Italia.

Considerando che

  • gli italiani, all’infuori della modesta esperienza di , non hanno mai avuto alcun interlocutore politico o sociale serio che abbia reso loro appetibile l’idea;
  • non c’è nessuna campagna od azione di sensibilizzazione in corso;
  • un tale progetto è stato spesso proposto in chiave sciovinista, e potrebbero dunque sentirsi minacciati od esclusi da quest’opzione;
  • si tratta di una possibilità  attualmente abbastanza remota;
  • le forze politiche «italiane» hanno sempre ignorato, o peggio, avversato questa proposta;

il risultato ha davvero dell’incredibile. Uno strepitoso 41% degli intervistati, infatti, si dice d’accordo sin da subito ad indire un referendum, e dunque ad accettare che sia tutto il popolo sudtirolese ad esprimersi sulla questione.

Ed ancora il 22% degli intervistati voterebbe per una dissoluzione dei legami con lo stato nazionale, a condizione che venga «garantita l’identità  linguistica e culturale» del gruppo linguistico italiano. Proprio incredibile: Un «italiano» su cinque sarebbe favorevole all’indipendenza ancor prima che vi sia un’azione reale e mirata di sensibilizzazione in tal senso.

Sono cifre confortanti ed inaspettate, che confermano ed allargano il responso di un sondaggio condotto qualche mese addietro per conto di ff, settimanale in lingua tedesca. L’impressione, all’epoca, era che la domanda fosse mal formulata ed abbia potuto indurre, per l’infelice paragone col Kosovo, i sudtirolesi di tutti i gruppi linguistici ad esprimersi in maniera estremamente cauta. Impressione apparentemente avvallata dai risultati attuali.

Queste cifre, ora, dovrebbero convincere tutti quanti che

  • l’impegno per l’indipendenza del Sudtirolo, se condotta nel modo giusto, non è a priori un’azione rivolta contro gli italiani;
  • l’autodeterminazione non è un traguardo remoto, almeno da un punto di vista sociale, e che gli italiani non andranno mai più esclusi da alcuna considerazione a riguardo;
  • anzi, è solo rafforzando la coesione sociale e l’identificazione di tutti con questa terra che il risultato sarà  davvero a portata di mano.

In questo contesto sarebbe proprio un progetto come quello proposto per primo da ad avere le carte in regola per venire accettato da tutti. Perché, probabilmente, farebbe fare un salto di qualità  impressionante alla convivenza in una futura realtà  convintamente plurilingue.

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32 replies on “Gli italiani e l’indipendenza.”

Usi sempre la parola “dedicata” (secondo me a sproposito).

Cito:

In questo contesto sarebbe proprio un progetto come quello proposto per primo da bbd ad avere le carte in regola per venire accettato da tutti. Perché, probabilmente, farebbe fare un salto di qualità  impressionante alla convivenza in una futura realtà  convintamente plurilingue.

“Probabilmente” ist witzig.

Il progetto proposto da BBD presuppone un abbassamento della funzione etnica quale chiave d’accesso alla cittadinanza sudtirolese “indivisa”. Io sono convinto che se questo lo vai a spiegare BENE alla gente, l’entusiasmo per una soluzione indipendista scenderebbe parecchio.

Die Umfrage ist in vielerlei Hinsicht vielversprechend und zukunftsweisend:
1) Apollis bürgt für die Seriosität und Wissenschaftlichkeit der Umfrage. Somit sind die Resultate repräsentativ.
2) Die Resultate ermitteln bei den italienischen SüdtirolerInnen eine erstaunlich hohe Zustimmung für die Unabhängigkeit Südtirols.
3) Diese Resultate sind deshalb erstaunlich, da sich bis jetzt noch kein Politiker oder sonstige Institution oder Vereinigung explizit mit dem Thema Unabhängigkeit im postiven Sinne (z.B. bbd Projekt) an die italienischen SüdtirolerInnen gewandt hat.
4) Man kann sich vorstellen, wie die Resultate aussehen würden, wenn tatsächlich ein Unabhängigkeits-Projekt im Raum stehen würde, das alle Sprachgruppen gleichberechtigt anspricht, keine rückwärtsgewandten Ängste schürt und vor allem die immensen Chancen und Zukunftsperspektiven heraushebt.
Fazit: das zarte Bäumchen das hier wächst wird noch einmal sehr viel Schatten spenden.
An Etranger: ich fände es ganz gut, wenn du nicht immer nur das Haar in der Suppe suchen würdest, sondern das Glas auch mal halbvoll sehen würdest.

forse uno dei motivi di questo sorprendente atteggiamento dei sudtirolesi di lingua italiana sta nell’idea che una prospettiva indipendentistica rimetterebbe in discussione tutti gli assetti attuali, dando il ruolo di protagonisti anche a loro. Il che indirettamente mostra il bisogno di tutti di essere soggetto, di vedersi riconosciuta (o meglio di potersi costruire) una appartenenza. C’e’ anche la necessità  per gli italiani del Sudtirolo di darsi dare una reale rappresentanza politica.

