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Madrid si nasconde dietro alla legalità.

Il Congresso spagnolo ha detto no, un no forte e chiaro alla richiesta di dialogo portata a Madrid da tre ambasciatori deputati del Parlamento catalano. Gli esponenti di CiU, Turull, di ERC, Rovira, e di ICV, Herrera, erano stati incaricati dai loro colleghi di recarsi nella capitale spagnola a rappresentare le istanze catalane. La scelta non è casuale: non mandare il presidente Artur Mas è servito a sottolineare il messaggio che la volontà di decidere sul proprio futuro non è certo limitata al Governo o a un singolo partito, ma è espressione di una maggioranza larga ed eterogenea del paese. Inoltre l’assenza di Mas ne ha preservato l’incolumità istituzionale dinnanzi a un diniego del tutto aspettato.

I membri del Congresso dunque hanno nettamente rifiutato (con 299 voti a 47) la richiesta di cedere alla Catalogna, come Londra ha fatto con la Scozia, la facoltà di celebrare un referendum sull’autodeterminazione. Hanno votato contro il PP di Mariano Rajoy e il PSOE (inclusi i membri catalani dell’ormai lacerato PSC), oltre all’UPyD di Rosa Dí­ez, mentre hanno votato a favore Izquierda Unida (sinistra), i Verdi, i catalani di CiU ed ERC, i baschi di EAJ e Amaiur, i galiziani del BNG.

PP e PSOE si sono nascosti dietro al dito della «legalità» e dell’incostituzionalità per evitare una discussione politica sul diritto a decidere e sul futuro della Catalogna. In realtà però i due partiti, da soli, disporrebbero dei numeri per prendere qualsiasi decisione anche in deroga alla costituzione o per modificarla — come d’altronde avevano fatto recentemente per introdurvi il freno all’indebitamento. Quindi, nemmeno un referendum vincolante (come in Scozia) avrebbe rappresentato uno scoglio se ci fosse stata la volontà di ascoltare i catalani. Ma la richiesta ufficialmente avanzata era quella di poter organizzare un referendum consultativo (e quindi non vincolante), per cui — anche secondo una recentissima sentenza della Corte Costituzionale — non sarebbe nemmeno stata necessaria una modifica della costituzione. I giudici infatti avevano sentenziato che una consultazione della popolazione non poteva essere, di per se, incostituzionale; e dunque nel sostenere l’incostituzionalità della richiesta, Rajoy e i suoi hanno dovuto ignorare il giudizio dell’organo di competenza ergendosi a sommi giudici in barba alla divisione dei poteri.

Il governo catalano intanto ha già annunciato di voler proseguire il suo cammino democratico, pacifico e legale verso l’autodecisione — perché la volontà  politica non si può abolire per decreto.

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