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Simbologia inalterata.
Quotation 320 // La storicizzazione che piace alle destre

Altra storia è il Monumento alla Vittoria, precisa Bova: in quel caso l’anello presente su una delle colonne del complesso architettonico non altera i simboli dell’opera mentre per quanto riguarda invece il rilievo di piazza Tribunale “c’è una precisa intromissione politica, si vuole modificare il significato di cui il rilievo si fa portatore pur senza intervenire direttamente sull’opera stessa.”

Antonio Bova (AAnC), Salto, 24.10.2016

Quindi, anche secondo gli estimatori del monumento e del suo significato politico, il famoso «anello» non ne altera il significato.

Vedi anche:

Faschismen Geschichte Politik Symbolik | Faschistische Relikte Geschichtsaufarbeitung Zitać | | Salto | Südtirol/o | PDL&Co. | Italiano

13 replies on “Simbologia inalterata.
Quotation 320 // La storicizzazione che piace alle destre

… man vernimmt immerzu die selbsternannten “Faschisten des Dritten Jahrtausend” und ihren – sich unverhohlen zeigenden – Sympathisanten …!
An die Medien: … wäre es nicht an der Zeit, auch einmal den Bürgerinnen und Exponenten guten Willens ihr Mikrofon entgegen zu halten …? – Es gibt sie doch, oder …?!

Penso che questa bella uscita possa suscitare una serie di riflessioni e condurre ad almeno due conclusioni, in ogni caso, parziali:
1) La storicizzazione del monumento alla vittoria, alla luce di questa presa di posizione, può dirsi fallita. E’ quindi necessario pensare subito a soluzioni più incisive che ”intervengano direttamente sull’opera stessa”, finanche alla sua eliminazione. Soluzione quest’ultima parecchio gettonata su questo blog, mi pare, come si può facilmente dedurre da una serie di post e relativi commenti che descrivono le pratiche di storicizzazione, per così dire drastica, messe in atto altrove.
2) Un’altra lettura, non solo dei ”fatti”, ma della loro contestualizzazione storica, sociale e culturale, potrebbe enfatizzare la storicizzazione come un processo e non come un atto che, se ben fatto, si compie in modo definitivo.
Preferendo quest’ultimo approccio, ritengo auspicabile che ai passi (davvero notevoli, alla luce del contesto storico, sociale e culturale) finora compiuti per storicizzare il monumento, possano seguirne via via degli altri. E che questi riescano a togliere a questo luogo la sua monumentalità , attraverso un processo di creativa e consapevole profanazione.

A dire il vero non mi sembra che i nostri punti di vista divergano di molto. Anch’io fin da subito avevo notato gli aspetti positivi del tentativo di storicizzazione, auspicando però ulteriori interventi in futuro. Il gradimento dei neofascisti secondo me non certifica il fallimento dell’opera, ma senz’altro la necessità  di proseguire.

Forse una differenza c’è: a prescindere dalla sua concreta attuabilità  o meno, l’eliminazione del monumento per me non è tra le soluzioni auspicabili.

Perché il luogo in cui un manufatto viene «esposto»/custodito ne influenza la percezione. Massicciamente. Quindi, se parliamo di storicizzazione, un contesto espositivo (diverso dallo spazio urbano per il quale il monumento fu concepito) può a mio avviso essere un’ottima soluzione. È vero che l’impianto urbanistico di quella parte di Bolzano ne soffrirebbe, ma sono convinto che l’urbanistica contemporanea sarebbe capace di trovare soluzioni valide. Questo se si volesse mantenere inalterato il monumento stesso. Se invece rimane al suo posto secondo me dobbiamo aprirci a un intervento più convinto e coraggioso sul suo «corpo», che ne alteri e reinterpreti la simbologia.

Ganz einfach aus meiner Sicht. Entweder wir lassen das Monument optisch verfallen, was angesichts der jüngsten Renovierung ziemlich lange dauern dürfte oder wir reissen es aus dem historischen Kontext heraus und machen es lächerlich. Man könnte es ja rosarot anmalen als Kontrapunkt zur martialischen faschischtischen Ideologie. Ich denke, wenn wir einen Wettbewerb veranstalten würden, gäbe es genug Vorschläge. Solange es aber so herausgesputzt dasteht und kaum einer Notiz vom Ring nimmt, erfüllt die “Historisierung” nicht ihren Zweck. Es ist einfach erbärmlich, welche Identifikationsobjekte einige unserer Mitbürger brauchen.

Wenn es um Eliminierung oder Historisierung von faschistischen Symbolen geht, seien es Denkmäler, Straßennamen, oder Ortsnamen, werden immer “Kompromisse” geschlossen, die im Grunde gar keine sind und alles beim alten lassen. Straßen deren Namen einen Bezug zum Faschismus herstellen gehören umbenannt, das Siegesdenkmal gehört eingehaust (evtl. mit Glas) und somit musealisiert, das Relief am Gerichtsplatz gehört abgenommen und in ein Museum gebracht und dort “erklärt”. Die Namen ALLER Orte sollen die dort lebende Bevölkerung bestimmen (Prozentlösung), ohne wieder faule Kompromisse anzustreben. Notfalls muss endlich die UNO um einen Vorschlag gebeten werden, denn was sonst überall in Sachen Ortsnamengebung üblich ist, wird wohl auch für Südtirol gut genug sein. Diese Dinge müssten eigentlich selbstverständlich sein und dienen dem Zusammenleben mehr als ständig faule Kompromisse zu schließen. Gewartet wurde nämlich jetzt bald lange genug.

Ich glaube, dass ein Wettbewerb bei einem symbolisch derart aufgeladenen Objekt nicht der richtige Weg wäre. Es bräuchte weit umfassendere Prozesse des gemeinsamen Lernens und Entwickelns.
Diejenigen, die du der Erbärmlichkeit bezichtigst (ich gehe davon aus, dass du BürgerInnen, nicht politische Gruppen/Parteien meinst), sind Teil der Südtiroler Gesellschaft und neben der Notwendigkeit im Prozess der Historisierung (vielleicht besser noch der ‘Veralltaglichung’) nicht stehen zu bleiben, gilt es auch, gemeinsam neue Identifikationsobjekte/-modelle zu konstruieren.

Da gebe ich dir Recht. Fraglich ist allerdings, ob sie bereit sind gemeinsame Identifikatonsobjekte/-modelle zu konstruieren. Ich habe da meine Zweifel.

Die Frage ist, ob wir davon ausgehen, dass Bereitschaft von vorn herein gegeben sein muss oder ob wir sie als etwas ansehen, das (mehr oder weniger mühsam) entwickelt werden muss. Meine Erfahrung ist jene, dass es bei Veränderungsprozessen nicht ohne diese “Vorarbeit” geht. Und dass sie sich fast immer lohnt.

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