Io sono una rappresentante di quel 22%: Peccato però che non ci sia neanche un partito in grado di intercettare il voto italiano-indipendentista. Per questa volta voterò i verdi come proposto da pervasion, e specialmente Valentino Liberto.

Wenn es so wäre, wie Enrico schreibt, würde dies bedeuten, dass eine unerwartet große Anzahl Italiener die Ansicht der bbd teilt, dass die Unabhängigkeit eine völlig neue Perspektive eröffnen könnte — in der das Verhältnis zwischen Mehrheit und Minderheit, sowie der ethnische Faktor im Allgemeinen, in den Hintergrund rücken.

Wir dürfen dies natürlich auch nicht überbewerten: Ich bin mir sicher, dass auch bei den Italienern wenigstens teilweise sehr pragmatische und alltägliche Gründe für eine Abspaltung sprechen. Beispielsweise die Erwartung, dass sich ein unabhängiges Südtirol eine effizientere Bürokratie, Justiz, Post (…) geben könnte.

Solange es jedoch eine gute Mischung aus all diesen Faktoren gibt, und sich zeigt, dass viele Italiener keine Angst vor einem gemeinsamen Neuanfang haben, finde ich dies äußerst positiv. Es ist aber wichtig, das vorhandene Vertrauen nicht zu missbrauchen.

Im Übrigen bin ich davon überzeugt, dass die bbd nicht unwesentlich dazu beigetragen hat, dass auch die Rechten allmählich — und mehr schlecht als recht — die Italiener »entdecken« und verstehen, dass eine bessere Zukunft für dieses Land nicht ohne sie, sondern nur mit ihnen möglich und denkbar ist. Das war bis vor wenigen Jahren unvorstellbar für Politiker, die nur die »Deutschen und Ladiner« über Südtirols Zukunft abstimmen lassen wollten.

Ich gebe zu: Das ist nichts als ein Anfang, doch es ist besser als nichts.

gemäß umfrageergebnis sind es erwartungsgemäß die wähler und sympathisanten des linken italienischen spektrums die sich eine unabhängigkeit wünschen. wenn wir davon ausgehen, dass (mindestens) die hälfte der italiener rechts wählt, dann müssen wir annehmen, dass unter den linken fast doppelt so viele (bis zu 40%) für die unabhängigkeit sind. da ist es schon schockierend, dass diese parteien (pd, grüne, linke…) ein thema strikt ablehnen, das ihre wähler stark zu interessieren scheint. speziell die grünen haben mit dem thema ein riesenproblem, ohne es überhaupt erklären zu können. das sind krasse widersprüchlichkeiten, die sich bei den wahlen rächen… zb indem viele italiener die svp ankreuzen, obwohl die ja auch nicht für die unabhängigkeit ist. liebe linke, setzt euch mal nach den wahlen in ruhe hin und lasst euch etwas einfallen, denn diese zahlen darf man nicht ignorieren.

Principi fondamentali della Costituzione Italiana, art. 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali. […]”
Lo Stato Italiano è uno ed indivisibile. Ogni secessione è quindi palesemente incostituzionale; se la proposta venisse sottoposta a referendum, questi non otterrebbe mai il riconoscimento dalla Corte Costituzionale, e avrebbe quindi valore nullo.
Di che stiamo a parlare quindi?
Saluti,
DR

Il diritto dell’autodeterminazione è un diritto internazionale riconosciuto, firmato è ratificato anche dall’Italia. Il diritto internazionale nella gerarchia delle fonti giuridiche sta al di sopra del diritto nazionale.
Poi tra l’altro questioni del genere non sono prevalentemente questioni giuridiche ma questioni politiche.
Se il popolo Sudtirolese (tedeschi, italiani. ladini) nella loro maggioranza vorrebbero un distacco dall’Italia, nessuna forza del mondo a lungo termine potrebbe rifiutare questo desiderio, neanche la Costituzione italiana.

Bravo à‰tranger, un contributo invero interessante. Peccato venga da qualcuno che non riesce a mettere in fila tre frasi in tedesco senza fare una stecca, che ha fondato un blog per il plurilinguismo (!) nel quale perfino i titoli contengono errori (“die Meistgelesene”, “un laboratoire linguistique pour Tyrol du Sud” oppure, su Segnavia, “die Grüne”…) e dove si parla tanto della “lingua dell’altro” e del rispetto per chi fa uno sforzo per parlarla.

Cattiveria per cattiveria. E dico tutto questo sapendo benissimo di non essere perfetto — come tutti insomma.

A Domenico risponderò più avanti con un attimo di calma.

A che condizioni può essere esercitato il diritto all’autodeterminazione? Quand’è che un popolo può rompere le frontiere che fino a quel momento l’avevano racchiuso?

Esiste una legittima pretesa alla secessione solo nel caso in cui un popolo venga escluso dal processo di decisione, ovverosia dalla possibilità  di influire sulla politica nazionale esercitando pienamente i diritti civili e politici; così è accaduto in Kossovo (a cui la Serbia, nel 1989, ha essenzialmente cancellato l’autonomia, trasferendo a Belgrado il controllo degli affari interni e chiudendone, l’anno seguente, il parlamento), ma mai in Europa occidentale, tantomeno nella Provincia (autonoma!!) di Bolzano.

La lotta dei ”movimenti di liberazione nazionale” deve venire legittimata da un atto delle Nazioni Unite, quale p.es. una risoluzione di condanna nei confronti del regime, o una dichiarazione di sostegno agli insorti; a tal proposito si può ricordare la risoluzione 390 del 1950 dell’Assemblea generale, che prevedeva l’autogoverno dell’Eritrea, e i pareri consultivi della Corte internazionale di giustizia che hanno riconosciuto la legittimità  della lotta della Namibia contro l’occupazione sudafricana (1970).

In casi in cui il popolo non sia sottoposto a politiche colonialiste e/o razziste, il fine degli insorti secessionisti non è il riconoscimento di diritti di cui alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, quanto la secessione fine a se stessa. Il riconoscimento d’un tale ipotetico ”diritto di secessione” porterebbe a ridisegnare molte delle frontiere attualmente esistenti, ed è quindi strenuamente osteggiato dai governi nazionali, che potrebbero venirne travolti con conseguenti crisi politiche-sociali e ripercussioni su intere popolazioni. L’ex-Segretario generale dell’ONU Thant si fece portavoce di questo timore, prendendo posizione riguardo alla rivolta separatista in Biafra.
Il solo caso d’assistenza esplicita, accompagnato dalla convinzione di non violare con il proprio comportamento alcuna norma di diritto internazionale, è quella data dai Paesi arabi all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina); ma se pure il governo d’Israele non può essere considerato colonialista o razzista, l’aiuto ai palestinesi è legittimato da una serie di risoluzioni delle Nazioni Unite che riconoscono eccezionalmente a quel popolo il diritto alla secessione: è però evidente come si tratti di un caso isolato ed eccezionale.

È ovvio che da un punto di vista strettamente giuridico la secessione non è attualmente realizzabile. Bene ha fatto, a mio avviso, niwo a ricordare che se la costituzione italiana definisce la repubblica una ed indivisibile, la cosa non è altrettanto pacifica da un punto di vista del diritto internazionale, pur sempre prevalente sulla legislazione nazionale. Proprio la questione del Kosovo, che per i motivi da te citati non è paragonabile al Sudtirolo, ha dimostrato che le procedure “ortodosse” non sono sempre le uniche attuabili. Anzi. In quel caso illustri costituzionalisti ed esperti di diritto internazionale hanno avvertito che gli sviluppi nei balcani potrebbero essere percepiti come un precedente anche in altre regioni europee a vocazione indipendentista.

Ad ogni buon conto io preferisco non fare riferimento al diritto internazionale ed in special modo al diritto all’autodeterminazione in esso contenuto. Il progetto portato avanti dalla presente piattaforma è inteso piuttosto come lavoro politico, propositivo e persuasivo, a partire dal presupposto che è la politica a dettare le leggi e non viceversa. Ed a sua volta la politica dovrebbe rappresentare la volontà  popolare. Non solo il parlamento (non certo nella sua composizione attuale) potrebbe decidere di derogare, ovvero modificare la costituzione, ma sarà  anche l’evoluzione del progetto di Europa unita che, a mio avviso, ben presto imporrà  una scelta tra vari modelli di sviluppo ed organizzazione istituzionale. In tal contesto non è difficile immaginare che le suddette regioni a vocazione indipendentista possano giocare un ruolo chiave e d’avanguardia nel proporre forme nuove, anche a diverse velocità , per il superamento degli odierni stati nazionali, ai quali francamente non do molti anni di vita.

Inoltre va considerato che la stessa indipendenza può essere concepita in varie maniere, e non per forza — almeno in una prima fase — deve essere giudicata in contrapposizione al dettato costituzionale. La stessa valorizzazione delle autonomie potrebbe, a seconda delle interpretazioni, dare spazio ad un progetto ispirato allo status delle Isole Färöer od altre realtà  site tra la sovranità  totale e quella “parziale”. Si tratta, insomma, soprattutto di dare una forte spinta al superamento dello status quo — non fine a se stesso, bensì per una migliore convivenza, il superamento del concetto “nazionale”, la sussidiarietà  e, perché no, una maggiore efficienza.

Non voglio risparmiarmi un’ultima osservazione, volutamente polemica: La costituzione italiana non impone solo l’integrità  territoriale. Sancisce anche l’uguaglianza davanti alla legge, ma non mi risulta che sia così. Che la repubblica tuteli le minoranze linguistiche, ma se in Sudtirolo funziona, ci sono decine di minoranze che stanno scomparendo. Che lo stato promuova la ricerca scientifica, ma è uno sfacelo. E via dicendo. Insomma, la costituzione dice tante belle cose…

[1] [2]

Peccato venga da qualcuno che non riesce a mettere in fila tre frasi in tedesco senza fare una stecca…

Non importa. Anche se scrivo male, dico sempre cose più intelligenti di te.

E visto che ci siamo. Dopo due mesi di “immersione” nel mondo sudtirolese doc (soprattutto le nuove generazioni), ritengo che solo un imbecille potrebbe pensare di affidare a queste persone l’autogoverno. Amen.

Non voglio risparmiarmi un’ultima osservazione, volutamente polemica: La costituzione italiana non impone solo l’integrità  territoriale. Sancisce anche l’uguaglianza davanti alla legge, ma non mi risulta che sia così. Che la repubblica tuteli le minoranze linguistiche, ma se in Sudtirolo funziona, ci sono decine di minoranze che stanno scomparendo. Che lo stato promuova la ricerca scientifica, ma è uno sfacelo. E via dicendo. Insomma, la costituzione dice tante belle cose…

Polemica per polemica. Lo statuto di autonomia dice chi è il padrone e chi è il servo. Ma lo statuto di autonomia è un’emanazione della Costituzione italiana. Sì, insomma… sono in parecchi a dire tante belle cose… Ma alcuni vengono ascoltati, altri un po’ meno.

Non importa. Anche se scrivo male, dico sempre cose più intelligenti di te.

Non ho problemi a riconoscerti questo primato.

E visto che ci siamo. Dopo due mesi di ”immersione” nel mondo sudtirolese doc (soprattutto le nuove generazioni), ritengo che solo un imbecille potrebbe pensare di affidare a queste persone l’autogoverno. Amen.

Grazie, altrettanto.

Comunque c’è di peggio, tipo chi vorrebbe dare l’autogoverno all’Italia (!).

Polemica per polemica. Lo statuto di autonomia dice chi è il padrone e chi è il servo. Ma lo statuto di autonomia è un’emanazione della Costituzione italiana. Sì, insomma… sono in parecchi a dire tante belle cose… Ma alcuni vengono ascoltati, altri un po’ meno.

A me risulta che al contrario di altre autonomie europee quella sudtirolese metta l’accento proprio sulla parità  di trattamento. Anche un po’ troppo. Unica, triste eccezione: i ladini. Va detto (e risolto).

Ho scritto: Troppa parità  di trattamento (che a volte risulta soffocante).
Non ho scritto: Troppo potere o troppi vantaggi per gli uni o gli altri.

Ma ognuno capisce un po’ ciò che vuole. Comunque non ho più voglia di rispondere alle tue inutili (secondo me) provocazioni.

È una parità  brutalmente quantitativa, che sta producendo poco equilibrio e una società  sempre più lacerata. Le mie non sono provocazioni, sono reazioni. È legittimo che ti paiano inutili.

was nützt es an das un selbstbestimmungsrecht zu verweisen wenn dies nach herrschender auslegung auf südtirol nicht anwendbar ist?

aber seien wir mal ehrlich, die meisten menschen sind keine nostalgiker oder unabhängigkeitskämpfer aus ideologischen gründen. die selbstbestimmung würde uns südtirolern sehr viel kosten, den meisten dürfte dies, wie der landesregierung eben, zu teuer sein.

was nützt es an das un selbstbestimmungsrecht zu verweisen wenn dies nach herrschender auslegung auf südtirol nicht anwendbar ist?

1. Weil die herrschende Auslegung nicht die einzig mögliche ist, und Kosovo, wenn sonst nicht mit Südtirol vergleichbar, ein Beweis dafür ist, dass de facto auch manchmal unorthodoxe Auslegungen zur Anwendung kommen.

2. Es nützt als allgemeiner Hinweis auf eine völkerrechtliche Notbremse. Dass sich mein Einsatz nicht darauf gründet, weil die Voraussetzungen dafür (glücklicherweise!) nicht bestehen, habe ich oben ausdrücklich dargelegt.

welche auslegung die richtige ist entscheidet normalerweise eine rechtssprechungsinstanz. in der un gibt es keine für die staaten verbindliche rechtssprechungsinstanz, abgesehen von den resolutionen des sicherheitsrates welche in einigen fällen die selbe funktion haben kann.

die selbstbestimmung des kosovo beruht nicht auf dem selbstbestimmungsrecht (es kann ja wie gesagt von niemandem zugesprochen werden) sondern auf blossen militärischen kräfteverhältnissen; zwischen der eu und serbien oder zwischen der eu und russland … wie man will …
aber wie gesagt ist die rechtslage ja nicht das hauptargument gegen die selbstbestimmung, sondern die finanziellen nachteile.

@

aber wie gesagt ist die rechtslage ja nicht das hauptargument gegen die selbstbestimmung, sondern die finanziellen nachteile.

Das müßte mal eigens untersucht werden, ob dem auch so ist. Mir ist keine Studie bekannt, die halbwegs wissenschaftlich untersucht, ob wir mehr Steuern bezahlen als ausgeben. Selbst eine Antwort würde noch Vieles offenlassen. Ich denke, dass bestimmte Branchen in Südtirol in punkto Steuerhinterziehung dem italienischen Durchschnitt nicht nachstehen. Als unabhängiges (oder steuerautonomes) Land gäbe es Möglichkeiten hier mehr Steuergerechtigkeit zu erzielen (vielleicht insgesamt nicht so hohe Steuersätze, die aber dann auch von jedem bezahlt werden).
Solche Szenarien müßten aber dann wirklich in einer wissenschaftlichen Abhandlung untersucht werden. Erstaunlich, dass so etwas noch nicht erstellt wurde.

Auf der anderen Seite würden sich als unabhängiges Land in vielen Bereichen ungeahnte Chancen auftun. Beispiele:
a) die touristische Vermarktung und Vermarktung von Südtiroler Produkten würde ungemein leichter fallen, wenn Südtirol auf internationalen Landkarten, GPS Systemen, als Sportnation usw. existent wäre. Momentan existieren wir international ja nicht. Luxemburg, Malta oder Zypern sind als Miniländer international ja um Welten bekannter als Südtirol. Bekanntheit läßt sich marketingmäßig in Bares verwandeln. Hier wäre sehr viel rauszuholen
b) Als Schnittstelle zwischen Nord und Süd könnten wir als unabhängiges Land verstärkt unsere Stärken ausspielen. Momentan igeln wir uns teils aus nachvollziehbaren und auch weniger nachvollziehbaren Gründen in unserer “Modellautonomie” ein.
c) Wirtschaftspolitisch und sozialpolitisch könnten wir als unabhängiges Land völlig neue Wege gehen. Italien ist hier ja in den meisten Disziplinen im europäischen Vergleich auf den hintersten Rängen zu finden.
Das Berlin-Institut für Bevölkerung und Entwicklung hat (Publikation von September 2008) 285 europäische Regionen auf deren Zukunftsfähigkeit untersucht. Südtirol landet hier als zweitbeste Region Italiens auf Platz 88. Dies ist nicht besonders schmeichelhaft. Die führenden Regionen Europas liegen fast ausnahmslos in Skandinavien und im schweizerischen, österreichischen und deutschen Alpenraum, neben einigen sehr dynamischen Großstadtregionen und Ballungsgebieten in Holland, Großbritannien oder Frankreich. Warum sind wir deutlich schlechter aufgestellt, als etwa Nordtirol oder benachbarte Schweizer Regionen?
Hier gäbe es wiederum sehr viel Spielraum unsere Rahmenbedingungen an den europäischen Spitzenregionen auszurichten – was sich direkt und indirekt wiederum auf unsere finanzielle Situation auswirken würde.

Der Übergang von der heutigen Autonomiesituation zu einem vollautonomen Status bzw. Unabhängigkeit birgt Risiken aber auch enorme Chancen. Südtirol ist reich an natürlichen Ressourcen und hat auch sonst Einiges auf der Plusseite zu bieten. Bei entsprechenden politischen Weichenstellungen wäre es durchaus realistisch eine europäische Spitzenregion (unter den ersten 30) einzunehmen.

das, was man objektiv südtirol zusprechen muss, sind die fleissigen arbeiter. und vom rest… naja. es gibt noch das klimahaus und die ganzen gemeinden die auf fernheizwerke umsteigen. aber das sollte es eigentlich schon gewesen sein. die richtigkeit vom bbt wird sich, wenn, erst in vielen jahren beweisen.

keine spur von echter demokratie weder noch vom freisinn, keine spur von wettbewerb – alles kartellmässig abgesprochen, eine von a-z ineffektive verwaltung deren grösster teil als ABM eingerichtet wurde, postenschacher gibts mittlerweile sogar in der privatwirtschaft, jeder furz wird subventioniert und dadurch teurer, mit dem steuergeld wird gedanken- und verantwortungslos umgegangen als obs kein morgen gäbe, gegen preiswucherei wird gar nix unternommen, das ganze land ist derart katholisch geprägt dass es schon wieder krank ist und xenophobie sitzt in den leuten knochentief…

da wunderts dass man mit schweizer regionen nicht mithalten kann? verzeiht mir, alleine der vergleich ist nicht nur töricht, sondern geradezu lächerlich!!!

Sono completamente d’accordo. A mio parere il Sudtirolo dovrebbe staccarsi dall’Italia, e creare una republica tri-lingue. Mantenere la propria cultura, ma anche finalmente unirsi vermanente come nazione e come un solo popolo, multiculturale, aperto al mondo, europeo, fondato sul lavoro e la libertà .
Il gruppo tedesco deve capire che questa è una rivolta non tra popoli ostili, ma tra persone che da quasi un secolo hanno contribuito a creare quella che oggi è una delle realtà  italiane ed europee piu fiorenti.
Finchè i tedeschi non abbandoneranno il concetto della “cacciata” italiana, e finche il gruppo italiano si sentirà  minacciato nella sua identità , difficilmente questa gente si muoverà  nella direzione dell’indipendenza.
Io credo che gli italiani dovrebbero inanzitutto dotarsi di politici capaci di esprimere veramente il loro pensiero, a fare valere i propri diritti e garantire una capacità  dialettica con le altre forze politiche dominanti.
Iniziare a fare politica non da nazione occupante, come è stato fatto fin’ora, ma da popolo di questa terra, altrimenti saremo noi stessi a considerarci per primi stranieri in casa nostra e a non credere nella vittoria dell’indipendenza.

perchè il sudtirolo non è italia
ma non è neanche austria
il sudtirolo è il sudtirolo e basta

hasta la libertà 

Analisi limpidissima, caro Francesco. Abbiamo bisogno di sudtirolesi italiani come te e dobbiamo contribuire a farli uscire dagli armadi. Al contrario gli Schützen e la destra fanno di tutto per fare dell’indipendenza un tema etnico.

Considerati i recenti sviluppi della politica italiana, a ridosso della realtà  storica vissuta in SudTirolo, della richezza e della capacità  di autogestione tipica di questa terra, e soprattutto considerato che le ultime generazioni si sentono assolutamente multiculturali e non provano alcun sentimento di razzismo nei confronti delle altre minoranze, ti posso assicurare che conosco moltissime persone che la pensano esattamente come me, che siano tedeschi italiani o ladini, e sono disposte a scendere in piazza per reclamare il diritto di autodeterminazione come un unico popolo con un governo autonomo.
Se il governo Italiano di destra continuerà  a criticare l’autonomia, e a minacciarla, sono piu che sicuro che il cammino verso l’indipendenza non tarderà  ad arrivare ad una veloce conclusione.
L’importante è rassicurare la gente che questo sia un cambiamento volto a migliorare la loro condizione sociale e politica.

L’Italia ci da 90 dei 100 che paghiamo?? Bene, senza Italia prenderemmo 100 su 100.

Giusto per puntualizzare cosa la nuova destra italiana continua a blaterare da ormai troppo tempo.

Saluti

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